martedì 27 gennaio 2009

Vai avanti tu che a me vien da ridere


Roma, 19 settembre 2008

Questo pomeriggio la conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al provvedimento del sottosegretario al Turismo Michela Vittoria Brambilla che istituisce un unico standard di classificazione alberghiera su tutto il territorio nazionale: Italy stars & rating...

...dopo oltre tre mesi (28 gennaio 2009) ricevo notizia da Confindustria che il testo esiste (?) ma non è stato ancora pubblicato.

Roma, 23 ottobre 2008

A seguito del parere favorevole della Corte dei Conti, un decreto varato dal sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio con delega al Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che stabilisce l’erogazione di “buoni vacanze” da destinare alle famiglie disagiate. Bonus che potranno essere utilizzati per vacanze al mare, in montagna o di carattere termale in tutto l’arco dell’anno ad eccezione dei periodi che vanno dalla prima settimana di luglio all’ultima settimana di agosto e dal 20 dicembre al 6 gennaio....


....non è una pessima idea ma è stata copiata veramente male da quella francese!

Roma, 27 gennaio 2009

Dall’autorevole penna di Tobia De Stefano sul quotidiano ‘Libero’ di Feltri, Matteo Marzotto dichiara che porteranno 150/160 milioni di nuovi turisti in Italia...
...ma questo è già il totale delle presenze turistiche delle tre nazioni...

...mi hanno telefonato alcuni amici sparsi nel mondo che si occupano aziendalmente e soprattutto seriamente di turismo da molti anni…non traduco per pietà le loro impressioni!

domenica 18 gennaio 2009

Aspettando nuove notizie sul turismo (quelle vere)

Oramai ho un callo così e quindi non sono rimasto affatto sconcertato dalle dichiarazioni (“Libero” del 17 gennaio 2009, articolo di Benedetta Vitetta) da parte del futuro Ministro del Turismo Michela Brambilla in merito alla denuncia che l’Italia debba giocarsi la carta del turismo per uscire dalla crisi economica in atto.

Ben detto, ma peccato che queste rivelazioni andavano pensate ed attuate molto prima e cioè all’inizio della scorsa stagione estiva, quando infatti (aprile 2008) le elencavo più volte tramite e-mail alla medesima, rivelando che il turismo era l’unica forma per la ripresa economica della nazione perché, in odore di evidenti cali produttivi mondiali, necessitava di immediate priorità da attuare, anche se con differenti soluzioni, come fatto da altre nazioni durante le loro recessioni economiche o presunte tali.

Accennando alle problematiche richiedevo un colloquio per elencarle ma, ahimè o forse ahiloro, nonostante l’invio cartaceo anche a persone più altolocate, queste giacciono inascoltate malgrado fossi un responsabile del turismo dello stesso partito.
Che dire; probabilmente un anno perso con qualche centinaio di milioni di euro in meno nelle entrate erariali, qualche miliardo di euro in meno nelle aziende che vivono di turismo e la prima non certo felice posizione, per ramo aziendale, come tasso di posti vacanti secondo recentissimi dati Istat.
Complimenti!

Continuando nella lettura delle dichiarazioni del Sottosegretario c’è la brillante idea di collegare la scuola alberghiera con le imprese. Caspita! Ma anche in questo caso la nozione è datata 16 anni or sono, (allora non ero nessuno, come adesso) e scaturita, nel momento dell’abrogazione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, per mantenere almeno un controllo omogeneo nazionale.

Ma come sempre, anche questo consiglio, descritto nei dettagli rimase inascoltato; mentre la storia di questa non ottemperanza purtroppo la sappiamo.
Poco più di un anno fa, data del mio ingresso nel partito e illudendomi di poter dare un aiuto professionale, ho ripreso questo studio colloquiando con i Presidi di alcune delle migliori scuole alberghiere italiane ed europee mentre ho inviato dei miei ex collaboratori turistici presso alcune di quelle mondiali.
Il risultato è stato così notevole che l’ho proposto prontamente in un colloquio personale al nuovo Presidente Confindustria di Genova Ing. Giovanni Calvini come urgenza per la nostra città o regione ma non ho naturalmente saputo più nulla. Recentemente, durante lo studio della Commissione turismo da esporre agli stati generali di Varazze (PDL) il 12/13 dicembre 2008, data delle mie ovvie dimissioni dal partito, ho esposto questa necessità con il risultato che non è stata neanche inserita nella relazione.
Checcievoifà!

Forse adesso verrà finalmente presa in esame e mentre auguro che non debbano passare altri 16 anni per l’attuazione, spero sia organizzata con un solo studio di principi senza che subentrino i soliti cambiamenti di percorso o fantastiche opinioni da parte di quei professionisti del turismo che ben conosco e che hanno prodotto quei risultati che ben abbiamo sperimentato.
La strada per l’attuazione è una ed è intersecante ma non solo tra i docenti o professori scolastici o didattici, come detto dalla Sottosegretario al turismo, bensì va programmata simultaneamente tra questi e l'azienda. Basta con i tuttolologi; non sono mai esistiti e basta con le raccomandazioni partitocratiche nel turismo.
Aspetto nuove importanti rivelazioni dal Sottosegretario e dal suo seguito; chissà magari la prossima volta saranno veramente quelle nuove.

lunedì 5 gennaio 2009

Cos'è cambiato dal 1917?

Capitolo I. - Dei furbi e dei fessi
1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
2. Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.
3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
4. Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
10. L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.
16. L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente - che non si trova nei libri - insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
Capitolo II. - Della Giustizia
17. In Italia non esiste giustizia distributiva. Ne tiene le veci l'ingiustizia distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del Partito Rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso. La situazione sarebbe intollerabile se dopo cinque anni, essendo salito al potere il Sindaco (c.s.) del Partito Nero, questi facesse le cose giustamente.
E' chiaro che lascerebbe almeno una metà dell'ingiustizia antecedente. Perciò il Sindaco (c.s.) del partito nero fa tutto il rovescio dell'altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso.
Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente.
18. Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. E' invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
19. In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.
Capitolo III. - Del Governo e della Monarchia
20. L'Italia non è, democratica nè aristocratica. E' anarchica.
21. Tutto il male dell'Italia viene dall'anarchia. Ma anche tutto il bene.
22. In Italia contro l'arbitrio che viene dall'alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.
23. In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
24. Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
Ciò corrisponde al carattere italiano che subisce le grosse ingiustizie, ma è intollerantissimo per le piccole.
25. L'Italiano non dice mai bene di quello che fa il Governo, anche se è fatto bene; però non c'è italiano il quale non affiderebbe qualunque cosa al governo e non si lagni perché il Governo non pensa a tutto.
26. I ministri non sono scelti perché persone competenti nell'agricoltura, nei lavori pubblici, nelle finanze, nelle poste e telegrafi, bensì perché piemontesi, liguri, lombardi, toscani, siciliani, abruzzesi, o perché appartenenti al gruppo a, b, c. Si è ministri non per quel che si è fatto, ma per il dialetto che si capisce, per il gergo parlamentare che si parla. Questo deriva in gran parte dal concetto della ingiustizia distribuita (cap. II).
27. Il valore degli incarichi non corrisponde sempre alla realtà. Molto spesso il piantone conta più del colonnello, l'usciere ne sa più del ministro, il segretario può quello che il cardinale non osa, e così via. Nelle piazze e nei salotti la conoscenza di questo " annuario segreto " delle potenze, forma uno dei punti indispensabili per poter fare carriera. Rivolgersi al principale senza passare per la succursale, è uno dei più comuni errori di tutti i novizi della vita italiana.
28. L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'uniforme. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
29. L'uomo politico in Italia è uomo avvocato. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.
30. La Monarchia resiste in quanto non esiste. I repubblicani non esistono in quanto non esiste l'oggetto della loro lotta. Non si può combattere un Re che non è meno noioso di un presidente di repubblica, poiché non crea nemmeno la difficoltà di farsi eleggere.
31. Il Re ha rinunciato ai diritti che esercitava, e non esercita più quelli che gli son rimasti.
32. La piazza è il vero Governo italiano, che decide la guerra o fa cessare lo sciopero dei tranvieri. Da parecchi anni impiegati, produttori. operai, e ormai anche militari, sanno che non si ottiene nulla dal governo, " se non si scende in piazza ". Forse è per questo che siamo i discendenti dei Romani, che decidevano le questioni politiche nel Foro.
Capitolo IV. - Della geografia politica
33. L'Italia si divide in due parti: una europea che arriva all'incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia Europea.
Capitolo V. - Della famiglia
34. In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra (quando può).
35. La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.
36. La moglie ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.
37. I figli sono proprietà del padre. Devono fare onore, non a se stessi, ma al padre.
Capitolo VI. - Delle leggi
38. In Italia nove decimi delle relazioni sociali e politiche non sono regolate da leggi, contratti o parole date. Si fondano sopra accomodamenti pratici ai quali si arriva mediante qualche discorso vago. una strizzatina d'occhio e il tacito lasciar fare fino a un certo punto. Questo genere di relazioni si chiama compromesso. Non ci sono mai situazioni nette tra marito e moglie, tra compratore e venditore, tra governo e opposizione, tra ladri e pubblica sicurezza, tra Quirinale e Vaticano.
39. Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è proibito fumare tutti fumano finché uno non protesta.
40. In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.
41. La mancia è la più grande istituzione tacita d'Italia, dove gli usi contano più delle leggi, e le consuetudini più dei regolamenti. Per far procedere una pratica come per ottenere un vagone. per avere notizia di una sentenza. come per far scaricare un piroscafo, occorre sempre la mancia. Il modo di darla è variabile ed esige un noviziato non breve, una conoscenza della graduatoria sociale e dei sistemi in uso. Essa va dal volgare gruzzoletto posto nella mano dell'autorità da commuovere, e dalla bottiglia fatta stappare in onore dell'affare che si conclude, fino alla " bustarella ", in uso negli uffici di Roma ed ai contratti tariffati degli agenti ferroviari del settentrione. o al vezzo di perle per la signora e la compartecipazione ad un'emissione di azioni per il grosso affarista o giornalista.
42. La pena di morte non è abolita in Italia. Essa colpisce, in generale, gli innocenti che si trovano a passare sotto la traiettoria dei moschetti della Regia Guardia o dei Reali Carabinieri, oppure nel cerchio delle bombe a mano lanciate da socialisti o da fascisti.
Capitolo VII. - Delle Ferrovie
43. In Italia si viaggia gratis in prima classe; con riduzione, in seconda. In terza si paga la tariffa intera, proporzionalmente più alta di quella che pagherebbero le altre classi, se le altre la pagassero mai interamente.
Capitolo VIII. - Dell'ideale
44. C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
45. La scuola è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? E' fatto per mangiare. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioé un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
Capitolo IX. - Del guadagno
46. In generale in Italia nessuna professione è sufficiente per vivere, da sola. Perciò si vede l'insegnante che fa anche il giornalista; l'impiegato che fa il rappresentante di case commerciali; il ragioniere dello Stato che va a curare la sera aziende private; il giornalista che scrive commedie. Un solo impiego non basta a sbarcare il lunario. Con due ci si riesce. Con tre si vive bene. Bisogna essere furbi per averne quattro. Se fra questi ve n'è uno almeno da trascurare, la preferenza vien fatta a quello dello Stato, in base al principio che segue.
Capitolo X. - Della proprietà collettiva
47. La roba di tutti (uffici. mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.
Capitolo XI. - Dell'Italia e degli Italiani
48. L'Italia è il giardino del mondo. L'Italia è un paese naturalmente povero, senza carbone, con poco ferro, molto scoglio, per tre quarti malarico e troppo popoloso. Esso dipende e dipenderà sempre economicamente dagli stranieri. L'indipendenza dell'Italia è il mito più infondato e dannoso che un italiano possa nutrire. C'è una sola consolazione: che nessun paese è economicamente indipendente.
49. L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
50. I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
51. L'ammirazione degli stranieri per tutte quelle cose che ci urtano nella vita italiana (il lazzaronismo, l'indisciplina, il sentimentalismo, la musica da serenate, la statueria ecc.), indica che in tutti questi difetti c'è qualche cosa di gradevole e di simpatico. Ma per chi va a fondo delle cose, vede che si tratta di una permanente insidia al carattere italiano, già inclinato a ciò che è più gradevole, ma meno pericoloso per gli stranieri. Essi vedono volentieri gli italiani prendere il mandolino in mano e far serenate alla luna, e li carezzano gettando un obolo, con la simpatia e il disprezzo che si ha per una cortigiana, o la sottintesa superiorità che si mostra verso un cagnolino.
52. Se per ingegno si intende la facilità nelle cose facili, l'arte di esprimersi con abbondanza, la capacità di intendersi senza troppo precisare. la vernice di tutti i talenti esterni. il canto piacevole, la poesia sonora, l'arrivare d'un colpo a comprendere le cose senza sforzarsi, dopo, di compiere un passo più avanti per approfondirsi in ciò che si è imparato, l'italiano è un popolo intelligente. Se per ingegno si intende invece ...
53. Il perfetto italiano giudica l'ingrandimento dell'Italia dell'allargamento chilometrico, la grandezza dei quadri dalla superficie della tela, la bellezza della poesia dalla sonorità delle rime e quella delle donne dalla quantità della ciccia. Il buffo è che molti di questi valori plastici sono entrati anche nella zucca degli stranieri, che ammirano il nostro parlar sonoro, le nostre donne carnose, i quadroni dal Rinascimento in poi, e qualche volta anche l'aumento dei chilometri quadrati.
54. La storia d'Italia è la storia di Spagna e di Francia, d'Alemagna e d'Austria, e in fondo, storia d'Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame.
55. L'Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
56. La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
57. Alcune massime e parole italiane hanno una origine dialettale e regionale, che significa che una qualità particolare d'una data gente s’è andata allargando a tutta l'Italia. Per esempio : tira a campà è massima eminentemente romana; non ti compromettere è precetto squisitamente toscano; fare fesso è pratica particolarmente meridionale; però tutti gli italiani ormai le capiscono e i furbi le hanno adottate come regola di vita sociale.
58 Il tempo è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.
59 Tutto è in ritardo in ritardo in Italia, quando si tratta di iniziare un lavoro. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
60 Non è vero che l'Italia sia un paese disorganizzato. Bisogna intendersi : qui la forma di organizzazione è la camorra. Il Partito come la religione, la vita comunale come la economica prendono inevitabilmente questo aspetto. Non manca disciplina ma è la disciplina propria della camorra, l'ultra disciplina che va dal fas al nefas.
61. Tutti i principali difetti degli italiani, e soprattutto i più vergognosi : la mancanza di parola, il servilismo, l’individualismo esagerato, l’abitudine dei piccolo inganno e della corruzione, derivano dalla povertà italiana, come la sporcizia di tanti loro paesi dalla mancanza di acqua. Quando in Italia correrà più denaro vero e più acqua pulita, la redenzione d'Italia sarà in buona parte compiuta.
Capitolo XlI - Senza titolo riassuntivo indispensabile
62. L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.
Giuseppe Prezzolini Codice della vita italiana, Firenze 1921

giovedì 1 gennaio 2009

Lettera aperta al Ministro del Turismo (6 maggio 2008)


...e quasi dopo un anno non è cambiato niente

i mali del turismo? I coriandoli!

…e per coriandoli mi riferisco a tutte quelle variopinte persone, sporadici casi a parte, che negli anni passati sono state insediate, o che si sono incastrate, in posizioni di rilievo nell’ambito turistico (Enti, Associazioni, Amministrazioni, etc.), e che parlano, parlano, parlano, ammoniscono, si esaltano ed elencano parziali dati positivi, criticano le azioni governative senza però mai dare reali soluzioni o chiari consigli, e quel che è peggio, a tal punto ricco di entusiastiche dichiarazioni o strane statistiche con il segno più ad inizio stagione, che inspiegabilmente, si tramutano in segno meno alla resa dei conti nonché quasi mai all’altezza della svalutazione monetaria annuale.

Così capace nelle intenzioni dei piccoli o grandi addetti privati, così valido nell’inventiva degli operatori locali, ma probabilmente povero nelle regole, nei suggerimenti dei vari presidenti associativi e negli aiuti istituzionali; mentre le altre nazioni, accentrate da un unico denominatore e contornate da forse più taciturni ma realistici annunci da parte di coloro che le presiedono, progrediscono e, riempiendo le pagine dei loro quotidiani, ci deridono giornalmente.

Come i fastidiosi coriandoli, questi, si sono inseriti nelle pieghe del potere e dopo svariati anni di continue pulizie te li ritrovi nei punti più disparati; nell’incastro tra le suole ed il tacco delle scarpe usate l'ultima volta chissà quando, nelle giunture del peluche di tua figlia che oramai festeggia il quarantesimo compleanno o nella cavità delle poltrone di alcuni inamovibili dirigenti turistici.

Per coriandoli intendo anche lo svolazzante agire indipendente degli uni dagli altri ed in modo non coordinato, proprio come le nostre regioni, che nonostante dispongano di oltre il 5% del patrimonio artistico e culturale mondiale, si pregiano a volte di numeri statistici vergognosi o preveggenti dichiarazioni come quella recente ma purtroppo non ultima, e cioè che bisogna abbassare i prezzi (ma và?), e che solo così i turisti torneranno o che i collegamenti sono vecchi o il grave problema ricettivo; peccato che queste causali siano state pensate decenni d’anni dopo e non certamente in questa forma improduttiva per gli operatori.

Suvvia, determinate considerazioni andavano adottate molto tempo prima, producendo e controllando la decantata qualità/prezzo, così tanto menzionata ma mai realmente inseguita e sono certamente altre le ragioni da individuare immediatamente in questo settore e non certo per dette dichiarazioni che risultano str...anezze (terminologia volutamente cambiata in tempi sospetti) per i veri professionisti del turismo internazionale.

Come esempio cito la Legge 284 del 1991 sulle liberalizzazioni dei prezzi che permette al gestore di triplicare e forse anche più il prezzo della camera doppia durante importanti avvenimenti locali e vale a dire da 100/130 a 400/450 euro (nel caso di un 4 stelle), oppure la mancanza di controlli da parte delle autorità competenti poiché è sufficiente l’autocertificazione quinquennale da parte del gestore per attestarne la qualità; prova a chiedere un’informazione all’aeroporto, alla stazione, nelle varie receptions o quanto altro; non c’è nessuno e se trovi qualcuno; ti abbaia.
E che dire della direttiva dell' Ecofin 77/388/CEE sulle produttività delle varie tassazioni turistiche europee (in esame all'Hotrec entro il 31/12/2010), che ritengo probabilmente sconosciuta a questi signori poiché risulta mai menzionata nei convegni, meeting o assemblee nazionali, convegni che dovrebbero produrre consigli, aiuti o altro nei confronti dello stato ma da cui ereditiamo solo ed unicamente parole.

Nei paesi esteri veramente produttivi in campo turistico, avviene esattamente l’opposto.
I coriandoli sono fastidiosi, a volte ti entrano in bocca e li sputi ma trovi sempre qualche bontempone che li raccoglie dalla strada e te li rilancia addosso, sono disgustosi (coriandoli e buontemponi).
Sono tutti tagliati in modo differente ma probabilmente si accomunano nella svogliatezza, nell’inconcludenza, non hanno qualità e vanno dove vogliono, sono coloratissimi e si imbellettano, impiastricciano le strade e non solo; ma alfine dovrebbero durare al massimo solo pochi giorni ma qui, come sopra detto, te li ritrovi anche dopo molti anni.
E gli operatori ecologici, per toglierli dalle strade, impazziscono e i veri operatori turistici, per toglierli dal potere, si incazzano; perché molti specialisti parlano ai congressi, rilasciano interviste, annunciano ai convegni fantomatiche banali o noiose risoluzioni…ma resta solo il ritaglio del giornale da far vedere in futuro ai propri figli o nipoti.

E il turismo….?
E il turismo è un’azienda e come tale dovrebbe produrre profitto, benessere corporativo e anche sociale mentre il successo di un’azienda è strettamente legato alla sua gestione laddove decisiva è la personalità, il sapere di chi la dirige o il suo management e non esistono cattivi collaboratori, ma solo cattivi capi e questo vale tanto per le aziende quanto per le organizzazioni, le associazioni…e il settore turistico; cui spetterebbe generare, non solo parziali, come nel caso degli ultimi dati statistici liguri dei tour operators (più 6,7%), bensì generali, veritieri ma soprattutto finali raccolti positivi.
Città come Lione, Barcellona, Bilbao, Lilla, Stoccarda e Lisbona fino a dieci anni fa non erano una destinazione turistica ma hanno avuto fiducia in loro stesse e rimuovendo dapprima i “coriandoli” hanno lavorato promuovendo e presentando le loro bellezze e le loro particolarità al mercato.

Hanno così fatto del turismo una delle loro risorse perché non si deve mai perdere la coscienza che il turista è un bene prezioso perché spende e genera benefit.
Pertanto, risultano aziendalmente improduttivi questi articoli giornalistici con i soliti parziali, le solite ciambelle di salvataggio per questi signori che con la loro continua presunzione del tutto ben dire ma del poco ben fare, hanno contribuito alla situazione attuale del turismo cittadino, regionale ed italiano, senza i quali avremmo potuto, probabilmente, ottenere risultati migliori perché i conti non quadrano; non si può sempre dichiarare che il turismo non va poi così male o addirittura bene quando, oramai da svariati anni, una quantità industriale di licenze del settore viene resa ai vari comuni e non certo per colpa della totalità di coloro che vi hanno osato impiegare tempo e soldi.