sabato 17 aprile 2010

Cos'è cambiato in 40anni?

Giuro che quelle che seguiranno non sono assolutamente dei paradossi, né sto scherzando; è tutto drammaticamente o comicamente vero.

A voi che mi leggete lascio il compito di scegliere se si tratta di dramma o di comicità, oppure di tutte e due, che è forse la cosa più semplice da decifrare.
Faccio riferimento alle dichiarazioni di criticità nel turismo che ogni anno ci vengono omaggiate al termine di qualsiasi riunione, evento, manifestazione o quant’altro che si occupi di questo settore a tutti i livelli; anche quelli maggiori.
Infatti, prendendo come spunto l’allora Bit del 2007, mi è capitato sotto mano, o forse è meglio dire sott’occhi, le affermazioni dei grandi “professoroni” di quei tempi, che poi sono in gran parte gli stessi d’adesso, in merito alle valutazioni negative (del momento) che attraversava il nostro turismo.

• Servono prezzi più competitivi e un rapporto qualità prezzo migliore, sosteneva il ministro Rutelli.
• “E’ urgente allineare le aliquote IVA nel settore turistico italiano a quelle dei principali paesi concorrenti, altrimenti è una gara truccata”, affermava il presidente della Confcommercio Sangalli
• Il traffico rovina spesso la vacanza, i trasporti locali costano troppo e gli intrattenimenti non sempre soddisfano tutti i gusti: (Rapporto ISNART). - La rete autostradale italiana dagli anni ’70 ad oggi è cresciuta del 67% contro il 230% di quella europea. La rete ferroviaria è diminuita del 23%, mentre i viaggiatori sono cresciuti più del doppio.
• In Italia volano 1.200.000 aerei su un totale di 106 milioni di passeggeri; in Spagna 1.700.000 aerei su 163 milioni di passeggeri.
• Troppi musei e pochi visitatori: 193 musei statali con una media di annua di 170 mila visitatori; in Francia i musei sono 33 con una media di 400 mila visitatori;in Spagna i musei sono 141 con una media di 212.000 visitatori. Il Colosseo è meno visitato della Torre Eiffel, Gardaland di Disneyland.
• I turisti golfisti stranieri sono pochi: 250.000 presenze estere contro 1.100.000 in Spagna e 1 milione in Portogallo. - Porti turistici: in Italia ne esistono 214 su 7.525 km di costa, in Francia 370 su 3.247 km.
• Solo il 5% delle strutture alberghiere italiane è on line, contro una media europea del 35%.
• Secondo l’ISTAT, la quota di albergatori che nel primo semestre 2007 ha espresso l’intenzione di diminuire il numero degli occupati è pari al 13,4%.
• Il 52% degli italiani non sa cosa significhi “turismo sostenibile” e il 72% non ne ha mai sentito parlare (Università IULM di Milano). Il 24% degli italiani non conosce un marchio di qualità o una certificazione (IULM).
• Il settore “benessere” è in forte espansione, con incrementi fino all’80-90% all’anno, ma serve disciplinare la materia per una nuova e più precisa definizione, per evitare la generalizzazione e non confondere il cliente.

Inutile dire che molte di queste stesse cose (più che giuste per amor del cielo), le abbiamo lette e sentite anche nei precedenti 20, 30 e forse anche 40anni.
Mica finita; perché negli anni che seguono (avvento Brambilla), di queste identiche, stesse e sempre uguali lamentele per ripristinare il turismo, ne abbiamo ricevute a iosa; ma in verità, cos’è cambiato?
Ribadisco: quello che ho scritto è tutto vero.

E non ho ragionato per iperboli o fatto esempi assurdi per rafforzare il concetto.
Tutto vero, e a noi, tanti auguri!

Nessun commento: