mercoledì 26 maggio 2010

Tassa di 10 euro per i turisti negli alberghi a Roma





Nicola Porro, vice direttore del Giornale, scrive che le manovre finanziarie, perdonate la banalità, si sono sempre fatte per ricuperare un po’ di quattrini, e la manovra varata con difficoltà ieri sera, ne recupera molti, senza fare troppo male.
Del Porro ho stima; i suoi scritti sono sempre molto scorrevoli e non mi obbligano mai a riprendere il rigo precedente per capirci qualcosa.
Insomma, a prescindere dall’ideologia politica di cui non me ne frega praticamente niente; anzi, anche meno, e per darci un taglio, ripeto che amo i testi scorrevoli con all’interno dei punti simpatici e delle battute; quelle di tutti i giorni, e il buon Nicola è così.
Fossi anch’io capace, ma vabbè, purtroppo mi dovete accettare in questa maniera.
Ma stavolta il Porro non m'è andato proprio giù, i problemi vanno visti un pò meglio; e se visti vanno esposti.
Che poi è il modo più giusto per fare giornalismo.
Ora, non voglio entrare nel merito di cose che non conosco, come il taglio delle piccole Province (che però condivido), del fatto che i contributi sociali e le tasse siano aumentate in 5 anni di 50 miliardi di euro (mica una briscola) e che naturalmente non condivido, e via dicendo; no, mi limito a parlare, se mi è concesso, dell’unica cosa di cui capisco (forse); il turismo, con annessi e connessi: ossia la tassa di 10 euro, a persona, per ogni notte trascorsa negli hotel a Roma.
Però prima di definirli degli ipotetici pazzi, preferisco spiegarvela meglio.
La manovra economica del governo rischia di trasformarsi in una stangata per Roma e per uno dei suoi settori nevralgici: il turismo, dove, come detto, è prevista l’incredibile, e a lungo termine improduttiva, tassa.
Ieri il consiglio dei Ministri ha varato la manovra per il 2011 e, al termine di settimane di tensioni e di trattative, Gianni Alemanno sembra aver portato a casa un solo risultato: che il finanziamento per Roma Capitale sia strutturale, garantito fino al 2046.
Ma il fondo, che servirà a coprire i 9,6 miliardi di debito finiti nella gestione commissariale, sarà di molto inferiore ai 500 milioni richiesti: per Roma Capitale, nelle bozze circolate ieri, ce n’erano 200, meno della metà.
Alemanno non l’ha presa bene, e fino a notte fonda ha trattato col governo.
In ogni caso, oltre a quel fondo, sono state studiate alcune misure.
Come, appunto, la «tassa di soggiorno»: chiunque dorme in un albergo della Capitale dovrà versare fino a 10 euro (dipende dalla categoria dell’hotel) a notte.
???
E non si capisce se si tratta della solita “brillante” riflessione momentanea (stavolta purtroppo non credo), o di una nuova moda allo sfinimento intellettivo; si, però quello degli altri.
Si tratterrà di un contributo che si paga già ad esempio a Parigi, da 0,50 a 1,50 euro a notte; in Austria invece la tariffa è differenziata e va da un minimo di 0,40 centesimi a un massimo di 1,10 euro, mentre la Germania applica tariffe di soggiorno ma a discrezione delle singole zone.
Ma dove i servizi sono degli ottimi servizi, e per la conferma, provate a chiedere ai romani che fine hanno fatto gli 8 milioni di euro che il Comune di Roma incassa ogni anno dai ticket sui bus turistici, di cui lo stesso municipio non ha mai speso nulla per migliorare il settore.
Che facciano la stessa fine o vadano a finire chissà; in qualche consulenza “esterna” di vitale importanza?
Come ad esempio quelle del “cucito” (veramente indispensabile) o sulla schedatura di vocabolari tedeschi (?) .
L’ammontare complessivo delle consulenze di Roma ammonta annualmente a 30 milioni di euro mentre quelle nazionali raggiungono l’infelice cifra di 1 miliardo e mezzo della stessa moneta.
Il provvedimento non è da bocciare (però non certo 10 euro), ma da rinviare a data da destinarsi e vale a dire quando Roma sarà davvero in grado di offrire servizi che offrono le altre capitali europee.
Strade pulite, niente buche, varie linee di metrò, la qualità, la qualità, la qualità (periodico) e chi più ne ha più ne metta.
La verità è che Roma non ha ancora una capacità attrattiva fuori dalle logiche di concorrenza, e piuttosto, si intervenga su una migliore valorizzazione del patrimonio culturale.
Campa cavallo.
Infatti all' estero si paga anche per vedere una sequoia, ma solo se è ben tenuta.
Ah, dimenticavo; possibile che nessuno si sia mai chiesto, tra Governo e consulenze, quanto entra nelle casse del Comune di Londra con la congestion charge.
Mah, basterebbe informarsi o averne solo voglia.

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