giovedì 15 luglio 2010

Un'aberrante sentenza per Gianpaolo Ganzer ?

Non riuscivo a collimare un’aberrante sentenza con il turismo, e alla fine ci sono riuscito, almeno credo.
E la metto così!

In 34anni all’estero nel settore dei servizi alberghieri, di parole ne ho fatte ma neanche poi troppe, e quelle poche o tante che siano, quando riguardavano la mia Nazione e spesso per vanità personale, le rivolgevo ai grandi della storia italiana.
Un po’ per far capire chi in verità noi siamo, e non quei 4 “coglioni” che malauguratamente si vedono in giro o di cui purtroppo spesso si sente parlare o si legge, nonché del contributo notevole che abbiamo dato all’umanità intera.
E in queste disamine c’erano anche loro; i carabinieri.
Forse non tutti sanno che l’Arma è un fiore all’occhiello per noi italiani, e in tutto il globo viene considerata come un esempio da seguire, ma ahimè, non facile da emulare.
Ci vogliono anni e anni di storia e gente che lo sappia fare.
Comunque noi l’abbiamo e personalmente ne sono ben fiero che così sia.
Questo anche se in fondo in gioventù ho “ceffato” l’ammissione all'Accademia della Nunziatella per via di un’astrusa legge del ’30 sulla vista (miopia); pochissime diottrie in meno e sei fuori.
Vabbé era destino.
Comunque non è di questo che voglio parlarvi ma dell’abnorme condanna in 1° grado ricevuta ed “omaggiata” al Capo dei Ros, Gianpaolo Ganzer.
14 anni, interdizione, eccetera eccetera.
Di primo acchito ho pensato al tenente Carmelo Canale, collaboratore di fiducia di Borsellino, e oggi assolto dall’accusa infamante di mafia, ma “solo” dopo 14 anni.

La Giustizia condanna i vertici della sicurezza, lo Stato condanna lo Stato, in una spirale devastante rispetto alla quale le posizioni personali dei diretti interessati rappresentano ben poca cosa.
La sentenza che condanna Ganzer è una botta micidiale alle credibilità delle istituzioni, ma il rimedio non consiste nel far finta di nulla, ma nell’affrontare il problema vero e serio.
Questo tipo di giustizia può mettere in scacco lo Stato, può bloccare gli uomini della sua sicurezza, può sovra ordinarsi a qualsiasi potere.
Il che non è il trionfo del diritto, ma la sua sopraffazione.
Come si può pensare che il comandante generale dell’Arma e il ministro degli Interni confermino la fiducia al condannato senza, al tempo stesso, fissare la più totale sfiducia in chi l’ha giudicato?
E come si può pensare che i carabinieri agli ordini del condannato collaborino, nella veste di polizia giudiziaria, con i magistrati che hanno accusato e condannato chi li comanda?
Un totale cortocircuito in cui molti prenderanno una sonora “corrente” … elettrica, naturalmente.
Per ora la prendiamo noi (poi vi dico dove), nel qual caso ce ne fosse ancora di bisogno, e “c’inventiamo” quell’Italia che altri non aspettano altro di “ricordare” (qui e qui) e poi molti altri ancora.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie!!!

Anonimo ha detto...

Un solo commento a questo post MERAVIGLIOSO e per di più anonimo?

Una storia italiana, come dici tu Luciano.
B.C.

Luciano Ardoino ha detto...

Eh si!

Purtroppo e se devo veramente dire il vero, ci sono rimasto male.
Nessuno potrà mai togliermi dalla testa che se siamo un pochettino migliori, questo è merito anche dei Carabinieri.
Ma forse lo si può capire solo sei stato per tanti anni al'estero e hai visto quello che dalle altre parti succede.
:-D