venerdì 10 settembre 2010

Il turismo responsabile

La voglia di viaggiare, da sempre insita nell’animo umano, il movimento lavorativo giornaliero di molte persone che ha generato una condizione di vita abituale, il miglioramento delle vie e dei mezzi di comunicazione che hanno ridotto tempi e spazi e l’aumento del tempo libero hanno fatto sì che negli ultimi decenni sempre più persone si spostassero da una parte all’altra del mondo.

Viaggiare però non comporta semplicemente lo spostarsi da un luogo all’altro: tale azione, infatti, presuppone tutta una serie di servizi che devono essere attivati. Il grande movimento di persone crea la domanda di servizi di trasporto, di strutture ricettive che permettano di usufruire dei beni locali.

A fronte della crescente domanda di strutture turistiche, si cominciò a delineare e specializzare nei primi decenni del XX sec. un settore con l’intento di offrire un’ampia gamma di risposte a coloro che viaggiavano: nacque l’industria turistica il cui scopo generale è di facilitare e rendere gradevole lo spostamento e le attività degli individui quando si trovano lontani dal loro ambiente familiare.

Il viaggio cominciò a essere considerato sempre più un prodotto commerciale molto redditizio: infatti nella formulazione del prodotto turistico finale vengono coinvolte una serie di attività economiche che riguardano l’industria, l’artigianato e il commercio, i trasporti e le vie di comunicazione e l’industria ricettiva. Questa sua caratteristica di coinvolgere diverse attività ha fatto sì che il turismo diventasse negli ultimi anni la prima voce dello scambio economico mondiale.

Constatato il peso rilevante di questo settore nell'economia mondiale e vista la crescente domanda turistica giunta negli anni '50 a dimensioni internazionali, gli enti mondiali cominciarono a considerare il turismo come una risorsa benefica per il commercio del globo sulla quale valeva la pena investire.

Gli altri nodi problematici ad esso collegati non vennero però più di tanto considerati: troppo forte era la convinzione tra i paesi industrializzati che gli altri problemi si sarebbero potuti risolvere solo grazie allo sviluppo di un sistema economico internazionalmente libero e rivolto a più settori possibili. Il consistente movimento di moneta generato dall’attività turistica avrebbe infatti permesso di aumentare il patrimonio interno di un paese e di avviare politiche nazionali di crescita economica e miglioramento delle condizioni sociali.

Bisognerà aspettare la fine degli anni ’70 perché si cominci a riflettere attentamente non solo sui benefici, ma anche sui costi che il turismo comporta. Il Programma Ambientale delle Nazioni Unite evidenzierà bene come esso sia un fenomeno complesso: vista la interdisciplinarità che lo caratterizza, questo settore tocca tutta una serie di realtà, non solo economiche, i cui impatti non possono essere tralasciati nella programmazione delle sue attività.

L’aumento di convegni e studi internazionali, relativi allo stato di salute dell’ambiente e allo sviluppo umano, riveleranno l’urgenza di valutare i lavori produttivi umani da un punto di vista diverso da quello economico.

Malgrado l’importante contributo intellettuale dei dibattiti internazionali sul tema, “il dialogo tra industria turistica e organizzazioni che si occupano di turismo sostenibile, purtroppo, stenta ad avviarsi (…) (mentre) continuano ad essere sfornati piani di investimento, per esempio nei paesi della sponda sud del Mediterraneo, che ripropongono le logiche della massificazione del turismo, della concentrazione dell’investimento in poche località, della moltiplicazione di infrastrutture dedicate a servire soltanto le località turistiche”.

La critica del Turismo Responsabile

Parallelamente ai discorsi internazionali, negli anni ‘90 nacque un movimento di critica al turismo di massa e alle sue contraddizioni per proporre

“(…) un viaggiare etico e consapevole che va incontro ai paese di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità. Un viaggiare che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità e tolleranza”

Carta per Viaggi Sostenibili dell’AITR

Nasceva il Turismo Responsabile il cui principio base è la consapevolezza di sé e delle proprie azioni.

Consapevolezza del fatto che lo spostamento in una qualsiasi parte del modo comporta degli impatti che non toccano solo la sfera economica ma che riguardano un luogo nella sua totalità.

Poiché il turismo si fonda sulle risorse di un territorio, non si può escludere dalla valutazione di una meta turistica la gente che lo abita e le relazioni che queste popolazioni hanno saputo stringere con l’ambiente nel corso dei secoli.

L’introduzione di nuovi elementi comporta inevitabilmente una ridefinizione del rapporto con il territorio.

Gli impatti più evidenti del turismo di massa riguardano tre settori:

1) l’ambiente:

  • l'aumento di inquinamento dell'aria e dell'acqua dovuto sopratutto alla mancata predisposizione di sistemi di raccolta rifiuti adeguati;
  • il superamento delle soglie di carryng capacity cioè del numero massimo di visitatori che le aree turistiche possono sostenere, senza causare effetti dannosi all’ambiente fisico;
  • la sostituzione delle risorse originarie con attrattive artificiali;
  • l’utilizzo di colture e allevamenti intensivi;
  • la distruzione dell'equilibrio dei diversi ecosistemi.

2) l’economia:

  • nella maggior parte dei casi traggono i benefici le organizzazioni dei paesi già sviluppati che grazie ad alcuni escamotage celano l’effettiva distribuzione dei profitti;
  • grandi catene alberghiere, tour operators e compagnie aeree, a volte nascoste dietro prestanomi locali, sono i reali proprietari ed esportano i profitti, spesso nella loro totalità. Così facendo, riescono ad avere esenzioni fiscali e tax holidays per l’avviamento degli impianti dalla durata di circa 8 o 10 anni…;
  • l’economia locale dipende dal mercato estero, il ritorno economico è insufficiente, si verifica l’inflazione, aumentano i prezzi della terra e dei generi di prima necessità.

3) la società:

  • abbandono da parte di diverse comunità della propria terra o degli spazi in cui tradizionalmente svolgevano la propria vita sociale poiché vengono trasformati in lussuose strutture che non hanno nulla a che vedere con l’architettura locale e che per la maggior parte dell’anno restano vuote. Altre comunità si vedono ridurre e in alcuni casi, addirittura negare, l’accesso alle risorse locali;
  • alterazione delle modalità di relazione tra gli abitanti locali a causa della nascita di nuove gerarchie a volte molto distanti dalla propria cultura, si verificano quindi casi di perdita della propria identità culturale dovuti alla mercificazione delle proprie tradizioni per rispondere alla domanda internazionale di esotismo;
  • cambiamenti di tradizioni dovuti alla crescita dei prezzi che tocca da vicino le comunità locali tanto da costringerle a cambiare le proprie abitudini.

Attraverso la sua opera, il Turismo Responsabile vuole quindi da una parte far riflettere sugli impatti ambientali, economici e sociali causati dal turismo tradizionale per metterne in risalto le implicazioni che comporta in un sistema territoriale e sviluppare una riflessione più critica sui limiti e le contraddizioni che comporta l’applicazione di un determinato modo di concepire e praticare il viaggio.

Dall’altra vuole essere la risposta ad un turismo più attento al territorio tramite i cosiddetti “viaggi responsabili”.

In Italia, le indicazioni operative per un Turismo Responsabile sono contenuti nella Carta d’Identità per Viaggi Sostenibili, redatta il 23 novembre 1997 a Verona da 11 associazioni impegnate a vario titolo sul fronte del turismo alternativo e che hanno dato vita ad A.I.T.R. (Associazione Italiana Turismo Responsabile) la quale oggi conta più di 50 realtà del mondo no-profit (www.aitr.org).

Individuate tre fasi temporali diverse (prima di partire, durante il viaggio e dopo il viaggio) attraverso cui applicarle, le indicazioni pratico-concrete in essa contenute diventano i punti imprescindibili cui i diversi protagonisti del settore turistico (tour operators, viaggiatori e comunità locali) devono attenersi per realizzare un viaggio che sia veramente responsabile.

Fonte: quì

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