domenica 30 maggio 2010

Force Blue (una gran brutta storia)

È dovere di ogni cittadino pagare i tributi fino all’ultimo cent.
Però che un’amministrazione pubblica, un magistrato o altri ancora, decida di certificare, erga omnes, l’equazione che il diportista è uguale al criminale (No boat, no crime), é proprio una gran brutta storia.
Ripreso anche dal Financial Times, quel titolo ha già prodotto un fuggi fuggi di clienti esteri dall’Italia provocando il crollo del settore charter.
Il risultato è che le 120.000 persone che di questo ci campano e che hanno portato il nostro Paese a primeggiare nel mondo, stanno attraversando un periodo non troppo felice, e non ce n’era di certo bisogno in tempi di magra.
Ancor peggio andrà all’indotto, poiché questi Yacht lussuosi, manovrano annualmente qualcosa come il 10% del loro totale valore; e non sono noccioline.
Bene, anzi, male, perché è l’ennesimo colpo al nostro maltrattato turismo e alle cose fatte senza minimamente capire il danno che si può arrecare a un centinaio e più, di migliaia di gente.
Ci sarà sicuramente qualcuno che dalla cosa ne trarrà grande soddisfazione o gaudio, quelli che odiano i ricchi, quelli che considerano i soldi qualcosa di sporco e provano rabbia e l’invidia per chi ha conquistato l’agio o il benessere, perché chi li ha, è sicuramente un’infame … vabbè, non ne voglio più parlare.
Personalmente non mi frega niente se Tizio, Caio o Sempronio hanno poco o molto più di me, preferisco considerare che muovono l’industria con il loro spirito imprenditoriale, o se danno lavoro, che è poi la cosa più sociale che a questi si richiede, e se magari “omaggiano”, a chi ne ha più bisogno, parte dei loro proventi.
E spesso, credetemi, questo accade.
C’è chi lo dice e chi invece lo tiene per se.
Comunque il Financial Times riporta le testuali parole: “Some legal advisers are telling their worldwide clients, 90 per cent of whom have their yachts under a Cayman Islands flag, to take care before venturing into Italian waters”, che tradotto è: “Alcuni consulenti legali stanno dicendo ai loro clienti in tutto il mondo, il 90 per cento dei quali hanno il loro yacht sotto bandiera delle Isole Cayman, a riflettere bene prima di avventurarsi in acque italiane.”
Quentin Bargate, senior partner dello studio legale più famoso al mondo per queste cose e con sede a Londra, il Bargate Murray, ha dichiarato in un'intervista: "La nostra consulenza ai clienti è stata quella di essere molto cauti per quanto riguarda l’Italia, e di verificare attentamente con i consiglieri, prima di impegnarsi in attività di charter in quei posti. Abbiamo sentito di altri casi in cantiere, e semplicemente non vale la pena di correre rischi ".
Un danno miliardario per il nostro indotto e che poteva essere svolto in tutt’altra maniera.
Un danno d’immagine senza pari e ben peggio di quelli che "masochisticamente" ogni anno ci costruiamo da soli.
Un danno in un Paese che non fa nulla per rimediare ai propri abbagli, e a quel poco che fa, ci somma errori su errori.
Se Briatore ha sbagliato, che paghi, ma non si ferma una industria così, una delle poche che produce, e non starò mai con quelli del “momento di notorietà” o il populismo ideologico; non sfama e serve solo, parzialmente e per poco tempo, a chi l'ha "creato".
Non si può godere del male di uno pur sapendo che migliaia e migliaia resteranno senza lavoro.
Non è così che si fa.

Dietro alla lavagna, forza!


Una grande ed immensa lavagna, ma così gigantesca da poterceli far stare tutti insieme non esiste, sono stati ed ancora ce né troppi.
Allora sarebbe da proporne l’avvicendamento con l’obbligo di mantenere il copricapo da "Asino" perennemente, e vale a dire anche dopo la punizione dietro l’enorme lastra d’ardesia, con il classico cono e con un paio di doverose e meritate orecchie ben piantate sulla crapa.
Asini, e senza voler offendere questo meraviglioso e insostituibile animale!
Non molto tempo fa “Presa Diretta” ci ha raccontato ciò che accade nei Campi Flegrei, Pompei, porto di Pozzuoli, il Castello di Baia, Roma e quant’altro di veramente opprimente anche per uno che di cultura e belle arti non s’intende.
Non sto a raccontare per filo e per segno quello che i bravi Riccardo Iacona e Domenico Iannacone ci hanno sapientemente raccontato, non basterebbero le pagine web della Wikipedia, ma solo alcune considerazioni a me più pertinenti.
Migliore scuola al mondo di master archeologico in Roma obbligata alla chiusura per cavilli o incuria burocratica; attualmente dei 4 anni di corso restano solo gli studenti dell’ultima classe nonostante le richieste d’iscrizione da più parti del mondo.
Tonnellate di reperti storici d’immenso valore, abbandonati in decine di magazzini ammuffiti e solo pochissime persone, in prossimità della pensione e quindi senza ricambio, per il restauro dei sopraddetti.
La reggia di Caserta che non dispone dei soldi per tagliare l’erba del parco più bello d’Italia; la città di Pompei per la maggior parte chiusa ai turisti per mancanza di personale; siti che il mondo c’invidia, completamente sconosciuti, abbandonati all’incuria e neanche elencati nelle brochure locali; a Bacoli un museo archeologico, costato una fortuna, viene aperto solo 9 giorni l’anno, e chi più ne ha più ne metta.
Uno sconquasso, uno sfacelo, una schifezza che appena valichi le Alpi t’appare ancora più incalcolabile e stupida; infatti a Montpellier, una città di provincia che non dispone neanche di una milionesima parte del patrimonio artistico/culturale di un solo nostro paese, ha valorizzato i suoi piccoli tesori, generando turismo, posti di lavoro, indotto e benessere con gli oltre due (2) milioni di visitatori annuali.
Mentre da noi si spendono milioni di euro in progetti che non verranno mai realizzati, si sprecano anche le risorse umane: archeologi, storici dell’arte e restauratori che hanno studiato con passione per anni si ritrovano quasi sempre sottoutilizzati, per decenni, con pochi soldi, in lavori precari.
Un duro racconto di un’Italia che sta perdendo progressivamente quel che ha di più prezioso, ma sempre riesce a mantenere (a anche bene) gli "asini" che di questo dovrebbero occuparsi.

giovedì 27 maggio 2010

Niente altro che polvere






Ritorno sul “luogo del delitto” perché non ce la faccio proprio a digerire questo masso che si tramuterà in una sonora “mazzata” per Roma e per il turismo italiano.
E neanche ce ne fosse bisogno di far ri-sapere agli altri che siamo dei (censura); infatti la proposta dei 10 euro di tassa a notte per poter dormire in un albergo romano, suona come i rintocchi a morto di una campana, per di più venata.
Sardegna docet, ma si vede che a loro ancora non basta e devono prendere delle altre “facciate”.
Che poi, chissà perchè, a romperci i denti siamo sempre noi.
Strimpella anche strano, per rimanere in tema musicale (quello stonato) che ogni anno, un tanto al chilo, si tiri fuori qualche “panzana” del genere o tassa di ‘scopo’, che se messa al femminile e col manico, saprei io dove … vabbè.
Ed ecco perché ancor oggi m’inquieto quando, partendo dalle giunte comunali in su, non vedo mai gente che di turismo ne mastichi almeno un pochino.
D’altronde l’Italia, checchesenedica, è un Paese a trazione turistica e non meniamoci il torrone; così è e in questa direzione dobbiamo per forza andare.
Però quelli che lo capiscono, nonostante gli 8.000 assessori al turismo e le 10.000 associazioni varie, sono ben pochi.
Gli altri tirano a campare e continuano a inumidire la sabbia del deserto, dove manco l’erbacce riescono a crescere; figurati il turismo.
Comunque, per rientrare nella prossima manovra finanziaria dove c'è un fondo di 200 milioni di euro, e che rappresenta un sostegno per l'attuazione del piano di rientro per Roma, la Capitale per beneficiarne è obbligata a fare interventi per il risanamento del bilancio, da realizzarsi con tagli o nuove tasse.
L'accesso al fondo è consentito, infatti, a condizione che il Tesoro (Tremonti) verifichi l'applicazione da parte del Comune di una serie di misure di contenimento della spesa, a una razionalizzazione delle partecipazioni societarie, alla riduzione dei costi per il funzionamento dei propri organi, compresi i rimborsi dei permessi retribuiti riconosciuti per gli amministratori.
Tutta una serie di “cosine” che i “genii de Roma e de er Governo” non hanno pensato nei tempi addietro, ma manco in quelli correnti.
Chiaro, suppongo, che l’Alemanno messo di fronte a questo giro di vite, abbia minacciato “la tassa del cavolo” ai capi del dicastero delle Finanze, nella speranza di farli retrocedere nelle richieste.
Un corno, l’Europa ci chiede tanto e tanto dobbiamo dare per non ritrovarci in braghe di tela (vedi Grecia).
E ancora una volta, per colpa dei governanti, ci ritroviamo a pagare di tasca nostra.
Ma quel che è peggio, è che non s’intravvede nulla di produttivo nel taglio alle spese; intendo quelle che si dovrebbero fare agli sperperi loro.
Infatti, una settimana fa, scrivevo dei 21 miliardi “annuali” (9 miliardi in più della recente finanziaria “biennale”) di euro che tra noleggio, pedaggio, autisti e benzina; insomma, che le 629mila auto blu, ci costano.
Ed è solo una goccia, in questo mare di .....
E poco conta che il sindacato degli autisti di rappresentanza sostenga che la “flotta” sia diminuita del 12% in un anno, perché, se vero, sono pur sempre 480mila in più che negli USA, che sono estesi (9.372.614 km² ) quasi come l’Europa, e dove vivono in oltre 300 milioni.
Tuttavia preferisco aspettare il 15 giugno, data nella quale saranno resi pubblici i dati del Brunetta, per crederci o meno.
Tornando alla manovra tremontiana, c’è un aspetto quasi comico.
I deputati e i senatori, stando alle indicazioni, dovrebbero perdere il dieci per cento dei loro emolumenti, una limatina simbolica.
Ma loro non ci stanno; e siccome è il Parlamento a deliberare per sé, probabilmente delibererà un corno.
E la tassa di 10 euro a cranio, quello dei turisti de Roma, per intenderci?
Ma cosa ne so, come fai a capire sti … gente.

mercoledì 26 maggio 2010

Tassa di 10 euro per i turisti negli alberghi a Roma





Nicola Porro, vice direttore del Giornale, scrive che le manovre finanziarie, perdonate la banalità, si sono sempre fatte per ricuperare un po’ di quattrini, e la manovra varata con difficoltà ieri sera, ne recupera molti, senza fare troppo male.
Del Porro ho stima; i suoi scritti sono sempre molto scorrevoli e non mi obbligano mai a riprendere il rigo precedente per capirci qualcosa.
Insomma, a prescindere dall’ideologia politica di cui non me ne frega praticamente niente; anzi, anche meno, e per darci un taglio, ripeto che amo i testi scorrevoli con all’interno dei punti simpatici e delle battute; quelle di tutti i giorni, e il buon Nicola è così.
Fossi anch’io capace, ma vabbè, purtroppo mi dovete accettare in questa maniera.
Ma stavolta il Porro non m'è andato proprio giù, i problemi vanno visti un pò meglio; e se visti vanno esposti.
Che poi è il modo più giusto per fare giornalismo.
Ora, non voglio entrare nel merito di cose che non conosco, come il taglio delle piccole Province (che però condivido), del fatto che i contributi sociali e le tasse siano aumentate in 5 anni di 50 miliardi di euro (mica una briscola) e che naturalmente non condivido, e via dicendo; no, mi limito a parlare, se mi è concesso, dell’unica cosa di cui capisco (forse); il turismo, con annessi e connessi: ossia la tassa di 10 euro, a persona, per ogni notte trascorsa negli hotel a Roma.
Però prima di definirli degli ipotetici pazzi, preferisco spiegarvela meglio.
La manovra economica del governo rischia di trasformarsi in una stangata per Roma e per uno dei suoi settori nevralgici: il turismo, dove, come detto, è prevista l’incredibile, e a lungo termine improduttiva, tassa.
Ieri il consiglio dei Ministri ha varato la manovra per il 2011 e, al termine di settimane di tensioni e di trattative, Gianni Alemanno sembra aver portato a casa un solo risultato: che il finanziamento per Roma Capitale sia strutturale, garantito fino al 2046.
Ma il fondo, che servirà a coprire i 9,6 miliardi di debito finiti nella gestione commissariale, sarà di molto inferiore ai 500 milioni richiesti: per Roma Capitale, nelle bozze circolate ieri, ce n’erano 200, meno della metà.
Alemanno non l’ha presa bene, e fino a notte fonda ha trattato col governo.
In ogni caso, oltre a quel fondo, sono state studiate alcune misure.
Come, appunto, la «tassa di soggiorno»: chiunque dorme in un albergo della Capitale dovrà versare fino a 10 euro (dipende dalla categoria dell’hotel) a notte.
???
E non si capisce se si tratta della solita “brillante” riflessione momentanea (stavolta purtroppo non credo), o di una nuova moda allo sfinimento intellettivo; si, però quello degli altri.
Si tratterrà di un contributo che si paga già ad esempio a Parigi, da 0,50 a 1,50 euro a notte; in Austria invece la tariffa è differenziata e va da un minimo di 0,40 centesimi a un massimo di 1,10 euro, mentre la Germania applica tariffe di soggiorno ma a discrezione delle singole zone.
Ma dove i servizi sono degli ottimi servizi, e per la conferma, provate a chiedere ai romani che fine hanno fatto gli 8 milioni di euro che il Comune di Roma incassa ogni anno dai ticket sui bus turistici, di cui lo stesso municipio non ha mai speso nulla per migliorare il settore.
Che facciano la stessa fine o vadano a finire chissà; in qualche consulenza “esterna” di vitale importanza?
Come ad esempio quelle del “cucito” (veramente indispensabile) o sulla schedatura di vocabolari tedeschi (?) .
L’ammontare complessivo delle consulenze di Roma ammonta annualmente a 30 milioni di euro mentre quelle nazionali raggiungono l’infelice cifra di 1 miliardo e mezzo della stessa moneta.
Il provvedimento non è da bocciare (però non certo 10 euro), ma da rinviare a data da destinarsi e vale a dire quando Roma sarà davvero in grado di offrire servizi che offrono le altre capitali europee.
Strade pulite, niente buche, varie linee di metrò, la qualità, la qualità, la qualità (periodico) e chi più ne ha più ne metta.
La verità è che Roma non ha ancora una capacità attrattiva fuori dalle logiche di concorrenza, e piuttosto, si intervenga su una migliore valorizzazione del patrimonio culturale.
Campa cavallo.
Infatti all' estero si paga anche per vedere una sequoia, ma solo se è ben tenuta.
Ah, dimenticavo; possibile che nessuno si sia mai chiesto, tra Governo e consulenze, quanto entra nelle casse del Comune di Londra con la congestion charge.
Mah, basterebbe informarsi o averne solo voglia.

martedì 25 maggio 2010

Gelmini, Giorgio Rosario Costa e la scuola al via dal 1° ottobre (questo matrimonio sa da fare)






Sono convinto, e sicuramente lo sarete anche voi, che se uno è un asino a scuola, non sarà di certo la differenza tra i 190 e i 200 giorni di didattica all’anno a cambiare qualcosa, mentre lo stesso si verifica per quanto riguarda i secchioni.
Come nulla muta per coloro che stanno nel mezzo; per intenderci quelli del 5, 6 e del 7 di media.
Però la senatrice Irene Aderenti (Lega Nord), dichiara: “La proposta del Pdl di tornare a scuola il 30 settembre è inattuabile, la direttiva europea prevede 200 giorni di scuola e va rispettata”; a cui fa eco la “ciurma” dei NO e di quelli del, non sa da fare
Peccato che la stessa considerazione nella CEE, i politici di tutte le “bande e colori”, non l’abbiano quando l’Europa dice cose che non piacciono a loro; infatti è capitato spesso di leggere qualche non compiacente opinione che non va così proprio d’accordo con le direttive europee.
Comunque mi è incomprensibile il come, su proposte studiate da tempo, una persona possa emettere sentenze in pochi secondi senza prima informarsi e valutare ben bene tutte le varie causali; valutare i pro e i contro.
Solitamente chi nell’industria fa questo, è considerato un (censura), mentre in politica è evidente che lo fa per il solo “ipotetico” bene personale, mettersi in mostra o per “ordini” ricevuti dall’alto.
Altrimenti non si spiega il come mai l’Italia vada male, o per lo meno non vada bene, pur disponendo di “genii” così.
Io, che non sono sicuramente un “genio” e né tantomeno un politico, cosa di cui ne vado particolarmente fiero, conoscevo questa proposta da tempo, ma per trarre delle conclusioni, ho dovuto pensarci un bel po’.
Infatti in molti anni, ho maturato (se così si può dire), che questo matrimonio sa da fare, e se ci state, vi spiego il perché; il mio di perchè.
Le causali denigratorie che ho sentito sono alquanto “barbine” e non portano a niente (solo ed unicamente ad uso contestatorio), infatti i 200 gg. richiesti dalla direttiva europea possono essere distribuiti ugualmente, basta solo pensarci quel poco o magari volerlo pensare.
Ho poi letto che il problema sarebbe quello dei figli e su chi può tenerteli a bada nel mese di settembre.
Beh, la prima risposta che mi viene in mente, ma anche in questo caso c’ho pensato prima di scriverla, è che se ne prenderanno cura gli stessi che l’hanno fatto a luglio o agosto, sempre che non mi vengano a dire che lor signori fanno ferie per due mesi ogni anno.
Poi sembra, sempre nella loro maniera di farlo presente, che tutte le mamme e tutti i papà, abbiano "solo" figli che variano dai 4 ai 13anni.
Di fatto, nei primi tre anni, molto spesso ci sono le nonne/i, gli zii, parenti, gli amici e quant’altro che ti danno una mano, poi, dopo i 14anni, spariscono; e non mi si venga a dire che così non è.
Vanno al mare da soli, fanno sport da soli e da soli vanno a ragazze/i, e dei genitori chiedilo al bimbo quando avrà 16/17 o anche più anni; la risposta è già garantita.
Adesso invece vi parlo dei benefici che si traggono normalmente da un tale prolungamento, e per di più, in un momento di crisi mondiale.
Ma no, sono sicuro che non ne avete bisogno e che l'avete capito da tempo.
Ah, dimenticavo d’aggiungere che le ferie in settembre si pagano anche meno della metà, permettendo agli impiegati del settore (oltre due milioni), di mantenere il proprio posto lavorativo un po di più, e agli studenti che vogliono raggranellare qualche soldino, eccetera eccetera ... capito?
Se poi avete ancora qualche incertezza o qualche problema; per gli educati, io sono qua.
P.S.: Destagionalizzazione, questi signori lo sanno cos'è?

lunedì 24 maggio 2010

Il partito dei padroni (Confindustria)






Dio non gioca a dadi con l'universo (Confindustria).
Questa frase non è un’affermazione religiosa o il tentativo di Albert Einstein d’unire le varie forze fisiche in una grande teoria unificata o teoria del tutto (teoria quantistica), bensì credo sia la profezia dello scienziato tedesco nei confronti del turismo italiano, della Brambilla ma soprattutto in quelli di Confindustria.
Può sembrare strano ma lasciatemi spiegare brevemente il perché.
A quei tempi sia il Bohr che il Feynman ritennero sbagliata la testimonianza del buon Albert e mentre il primo l’apostrofò con “smettila di dire a Dio cosa deve fare”, il secondo più duramente sentenziò “Dio non solo gioca a dadi con l’universo, ma li getta anche dove non li possiamo vedere”; Confindustria a parte; non sia mai detto che a loro sfugga qualcosa.
Parole che mi ricordano qualcosa d’attuale e di molto terreno; ma passo oltre, di politica continuo a non voler parlare, ma d’industria, quello si.
Entrambe le teorie però vanno a farsi friggere perché viene messa in gioco la legge dei grandi numeri che è appunto abbinata alla teoria quantistica.
E faccio un esempio.
Se lancio i dadi in aria prima o poi, su un calcolo infinito, dovrei vincere perché le possibilità sono sempre al 50% e alla fine dovrei trovare l’uguaglianza tra vittoria e sconfitta.
Nell’industria del turismo invece no, mettici chi belin vuoi nel governo al di qua del confine e perdi all’infinito; mentre d’oltralpe, e non solo, vincono sempre.
Ecco quindi dove Einstein ci lancia il presagio elencando che ogni fenomeno è deterministico purché sia possibile conoscere tutte le “condizioni iniziali” ed ogni forza coinvolta.
Esaminiamo ora le “condizioni iniziali”.
Le condizioni iniziali le conosciamo, sia quelle dei transalpini (ad esempio) che le nostre, e se pensiamo che la maggior attrazione dei cugini è “italica”, La Gioconda, possiamo trarre le ben ovvie considerazioni.
E poi le nostre coste senza pari al mondo, le montagne, le colline, l’ineguagliabili isole e quindi il cibo ed il bere, per arrivare al doppio della possibilità di sistemazione alberghiera, doppio del patrimonio artistico/culturale, eccetera eccetera, … ma metà degli introiti, però questo l’ho già detto.
Adesso analizziamo “ogni forza coinvolta” intesa come quella istituzionale, direttiva, quella che decide le leggi, i decreti; insomma lo Stato nelle persone preposte al turismo e quello che sotto sotto lo gestisce direttamente e indirettamente, sopra e sotto, di fianco e di lato, fuori e dentro, e se esistesse qualche altra dimensione, statene certi che sarebbe ad appannaggio loro; di Confindustria.
Confindustria che a mio modesto parere regge anche le Università, le Associazioni, gli Enti, i Sindacati, e continuate voi ad aggiungerne altri; tanto credo abbiano tutto nelle proprie mani, o gran parte di esso.
Molte str…anezze le ho già inserite in alcuni precedenti e pertanto non reputo sensato continuare ad elencarle e farvi due cose così, quindi questa volta mi limito a parlarvi dell’associazione che lo stesso Giolitti voleva, a suo tempo, mettere fuori legge; Confindustria, e che prossimamente il bravo Filippo Astone, redattore del ‘Mondo’, ci narrerà attraverso il libro “Il partito dei padroni”, e di cui vi consiglio fortemente una buona lettura.
Confindustria che predica contro la politica politicante, ma è il più vecchio partito italiano, 142.000 iscritti che danno lavoro a 4,9 milioni di persone, ramificato come nessun altro sul territorio.
Predica contro la burocrazia, ma si avvale di un apparato faraonico di 4.000 dipendenti, paragonabile per dimensioni soltanto a quello che consente al ministero degli Esteri di operare nei cinque continenti.
Predica contro gli sprechi, ma preleva ogni anno dalle tasche degli associati qualcosa come 505 milioni di euro, poco meno di 1.000 miliardi di lire, per tenere in piedi una sede romana, 18 strutture regionali, 102 provinciali, 21 federazioni di settore e 258 organizzazioni associate.
Predica contro la casta, ma è un organismo piramidale, dominato dal nepotismo, che procede dal padre e dal figlio come lo Spirito Santo nel Credo.
Vabbé, ricordate la teoria di Einstein e vale a dire che ogni fenomeno è deterministico purché sia possibile conoscere tutte le condizioni iniziali ed ogni forza coinvolta?
Bene, come sopradetto, abbiamo capito che le nostre forze coinvolte non sono un granché e vanno tutte a loro favore, quindi vorrei rammentare a questi signori che il turismo (la materia che maggiormente mi interessa), quello aziendale, non è un azzardo o il lancio di una monetina, nè dichiarare improbabili raddoppi di Pil, oppure un mettersi in mostra a qualsiasi costo come il far vedere di darsi da fare, né tantomeno togliere altri un tanto al chilo, per … lasciamo perdere che è meglio.
Forse, anzi sicuramente, sarebbe più utile fare di meno ma farlo più adeguatamente perché i veri professionisti del turismo internazionale, che ci guardano e non sono scemi, a loro non puoi raccontargliela, ma soprattutto perché Dio non giocava a dadi con l'Universo, e tantomeno credo lo faccia adesso con quelli di Confindustria.
E se proprio volete giocare, anziché sulla pelle degli altri, andatevene al Casinò, quello con l’accento sulla “O”, sennò fate voi.
Non so la Brambilla ed il suo entourage, ma il vostro "gioco" nel turismo credo proprio d'averlo capito ... forse.
... continua ....

sabato 22 maggio 2010

Come dividere in due New York (Fifth Avenue)





La storia è di quelle che fanno sorridere, e nei bars della megalopoli americana producono qualche battuta di scherno, divertita ma talvolta seriosa.
Mi ha chiamato un caro amico italiano che lavora a New York dai tempi dei primi orologi a cucù per chiedermi cosa ne pensavo; il turismo d'altronde è il nostro lavoro e per entrambi un grandissimo amore .
Ma pensare che cosa?
La faccenda è semplice; un bontempone notte tempo ha diviso la trafficata Fifth Avenue di Manhattan, all’altezza tra la 22esima e la 23esima: da una parte, accanto alle vetrine, la scritta “tourists”, dall’altra, lato macchine, “new yorkers”.
Come a dire, a ciascuno la propria strada.
I turisti sono l’incubo degli abitanti di New York, soprattutto nelle ore di punta, e vale a dire quando chiudono gli uffici o per la pausa di pranzo.
Sono sempre di corsa e per non perdere la metropolitana, i newyorkesi sono obbligati a continui dribbling tra la folla; scatti, finte e contro finte, torsioni e un continuo avvolgimento su se stessi.
La linea, neanche a dirlo, non ha diviso solo il marciapiede, ma anche l’opinione pubblica.
C’è chi ci ha riso su e chi la vede come una proposta fattibile e tutt’altro che stravagante, altri invece no, l’hanno bocciata, ma di certo, l’iniziativa non è piaciuta all’amministrazione locale che ha dovuto far rimuovere le scritte.
Non solo, anche in altre strade di New York sono apparse, con gli stessi caratteri, le medesime scritte.
Naturalmente nella città a tolleranza zero è già cominciata la caccia al “bontempone”, uno spostato o perché no, un grande fantasioso.
Ma è sui blog americani e sul “Post” che è partita la “lotta” più accesa; commenti inorriditi di chi vede la linea come un tentativo di segregare i turisti, di renderli più riconoscibili o di marchiarli.
C’è da dire che non ne hanno bisogno perché si riconoscono già senza ombra di dubbio.
E altri che affermano l’utilità del fatto compiuto.
Chi avrà ragione?
Personalmente la cosa mi piace perché ha messo la Grande Mela di nuovo al centro del mondo; certamente una cosa di poco conto, ma c’è e se ne parla anche a Tokio, Londra, Parigi e via dicendo.
Una linea bianca ed il gioco è fatto, e per me il “bontempone” è, e resta un genio.
Mentre, se scoperto, sarebbe da pregare “pagando” di studiarne delle altre, naturalmente avvisando prima; in due o più si ragiona sempre meglio.
Vi ricordate la Fontana di Trevi colorata di rosso o le palline fatte rotolare a Roma da Trinità dei Monti fino a Piazza di Spagna e che hanno fatto il giro del globo?
E mentre il mondo ne parla, cosa vuoi che sia la spesa di quel danno, quando da noi addirittura prendiamo a martellate le opera d'arte, senza parlare di tutte le stupide scritte sui muri: viva di quà e abbasso di là; vita a questo o morte a quell'altro, ti amo, ti odio o nè l'uno nè l'altro; ma....chissenefrega.
Anzi, fossi sindaco di una città stipendierei qualcuno che pensi settimanalmente a ste cose; ma non lo sono e forse è meglio così.
Però sai che pubblicità anche il solo organizzare la giornata del ... ma no dai, non capirebbero mai.

giovedì 20 maggio 2010

Le mani sono fatte per benedire, Signore....ma i piedi? Niente di personale (parte 2a)





Chissà se il bravo "Don Camillo" intendesse usarli (i piedi) ben foderati da pesanti scarponi, per darli nel sedere a qualcuno, comunque....
....dov’eravamo rimasti; ah ecco, ai 10.000 “pretini” della Brambilla che dovranno andare a caccia di sprechi, di quegli stessi sperperi che sono già da tempo sotto gli occhi di tutti ma che, guarda caso, pochi “vedono”.
Che gli altri abbiano bisogno di un buon oculista, qualche sonora pacca sul sedere a mo di bimbo bizzarro o necessitino dell’intervento della magistratura?
Opto per la terza soluzione perché credo che solo una piccola parte venga denunciata, e quel poco è perché chi denuncia non rientra nel business, forse.
Infatti non si spiegano, almeno per me, moltissime cosette, come ad esempio, tanto per cominciare da quello degli esteri, la donazione di aerei che il Governo italiano volle fare alla Somalia e che le autorità locali rifiutarono chiedendone la rimozione.
Un diniego costato 110 milioni di cui 29 in interessi per l'affitto di hangar e spese varie.
Le cifre salgono in Senegal dove un piano di sviluppo da 25 miliardi ne costa 39 (13 per interessi e 1 per spese arbitrali) o ancora in Somalia dove un primo pagamento di 18 miliardi di lire a un consorzio viene effettuato, ma la ditta richiede una revisione dei prezzi che comporta un aggravio di spesa di 16 miliardi di cui 7 per la revisione e 9 per i soliti interessi.
E si potrebbe continuare con l'acquedotto dell'Angola costato un terzo in più rispetto al previsto per i ritardi nei pagamenti, con l'iniziativa di cooperazione e sviluppo in Camerun costata 6 miliardi sui 3 preventivati.
Sono soltanto briciole se si considera la già precedentemente narrata storia del mulino costruito in Guatemala il cui conto arrivò dal 1987 al giugno 2002 a 6,2 miliardi di lire (di cui 4 soltanto di interessi maturati in 15 anni), (per costruire le nostre autostrade, a differenza di altre nazioni, se ne spendono molti di più).
Ripeto, che tutta la spesa fu per un mulino; un semplice e banale mulino.
E questo è solo un breve riferimento ai 110 casi in cui è stato coinvolto il ministero degli Esteri nell'ambito di spese ingiustificate, anche legali, interessi maturati per mancati pagamenti e danni miliardari sborsati dallo Stato nella cooperazione allo sviluppo e gli aiuti ai paesi del Terzo Mondo.
Qualcosa evidentemente è andato storto nei rapporti fra lo Stato e le ditte operanti all'estero per costruire opere, vendere merce, offrire tecnologia e servizi.
Ma non è stato un caso, era la prassi.
Lo dimostrano gli atti giudiziari della Farnesina nei quali si vede uno Stato sommerso dalle vicende giudiziarie o arbitrali e costretto a risarcire denari che si sarebbero potuti risparmiare.
E se all'estero è più difficile scovarli, ecco che la responsabile del dicastero turistico durante una trasmissione televisiva, ha recentemente estratto il proprio cellulare affermando con enfasi e autostima di aver risparmiato quello di “spettanza dei Ministri”, guardandosi però bene dal dire, che non troppo tempo fa è costata alle casse dell’erario ben 530 euro per l’affitto di una Mercedes con autista per una sola giornata, e nonostante l’enormità del parco auto blu; bontà sua… e bontà nostra.
A proposito, le auto blu saranno sempre spettanza dei 10.000 a doverle contare?
Beh, in questo caso li voglio aiutare.
Nella classifica dei paesi che utilizzano le "auto blu" primeggia l’Italia con 626.760 seguita dagli USA con 72.000, Francia con 61.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 54.000, Turchia con 51.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 30.000, Grecia con 29.000 e Portogallo con 22.000.
Diggiamocelo, le malefatte si conoscono già, e vale a dire dai costi della politica a quelli delle caste, dalle spese delle consulenze a quelle della burocrazia, dagli stipendi ai burocrati a quelli dei manager pubblici, e poi l’incuria e l’improduttività del patrimonio pubblico, gli abusi ed i piccoli e grandi furti, i benefit, le agevolazioni ed i fannulloni che rubano lo stipendio.
Le doppie e triple pensioni e persino la cresta a piè di lista.
C’è una giungla di costi inutili ed esagerati e di sprechi che neanche una scure tagliente potrebbe spezzare.
Tagliare diventa una necessità, prima che ce lo impongano gli altri (Europa), e serve responsabilità, ora; ma non a parole o tanto per dire.
Si venga fuori dalle diatribe ideologiche: non c’è centrodestra o centrosinistra che tenga perché conta la volontà politica di chi ha le idee chiare, la determinazione necessaria e soprattutto il coraggio ... e non certo 10.000 “pretini”.
Con il risultato che questa probabilmente è solo una propaganda politica ... mal riuscita; anzi peggio, che poi è il risultato che sta dando al turismo.

mercoledì 19 maggio 2010

Niente di personale


Da qualche giorno sto andando fuori tema, ma se voglio seguire i problemi del turismo e quindi la Brambilla, devo obbligatoriamente svariare sulla P.A., finanza e di conseguenza anche la politica.

Lei è fatta così e ora si è studiata di istituire 10mila guardie antiscialacquamenti che previa iscrizione al PDL dovranno andare a caccia di sprechi.
Come a dire che gli altri, quelli senza la tessera del partito o i sinistri, non contano e non vedono un … pazzo, e di loro non c’è proprio bisogno.

Ma forse è più giusto dire che le … pazziate le vedono tutti, come è vero che la signora in rosso, di chioma per carità, forse ne dice un tanto al chilo o ce ne vende due al prezzo di tre, boh?
Ci narra inoltre che a questi farà seguito un comitato di esperti che provvederanno poi a fornire le soluzioni da applicare per sanare i difetti di gestione riscontrati.
Chissà chi saranno, ed è forse tutta propaganda politica in tempi non sospetti?
Invece io credo che se fermi il primo cretino, ma non il primo che incontri, intendo proprio il più cretino di tutti; ecco che questi ti saprà elencare una lista immensa di sperperi statali, o chiamali pure come vuoi, ma senza bisogno d’andare a cercare 10.000 “pretini” o spioni, salvatori di anime sporche.
Infatti se solo dovessimo mettere in fila tutte le “porcate” che abbiamo subito da questi galantuomini delle stanze dei bottoni, non basterebbero di certo le pagine della Treccani.

La mia denuncia è bi-partisan, tocca cioè tutti gli schieramenti (da sempre a oggi si sono avvicendati nei palazzi del potere; centro, centrosinistra, centrodestra e i governi tecnici) e non coinvolge direttamente solo i ministri ma soprattutto funzionari, per dirla con un eufemismo, poco attenti a risparmiare e anzi dediti a male amministrare il denaro pubblico. Anche le leggi ci hanno messo del loro: Leggi burocratiche assurde, controlli complessi ma inutili, appalti sbagliati, disinteresse che hanno generato un'alluvione di sprechi.
Un’Italia piccola piccola, corrotta, sprecona e cinica.
È questo l’inappellabile verdetto della Corte dei Conti, che in 150 pagine fotografa un paese allo sbando, un andazzo da basso impero o forse peggio.
Il Procuratore generale Mario Ristuccia dà conto di oltre 1000 sentenze di condanna emesse durante il 2009, di un incremento dei reati di concussione che supera il 153% e di un aumento delle denunce pari al 299%.

La responsabilità è delle pubbliche amministrazioni che “troppo spesso non attivano anticorpi interni”, ma più in generale di una corruzione che è diventata connotato caratteristico del bel Paese e che si è capillarmente diffusa, fino a penetrare nel dna collettivo.
Per questo il presidente della Corte, Tullio Lazzaro avverte: “ Il codice penale non basta più, la denuncia non basta più e ci vuole un ritorno all’etica da parte di tutti”.
L’occhio dei giudici sulla Pubblica Amministrazione rivela una corruzione dilagante.
Il Ministero dell’Interno, i comandi dei carabinieri e della Guardia di Finanza, solo nel periodo gennaio-novembre 2009 hanno denunciato 221 reati di corruzione, 219 di concussione e 1714 reati di abuso d’ufficio.
Grave è la mancanza di “anticorpi” contro le condotte illecite nella P.A. contro le condotte illecite individuali che causano “offuscamento dell’immagine dello stato” e “flessione della fiducia che la collettività ripone nelle amministrazioni”.

Mentre la crisi morde, in Italia si allunga l’elenco delle opere pubbliche “progettate e non appaltate, ovvero non completate e inutilizzabili per scorretta esecuzione”.
Le cause di questo fenomeno sono da annoverare “nella carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure di progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabili alle imprese committenti ed alle amministrazioni aggiudicatrici, carenti per inadeguatezza nei controlli tecnici e amministrativi”.
Le ammende comminate in quest’ultimo anno a fronte dei danni erariali derivati da attività contrattuale in Italia ammontano a ben 15 milioni di euro.

L’elenco degli sprechi edili non sembra conoscere fine e si segnala per varietà.
Fra gli immobili mai utilizzati, semi costruiti o chiusi poco dopo l’inaugurazione, ospedali, strade, palestre e addirittura un cimitero.
Si parte dal reparto di radioterapia di Sora, chiuso pochi giorni dopo la sua attivazione per arrivare al palasport di Piancavallo in Friuli, costruito nel 2003 e oggi diventato un ricettacolo di ragnatele e sporcizia.
Agli sprechi si aggiunge la “mala gestione”, evidente in “inefficienti e costosi programma di screening anti-tumorale” della regione Calabria, le “eccessive prescrizioni di farmaci” fino ad arrivare a “sconcertanti interventi chirurgici non necessari”.
Oltre 200 mila sono i falsi atti di riscossione nei confronti di evasori inventati da molte società concessionarie.
Un capitolo a parte è costituito dall'immenso caso dei prodotti della turbofinanza, sottoscritti da molti piccoli comuni della provincia italiana: dopo la crisi del 2007-2008 hanno subito un bagno colossale con la perdita del 50 per cento valore complessivo dei contratti.
Non mancano le consulenze, ovvero gli incarichi "illegittimamente conferiti" dalla pubblica amministrazione: dalla tabella allegata alla "Relazione" risulta che su 1.077 sentenze di primo grado il 5,7 per cento ha riguardato questa delicata materia.

A tutto questo si aggiunge la consapevole disobbedienza di chi decide di ignorare le leggi. Ad esempio la legge prevede che il 50 per cento dei ricavati dalle sanzioni per eccesso di velocità e divieto di sosta venga investito nella sicurezza stradale (dalle buche, alla segnaletica).
Ebbene sono sempre di più i Comuni che eludono questo limite e con i soldi delle multe aggiustano il bilancio. La Corte dei Conti mobilità le Sezioni regionali di controllo e fa quello che può: nel 2009 i controlli sui Comuni sono aumentati del 25 per cento e hanno colpito oltre 4.000 Municipi (la metà di quelli italiani).
La Corte può solo scrivere al sindaco ed invitarlo ad uniformarsi spontaneamente alle sue osservazioni.
Se non lo fa?
La Corte potrebbe inviare una segnalazione al ministro che potrebbe bloccare i fondi.
Ma finora non è mai successo.

Voi direte; che c’entra?
C'entra che mi sono stancato di sentire str…anezze.
Vedo in ogni momento della mia giornata quintalate di denaro nero; vedo le porcherie di chi specula illecitamente nel mercato finanziario; vedo gli uffici pubblici che non funzionano; vedo gravissimi sperperi di denaro pubblico; vedo la scuola che non insegna; vedo i ragazzi che si laureano e scrivono la tesi senza sapere l'italiano (altro che insegnarlo agli extracomunitari...); vedo i politici di un livello umano e professionale sotto qualsiasi soglia minima; vedo sporcizia in ogni angolo; faccio code insopportabili; subisco liste d'attesa da terzo mondo; vedo fannulloni che ingrassano e sprechi dappertutto.
Vedo patrimoni pubblici in stato decrepito che, un solo minuto dopo esser stati "privatizzati", hanno sperticati aumenti di valore.

Vedo treni indecenti, per pulizia e ritardi e autostrade inservibili a causa di montagne di traffico.
Vedo inciviltà a ogni passo che muovo.
Vedo i Tribunali che non funzionano e c'è da tremare a entrare in un Tribunale avendo ragione, perché vi sono fondate probabilità di uscirne avendo torto; e così c'è l'incentivo a impostare la propria vita beffando gli altri, perché è molto probabile che ti giudichino non colpevole.
Giù giù fino in fondo a quella che io ritengo la farsa più grande del mondo di sempre: la storia del mulino costruito in Guatemala il cui conto arrivò dal 1987 al giugno 2002 a 6,2 miliardi di lire (di cui 4 soltanto di interessi maturati in 15 anni), e che purtroppo ai più è sfuggita o non ricordano.
Roba da matti per un mulino.

E lei, la Brambilla, cosa fa’?
Chiama 10.000 “pretini” e s’inventa ministro delle finanze e della P.A. e trascura il turismo.
Ma forse è meglio così, almeno nel turismo non fa danno.
……continua.
Ah dimenticavo, a cosa servono Ministri, Sottosegretari, Presidenti, Sindaci, Assessori o le varie opposizioni regionali, provinciali e comunali, e che dire dell'associazioni, Enti, Sindacati e trovateli voi gli altri di questo bel bailamme, sennò io non la finisco più … e li chi ce l’ha messi?






10 things I don't like about italian tourism promotion




Every time I go to the UK or North America I come back thinking that, even if they don’t have a fraction of the tourist attractions we have in Italy, the difference is not so evident in the end, because they know how to make the best out of what they have. Tourism promotion and infrastructure in those countries is simply exceptional. The materials, the campaigns, the museums: everything is for the common people, and all the tourism businesses are equally promoted and enhanced.

For a discussion on the more democratic and less élitist attitude towards museums and culture in general, see this article on Tuscany Arts, the blog about art in Tuscany by the region tourism promotion team. Actually, I should say that the Regione Toscana represents a noticeable exception in the sad panorama of Italian tourism promotion: Tuscany is trying to fully exploit the visibility given by social networks through its “Voglio Vivere Così Social Media Team” and All Thing Tuscany.

But since I feel a bit grumpy today, and a brief Twitter exchange with two very interesting people, Andy Hayes (@andrewghayes) and Flip Florence (@FlipFlorence), inspired me, I’ll just list a few things I don’t like about Italian tourism promotion.

  1. I don’t like most official websites. I don’t find them attractive at all and they are rarely suitable to perform the function a tourism-related website should perform, i.e. attract the traveler, make him or her dream of the location, convey the spirit of the place. They are often very plain, graphically unappealing, too “crowded“, often old and dated in their look. Often, they work fine in Explorer but not in Firefox or Safari. They are usually not suitable to be browsed on mobile phones.
  2. Most recent articles on official tourism websites are only in Italian. Many sites don’t even bother having all the textual content translated. Therefore, it often happens that the most interesting and recent stuff on the home page does not have a corresponding version in the other languages of the website, which makes it impossible to use the information unless you want to take the time to translate it yourself. Some of the translations are really bad, clearly not done by professionals. I’ll never forget the title on the cover of the official Pisa tourism magazine that we distributed to over 200 participants in an important conference we had spent a year planning: it promoted the “51th Regatta” (Bad English 101).
  3. I find it upsetting and unacceptable that most official sites, including the national ENIT ITALIA one, do not include regularly-licensed self-catering accommodations: Case Vacanza. We pay the same taxes as hotels and other “strutture turistico-alberghiere”, and we go through the same amount of trouble to comply with all the safety and hospitality regulations and yet, vacation rentals are not even a category in the accommodation search on the website (whose navigation, by the way, is made up of two dreadful buttons named accommodation and accommodation 2).
  4. The promotional material is often useless. I remember the book that the Maremma tourism promotion distributed last year and which was full of completely useless stuff for the tourist and it was more suitable as a phone book than as a resource that accommodation facilities could make available to their guests. And it looked expensive too, in glossy paper, with a hard cover binder. Basically wasted money. The publications are often wordy, and boring. Guides to museums and monuments, or cities sound like lectures rather than entertainment, which is what tourism is for most people. The graphics once again are plain. I think the country lacks real communication professionals specifically trained for tourism communication.
  5. There is no coordination between the different entities in tourism promotion, and this results in a general confusion in which much energy is wasted to attain very poor results. The regional site and council has nothing (as far as I can see) to do with the local tourism councils (e.g. Terre di Siena – just redesigned, Maremma tourism council, Pisa Unica Terra, etc.), and with the “consorzi” (another Italian mystery… basically associations of private business owners who can get public money…), and the local tourism associations (associazioni turistico-culturali or ricreative) and pro-loco associations (village and town associations). The result is that there is no central database of events. There is no sharing of resources. If you want to know what’s going on in Tuscany you need to check 30 different sites, and most of the time you’ll have no idea of what’s going on, because the page is only in Italian.
  6. At the local level, which is what is most relevant for local tourism businesses, events are almost always planned at the very last minute, which is of absolutely no use if you work with foreign guests and want to use the events as a means to promote the area. We need the events planned and published at least 6 months in advance. And we need stuff that is good for both Italians and foreigners.
  7. Most of the promotion is always focused on the major “pull factors” of an area, that is on the most popular stuff. The stuff everybody already knows about. Even if I understand that you need the “hot spots” to attract people, you also need to promote the lesser-known destinations that are off-the-beaten-path for no good reason than not having been promoted well before. I remember Montalcino °before Brunello was Brunello”: the town was just as beautiful, the wine was just as good, but the marketing and advertising campaigns had not been nearly as effective. There are many other places that are just as beautiful as Montalcino or Cortona, just as well located, but which have not had that massive amount of money poured into promoting them, or a rich American writer who bought a house there and wrote 2 novels about it, or vampires saving mortal girls in their main squares. It should be the tourism councils’ job to promote the territory, and not the local Castello Banfi’s.
  8. Most of the initiatives promoted by local tourism councils involve some larger private business, which in the end is after its own profit. Consorzi are like that most of the time: they usually involve a bunch of desperate accommodation facility owners and a travel agency that manages their promotion and reservations. The larger the consorzio the smaller the visibility of the individual properties, yet the profits of the travel agency remain the same. Every year the local tourism council organizes seminars for the tourism business owners and every year the same large web agency gives a presentation, offers a free evaluation of your website and pours a bunch of professionally sounding words into non-web-savvy people’s ears (web 2.0, viral marketing, social networks, open websites, etc) and then tries to sell their services. Nobody needs to spend money for what they offer. The council should teach people how to do it themselves. Then, if they want, they can choose to pay someone to do it for them, but not without first knowing how easy it is. And ultimately I don’t understand how a public institution selects a private business to give it such overwhelming visibility. It doesn’t seem fair to all the other similar agencies, the local ones, that pour their money into the area and are never contacted to give presentations or offer suggestions. Another Italian mystery.
  9. I know that in international fairs some tourism promotion agencies offer free holidays and other free stuff. How do they decide who is to offer the free stuff (and hence to get all that publicity)? I’ve never been contacted once.
  10. The Italian government now offers “holiday vouchers” to low-income families. That is a good idea, because it creates opportunities for the tourism businesses and it improves the economy. I admit the first time I took a look at the website I was upset because it was not possible to sign up to be one of the places where you can spend the vouchers, and yet there were so many commercials about it, etc. Now they have reopened the subscriptions again, so that problem is solved. What’s not solved or fair is that if you accept holiday vouchers, in order to cash them you have to go to one of the branches of Banca San Paolo, you get reimbursed 45-60 days later and you have to pay 4% + VAT as a processing fee… Now, why in the world should I pay 4% + IVA for accepting vouchers?! If the State wants to give that money to Banca San Paolo it should come out of their pockets, not ours! Another Italian mystery.
Fonte: From Gloria: At home in Tuscany

martedì 18 maggio 2010

... quello li non capisce un ....(parte 1a)







E’ sicuramente la frase che più abbiamo ascoltato e detto nella vita: "quello lì non capisce un …" e qui alla fine ogni regione mette il suo sostantivo preferito; mazza, fava, tubo, e tanti altri più o meno scurrili; quando ce vò, ce vò.
Quindi non raccontiamoci frottole, non abbiamo una grande considerazione degli altri e di occasioni per dirlo, ne abbiamo giornalmente a iosa.
Però quando cerchiamo un albergo e vogliamo sapere se "gli altri" ne pensano bene, riprendiamo la stima nei “mona” e ci affidiamo alle loro recensioni su internet; vale a dire gli stessi di cui poco prima ne raccontavamo le gesta non certo molto edotte.
Qualcosa non va e il cerchio non quadra.
Ma vediamo il perché.
Sono circa 9,2 milioni i contatti mensili (300.000 al giorno) per il solo TripAdvisor, che di questi “consigli” ne è il campione nel mondo, mentre è ormai è un fatto conclamato che il revisore possa essere facilmente aggirato per pubblicare recensioni false: gli utenti possono scrivere ciò che vogliono sugli alberghi senza che nessuno verifichi che abbiano effettivamente soggiornato nella struttura recensita, mentre i proprietari di hotel possono farsi la guerra gettando fango l’uno sull’altro, o scrivendo recensioni positive a proprio favore.
Loro (TripAdvisor) dicono che la stragrande maggioranza delle valutazioni sono autentiche e obiettive, oltre che essere scritte da utenti reali, mentre sono impossibili delle violazioni grazie a dei sistemi tenuti segreti proprio per evitare tentativi di aggirare i criteri di valutazione delle strutture turistiche.
L'azienda dispone infatti di politiche volte a eliminare le sospette recensioni, le schermate scritte prima di essere pubblicate, e utilizza strumenti automatizzati per individuare i tentativi di corrompere il sistema.
Però alla fine della storia ti dicono che gli utenti possono segnalare le recensioni che reputano come non attendibili.
Ma come, tutto questo ambaradan di controlli, controllini, algoritmi, eccetera eccetera, e poi hanno bisogno del cliente per eventuali segnalazioni?
?
Poi, a far allegra compagnia a quelli di prima, i “mona” per intenderci, ci sono i "mona e per di più deficienti", in altre parole i clienti che ricattano l’albergatore per ricevere delle agevolazioni, sconti o chissà che, previa menzione di scrivere delle pessime recensioni sul web.
Beh, se vi fidate di gente così, allora anche voi non capite un …. mettetela voi la parola nel vostro dialetto, per me è un “belin” che sta bene con “mona”.

lunedì 17 maggio 2010

Neanche bravi a mangiare






In questa fregnaccia simil politica che stiamo attraversando, e mantenendomi sempre abbastanza informato su quello che accade all’estero, sia per curiosità, come per conservare quel poco sulla conoscenza delle lingue straniere, sono arrivato al dunque che siamo proprio mal messi rispetto alla concorrenza.
Tutto fa, e a rimetterci è anche il turismo; ed è per questo che mi girano che sembrano pale di un ventilatore.
Al diavolo il malaffare, al diavolo la corruzione e al diavolo voi che dalle stanze dei bottoni ci fate ri-ri-ri-cadere (periodico) nel ridicolo.
La solita storia italiana.
Non ne faccio una questione politica, infatti ho più volte scritto che non m’interessa; tanto cambia ben poco se c’è uno o c’è l’altro, ma ne faccio una faccenda d’immagine.
La nostra, e scusate se è poco.
La responsabilità originale di chi comanda è di non selezionare a dovere chi gli sta appresso e scegliere una classe dirigente opportuna.
Infatti, chi tende a glorificarsi, trascura che oltre agli eventuali galantuomini, ci sia anche gentaglia senza scrupoli e senza qualità.
Certo, la tragedia della politica è che i migliori ben se ne guardano di addentrarsi in questo ingranaggio per poi essere travolti o sputtanati.
E il dramma aggiuntivo è che spesso le anime buone e belle sono incapaci di governare, non hanno senso pratico; ci vuole tenacia, fegato per imbarcarsi in certe imprese o gestire delle cose pesanti; e spesso i caratteri forti e tenaci che invece sanno gestirle, sono senza scrupoli.
Un bel casino che va prontamente ripulito.
Come?
Lancio tre criteri ed una proposta.
1° Esaminare i politici uno per uno e chiedervi cosa resta di loro quando togliete la carica che coprono.
Se non resta niente non valgono niente e buttateli via.
Non farete altro che rimpinguare ancor più la banda dei nullafacenti; che male vuoi che sia, ce né sono già tanti.
2° Riaprite le classe dirigenti a chi pensa, a chi è motivato e a chi ha passione politica; e se non ci sono e trovate solo quelli che si nascondono dietro l’ossequio al capo, allora la cosa è sospetta e pericolosa; cercatene altri che non siano sempre “gli amici” o “amici degli amici” e via dicendo.
Il terzo criterio è di genere; aprite di più la politica alle donne, sono più attente, più meticolose, più oneste col denaro pubblico (per ora).
Magari usano la seduzione, a volte il sesso, ma le donne non sono quasi mai coinvolte in casi di corruzione e tangenti.
Fate spazio a loro, non per la stupidità delle quote rosa, ma perché risultano meno inclini al malaffare.
Infine la proposta regina.
Puntate a dimezzare il personale politico perché c’è o ci dovrebbe essere un limite alla presa per il “fondo” nei nostri confronti; in altri Paesi ne bastano cento e non quasi mille come da noi.
Volontari in politica a volontà, ma incarichi retribuiti dimezzati.
Dimezzate il Parlamento, dimezzate gli enti locali, dimezzate i consigli, le presidenze, le authority.
E nel dimezzare giocoforza si dovrà adottare una selezione.
Basta con le cariche dettate da precedenti favori; maremma maiala, usate veramente la meritocrazia.
Ci state?
Siete pronti a sobbarcarvi una riforma così ambiziosa e tosta, con tanti effetti collaterali?
Se la fate, riacquisterete fiducia, e la totale speranza del popolo; e chi si riconoscerà in questa battaglia politica e civile, sarà spinto più dal riconoscimento pubblico che da una casa a prezzi sospetti, una ristrutturazione a gratis o un conto in banca all’estero.
Per quel che vale, vi sosterrò se intraprenderete sul serio questa riforma, qualunque sia il colore del vostro partito, in caso contrario continuerò a spargere “sentenze” contro questo sistema di cacca.
In primis il turismo.

Che bello se la crisi spazzasse via il turismo







Spigolando tra notizie in taglio basso di Repubblica, leggo che la crisi sta mettendo in crisi il turismo, in Grecia per ora, ma penso ovunque.
Era ora, non se ne può più di vedere in giro per il mondo turisti rompipalle.
In Italia frotte di culi e pance sfatti infilati in improbabili costumini da turista daltonico, fette polverose in orride birkenstock, cappellini da baseball e macchine fotografiche.
Non se ne può più neanche all’estero, dove si trovano italiani dappertutto a fare caciara, dalla Grande muraglia, dove campeggia un livornesissimo Pisa merda, alla Terra del Fuoco, dove mi dicono ne esista un’altro.

Io che ho viaggiato moltissimo per lavoro in posti improbabili ho sempre trovato gruppetti di italiani quarantenni in vagabondaggio.
A Riga cercavano gnocca bionda, giovane e quasi gratis, ma nei fiordi norvegesi? Sesso con le orche?
Così spero fallisca anche la Ryan Air, che invade con i suoi torpedoni volanti anche il tuo giardino di casa se lo dipingi da pista di atterraggio, scaricando frotte di boat people in movimento secondo il costo del biglietto.
Così spero nell’estinzione del rito delle vacanze esotiche in posti schifosissimi.
Ma cheap e trash, dove si concentrano nugoli di sfigati.
Bello… forse tutto questo finirà.
Ma la cosa che più mi farebbe sollazzare sarebbe la rimozione dell’allevatrice di trote in autoreggenti per mancanza di turisti.

Ah, dimenticavo… non è che la Trota padana è frutto di un esperimento genetico nei vasconi da riproduzione della Brambilla?

Fonte: da un esule di Front Page

venerdì 14 maggio 2010

Gli schiacciatori NON parlano dell'alzata, la risolvono


E’ un destino, un vero goffo destino (…..) che i “professionisti” del turismo nazionale siano come un metronomo; una sciocchezza al tic, un’altra al tac, e poi di nuovo al tic e al tac, tic tac, tic tac.
Va subito detto che questo accanimento del fato non è certo causa nostra; lì qualcuno ce l’ha messi e ci tocca a sorbirli.
Ma qualcosa va fatto.
Comunque in attesa, nonché (ahimè) fiducia, che questi signori trovino al più presto delle altre destinazioni il più lontano possibile da questo comparto, naturalmente inteso a livello direttivo, vi leggo il tic, vale a dire l’ennesima sciocchezza a cui farà seguito il tac, quella di rimando.
Non sia mai detto che si limitino a fornircene una sola alla volta.
Forse in tutto questo c'entra o forse no, ma Bernabò Bocca, il Presidente di Federalberghi, dichiara che il mese di aprile ha fatto registrare una imprevista battuta d’arresto di arrivi e presenze alberghiere rispetto allo stesso periodo del 2009, che purtroppo lascia intendere come la ripartenza del comparto sia ancora sottoposta agli umori ed alle turbolenze del mercato, e il dato è di un calo del 1,7% per il recente mese di aprile.
Ma lo stesso, poco più di un mese fa, dichiarava in occasione delle festività pasquali (sempre aprile), che l’incremento si attestava su valori del +8% (?) sia in presenze che in giro d’affari.
Naturalmente i dati vengono confermati da tutti, Brambilla compresa; anzi....
Beh, a questo punto la cosa suona più come una presa per i fondelli, se calcoliamo che l’anno scorso c’hanno fatto due cose tonde così, coll’affermare giornalmente del calo dei prezzi, e addirittura a due cifre percentuali per molte realtà ricettive.
Questo porta alla logica sull’impossibilità che sia le presenze che il giro d’affari aumentino di pari passo (8%).
Tac.
In 4 (quattro) mesi, dicono, sono andati “sfumati” il 16,2% dei lavoratori occupati a tempo indeterminato e il 7,3% di quelli a tempo determinato, e questo indipendentemente dal fatto che due (febbraio e marzo) dei primi tre mesi dell’anno hanno fatto registrare un segno positivo in fatto di presenze.
La razionalità di questa cosa è da interpretare in una sola ottica per l’eventuale soluzione e che è intuibile dal video (sopra) del buon Velasco, che praticamente sta a dire che ognuno dovrebbe occuparsi solo ed esclusivamente dei fatti suoi, ed eventualmente cercare di risolverlo qualche problema anzichè darli, ma qui in Italia la maggior parte dei Guru sanno tutto di tutto e su tutto.
Bisognerebbe capire se sono in grado di usare il comprendonio ogni tanto ma dubito fortemente, e piuttosto che richiedere (ennesimo) il tavolo di confronto con le parti interessate: Imprese, Sindacati ed Esecutivo, mi chiedo se non sia meglio che se ne vadano a casa, nessuno escluso:
In altre parole tutti i responsabili rappresentanti delle imprese, sindacati e dell’esecutivo che nonostante si riuniscano e si sentano più di due fidanzatini che si amano alla follia, non riescono a trovare quelle soluzioni che gli operatori si aspettano. I risultati sono ben in mostra.
Sempre che non vengano sostituiti dai “soliti raccomandati” di buona speranza o, vabbè fate voi che ben capite; si sa come vanno le cose qui in Italia.
Tic tac, tic tac, tic tac.....


Video "copiato" dalla Roberta Milano

giovedì 13 maggio 2010

Mi dispiace, ma io so io, e voi non siete .....


Gira che ti rigira, l’argomento nazional generale è sempre lo stesso: corruzione e favori.
Come può andare bene se chi comanda lì c'è per meriti ai più sconosciuti?
Infatti la maggior parte dei posti più prestigiosi e di responsabilità, naturalmente quelli che ti permettono un miglior stipendio, sono ad appannaggio del nepotismo.
Un quid per quel tanto, o un tanto a quel poco.
E puoi scrivere o leggere i libri che vuoi (Casta o non casta); passano due giorni e nulla cambia, mentre sui quotidiani si legge di tutto e di più.
Dai favori ricambiati alla mafia e derivati, dallo scambio di voti al ladrocinio e chi più ne ha più ne metta; la lista è molto lunga.
Scusate la brutalità della semplificazione, ma il succo è questo.
Nel turismo forse è anche peggio; sono appunto ormai quarant’anni che sento dire e leggo le stesse cose, e i risultati si vedono, ma quello che mi rende più idrofobo è che nel mentre molti sono sempre gli stessi e non hanno mai prodotto proprio un bel niente, quelli nuovi vengono eletti un tanto al chilo, per le ragioni che ho detto di sopra.
Amicizie e via dicendo che formano il parassita di turno.
Colui che vive protetto e beato, mentre altri lavorano, sudano, si entusiasmano e tentano con onestà di svolgere al meglio la loro funzione ripagando la collettività.
Lui invece gode di un lascia passare che gli consente ozio, scarsa produttività e impegno, ma anche di ottenere titoli e onori, che a sua volta “omaggerà” ai sempre presenti “lecca qualcosa” e nuove prebende.
E la storia continua.
Se si moltiplicano per ogni ente, ogni università, ogni ufficio di regione, provincia e comune, eccetera eccetera, i numeri di questi protetti incapaci, avremo la mappa dell’inefficienza e del familismo che affligge un’Italia che cade a pezzi.
Ed è per questo motivo che ormai sono a migliaia i giovani che se ne vanno, e molto spesso sono i migliori; quelli che non accettano di "leccare" perchè la capacità professionale preferiscono dimostrarla sul lavoro, che su altre discutibile cose.
La loro fuga crea un danno al Paese che su di loro ha investito con la scuola, mentre sarà una manna per il Paese straniero che avrà un ricavo e i benefici del loro sapere e talento.
Senza ricerca, innovazione, merito, non c’è sviluppo e una nazione è destinata a scendere impoverita nel precipizio delle classifiche mondiali.
Meritocrazia è la parola in voga in questo momento e sono tanti i politici che ne parlano nei loro programmi: peccato però che poi siano gli stessi che continuano a raccomandare gli amici , gli amici degli amici, i portaborse, in un giro infernale e malato che distrugge la nostra povera Italia.
Ma vai a dirglielo, ti potrebbero rispondere anche così: Mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un ...... (video sopra).

mercoledì 12 maggio 2010

E va....e va


E’ dai tempi della Berta che filava che i politici (ma non solo), per togliersi dagli impicci, usano l’espressione: “io non sono andato bene ma gli altri hanno fatto anche peggio”.
Ora non ricordo quando ha vissuto la Berta, ma sicuramente questa forma di salvaguardia alle proprie responsabilità e al non saper fare di meglio, è alquanto datata e probabilmente è anche antecedente alla mia infanzia, ahimè, non certo di ieri.
Quindi è già da un po’ che ci fanno due cose così con ste str...anezze.
Passano gli anni, decadi e secoli ma la solfa non cambia, e Cutrufo, il Mauro vicesindaco di Roma, ci cade, o forse ricade.
Forse sarebbe meglio che usassero il proprio tempo per cercare di migliorare e non per parlare un tanto al chilo.
Infatti in merito al turismo capitolino dichiara: “Roma chiude il 2009 con un -1.3 % a fronte di importanti perdite delle altre capitali europee, il -9 di Londra, il -8 di Parigi, il -16 di Vienna, oltre che rispetto alle altre città d’arte italiane”; etteppareva!
Balle, e quel ch’è peggio, sempre le stesse …le solite balle che ci arrivano da ogni mena d'Italia (pochi esclusi).
Mentre qualcuno, i più ben intenzionati, quelli “riconoscenti” o gli stolti, prima o poi, correranno il rischio di crederci.
Balle, perché Novelli, il pari grado francese della Brambilla, ha appena emesso per Parigi (- 4%), mentre da Vienna giunge un -3,8%; e questi dati provengono dai loro rispettivi livelli record del 2008, come a dire che praticamente è stata una patta rispetto agli anni anteriori.
Delle altre non ho voglia e tempo per cercarne l'autenticità, tanto si sa che probabilmente sono sbagliate.
E Roma (?); lasciamo perdere ch’è meglio.
Qui non si capisce più niente o forse è opportuno dire che sono “questi” signori a non comprendere che i paragoni con le altre capitali sono improponibili.
Primo perché Parigi è visitata annualmente da 16 milioni, Londra da 15 e Roma “solo” da 6 (sei); quindi come si può comparare delle realtà turistiche letteralmente diverse sotto l’aspetto organizzativo, qualitativo e di quantità?
Lo stesso Louvre (8,5 milioni) ed il British Museum (5,4 milioni) fanno ciascuno più turisti di Roma; roba che se per caso avessero loro la città eterna, statene certi che non sarebbe seconda a nessuno.
Altre parrocchie e soprattutto altra farina, mentre da noi danno sempre dei numeri; quelli dei tempi di Berta che filava, ma che non se li fila più nessuno.

domenica 9 maggio 2010

Please, tell me why...


E’ passato poco più di un anno dalla nascita del blog, e sono 340 i “pezzi” scritti sulle disgrazie del turismo nostrano, ma oggi mi prendo una piccola pausa.
L’ho deciso perché girovagando sul web mi sono imbattuto in un video che, senza dire altro sull’imbecillità umana, mi ha molto colpito.
Non sono cose nuove, per carità, ma l’autore o l’autrice ha saputo brillantemente metterle in maniera chiara e sintetica.
Poche parole scritte con l’aggiunta di immagini che rendono l’idea di quanto noi siamo…pensatela voi la parolina più giusta.
E riflettendoci bene, un nesso col turismo in verità c'è, poiché un Paese “normale” queste cose non le fa, e tutto viene a vantaggio di questo settore.
Un momento, non sto dicendo che qui avviene, sto solo affermando che non sia giusto che abbiano luogo in qualsiasi parte del mondo.
Da qui non ho/abbiamo mai lesinato “randellate” a destra e a manca ai grandi pseudo professionisti che ci hanno fatto disperatamente retrocedere nelle classifiche internazionali.
E che pur disponendo della nazione più bella del mondo … eccetera, eccetera.
Né tantomeno le ho/abbiamo risparmiate a quelli che credono che qui si voglia solo criticare per questioni di fede politica o da chissà che cosa d’altro.
Tutte balle, nel turismo gli unici colori ammessi non sono quelli politici, ma i colori della natura.
“Tutto sbagliato tutto da rifare” ha sempre, e ripeto sempre, dato dei consigli facilmente evincibili per i “veri” professionisti di questo comparto, e le “critiche” sono state denunciate a solo e unico scopo di bene; diciamo, per imparare; noi e voi.
E la stessa cosa si verifica in questo eccezionale video, a mo di critica costruttiva, affinché non accada mai più.
Fino là dove posso/possiamo, perchè anche dal poco qualcosa si fa.

venerdì 7 maggio 2010

Roma val bene una Messa




Da queste pagine ho fatto più volte professione d’amore (imprenditoriale, per carità, mia moglie Antonella può stare tranquilla) per chi, oltre alle parole d’innovazione turistica, dà anche un seguito coi fatti.
Fino ad ora tante belle parole, ma di quello che poi hanno prodotto, forse è meglio lasciar perdere.
D'aldronde il fare è il nostro punto debole a differenza del dire, dove siamo da sempre, i campioni indiscussi del mondo.
Comunque continuo ad informarmi nella speranza che qualcosa cambi anche “se si sa” che con questa gente, chi vive sperando muore…., ma non m’arrendo (non è nella mia indole) e leggo che il vice di Alemanno, Mauro Cutrufo, dichiara che dal 2012, a Roma, inaugureranno una serie di turismi: golfista, diportista, crocerista, dei convegnisti, fieristico e dei parchi a tema.
Cavolo, un gran bel “parlare” e sono completamente in accordo con lui, però subito mi sovviene un grande problema; il traffico a Roma.
Oddio, cercare d’incrementare il turismo a Roma è cosa buona e giusta e da qui spesso l’ho scritto, ma pensare di risolvere il tutto con una sola dichiarazione d’intenti; beh, questa è un’altra.
Anche perché la previsione immagino sia quella di fornire una buona organizzazione in prospettiva delle Olimpiadi del 2020.
Della situazione attuale del traffico romano ne siamo tutti a conoscenza, anche di chi, come me, vive in un’altra città, ma il pensare che per risolvere il problema del traffico tra gli interventi da effettuare ci siano solo la riorganizzazione del trasporto pubblico, il potenziamento: della rete tranviaria, metropolitana, servizi ferroviario e parcheggi di scambio per 2,7 milioni di abitanti; beh, forse qualcosa ci manca.
E non saranno certo due nuovi sottopassi (Castel Sant'Angelo e all'Ara Pacis) elencati nel programma "Roma libera dal traffico" del 28 settembre scorso, né tantomeno un ponte sul Tevere fra Ostiense e Fermi e la riunificazione di Villa Pamphili e qualcos’altro a risolvere i gravosi problemi che un incremento dei turisti, in percentuale del 30%, dovrebbero dare.
Credo invece che il Cutrufo, o chi per lui, debba necessariamente fare qualche viaggetto (di lavoro), diciamo a Barcellona, Londra e Parigi, tanto per iniziare, e guardarsi un po’ in giro; strade e parcheggi sotterranei, Congestion Charge, e tante altre belle cosine che siano eventualmente da ricopiare.
Chissà se però avranno voglia d’imparare o sanno invece già tutto?
Ah dimenticavo, la qualità; perché a Roma, come in Italia, non è che per i turisti ce ne sia poi troppa.
A meno che non sia quella "regalata" un tanto al chilo, come ho già più volte detto.

mercoledì 5 maggio 2010

Gente allegra, il ciel l'aiuta




Bisognerebbe sapere se “lassù”, l’allegria è considerata alla stessa stregua del ridere; eh si, perché se è vero che “alla gente allegra il ciel l’aiuta”, oggi dovrei essere molto assistito a causa del ridere che mi son fatto.
Ma vediamo il perché.
Circa un anno fa nasceva, per volere della ministra al turismo (sottosegretario ai quei tempi), il Comitato Ministeriale dei 21, per la Razionalizzazione della Formazione Turistica e la Promozione della Cultura dell’Ospitalità nel nostro Paese, capitanata da Armando Peres.
Già all’atto dell’informativa avevo scritto che non sarebbe cambiato proprio un bel niente e da quello che leggo dopo 12 mesi; beh, forse non mi ero sbagliato di molto.
Anzi, probabilmente anche peggio di come pensavo.
Comunque, per farla in breve, dopo un anno di riunioni e “duro” lavoro, i risultati sono questi: Manuela De Carlo – “le nostre università formano prevalentemente comunicatori ed esperti di marketing, laddove il mercato del lavoro richiede per la massima parte addetti alle attività commerciali e nei servizi” -; Alessandro Capocchi – “il turismo ha bisogno non solo di manager, ma anche di professionisti dei mestieri”; Antonio Colombo – “la formazione resta essenziale, perché per vincere la sfida della competitività il sistema Italia, perdente sulla politica dei prezzi, può giocarsi solo la carta della qualità”.

Ma no, veramente?

Oltre al ridere, mi viene anche il dubbio se sia necessario un anno di “massiccio” lavoro per dare delle novità così, e che probabilmente erano già nei pensieri dei garibaldini nel tratto tra Quarto e Marsala, ben 150anni fa; tanto per ricordare l’unità d’Italia.
Tuttavia continuo nella lettura e…l’Alessandro Capocchi, lo stesso di prima, continua con - “possiamo fare formazione semplicemente camminando per le strade delle nostre città, tutti vorrebbero venire in Italia a studiare turismo” -.
A parte che non risulta che molti abbiamo intrapreso il viaggio per venire ad imparare il turismo in Italia, appare chiaro l’opposto, considerato il come sono classificate le nostre scuole/università a livello mondiale.
Infine, dove ha vissuto, l’esimio professore, se da sempre siamo internazionalmente carenti in qualità?
O forse intende dare come formazione, i cattivi esempi che noi quotidianamente senza vergogna regaliamo, vale a dire in senso negativo e per poter pronunciare: non fate quello che vedete e tantomeno quell’altro.
In questo caso: vabbé!
E’ l’Italia, Luciano, e non ci puoi far niente.
L’Italia libera di “creare” milioni di nuovi comunicatori di marketing, ma manco uno laddove serve di più.
Vent’anni dopo l’hanno capito, mentre 12 mesi di periodiche riunioni per mezzo di una Commissione composta da 21 esimii maestri, hanno portato all'atteso annuncio come una grande innovazione, mentre le altre nazioni lo fanno da secoli.
…..uno schiaffo alla logica, e che cosa vuoi che migliori o che gli studenti potranno mai imparare con gente così; anzi!
E ridendo, m'incazzo.

martedì 4 maggio 2010

Oggi quì, domani là





La storia, neanche a dirlo, è sempre la stessa e assume dei contorni sempre più fantascientifici, come roba di un altro pianeta.
Eh si, perché noi italiani i turisti, senza distinzione tra i nazionali e quelli esteri, li prendiamo davvero a calci nel didietro.
E poco importa che ci portino tanti bei soldini e ci forniscano annualmente di decine, decine e decine di miliardi di euro che ci girovagano nelle tasche solo ed esclusivamente per merito loro.
Noi al massimo ci diamo da fare solo per raccontarcela un pò e li trattiamo come carne avariata, mentre cerchiamo in tutti i modi di disfarcene nel modo più celere.
Manco li porci.
Ma l’Italia è bella, e anche per noi italiani come si fa a non vederla o girarla almeno una volta?
Un po’ di qui un po’ di là, e poi spendiamo.
Però li sborsiamo male, perché anche se parli la stessa lingua ma non quel dialetto, ti ritrovi in altre città, paesi o borghi a pagare dei conti che neanche t’immagini; figurati poi se sei uno straniero.
E a niente serve che nelle convention, riunioni, meeting e quant’altro si parli sempre di come vendere il nostro bel prodotto mentre giornalmente balziamo ai disonori della cronaca, dopo i perenni “facciamo finta di niente” che portano a delle brutte situazioni che non hanno pari nel mondo.
Come una sciocchezza è il spargere, un tanto al chilo, i premi di qualità.
L’ultima, ma probabilmente mentre la scrivo già delle altre ne verranno di nuove, è quella dell’accoglienza riservata a Ischia per il 1° di maggio ai turisti nostrani e a quelli stranieri e della situazione creatasi presso il pontile degli arrivi e partenze.
La stagione dei grandi esodi sta cominciando e quindi quale miglior occasione per far vedere che siamo bravi…si, bravi nel danneggiarci.
Ma un momento, non parlo di un paesino sperduto chissà dove, che già di per se stesso sarebbe un bel danno, ma di un’isola incastonata in uno dei Golfi più belli del mondo.
E del mondo qualcosa ne so.
Strutture di legno vetuste, impianti antincendio abbandonati a se stessi, toilette chiuse da sempre e, ciliegina sulla torta, panchine rotte e divelte nonché ammassate in un angolo circondate da un nastro rosso e bianco quasi fossero deposte in una discarica di rifiuti.
Poco più in là, altre con marmi spaccati e pronte a sprofondare, mentre, seduto sopra, un anziano turista è in attesa di imbarcarsi da circa tre ore.
Aliscafi strapieni oltre il consentito e passeggeri costretti a repentine corse da uno all’altro per non si sa bene che cosa.
Un gran bel vedere e la classica figura di “merda” a cui seguiranno (se ci saranno) le “scuse” con le attenuanti più fantastiche ed irreali; sempre le stesse che daranno le responsabilità a questo o a quell’altro e l’eterna futile e logorroica discolpa nella burocrazia.
Politica, istituzioni, associazioni, industria, sindacati, enti, scuola-università, eccetera, eccetera; andate a ramengo, non è così che si lavora per il bene del proprio Paese.

lunedì 3 maggio 2010

Quello che conta è la poltrona





Ci sono cose che solo a pensarle fanno venire i brividi.
L’Italia, checchesenedica, è un Paese a trazione turistica, ed è inutile menare il can per l’aia con discorsi sulla fattibilità monetaria nazionale dei "soliti" altri settori; se ci si arriva a questo benedetto 20% d’incidenza sul Pil, le cose son fatte.
Poche frottole, turismo e terziario!
E poco m’importa se questo (20%) ultimamente l’ha detto Silvio,Tizio, Caio o Sempronio; l’ho sto dicendo da oltre 30anni.
Ma se ascoltiamo le causali del rinnovamento per traghettarci a questo successo da parte dei “professionisti” del settore, ecco che ci arrivano ininterrottamente le stesse litanie, le medesime cose che non produrranno mai niente….a noi.
A loro non si sa, ma qualche idea ce l’ho.
Mentre se hai la disgrazia di parlare o discuterne con “loro” (per mia fortuna in Italia non più), quelli che non capiscono una mazza sono sempre gli altri, e lo dicono da quei pulpiti che chissà perché sono posti ben al disopra di dove ci cammina uno normale; sono tanto in alto che a volte non riesci neanche a sentirli.
Che dopotutto non è neanche un gran male.
Basta questo per capire chi veramente non ne capisce un’acca mentre diventa facile capire il come lì ci si possano trovare.
Però non è di “questi” che vi voglio parlare ma di una storia trovata sul web che penso raggruppi quasi tutti i problemi della classe dirigenziale italiana, nessuno escluso, e del vecchio “cariatidale” modo di “supposte” soluzioni; a loro le soluzioni, per noi le supposte.
Politica, associazioni, industria, sindacati, enti, scuola-università, eccetera, eccetera; "forse" uniti come i ladri di Pisa che il giorno litigavano e la notte andavano a rubare insieme.
Comunque…..
Luca ha 31 anni e ne ha abbastanza di tutto.
Ha concluso giornalismo e comunicazione sociale all’università di Roma La Sapienza, e oggi per 600 euro più mance prepara caffè e vende cornetti in un bar in via Cipro, vicino il Vaticano.
“Sei anni dopo gli studi sono al punto di partenza, non ho un lavoro fisso, sono in miseria e abito di nuovo coi miei genitori, e per giunta la mia ragazza mi ha lasciato.
Da 5 anni mettevamo da parte dei soldi (pochi) per il matrimonio e i possibili futuri figli, dato che non c’era nulla ad ostacolarci.”
Luca ha finito gli studi col punteggio di 108 su 110, ovvero eccellente.
Ha offerto i suoi servizi a media, uffici stampa, università; è stato in agenzie di lavoro e ha inviato più di 100 offerte, non ricevendo alcuna risposta.
Dopo sei mesi, grazie a conoscenze del padre, lo hanno preso per uno stage in un quotidiano romano, ma del contratto promesso non se n’è fatto niente.
Per guadagnare qualcosa è andato in un call center di una rete mobile, dove durante le vacanze aveva lavorato da studente.
Per 800 euro al mese, sulla base di un contratto part-time che si poteva rescindere in ogni momento, convinceva i clienti della concorrenza a passare ad un’altra.
La successiva offerta di lavoro venne da un intermediario e lo presero per uno stage di 6 mesi a 900 euro con la carica di… segretario, ma nonostante le promesse non gli rinnovarono il contratto. Tornò al call center e la storia si ripeté tre volte.
Dopo altri stage di 6 mesi a 450 euro al mese, al momento di firmare il contratto di lavoro promesso, gli mostrarono la porta, assumendo al suo posto il successivo stagista.
Quando iniziarono a convincere il padre, operaio di una grande azienda edile, ad andare anticipatamente in pensione, questi acconsentì ma a condizione che assumessero Luca e a tempo indeterminato.
In realtà, dopo sei mesi di un lavoro che nulla aveva a che vedere con gli studi compiuti, ottenne un contratto di un anno a 1200 euro al mese. Insieme alla ragazza presero in affitto un’abitazione e si fecero una vacanza.
Quando tornarono, risultò che dei Cinesi avevano rilevato la ditta e Luca cadde vittima dei licenziamenti, perché li esonerarono in base all’anzianità.
Non c’era modo di mantenere l’abitazione e dunque ritornò dai genitori.
La ragazza lo lasciò, al call center non c’era più posto e dunque adesso lavora in nero, servendo caffè in via Cipro. Ma in primavera inizierà una nuova vita; a Londra.
Luca non è sfortunato né imbranato, mentre in una situazione simile (anche peggio) si trovano quasi 3 milioni di Italiani ed Italiane dai 20 ai 35 anni.
Non di rado hanno un’istruzione alta ma nonostante la qualifica, sforzi e lavoro pesante non possono trovare l’assunzione ad un posto fisso e una paga decorosa.
Questo non permette loro di gestire da soli la propria vita, di formarsi una famiglia e pianificare per il futuro, quindi nella maggior parte dei casi abitano con i genitori o in coabitazione con altri. Parlano di loro come della “generazione 1000 euro”, poiché non guadagnano di più.
Troppo per morire, troppo poco per vivere.
Le ambizioni e i piani di vita dei giovani laureati Italiani s’infrangono contro pareti di vetro.
Degli oltre 150 mila giovani che ogni anno terminano gli studi in Italia, il 53% ad un anno dalla laurea non trova lavoro, e quasi il 44%, passati 3 anni, ancora non possiede un posto fisso.
Inoltre, a 5 anni dalla conclusione degli studi, il 15% lavora di continuo saltuariamente e per pochi soldi.
Questo non vuol dire che il mercato sia saturo di laureati, perché in Italia la percentuale di persone con diploma di laurea è di appena l’11.4 % dei lavoratori, a fronte di una media nei paesi OCSE del 25% .
Un caso emblematico, descritto in dicembre da tutta la stampa italiana, è quello della trentaduenne Barbara Foglieni.
Ha concluso Biotecnologie e Microbiologia ed ha scoperto una pericolosa variante del virus dell’AIDS, ovvero HIV-1, poiché non rilevata dagli attuali test.
Invitata a conferenze e congressi dalle università di USA e Gran Bretagna, in Italia non ha un posto fisso.
Lavora con il solito contratto a termine, presso l’ospedale di Lecco, a 1000 euro al mese e in marzo sarà senza lavoro e ovviamente vuole andare all’estero.
Una storia italiana e il turismo in questa storia c’entra, eccome se c’entra; vi ricordate l'incidenza di quel 20% del Pil?