domenica 20 febbraio 2011

Sono andato alla BIT ma ho visto "solo" Milano

Ho passato due giorni alla BIT di Milano e a parte le “due bocce così” (forse l'ho visto troppo in fretta) che mi son fatto nel girare quei padiglioni colmi di cose viste, riviste e straviste (a meno che non mi sia scappato qualcosa), il peggio, è stato l’ascoltare i “professoroni” di turno che si complimentavano a vicenda o si auto eleggevano a campioni del mondo.
Ma anche in questo caso, niente di nuovo, e poi l’immaginavo già.
Però quello che m’ha fatto più incazzare (tra me e me) è l’aver visto i presenti che applaudivano o annuivano consenzienti a qualsiasi cosa che i relatori dicevano.
Nessuna espressione di dubbio e né tantomeno un aggrottamento di sopraciglia per cose che … ma che è!
Niente di male, per carità, ma presumo, anzi ne sono certo, che quello che ho sentito in quella occasione dai “saggi del turismo nostrano”, siano cose risapute e strarisapute da tutti; almeno spero, perché altrimenti (per loro e fors’anche per noi) sarebbe meglio che tentino di cambiar mestiere.
Un po’ come proferire a dei studenti di scienze geografiche che la capitale d’Italia è Roma.
Sai gli applausi dei laureandi e quanta gioia negli occhi per aver finalmente tolto loro questo dubbio datato e amletico?
Comunque non è di questi che vi voglio parlare ma del fatto che, mettendomi nei panni del turista, mi sono fatto un giretto per godermi qualsiasi cambiamento o miglioria che ho visto e confrontato nel tempo.
A proposito, da un pezzo ormai, ovunque vada, mi trovo a considerare con rinnovato stupore, come il mio Paese sia il più bello del mondo.
Il più bello che abbia mai visto; quasi avessi occhi nuovi e nuovi entusiasmi, quasi il rivedere acuisse le facoltà della meraviglia.
Potrei sbagliarmi, ma suppongo di poter spiegare la cosa così: aver imparato negli anni a voler bene al mio Paese.
Una relazione affettiva, uno sguardo che sicuramente ha a che fare con la mia esperienza maturata in tantissimi anni in giro per il mondo lavorando nel turismo, ma che mantiene una pura e semplice intimità.
Forse sono più fortunato di altri perché la “forzata” lontananza ha acuito in me l’amore per l’Italia, e quindi ne ho più fame di altri; forse perché il mio stupendo mestiere mi ha portato e mi porta sempre a cercare l’innovazione … vabbeh, è difficile spiegarlo e di conseguenza anche capirlo.
Oserei dire che sono entrato in intimità con il BelPaese, e ho imparato, con la forza che ha in sé l’intelligenza dei sentimenti, a volergli così bene da comprenderne e fare mia tutta la bellezza che riesco ad incontrare; quella che a un estraneo è preclusa perché troppo interiore e priva di intenzioni di appariscenza.
Tutta la bellezza e, naturalmente, tutta la bruttezza (vedi “professoroni” alla BIT) che vivo con altrettanta familiare intimità.
Quando si vuol bene a qualcuno o a qualcosa, si vive con pari meraviglia e partecipazione il bello e il brutto che ce ne viene.
Dunque con questo spirito di intimità benevolente ho usato i miei scampoli di tempo libero girovagando per Milano e dintorni.
E mi è piaciuta.
Ho visto delle migliorie, ho dormito in un posto accogliente e pulito, ho mangiato benissimo così come nello stesso modo ho bevuto; e ho pagato il giusto.
Ho fatto visita in molti alberghi e ho richiesto il depliant del posto; in quei pochi minuti mi piace vedere, capire ed imparare … a volte.
E sono rimasto abbastanza contento dell’accoglienza e della professionalità ricevuta.
Mia moglie dice che sono fortunato a scegliere sempre dei luoghi o dei posti che ci soddisfano appieno, ma so che lo fa apposta per far si che possa spiegarle il perché ho avuto quella scelta; lei ci si diverte a sentire il dettaglio di questo mio amore per il turismo.
Infatti, fuori da qualsiasi ristorante, albergo o anche all’approssimarsi di qualsiasi paesino, ci sono dei chiari segni che mi diranno se lì ci si sta bene o no.
A volte anche la pulizia di un’aiuola, l’erba ben tagliata (e subito raccolta senza aspettare che lo faccia il vento) in quella strada di campagna, montagna o pianura; la tinteggiatura vecchia o nuova delle strisce pedonali, le luci stradali o il palo del bus piegato o tamponato da tempo da un’auto distratta (vedi ruggine), e moltissimissime altre cose che ormai sono inserite profondamente nei file della mia mente, e inattacabili a qualsiasi virus.
Ma anche queste sono cose difficili da spiegare e non tutti le vedono con la giusta criticità (vedi amministratori comunali, provinciali e regionali).
E sono contento così … BIT e “professoroni” a parte.

3 commenti:

sergio cusumano ha detto...

erto che se i 'professoroni' amassero il turismo e l'Italia come l'ami tu ....... indiscutibilmente andrebbe meglio.
Complimenti Luciano.

Anonimo ha detto...

Dott. Ardoino esiste qualcosa che le va bene
:-)

Luciano Ardoino ha detto...

@Anonimo

Sssccccchhhh, lo faccio apposta per svegliarli.
;-)