mercoledì 2 marzo 2011

Etiamsi omnes, ego non (Anche se tutti, io no)

Caro Massimiliano,

c’è un bar a Genova dove all’esterno il proprietario ha deposto un bel raccoglitore di carta.
Le sue dimensioni sono abbastanza evidenti, infatti il diametro della circonferenza è approssimativamente 40 cm., mentre l’altezza ne è di circa 80, ed è situato sulla destra, non appena al di fuori della porta d’accesso.
Invece svoltando a sinistra, il Comune ha fissato, su di un palo della segnaletica stradale e a non più di un metro dal bar, un contenitore tipo standard; sai quelli di plastica verde che si trovano in ogni dove nella nostra cara città?
Ebbene, ci fosse uno (è un modo di dire) che inserisca in quei contenitori lo scontrino ricevuto per la consumazione appena fatta e pagata.
No, non c’è niente da fare, alcuni vengono accartocciati e il conseguente appallottolamento (e non solo) va sempre a finire per terra.
Altri vengono lanciati a mò di figurine, un po’ come si faceva con quelli dei calciatori quando eravamo in tenera età; lanci per arrivare il più vicino possibile al muro per poter vincere la mano col concorrente di turno.
Ricordi?
C’è anche chi tenta un canestro facile facile, ma anche qui (al massimo) la pallottola di carta picchia sul bordo, ricade all’indietro, per poi fare la stessa fine di quelli di prima; che iella.
E pensare che era più semplice farlo che sbagliarlo quel canestro.
Ma d’altronde non siamo mai stati dei grandi campioni nella pallacanestro in questa città.
E mai chi, preso da rimorso, si chini a raccoglierlo per poi tentare una maggiore fortuna con un nuovo colpo.
Segue invece una botta di “vaffa” all’indirizzo dell’incolpevole bigliettino poiché reo di non aver autonomamente centrato l’agevole bersaglio.
Ma guarda tu, questo pezzo di carta com’è scemo, sembrano dire le espressioni facciali dei mancati pivot!
Il risultato di questa gara di basket te lo lascio immaginare, ma ancor più lo si potrebbe evincere attraverso un’eventuale intervista agli operatori ecologici della zona.
E poi ci sono quelli, i più meglio assai molto dove tanto sembra anche poco, che alla guida dell’auto, dopo essersi soffiati il naso col fazzoletto di carta e abbassando il finestrino, armati di un non certo nonscialans da grande attore consumato, te lo schiaffano sull’asfalto come se fosse il posto più idoneo e giusto.
Beh, di questi non uso aggettivi, anche perché sul vocabolario una parola sufficientemente scurrile per definirli non c’è; al massimo potrei usarne qualcuna in fijiano, ma stai sicuro che se ne esiste uno solo che qui lo capisce, beh, quello di certo capita proprio a me.
Infatti prova a dirgli: “scusi le è caduto qualcosa”, anche in lingua italiana nonché educatamente; che di rimando … vabbeh, m’hai già capito!
Che dire poi dei chewingum?
Quelli sputati con tali parabole che non è concesso emularne la traiettoria neanche all’obice più grande e perfetto, e a far da pavimento chiazzato da tutte le parti, appiccicati sotto le sedie, i tavolini dei bars o a far da decoro alle colonne delle vie più belle della città?
Per non parlare degli escrementi dei cani lasciati per terra come paletti in una gara di sci, che fanno diventare i marciapiedi proprio uno slalom di m…., dove al massimo ci si può consolare col vecchio detto.
Quello che dice che se per caso ne calpesti una, ebbene questa ti porterà per un po’ di fortuna; e dove nel caso, il buon viandante preferisce di molto la sfiga.
Caro Massimiliano, e poi volgiamo o vogliamo il turismo?
Manco li cani!

P.S.: Ah, le cicche poi ....

Con stima

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