domenica 25 marzo 2012

Marco Doria Sindaco di Genova ? Per amor del cielo, Dio ce ne liberi e scampi di nuove tasse ! E sul suo programma della città, la parola turismo è completamente assente.


Ho aspettato perché ben pochi dei candidati sindaci di questa città aveva uno straccio di programma, poi una volta usciti li ho esaminati attentamente, li ho letti e riletti (si sa mai che scappi qualcosa), li ho studiati sulla fattibilità (non faccio altro da quarant’anni) e li ho di conseguenza abbinati alla teoria dell’income monetario.
Ogni pur piccola città (e per ora Genova non lo è ancora, ma se continua così tra non molto lo diventerà), infatti … persi 250.000 abitanti negli ultimi trent’anni … deve innanzi tutto pensare a come far entrare nelle tasche dei cittadini e di conseguenza nelle casse comunali, le “palanche”.
E la stessa cosa succede in ogni famiglia, nell’industria ed in qualsiasi commercio.

Come diavolo fai a programmare il vestito nuovo per il tal figlio, le scarpe per l’altra/o, il corso di piano o di lingua inglese per prepararlo nel miglior modo alla sua futura vita secondo le loro scelte e preferenze, o anche la sola uscita (gita domenicale) per andare a mangiare una pizza in allegria con gli amici più cari eccetera eccetera, se non hai un cencio di lavoro (income monetario) che ti possa permettere anche queste semplici cose?
Non contiamoci balle per cortesia.

E’ pur sempre bello parlare di sociale, di lavoro ai giovani, di sostentamento agli indigenti e ai poveri, oppure che riparerai alle disastrose gestioni comunali precedenti (Genova ha circa un miliardo e mezzo di milioni di debiti che comportano una spesa di decine a flotte di milioni d'euro annui di interessi) se non “programmi” un belin di niente?
E le strade che fanno schifo, i giardini pubblici che sono diventati luoghi di defecazioni canine che se riesci a vedere ogni tanto il suolo stradale è già buona cosa (si fa per dire ma l’è quasi così).
Per non parlare poi di tutte quelle altre cosette (o forse l’è meglio dire “cosone” o addirittura "casino" ?) che rendono questa città a malapena vivibile e ai margini di qualsivoglia logica.
Burocrazia, delinquenza, amministrazione e bla bla bla che non ti permettono altro che il quotidiano incazzamento e un continuo tira a campà nella speranza del “io speriamo che me la cavo”.

Ed è per quello che ogni anno 11.000 giovani cercano fortuna in altri lidi e di conseguenza portano via i cosiddetti da Genova.

E allora eccomi qua a ripetere per l’ennesima volta di quel benedetto “TURISMO” che è l’unica fonte per toglierci dalla cacca.
Altre città mondiali l’hanno fatto, ci sono ampiamente riuscite e si sono riscattate, mentre noi, niente, non ne parliamo nemmeno.
Il comparto che sullo stesso suolo nazionale è quello che incide di più nelle entrate erariali; che da una maggiore percentuale di lavoro rispetto ad altri settori; che … che … che … permette il sorgere di nuove aziende atte al suo indotto.

E se vai sul sito di Marco Doria, dove lui dice d’aver scritto tutto il programma di questa città nel qual caso ne divinti il futuro Sindaco, la parola turismo non esiste, non c’è, nisba, niet, nulla, nada, nothing, rien de rien …

Ma come “razzo” ve lo devo dire?
E come “razzo” spera questo “professorone” di sistemare le cose se nel programma non includi quest’essenziale pianificazione?
Come lo paghi il sociale?
Come aggiusti le strade, come sistemi questo o quell’altro, eh?

Alzando le tasse, neh?
Che è poi la cosa che dice ripetutamente e probabilmente l’unica che a questi punti presumo lui sappia fare!

Come a dire che se ti servono dei soldi per andare a mangiare la pizza, per comprare le scarpe a tua figlia o per pagarci la loro lezione d’inglese … tu li chiedi (per obbligo di legge) ai condomini del tuo caseggiato.
E poi quando ne avranno bisogno loro, che cosa fanno, li chiedono a te?
E tu che “razzo” gli dai se già non li avevi neanche prima?

O forse dirà che "per caso" s'è dimenticato d'inserirlo nel suo programma ... il turismo?
E allora perchè non s'è dimenticato di dire che aumenterà le tasse?
Ma per piacere!

E allora nella speranza che queste nuove tasse trovino deposito nella rumenta, ve lo rispiego ancora una volta, prendendo come spunto un brano da Pure Tourism che sostiene le mie identiche cose, ma le sa scrivere meglio.

Il turismo è un valore aggiunto importante all’economia di una città, di una regione e quindi di tutto un Paese.
Di conseguenza lo sviluppo di questo settore può essere determinante al miglioramento delle condizioni esistenti in un luogo.
Ma, come già spesso sottolineato, non è solo un fattore economico, ma molto di più.
Non a caso esso viene studiato sotto più punti di vista (economico, sociale, geografico, psicologico etc…).
Diciamo subito una cosa: non esiste Paese al mondo che non abbia un potenziale turistico.
Com’è ben noto il turismo può essere di tipo culturale, eno-gastronomico, sportivo, di divertimento, naturale, congressuale e via dicendo.
Inoltre può essere ulteriormente promosso anche da eventi, festival, spettacoli, fiere…; insomma vi sono tanti motivi per fare turismo e tanti modi per promuoverlo.
Vi sono poi anche casi in cui il turismo è stato completamente creato grazie ad attrazioni artificiali, come ad esempio è ciò che è stato fatto a Las Vegas.
E’ quindi chiaro che lo sviluppo del Turismo è praticamente possibile ovunque (anche a Genova).

Partendo dal punto di vista Economico il Turismo gioca un ruolo importante nel contribuire alla crescita economica, creare posti di lavoro, aumentare la produttività e il reddito.
Inoltre esso è un punto chiave anche nella questione diversificazione.
Per diversificazione si intende la presenza di più beni e/o servizi prodotti e offerti.
La diversificazione è molto importante in quanto permette di ampliare la propria economia.
Per rendere più chiaro il concetto facciamo un esempio: Se abbiamo un Paese “X” che vive esclusivamente di agricoltura, esso si troverà in enorme difficoltà nel caso in cui in un anno, a causa di qualche motivo come condizioni meteo particolarmente sfavorevoli, la produzione calerà in modo rilevante.
Ma se questo Paese producesse anche altri prodotti o servizi, riuscirebbe sicuramente a resistere meglio, pur avendo ricevuto un duro colpo.
Possiamo anche prendere come esempio l’immagine presente all’inizio di questo post: immaginiamo che ogni sfera sia un settore dell’economia.
Se una di queste sfere scivola via, ne restano comunque tutte le altre.
Ma se invece di tante sfere ve ne fosse solamente una e questa scivolasse via, non ne rimarrebbe nessuna. Ogni sfera aggiunta contribuisce alla diversificazione.
Va da se che più l’economia è diversificata e più il sistema risulta essere, almeno in parte, “protetto”.
Il turismo quindi può contribuire, a volte in modo importante, alla diversificazione.
Questo concetto può poi anche estendersi al settore turistico stesso, ossia diversificando a sua volta i servizi e sviluppando più forme di turismo nello stesso Paese.
Andando ancora più in profondità a sua volta le stesse strutture ricettive, ad esempio, possono attuare strategie di diversificazione dei loro servizi.

Perchè il turismo genera benefici?
I turisti spendono il loro denaro in una grande varietà di beni e servizi e quindi per trasporti, alloggi, divertimenti, musei, vitto e altri ancora: si tratta di entrate che, se non vi fosse il turismo, non si verificherebbero.
Vi sono diverse analisi per valutare il turismo in questi termini:

Analisi degli impatti economici:
Sono delle analisi sui flussi di spesa connessi all’attività turistica al fine di identificare i cambiamenti nelle vendite, nelle entrate fiscali, reddito e posti di lavoro in una regione. Possono essere utilizzate diverse metodologie come analisi input-output, modelli economici, moltiplicatore ( approfondimento più avanti), e analisi di altri dati.

Analisi di impatto fiscale:
Mette in relazione le entrate governative, sotto forma di tasse, imposte dirette e altre forme legate al turismo, e i costi necessari al sostentamento di servizi e infrastrutture e le stime dei ricavi e dei costi degli enti locali che esplicano questi servizi.

Analisi della domanda
Serve per avere una stima sul tipo e sul numero dei visitatori.

Analisi dei Costi-benefici:
Questo modello serve per indicare le politica più corretta da seguire, o meglio, la più efficiente in prospettiva di un aumento del benessere sociale, tenendo conto sia dei valori monetari che quelli non-monetari.
Ciò sta a significare che non si valutano solo i flussi finanziari, ma i costi e i benefici in senso lato, relativi a tutta la collettività. In tale situazione si cerca di valutare in termini monetari tutti gli svantaggi (costi) e tutti i vantaggi (benefici) che l’investimento arreca alla popolazione interessata.

Valutazione Impatto Ambientale:
Un valutazione di impatto ambientale cerca di prevedere l’impatto di una determinata azione sull’ambiente, compresi i cambiamenti sociali, culturali, economici ed anche
su sistemi biologici, fisici ed ecologici.
Ulteriori info qui.
Và anche detto che spesso le analisi dell’impatto economico forniscono prospettive unilaterali sugli impatti del turismo, tendendo a sottolineare i benefici che questo apporta o apporterà. Dall’altro lato le analisi ambientali, sociali e culturali tenderanno a concentrarsi di più sugli aspetti negativi.

Lo studio degli Impatti economici servono sopratutto per avere dei dati, e quindi per:
-scoprire come i turisti spendono.
-determinare gli impatti del turismo sulle vendite delle imprese locali.
-scoprire quanto reddito genera il  turismo per le famiglie dell’area di riferimento e per le imprese.
-misurare il numero di posti di lavoro sostenuti dall’industria del turismo.
-calcolare l’importo delle entrate fiscali generate dal turismo.

Il turismo ha una varietà di impatti economici. I Turisti contribuiscono alle vendite, ai profitti, alla creazione di posti di lavoro, alle entrate fiscali e al reddito di una destinazione. Alcuni settori del turismo, come alloggi, ristorazione, trasporti, divertimenti e il commercio al dettaglio possono essere considerati primari, pochè sono direttamente colpiti dal turismo, mentre la maggior parte degli altri settori sono colpiti da effetti secondari.

Principalmente gli impatti economici sono definiti da:
-effetti diretti, indiretti e indotti.
-dispersione della spesa
-effetti di spiazzamento e costi-opprtunità.

Effetti Diretti, Indiretti e Indotti:
La spesa turistica ha un effetto a catena, nel senso che il suo effetto si propaga dal settore turistico al resto dell’economia.
Si parla di effetto diretto quando si prendono in considerazione quelle aziende che ricevono direttamente la spesa turistica.
Come già sottolineato precedentemente stiamo parlando di ristoranti, alberghi etc…
Nello specifico il valore dell’effetto diretto è dato dal valore della spesa turistica meno il valore delle importazioni necessarie a fornire quei beni e/o servizi.
Ad esempio, un aumento del numero di turisti che pernottano negli hotel  aumentarà le vendite in questo settore (effetto diretto).
A loro volta, però, queste aziende dovranno rivogersi ad altre aziende per il funzionamento dell’attività stessa.
E quindi un’impresa turistica dovrà rivolgersi a costruttori ( ad esempio un Hotel avrà bisogno di interventi allo stabile, riparazioni o costruzione totale), avvocati, commercialisti, fornitori di cibo e bevande, energia elettrica e via discorrendo, i quali, a loro volta, si rivolgeranno ad altri fornitori continuando il processo.
Questo giro di spesa viene chiamato effetto indiretto.
Per essere più chiari: gli effetti indiretti sono i cambiamenti di produzione derivanti dai vari cicli di ri-spesa delle entrate del settore turistico nelle industrie collegate ad esse (ad esempio industrie fornitrici di prodotti e servizi per alberghi).
Cambiamenti di vendite, posti di lavoro e di reddito nel settore della fornitura e pulizia di biancheria, per esempio, rappresentano gli effetti indiretti di cambiamenti nelle vendite negli hotel. Inoltre grazie ai giri di spesa diretti ed indiretti, si avrà un accumulo di reddito per i residenti locali, sotto forma di rendite, salari, interessi e profitti che rappresentano gli effetti indotti.
La somma di tutti e tre gli effetti andrà a determinare l’impatto economico del turismo in una destinazione.
Un cambiamento della spesa turistica può, quindi, interessare praticamente ogni settore dell’economia a causa degli effetti appena descritti.

Dispersione della spesa al di fuori dell’economia locale:
Vi sono, però, anche alcuni altri fattori da considerare.
Ad esempio se per il soddisfacimento della domanda turistica vi è bisogno di altro personale, potrebbe verificarsi una “migrazione” di lavoratori da un settore ad un altro, il che può portare al rischio, sopratutto in caso di scarsa occupazione, di abbandono di alcuni altri settori, come agricoltura, pesca o altro a favore dello sviluppo dell’attività turistica oltre che al potenziale spostamento di individui da zone rurali, che perdono lavoratori, a zone urbane che divengono soggette a pressioni aggiuntive poichè devono soddisfare un maggior numero di residenti ( e quindi maggiori infrastrutture pubbliche).
Vi sono quindi dei costi-opportunità da valutare attentamente. Inoltre si può verificare il fenomeno di dispersione: ciò si verifica quando si necessita di personale specializzato non presente nella popolazione locale.
In questo caso probabilmente sarà necessario importare professionisti non residenti nella destinazione con conseguente dispersione di reddito, poichè questi potranno trasferire reddito nel loro Paese.

Effetto di spiazzamento:
Un altro effetto è il cosiddetto effetto di spiazzamento, ossia quando si verifica lo sviluppo di un’attività a discapito di un’altra attività. Se in una data destinazione vi è una struttura ricettiva che risponde e soddisfa tutta la domanda, creare un’altra struttura avrà l’effetto di ridurre le vendite nella prima struttura senza che si verifichi un aumento della domanda.

Il moltiplicatore
Il moltiplicatore si basa sul concetto che un’impresa, per operare e vendere i propri prodotti, deve effettuare acquisti da altre imprese operanti nell’economia locale.
Queste imprese, o anche fornitori, a loro volta necessitano di acquisti da altre imprese e così via.
Si basa quindi sul principio di interdipendenza.
Come già scritto precedentemente, una variazione della spesa turistica determinerà una variazione dei livelli di produzione di un’economia, dei redditi, dell’occupazione, delle entrate pubbliche. Il moltiplicatore è il rapporto di due variazioni: variazione di una variabile economica come ad esempio il livello del reddito e la variazione della spesa turistica.
Ci sarà quindi un valore per cui si deve moltiplicare la variazione iniziale della spesa turistica per stimare la variazione totale del livello del reddito (nel caso del reddito).
Vi sono diversi tipi di moltiplicatore (del reddito, produzione, entrate pubbliche,vendite, occupazione) e metodologie e la loro interpretazione, spesso, ha creato non poca confusione.

Gli approcci metodologici, dei quali non riporto i dettagli, sono fondamentalmente quattro:
-modelli della teoria di base,
-moltiplicatore keynesiano
-modelli ad hoc
-analisi input-output

Il turismo quindi può apportare molti benefici se correttamente sviluppato, può portare valuta pregiata, occupazione, reddito, investimenti e permette una diversificazione dell’economia.
Oltre agi aspetti economici esso implica anche impatti sociali e culturali che possono essere sia positivi che negativi.
Il tutto dovrebbe (o meglio…deve!) poi essere attentamente sviluppato con criteri di sostenibilità per permettere la fruizione di una destinazione senza comprometterne l’ambiente nel suo complesso.








6 commenti:

Zena ha detto...

E' chiaro che anche il professore sarà manovrato dall'alto.
Era già partito con il -no- deciso alla Gronda ma dopo che Burlando gli ha fatto capire che forse era meglio cambiare opinione, Doria ha detto che la questione è da rivedere.
più chiaro di così si muore.

E parla solo di tasse che aumenteranno con lui.

vinc ha detto...

Si vede che i soldi li vuol far entrare con delle nuove sale da giochi.

Anonimo ha detto...

Il turismo è un valore aggiunto importante all’economia di una città, di una regione e quindi di tutto un Paese. Di conseguenza lo sviluppo di questo settore può essere determinante al miglioramento delle condizioni esistenti in un luogo. Ma, come già spesso sottolineato, non è solo un fattore economico, ma molto di più. Non a caso esso viene studiato sotto più punti di vista (economico, sociale, geografico, psicologico etc…).

Pino ha detto...

Mi auguro che i genovesi aprano gli occhi e non si fidino anche della -nuova stagione- del Doria dopo aver conosciuto quella della Vincenzi, del Pericu e dei predecessori.
Una città che è destinata allo sfasccio se continuerà a credere a babbo natale.

Ho appena letto che l'idv per appoggiarlo vuole la carica di vice sindaco e se non la ricevono sono augelli acidi.

Il genovese non legge queste cose?

B. C. ha detto...

@anonimo

Se i genovesi leggessero quelle cose non voterebbero di certo Marco Doria che per il momento [finge ???] di non accettare.

vinc ha detto...

Intendevo la questione delle sale giochi col punto interrogativo naturalmente ????????