venerdì 4 maggio 2012

Gli statali inefficienti ci costano 73 miliardi all'anno e, solo suggerimenti intelligenti per piacere (turismo compreso)


Non è dato sapere, e chissà se mai lo sarà, se quei quarantamila “suggerimenti per i tagli” pervenuti via web ad Enrico Bondi, non siano stati in fondo delle frasi sul tipo “ma che state a dì?”, “siete voi che maneggiate il denaro e venite a dirci che ignorate il modo per non sprecarlo?”, il periodico e italiota bla bla bla inconsistente, o addirittura delle offese “velate”.
Di certo quell’una che frap1964 ha inviato nel form del sito governativo non appartiene a nessuna di queste mie supposizioni.
Ed è questa qua!

Accorpamento di CBN e PromuoviItalia in ENIT

Accorpare PromuoviItalia (società partecipata 100% ENIT) e il neonato Convention Bureau Nazionale (società partecipata di PromuoviItalia) in ENIT. Risparmio immediato per 8 consiglieri CdA, 6 revisori dei Conti, 2 direttori generali. Le medesime funzioni possono essere svolte nell'ambito di ENIT.
Si otterrebbe inoltre una pianta organica in ENIT non più sottodimensionata rispetto a quella attuale.
Da valutare infine se trasformare ENIT in SpA, possibilmente con DG qualcuno che abbia oggettiva esperienza pluriennale pregressa nel settore, visto che il neo-presidente del CdA, di recentissima nomina, non ne ha alcuna.

Poi se qualcuno si prende la briga di estrapolare dettagliatamente gli in/out monetari che l’accorpamento produrrebbe, ci fa cosa graditissima.

Ma ben più importante sarebbe calcolare il risparmio/guadagno che detto genererebbe attraverso una conduzione certamente più omogenea e professionale.
Diciamo pure come una dimensione amministrativa privata, va.

Infatti questi signori si sono “accorti” (prima no?) che se il pubblico fosse stato amministrato come il privato, la spesa sarebbe più bassa di 73 miliardi di euro all’anno.
Quindi di circa dieci punti percentuali in meno rispetto ai livelli attuali.

In poche ciance, calcolando in circa 2.000 miliardi il nostro debito pubblico, e una buona gestione statale negli ultimi trent’anni, ci troveremmo ora con un bel “ZERO” di debiti.
Beh, fate voi il che cosa vorrebbe dire.

Il nodo della spending review presentata da Piero Giarda lunedì scorso è, in gran parte, dentro questo dato che il ministro considera comunque il frutto di una tendenza «strutturale».
Inevitabile, quindi.
Fatto sta che «i costi di produzione dei servizi pubblici sono cresciuti nel tempo molto più rapidamente dei costi di produzione dei beni di consumo privati».
Nel 2010, appunto, la distanza tra i due mondi è misurabile in 73 miliardi di euro.
Negli anni, non si è fatto molto per ridurla. «Il differenziale di costo - osserva Giarda nella relazione - già esistente nel 1980 - è aumentato nei trenta anni successivi, fino al 2010, del 28,8% con una media di svantaggio annuo pari a 0,8%, una misura del costo della inferiorità tecnologica del settore pubblico».
In sostanza, mentre il privato si attrezzava e migliorava i processi di produzione, il pubblico restava labour intensive.
Troppi dipendenti.
Questo il ministro non lo dice, ma osserva come, fatti salvi alcuni servizi, come l’istruzione dove «non ci potrà mai essere il tasso di progresso tecnico o di innovazione tecnologica che caratterizza la produzione di computer», è «certamente vero che la pubblica amministrazione non è il veicolo istituzionale più favorevole alle innovazioni dei processi.
La conseguenza di questo stato di arretratezza è la necessità di continui aumenti di prezzo imposti alla collettività, ovvero l’aumento della pressione tributaria».
Quanto il problema stia a cuore agli italiani è dimostrato dal boom di segnalazioni di sprechi via internet arrivate al governo.
A due giorni dall’apertura del form nel sito dell’esecutivo sono stati circa 40mila. Uno ogni quattro secondi.
Unico caso trapelato ieri quello di una statua da 186mila euro per abbellire il Palazzo di giustizia di Treviso.
Ancora non è dato sapere cosa farà il governo di questa e delle altre segnalazioni.
Per il momento l’attenzione è concentrata altrove.
Ad esempio sul come saranno utilizzati i risparmi futuri della revisione della spesa pubblica, in particolare quando entrerà nel vivo il lavoro di Enrico Bondi.

Giarda nella relazione alla spending review sostiene che deve essere «al servizio» della riduzione delle tasse. «Per alleviare le condizioni di vita dei soggetti in condizioni di difficoltà economica e con la speranza che l’idea di un avvio della riduzione del prelievo tributario possa segnalare all’economia l’avvicinarsi di una stagione meno grave».
Ma ieri, dal ministero dell’Economia, è arrivato un segnale che va nella direzione opposta. Il sottosegretario Vieri Ceriani ha spiegato che «non c’è un nesso preciso tra i tagli alla spesa e l’aumento dell’Iva».
Pochi giorni fa era stato Palazzo Chigi a spiegare che i risparmi della spesa potrebbero fare evitare l’aumento di due punti percentuali dell’imposta su beni e servizi di ottobre. L’uscita di Ceriani, molto vicino al premier Mario Monti, fa pensare che, come minimo, il governo intende avere le mani libere.
I 4-5 miliardi di risparmi attesi, potrebbero servire a tappare il disavanzo. O a compensare entrate dell’Imu nel caso si rivelino inferiori rispetto alle attese. Nessuna buona nuova nemmeno sulla nuova Ici.

E se questi dati sono veritieri, mentre niente e nessuno può dirne l’opposto, ci sarebbe stato il problema di dove la si metteva tutta sta gente, giusto?
Intendo tutti quelli in sovrappiù nella macchina statale, che però senza debiti … sai quante opportunità “industriali” ci sarebbero state?

E bravo frap1964!


7 commenti:

vinc ha detto...

Alea iacta est..........
Acta est fabula...........

sergio cusumano ha detto...

Impara l'italiano prima di scrivere in latino


:-P

Anonimo ha detto...

“Le indagini espletate – continua il Riesame – hanno consentito di accertare che il Guazzaloca nel settembre-ottobre 2004, in occasione di uno degli incontri occasionali avuti con Piero Gnudi, allora presidente di Enel spa (e attuale Ministro per il Turismo e per lo Sport, ndr), gli aveva chiesto di ‘fargli fare qualcosa’, avendo terminato il mandato di sindaco di Bologna. Gnudi – al quale Paolo Scaroni, allora amministratore delegato di Enel spa, aveva chiesto il nominativo di una persona per l’incarico di presidente di Leasys spa – aveva quindi indicato l’indagato, al quale aveva chiesto di trasmettere un curriculum e fatto presente che l’incarico che avrebbe ricevuto sarebbe durato pochi mesi in quanto Enel spa aveva maturato la decisione di dismettere la partecipazione in Leasys”. Una versione quest’ultima che trova conferma in altre deposizioni rese davanti ai magistrati.

“Non si comprende quindi – concludono i giudici – in che modo l’incarico in oggetto possa essere ritenuto la contropartita che lo stesso gruppo Fiat abbia voluto riconoscere al Guazzaloca per la sua condotta nell’ambito della vicenda Civis. Non è emerso che il Guazzaloca si sia rivolto a esponenti del gruppo in oggetto per ottenere un incarico successivamente alla fine del suo mandato di sindaco di Bologna, è pacifico invece che il prevenuto si è rivolto a Piero Gnudi, a cui era legato da antica amicizia. È stato Gnudi, in accordo con Scaroni, a fargli ottenere l’incarico di presidente”. Non fu quindi Fiat a nominarlo, ma Enel.dessuc

B. C. ha detto...

Il viceministro Martone ha detto che il governo vuole aumentare la produttività delle imprese, «non danneggiare gli operatori». Com'è che sta riuscendo male in una e benissimo nell'altra?

B. C. ha detto...

«Il turismo è un settore chiave per l'economia italiana e il suo rilancio e ha bisogno di una forte politica nazionale e visione unitaria. Nel caso in cui con il decreto legge sulla spending review il governo decidesse di accorpare il dipartimento del turismo con quello per gli affari regionali - dichiara Renzo Iorio presidente di Federturismo Confindustria - temo si corra il rischio di impedire allo Stato di intervenire concretamente sul settore come invece necessario in questa fase storica. Perché si svolga un ruolo di coordinamento vero delle politiche turistiche è infatti fondamentale che il turismo diventi materia concorrente nella competenza tra Stato e regioni. Ci auguriamo quindi che, in un’ottica di contenimento della spesa dei Ministeri, si tengano in considerazione le esigenze specifiche dell’industria del turismo che deve essere riconosciuta a tutti gli effetti una fondamentale componente dell’economia nazionale».

frap1964 ha detto...

Per la cronaca si sappia che oggi l'Ufficio stampa e del Portavoce del Governo mi ha risposto (risposta automatica da noreplay@governo.it):

Grazie per averci scritto.

Prenderemo in considerazione la sua segnalazione e provvederemo a segnalarla alle strutture competenti nel più breve tempo possibile.

Cordiali saluti,

Ufficio stampa e del Portavoce


... e son soddisfazioni, eh. ;-)

Luciano Ardoino ha detto...

@Frap

E c'hanno messo tre o quattro giorni per dare la risposta automatica?

Abbè, sibbè ...


;-)