lunedì 9 luglio 2012

Il trenino Genova - Casella (che ancora c'è) e quell'analogismo con il Spoleto - Norcia che non c'è più.


Far leva su certe caratteristiche turistico/mentali dei “professoroni” di turno per prenderli in giro, mi rendo conto, non è poi così tanto chic.
Ma diamine, come si fa a non farle?
Da qualsiasi parte ti giri vedi una marea di cazz cavolate e ripetute all’infinito senza mai che questi riescano a trovare l’opzione giusta.

Il trenino che collega Genova a Casella è di una bellezza senza pari in Italia e non solo, solo che è “gestito” che manco … vabbè!
Ma prima di questo vorrei raccontarvi la storia di un altro di questi esempi ferroviari a scartamento ridotto nell’italietta dei “fenomeni”, lasciando a voi le conclusioni del caso; nonché nella speranza che NON succeda la stessa cosa anche qui.

Ci sono due affermazioni che illustrano bene la storia che vi stiamo per raccontare: la prima, datata 1912, è un passaggio della relazione tecnica effettuata dalla Società Subalpina, che costruì e gestì per 40 anni la ferrovia Spoleto-Norcia: “Lo sviluppo del tracciato fra Spoleto e Sant’Anatolia, coi suoi tornanti, darà alla linea uno spiccato carattere di ferrovia turistica e specialmente nella salita da Spoleto a Caprareccia permetterà una splendida vista sulla verde Umbria”.

La seconda, degli anni Sessanta, riporta le motivazioni addotte dall’allora ministro dei trasporti Oscar Luigi Scalfaro, per giustificare la soppressione e il conseguente smantellamento della linea ferrata “La gestione della Spoleto-Norcia grava pesantemente sull’erario (…) Ritengo che un buon servizio automobilistico risulterà più adeguato della ferrovia alle esigenze delle popolazioni servite (…)

Non si ritiene che detta ferrovia assolva a funzioni turistiche e sia fonte di sviluppo”.
Oggi, a distanza di quarant’anni da quella sciagurata e affrettata decisione, in piena emergenza smog e con l’Umbria e la Valnerina ai primi posti in Italia per flusso turistico, sarebbe bello chiedere il conto di quella scelta alla vecchia classe politica.
Chiudere la Spoleto-Norcia non fu soltanto un grave errore politicoamministrativo, ma uno scempio ambientale e un attentato al patrimonio artistico e culturale dell’Italia intera.
Sì, perché la Spoleto-Norcia poteva considerarsi senza timore di smentita una vera opera d’arte, un capolavoro d’ingegneria ferroviaria come non se n’erano mai visti in Italia, una delle ferrovie di montagna più belle del mondo, come ribadirono più volte autorevoli esperti. Costruita tra il 1913 e il 1926, dando seguito ad una serie interminabile di progetti ed idee che si erano susseguiti nei decenni precedenti, la ferrovia mirava ad assicurare un collegamento più agevole e veloce tra il territorio montagnoso della Valnerina e Spoleto, da sempre punto di riferimento di traffici, commerci e attività lavorative di tutta la zona.

Le carrozze a cavalli impiegavano dalle sei alle sette ore a percorrere i 50 chilometri che separavano Norcia dalla città dei Duchi ed erano spesso preda dei briganti che infestavano la zona. Un piccolo passo avanti lo si fece ad inizio Novecento, quando il Comune di Spoleto acquistò due autobus a vapore, chiamati Pirobus, che accorciarono i tempi di percorrenza portandoli a 4 ore, lasciando però insoluti molti problemi di collegamento, specialmente durante l’inverno, quando le strade erano rese impraticabili dalle abbondanti nevicate che colpivano tutta la zona.

L’idea di costruire un collegamento ferroviario, quindi, acquistò sempre maggior vigore fin quando, nel 1913, la Società Subalpina di Imprese Ferroviarie dell’ingegner Giacomo Sutter, iniziò i lavori di costruzione della Spoleto-Norcia.
Anche a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, i lavori procedettero molto a rilento, consentendo l’apertura della linea solamente il 1° novembre 1926.
L’entusiasmo che accolse “il trenino” al suo passaggio tra le verdi gole della valle del Nera fu indescrivibile; migliaia di persone accorsero lungo i binari e nell'ultimo tratto prima della stazione di Norcia il macchinista fu costretto a fermare il convoglio e lasciar trainare il treno da decine di persone impazzite dalla gioia.

Oltre che uno strumento indispensabile per rompere l'isolamento atavico delle popolazioni della “montagna”, la ferrovia Spoleto-Norcia risultò essere da subito una grandiosa opera d’ingegneria. Costruita con le tecniche tipiche delle ferrovie alpine, la linea ferrata superava le montagne che dividono la valle di Spoleto dalla Valnerina regalando ai viaggiatori degli scorci da favola su entrambi i versanti.
Dalla stazione di Spoleto i binari risalivano le montagne scavalcando le vallate incontrate tramite arditi ponti come quello di Cortaccione (120 metri di lunghezza per 60 d’altezza) e il “mitico” ponte di Caprareccia (146 metri di lunghezza per 20 d’altezza). L’omonimo tunnel, con i suoi 1936 metri il più lungo della linea ferroviaria, immetteva nell’incantevole scenario della valle del medio Nera.

Dai 624 metri di Caprareccia (punto più alto) la strada ferrata scendeva ai 290 metri di Sant’Anatolia avvolgendosi due volte su se stessa grazie a spettacolari tornanti e ardite gallerie, alcune scavate nella roccia e una elicoidale.
In un chilometro in linea d’aria, la ferrovia ne percorreva circa sei!
Da Sant’Anatolia la ferrovia e il fiume Nera correvano quasi parallelamente fino a raggiungere il paese di Triponzo, dove la strada ferrata virava decisamente a destra per incunearsi prima nella valle del fiume Corno, poi in quella del fiume Sordo, anche qui regalando immagini da cartolina, specialmente nelle località denominate “Stretta di Biselli” e “Balza Tagliata” dove fiume e ferrovia a fatica riuscivano a incunearsi tra le rocce a strapiombo dei primi contrafforti dell’Appennino umbro.
Superate queste gole, la vallata si riapriva in vista di Norcia, meta finale della corsa del “trenino”. Nei suoi quarant’anni di vita, l’utilità di questo mezzo di comunicazione si manifestò più volte, soprattutto quando, in occasione di copiose nevicate, le altre vie di comunicazione e gli altri mezzi di trasporto erano inservibili.

Il trenino bianco-azzurro risultava, spesso, l’unico mezzo di locomozione in grado di assicurare, senza soluzione di continuità, il collegamento tra i vari centri abitati del territorio, garantendo il trasporto di mezzi e persone altrimenti impossibile. Il boom del trasporto su gomma e della motorizzazione di massa che interessò l’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, unito alla miopia della classe politica italiana e ai soliti interessi delle grandi lobby industriali, decretò la chiusura della ferrovia, sancita ufficialmente il 31 luglio 1968 con l’ultima corsa del trenino.
Gli anni che seguirono, pieni di “parole” ma vuoti di contenuti, hanno consegnato alla storia uno dei più grandi scempi compiuti nel nostro paese.
La ferrovia, abbandonata a se stessa, è stata preda di atti di vandalismo e furti che hanno interessato sia i manufatti (stazioni, caselli, ponti) sia il materiale rotabile e d’esercizio (binari, traverse, linea di contatto).
Oggi il percorso della Spoleto- Norcia può, in parte, essere percorso a piedi e in mountain bike, regalando ancora scorci indimenticabili, ma acuendo, in quanti l’amarono e la rimpiangono, la rabbia per uno scempio che si poteva e si doveva evitare, operato ai danni di un’opera che oggi avrebbe rappresentato un’occasione di sviluppo e di lavoro in campo turistico per decine di giovani di questa parte dell’Umbria.

Di Franco Casadidio e poco di me

 … domani vi parlerò della Ferrovia Genova-Casella, che inserita in un famigerato elenco di "rami secchi" che ha causato la chiusura di tante piccole ferrovie italiane, ha continuato a vivere, forse per la mancanza di una rete stradale realmente alternativa, e magari c’aggiungerò anche qualche “logica” che i “professoroni” non hanno mai vagliato per renderla produttivamente turistica ... e non so se sarò tanto "chic".







22 commenti:

vinc ha detto...

@Luciano

Perchè regalare le tue idee?

Se non erro c'è un piano in atto [regione] per sovvenzionare l'imprenditoria turistica per la piccola e media impresa.

sergio cusumano ha detto...

Infatti, fatti almeno pagare!

;-)

vinc ha detto...

@Sergio

Finalmente hai scritto una cosa intelligente.

Cosa è successo?

;-)

Luciano Ardoino ha detto...

Ci penserò

B. C. ha detto...

E' un'estate a luci ed ombre, quella appena iniziata, per l'azienda turistica Italia sul fronte degli arrivi internazionali dove l'incoming dai Paesi oltreoceano compensa la ridotta propensione al viaggio degli europei, con l'eccezione di Germania e Austria. Lo sottolinea il consueto monitoraggio estivo sui trend del turismo organizzato condotto dall'Enit, attraverso la sua rete estera, presso i più grandi Tour Operator operanti nei principali mercati europei ed oltreoceano.

L'Italia, evidenzia l'Enit, si conferma una meta desiderata, ma anche frequentata, in particolare dagli ospiti provenienti dai mercati extra Ue, come russi e cinesi, considerati ormai grandi top spender per il nostro Paese (sul Tax free shopping complessivo, il 31% è rappresentato dai russi ed il 16% dai cinesi).

Il Monitoraggio estate 2012 - commenta il presidente dell'Enit, Pier Luigi Celli - restituisce l'immagine di un settore turismo che, in tempi di crisi, si conferma asset strategico per lo sviluppo del Paese, attorno a cui seri e intelligenti investimenti possono ancora garantire obiettivi di ritorno immediato. L'andamento delle nostre categorie di prodotto chiedono azioni di risposta convergenti: rinforzate abilità di previsione, potenziate capacità di presidio dei mercati più interessanti per l'Italia, aggiornate strumentazioni e revisionate strategie. Le indicazioni sull'andamento delle vendite per l'estate 2012 della destinazione Italia, - aggiunge Celli - per prodotti, tipologia di pacchetto, regione e località più richieste, contengono tracciati di rotta favorevoli al consolidamento della ripresa del turismo, anche nel nostro Paese".

Nell'indagine, sottolinea l'Enit, spicca la performance della Cina, i cui operatori dichiarano aumenti di vendite considerevoli, tra il 30 e l'80% circa, confermati dalla continua crescita del numero dei visti turistici rilasciati dal sistema diplomatico consolare italiano che, nel primo trimestre, è stata di circa il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Sulla stessa lunghezza d'onda un altro mercato importante come il Brasile per il quale si segnala una crescita costante delle vendite dal 10 al 20%. Andamento in salita anche da parte di mercati nuovi e promettenti, come gli Emirati Arabi Uniti dove il brand Italia è molto richiesto, in prevalenza il turismo culturale e la montagna estiva.

Sempre in forte espansione la Russia il cui numero di viaggiatori, già nei primi tre mesi dell'anno in corso, è aumentato dell'11% circa rispetto allo scorso anno. Territorio ideale per le vacanze di questi ospiti, secondo i TO intervistati, risulta l'Emilia Romagna (gli eventi sismici hanno inciso pochissimo sulle prenotazioni già effettuate), seguita dal Veneto, dalla Liguria, dalla Campania e dalle due grandi isole, Sardegna e Sicilia.

B. C. ha detto...

Si segnala il recupero del Giappone dove i maggiori tour operator hanno organizzato voli charter per l'Italia per rispondere alla domanda di "pacchetti per gruppi" a prezzi competitivi, utilizzando anche voli in partenza dagli aeroporti delle province nipponiche. Tra i prodotti turistici maggiormente richiesti, oltre alle imperdibili Città d'arte ed ai circuiti culturali più piccoli, in crescita la vendita di pacchetti per la Valle d'Aosta e le Dolomiti, in risposta all'esigenza di praticare trekking/biking.

Secondo le risultanze Enit, circa 8 operatori su 10 dei Paesi oltreoceano hanno registrato aumenti nelle vendite della destinazione Italia, con crescite comprese tra il 12 e il 35% per quanto riguarda i turisti in arrivo dagli Usa, amanti fedeli delle "Grandi città d'arte" e delle migliaia di centri d'arte italiani, abbinate al prodotto "enogastronomia", cui fanno seguito il turismo attivo, l'offerta del prodotto mare e grandi laghi. Tra le Regioni più richieste, nel podio figurano la Toscana il Veneto e il Lazio; tra le località turistiche sono privilegiate le Cinque Terre e la Costiera Amalfitana.

I tour operator intervistati dall'Enit confermano la preferenza di tedeschi ed austriaci per le destinazioni italiane facilmente raggiungibili con la macchina: nel dettaglio per il soggiorno balneare le località dell'Adriatico settentrionale e centrale e il Lago di Garda; per la vacanza in montagna l'Alto Adige e il Trentino. Nel Mezzogiorno le più gettonate risultano la Sardegna, la Puglia, la Campania e la Sicilia. In leggero calo, o comunque in fase altalenante, per questo periodo estivo risulta la vendita di pacchetti per Svizzera, Spagna, Portogallo, Francia, Belgio e Olanda. In ripresa il trend dal Regno Unito, di sostanziale tenuta quello dai mercati nordici (in diminuzione dalla Svezia, in aumento dalla Danimarca e dalla Norvegia).

Luciano Ardoino ha detto...

@B.C.


Mhhmmmmmmmmm

;-)

Francesco Pedroni ha detto...

Come ci vanno cauti quelli dell'enit a dare le statistiche.

Ci avete fatto caso?

Jennaro ha detto...

'Na valigia,
'nu biglietto...
e vaje a cercá furtuna
da Norcia a Spoleto.
Mentre chiagne
chistu core,
'o treno nun corre cchiù e nisciuno have pietá...

Nemmeno la storica Circumvesuviana che collega Sorrento a Napoli se la sta passando troppo bene. Oramai non si sa più quando si parte né quando (se) arrivi... ma cosa hanno in testa questi qui!?

:-(

Luciano Ardoino ha detto...

@Jennaro

Mi sa che ne scriverò qualcosa sulla circumvesuviana.
Hai qualche chicca da darmi?

Luciano Ardoino ha detto...

@Francesco

Si, ho avuto la tua stessa impressione.

Chissà perché, mah?

Comunque li preferisco così, sanno più di vero. Però controllerò lo stesso!

;-)

Jennaro ha detto...

Luciano, quello che so è che il più delle volte dei treni "camminano" solo grazie all'indomito coraggio di qualche Capotreno che si prende la responsabilità di viaggiare nonostante qualche malfunzionamento dei vagoni. La lagnanza è che non ci sono fondi per i pezzi di ricambio... inoltre, pare che la Circumvesuviana abbia più ingegneri che macchinisti...

Luciano Ardoino ha detto...

@Jennaro


Mmmmmmhhmmmm, vado a vedere un po' sul web che cosa trovo in merito a 'sta cosetta.

;-)

Gianni ha detto...

@Luciano


http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/03/napoli-inferno-circumvesuviana-viaggio-nella-ferrovia-disastro/202037/

Luciano Ardoino ha detto...

@Gianni


Ottimo

sergio cusumano ha detto...

@Luciano e frap1964

L'Italia è un Paese vecchio ma non lo
dice solo Prandelli, lo dice anche l'Istat. La nostra popolazione
è anziana, se andiamo avanti così saremo sempre più vecchi". Lo
ha detto Piero Gnudi, Ministro dello sport, degli affari
regionali e del turismo, sottolineando che "i giovani portano
energie e nuove idee, i Paesi di vecchi faticano a crescere.
Dobbiamo cercare di invertire questo trend. Molti altri Paesi
hanno affrontato questo problema e, in un modo o nell'altro, ce
l'hanno fatta, se non lo hanno risolto almeno lo hanno attenuato"

vinc ha detto...

E' per quello che ha fatto presidente dell'enit quel giovanotto del Celli!


:-X

Vicario ha detto...

La circumvesuviana cosa ha a che fare con il turismo?

Lì c'è un grosso problema che riguarda più i trasporti cittadini che il turismo.

frap1964 ha detto...

@Sergio
Gnudi che parla dei giovani è come Celli che scrive del merito.

sergio cusumano ha detto...

Come a dire che tra la muffa e il marcio non c'è molta differenza ....... o no?

Anche tra le rose e i garofani non c'è molta differenza ma non credo che sia questo il caso.

;-)

Luciano Ardoino ha detto...

Eccheccavolo!

Stasera volevo buttare quel "progetto" per la ferrovia Genova Casella, ma dopo questa sparata del Gnudi come faccio?

E' troppo allettante, troppo troppo troppo stuzzicante.

;-)

soraonline ha detto...

un bel articolo sul blog sui treni bisogna sempre insistere