sabato 18 agosto 2012

Yacht in fuga, un miliardo volatilizzato


Tutti succhiano o hanno già succhiato, e di tutti i colori, né!

“Altro che salva Italia, ci prepariamo al funerale”, dicono gli operatori della nautica e del turismo da diporto.
Ave Monti, morituri te salutant.

Se non siamo alle condoglianze, poco ci manca: “30mila barche sparite dai porti italiani; altri 20mila posti di lavoro bruciati (39mila dal 2008); oltre 600 mln di perdite secche solo nell’ultimo mese di luglio (dall’inizio dell’anno la cifra lievita oltre il miliardo)”.

L’indagine campione dell’Osservatorio nautico nazionale su 60 porti fornisce un quadro per certi versi atteso, ma non così catastrofico: in luglio gli ormeggi stanziali sono crollati del 26% (media nazionale) sul luglio 2011.
E nessuno si azzarda a fare delle previsioni per agosto.

Confrontando i dati attuali, con quelli dell’indagine svolta dall’Osservatorio nel gennaio 2012 per verificare l’impatto della tassa di stazionamento, appare chiaro come la contrazione dei posti barca stanziali si sia ulteriormente aggravata.
Si passa, infatti, da un primo valore medio di -17% rilevato a gennaio al -26% di luglio.

I picchi negativi si concentrano nelle Regioni Emilia Romagna (-40%), Sicilia (-33%), Friuli Venezia Giulia (-31%), Toscana e Liguria (-28%) tutte collocate al di sopra della media.
“Due o tre anni fa avevamo una lunga lista d’attesa”, affermano i gestori.

Effetto crisi?
“Macché! Le proteste riguardano soprattutto le modalità aggressive e invasive delle autorità e la ripetitività delle ispezioni”.
Stando all’indagine manca all’appello innanzitutto la fascia di turismo di pregio (ormeggi in transito) concentrato nell’alto Tirreno.
Infatti, se il Tirreno centrale ha subito una contrazione media di poco superiore al 17% e l’alto Adriatico di circa il 24%, a Sud e nell’alto Tirreno i dati sono notevolmente peggiori, rispettivamente attestati a -37,5% e a -40,7%.

A livello regionale i picchi maggiormente negativi si registrano in Liguria (-75%), Marche (-41%), Sicilia (-40%), Sardegna (-38%) e Toscana (-32%).
“A riprova della tendenza rilevata, recita un commento dell’Onn, oltre il 30% dei porti dichiara di aver subito, per quel che riguarda il transito, una contrazione superiore alla media nazionale e tale andamento coinvolge tutte le unità da diporto, dai natanti (10 metri, esclusi dal pagamento della tassa di possesso) alle imbarcazioni (10-24 metri) e alle navi da diporto (oltre i 24 metri).

Infine le cause della “grande fuga”.
Il 90% dei gestori di porti turistici lamenta il clima di terrore fiscale, l’intensità e le modalità dei controlli a tappeto svolti dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera; il 76% punta il dito contro la ripetitività dei controllo, in mancanza di coordinamento tra le diverse forze di polizia.
Il 33%, infine, definisce “ingiustificato e pazzesco” il costo del carburante (leggi accise).

Durissima la reazione di Ucina Confindustria Nautica: “I dati di luglio, dice il presidente Anton Francesco Albertoni, denunciano un decremento importante sia per i posti stanziali sia per quelli in transito. Stiamo assistendo all’agonia della nautica italiana. E siamo indignati perché il Governo continua imperterrito a ignorare una situazione drammatica che, molto presto, si rifletterà in modo massiccio sul fronte occupazionale; 90mila addetti (tre volte la Fiat) e circa 8 volte l’Ilva di Taranto. Questo comporterà il probabile fallimento di molte strutture turistico portuali. In questo modo si distrugge non solo un comparto che, nonostante tutto, è ancora tra i più trainanti del nostro export, ma anche il turismo nautico e l’industria costiera a esso legata. Dopo la conversione della tassa di stazionamento in tassa di possesso, ci eravamo illusi che i diportisti italiani e stranieri, tornassero a scegliere le acque italiane per le proprie vacanze. Così non è stato: controlli ripetuti, svolti senza alcun coordinamento tra le diverse forze di polizia e, più in generale, un insopportabile clima di “terrore fiscale” sono stati tra le principali cause della fuga dalla nautica che sta investendo le coste italiane. Ucina ribatte ancora una volta l’urgente necessità di istituire un registro telematico delle imbarcazioni, strumento che consentirebbe di velocizzare i controlli sui diportisti rendendoli mirati e quindi meno invasivi”.

 Di Antonio Risolo

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