giovedì 11 ottobre 2012

Scuole alberghiere italiane: Dove osano le ... quaglie ?


Ancor prima di cominciare questo post, mi sono detto: “Da quale pulpito viene la predica, vergognati!”.
Ma ci provo lo stesso!

Eh si, raccolgo di botto l’iniziativa dell’amico Massimiliano Lussana, il caporedattore de Il Giornale (sez. Genova) e la sua “Raccontateci le vostre storie di scuola per migliorala”.

Come detto, non avrei granché la qualifica per farlo, anche perché dopo soli due anni di liceo scientifico ho preferito “buttarmi” sul lavoro, emigrando in Brasile a far il lavapiatti in un grande e grosso hotel nei pressi del mare ... e con una marea di piatti e pentole da sgrassare e da lavare.

Non che andassi poi così male didatticamente, per carità (la sufficienza era praticamente assicurata in tutte le materie, ma niente di più e manco di meno), ma dopo nove anni di collegio (interno) coi frati non ce la facevo proprio più.
Oltretutto s’era anche tutti maschietti, e solo l’anno dopo la mia uscita da S. Nicola, il rettore decise di inserire anche le femminucce.
L’avessi saputo prima mi ci sarei anche laureato, ma il buon Padre Andrea decise di non privilegiarmi di questa conoscenza.
Mannaggia!

Poi ci si sono messi anche i miei genitori che hanno preferito separarsi e il castello di sabbia è precipitato con un semplice calcione.

Vabbè, morta la, è storia passata.

Però di scuole, quelle alberghiere, ne ho visitato un quantitativo industriale girovagando per lavoro nel mondo, e per due anni, a distanza di ben vent’anni dalla prima occasione all’altra, ne sono stato anche docente (secondo lavoro), dapprima insegnando cucina, poi sala e logistica alberghiera.
Chiaro è che questa mia curiosità era dovuta essenzialmente al fatto che gestendo delle catene alberghiere ero praticamente obbligato a cercare i migliori studenti che da queste uscivano, e poi diciamo pure tranquillamente, che amando questo settore in una maniera spropositata, il cercare di confrontarle una con l’altra è sempre stato il mio diversivo o l’hobby preferito.

Ma veniamo alle scuole alberghiere!
Come già detto in precedenti, l’Italia negli anni ‘50/’60 e ’70 disponeva di ottime scuole alberghiere che ci permettevano di stanziare nelle primissime posizioni mondiali da cui fuoriuscivano grandi future personalità dei vari settori alberghieri e ristorativi.
Infatti non vi è una sola sezione alberghiera in cui non siamo stati i promotori sia in didattica che in creatività; lo stesso Leonardo Da Vinci, un esempio su tanti, fu grandissimo ideatore nella Roma dei Cesari nel 1489, in occasione delle nozze di Giangaleazzo Visconti e Isabella d’Aragona, dell’allestimento del banchetto nuziale dove fecero capolino per la prima volta al mondo i tovaglioli ed il modo di servire le portate.
Da quell’occasione nascono appunto i servizi alla francese, russa ed italiana ben contornati dall’eleganza dei servitori che volteggiando musicalmente deliziavano i commensali.
Cose d'altri tempi ma intonate all'epoca.
Mentre adesso?
Adesso prova a chiedere cosa sia il filo nella ‘mise en place’ in un tavolo reale; uno su mille ti risponderà e forse neanche quello, docenti e presidi compresi.

Le cause di questa debacle sono molteplici; lo stipendio di un docente corrisponde alla paga di un lavapiatti stagionale e quindi è immaginabile la volontà dei buoni preparatori ad affrontare questa istruzione e detto porta conseguentemente al deterioramento di gran parte delle istituzioni scolastiche presenti nello stivale.
La EHL di Losanna, internazionalmente ritenuta la migliore scuola alberghiera del globo e personalmente visitata in più occasioni a livello informativo, ha variegati programmi di formazione e gli standard sono affinati con precisione svizzera mentre governi, associazioni professionali e scuole superiori di una decina di paesi hanno chiesto all'EHL di guidare lo sviluppo delle loro scuole professionali alberghiere, tra cui gli Emirati Arabi.
La LCB di Adelaide in Australia, The Hague in Olanda fondata dall’Horecaf, Finlandia e poche altre hanno capito che la qualità non è solo nel management direttivo ma la parte qualitativa integrante proviene dalla cucina, sala, bar, camere, reception fino alla maintenance o alle lavanderie attraverso deposito e quant’altro di questo meraviglioso settore.

In Italia manca completamente l’inserimento del “privato” nelle scuole alberghiere, e cioè il grande manager (F&B Manager, Executive Chef, Maitre D’, Head Receptionist, Housekeeper Manager, Hotel Director, Operation Manager, 2.0 e bla bla bla) che dedicando qualche ora mattutina abbia ad esortare direttamente gli scolari di questi istituti scolastici.
Chiaro è che gli stessi studenti sarebbero più affascinati sviluppandone dal vivo le varie possibilità del domani.
Però nisba, non c’è niente da fare e si tira a campare.

Magari uno di questi grandi professionisti potrebbe maggiormente invogliare i ragazzi a studiare delle lingue, chessò, russo, cinese, portoghese eccetera, che potrebbero poi risultare molto utili alla nazione intera, anziché orientarsi sulla solita lingua castigliana che per noi latini è di una facilità esagerata, né?
E tante altre cosette che non sto a dire per evitare di fare notte.

Nello stesso contempo il professionista potrebbe già capire chi, di questi studenti, ha le priorità necessarie per affrontare, non appena diplomato, l’apprendistato nel proprio resort, ristorante, albergo e via cantando.

C’è anche da dire che gli alberghi italiani, in particolar modo quelli liguri, non dispongono di camere per il personale, e questo implica il fatto che i migliori, o hanno una botta di “fortuna” nel trovare il lavoro nella propria città, oppure devono costantemente emigrare in quelle nazioni dove le sistemazioni per il personale sono presenti.
Questo implica che qua non restano i migliori ma … vabbé avete capito.

Dulcis in fundo, m’è incomprensibile il perché nelle scuole alberghiere mondiali (si potrebbe cominciare in Italia no?), non sia presente lo studio dei disabili, e vale a dire il dare le nozioni elementari per conoscere e sapere il che cosa queste persone (i disabili) s’aspettano dagli impiegati di questo settore … e non il nulla assoluto.
Ma vai a spiegarglielo.





4 commenti:

vinc ha detto...

Caro Luciano, nessuno come te, nessuno!!!

Sei un grande!


Luciano Ardoino ha detto...

@Vincenzo

Se non la finisci la prossima volta che ci vediamo, te ne dico due o tre da lasciarti stordito per un po' di tempo.

Ma la vuoi finire?

;-)

Anonimo ha detto...

Anche in tempi difficili gli ospiti stranieri nel nostro Paese continuano ad aumentare. A dimostrazione che è il turismo il vero petrolio italiano. E dunque cresce la richiesta di manager e operatori sempre più qualificati, sia in Italia sia all’estero. Secondo i dati del World Travel Tourism Council nel mondo dell’hospitality il numero dei posti di lavoro a livello mondiale è destinato ad incrementare di 50 milioni di unità tra il 2012 e il 2018. Basti pensare che solo nel triennio 2010-2013 i gruppi IHG, Marriott, Rezidor e Kempinski hanno pianificato l’apertura di tremila nuove strutture a livello internazionale (prevalentemente nei paesi asiatici). Una crescita che va di pari passo con la domanda di formazione d’alto profilo. «La risorsa umana è sempre più al centro della strategia competitiva» conferma Madga Antonioli, consigliere turismo per la Commissione europea. «Le professioni sono le leve di competitività sia a livello aziendale che di territorio». Nei prossimi anni ci sarà sempre più bisogno di competenze legate alle tecnologie e al territorio anche nell’ambito del pubblico (eventi, guide specializzate, esperti di qualità).

Ma dove si formano i professionisti del turismo? In Italia esistono una cinquantina di corsi: master post laurea legati alle università e master post esperienza nell’ambito delle business school. In questa direzione si muovono anche i grandi gruppi molti dei quali preferiscono far crescere internamente il personale di cui hanno necessità.

L’Academie Accor Italia, legata al colosso dell’hotellerie francese, propone un centinaio di corsi gratuiti organizzati in collaborazione con l’Università Bocconi. La novità però sta nel fatto che la partecipazione è aperta non solo ai 1400 collaboratori diretti e ai circa 700 dipendenti ma a chiunque desideri conoscere meglio il mondo Accor. «La nostra proposta formativa è stata pensata per condividere conoscenze e competenze» spiega Nicola Foschini, responsabile sviluppo rete franchising Accor. «Aprirsi a tutti è un modo alternativo per proporsi: ci aiuta a fidelizzare gli operatori che già lavorano con noi, partner e dipendenti, ma anche a farci conoscere dal mondo esterno».

Fuori dai confini nazionali storico punto di riferimento per la formazione turistica è la Svizzera, grazie anche alla tradizione dell’École Hôtelière di Losanna, la più antica scuola di ospitalità al mondo, fondata nel 1893. Nei giorni 15 e 16 ottobre a Montreux si tiene l’International Recruitment Forum organizzato da Seg, Swiss Education Group (partecipato da Cir al 20%), che rappresenta sei scuole (quattro di formazione pre-universitaria, universitaria e post-universitaria nel settore turistico e alberghiero, una scuola di cucina e una di lingue) e circa seimila studenti. «Poiché le opportunità di carriera oggi sono internazionali i corsi sono in inglese» racconta Daniela Cassini, regional manager Seg. «Le probabilità di inserimento degli studenti nel mondo del lavoro sono altissime. Il 90% di chi studia nelle nostre scuole trova un lavoro entro un anno dalla laurea».

Anna Maria Catano

Anonimo ha detto...

Anche in tempi difficili gli ospiti stranieri nel nostro Paese continuano ad aumentare. A dimostrazione che è il turismo il vero petrolio italiano. E dunque cresce la richiesta di manager e operatori sempre più qualificati, sia in Italia sia all’estero. Secondo i dati del World Travel Tourism Council nel mondo dell’hospitality il numero dei posti di lavoro a livello mondiale è destinato ad incrementare di 50 milioni di unità tra il 2012 e il 2018. Basti pensare che solo nel triennio 2010-2013 i gruppi IHG, Marriott, Rezidor e Kempinski hanno pianificato l’apertura di tremila nuove strutture a livello internazionale (prevalentemente nei paesi asiatici). Una crescita che va di pari passo con la domanda di formazione d’alto profilo. «La risorsa umana è sempre più al centro della strategia competitiva» conferma Madga Antonioli, consigliere turismo per la Commissione europea. «Le professioni sono le leve di competitività sia a livello aziendale che di territorio». Nei prossimi anni ci sarà sempre più bisogno di competenze legate alle tecnologie e al territorio anche nell’ambito del pubblico (eventi, guide specializzate, esperti di qualità).

Ma dove si formano i professionisti del turismo? In Italia esistono una cinquantina di corsi: master post laurea legati alle università e master post esperienza nell’ambito delle business school. In questa direzione si muovono anche i grandi gruppi molti dei quali preferiscono far crescere internamente il personale di cui hanno necessità.

L’Academie Accor Italia, legata al colosso dell’hotellerie francese, propone un centinaio di corsi gratuiti organizzati in collaborazione con l’Università Bocconi. La novità però sta nel fatto che la partecipazione è aperta non solo ai 1400 collaboratori diretti e ai circa 700 dipendenti ma a chiunque desideri conoscere meglio il mondo Accor. «La nostra proposta formativa è stata pensata per condividere conoscenze e competenze» spiega Nicola Foschini, responsabile sviluppo rete franchising Accor. «Aprirsi a tutti è un modo alternativo per proporsi: ci aiuta a fidelizzare gli operatori che già lavorano con noi, partner e dipendenti, ma anche a farci conoscere dal mondo esterno».

Fuori dai confini nazionali storico punto di riferimento per la formazione turistica è la Svizzera, grazie anche alla tradizione dell’École Hôtelière di Losanna, la più antica scuola di ospitalità al mondo, fondata nel 1893. Nei giorni 15 e 16 ottobre a Montreux si tiene l’International Recruitment Forum organizzato da Seg, Swiss Education Group (partecipato da Cir al 20%), che rappresenta sei scuole (quattro di formazione pre-universitaria, universitaria e post-universitaria nel settore turistico e alberghiero, una scuola di cucina e una di lingue) e circa seimila studenti. «Poiché le opportunità di carriera oggi sono internazionali i corsi sono in inglese» racconta Daniela Cassini, regional manager Seg. «Le probabilità di inserimento degli studenti nel mondo del lavoro sono altissime. Il 90% di chi studia nelle nostre scuole trova un lavoro entro un anno dalla laurea».

Anna Maria Catano