giovedì 31 maggio 2012

Il Ministro del turismo Piero Gnudi finalmente ha lasciato l'impronta stringendo un accordo con ...


E così, senza colpo ferire e tantomeno magnificandosi con il fiato alle trombe o con il rullo di tamburi, il Ministro del turismo Piero Gnudi ha stretto un accordo di rilancio al turismo italiano con uno Stato straniero.
Era l'ora!

L’accordo ha addirittura sorpreso questo blog che segue instancabilmente le vicende dell’esimio ministro nazionale nel tentativo di trovare nel suo operato qualcosa di utile per il Bel Paese.  
Ma vengo prontamente al fatto che potrebbe cambiare le sorti turistiche della nazione che ultimamente, per varie cause, non vanno tanto per la maggiore.
Brambilla e sostituto docet!

E’ recentemente avvenuto un incontro a Roma tra il ministro del Turismo italiano Piero Gnudi e il Segretario di Stato per il turismo e Sport Fabio Berardi, per rilanciare l’asset strategico per l’economia e la collaborazione turistica tra i due Paesi.
Quindi hanno fatto il punto sullo stato dei rapporti e degli accordi in essere tra i due Paesi e per fissare alcune priorità per un piano strutturato di collaborazione turistica.

E dalle prime dichiarazioni del Gnudi appare che il tutto sia andato per la strada giusta, infatti così lui dice: “L’incontro con il Ministro Berardi è stato molto positivo e si è svolto in un clima di cordialità e collaborazione reciproca. Il territorio del Berardi costituisce un unicum, intercetta importanti flussi turistici in un rapporto di forte complementarietà con le principali destinazioni italiane e offre una variegata offerta di servizi e strutture. Siamo pronti a consolidare le esperienze e rilanciare in modo stabile e duraturo la collaborazione”.

Per contro il Fabio Berardi replica: “Sono molto soddisfatto per l’incontro e per la considerazione espressa dal Ministro Gnudi per il contributo dato allo sviluppo di progetti che qualificano l’intero bacino territoriale limitrofo compresa la volontà di fare sistema nell’interesse reciproco. Ho espresso al Ministro italiano l’auspicio che sia data definitiva e piena attuazione al Protocollo d’intesa per, valutando le potenzialità che può avere per lo sviluppo del turismo e dell’economia delle aree interessate”.

Entrambi i Ministri hanno convenuto sulla importanza del turismo per le economie dei rispettivi Paesi e sulla necessità di aggiornare le forme di cooperazione esistenti intensificando le azioni di promozione congiunta dei due Paesi nei mercati.
Grazie all’impulso dei due Ministri, in occasione dell’incontro bilaterale, si è riunita ieri anche la Commissione Mista sul turismo per esaminare i programmi e le modalità di attuazione degli accordi vigenti, con particolare riguardo all’intesa tra i due Enti di Promozione ENIT-Agenzia Nazionale per il Turismo e Ufficio di Stato per il Turismo.


Beh, che dire?
Aspettando impazientemente che il nostro ministro del turismo vari degli altri accordi di tale importanza, e chessò; magari col Liechtenstein, Andorra e già che siamo anche con il Vaticano … gli rivolgo i miei più sentiti complimenti.

Eh già ... tanti e tanti bei complimentoni!

E a quando quelli con Spagna, Francia, Stati Uniti, Cina, Russia, India, Sud Africa, Germania, Brasile eccetera eccetera?

O forse l'ha fatto e non me ne sono accorto?



1a lezione " a gratis": Consigli non richiesti a Carla Sibilla, il nuovo assessore alla Cultura e al Turismo di Genova


Essere l’assessore alla Cultura e al Turismo di Genova, di questi tempi e con i predecessori che si sono alternati in questa città, non è per niente facile o una cosa semplice semplice.
Innanzi tutto occorre armarsi di una santa pazienza (anche due, va) e poi ci vogliono due bocce grandi così (in senso lato).

E sempre in senso lato, per circa quindici giorni, serve una bella e comoda brandina da poter infilare in qualche buco di quell’ufficio la, e darci dentro.
Hei un momento; intendo il darci dentro perché da quell'ufficio non si dovrebbe uscire più per molto tempo, e quindi serve per riposarsi un po.

Nessuna intromissione dall’esterno (manco per sogno), mentre gli unici che possono disturbare sono il sindaco (ma poco poco, per carità), però avvisarlo prima, e quello delle "palanche", e poi vedremo il perché.
Parlare allo staff con le dovute maniere e far intendere loro che i tempi dei giochini è degli scherzetti sono ormai finiti.
Per l’occasione prendere spunto dal discorso del Marco Doria all’atto del suo insediamento (ndr) che personalmente m’è molto piaciuto … a parte alcuni passaggi un po’ logorroici, e che “suonava” praticamente così: “Rigore, autonomia, serietà, competenza, severità, riservatezza, impegno e quella cosa che mi piace tanto, e vale a dire il rispetto reciproco a qualsiasi livello”.

E chi non s’adatta, arrivederci e grazie, ma non credo che ce ne sia di bisogno poiché solitamente (sempre) non esistono cattivi collaboratori o dipendenti, ma solo ed unicamente dei pessimi capi.

Bene, fatto questo, andare da quello delle “palanche” (eccolo qui) e dirgli di fare un budget per la Cultura e il Turismo, poi di corsa immergersi nelle scartoffie, nei file e in ogni dove dei cinque precedenti anni, mentre per le cose antecedenti a quel periodo, beh; poi si vedrà.
Si vabbè, lo so che è una “menata” ma se si dispone di una buona dose di curiosità (sinonimo d’intelligenza), non credo sia poi così dura (e lo so bene), ma è l’unica maniera per potersi aggiornare su tutto.
Mai far “vedere” agli altri che non si sanno alcune cose, anche perché se non si sanno non si possono risolvere.

Ecco che in questo momento comincia a venir fuori l’esperienza e il saper prendere in breve tempo le decisioni migliori, e nelle disamine mettere da parte le strunz stranezze di chi in quel lavoro t’ha preceduto.
Per le scartoffie sono sufficienti due capienti contenitori per l’In e l’Out ... stessa cosa per i vari file sul computer.

Esaminare attentamente tutto (ma proprio tutto) e non tralasciare niente (soprattutto legalmente), mentre per i chiarimenti c’è tutto lo staff che sarà ben contento di dare le spiegazioni dovute; ma attenzione, non bisogna richiedere assolutamente nessuna opinione strettamente personale e non permettere che venga data.
Una particolare considerazione va rivolta a quelle pratiche che precedentemente sono stati evase e che però hanno lasciato una traccia di se.
Infatti molte volte queste sono state subitamente “sbrigate” perché non c’era la convenienza (la loro personale?) e tra cui si possono trovare delle brillanti idee per la città a poco costo.
Altre non sono state portate avanti perché implicavano del “gran lavoro” da fare e di conseguenza … vabbè, è facile capirne il motivo per cui siano finite nel dimenticatoio.

Naturalmente c’è da privilegiare l’innovazione, l'industria settoriale e … ma queste cose la Carla Sibilla le sa.
Ora finito il pesante andazzo, che personalmente pesante non è avendolo fatto da tutto le parti del mondo, ritornare da quello delle “palanche” e farsi dare il benedetto budget (non una bozza però) e si ripassa mentalmente quell’Out che in un primo momento s’era scartato (si sa mai), e di conseguenza fare un salto dal presidente della Camera di Commercio.

E tra quindici giorni ne spiegherò il perché.

P.S.: Quel poco di tempo libero si dovrebbe dare alla propria famiglia (ma son fatti suoi) … e buon lavoro.
P.P.S.: E se non si fa quanto sopra descritto si rimpiangerà sempre il non averlo mai fatto; di conseguenza il farlo dopo, sarà ... sarà troppo tardi. 

La Giunta:
Marco Doria, Sindaco

Stefano Bernini, vicesindaco e Urbanistica, il candidato che ha avuto maggior numero di preferenze, ex presidente del Municipio Medio-ponente
Annamaria Dagnino, Mobilità e Traffico, ex assessore della Provincia di Genova nello stesso ruolo di assessore al Traffico
Pino Boero, Scuola, prorettore dell'università che andrà in aspettativa dall'ateneo per assumere il nuovo incarico
Paola Dameri, Politiche sociali e della casa, docente universitaria
Elena Fiorini, Legalità e Diritti, avvocato
Gianni Crivello, Lavori Pubblici, ex presidente del Municipio Val Polcevera, uno dei pochi nomi confermati rispetto alle voci precedenti
Carla Sibilla, Cultura e turismo, dirigente dell'Acquario dal quale andrà in aspettativa
Francesco Oddone, Sviluppo economico
Valeria Garotta, Ambiente, ingegnere idraulico
Francesco Miceli, Finanze, l'unico assessore confermato dalla giunta precedente
Isabella Lanzone
, Personale, già dirigente del personale a Udine




mercoledì 30 maggio 2012

Carla Sibilla, la miglior scelta che Marco Doria poteva fare come assessore alla Cultura e al Turismo di Genova

Errata Corrige!
Questo post lo scrissi in maggio e pertanto non lo cambio e rimane così, però la mia opinione nei confronti di Carla Sibilla, che potrete leggere dopo, è assolutamente e completamente cambiata.
Nessun personale motivo (non la conosco nemmeno), ma Genova non è migliorata una cippa e manco ce n'è un po' di sentore, anzi ...


Complimenti davvero!
Carla Sibilla è il nuovo Assessore alla Cultura e al turismo di Genova e personalmente non si poteva fare scelta migliore.

Il motivo di questa mia dichiarazione?

Beh, sono essenzialmente due.

Primo perché è, anzi era, il DG dell'unica cosa che in questa città funziona bene a livello turistico: L'Acquario di Genova.
Secondo perché da poco è anche (per veri ed evidenti meriti) il Presidente del Convention Bureau locale, che per Genova è di una importanza capitale.

Poi?
Poi basta, that's all e il resto c'avanza, e di sicuro conteranno i fatti che con una persona così non mancheranno di certo di fare la loro bella presenza.

Pertanto scusatemi l'euforia, ma è la prima volta che succede dal mio rientro in Italia che per una "investitura istituzionale nel turismo" venga scelta una persona così valida, ma soprattutto dello stesso ambito che poi s'andrebbe ad occupare.
E personalmente ci contavo molto su questo nome ... e non i soliti noti ... vabbè, oramai sono belli che andati.

P.S.: E se lo dice "Tutto sbagliato tutto da rifare" che in tre anni annovera 1.145 post di critiche "costruttive" al turismo senza mai lesinarne a destra e a manca, e passa trent'anni nello stesso comparto e in giro per il mondo, c'è da crederci davvero.
Poi se lo "confessa" il tecnico del turismo dell'antagonista del Marco Doria (Enrico Musso) nel recente ballottaggio a sindaco della città, beh che dire; forse che possa valere anche di più?
Però, nessun dubbio, ci staremo ben attenti ... anche se con gente così (Carla Sibilla) non credo ce ne sia di grande bisogno, comunque ...

Quindi un più che sincero "in bocca al lupo" (c'abbiamo tutti da guadagnare) senza dimenticare che coll'Angelo Berlangieri (assessore alla cultura e al turismo della Regione Liguria) ... 'sti due ce la possono fare a far rinascere turisticamente questa città ... e non con dei numeri statistici dati a caso, vero?
Occhio però, che qui si vigila, ne?

Comunque la Giunta è:


Marco Doria, Sindaco

Stefano Bernini, vicesindaco e Urbanistica, il candidato che ha avuto maggior numero di preferenze, ex presidente del Municipio Medio-ponente
Annamaria Dagnino, Mobilità e Traffico, ex assessore della Provincia di Genova nello stesso ruolo di assessore al Traffico
Pino Boero, Scuola, prorettore dell'università che andrà in aspettativa dall'ateneo per assumere il nuovo incarico
Paola Dameri, Politiche sociali e della casa, docente universitaria
Elena Fiorini, Legalità e Diritti, avvocato
Gianni Crivello, Lavori Pubblici, ex presidente del Municipio Val Polcevera, uno dei pochi nomi confermati rispetto alle voci precedenti
Carla Sibilla, Cultura e turismo, dirigente dell'Acquario dal quale andrà in aspettativa
Francesco Oddone, Sviluppo economico
Valeria Garotta, Ambiente, ingegnere idraulico
Francesco Miceli, Finanze, l'unico assessore confermato dalla giunta precedente
Isabella Lanzone
, Personale, già dirigente del personale a Udine



martedì 29 maggio 2012

Divorce Hotel, l'idea di un imprenditore olandese per velocizzare le separazioni

Un albergo di lusso, camere separate e uno stuolo di avvocati, consulenti e psicologi per giungere a un accordo in due giorni

Fare il check-in della stanza d'albergo da donna sposata il venerdì e uscirne due giorni dopo, divorziata e felice. Il tutto per una tariffa flat (2.500 euro, iva inclusa), che comprende pure le spese legali e il soggiorno in hotel. Succede in uno dei sei “Divorce Hotel” ideati dall'imprenditore olandese Jim Halfens che, dopo aver visto un amico del college rovinarsi la vita per colpa di una dolorosa separazione durata cinque mesi fra litigi e recriminazioni, ha trovato un modo per dividersi senza (troppo) rancore.
L'AMICO - «Il mio amico stava dimagrendo a vista d'occhio – ha raccontato al New York Times - e lui e la moglie litigavano ferocemente ogni volta che si vedevano. Era davvero orribile. Così, vedendo loro, mi sono convinto che doveva esserci un'altra maniera per separarsi». Ovvero, trascorrere un fine settimana in un albergo di lusso in camere separate, dove si è assistiti passo dopo passo da uno stuolo di consulenti finanziari, avvocati e persino psicologi per giungere ad un accordo in due giorni e che soddisfi entrambe le parti.
LA SELEZIONE - Prima di essere ammessi al programma i due divorziandi vengono valutati dallo stesso Halfens e dal suo staff, per capire se abbiano davvero l'intenzione di separarsi in breve tempo e amichevolmente, e in genere passa l'esame solo una coppia su tre. «Una volta lasciato l'hotel, le coppie devono solo andare da un giudice – spiega ancora Halfens che, ironia della sorte, non è sposato, in un video sul proprio sito – e in un paio di settimane il divorzio viene finalizzato». Sono già 17 le coppie che hanno sperimentato i “Divorce Hotel” e tutte, tranne una, si sono dette felici della scelta.
LE TESTIMONIANZE - «La prima volta mi costò 30mila dollari di spese legali e un anno di attesa – racconta un 44enne consulente informatico olandese, già divorziato una prima volta – e mi sono rovinato. Questa volta, però, io e la mia seconda moglie, anche lei già separata, volevamo chiudere in fretta, così abbiamo optato per i “Divorce Hotel” e siamo assolutamente entusiasti dell'esperienza, perchè non è stata affatto sgradevole».
GLI AVVOCATI - Qualche perplessità ce l'hanno però gli avvocati divorzisti. «Mi sarebbe piaciuto inventare una cosa simile – ammette l'avvocato Robert S. Cohen, che ha seguito fra gli altri pure i divorzi milionari di Michael Bloomberg, Christie Brinkley e Ivana Trump – perchè è proprio una grande idea. Ma allo stato pratico non credo che per molte coppie, men che meno per i miei clienti, possa funzionare davvero, perchè arrivare ad un accordo dopo due giorni passati insieme in hotel non mi sembra affatto uno scenario probabile. Infatti, la maggior parte delle persone che divorzia non vuole più rivedersi, a meno che non lo debbano fare per forza». Critiche a parte, Halfens ha comunque grandi progetti per i suoi “Divorce Hotel”: l'anno prossimo uscirà infatti il suo libro e a breve arriveranno in tv anche una serie di documentari e forse pure un reality show, mentre altri alberghi in tutto il mondo si sono mostrati interessati ai “divorzi express”.

lunedì 28 maggio 2012

Perché l'organizzazione del Salone Nautico di Genova è sempre così ... come si dice?


Genova ha bisogno di un Salone al passo coi tempi, che risponda al mercato, che sia meno autoreferenziale nei suoi attori protagonisti.
Anche perché questi esempi un qualcosa avrebbero dovuto pure insegnarlo, oppure no?
In poche parole Genova ha bisogno che il pallino sia dato a chi del settore sa come e dove mettere le bocce, e non solo farle girare.

Prima di tutto sono da rivedere (ampliare, ricostruire, darci ‘na botta?) completamente i collegamenti che fanno pena e che non permettono ai visitatori, nel tempo più breve possibile ma neanche in quello lungo, di raggiungere la propria meta.
C’è un bailamme incredibile nella città in quei dieci giorni.
Secondo che il Salone sia suddiviso e non concentrato in un solo luogo (Fiera) che presenta notevoli discrepanze logistiche e a volte usati come ghettizzati anfratti (ved. gallerie del padiglione “S”), ma liberi di crescere in nuove aree esterne a contatto col pubblico.
E poi che vengano adibite delle aree che valorizzino il tempo libero sul mare, con canoe, derive, windsurf, gli sport acquatici e la pesca sportiva.
Terzo sviluppare i servizi dei grandi yacht: brokerage, refit & repair, portualità e servizi turistici di eccellenza.
Nonché il turismo nautico: marina, charter, service per piccole e grandi barche e tutto quello che offrono i nostri ottomila chilometri di coste, devono diventare core business del Salone.
La vela vuole dignità in un’area distinta, servizi e prezzi adeguati, e ha ragione chi dice: “se una barca a vela costa meno di una barca a motore, è giusto che costi meno esporla”.

E poi nell’accessoristica non ha senso proporre al padiglione “C” un evento per operatori in un Salone dedicato ai diportisti.
Tanto più che il Mets di Amsterdam e il Seatec di Carrara ne sono leader indiscussi.
Gli accessori al Salone devono stare vicini alle barche, a contatto coi diportisti.
Più aree espositive esterne per un grande Salone della città e più eventi distinti.
O forse non lo sanno organizzare e preferiscono le cose più semplice, ne?
Alla moda del “e chi ce lo fa fare di farci un mazzo tanto!”.

Il Salone di Miami, che non ci sta di certo a farsi rubare la marmellata, ha tre aree e organizzatori distinti: la vela nel marina di Bayside, la piccola media nautica al Convention center, i grandi yacht lungo Collins Avenue.
Mentre la Fiera di Genova deve abbandonare la logica obsoleta di presidio d’area e far valere il prestigio del Salone a tutto campo in città, come Miami Boat Show.
E per fortuna che le barche stanno bene in acqua e qui l’acqua non manca!

Londra, Amsterdam, Barcellona lo stanno facendo da qualche anno, quattro anni fa Dusseldorf titolò il proprio salone “Wassersport”, includendo anche le grandi barche.

Noi?

Finale della “favola”: “Sbrighiamoci prima che lo Yare di Viareggio, esattamente dedicato a valorizzare i grandi Yacht (brokerage, refit & repair, portualità e servizi turistici di eccellenza), diventi inattaccabile, o che gli inglesi si portino via il Myba.

E il turismo?
E l'indotto del turismo?




domenica 27 maggio 2012

"Creuza de ma" di Fabrizio De Andrè e traduzione





.


… e fino allora, com’era Superba la mia Genova.

Poi arrivarono i “professoroni”, alcuni politicanti, che annessi e connessi ai monopolii cominciarono a giocare con i vari vicoli Stretti e quelli Corti, con le acque e le stazioni, nonché tutte le Vie, i Viali ed i Corsi della città (Accademia, Vittoria etc. etc.), e tra imprevisti per noi e probabilità per loro, ridussero Genova come il gioco del Monopoli.

Un bel gioco di società ma che l’è sempre solo un passatempo ... passatempo pe i bacan d'a corda marsa d'aegua e de sӓ (per i padroni della corda marcia d'acqua e di sale).

sabato 26 maggio 2012

Il Salone Nautico di Genova si divide in due e questo matrimonio s'ha da fare!


Invecchiando si torna bambini, oltre che a rincoglionirsi (n.d.r.), e si dice che Genova sia la città più vecchia del mondo.
Risultato?
Beh, fate un po’ voi.

Comunque sia ‘sta storiella qua e chissà se il rincoglionimento diventi nel tempo anche un virus malefico che si propaga in un batter d’occhio nell’aree genovese colpendo chi ancora vecchio non è, ci sarebbe da valutare anche un’altra disamina sull’eventuale nostro rincoglionimento, ed è quella che forse ad alcuni faccia piacere esserlo o apparire tale.
Detto è probabilmente per poter curare unicamente il proprio giardinetto senza intromissione alcuna di altri “giardinieri” anche nel quel caso si dimostrassero più bravi.
Ma prima di continuare (anzi la fermo qui) con le disamine sanitarie che non mi s’addicono (non ne capisco nulla di virus, medicina e derivati), vorrei raccontarvi le ultime sul Salone Nautico di questa città.
Ultime che praticamente sostengono lo sviluppo del pernicioso bacillo.

Si dice che il Salone Nautico si dividerà in due; da una parte il grosso che rimane a dimora dove già era (zona Foce), mentre dall’altra, le barche a vela, che se ne andranno alla Marina Genova Aeroporto dove c’è il grande porticciolo turistico realizzato davanti ai cantieri navali di Sestri, in una sorta di “salone bis”, e che si svolgerà nelle stesse date della tradizionale kermesse.
Tra le facilitazioni offerte da Marina Aeroporti ci saranno parcheggi gratuiti, ingresso libero, logistica a prezzi convenienti e otto punti di ristoro.
Che non è per niente male!

E da una parte il nuovo sindaco di Genova, Marco Doria, che definisce questa separazione una sorta di “dumping cannibalizzante” e molto nociva per questa città.
Mentre peggior uscita non poteva avere proprio all’inizio del suo nuovo mandato … quel tanto per farmi capire come l’andrà per il prossimo quinquennio.
Che Dio c’aiuti.

Dall’altra Giuseppe Rasero, un imprenditore milanese che solitamente la vede lunga ed ha il mio completo appoggio (che però non conta una cippa) poiché nello specifico caso ci vedo dell’innovazione nonché la possibilità d’imparare qualcosa e di crescere.
E con lui quel Giuseppe Pappalardo, l'ad di Marina Genova Aeroporto, che con un'abile mossa è riuscito a tenere nella nostra città 28 operatori che altrimenti sarebbero fuggiti a Cannes.
Chapeau!

Ma Genova è una città che non vuole rinnovarsi e dove “l’emu sempre fetu cuscì” (abbiamo sempre fatto così) regna sovrano dal tempo che fu.
Forse che la causa siano gli interessi personali (monopolio?), oppure per colpa di quel virus là o che altro?
Infatti i soliti quattro o cinque che la “regnano (?)” da dietro le quarte o le quinte, non vogliono assolutamente perdere il “trono” con i due logici spettanti benefici: potere e palanche.

E poco vale se in 5 anni s’è perso101.000 visitatori (-31%) a causa sicuramente della crisi, ma anche per l’insistenza auto-lesionista o auto-referenziale (per l’economia ligure e del genovesato) della componente “politica” degli Organizzatori nell’affidarsi ad un format mono-tematico, anacronistico e superato, incapace di attrarre davvero gli appassionati del mare, ovvero i turisti nautici.

E tralasciando il "loro" siam bravi, buoni e belli di cui il web è pieno di queste "simpatiche" auto proclamazioni e facendo un passo all’estero, troviamo che nei Saloni Nautici organizzati oltre i nostri confini, come ad esempio Dusseldorf, Parigi, Cannes, Monaco, Miami e altri, sono presenti tutte le componenti imprenditoriali del Comparto Nautico (Imprese Armatrici, di Brokeraggio e di Management e Yachts da Charter), spesso utilizzati come strutture ricettive alternative.

Naturalmente a Genova no, si addotta un format monotematico, incentrato sulla sola Nautica da diporto del sistema produttivo, copiando l’impostazione che ha sempre caratterizzato il Salone Nautico e che in pochi anni ha visto diminuire del 50% il fatturato e del 37% il numero degli occupati.

Poi leggendo altre strunz stranezze sulla questione, ecco che s’incontrano parole come quelle del Mario Tullo, un parlamentare del PD, che sostiene l’incompatibilità a delle ipotesi e soluzioni diverse dal com’è sempre stato, e nel finale della sua dichiarazione rinforza con: “ … possono essere un danno per tutta la città, ma anche a tutti gli operatori del settore che rischierebbero di non saper affrontare un periodo di flessione del mercato con la migliore vetrina possibile con ulteriori servizi, spazi ed eventi collegati”.
Embè, e quello della Marina di Sestri che cos’è?
Non è forse un evento collegato?
Lo è ma prova a spiegarglielo.

S’aggiungono poi al mugugno generale, Augusto Cosulich, Confindustria Genova e con Costa Edutainment anche Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, il Porto Antico e Teatro Stabile che hanno diffuso una nota congiunta a “difesa” del Salone Nautico.
Resta da capire se la “difesa” sia anche per Genova e per i genovesi, o per quel “giardinetto” sopra descritto; mah!

Vabbè, detto e fatto, il Giuseppe Rasero ha chiesto un collegamento con il Salone Nautico, ma su questo la Fiera ha prontamente tagliato corto, dichiarando: “Nessun collegamento diretto tra quartiere fieristico e Marina Aeroporto sarà consentito”.
Come a dire la palla è la mia e ci gioco da solo … alla moda dei bambini descritti all’inizio del post.

E invece di valorizzare, sulla base di questa evidente omogeneità territoriale e di strutturare l’idea di un percorso comune il tema del Turismo, e che possa rappresentare la sintesi delle diverse risorse presenti sui territori e che possa puntare alla realizzazione di alcuni “prodotti turistici” integrati e connessi a tali risorse (che non sono da poco), si preferisce giocare a palla da soli.
Probabilmente per il fatto che giocando da soli, solitamente si vince (chiaro no?), ma qui a Genova riescono anche a perderci.
Magari non proprio loro ma i genovesi si!

Altroché un percorso per coinvolgere anche e soprattutto gli altri attori territoriali del turismo non specificatamente “nautico”;altroché un cammino che potrebbe portare a specifici progetti di promozione sui temi dell’informazione ed accoglienza, della promozione della natura, dell’arte, della cultura e dell’enogastronomia.
Ed ovviamente del mare … altroché!

Loro invece sostengono che la strategia adottata negli ultimi tempi stia dando degli ottimi risultati in termini di affluenza turistica (?) e partecipazione cittadina alle manifestazioni.
Beh, basta vedere i sottostanti dati della BANKITALIA per farsene una ragione delle loro “strategiche teorie”.



Si eccome no, come nel caso della “Genova in Blu” (durante l'ultima kermesse del Salone Nautico) dov’era possibile notare nella strada più elegante e pregiata di Genova (Via Roma) dei pali di legno della luce probabilmente appartenuti all’Enel nel ’53 (si ma dell’800), con alla base dei blocchi di pietra ricoperti con dei teloni blu (di camion?) e legati tutt’intorno con una cordicella posta in bellavista.
Il tutto per dare dall’alto della luce di colore blu.
Ma si può?

P.S.: In poche parole, il rincoglionimento è un virus o che cosa è (?) e dove vive (?)… forse nell’erba del proprio giardino?
Ma non s’è sempre detto che l’erba del vicino è sempre più verde?




venerdì 25 maggio 2012

Turismo: Genova come il Titanic e la Sodoma biblica, dove mangiavano (finchè ce n'era) e bevevano (se ce n'era) ma non si accorgevano di nulla


Siamo arrivati alla dearcobalenizzazione del nostro sesso.
Quindi non più il colore rosa o azzurro per le nascite dei bimbi e ne tantomeno quando saranno degli adulti, perché c’è chi la cosa non la manda giù.

E chi non l’accetta è Silvia Neonato che ora dirige il magazine Blue Liguria e che al fine del suo fondo apparso oggi sul Secolo XIX rivolgendosi al nuovo Sindaco della città in merito alle quote rosa da inserire nella prossima giunta, così scrive: “E per favore non le chiami rosa, non si parla di fatine né di confetti”.
Ma dico non hanno null’altro da fare (?) e possibile che il tutto vada in forma perfetta in 'sta benedetta città che vanno a pensare ‘ste belinate cose?
Qui non ci si capisce più niente, e se mentre fino a ieri non c’era il minimo problema, e tanto per dire, dove l'azzurro voleva dire uomo e nessuno s'incazzava per questo, e dove il colore rosa subiva la stessa sorte rivolto alle femmine; adesso no, non va più bene definire il gentil sesso col colore che l’è sempre stato nei secoli o millenni scorsi.

Vabbè prendiamo atto e chissenefrega se a qualcuno non piace più o non è mai piaciuto quel colore d’abbinare al gentil sesso.
Per me non cambia una virgola, le bimbe, ragazze e donne saranno sempre rappresentate dal color rosa e continuerò ad occuparmi di cose più serie.

Comunque sia, nel fondo della signora Silvia apparso sul quotidiano che la va per maggiore in questa città, c’è anche scritto di dare “merito” anche alle donne da inserire al comando di Genova (assessori).
E perché no?
Infatti sono arci d’accordo su questa teoria, ma sempre che l’appartenenti alle quote rosa si siano dimostrate migliori delle quote azzurre, e addirittura non ci sarebbe (almeno per me) alcun danno anche nel caso che tutti gli appartenenti alla giunta fossero “rosa”.
Naturalmente e come sopraddetto, seguendo un solo criterio di “meritocrazia” e non il tira a campà (Cencelli o favori vari?) che si vede, rivede e che sempre abbiamo visto.

E poi chi lo dice che siano proprio quelli che sono stati messi nelle varie liste comunali i migliori di Genova in quel dato comparto?
Hanno forse fatto delle considerazioni in quest'ottica a priori?
Ma va la!
E poi chi lo dice che siano proprio quelli che sono stati votati di più dalla popolazione i migliori di Genova in quel dato comparto?
Ma va la!

Detto questo passo alla nota dolente che più mi riguarda e che scritta dalla Silvia Neonato fa ancora più male.
La dottoressa (l’ho già scritto all’inizio) dirige il magazine bimensile Blue Liguria, lo stesso che in occasione delle recenti amministrative di Genova ha organizzato (ved. qui) e dove (opinione strettamente personale) le domande poste ai candidati sindaco sul turismo, hanno fatto … si può dire ridere?

Le stesse domanda sentite, lette e viste nel secolo scorso, con ovviamente le risposte di quel periodo lì.
Ma vado al dunque.
La brava Silvia, rivolta a Marco Doria, dice che: “ … affidi loro (quote rosa) anche incarichi di peso, che so, lo sviluppo produttivo, l’urbanistica, il commercio, il turismo che dà segnali di crescita e ha bisogno di idee innovative … “.

Eh?
Il turismo che a Genova da segnali di crescita?

Forse che intendeva lo sviluppo dell’Euroflora che nell’ultima manifestazione ha perso qualcosa come 100.000 presenze?
Oppure era rivolta al Salone Nautico che negli ultimi cinque ne ha lasciato a casa “soltanto” 101.000?
O sono questi dati della Banca d'Italia (ved. sotto) che l’hanno fatta "ragionare" così e che naturalmente dicono tutto l'opposto?

Poi se invece vogliono farmi intendere che sono aumentati i turisti italiani ... ma per piacere!

O sarà per via di quelle 300 licenze commerciali che a Genova hanno chiuso nel 2011?
Boh?

E poi dove cavolo le trova in questa città quelle quote rosa (ma anche le azzurre) che s’intendono di questo settore così bene da portare dell’innovazione per la produttività del turismo a Genova?

Forse gli stessi che hanno fatto quelle belle domande (innovative?) al Nautilus dell’Acquario nell’occasione del confronto diretto?

Tutta questa faccenda del turismo a Genova mi fa venire in mente non solo il Titanic ma anche la Sodoma biblica: mangiavano e bevevano e non si accorgevano di nulla.




giovedì 24 maggio 2012

Marco Doria: “Il turismo a Genova? Senza dubbio un settore strategico” ... certo che si, basta crederci!


E vabbè su, d’altronde lo sapevo che il Marco Doria non avrebbe (probabilmente) mantenuto queste parole: “Il turismo a Genova? Senza dubbio un settore strategico”.

S’era (neanche un mese fa) alla sala Nautilus dell’Acquario di Genova, e il Doria in compagnia di altri pretendenti a sindaco della città, nonché pressato dalle domande dei giornalisti e dagli “esperti” cittadini di questo settore, così sentenziò.
Anzi, se non ricordo male (ma credo proprio di no), il nuovo Sindaco aggiunse che la cultura, il turismo ed il marketing della città sarebbero state “prese” sotto il patrocinio di un medesimo assessore.

E manco per il tempo d’un battito d’ali del colibrì ci prestai fede.
Mentre qualche bontempone che di certo l’ha fatto, ora c’è caduto di botto … o presto ci cadrà.

Cultura, turismo e marketing, che se prese da sole anche senza l’aggiunta di qualche altro settore, darebbero un’immensa responsabilità all’incauto “beneficiato”.

Perché qui a Genova (poche balle) non si tratta di continuare il certosino lavoro dei predecessori (qualcuno lassù ce ne scampi … amen!), qui si tratta di sradicare il tutto e istituire un nuovissimo prodotto con l’industria ed il commercio.
In poche parole servirebbero dei grandissimi professionisti con due bocce così del comparto turistico (esperienza internazionale), i quali, sotto l’egida del sindaco, possano organizzare, nel più breve tempo possibile, un programma che porti immediatamente delle “palanche” nelle sperperate casse comunali.
Queste (le palanche) sarebbero poi d’aiuto per l’intera città e per gli annosi problemi che si ripercuotono incessantemente all’alba di ogni benedetto giorno.

E il fatto stesso che l’Acquario di Genova faccia più turisti da solo (però tocca e leva) che tutta la città, beh; la cosa dovrebbe far riflettere ‘sti eletti signori.

Mentre se apri i quotidiani cittadini che la vanno per la maggiore, il Secolo XIX e Il Mercantile, sopra ci leggi tutti i papabili (assessori) e di tutti i settori, ma se pensi di trovare un accenno in merito a quello del turismo, beh; te lo puoi scordare.

Ma non aveva detto (Marco Doria) che il turismo, senza dubbio, è un settore strategico?

Mah, il prossimo lunedì sapremo e allora … !?!




mercoledì 23 maggio 2012

E meno male che all'Enit (Agenzia nazionale del turismo) dicono d'essere "virtuosi". Pensa se non lo fossero.


E’ giustificata la presunta allegria “virtuosa” dell’Enit (Agenzia nazionale del Turismo) recentemente evidenziata qui?
Personalmente direi proprio di no e in mio soccorso ecco che arriva puntuale l’aiuto di una delle massime personalità italiane per queste cosette, Alex Kornfeind.

Alex è meticoloso il giusto, curioso quel che basta, costante, preciso etc., ma soprattutto Alex è uno dei massimi intenditori nazionali di marketing del turismo 2.0.

E da una sua mattiniera richiesta d’informazioni pervenutami, a cui è seguito dopo un po’ un suo twitt, ecco che …

… l’Enit rende noto che la gestione relativa al funzionamento dell’Agenzia negli ultimi 5 anni, contrariamente a quanto riportato dalla stampa, evidenzia risultati assolutamente virtuosi, con costi di funzionamento diminuiti … incremento delle attività promozionali realizzate e del trend dell’incoming turistico dall’estero … in crescita negli ultimi anni con tassi di variazione positiva sempre superiori a quelli della media europea (?) … e che la Corte dei Conti al Parlamento sull’ENIT non hanno mai riportato alcuna censura contabile ed addirittura, per alcuni anni, espresso apprezzamento per la capacità di contenimento dei costi realizzata, in forte anticipo e coerenza con quanto recentemente avviato dal Governo in termini di “spending review” … e bla bla bla alla moda del “come siamo bravi e via dicendo”.

Però, qui sul blog, ci sono circa 3/400 post che descrivono alcune incongruenze dell’Enit (dai, chiamiamole così) e adesso Alex c’informa che … cose già viste e risapute, per carità, ma insieme fanno un certo "brutto" effetto.

DUBAI
Uno stand alla prestigiosa fiera del turismo di Dubai, una vetrina internazionale per promuovere le bellezze della Puglia dove si vendono pacchetti per le Dolomiti e Cortina d'Ampezzo. Accade negli Emirati Arabi, all'Arabian travel market, l'importante fiera del turismo internazionale, nello stand della Regione Puglia affittato per circa 27mila euro, parte di quel milione di euro stanziato dall'amministrazione per partecipare a dieci fiere. Cinquanta metri quadrati dove invece di promuovere paesaggi e amenità del tacco d'Italia, una buyer veneta seduce gli amanti della montagna sotto le insegne della Regione Puglia.

A denunciare l'accaduto alla stampa è stato un operatore turistico pugliese, Giuseppe Pagliara, direttore della Nicolaus Tour di Ostuni, che pensava di incontrare i rappresentati della sua terra e ha trovato la 'curiosa' sorpresa. Colpa della Regione che non ha inviato nessuno e lo spazio è rimasto vuoto, per poi venire 'occupato' dalla concorrenza del Nord. 

La notizia rimbalzata fino negli uffici dell'assessorato. Durissima la risposta dell'assessore Silvia Godelli che aveva preso accordi diversi con Enit, l'Ente nazionale italiano per il turismo, e resta di stucco. "Se devo 

prestare fede alle dichiarazioni rilasciate alla stampa 


da un operatore turistico pugliese - esordisce - pare che l’Enit abbia prodotto nella giornata di lunedì 2 maggio una grave lesione dell’immagine della nostra Regione alla Fiera di Dubai.


"La Regione ha infatti acquistato uno stand per il costo di 27 mila Euro, inviando tutti i materiali turistici da diffondere nel corso delle giornate fieristiche, e pagando la presenza di una hostess di lingua araba per illustrare il materiale. Pare che nel primo giorno di fiera l’Enit non abbia garantito la presenza della hostess e, per coprire il vuoto, abbia fatto accedere allo stand pugliese dei rappresentanti della Regione del Veneto con i materiali del loro territorio. Dalla giornata di martedì 3 maggio, secondo giorno della Fiera di Dubai, i funzionari della Regione Puglia intanto giunti a destinazione dovranno rimediare a tale grave comportamento dell’Enit, chiedendo alla hostess in lingua araba, finalmente sopraggiunta, di spiegare ai visitatori e ai tour operator di Dubai la differenza tra le montagne di Cortina d’Ampezzo e il mare di Puglia. E’ in questo modo che l’Enit e il Ministero del Turismo pensano di promuovere il sistema turistico italiano? Facendo pagare le spese alla Regione Puglia ma pubblicizzando il Veneto anziché la Puglia?".

La reazione dell'opposizione non si è fatta attendere. Un’interrogazione è stata presentata al presidente Nichi Vendola e all’assessore Godelli dal consigliere regionale del Pdl Maurizio Friolo "in merito - si dice in una nota - allo scandalose modalità di partecipazione della Regione Puglia all’Arabian travel market di Dubai".

LONDRA
Ricordate il colore del mare bellissimo della Puglia, la straordinaria luce che illumina il cielo di questa regione da Gennaio a Dicembre, le antiche masserie restaurate che svettano maestose in uno scenario sempre verde del colore degli ulivi secolari? O la ormai famosa foto dei trulli di Alberobello, lo scatto più ricercato dai sempre più numerosi turisti giapponesi e russi che frequentano la Valle d'Itria? Bene: di tutto questo «ben di Dio» che il mondo e il resto d'Italia ci invidia, di tutto questo non c'era nulla sui freddi banchetti bianchi dello stand della Puglia, in grado di raccontare degnamente l'offerta turistica e attrarre l'interesse degli oltre 50mila visitatori che hanno affollato nei giorni scorsi il World Travel Market di Londra (la Fiera del Turismo più importante d’Europa). 

Non è andata meglio per le altre regioni italiane (ad accezione della Toscana che si presentava da sola) che si sono affidate all'Enit (Ente Nazionale per il Turismo): per tutti banchetti bianchi distinti, ma tutti uguali, separati da un manifesto con l'immagine e il nome della singola Regione e una montagna di depliant dei singoli alberghi, masserie o campi da golf sparsi qua e la, senza una logica, senza un filo conduttore che raccontasse nel suo insieme questo Paese. Una ammasso di brochure e di manifesti attaccati alle pareti.

«Una tristezza, una figuraccia», dicono tutti coloro che hanno partecipato a proprie spese a questa fiera mondiale, «dove l'immagine e la qualità dell'offerta è tutto». Come ben hanno saputo invece dimostrare di saper fare gli altri Paesi, da quelli africani (con la ricostruzione di un pezzo di deserto nell'enorme stand) alle straordinarie scenografie dei ricchi paesi dell'Asia.

L'Italia, e con essa la Puglia, si presentava solo con banchetti bianchi e montagne di cataloghi. «L'immagine dell'Italia turistica - dice Luisa Spina, responsabile dell'hotel Palace di Ostuni - non è all'altezza di questo Paese che è il più bello del mondo».

A fare un sondaggio tra gli operatori pugliesi che hanno partecipato a questa fiera per presentare la Puglia al turismo mondiale, i commenti sono tutti unanimi. «Una figuraccia». A partire dal logo «grigio e nero, col tricolore»; eppoi «la qualità dell'allestimento» che ad ogni Regione è costato circa 40mila euro (mille euro a metro quadro).

«Persino gli stand della Nigeria o della Etiopia erano più belli di quelli dell'Italia», commenta Pierangelo Argentieri - presidente del consorzio turistico «Welcome in Puglia».

«La percezione che abbiamo avuto - aggiunge - è stata quella di avere fatto un brutto sogno, di essere tornati indietro di quaranta anni. Senza idee, senza la voglia di essere protagonisti in uno dei settori vitali per la nostra economia. Si parla di turismo, gli si attribuisce un grande valore strategico, ma poi nessuno realmente sembra crederci davvero. E del quale nessuno sembra essere responsabile. Forse servirebbe anche un commissariamento del Turismo».

La più arrabbiata di tutti è però l'assessore regionale al Turismo, Silvia Godelli. «I nostri operatori erano contenti della conferenza stampa e per la qualità degli affari che hanno realizzato».

Tutto il resto è da dimenticare. «Abbiamo - dice l'assessore - un problema grave, ma molto grave, e la prego di sottolineare la ripetizione del concetto, che è l'immagine che l'Italia porta all'estero. Siamo al punto che, andare con l'Enit finisce per rappresentare un danno di immagine perchè ci mettono in padiglioni scalcinati, senza servizi, incapaci di garantire l'immagine di un Paese che subisce un danno. Se il nuovo ministro non cambia la tendenza io non andrò più alle fiere internazionali con l'Enit. Dove potremo trovare gli strumenti per presentarci come Regione Puglia andremo da soli; dove invece non ce la faremo eviteremo di farlo».

Le responsabilità dell'Enit, racconta l'assessore al Turismo pugliese, non riguardano solo la brutta figura fatta a Londra.

«Noi - dice - stiamo organizzando in questi giorni in Puglia il simposium, con 250 operatori Usa. Bene, l'Enit di Roma per i suoi contrasti interni con l'Enit di New York, ci ha messo i bastoni tra le ruote fino al giorno prima dell'inizio della manifestazione, con il rischio che saltasse tutto». E allora? «E allora è giunto il momento di dire basta. Se noi dal sistema Paese, dall'Ente Nazionale del Turismo non soltanto non riceviamo il vantaggio di lavorare insieme, ma dobbiamo sudare le sette camice, visto che paghiamo anche molto per presentare la Puglia insieme al resto dell'Italia, quei soldi li investiremo facendo le cose da soli. Naturalmente non è un auspicio, perchè la Puglia è una regione troppo piccola per andare da sola sul mercato, ma non vorrei vergognarmi di andare in giro per il mondo in manifestazioni in cui manca l'abc».

«Attruibuire tutte le colpe all'Enit - dice però Alessandro Semeraro, direttore di un piccolo hotel di charmedi Ostuni - mi sembra troppo facile. Noi operatori abbiamo investito autonomamente, senza alcun aiuto della Regione. Non so se è giusto o meno. Penso però che la Regione deve essere più attenta a valutare la qualità di una partecipazione; è sbagliato e troppo facile dare le colpe sempre agli altri. Per me il fallimento di questa avventura rappresenta una nota dolente che va alla regione. Deve decidere in tempo se vale la pena oppure no di farsi rappresentare dall'Enit. Come ha fatto la Regione Toscana: loro hanno avuto il coraggio di mandare al diavolo l'Enit e presentarsi da soli. Noi abbiamo perso una occasione, che vuol dire un anno. Speriamo di non sbagliare anche con la Bit e dire poi il giorno dopo: abbiamo sbagliato».

«Da questa esperienza negativa - suggerisce Fernando Nicoletti, direttore del più importante hotel del Salento con campo da golf annesso - dobbiamo imparare. La tristezza di quella esperienza ci deve migliorare e capire chi ha sbagliato e cosa correggere».

ISTANBUL
Pubblico volentieri la lettera che Lorenzo, operatore turistico italiano, mi ha inviato tramite un altro blogger.
Vi è allegato anche un resoconto fotografico realizzato la mattina del 12 febbraio a Istanbul, ultimo giorno della fiera, tra le ore 10 e 40 e le 11.

L'Enit ha invaso le redazioni giornalistiche italiane per far sapere che c'era: "ENIT e' presente per la prima volta alla EMITT 2012 - Eastern Mediterrean International Tourism Travel Exhibition, la piu' importante Fiera dedicata ai viaggi e ai servizi del turismo per l'area del Medio Oriente"

Di seguito trovate la lettera e subito dopo il servizio fotografico, spero che qualche responsabile Enit voglia rispondere alle domande che Lorenzo, giustamente, si pone.


Ciao,
il giorno 12 febbraio 2012 mi sono recato presso la fiera EMITT di Istanbul per rappresentare la mia azienda e cercare dei contatti per aprire nuovi flussi dalla Turchia verso l'Italia e viceversa. Il tutto ben organizato con circa nove padiglioni. Certamente a vedere lo Stand dell'Enit mi sono vergognato di essere italiano: ai desk non c'era una singola persona a fare accoglienza e distribuire materiale ed informazione (come atri). La stessa cosa dietro lo stand. Stiamo parlando in pieno giorno ore 11:00 am! Allo stand non si fermava nessuno c'erano soltanto sul desk una mappa geografica della Sicilia, alcuni depliant della Sicilia ed alcuni della Lombardia. Questa è l'Italia! Mi sono permesso non essendoci nessuno ad entrare nello stanzino dello stand e c'erano cataste di documenti portati dall'Italia. Poco dopo ho visto soltanto una persona che beveva un the dentro lo stand. Mi chiedo: questa è l'immagine Italia? Le foto scattate parlano chiaro (ho anche un video). Puoi confrontare l'attività degli stand di altri paesi nelle foto e vedere l'Italia. Che diversità! Vorrei sapere le persone pagate per rappresentare l'immagine italiana dove si trovavano? Quanti soldi è costato questo stand ai cittadini italiani? Ciao 
Lorenzo

E sarebbe questa la virtuosità?


martedì 22 maggio 2012

Caro Silvio Ferrari, apri quel belin di computer e leggi qui, o qualcuno l'avvisi di farlo.


Bene, anzi male, Marco Doria ha vinto il ballottaggio genovese e sarà il sindaco di questa città per il prossimo quinquennio.
Alcuni dicono che non ce la farà a portare a termine il suo mandato (ved. Vinai, il candidato sindaco del PDL eliminato al primo turno), ma personalmente m’auguro proprio di no, e vale a dire che gli auspico un sacco di bene e di produttività per questa città che sta agonizzando.
Staremo a vedere, mentre da lunedì, sempre che dia i nominativi della “prima” giunta, si potrà trarre delle conclusioni più che indicative sull’autentica fattibilità.

Però dico “male” perché dalle sue prime dichiarazioni attraverso i media s’evince che del turismo non gli frega praticamente ‘na mazza.
Non una parola e manco per sbaglio!
Ma non ne avevo il minimo dubbio.

E dire che in campagna elettorale questa parola, forse sotto sforzo, gli è uscita spesso negli ultimi tempi, che abbinata alla cultura fu perorata come una risorsa da non poterne fare a meno.
Chissà se fu dettata più dal bel apparire, dal far contento qualcuno che trepidante se l’aspettava da tempo, oppure … bho?
Comunque sia, la cultura abbinata al turismo è già finita nel dimenticatoio alla moda dei tempi passati.
Roba vecchia in questa città.
Resterà alfine qualche cenno di scadente cultura, scadente perché con poche “palanche” non porterà alcunché nelle tasche dei cittadini (indotto) per far fronte a tasse sempre più opprimenti.
Ormai lo sanno anche i sassi (ma loro no) che senza una buona programmazione turistica (income monetari) abbinati a tante cosette che non sto qui a dire (ci vorrebbero mesi per spiegarle tutte), la cultura se ne andrà per la tangente, e non per la tangenziale visto che qui la “gronda” si farà forse nel tremilatre o giù di li.

E allora, caro Silvio Ferrari (braccio destro e sinistro di Marco Doria), apri ‘sto belin di computer e leggi qui, che di cultura te ne capisci ma di turismo …

Il turismo è un valore aggiunto importante all’economia di una città, di una regione e quindi di tutto un Paese.
Di conseguenza lo sviluppo di questo settore può essere determinante al miglioramento delle condizioni esistenti in un dato luogo.
E come già spesso sottolineato, non è solo un fattore economico, ma molto di più.
Non a caso esso viene studiato sotto più punti di vista (economico, sociale, geografico, psicologico etc…).
Diciamo subito una cosa: non esiste Paese al mondo che non abbia un potenziale turistico.
Com’è ben noto il turismo può essere di tipo culturale, eno-gastronomico, sportivo, di divertimento, naturale, congressuale e via dicendo.
Inoltre può essere ulteriormente promosso anche da eventi, festival, spettacoli, fiere…; insomma vi sono tanti motivi per fare turismo e tanti modi per promuoverlo.
Vi sono poi anche casi in cui il turismo è stato completamente creato grazie ad attrazioni artificiali, come ad esempio è ciò che è stato fatto a Las Vegas.
Ma di questo a Genova non ne abbiamo di certo bisogno poiché qui non c'è niente di artificiale.
E’ quindi chiaro che lo sviluppo del Turismo è praticamente possibile ovunque (anche a Genova, belin), ma in una maniera sufficiente e veritiera.
E non dei numeri dati a caso per il mantenimento del careghino.

Partendo dal punto di vista Economico il Turismo gioca un ruolo importante nel contribuire alla crescita economica, creare posti di lavoro, aumentare la produttività e il reddito.
Inoltre esso è un punto chiave anche nella questione diversificazione.
Per diversificazione si intende la presenza di più beni e/o servizi prodotti e offerti.
La diversificazione è molto importante in quanto permette di ampliare la propria economia.
Per rendere più chiaro il concetto facciamo un esempio: Se abbiamo un Paese o una città “X” che vive esclusivamente di agricoltura, esso si troverà in enorme difficoltà nel caso in cui in un anno, a causa di qualche motivo come condizioni meteo particolarmente sfavorevoli, la produzione calerà in modo rilevante.
Ma se questo Paese producesse anche altri prodotti o servizi, riuscirebbe sicuramente a resistere meglio, pur avendo ricevuto un duro colpo.
Possiamo anche immaginare che ogni sfera sia un settore dell’economia.
Se una di queste sfere scivola via, ne restano comunque tutte le altre.
Ma se invece di tante sfere ve ne fosse solamente una e questa scivolasse via, non ne rimarrebbe nessuna. Ogni sfera aggiunta contribuisce alla diversificazione.

Va da se che più l’economia è diversificata e più il sistema risulta essere, almeno in parte, “protetto”.
Il turismo quindi può contribuire, a volte in modo importante, alla diversificazione.
Questo concetto può poi anche estendersi al settore turistico stesso, ossia diversificando a sua volta i servizi e sviluppando più forme di turismo nello stesso Paese o città.
Andando ancora più in profondità a sua volta le stesse strutture ricettive, ad esempio, possono attuare strategie di diversificazione dei loro servizi.

Perché il turismo genera benefici?
I turisti spendono il loro denaro in una grande varietà di beni e servizi e quindi per trasporti, alloggi, divertimenti, musei, vitto e altri ancora: si tratta di entrate che, se non vi fosse il turismo, non si verificherebbero.
Vi sono diverse analisi per valutare il turismo in questi termini:

Analisi degli impatti economici:
Sono delle analisi sui flussi di spesa connessi all’attività turistica al fine di identificare i cambiamenti nelle vendite, nelle entrate fiscali, reddito e posti di lavoro in una regione. Possono essere utilizzate diverse metodologie come analisi input-output, modelli economici, moltiplicatore ( approfondimento più avanti), e analisi di altri dati.

Analisi di impatto fiscale:
Mette in relazione le entrate governative, sotto forma di tasse, imposte dirette e altre forme legate al turismo, e i costi necessari al sostentamento di servizi e infrastrutture e le stime dei ricavi e dei costi degli enti locali che esplicano questi servizi.

Analisi della domanda
Serve per avere una stima sul tipo e sul numero dei visitatori.

Analisi dei Costi-benefici:
Questo modello serve per indicare le politica più corretta da seguire, o meglio, la più efficiente in prospettiva di un aumento del benessere sociale, tenendo conto sia dei valori monetari che quelli non-monetari.
Ciò sta a significare che non si valutano solo i flussi finanziari, ma i costi e i benefici in senso lato, relativi a tutta la collettività. In tale situazione si cerca di valutare in termini monetari tutti gli svantaggi (costi) e tutti i vantaggi (benefici) che l’investimento arreca alla popolazione interessata.

Valutazione Impatto Ambientale:
Un valutazione di impatto ambientale cerca di prevedere l’impatto di una determinata azione sull’ambiente, compresi i cambiamenti sociali, culturali, economici ed anche
su sistemi biologici, fisici ed ecologici.

Và anche detto che spesso le analisi dell’impatto economico forniscono prospettive unilaterali sugli impatti del turismo, tendendo a sottolineare i benefici che questo apporta o apporterà. Dall’altro lato le analisi ambientali, sociali e culturali tenderanno a concentrarsi di più sugli aspetti negativi.

Lo studio degli Impatti economici servono sopratutto per avere dei dati, e quindi per:
-scoprire come i turisti spendono.
-determinare gli impatti del turismo sulle vendite delle imprese locali.
-scoprire quanto reddito genera il  turismo per le famiglie dell’area di riferimento e per le imprese.
-misurare il numero di posti di lavoro sostenuti dall’industria del turismo.
-calcolare l’importo delle entrate fiscali generate dal turismo.

Il turismo ha una varietà di impatti economici. I Turisti contribuiscono alle vendite, ai profitti, alla creazione di posti di lavoro, alle entrate fiscali e al reddito di una destinazione. Alcuni settori del turismo, come alloggi, ristorazione, trasporti, divertimenti e il commercio al dettaglio possono essere considerati primari, pochè sono direttamente colpiti dal turismo, mentre la maggior parte degli altri settori sono colpiti da effetti secondari.

Principalmente gli impatti economici sono definiti da:
-effetti diretti, indiretti e indotti.
-dispersione della spesa
-effetti di spiazzamento e costi-opprtunità.

Effetti Diretti, Indiretti e Indotti:
La spesa turistica ha un effetto a catena, nel senso che il suo effetto si propaga dal settore turistico al resto dell’economia.
Si parla di effetto diretto quando si prendono in considerazione quelle aziende che ricevono direttamente la spesa turistica.
Come già sottolineato precedentemente stiamo parlando di ristoranti, alberghi etc…
Nello specifico il valore dell’effetto diretto è dato dal valore della spesa turistica meno il valore delle importazioni necessarie a fornire quei beni e/o servizi.
Ad esempio, un aumento del numero di turisti che pernottano negli hotel  aumenterà le vendite in questo settore (effetto diretto).
A loro volta, però, queste aziende dovranno rivogersi ad altre aziende per il funzionamento dell’attività stessa.
E quindi un’impresa turistica dovrà rivolgersi a costruttori ( ad esempio un Hotel avrà bisogno di interventi allo stabile, riparazioni o costruzione totale), avvocati, commercialisti, fornitori di cibo e bevande, energia elettrica e via discorrendo, i quali, a loro volta, si rivolgeranno ad altri fornitori continuando il processo.
Questo giro di spesa viene chiamato effetto indiretto.
Per essere più chiari: gli effetti indiretti sono i cambiamenti di produzione derivanti dai vari cicli di ri-spesa delle entrate del settore turistico nelle industrie collegate ad esse (ad esempio industrie fornitrici di prodotti e servizi per alberghi).

Cambiamenti di vendite, posti di lavoro e di reddito nel settore della fornitura e pulizia di biancheria, per esempio, rappresentano gli effetti indiretti di cambiamenti nelle vendite negli hotel. Inoltre grazie ai giri di spesa diretti ed indiretti, si avrà un accumulo di reddito per i residenti locali, sotto forma di rendite, salari, interessi e profitti che rappresentano gli effetti indotti.

La somma di tutti e tre gli effetti andrà a determinare l’impatto economico del turismo in una destinazione.
Un cambiamento della spesa turistica può, quindi, interessare praticamente ogni settore dell’economia a causa degli effetti appena descritti.

Dispersione della spesa al di fuori dell’economia locale:
Vi sono, però, anche alcuni altri fattori da considerare.
Ad esempio se per il soddisfacimento della domanda turistica vi è bisogno di altro personale, potrebbe verificarsi una “migrazione” di lavoratori da un settore ad un altro, il che può portare al rischio, sopratutto in caso di scarsa occupazione, di abbandono di alcuni altri settori, come agricoltura, pesca o altro a favore dello sviluppo dell’attività turistica oltre che al potenziale spostamento di individui da zone rurali, che perdono lavoratori, a zone urbane che divengono soggette a pressioni aggiuntive poiché devono soddisfare un maggior numero di residenti ( e quindi maggiori infrastrutture pubbliche).
Vi sono quindi dei costi-opportunità da valutare attentamente. Inoltre si può verificare il fenomeno di dispersione: ciò si verifica quando si necessita di personale specializzato non presente nella popolazione locale.
In questo caso probabilmente sarà necessario importare professionisti non residenti nella destinazione con conseguente dispersione di reddito, poichè questi potranno trasferire reddito nel loro Paese.

Effetto di spiazzamento:
Un altro effetto è il cosiddetto effetto di spiazzamento, ossia quando si verifica lo sviluppo di un’attività a discapito di un’altra attività. Se in una data destinazione vi è una struttura ricettiva che risponde e soddisfa tutta la domanda, creare un’altra struttura avrà l’effetto di ridurre le vendite nella prima struttura senza che si verifichi un aumento della domanda.

Il moltiplicatore
Il moltiplicatore si basa sul concetto che un’impresa, per operare e vendere i propri prodotti, deve effettuare acquisti da altre imprese operanti nell’economia locale.
Queste imprese, o anche fornitori, a loro volta necessitano di acquisti da altre imprese e così via.
Si basa quindi sul principio di interdipendenza.
Come già scritto precedentemente, una variazione della spesa turistica determinerà una variazione dei livelli di produzione di un’economia, dei redditi, dell’occupazione, delle entrate pubbliche. Il moltiplicatore è il rapporto di due variazioni: variazione di una variabile economica come ad esempio il livello del reddito e la variazione della spesa turistica.
Ci sarà quindi un valore per cui si deve moltiplicare la variazione iniziale della spesa turistica per stimare la variazione totale del livello del reddito (nel caso del reddito).
Vi sono diversi tipi di moltiplicatore (del reddito, produzione, entrate pubbliche,vendite, occupazione) e metodologie e la loro interpretazione, spesso, ha creato non poca confusione.

Gli approcci metodologici, dei quali non riporto i dettagli, sono fondamentalmente quattro:
-modelli della teoria di base,
-moltiplicatore keynesiano
-modelli ad hoc
-analisi input-output

Il turismo quindi può apportare molti benefici se correttamente sviluppato, può portare valuta pregiata, occupazione, reddito, investimenti e permette una diversificazione dell’economia.
Oltre agi aspetti economici esso implica anche impatti sociali e culturali che possono essere sia positivi che negativi.
Il tutto dovrebbe (o meglio…deve!) poi essere attentamente sviluppato con criteri di sostenibilità per permettere la fruizione di una destinazione senza comprometterne l’ambiente nel suo complesso.

P.S.: … e non te lo ripeto più!