venerdì 30 novembre 2012

Se fosse per me la cultura e il turismo li puccierei anche nel cappuccino


E farei la stessa cosa (il puccio) nello Sciacchetrà, nel soffritto dello stoccafisso alla ligure, nell’impasto della torta Pasqualina, e addirittura anche dentro le trentatre sfoglie, anche se ormai non le fa più nessuno a Genova con questa quantità.

Però adesso ci do un taglio sennò facciamo notte.

Ma questo è per dire che l’enogastronomia è un fattore molto importante per il nostro turismo, la nostra cultura e non solo qui.

Qui in Liguria una volta ne potevano andare fieri, ma adesso è ancora così?
E parlo, anzi scrivo in senso generale, neh!
Come in generale si potrebbe discutere sull’accoglienza per cui siamo veramente i più famosi nel mondo ... si ma nella scontrosità.
E lo siamo anche nell’ostinazione che alcuni hanno nel voler cambiare il nostro modo di fare che è tale dal tempo che fu, e che per me è invece un’eccezionale prerogativa, che forse andrebbe pubblicizzata così come l’è.
Diciamo che si può affinare e morta la.

Mentre, per quanto concerne la qualità alberghiera, in verità ci sarebbe qualcosa (anche molto) da dire, cose che però non si possono nemmeno pronunciare per non urtare la suscettibilità di quei professoroni che sanno già tutto, qualità che invero io non riesco a vedere.
Peculiarità che non vedi nemmeno col lanternino in qualsiasi parte della città, e quindi all’arrivo dei turisti nelle stazioni, per non parlare del Porto, per non dire dell’aeroporto, per non menzionare … ma si, basta la che tanto s’è capito.
Eppure lo sanno già tutti (anche qui?) che questi due fattori sono l’oro del terzo millennio, ma pare che dalle nostre parti la cosa non sia granché apprezzata, sempre che sia risaputa.
Di marketing e 2.0 sorvoliamo che tanto sono con la testa tra le nuvole.

E poi il turismo senza cultura non esiste anche perché la stessa parola vuol dire “coltivare”, e se non coltivi una cippa di niente, qualcuno mi potrà mai dire come si possono raccoglierne i frutti (presenze turistiche) senza fare un’adeguata cultura?
Quindi cultura e turismo vanno di pari passo, o almeno dovrebbero.

C’è poi la cultura nel senso stretto della parola, e vale a dire l’arte in generale e sotto tutti gli aspetti che i grandi avi c’hanno tramandato.
L’arte di saper fare bene le cose, i monumenti che manco noi che abitiamo in questa meravigliosa città, sappiamo bene il dove essi siano; e poi la poesia, i dipinti e tutto quello che comprende il suo significato più sublime.
Infatti l'arte comprende ogni attività umana creativa di espressione estetica, priva di qualsiasi pregiudizio da parte dell'artista (o del gruppo di artisti) che compie l'opera rispetto alla situazione sociale, morale, culturale, etica e religiosa che le masse del suo tempo stanno invece subendo. L'arte indica l'espressione estetica della propria interiorità; in questo senso non v'è concetto di bellezza.

Cultura è idee, azioni, simboli e disposizioni, senza però dimenticare che questa immensa parola che darebbe degli indubbi benefici intellettuali e monetari (cose che di ‘sti tempi tanto schifo non fanno) nel qual caso venga finalmente intesa anche come una risorsa; vuol dire pulizia, decoro e anche Legge.
Strano, neh, ma l’è proprio così.

Turismo e cultura dei simboli (intesi come linguaggio), delle azioni, delle idee, delle innovazioni e delle disposizioni che probabilmente ai più (quelli che ordinano e comandano) sono quasi totalmente disconosciute e completamente rinnegate nei confronti di chi eventualmente qualcosa più di loro ne sa, visti i risultati che lor signori hanno prodotto.  
Genova è pigra, indolente, Genova è tremendamente svogliata, ed in più è una città dove si fa solo del fumo, mentre chi ha l’arrosto non viene neanche ascoltato.





mercoledì 28 novembre 2012

Domani 29 novembre capirò il perché amano il BTO




Ci si vede domani pomeriggio a Firenze (Fortezza Da Basso) e poi vi racconterò se mi c'innamorerò anch'io oppure no ... a presto.


martedì 27 novembre 2012

Sardegna: un concorso regionale per quattro incarichi dirigenziali nel turismo, ma veloce veloce, neh!


In nome della Legge (la mia) propongo due soluzioni sul caso …

l'agenzia governativa regionale Sardegna promozione ricerca dirigenti per quattro servizi: Servizio turismo, Servizio promozione agroalimentare, Servizio promozione degli investimenti, Servizio internazionalizzazione delle Pmi. 
I candidati dovranno possedere una comprovata competenza professionale specifica nelle materie di competenza del servizio per cui presentano domanda. 

Le manifestazioni di interesse, corredate da dettagliato curriculum in formato europeo, dovranno 
pervenire all'Agenzia entro le ore 12 del prossimo 28 novembre. 

Beh, fin qua tutto bene, solo che il “bando” è stata inserito online il 23 novembre 2012, che l’era un venerdì.
Quindi togliendo il sabato e la domenica, restano la bellezza di due giorni per ottemperare alla richiesta; lunedì e martedì, ma senza dimenticare la mezza giornata del mercoledì.
Bontà loro.
Errata Corrige: Il bando è stato approvato venerdì ma messo on line lunedì mattina ... pertanto i giorni a disposizione degli eventuali interessati si riduce ancora di più.

Mi si perdoni l’ardire: “Ma che cippa di “bando” è?”.
Forse che si possa trovare qualche altro termine per definirla o va bene così?

Pertanto in nome della Legge (sempre la mia) propongo le due soluzioni come sopraddetto:
a)      Ampliare temporalmente la “gara, bando, concorso o come cavolo si voglia chiamare”.
b)      Vedere la lettera “a”.

Il perché?
Perché fare un concorso (?) in soli cinque giorni e con in mezzo due festività, me pare più una cosa che non riesco neanche a ben definire che altro.
Sarà colpa della mia ignoranza?

E se magari lor signori della Regione Sardegna inserivano anche l’indirizzo di dove recapitarlo attraverso il cartaceo, probabilmente di CV ne ricevevano di più, o forse va bene così?
Bho!

P.S.: Poi se qualcuno è interessato a mandare il proprio Curriculum Vitae alla Regione, beh; lo faccia di corsa che il tempo stringe … io intanto aspetterò con ansia di conoscere i nominativi di quei quattro “fortunati”.

Velocissimi, neh!

A seguito di questo post (?) sul sito regionale della Sardegna è apparso questo 

lunedì 26 novembre 2012

La forbice


Vivo ogni giorno ed ogni notte l’esperienza di una forbice, in continua, costante divaricazione.

La sera, la notte, il rutilante mondo di Facebook  mi affascina e mi intriga, mi confonde e mi stupisce, mi fa pensare di essere davvero in un mondo, in una nazione dove la tecnologia ormai regna sovrana, gli startuppers sono più numerosi dei vigili urbani, le idee più straordinarie vengono partorite a getto continuo, tra ali di folla ricolme di sacro furore ed entusiasmo.

Poi dormo, poco e male.

E poi mi sveglio e vado in ufficio o da clienti.
O meglio da potenziali clienti. 
Perché le aziende in questo ‘intrigante’ momento storico hanno un piccolo problema.
La settimana scorsa ero da un amico commercialista a Bergamo ( non a Genova, non ad Enna, a Bergamo ) e mi ha detto bello sereno che teme che una percentuale significativa, sopra il 30%, delle sue aziende clienti chiuderanno nel 2013.

E lui, commercialista, ha identificato nella diffusa incapacità di adottare seriamente l’informatica come uno dei drammi collettivi di un’intera generazione.

Dopo 18 anni di attività di marciapiede, di vendita di internet-stuff, vedo ancora un mondo di aziende che hanno colto così poco delle straordinarie potenzialità del mezzo!
A fronte delle attrezzatissime grandi multinazionali e delle poche grandi aziende italiane, c’è ancora un universo di PMI (che non sono più trendy, non sono più ‘piccolo è bello’, sono fortemente consigliate anche dalle amabili banche di aggregarsi o suicidarsi) che rappresentano, piaccia o no, l’universo Italia, a cui l’innovazione basilare fa fatica ad arrivare.
Ma la colpa, a mio modesto avviso, non è solo della vil razza dannata dei vecchi imprenditori che non sono Indigeni Digitali, ma anche dell’Offerta.

Perché per i grandi player seguire le PMI è una gran rottura di scatole, non conviene, non interessa.
Ed i piccoli player sono troppo tecnici e troppo poco consulenziali  per farsi capire da chi dirige all’antica la baracca.

E le due punte della forbice, invece di richiudersi, si allargano.
La notte assisto attonito a discussioni di cui faccio fatica a comprendere il significato.
La mattina mi trovo di fronte al cliente che mi dice ‘lo so che il mio sito fa schifo, ma non ho tempo di pensarci.
E comunque all’e-commerce continuo a non credere, perché gente che compri su internet non ne conosco’.
Una soluzione c’è: vivere solo di notte.
Ma non mi paga nessuno per leggere meravigliose follie su facebook.

Un vero peccato .


Due miliardi per la cultura buttati, e che ritornano a Bruxelles


I 2 miliardi di euro del “Programma Attrattori Culturali 2007-2013”, destinati a migliorare l’offerta culturale nelle Regioni del Sud, non sono stati spesi e dovranno essere restituiti a Bruxelles.
A questi si aggiungono gli 1,5 miliardi di fine 2011. Uno spreco, proprio mentre il nostro patrimonio cade a pezzi.

Un miliardo e mezzo di euro destinati alla cultura italiana sono già rientrati nelle casse di Bruxelles, e altri due sono sulla buona strada.
Sono le risorse del “Programma Attrattori Culturali 2007-2013”, che – a dispetto del nome – non sono mai state impegnate operativamente, nonostante gli innumerevoli progetti stilati in questi anni, tutti rimasti sulla carta.
Si tratta dei cosiddetti Poin e Pain, acronimi che indicano i programmi operativi e attuativi interregionali per il Sud, cioè «lo strumento principale attraverso cui promuovere e sostenere lo sviluppo socio-economico delle Regioni del Mezzogiorno attraverso la valorizzazione, il rafforzamento e l’integrazione su scala interregionale del patrimonio culturale, naturale e paesaggistico in esse custodito».

Obiettivi per realizzare i quali l’Europa aveva previsto «una dotazione complessiva di circa 2 miliardi di Euro, di cui una quota di poco superiore al miliardo di euro (1.031 M€) a valere sui fondi strutturali del FESR e del relativo cofinanziamento nazionale ed una leggermente inferiore (898 M€) resa disponibile dalle risorse aggiuntive della programmazione nazionale del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS)», come si legge sul relativo sito.
Fondi che non solo non sono stati spesi, ma sono stati riallocati per finanziare altre voci di spesa che non c’entrano nulla con la cultura.
È quanto ha denunciato il presidente della Provincia di Siracusa Nicola Bono, che è responsabile del settore Cultura e turismo dell’Unione delle provincie italiane e membro del Consiglio di sorveglianza del Poin, in una missiva indirizzata, tra gli altri, al ministro della Coesione Territoriale, Fabrizio Barca.



È infatti dal suo dicastero che dipende la gestione del programma comunitario, dopo il commissariamento di un anno fa, in seguito a cui le competenze sono passate dalla Regione Campania, che agiva sotto il controllo del Comitato Tecnico Congiunto di Attuazione del Ministero dei beni culturali, a Roma.
Bono, che da ex sottosegretario ai Beni e attività culturali conosce bene Barca per le innumerevoli riunioni al Cipe, ha chiesto non solo di individuare i responsabili dei controlli, ma anche di cambiare la destinazione dei 330 milioni del Piano di azione e coesione – nato a fine 2011 per accelerare l’allocazione delle risorse provenienti dall’Europa – destinati a «interventi di restauro di Beni Culturali» per 130 milioni, e altri 200 milioni «per il sostegno a programmi di assistenza ad anziani non autosufficienti e all’infanzia». Iniziative – deliberate dall’Autorità di gestione del ministero – che per quanto nobili non hanno molti punti in comune con la mission del Poin, relativa al miglioramento dei servizi. 

Il Programma Attrattori Culturali «non è andato male: è stato un disastro.
Abbiamo restituito a fine 2011 un milione e mezzo di euro alla Commissione europea.
Non era un problema di soldi: dunque perché è evaporato quel programma?
Perché sono stati spesi tre anni a ragionare di processi, invece che a fare progetti», è stata la risposta di Barca, attraverso un comunicato diramato alle agenzie un paio di giorni fa, nel quale il ministro ha aggiunto che per il rilancio di Pompei il ministero è ripartito da solidi progetti «costruiti nel giro di 60 giorni: questo stesso modello viene ora applicato ad altri 22 siti all'interno del ricostituito Programma Operativo Nazionale Beni Culturali, un programma da 600 milioni di euro».
Secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato (vedi pag 9 di questo documento) a maggio 2011 il 10,29% dei fondi del “Poin Attrattori culturali” risultava impegnato.
Alcuni danno una lettura politica al botta e risposta tra Upi e ministero, con un occhio rivolto alle elezioni: il nuovo assessore al Bilancio della Regione Sicilia, nominato poche ore fa da Crocetta, è Francesca Basilico d'Amelio, ex componente della segreteria tecnica del ministero dell'Istruzione, considerata vicina a Barca e a Bersani. 

Un altro aspetto sollevato dalla lettera riguarda i “progetti di sponda” – 655,8 milioni di euro su 2 miliardi complessivi, il 64,8% del totale, di cui 220,8 milioni deliberati nel 2011 – altrimenti detti “progetti coerenti”: spese pubbliche già finanziate, inserite nei rendiconti comunitari allo scopo di ottenere un secondo finanziamento, in modo da incassare risorse fresche da destinare ad altre attività.
Un meccanismo denunciato dalla Corte dei Conti per bocca del suo presidente Luigi Giampaolino, in quanto comportano: «Una dilatazione temporale della spesa che posticipa l’effetto degli interventi e dei benefici per lo sviluppo e per la crescita del territorio».
Particolare non secondario: questi progetti sono selezionati «non per la loro qualità ma per la loro ammissibilità al finanziamento».

Per impegnare quei 2 miliardi in progetti credibili il tempo è praticamente scaduto. Entro il 31 dicembre va dimostrato che ci siano dei progetti in corso d’opera, con i relativi investimenti, da realizzare entro il prossimo giugno.
Termine entro il quale scade la programmazione comunitaria al 2013.
Peccato che, da qui a giugno, ci sia prima la campagna elettorale, e poi un nuovo esecutivo. 





domenica 25 novembre 2012

La soluzione alla rottamazione degli alberghi


‘Sta storia della rottamazione degli alberghi stile “Calimero” me pare tutta ‘na strunz stranezza, ed è ormai chiaro, anche a quelli più tonti di tutti, che la cosa se la sono studiata per consentire alle grandi catene alberghiere … vabbeh, è inutile andare avanti se anche i più restii all’intelligenza l’hanno finalmente capito.
E poi, in fin dei conti, seppur parzialmente sono anche d’accordo.

Infatti taluni fanno veramente ribrezzo, sono gestiti che manco li cani e non sono certo un aiuto per la qualità alberghiera nazionale, quindi, o si adeguano o Föra di ball'.

 

Quello che però non capisco è il perché non si sia mai provveduto ad organizzarsi un po’ prima … o forse lo capisco molto bene ma non ne ho né il tempo e la voglia di ripetere sempre le stesse cose che spaziano nell’inconcludenza di chi (non tutti ma sono parecchi) ha ricoperto delle importanti cariche istituzionali e associative italiane.

E’ mai possibile che in tanti anni a nessuno sia venuta in mente la soluzione?

 

Ma prima un passo indietro, anche per far capire che non è solo due giorni che si parla di ciò.

La prima volta che appare questa parola per il settore alberghiero, è negli anni ’90, quando un noto Istituto di Ricerca propose alla Regione Emilia Romagna di rottamare i piccoli alberghi.

Questa proposta, rottamando gli hotel, intendeva trasformare radicalmente il sistema alberghiero della costa introducendo nuovi alberghi di almeno 100 camere … naturalmente per il motivo sopra descritto.

Più di recente, nel 2006, all’epoca del Governo Prodi, la proposta fu ripresa dall’allora Ministro Bersani, e l’obiettivo era quello di innalzare la qualità dell’offerta turistica.


Poi lo Studio Ambrosetti nel 2007 che la inseriva tra le cinque proposte non più procrastinabili in una visione di strategia nazionale, poiché il sistema ricettivo italiano si presenta nel complesso con standard non in linea con le richieste del mercato.
Nello specifico lo Studio Ambrosetti suggeriva una generale ristrutturazione delle strutture ricettive, sostenuta anche eventualmente da agevolazioni fiscali e bla bla bla.

Quindi l’idea della rottamazione dei piccoli alberghi (i Calimero), benché criticata da più parti, ha continuato ad essere ripresa e riproposta, anche con alcune varianti.

Ma lo scopo finale era praticamente il medesimo, e vale a dire … banche e catene alberghiere, e chissà se qualcuno pensasse veramente ad innalzare la qualità
Anche perché, come ho già scritto sopra, mi risulta abbastanza incomprensibile che tutti ‘sti genii (se lo dicono loro?) non abbiano mai attuato una cippa di niente, col risultato che adesso non c’è altra soluzione che toglierli di mezzo.

Però la soluzione c’è ed è praticamente la stessa usata per la pubblicità del simpatico pulcino nero.
Hei, però non è certo quella di cospargere gli hotels con del detersivo Ava (come lava con perborato stabilizzato) … si sa mai che a qualcuno non venga in mente di fare ‘sta cosa.

E la soluzione non procurerà alcun danno alle associazioni del settore, alle istituzioni preposte al caso, alle banche, alle catene alberghiere e soprattutto agli alberghi italiani, anzi.

La volete sapere?
  

 



sabato 24 novembre 2012

Ora gli hotel chiudono per tasse


Chiuso per tasse!

È la scelta disperata degli albergatori di Cefalù, la perla normanna della Sicilia, dove da oggi le luci sono spente nelle hall di tutti gli hotel: una pugnalata nella schiena per una città che vive di turismo.

Già da tempo la crisi aveva eroso le presenze, ma a dare il colpo di grazia è stata l'ultima delibera, datata 30 ottobre, che ha portato l'aliquota Imu da 0,4% alla tariffa massima, 1,06 per cento. 
«Ci sono alberghi che pagheranno anche più di 200mila euro: gli conviene piuttosto chiudere - è la provocazione di Nicola Farruggio, presidente della Federalberghi di Palermo - Tanto sarebbero costretti a farlo comunque, prima o poi: così non si può reggere.
Negli ultimi tre anni abbiamo perso dal 30 al 40% del fatturato e nel resto della Sicilia la situazione non è diversa.
E l'Imu non è tutto: ci sono anche l'aumento della Tarsu e la tassa di soggiorno, un salasso continuo.
Qualcuno sta già pensando di abbandonare l'isola e investire piuttosto nella vicina, ma ben più conveniente, Malta».

Per questo, a Cefalù, dopo una notte passata a discutere, oggi gli albergatori, al di là delle associazioni di appartenenza, parlano con una voce sola, quella della protesta a oltranza. «Non siamo più imprenditori del turismo ma facchini del sistema tributario», dichiara Salvo Cimino, del Villa Gaia e Carlton Hotel. «Sacrifico oltre un mese l'anno togliendolo alla mia azienda per il disbrigo burocratico», sottolinea Giuseppe Neri del Costa Verde.
Rincara la dose Anna Scilla, dell'Hotel Il Pescatore: «Ogni anno sono costretta ad aprire un mutuo per pagare le imposte». 

«Da anni subisco le pressioni da parte dell'Agenzia delle entrate - lamenta Gerret Curcio, dell'Hotel Kalura - con sanzioni del 30% dell'imposta dovuta, perché non riesco a rispettare le scadenze ordinarie per cause di forza maggiore, legate alla crisi».
Difficili anche i rapporti con l'amministrazione comunale: «Mancano spiragli di dialogo», sottolinea Angelo Micchichè, de Gli Alberi del Paradiso.
Anche se il sindaco, Rosario Lapunzina, non ci sta a passare per il killer del turismo cittadino: «Ascoltiamo e comprendiamo il grido d'allarme degli albergatori - dice ancora Lapunzina - Non condividendo, però, la serrata: se qualcuno ha in mente di consegnare le chiavi delle attività, precisiamo che l'indirizzo giusto non è il Municipio di Cefalù, bensì quello di Palazzo Chigi».
E continua: «I pesanti tagli ai trasferimenti richiedono l'aumento di imposte come l'Imu, così come è accaduto nella stragrande maggioranza dei comuni. L'aumento all'1,06% per gli immobili oltre la prima abitazione, non è una peculiarità di Cefalù. Alla stessa stregua hanno operato città come Palermo, o centri turistici come Taormina».
E come altre città italiane: Sanremo, per esempio, dove gli albergatori esaperati hanno presentato un ricorso al Tar contro le delibere del Comune che ha alzato l'aliquota Imu al livello massimo. 
Dalla città dei fiori alle Eolie, dove gli albergatori sono sul piede di guerra per gli aumenti dell'Imu: un hotel medio-piccolo può pagare anche 40mila euro rispetto alle 17mila dell'Ici. «Importi che di fatto valgono doppio - sottolineano alla Federalberghi eoliana - considerato che qui le strutture ricettive rimangono aperte per circa sei mesi: così rischiamo di ridurli a cinque, con le immaginabili conseguenze sui posti di lavoro».

venerdì 23 novembre 2012

Letterina a Babbo Natale? ... No a Federalberghi!


Buongiorno,

mi chiamo Gabriele Apostoli e dirigo l'Albergo al Vecchio Tram di Udine, e Vi scrivo in merito alla mail odierna dove mi proponete una collaborazione con Lottomatica per l'inserimento nella mia struttura di quelle che io, ma non solo io, chiamo macchinette magna sghei.
I soldi per intenderci.

Ora, non voglio prolungarmi sui danni che le suddette macchinette creano nella società odierna e le mie personali considerazioni, però scusatemi se a questo punto inizio (per modo di dire, né) ad avere qualche dubbio sull'utilità di Federalberghi.

In un periodo di profonda crisi economica, anche nel nostro settore, tanto tartassato ed in difficoltà, la Federazione che riunisce (circa 28.000) la stragrande maggioranza degli Hotels italiani, (di cui posso però tranquillamente garantire che una buona quota degli associati l’è solo per usufruire degli sconti Canone Rai, Siae, Scf etc) … che cosa fa?

Ci propone di "arrotondare" i conti trasformando i nostri locali in tabacchini o affini.

Suvvia, in verità ci sarebbero ben altri problemi, e che, senza una vera e forte rappresentanza nei luoghi che contano e nella maniera più consona, non potrebbero mai esser risolti, e in Italia di luoghi che contano nonché di problemi ce n’è in gran quantità.

Infatti:
Abbiamo delle notevoli preoccupazioni con le OTA e le loro arroganze, mentre la voce dei nostri rappresentanti, tra cui quella di Federalberghi, è alquanto flebile. Mentre se qualche lamentela in sede europea l’avete fatta, di risultati ancor non se ne vede.
Ma guarda un po’.

Nell'ultimo Faiat Flash avete giustamente protestato, per la creazione illogica di nuovi "comuni" a Roma, ma di proposte o di eventuali proteste a gran cassa non ne ho sentite.
Che sia colpa mia e che mi siano sfuggite?

Di TripAdvisor non parliamone neanche più che è meglio.

Mentre ogni santo mese ci dobbiamo vergognare di sentire le più alte cariche associative “dare dei numeri” (in senso lato) sulle statistiche e presenze del Turismo in Italia, le quali sono basate su raccolte dati di qualità miserrime, e puntualmente contrastate dalle Regioni che ne dispongono ovviamente di più certosini e … come dire, meno farlocchi?

Le istituzioni si “divertono” assegnando le cariche importanti del Turismo a persone che non ne hanno delle pregresse conoscenze, e Federalberghi, oltre a non dire nulla, si dichiara contenta e ci va pure a braccetto … di esempi ce n’è in gran quantità che elencarli tutti facciamo la notte di chissà quale anno a venire.
Ci creano tasse che disincentivano il turismo, altroché il Vs. bel dire di far riportare l’Iva turistica italiana negli stessi parametri dei concorrenti europei, e che vanno a coprire quei costi che con il nostro mondo non hanno nulla a che vedere, mentre l’autorità di Federalberghi vale meno di zero ... e soluzioni al riguardo; beh; sempre zero ... e se mai ci saranno degli appianamenti correrà quell'anno che il nostro settore sarà tutto in mano alle banche e alle multinazionali, mentre nel frattempo le località si svuotano ed in hotel si diventa matti a fare i sostituti d'imposta.
E’ forse questo il Vs. vero giuoco oltre che quello di farci mettere delle macchinette “magna li sghei”?

Faccio umilmente presente che una grandissima fetta degli associati è rappresentata da alberghi di medie-piccole dimensioni, mentre l’attuale ministro parla di "rottamazione" degli hotels troppo piccoli e vecchi a ovvio vantaggio delle strutture grandi (guarda caso dietro a ciò ci sono gli interessi di soggetti terzi e di gran "peso economico").

E sull’ambaradan siete oltremodo anche d’accordo, ma senza esternare quei minimi requisiti necessari, quei paletti o quelle considerazioni utili al caso per ovviarci l’eventuale chiusura.

Pertanto, e mi sia concesso, credo sia giunta l’ora che Federalberghi inizi a pensare ai veri interessi dei propri associati.
O lo fa già?

E’ altresì chiaro a tutti che non sia Federalberghi a legiferare o deliberare nel merito, ma l'impotenza che la Federazione dimostra è un dato di fatto, fatto che è assai preoccupante.

Forse sarebbe opportuno il farsi sentire a gran voce, forti dei numeri di cui potremmo disporre se chi sta a capo proponesse un progetto coinvolgente e soprattutto finalmente riuscisse a rendere compatta la categoria in difesa dei propri interessi di gruppo.
Oppure il progetto non esiste, oppure e forse (lo dico tanto per finire la lettera) gli interessi degli altri (?) vengono prima di noi associati?

Ovviamente non mi aspetto una risposta (con Voi mi capita sempre), ma spero vivamente che le prossime mail portino notizie positive per gli alberghi italiani e non proposte commerciali che non fanno onore al nostro settore.

Cordiali saluti
Gabriele Apostoli – Udine



P. S.: Poi seguirà il “pensiero” di Tutto sbagliato tutto da rifare … a dopo!

mercoledì 21 novembre 2012

Nella città vecchia (Firenze) il turismo senza cultura non ha (o non fa) storia ... ma va?

Ieri m’è capitato di vedere questo video sul prossimo BTO di Firenze e mi scappò il sorriso ... nel senso che lo persi di colpo.

Video in cui la maggior parte degli attori “prestati” sono amici (virtuali), nel senso che alcuni li conosco visivamente, mentre i più lo sono attraverso il web, anzi lo furono.




E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l’esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione

Eh si, anche perché è molto probabile che dopo questo mio, coloro spariranno come rondini al fin della primavera, e mai più non mi degneranno neanche di un furtivo e fugace “mi piace” manco su Facebook.
Ma se così dev’essere, ebbene, così sia.
Però Tutto sbagliato tutto da rifare è fatto così, amici o non amici.
E quando le “cose” non le condivido per una benemerita mazza, cippa o tubo, ebbene lo dico, anzi qui lo scrivo.

Da sempre sono convinto che i veri amici in fondo servano a questo, quindi e di conseguenza per me così è e così sempre sarà.
Amen!

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
mi condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo

Bene, detto questo, non ricordo d’aver mai visto un video più … niente, non c’è nulla da fare … non riesco neanche a dargli una pur piccola e neppure mendace definizione.
Ma una cosa è certa: non mi piace manco un po’, anzi, anche qualcosa di meno.

Orsù cambiatelo, cancellatelo, oppure fate ciò che più v’aggrada, ma fate qualcosa affinché “isso” riposi in pace per il resto dell’eternità.

Ovvio che ad alcuni la cosa andrà invero a genio e gli autori saranno omaggiati di prolungati applausi, e non mancheranno le “famose” patte sulle spalle a mo di complimento e chissà quant’altro, riducendomi così ad una lotta impari per frenare tutte le loro avversità che mi si pareranno di fronte.
Ma nel merito non temo un granché, ho buona scorza per limitarne gli eventuali attacchi, ma grande rispetto e gentil pietà per l'eventuale futuro nemico.

Ma c'è qualcun'altro che credo la pensi proprio come me 
.

Franco Battiato rifiuta la poltrona di assessore al turismo siciliano


E alla fine è andata com’era prevedibile.
Franco Battiato, ch’è tutt’altro che uno sciocco, probabilmente rifiuterà l’assessorato al turismo, e di questa decisione gli rendiamo grazie, grazie che naturalmente allego anche al buon Dio.

Infatti una cosa così insensata non avrebbe avuto modo d’esistere o d’essere.
Ma vediamo come s’era preannunciata l’orribile azione.

Rosario Crocetta è da poco tempo il nuovo Presidente della Regione Sicilia, e la prima str … anezza che s’è inventata è stata quella di proporre un assessorato importante al buon Franco Battiato, quello del turismo.
Turismo che invero la Sicilia ne avrebbe uno sfrenato bisogno e pertanto necessiterebbe di un personaggio più addentro al problema e quindi che da questo settore almeno provenga, nonché ci lavori a tempo bello pieno.

Qui c’è la mia personale opinione in merito che raggruppo in una sola frase: “Ma in Sicilia non c’è proprio nessun’altro?”.
Ovvio che non ci credo!

Però e per fortuna, anche se il Rosario Crocetta non c’è arrivato a capirlo, ecco che Franco Battiato non c’ha messo poi molto ad assimilarne l’impossibilità per poter fare quel certosino lavoro necessario per il bene della sua Regione e …

(di Maurizio Zoppi) … e il maestro Franco Battiato, designato dal neo governatore siciliano Rosario Crocetta assessore al Turismo e allo Spettacolo, sarà a Palermo, oggi mercoledì 21 novembre, per meglio definire le condizioni della sua carica politica.
Dopo i rumors sul possibile abbandono dell'incarico, il cantautore catanese, sarà infatti a Palazzo D'Orleans per chiarire la sua posizione.
Una cosa sembra certa, come lo stesso Battiato anticipa al Corriere del Mezzogiorno, la sua volontà è di occuparsi «solo di Spettacolo».
Amen!

IMPEGNO CONCRETO 
«I giornalisti fanno confusione, come faccio a dimettermi d'assessore se ancora non ho firmato nulla?».
E continua: «Il mio impegno in prima persona con il governatore è concreto, ieri sera Crocetta mi ha telefonato invitandomi alla Presidenza della Regione per definire la mia posizione ed attività all'interno del suo governo.
È chiaro che io vorrò occuparmi soltanto di spettacolo e cultura in linea con il mio mestiere di cantautore».

BATTIATO E LA DISTANZA DALLA POLITICA 
Le voci di questi giorni che parlavano di un imminente abbandono dell'impegno preso con il governo Crocetta, sono scaturite da alcune dichiarazioni dell'artista al festival del cinema di Roma: «Dopo 30 anni che frequento l'aeroporto di Catania mi sono sentito dire buongiorno assessore. Questa storia sta diventando un incubo.
Non voglio prendere ufficialmente le distanze dalla politica ma è così.
Non ho rapporti con la politica, solo col presidente della Regione che si è dimostrato un uomo spericolato».

(di me) Anche troppo!






martedì 20 novembre 2012

Andrea Babbi è il nuovo Direttore Generale dell'Enit ... per me

Un solo consiglio, se m'è consentito, al nuovo (per me) Direttore Generale dell'Agenzia Nazionale del Turismo, Andrea Babbi, in considerazione che questo blog è sicuramente quello che più di tutti segue e scrive dell'Enit.

"Non esistono cattivi collaboratori ma pessimi capi".

... e forza con l'aspirapolvere , che di "dust" ce n'è in quantità.

Buon lavoro!

P. S.: Noi però continuiamo a vigilare, né! 











Il valzer dei GM all'Enit (Agenzia Nazionale del turismo) sembra più che altro un rock and roll


Ieri c’ho provato in tutte le maniere per avere un contatto con Barbara Millucci che è l’autrice di questo fondo qua sulle pagine de Il Mondo.

Che per darci un taglio e per farla in breve riassumo di seguito a mo di Bignami.

Lei, Barbara Millucci, scrive che la Corte dei Conti ha bloccato la nomina di Andrea Babbi a GM dell’Enit per irregolarità formali nella documentazione presentata dal consiglio di amministrazione dell’ente pubblico, di cui è presidente Pier Luigi Celli.
Pertanto, dice Lei, che la Corte dei Conti ha di fatto bocciato la formale designazione del neodirettore, succeduto a Paolo Rubini, pupillo dell'ex ministro Michela Vittoria Brambilla. 

Fatto sta che per ora la procedura è stata ritenuta non conforme (dice lei), forse anche per via delle restrizioni imposte dalla “spending review”.
Però, poco prima o poco dopo, Lei scrive che il tutto è in stand-by.

Beh, qualcuno mi spieghi, ma forse è meglio che quel qualcuno lo spieghi alla Barbara Millucci, il come sia possibile mantenere in stand-by una cosa che è stata “bocciata”.
Poteri dell’occulto?

Comunque sia, Lei subito dopo parte all’attacco sostenendo che le informazioni ricevute (?) e considerato che la nomina di Andrea Babbi richiederebbe un emolumento, c’è chi pensa di promuovere un dirigente interno, magari Marco Bruschini, a capo dell’Enit.

Ora con Bruschini non ho nulla, ma dal suo CV (di una lunghezza e competenza indubbiamente da primo della classe) si evince che è all’Enit dal 1° ottobre 2007, però i risultati dell’agenzia del turismo da allora sono stati questi (ved. precedenti 7/800 post sull’Enit).
Magari lui c’entra poco e le responsabilità sono d’altri, ma una cosa è certa; il Marco Bruschini era ed è nel direttivo, e perciò e pertanto ... vabbé, fate voi.

E tempo dopo è eclatante la definizione di “carrozzone” della Brambilla non appena insediata come sottosegretario con delega al turismo, e se se n’è accorta addirittura la ex (per fortuna) Ministra Michela, beh; il tutto è già un gran bel dire.

Poi, nonostante questa sua definizione, il come abbia fatto la Ministra ad aumentare considerevolmente lo stipendio dell'allora GM Eugenio Magnani, e che questi abbia addirittura preso il premio "San Segundin d'Argento" ... beh; per quanto mi riguarda resterà sempre un bel mistero.

Personalmente poi, sono arci convinto che in quella posizione ci vorrebbe uno “nuovo” ma non nuovo del turismo, come invece avvenne all’atto della nomina di Paolo Rubini che proveniva dalle cellule staminale e che di turismo ne aveva le stesse conoscenze che c’ho io ho sulla Sanità, e vale a dire: nulla.

Poi che sia il Babbi o qualcun altro il prossimo GM dell’Enit, per quanto mi riguarda poco cambia, ma esaminando gli indiscussi successi del “nuovo” pretendente ottenuti nella sua Regione, l’Emilia Romagna, beh; perché non provare?
I buoni auspici ci sono tutti!

Il perché non lo sto qui a dire anche perché mi ci vorrebbero le pagine della Treccani per riportarle tutte, quindi passo oltre e al fatto che la Barbara Millucci, nonostante le mie ripetute gentili e cortesi richieste di delucidazioni in merito alle eventuali sue fonti del fondo, non m’abbia mai, né cortesemente, né in alcun modo mai risposto.
Bontà sua.

Questo però mi da adito a pensare che le "soffiate" o se si preferisce chiamarle "indagini", non siano granché autentiche e veritiere e chissà da dove provengano.
Una personale ideuccia in verità l’ho ma la tengo per me, si sa mai … e poi vedremo.
Mah, ma neanche poi tanto!


P. S.: Solitamente per questa nomina occorrono circa due mesi e la Corte dei Conti in questo periodo è sommersa di lavoro.
Quindi tra un po’ il tutto dovrebbe essere portato a termine … si spera.
Anche perché senza il GM all’Enit per tanto tempo non si può stare … e le nazioni concorrenti non stanno di certo a guardare, anzi. 
Senza poi dimenticare il personale dell'agenzia nazionale del turismo che in questo momento credo si trovi completamente spiazzata, e se la difesa non è messa a regola d'arte, le altre nazioni ci fanno goal!








lunedì 19 novembre 2012

Genova: Le paroline che non vorrei dirti mai


Scava scava, nell’intento di risistemare, del rifacimento e della manutenzione nella via più bella di Genova, Via Garibaldi, alla fine è stata scoperta la pavimentazione originale della strada risalente al 1500.

Via Garibaldi, progettata da Bernardino Cantone è, come detto, la più bella delle principali strade di Genova e, personalmente, la maggiore dell'intero centro storico sotto l'aspetto architettonico per l'impatto magnificente dei suoi palazzi, alcuni dei quali, inclusi negli appositi Rolli, sono dovuti all'estro dell'architetto Galeazzo Alessi.

La strada ha un preciso anno di nascita: il 1550.
Originariamente Strada Maggiore, poi Strada Nuova, fino all'Ottocento era con conosciuta con il nome di Via Aurea. Madame de Staël le attribuì un nome ancor più altisonante: quello di Rue de Rois, la Via dei Re.

Nel 1882 venne infine dedicata a Giuseppe Garibaldi.
È completamente in rettilineo, con una leggera pendenza, ed è lunga 250 metri, con una larghezza di 7.5 metri; nacque proprio come strada di rappresentanza.
Dal 13 luglio 2006 è inserita, insieme a tutto il sistema dei Rolli, sviluppato lungo le Strade Nuove di Genova, fra iPatrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

 Bene, detto questo e conoscendo l’arte dei miei concittadini nel pestarsi i piedi da soli, e non solo i piedi, è probabile che questa scoperta venga ricoperta e tira a campà.

Suggerimento
Verrà risistemata includendo dei vetri calpestabili antiscivolo forniti di luci interne (led) per tutta la sua lunghezza, giusto per darne risalto e l’ovvia magnificenza?

P. S.: Via Garibaldi è chiusa al traffico (zona pedonale), e le uniche auto a cui è concesso il transito sono quelle dei residenti (neanche troppi), le auto di rappresentanza poiché vi è Palazzo Tursi che è la “casa” del Comune di Genova, e pochissimi altri, vigili e ambulanze.

Questo è tutto e vedremo come la va, nella speranza che almeno per una volta decidano per il meglio.

Vi terremo informati e per quanto riguarda le eventuali "paroline" che non vorrei mai dire alla mia città ... per ora non le dico.





domenica 18 novembre 2012

Sardegna: Il Workshop a Parigi val bene una messa?


Parigi val bene una messa, e questo lo sanno quasi tutti, ma varrà un workshop organizzato “turisticamente” dall’Enit in “favore” (per modo di dire) della Sardegna?

La Sardegna va a Parigi per rafforzare ulteriormente nel 2013 la crescita considerevole del mercato turistico francese e a Varsavia per ampliare gli orizzonti in un mercato in ascesa e dalle grandi potenzialità.
Questo dopo l’interesse suscitato al World travel market di Londra che chissà se sarà andato poi così bene.

Comunque nella capitale transalpina e in quella polacca la Regione Sardegna chiudeva, rispettivamente, martedì 13 e giovedì 15 novembre, il tour di workshop internazionali, organizzati dall’assessorato del Turismo, che nel corso del 2012 hanno messo in mostra le proposte di vacanza sull’Isola in tutta Europa.

In entrambi gli appuntamenti, utili a confermare anche l’anno prossimo il trend positivo di arrivi e presenze dall’estero sul territorio regionale (quasi +3% rispetto al 2011), erano presenti circa trenta operatori sardi del settore (hotel e catene alberghiere, tour operatori e società di servizi), accreditati dall’assessorato regionale. 
E fin qui niente di male, anzi.

Però tralasciando per un attimo l’interesse per quanto successo al workshop di Varsavia che mi informano sia andato abbastanza bene, a Parigi … ?

La Sardegna tornava a Parigi a promuovere l’unicità dell’offerta turistica isolana a distanza di poco meno di due mesi (a metà settembre alle porte di Versailles si è svolta la fiera Top Resa) e al termine di una stagione, la seconda consecutiva, che ha fatto registrare numeri più che favorevoli di presenze d’Oltralpe.
Infatti nel 2011 furono circa 750 mila (superate soltanto da quelle tedesche), e quindi più che raddoppiate rispetto all’anno prima, mentre quest’anno si dovrebbero attestare sulle stesse cifre.

Sempre che l’organizzazione dell’Enit di Parigi, abbia programmato qualcosa di buono … mentre invece nel web si dice che ci sia stato qualche problemino.

Il costo dell’ambaradan dovrebbe essersi aggirato sui 40.000 euro ma non ci sono fonti che possano attestarlo.
Però se calcoliamo il totale impiegato dalla Regione Sardegna per tutti i workshop effettuati nell’arco dell’anno, su quella cifra dovremo abbastanza esserci.
A questi poi andrebbe sommato il costo richiesto all’operatore (credo 120 euro) e quelli che il privato spende per se, e vale a dire il viaggio, il pernottamento, la pappa e via cantando.
E adesso arriviamo a Parigi.

Lo scenario è in verità molto gradevole poiché il Banke è un Hotel coi fiocchi e anche i controfiocchi, se ricordo bene, mentre i T. O. invitati avrebbero dovuto essere qualcosa come una cinquantina (57) o giù di li.
Ma quanti siano stati poi in definitiva non è dato sapere con una certosina precisione.
Forse cinque, sei o addirittura sette come le contrattazioni “ipoteticamente” poi effettuate?
Il workshop è durato circa due ore e mezza, mentre in contemporanea è stato aperto un buffet con tutti i prodotti più rinomati della Sardegna, col risultato che tanti si sono abbuffati e pochi hanno fatto le contrattazioni.
E così s’è andati avanti fino alla fine.

Ma allora mi sorge un dubbio.
Ma chi erano quelli presenti che hanno preferito scegliere di fare la pappa al posto di pensare al lavoro?
Mah!
E la stampa … c’era o non c’era?

Ora, all’Enit sono ancora in attesa (da due mesi e un giorno) che la Corte dei Conti deliberi in merito alla nomina del nuovo GM (Andrea Babbi), e il sostituto di Paolo Rubini (colui che ha finito il suo incarico) per questo breve periodo tra l’uno e l’altro, è Marco Bruschini che probabilmente non ha seguito molto bene la cosa … sempre che questo sia in verità accaduto.

Dell’importanza dell’Agenzia nazionale del turismo (Enit) ho già avuto modo di scrivere circa mille volte su queste pagine, ma se aspettano ancora un po’ ad eleggere il nuovo GM, ci ritroviamo perennemente ad inseguire i competitors che in queste cose, e non solo, fanno tutto stramaledettamente più in fretta.

E anche meglio?

Il come la dovrebbe andare è scritto qui.






venerdì 16 novembre 2012

Scuola: Per migliorare l'alberghiero dobbiamo cambiare il ... menù



Ancor prima di cominciare questo post, mi sono detto: “Da quale pulpito viene la predica, Luciano vergognati!”.
Ma ci provo lo stesso!

Eh si, raccolgo di botto l’iniziativa dell’amico Massimiliano Lussana, il caporedattore de Il Giornale (sez. Genova) e la sua “Raccontateci le vostre storie di scuola per migliorala”.
Però questo post scritto circa due mesi fa, l’avevo in verità inviato al Max, mentre oggi mi riappare a pagina 12 sullo stesso quotidiano.
Che sfiga vuole non è sul web (mannaggia a lui … intendo al Max).
Vabbeh!

Come detto, non avrei granché la qualifica per farlo, anche perché dopo due soli anni di liceo scientifico ho preferito “buttarmi” sul lavoro, emigrando in Brasile a far il lavapiatti in un grande e grosso hotel nei pressi del mare ... e con una marea di piatti e pentole da sgrassare e da lavare.
Non che andassi poi così male didatticamente, per carità (la sufficienza era praticamente assicurata in tutte le materie, ma niente di più e manco di meno), ma dopo nove anni di collegio (interno) coi frati non ce la facevo proprio più.
Oltretutto s’era anche tutti maschietti, e solo l’anno dopo la mia uscita da S. Nicola, il rettore decise di inserire anche le femminucce.
L’avessi saputo prima mi ci sarei anche laureato, e bi-tri-laureto, ma il buon Padre Andrea decise di non privilegiarmi di questa conoscenza.
Porca Eva!

Poi ci si sono messi anche i miei genitori che hanno preferito separarsi e il mio personale castello di sabbia è precipitato con un semplice calcione … e stessa sorte ha fatto la “squolla”.

Vabbè, morta la, è storia passata.

Però di scuole, quelle alberghiere, ne ho visitato un quantitativo industriale girovagando il mondo per lavoro, e per due anni (uno più uno), a distanza di oltre vent’anni dalla prima alla seconda occasione, ne sono stato anche docente, dapprima insegnando cucina, poi sala e logistica alberghiera.
Chiaro è che questa mia curiosità era dovuta essenzialmente al fatto che gestendo delle catene alberghiere ero praticamente obbligato a cercare i migliori studenti che da queste uscivano, e poi diciamolo pure tranquillamente, che amando questo settore in una maniera spropositata, il cercare di confrontarle una con l’altra e il capire dal di dentro come si svolgeva realmente l’ambaradan scolastico, è sempre stato il mio diversivo o l’hobby preferito.
Ma veniamo alle scuole alberghiere!

Come già detto in precedenti, l’Italia negli anni ‘50/’60 e ’70 disponeva di ottime scuole alberghiere che ci permettevano di stanziare nelle primissime posizioni mondiali da cui fuoriuscivano grandi future personalità dei vari settori alberghieri e ristorativi.
Infatti non vi è una sola sezione alberghiera in cui non siamo stati i promotori sia in didattica che in creatività; lo stesso Leonardo Da Vinci, un esempio su tanti, fu grandissimo ideatore nella Roma dei Cesari nel 1489, in occasione delle nozze di Giangaleazzo Visconti e Isabella d’Aragona, dell’allestimento del banchetto nuziale dove fecero capolino per la prima volta al mondo i tovaglioli ed il modo di servire le portate.
Da quell’occasione nascono appunto i servizi alla francese, russa ed italiana ben contornati dall’eleganza dei servitori che volteggiando musicalmente deliziavano i commensali.
Cose d'altri tempi ma intonate all'epoca.
Mentre adesso?
Adesso prova a chiedere cosa sia il filo nella ‘mise en place’ in un tavolo reale; uno su mille ti risponderà e forse neanche quello, docenti e presidi compresi.

Le cause di questa debacle sono molteplici; lo stipendio di un docente corrisponde alla paga di un lavapiatti stagionale e quindi è immaginabile la volontà dei buoni preparatori ad affrontare questa istruzione e detto porta conseguentemente al deterioramento di gran parte delle istituzioni scolastiche presenti nello stivale.
La EHL di Losanna, internazionalmente ritenuta la migliore scuola alberghiera del globo e personalmente visitata in più occasioni a livello informativo, ha variegati programmi di formazione e gli standard sono affinati con precisione svizzera mentre governi, associazioni professionali e scuole superiori di una decina di paesi hanno chiesto all'EHL di guidare lo sviluppo delle loro scuole professionali alberghiere, tra cui gli Emirati Arabi.
La LCB di Adelaide in Australia, The Hague in Olanda fondata dall’Horecaf, Finlandia e poche altre hanno capito che la qualità non è solo nel management direttivo ma la parte qualitativa integrante proviene dalla cucina, sala, bar, camere, reception fino alla maintenance o alle lavanderie attraverso deposito e quant’altro di questo meraviglioso settore.

In Italia manca completamente l’inserimento del “privato” nelle scuole alberghiere, e cioè il grande manager (F&B Manager, Executive Chef, Maitre D’, Head Receptionist, Housekeeper Manager, Hotel Director, Operation Manager, 2.0 e bla bla bla) che dedicando qualche ora mattutina abbia ad esortare direttamente gli scolari di questi istituti scolastici.
Chiaro è che gli stessi studenti sarebbero più affascinati sviluppandone dal vivo le varie possibilità del domani.
Però nisba, non c’è niente da fare e si tira a campare.
Magari uno di questi grandi professionisti potrebbe maggiormente invogliare i ragazzi a studiare delle lingue, chessò, russo, cinese, portoghese eccetera, che potrebbero poi risultare molto utili alla nazione intera, anziché orientarsi sulla solita lingua castigliana che per noi latini è di una facilità esagerata, né?
E tante altre cosette che non sto a dire per evitare di fare notte.

Nello stesso contempo il professionista potrebbe già capire chi, di questi studenti, ha le priorità necessarie per affrontare, non appena diplomato, l’apprendistato nel proprio resort, ristorante, albergo e via cantando.

C’è anche da dire che gli alberghi italiani, in particolar modo quelli liguri, non dispongono di camere per il personale, e questo implica il fatto che i migliori, o hanno una botta di “fortuna” nel trovare il lavoro nella propria città, oppure devono costantemente emigrare in quelle nazioni dove le sistemazioni per il personale sono presenti.
Questo implica che qua non restano i migliori ma … vabbé avete capito.

Dulcis in fundo, m’è incomprensibile il perché nelle scuole alberghiere mondiali (si potrebbe cominciare in Italia no?), non sia presente lo studio dei disabili, e vale a dire il dare delle nozioni almeno elementari per conoscere e sapere il che cosa queste persone (i disabili) s’aspettano dagli impiegati di questo settore … e non il nulla assoluto.

Ma vai a spiegarglielo.