giovedì 30 maggio 2013

Meglio di niente, va … egregio signor ministro Massimo Bray.

Eh sì, poco alla volta ... ma non troppo poco, neh!
Comunque ... 

... il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, Massimo Bray, ha deciso di consentire l’accesso gratuito ai luoghi della cultura sul territorio nazionale anche ai minori extracomunitari.

La limitazione ai soli minori comunitari dell’ingresso gratuito, secondo il vigente decreto ministeriale n.507 del 1997, ha portato sempre più spesso al verificarsi di spiacevoli e imbarazzanti situazioni, non degne di un Paese che guarda all’integrazione tra i popoli e vede nel suo patrimonio culturale una delle principali risorse; una norma che contrasta inoltre con i principi della Convenzione sui diritti del fanciullo ratificata a New York il 20 novembre 1989.

In attesa di un adeguamento normativo coerente con l’ordinamento e con gli obblighi internazionali, il Ministro ha dato disposizione a tutti gli uffici del dicastero di recepire immediatamente queste valutazioni, consentendo così l’entrata gratuita nei musei statali anche ai minori extracomunitari.

Ok, va bene!

Infatti, a suo tempo, dopo esser venuto a conoscenza con immenso con stupore e pensando sempre peggio nei confronti di chi decise le “genialate” che vi vado a elencare di seguito, e che riprendo da un mio post scritto non molto tempo fa, in merito ad una dicitura posta in bella evidenza che appariva nel sito dei Musei di Roma, e che faceva un po’ così:

BAMBINI
Bambini NON cittadini europei: da 0 a 18 anni pagano comunque un biglietto intero anche se appena nati.
Bambini cittadini europei: da 0 a 6 anni non compiuti non hanno bisogno di prenotazione e non devono essere segnalati nel form di prenotazione.
Da 6 a 18 anni, devono prenotare un biglietto gratuito.

Pazzesco!
E proprio sul tipo pre Guerra d’Indipendenza statunitense o apartheid sudafricana.

Di conseguenza, sul sito, seguono una marea di “cavolate” senza testa né coda … però aiutandomi con l’apporto di frap1964, anche per capire il come sono potuti arrivare a queste str … anezze qua.
La villa di Tivoli, come la Reggia di Caserta si adeguano semplicemente alle norme nazionali dettate dal DECRETO MINISTERIALE 20 APRILE 2006, N.239 (PUBBLICATO NELLA GAZZ. UFF. DEL 26 LUGLIO 2006, N.172)

Modifiche al regolamento di cui al decreto ministeriale 11 dicembre 1997, n. 507: «Norme per l'istituzione del biglietto d'ingresso ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali».

Se si fa una verifica, ci si accorge che con il decreto del 1997 la gratuità d’ingresso per i minori di anni 18 era riservata ai soli cittadini italiani, mentre con il decreto del 2006 è stata estesa ai cittadini della sola unione europea.

Ci sta quindi che, finalmente nel 2013, qualcuno abbia capito che forse non è molto furbo pretendere il pagamento (anche ridotto) dei minori per i turisti extra UE, anche perché questo allontana di sicuro i visitatori con figli al seguito.
Ma chi fu il geniale ministro che ebbe questa brillante intuizione, e il 20 aprile 2006 firmò un decreto così concepito?

Un filosofo pugliese: Rocco Buttiglione.

Non c'è molto da meravigliarsi: già due anni prima la commissione europea ne aveva bocciato (due volte) la designazione a commissario europeo per la giustizia, libertà e sicurezza dopo le sue dichiarazioni sui diritti di gay, donne ed immigrati.

Fu allora il primo commissario europeo designato a non ricevere l’approvazione di una commissione dell’Europarlamento.
Ignoro se abbia mantenuto il primato.

Quindi, meglio di niente egregio ministro Massimo Bray … ma si ricordi che da lei mi aspetto ben altro, anche se, lo ammetto, non è che questo sia poco, neh!

P. S.: Pertanto, da come potrà ben costatare, qui nel blog non si critica solo per il piacere di farlo, ma se qualcuno fa delle cose intelligenti, beh; glielo diciamo sempre scrivendo.

Però diamoci una botta con dell’altre, neh!















6 commenti:

Francesco Pedroni ha detto...

apperò


:-)

Luciano Ardoino ha detto...

Mi è piaciuto e lo pubblico nei commenti


Tra le tante parole, espressioni, frasi della lingua inglese che sono penetrate nell’italiano, ce n’è una particolarmente frequente: politically correct. Le espressioni politicamente corrette riflettono un atteggiamento di particolare sensibilità nei confronti di determinate categorie di persone, affinché tali gruppi non si sentano in alcun modo offesi, turbati o discriminati.

Questo, in principio, era lo scopo della political correctness, espressione la cui origine, secondo il manuale di storia della lingua inglese di Geoffrey Hughes, A History of English Words, risale agli anni Sessanta.

Fu così che negli Stati Uniti di quel periodo, segnato dalle lotte per i diritti civili guidate da grandi leader come Martin Luther King o Rosa Parks, le parole black o negro vennero prima attenuate con coloured e successivamente sostituite da Afro-American o African-American, come si può ascoltare in questo discorso di un altro celebre attivista, Malcolm X .

Il guaio è che, come spesso succede, con il passare del tempo le ragioni che hanno portato a coniare nuove parole ed espressioni vengono perse di vista e allora accade che un sondaggio condotto negli anni Novanta negli USA riveli che una larga maggioranza di neri preferisca essere nuovamente chiamata black e non African-American, considerato che intanto le discriminazioni razziali sono ancora all’ordine del giorno.

Nel suo carattere puramente formale e spesso mancante di sostanza – come appunto nel caso di black / African-American – la political correctness è la spia di un atteggiamento falsamente paternalistico della nostra società occidentale piuttosto che autenticamente compassionevole nei confronti degli emarginati e degli ultimi.

A ulteriore riprova di ciò è l’esempio di with learning difficulties – “con difficoltà di apprendimento” - che in inglese ha sostituito mentally handicapped, considerato troppo diretto e quindi offensivo. Come riportato dal linguista David Crystal nella sua Cambridge Encyclopaedia of the English Language, negli anni Novanta fu lo stesso direttore del marketing di Mencap, un’organizzazione benefica, ad affermare che i bambini per prendersi in giro si chiamavano “LDs” (acronimo di Learning Difficulties). Se dietro alle parole non c’è una sincera intenzione, possiamo anche parlare di genius anziché LD ma il nostro intento di base risulterà comunque discriminatorio.

Altri esempi divertenti sono quello di vertically challenged (“che ha un handicap verticale”, ovvero “che è basso”) anziché short o mentally challenged anziché unintelligent o stupid… Folically challenged, poi, per le persone calve, si commenta da sé.

Per concludere il discorso sulla political correctness, suonano quanto mai opportune le parole di un filosofo inglese del Seicento, Sir Francis Bacon: “Men imagine that their minds have command of language: but it often happens that language bears rule over their minds.” (“Gli uomini pensano che le loro menti controllino il linguaggio: ma accade spesso che sia il linguaggio a dominare le loro menti.”) See you!

vinc ha detto...

Così tanto per dire


Nel 2012 i viaggi degli italiani in Germania con almeno un pernottamento sono stati 2 milioni 112 mila, il 3,8 % in più rispetto al 2011. Lo riferiscono i dati di European Travel Monitor pubblicati dalla società di ricerche tedesca Ipk International. La Germania, con un totale di circa 7,4 milioni di pernottamenti, si colloca al terzo posto tra le mete estere degli italiani dietro a Spagna e Francia; i numeri dicono che il 10% degli italiani che si reca all’estero sceglie la Germania. Nel 75% dei casi si tratta di viaggi leisure, nel rimanente 25% di viaggi business. Circa il 70% dei viaggiatori diretti in Germania si informa e prenota su internet, il 76% ci va per interessi culturali. Gli ospiti italiani arrivano per lo più in aereo (51%) o con l’automobile (33%), dormono in hotel (74%) e si fermano mediamente da una a tre notti (68%).

sergio cusumano ha detto...

@Vinc

Roba da matti

:||||

frap1964 ha detto...

Mi ero completamente dimenticato di essermi fatto una mezza cultura sui decreti in materia di biglietto d'ingresso ai musei, ecc.
Tutta la storia delle condizioni di reciprocità per i minori extra UE era una cosa talmente idiota, controproducente e inapplicabile che pare quasi incredibile che qualcuno possa averla solo pensata.
E invece c'è chi ci ha pure messo sotto la propria firma, probabilmente senza nemmeno leggere.
Perché una qualsiasi persona dotata di minimo buonsenso non si sarebbe mai sognata di firmare una cosa del genere, sia chiaro.
Ora sarebbe bello interpellare Rutelli, Bondi, Galan e Ornaghi per capire come è stato possibile che per 7 anni si sia convissuto con simili idiozie.
Io sarei per chiedere i danni d'immagine a Buttiglione.

Luciano Ardoino ha detto...

Qualcuno dovrà pure averle ben scritte.
E se non sono stati loro che oltretutto hanno deposta la propria firma senza leggere ... beh, chi picchio è stato a scrivere quelle sciocchezze?

:(