mercoledì 3 luglio 2013

Comparazione della tassazione del turismo italiano con i principali competitor europei.

L'Italia è il Paese con il maggior numero di cultura e bla bla bla, ma è anche quello che in Europa le tassa di più.

E’ la capitale europea della pressione fiscale sul turismo, con una imposizione che, considerate Iva e tassa di soggiorno, dal 2007 al 2011 è passata al 12,5% (dal 10).
E questo senza contare che l’Italia, in generale, è la nazione più tassata d’Europa, anche se da queste escludiamo il settore del turismo.

Nel settore turistico, come in tutti gli altri, vi sono problemi che nel corso degli anni, al posto di risolversi sono andati aggravandosi.
L’Italia è stata per lungo tempo la prima potenza mondiale nella ricezione alberghiera, grazie anche alla grande varietà che vi si può trovare.
Tuttavia nel corso degli anni, tale di “tutto” è servito a poco di fronte all’incapacità del nostro paese nel continuare ad attrarre flussi di turisti stranieri.


Nel 2011 il livello di tassazione italiano risulta essere il più elevato del campione in analisi, considerando anche la tassa di soggiorno che è stata introdotta nelle principali mete turistiche nel nostro paese.
Rispetto agli anni precedenti, dunque, l’Italia ha peggiorato la sua situazione competitiva, dato che si è registrato un miglioramento nell’unico paese in cui il livello di tassazione era superiore a quello italiano, la Francia.
Francia che già ci dava delle “mazzate” in fatto di presenze turistiche … figurati adesso!
Infatti, il grado di correlazione tra tassazione e sviluppo del settore turistico, inteso come numero di pernottamenti in hotel, è molto elevato e arriva al 77 per cento.

Da cosa deriva questa perdita di competitività?
In primo luogo, uno dei problemi italiani è l’elevata tassazione nel settore turistico … poi ci sarebbero anche dell’altre cosette, come la qualità (per me anche troppo scadente) se rapportata al prezzo, che obbligatoriamente per mantenere in vita la propria attività, raggiunge delle cifre consistenti se paragonate ad altre nazioni.
Si pensi alla poca pulizia dei siti o al quasi inesistente ripristino delle località (eccezioni a parte) di villeggiatura.
Ai trasporti che ci vedono nella stessa dimensione di molte decine di anni fa … e giù una marea di cose che è meglio finirla qua per evitare di fare notte.
Non ultima l’esagerata dispersione dei preposti al marketing e l’utilizzo dei soldi della comunità per produrre cose che non servono a niente, se non per interessi strettamente personali che ben poco hanno a che fare con il turismo.

In merito a ciò (tasse turistiche), è interessante analizzare il livello medio di tassazione nel 2011 in Italia
e nei suoi principali paesi competitor. 
Nell’analisi sono stati presi i paesi del Mediterraneo e confinanti: Spagna, Francia, Croazia, Austria e Slovenia.

C’è inoltre da notare che l’Italia è il paese tra quelli considerati che ha avuto il minore aumento di pernottamenti.
Il tasso di crescita annuo è stato dello 0,5 per cento, dato che nel complesso l’aumento dei pernottamenti è stato del 6,5 per cento in 12 anni, contro il 2 per cento di incremento annuale registrato in Spagna.
Per quanto riguarda il numero di pernottamenti degli stranieri l’incremento è stato superiore al 15 per cento, mentre si denota una caduta del numero di pernottamenti dei residenti.
Nessun paese a parte la Croazia ha avuto un risultato peggiore riguardo al numero di notti dei turisti residenti.
Il dato si spiega in gran parte che in Croazia la tassazione per questa categoria di clienti è superiore al 22 per cento.

Ovunque la crescita del numero di pernottamenti è stato superiore che in Italia.
Si registrano tassi che vanno dal 12 per cento della Francia, fino al 31 per cento della Slovenia.
In Spagna, l’aumento è stato di oltre il 25 per cento, vale a dire 20 punti percentuali in più che in Italia.

Quindi non cadiamo in quelle statistiche o dati che ogni tanto qualcuno ci propina per far vedere che lor signori sono bravi a produrre turismo … perché sono (quasi) tutte menzogne.



E il grado di correlazione tra tassazione e sviluppo del settore turistico, inteso come numero di pernottamenti in hotel, è molto elevato e arriva al 77 per cento come è evidenziato nel grafico seguente.



L’analisi, comprendente l’Italia e i paesi concorrenti, evidenzia un dato in maniera chiara.
Laddove la tassazione è più elevata, il turismo tende a svilupparsi molto meno.
La curva dimostra questa relazione in maniera univoca ed evidenzia anche il punto di debolezza italiano.
La Croazia, per quanto riguarda la clientela straniera, la Spagna e la Slovenia dimostrano come un grado di tassazione meno elevato possa aiutare a sviluppare il settore del turismo.
Ovviamente il livello di tassazione non è l’unica variabile che un Governo debba tenere in considerazione, ma è forse una delle più importanti.
Esistono altri fattori di criticità, come già detto ma il fisco occupa senza dubbio una posizione centrale nel tentativo di spiegare il perché di una performance così deludente a fronte di una potenziale offerta turistica senza pari nel mondo.

E la “Curva di Laffer” checchesenedica (ved. Premio Nobel per l'economia (2001) Joseph E. Stiglitz che l’ha definì: “una teoria scarabocchiata su di un pezzo di carta) ha dimostrato con i fatti, durante il periodo Reaganiano, che oltre una certa tassazione non si può proprio andare.
Infatti, i risultati della “curva di Laffer” furono che … quando il tetto massimo dell'aliquota fiscale scese dal 70% al 31%, mentre le entrate continuarono ad aumentare ogni anno dal 1980 (8858 miliardi di dollari) al 1990 (1.93 trilioni di dollari). Secondo i dati storici forniti dalla CBO (Congressional Budget Office) le entrate governative in percentuale sul PIL aumentarono dal 31.8% nel 1980 al 33.2% nel 1989. 


Di Andrea Giuricin e un po’ di me.

P. S.: Ma che ci vuole a capirlo? … o non lo si vuole capire?











7 commenti:

vinc ha detto...

Non ricordo chi la cantava, credo Bobby Solo, ma faceva così: non c'è più niente da fare è stato bello sognare


sergio cusumano ha detto...

@Vinc


mai arrendersi o gettare la speranza

:-)

Anonimo ha detto...

http://www.lastampa.it/2013/07/02/blogs/allacciate-le-cinture/ryanair-idea-cinque-nuove-basi-per-rilanciare-il-turismo-in-italia-AOs5ScW3osq2skp3mmEpaJ/pagina.html

B. C. ha detto...

Dal Corriere della Sera, sezione Italians di Beppe Severgnini.

Dedicato a chi ancora si illude.

Caro Bsev,
ho un problema. Lavoro per conto mio: ho la partita IVA. Nel 2012, è arrivato, finalmente, lavoro in abbondanza. Io lavoro esclusivamente per aziende: tutto viene fatturato.

Alle correnti tariffe di mercato ho prodotto un reddito lordo di circa 50.000 euro. Per me, abituato come ero abituato, non è male.
Il commercialista mi ha appena comunicato quanto dovrò versare da qui a novembre, tra saldo e anticipo: 22.900 euro tra imposte e contributi previdenziali. Questo dopo che, sul fatturato, è già stato versato il 20% di ritenuta d’acconto: che fanno altri 12.000: 34.900.

In percentuale sul lordo, fa 69,8%. Per mettere insieme 50.000 euro ho lavorato sabati, domeniche, alcune notti, ho fatto trasferte paurose. Lo stato, per mantenere vizi e stravizi dei vari Trota, Batman, Formigoni e Minetti, se ne porta via più di due terzi.

Per inciso: non potrò pagare, ovviamente. Sto ancora arrancando dietro imposte e contributi dell’anno scorso, poi ho una rata da 250 euro mensili con Equitalia; ed ho una rata da oltre 300 euro con una finanziaria, per un finanziamento chiesto ed ottenuto per pagare le tasse di 5 o 6 anni fa, non ricordo.

Sono professionista (faccio il programmatore di computer): non posso fallire, non posso delocalizzare. L’unica cosa che potrei fare, e che probabilmente farò, sarà vendere l’appartamento di città dove vivono due figli venticinquenni e la ex moglie (io vivo in affitto), vendere la casetta di montagna ereditata da mio padre due anni fa, e sparire in uno di quei paesi dove si vive con pochissimo.

Severgnini, lei dice, ai bravi ragazzi volenterosi che vogliono emigrare, di non farlo, e, se lo fanno, di tornare presto; io dico loro: “Andate fino a che siete in tempo. Quando avrete 50 anni (io ne ho 55), vi morderete le mani per non averlo fatto. L’Italia è un paese perduto. Lasciate i Trota, i Batman, i Formigoni e le Minetti al loro destino, e costruitevi una vita dignitosa altrove. L’Italia è morta”.
Cordiali saluti,
Aldo Marchioni, aldo@aldomarchioni.it

Luciano Ardoino ha detto...

@B.C.

grande verità


:(

Anonimo ha detto...

Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso.

Nelson Mandela

Luciano Ardoino ha detto...

@Anonimo

A ri grande verità

:)