giovedì 18 luglio 2013

In attesa della risposta del Ministro Massimo Bray


Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00282
presentato da
PETITTI Emma
testo di
Giovedì 6 giugno 2013, seduta n. 30

PETITTI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che: 
secondo l'UNWTO, il 2012 è stato l'anno in cui, per la prima volta nella storia, il turismo internazionale ha superato quota un miliardo di arrivi nel mondo (1 miliardo e 35 milioni), secondo l'agenzia ONU gli arrivi internazionali sono stati complessivamente il 3,8 per cento in più rispetto al 2011; 
si tratta di un trend che contraddistingue il settore da diversi anni, la crescita è stata più forte nelle economie emergenti (+4,1 per cento) che in quelle avanzate (+3,6 per cento); 
l'incertezza economica globale non ha fermato la crescita del turismo internazionale, che ha mostrato la sua capacità di adattamento alle mutevoli condizioni del mercato e, benché a un tasso inferiore, ci si aspetta un'ulteriore espansione del settore nel 2013; 
l'Europa rimane di gran lunga il continente con il più alto numero di turisti al mondo e, nonostante, le difficoltà dell'Eurozona, ha registrato una crescita degli arrivi internazionali pari al 3,3 per cento, risultato da considerarsi positivo per una destinazione matura; 
al contrario, l'Italia secondo i dati dell'Osservatorio nazionale del turismo, nel 2012 ha perso lo 0,1 per cento di arrivi e lo 0,7 per cento di presenze di turisti internazionali;
molto più pesante il calo sul fronte interno –9,9 per cento gli arrivi e –11,2 per cento le presenze di turisti italiani; 
nonostante la continua perdita di quote di mercato, secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC) il contributo diretto del turismo italiano al prodotto interno lordo, nel 2012, è stato pari a 63,8 miliardi di euro (4,1 per cento del totale), mentre il contributo diretto e indiretto si è attestato a 161,2 miliardi di euro (10,3 per cento del totale); 
il contributo diretto del turismo italiano all'occupazione è stato nel 2012 di circa un milione e 100 occupati (4,8 per cento), 2 milioni e 681 mila se si considera anche l'occupazione indiretta (11,7 per cento); 
se i flussi turistici internazionali crescono e quelli diretti verso l'Italia diminuiscono, c’è con tutta evidenza qualcosa che non funziona nel sistema Paese, la verità è che il turismo non è ancora considerato un settore economico degno di un'attenzione seria e continuativa ed è stato incredibilmente trascurato da tutti i Governi che si sono succeduti; 
la novità costituita dalla nuova collocazione del settore all'interno del Ministero per i beni e le attività culturali, con un ulteriore cambiamento nella governance del turismo italiano, può aprire nuove prospettive se tale modifica non finirà con il rendere, ancora una volta, il turismo italiano del tutto residuale all'interno delle politiche di sviluppo del Paese, come è sempre avvenuto in passato; 
qualora, invece, la collocazione dell'incarico sulla cultura fosse sfruttata per un rilancio effettivo di immagine e di politiche di sviluppo a livello planetario, si sarebbe forse di fronte a una vera svolta; 
secondo la Banca d'Italia, infatti, il turismo culturale contribuisce in misura rilevante ai flussi di viaggiatori stranieri in Italia, pesando per circa un quarto sulla domanda estera complessiva di soggiorno e per quasi la metà su quella relativa ai soli viaggi per vacanza, poiché la spesa pro capite dei turisti interessati alle proposte culturali è più elevata della media, il loro contributo risulta anche maggiore in termini di risorse finanziarie; 
il saldo positivo tra entrate e uscite relative al turismo culturale è di circa 6 miliardi di euro l'anno, oltre la metà dell'attivo turistico complessivo; 
il confronto internazionale suggerisce l'esistenza di ampi margini di miglioramento nella valorizzazione e nella fruizione del patrimonio artistico e culturale e nel rafforzamento delle attività gestionali e promozionali, al fine di incrementare velocemente le quote di mercato nel settore del turismo culturale, nel quale l'Italia potrebbe ambire a collocarsi al primo posto nel mondo; 
l'ulteriore perdita di quote di mercato da parte del turismo italiano è un segnale molto negativo anche dentro la recessione che il Paese sta attraversando; se il turismo internazionale cresce nel mondo non c’è alcuna ragione perché l'Italia perda in competitività internazionale, mentre il mercato nazionale affonda; 
le imprese turistiche italiane non possono vivere in solitudine questo momento difficile; a livello globale la maggior parte dei Paesi turistici e di quelli che intendono diventarlo, si organizzano, investendo risorse importanti per intercettare i flussi internazionali previsti in crescita di qui al 2020; 
da molti anni non è più sufficiente chiamarsi Italia per vincere sul mercato globale, è necessaria una strategia nazionale forte, da realizzare d'intesa con le regioni, per il turismo internazionale, e si devono rafforzare gli strumenti che si hanno a disposizione per incentivare la domanda interna, in particolare per le fasce più deboli a cominciare da un nuovo ed efficiente sistema di buoni vacanze; 
le politiche per il turismo del dopo referendum e riforma costituzionale si sono caratterizzate per le continue oscillazioni tra difesa delle competenze regionali e momenti di accentramento nazionale; 
una delle poche novità positive è arrivata dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome che ha approvato nel 2010 un documento che rappresenta un valido punto di riferimento per realizzare le politiche nazionali necessarie per il rilancio del settore; 
un documento che doveva servire ad evitare gli errori poi commessi con l'approvazione del codice del turismo, definito come una «riforma del settore», senza l'apporto delle regioni e delle organizzazioni di categoria, e successivamente bocciato ampiamente dalla Corte costituzionale; 
se il Governo intende mettere mano alla governance del turismo, non è sufficiente il trasferimento delle competenze al Ministero per i beni e le attività culturali, debbono essere organizzate forme di coordinamento costanti tra i ministeri con deleghe che interessano il turismo, per redigere ed aggiornare annualmente il piano strategico nazionale per il turismo in condivisione con tutti i Ministri interessati e con le regioni, individuando le risorse necessarie per finanziarlo; 
un progetto adeguato di rilancio del turismo deve ridare innanzitutto la giusta dignità all'Enit che vive da diverso tempo delle forti difficoltà; la promozione dell'immagine del nostro Paese non può più essere inquadrata come un'attività sganciata dalle altre iniziative promozionali e organizzative che a vario titolo si svolgono sul mercato internazionale; 
la promozione turistica è in piena evoluzione nei concetti, nei criteri e negli strumenti: il modo tradizionale di fare promozione (brochure, fiere, campagne di advertising) non è più sufficiente, il rapporto diretto, on-line, sta rivoluzionando l'intero comparto, le parole chiave del web 2.0 sono interazione e partecipazione, le strategie promozionali devono tramutarsi, velocemente, in strategie di marketing web; 
l'Enit-Agenzia ha innanzitutto un problema di risorse che il Governo deve risolvere, ma deve essere affrontata contestualmente la riforma radicale dell'Enit per realizzare una struttura specializzata, che riesca a interpretare i grandi cambiamenti del settore e dare risposte innovative nei mercati internazionali con politiche di promo-commercializzazione; 
una struttura, in sostanza, che risponda esclusivamente a precisi indirizzi programmatici e che possa essere giudicata sulla base dei risultati operativi conseguiti, obiettivo che potrebbe essere realizzato da una società per azioni a maggioranza pubblica che coinvolga pienamente l'insieme di soggetti, di territori, di prodotti destinati a comporre un sistema sotto il «marchio Italia»; 
la strategia del rilancio del turismo deve ripartire dal ruolo delle micro e piccole imprese che è decisivo per la crescita dell'economia italiana ma che hanno un bisogno vitale di superare le tante difficoltà di accesso al credito; 
la disattenzione di questi anni verso il settore ha fatto maturare negli imprenditori turistici italiani la convinzione di uno Stato incapace di proporre politiche di sviluppo e di fornire strumenti di sostegno; 
per continuare a essere una delle principali e più dinamiche attività economiche, il turismo deve uscire dalla marginalità politica in cui si trova per diventare un vero e proprio settore produttivo e imprenditoriale, incluso nelle scelte di politica economica del Paese, per realizzare interventi adeguati ed essere competitivi a livello internazionali; 
è urgente riprendere l’iter del piano strategico nazionale che, migliorato nei contenuti e adattato alle esigenze delle regioni, può costituire un primo importante approccio sistemico al settore; 
tra i vari problemi del settore c’è anche la disciplina normativa, modificata con il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 «codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio», che è stato «falcidiato» dalla Corte Costituzionale; 
a sollevare la questione alla Consulta erano quattro regioni, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto: hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale di numerose norme contenute nel codice e la Corte, con sentenza n. 80 depositata il 5 aprile 2012, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del codice del turismo, riconoscendo che il turismo è materia esclusiva delle regioni e bocciando 19 articoli per eccesso di delega del Governo; 
sono state cancellate anche le norme in materia di classificazione e standard qualitativi delle strutture ricettive, la disciplina delle agenzie di viaggio e del tour operator, le norme sui sistemi turistici locali e quelle sulla gestione dei reclami da parte del dipartimento del turismo; 
è dunque urgente riformare, in accordo con le regioni, il codice prendendo l'occasione per risolvere alcune delle principali problematiche del settore rimaste inevase: 
a) l'identificazione di una governance complessiva del turismo coordinata con la nuova collocazione del settore nel Ministero per i beni e le attività culturali; 
b) la previsione di una conferenza permanente o di in tavolo interministeriale coordinato dal Ministro per stendere e aggiornare il piano strategico nazionale e verificarne l'attuazione; 
c) la revisione dell'attuale «tassa di soggiorno» che ha prodotto scompensi sul territorio tra i comuni che l'hanno istituita e quelli che non l'hanno istituita; 
d) la revisione e il finanziamento del sistema dei buoni vacanza; 
e) la revisione del sistema dei visti, coinvolgendo l'ENIT oltre al Ministero degli affari esteri; 
f) l'estensione del bonus per le ristrutturazioni e la riqualificazione energia anche agli immobili adibiti ad attività turistiche, finalizzandola anche alla sicurezza antincendio;
g) la revisione della disciplina delle guide turistiche; 
h) la risoluzione del problema delle concessioni demaniali ad uso turistico-ricettivo, verificando con la Commissione europea la praticabilità di tutte le soluzioni emerse in questi anni dal confronto con le organizzazioni degli imprenditori; 
i) mettere il turismo al centro del piano giovani per sviluppare occupazione qualificata; 
l) è necessario rivedere l'organizzazione del sistema dei trasporti, puntando ad una maggiore integrazione orientata allo sviluppo del turismo; 
la sfida del turismo, perno di un possibile rilancio della crescita del Paese si concentra in poche mosse che attengono, tutte, alla capacità del nostro Paese di fare squadra; migliorare il turismo significa migliorare il Paese, valorizzare le nostre straordinarie risorse, creare nuova occupazione –: 
quali iniziative il Ministro intenda assumere per rilanciare il settore del turismo, sostenendone la crescita con iniziative normative e finanziarie adeguate. 
(5-00282)








10 commenti:

Anonimo ha detto...

Ci manderà una delle sottosegretarie


:-D


vinc ha detto...

Non doveva esserci ieri la risposta?

frap1964 ha detto...

Il sottosegretario Simonetta GIORDANI ha risposto all'interrogazione nei termini riportati qui sotto.

La risposta è QUI.

  Emma PETITTI (PD), replicando, si dichiara soddisfatta della risposta fornita dal rappresentante del Governo sottolineando l'importanza e la centralità del settore del turismo per l'economia italiana e, in particolare, l'urgenza di affrontare il tema della governance.

Il succo è questo:
Il Ministro, che illustrerà nei prossimi giorni in questa Commissione in seduta congiunta con la Commissione del Senato, le linee programmatiche relative al settore turismo, ha già anticipato l'intenzione di mettere a punto una strategia per incentivare ed esaltare le sinergie anche con il settore delle attività culturali.

sergio cusumano ha detto...

Qualcuno mi spieghi, per favore, che cosa vuol dire ................  Mi riferisco all'interrogazione con la quale l'On.le Petitti, chiede al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo quali iniziative intende adottare per rilanciare il settore del turismo.
  Vorrei preliminarmente dichiarare che il contenuto dell'atto dell'On.le Petitti mi vede pienamente d'accordo, se fosse una mozione sarei qui ad accogliere i punti che impegnano il Governo e che si riferiscono alla competenza del mio Dicastero.
  Il turismo rappresenta un comparto fortemente strategico per lo sviluppo del nostro Paese, con un peso significativo nell'economia nazionale, sia in termini di PIL che in termini di occupazione, generando maggiori opportunità di lavoro rispetto ad altri settori industriali ritenuti prioritari.
  Tuttavia, bisogna segnalare, che nonostante l'industria turistica a livello mondiale abbia evidenziato negli ultimi anni tassi di crescita rilevanti, l'Italia ha perso quote di mercato per l'ingresso di nuove destinazioni emergenti.
  L'attuale compagine governativa, consapevole dell'importanza che riveste il turismo quale fonte di sviluppo e di crescita per l'economia dell'intero Paese, ha posto al centro della propria agenda politica il rilancio del settore.
  Il Ministro ha intenzione di avviare un tavolo strategico annuale di sviluppo del turismo che coinvolga Ministero, Regioni, organizzazioni degli imprenditori più rappresentative, associazioni del turismo sociale, sindacati e associazioni dei consumatori per poter definire le priorità degli interventi da attuare e le forme di finanziamento necessarie.
  Anche in occasione dell'esposizione delle linee programmatiche del Ministero lo scorso 23 maggio, il Ministro ha sottolineato fra le azioni di prioritaria importanza che il Ministero è chiamato ad attuare nell'immediato, la realizzazione del Programma operativo interregionale «Grandi attrattori naturali, culturali e del turismo», previsto nell'ambito dell'Asse I «Valorizzazione e integrazione del patrimonio culturale» nelle regioni dell'Obiettivo convergenza, ossia Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
  Egli ha infatti sottolineato la necessità della stipulazione di accordi di programma con le Regioni e l'adozione di bandi di gara per i progetti programmati, entro il 2013.
  Per la stessa finalità di valorizzazione del patrimonio culturale quale fattore dello sviluppo territoriale egli ha previsto un rafforzamento della collaborazione con il Ministro per la coesione territoriale; ciò, in particolare, allo scopo di realizzare quattro o cinque progetti pilota di sviluppo territoriale imperniati su risorse culturali emergenti e diffuse, attraverso azioni sistemiche volte a sollecitare una domanda qualificata di «territori culturali integrati».
  Il Ministro, che illustrerà nei prossimi giorni in questa Commissione in seduta congiunta con la Commissione del Senato, le linee programmatiche relative al settore turismo, ha già anticipato l'intenzione di mettere a punto una strategia per incentivare ed esaltare le sinergie anche con il settore delle attività culturali. In particolare fra cinema/audiovisivo e turismo, nell'ottica della promozione dell'immagine dell'Italia attraverso il cinema italiano e soprattutto attraverso il cinema internazionale girato in Italia.
  Dichiaro sin d'ora la disponibilità ad una costruttiva dialettica sull'attuazione di quanto sarà esposto direttamente dal Ministro Bray.

E io a differenza della Sig.ra Petitti non sono per niente soddisfatto!!!!!!!
della risposta.

frap1964 ha detto...

@sergio
La risposta, in buona sostanza, è:
prossimamente viene il Ministro e vi spiega lui cosa ha intenzione di fare.
Ovvero rileggere +/- quello che ha già letto all’Assemblea Nazionale dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi ancora prima di andare ad illustrare le cose presso le Commissioni parlamentari competenti.
In gergo si chiama opportunità e cortesia istituzionali, queste sconosciute.

B. C. ha detto...

Che cosa intendete voi per qualità della vita? Cosa vi tiene ancora in questo paese, nonostante gli ostacoli quotidiani ad un vivere civile frapposti da istituzioni, cittadini furbi, criminalità organizzata etc..? Provate a formulare questa domanda ad uno straniero che vive in Italia da qualche anno. Nessuno vi dirà che il piacere di vivere in Italia si concretizza nel fare una coda alle poste o nel telefonare al numero verde dell’Agenzia delle Entrate per avere delucidazioni su una pratica. Le risposte che riceverete sono quelle standard: il gusto di bersi un bicchiere di Barolo in un tavolino all’aperto di una splendida piazza italiana; il week-end in costiera amalfitana o nella campagna senese; la visita alle meravigliose chiese, palazzi e musei che popolano anche i più piccoli borghi italici.

D’altronde, se guardiamo i dati macro non c’è da stare allegri: siamo un paese ad alta capacità di innovare? Direi di no, nel suo complesso: date un’occhiata al ranking del Global Innovation Index 2013, ed una della prime 10 economie mondiali – la nostra – si posiziona al 29esimo posto, dietro giganti come Islanda, Cipro e Malta. L’indice misura la performance di una serie di fattori quali istituzioni, capitale umano, ricerca, infrastruttura, conoscenza e tecnologia, mercato e creatività. Cosa vuol dire questo? Che senza innovazione la nostra posizione economica è destinata non solo a non consolidarsi, ma a scivolare inesorabilmente verso il basso. A livello marco e micro, intendiamoci, con dirette conseguenze sulla vita di tutti noi e sulla nostra capacità di attrarre: vi sfido a trovare uno straniero che risiede in Italia per le enormi opportunità e potenzialità lavorative e di business offerte dal nostro Paese.

continua ........

B. C. ha detto...

Da dove si origina questo gap? Da vari fattori, tra i quali uno dei maggiormente prominenti è sicuramente la qualità della nostra educazione su tutto il ciclo accademico. Vi sono varie classifiche che corroborano la sensazione di molti circa la non adeguatezza del nostro sistema scolastico relativamente alle sfide future: se parliamo di educazione nel suo complesso, date un’occhiata alla mappa di Traget Map, il cui ranking ci pone al 23esimo posto per quanto concerne la qualità globale del sistema accademico.

Un altro dato, a mio parere ancora più sconcertante, è relativo alla performance delle nostre Università: anche qui vi sono varie classifiche, vi propongo due delle più affidabili che, con parametri diversi, non prevedono nessuna Università italiana tra le prime 100. Times Higher Education ’premia’ – per così dire – l’Università di Milano con un posto oltre il 250 nel ranking mondiale, mentre l’Academic Ranking of World Universities 2012 più magnanimamente promuove la medesima Università di Milano più in alto, poco dopo il 100esimo posto.

Tutto questo snocciolare di dati non è per piangerci addosso, si badi bene. Anzi, ci conferma quanto siamo a nostro modo geniali nel camminare su un crinale così fragile e conservare ancora posizioni di eccellenza in alcuni campi. Insomma, la nostra economia va molto meglio – nel suo complesso – dei vari fattori che la determinano. E’ un miracolo, a suo modo.

Torniamo all’assunto iniziale: avendo l’Italia questi talenti da mettere in mostra (cibo, turismo e cultura), un Governo visionario e responsabile dovrebbe valorizzare al massimo le componenti che ancora ci accreditano con prestigio nel mondo, con una guida politica forte e di sviluppo.

Facciamo un piccolo test. Ricordate il governo Monti? Chi era il Ministro della Cultura? Bello sforzo di memoria, no? Ve lo dico io: Lorenzo Ornaghi. Se non lo ricordate un motivo ci sarà. Idem per il Ministro del Turismo. Vuoto totale? Piero Gnudi. El desaparecido. Agricoltura? Si fa sempre più difficile? Mario Catania. Quello che ogni tanto si materializzava a Ballarò, sì.

Va meglio con il Governo Letta? Mah, insomma: alle Politiche Agricole c’è Nunzia de Girolamo, cambiale da pagare al Pdl per garantirsi la tenuta della larga intesa. Alla Cultura Massimo Bray, indefesso cronoman dentro la Reggia di Caserta e poi stop. Al Turismo nessuno, Ministero soppresso. Evidentemente non ce n’è bisogno, il settore è sano, solido e ben governato. Mentre io continuo a pensare che il vulnus provocato alla nostra immagine internazionale dalle code di turisti stranieri che non possono accedere al Colosseo ed ai Fori Imperiali causa assemblee dei lavoratori non sia minore della “deportazione” della moglie e figlia del dissidente kazako.

B. C. ha detto...

La febbre dei social imperversa. Non solo i classici Facebook e Twitter, YouTube e Google +, ma anche Myspace, Friendster, Bebo, Orkut, Skyblog, Netlog e altre amenità del genere.

La mia sensazione è che di business ce ne sia ben poco e tanti colleghi abbiano tempo da perdere ad aggiornarli tutti, postando twittando e insomma smanettando da mane a sera. Perché l’alibi c’è sempre “Vabbè, passo la giornata su Facebook, però ho postato un’offerta sull’Egitto e ho ricevuto 2 I like!”.

L’ho già scritto qualche mese fa e lo ripeto: a me non risulta che qualcuno sia MAI riuscito a fare numeri seri (seri, intendo, non qualche pratica capitata per caso) lavorando su Facebook o Twitter, piuttosto che prendere il valigino e andarsi a cercare clienti fuori dall’agenzia.

Oggi parliamo di Twitter, citando due personaggi pubblici di grande rilievo: Roberto Saviano (456.124 follower) e Lady Gaga (39.141.972 follower). Saviano critica l’ondata di offese e insolenze pubbliche che ha colpito il social da 140 caratteri: “Twitter nasce per comunicare: è una piattaforma che mette in connessione chiunque con chiunque. Tutto è aperto. Puoi seguire chi vuoi, puoi leggere cosa scrive Obama, Lady Gaga o il tuo collega, quello che ha la scrivania di fronte alla tua. Ma può anche accadere che in una piazza affollata, se si è a corto di contenuti o manca la capacità di sintesi si urla per essere ascoltati. Quando il pensiero si semplifica e si riduce al grado zero, a volte c'è posto solo per l'espressione radicale o la battuta estrema. La serietà è banale, il ragionare scontato. Dunque ecco l'insulto”.

Lady Gaga, invece, dopo essere diventata la star più seguita del web (40 milioni di follower, Obama ne ha solo 35 milioni...) è semplicemente sparita da Twitter, chiudendo temporaneamente l’account e lasciando i suoi fan in trepida attesa del nuovo disco (e quindi della probabile resurrezione del defunto account).

Conclusione, rimanete pure follower di Emma (409.952 follower) o di Mario Balotelli (1.063.479), di Valentino Rossi (2.077.950) o di Homer Simpson (1.203.401), ma non provate a convincerci che state lavorando.

sergio cusumano ha detto...

@frap1964

Ovvero rileggere +/- quello che hanno sempre detto.

;-)

sergio cusumano ha detto...

...........quelli prima di loro