giovedì 28 febbraio 2013

Turismo: E' successo qualcosa? Ancora no!


100.000 ... 200.000 ... nuovi posti lavorativi  nel settore del turismo (a gratis per gli albergatori e per il Governo) e mo ve lo spiego ...

Sarà anche il Paese più bello del mondo, e qual cosina ne so, ma l’Italia è anche il più complicato e incomprensibile di tutti.
Ed è presto detto il perché.

Da quando sono rientrato dall’estero, ho vissuto in prima persona una marea di votazioni tra politiche, amministrative e già che ci siamo mettiamoci pure le primarie va, ma sebbene da tutte le parti politiche, ogni qualvolta che queste elezioni si presentavano, s’alzasse il grido: “Forza popolo, dateci una mano con le vostre idee da poter poi portare avanti … “, alla fine, lo zero assoluto.

E manco dopo, a giochi fatti.

Ora, che seguo il mio settore (il turismo) sono ahimè già passati più di quarant’anni, alcuni dei quali li ho trascorsi a “regalare” la mia esperienza e quindi l’eventuali idee ad altre nazioni.
E non è che avessi molto tempo per dedicare a quei Governi (Ministeri del turismo), infatti gran parte del tempo dovevo usarlo per il mio lavoro, ma tutte le volte lo feci con un grande piacere, a chiaro scapito del poco tempo libero che avevo a mia disposizione.

Periodo in cui estrapolai alcune innovazioni per il mio settore che però tenni per il mio Paese, e vale a dire una volta che sarei rientrato in patria.
Alcuni esempi:
Classificazione alberghiera di qualità attraverso il web, che oltre ad innovare il settore nella maniera che non te l’aspetti, include una quantità industriale di opportunità per il turismo in generale.
Burocrazia a zero, notevole abbassamento delle recensioni, commissioni che non se vanno più per la tangente eccetera eccetera.
Tra cui, cosa non di poco conto, qualcosa come qualche centinaia di migliaia di nuove assunzioni sul suolo italiano, senza per altro nessun costo per l’albergatore e tanto meno per il Governo, anzi, molto guadagno per l’intero indotto.
Ma non è di certo finita lì!
    
A farla in breve e seppur “promosso” (non per mio volere) responsabile del turismo per ben due partiti di opposte mire (per me il turismo non ha alcun colore se non quelli della natura), in circa due anni (uno per ognuno di loro) non sono riuscito a dire praticamente una benemerita mazza.
Niente di niente e questo nonostante anche la creazione di un blog (Tutto sbagliato tutto da rifare) che conta più di quattro milioni di contatti in quattro anni.

Blog dal quale, i più “furbi”, s’estrapolano delle informazioni per farsele loro, e senza neanche il più piccolo “grazie” (Es.: ved. qui).
Bontà loro.

Va anche detto che in Italia esistono circa 8.000 assessori al turismo, 10.001 associazioni che di questo discutono e bla bla bla, Guru, professoroni e grandi saccenti, ma nonostante li abbia più volte informati di questa “cosetta” per poterne quindi discutere insieme, nisba e tira a campà.
E manco l’accenno di un semplice semplice: “Dai, parliamone un po’”.

Tutti tranne che uno, e vale a dire il nostro assessore regionale Angelo Berlangieri, che non appena saputa la cosa e attentamente visionata e discussa; ebbene, presto si farà.
Evitando così che anche questa prendesse la strada di altri Paesi come sovente succede in questa nazione anche per tutti gli altri settori.

Tutto questo per dire che, va beh, non bisogna mai arrendersi che prima o poi … ma cavolo, dieci anni, non sono forse un po’ troppi, o no?  
Sempre sperando che ci diano una botta per l’attuazione, neh!

P. S.: E' proprio questo il problema italiano, e vale a dire che a "ragionarla" siano sempre gli stessi che tanto bene in passato non è che abbiano poi fatto tanto, neh?




mercoledì 27 febbraio 2013

Le regole della vita nel turismo e non solo.


E’ un destino, un vero goffo destino ( ….. ) che i “professoroni” del turismo nazionale, quelli che dicono d’avere la soluzione a tutto, siano come un metronomo; una sciocchezza al tic, un’altra al tac, e poi di nuovo al tic e al tac, tic tac, tic tac.

Loro, i “grandi guru saccenti e tuttologi”, quelli da un tanto al chilo che ondeggiano nel web distribuendo perle d’immane saggezza, vanno per la maggiore per il solo motivo che conoscono l’arte del mettere insieme aggettivi, congiuntivi e bla bla bla, ma con un solo comune denominatore: l’io (il loro) a tutti i costi, e questo anche laddove non hanno la minima esperienza pregressa.
O al massimo ben poca!

E per di più, assomigliandosi s'accoppiano, e di conseguenza vanno di coppia proprio come i …

Con loro puoi parlare di qualsiasi “spicchio” del turismo: sia alberghiero che crocieristico, ADV e T. O., marketing o pubblicitario, 2.0, accompagnatori turistici e chi più ne ha più ne metta, e stai pure certo che loro sapranno già tutto, mentre tu, che magari quel dato spicchio te lo sei curato all’inverosimile per decadi e decadi, da mane a sera e viceversa … ecco che passi anche per un rompicoglioni se li contraddici e per di più s’incazzano pure, per il solo motivo che hai cercato di difendere le tue conoscenze e le tue esperienze.



E va beh, c’è di peggio!

Va subito detto che questo accanimento del fato non è certo causa nostra, però ci tocca a sorbirli.
Ma qualcosa va fatto e quindi continuo.

Comunque in attesa che questi signori trovino al più presto delle altre destinazioni il più lontano possibile da questo comparto, naturalmente inteso a qualsiasi livello istruttivo, il tic, vale a dire quell’ennesima sciocchezza a cui farà seguito il tac, quella di rimando … proseguono indefessamente.

Ma perché lo schiacciatore sa tutto dell’alzata?

P.S.: E guai a dirgli qualcosa, neh!
Poi se t'aspetti qualche soluzione da loro ... al massimo sperano che sia tu a darle, per poi copincollarle e farsele loro. 






martedì 26 febbraio 2013

Vo (mi) ti amo per il turismo






... ma non tutto è perso anche in questa ingovernabilità!
Speriamo solo che chi li ha, li tiri fuori.
Hei, non intendo i coglioni, che di quelli ce n'è anche troppi in giro nel turismo... intendo gli attributi, neh!

Amen!









domenica 24 febbraio 2013

Il turismo ai suoi tempi ...


Chissà quante volte abbiamo sentito dire AI MIEI TEMPI, magari durante quelle stremanti code alle Poste per ritirare una raccomandata che non prometteva niente di buono.

Ma perché tutta la gente non aspetta altro che m’arrivino ‘ste raccomandate per andare nel medesimo Ufficio Postale che frequento?
Sembra quasi che lo facciano apposta!
Va beh!

Oppure sentirlo dire (AI MIEI TEMPI) mentre al bar stai gustando il tuo primo caffè mattutino, in ufficio, al ristorante, per strada e in ogni dove e perché.

Due palle non da poco, si certo, ma per i più scemi!
AI MIEI TEMPI nasce sulle labbra di chi ha già superato la soglia dei 60 e ha un bagaglio d’esperienza che non puoi fare a meno di ascoltare.

“AI MIEI TEMPI si mangiava quello che c’era in tavola, sempre che ci fosse qualcosa … “.
“AI MIEI TEMPI i pantaloni lunghi si portavano dopo i dieci anni … AI MIEI TEMPI le auto erano pochissime e potevi scorrazzare con la bici per strada senza nessunissimo problema, per te e per i tuoi genitori che potevano starsene tranquilli”.
“AI MIEI TEMPI non c’era tutta questa delinquenza e la gente si voleva bene di più”.

E così via, se ne potrebbero elencare a centinaia.
Però io, in tutto ciò non vedo un problema, ma bellezza, sincerità, onestà e la voglia di apprendere cose che non conoscevo poiché nessun libro c'ha mai riportato.

Ora, da un po’ di tempo ho cominciato anch’io a dire AI MIEI TEMPI (da poco ho passato i fatidici sessanta), ma quando lo sento da altra gente meno giovane di me, ebbene, sono quasi invidioso e rammaricato di non aver vissuto quei tempi, in cui si doveva portar rispetto ai più grandi, altrimenti erano “mascate” (schiaffoni)
Ascoltare i racconti di mio padre quando era bambino mi fa venire la pelle d’oca, e quante volte vorrei avere una macchina del tempo per tornare indietro e vivere quei tempi, dove con pochi colori, gli odori e i profumi erano immensi ad ogni angolo della città, dove eri conosciuto per soprannome, a volte per lode, a volte per difetto, ma sempre per te stesso, unico, non uno dei tanti.

Sono nato in un paesino dell’imperiese (Cervo) e cresciuto a Genova, ma in entrambe s’era tutti “il figlio di o il nipote di”, dove sei automaticamente un bravo ragazzo se tuo papà e tuo nonno lo erano.

Ebbene, ieri, ho deciso di prendermi una mezza giornata e sono andato solo soletto a farmi una passeggiata lungo la scogliera di Nervi.
Sono salito sull’auto e dopo 10 minuti circa … un posto incantevole e ben curato laddove è di pertinenza dei privati, poi, quando la spettanza toccherebbe al Comune … lasciamo perdere ch’è meglio, va.
Comunque sia ho notato un anziano signore seduto su di una panchina, quelle di legno di una volta, di una volta nel senso che probabilmente sono passate molte decadi senza che nessuno abbia mai provveduto a risistemarla.

Poi ho cercato il posto meno pericoloso della medesima, mi ci sono seduto e dopo aver salutato quel distinto signore, ho incominciato a gustarmi le onde del mare che s’infrangevano sulla scogliera.
Una gran pace e un gran silenzio senza pari e prezzo.

“Buongiorno”.
“Buongiorno”, di rimando io.

“Non l’ho mai notata da queste parti, sa io ci vengo tutti i giorni e mi sento in pace col mondo”, mi dice l’anziano signore.

“Purtroppo sono scomodo, abito in centro, ma oggi ho deciso così, e l’ho fatto per vedere se qui riesco a risolvere un problema che mi attanaglia da un po’ di tempo in merito al mio lavoro ... e cercavo per l'appunto un po' di pace”, replicai sfoderando il mio sorriso migliore.
Ed ecco che dopo esserci stretti la mano, Mario incomincia … “AI MIEI TEMPI lo facevo sovente di venire qui per risolvere i miei quando ero di ritorno dai viaggi in giro per il mondo”.

Beh, giusto per darci un taglio sennò non la finisco più con questo racconto, Mario mi narra d’aver diretto aziende turistiche alberghiere e che …
... non ci potevo credere e lo lasciai parlare per due ore di fila non interrompendolo neanche per sogno.
E non volendo assolutamente privarmi di tanta saggezza, cultura, esperienza e per paura di urtare la sua suscettibilità, me ne stetti zitto come uno scolaretto proprio come davanti alla maestra, molti e molti anni fa.

Ero estasiato alla massima potenza e venni a conoscenza di cose che mai più mi sarei aspettato di sentir dire, mentre un continuo fremito, non di freddo poiché la giornata era abbastanza gelida, ma d’immenso piacere, m'avvolse come in una bella fiaba.
Due ore  pazzesche finite le quali, Mario con fare preoccupato, volle sapere se m’aveva stancato del suo racconto, e al mio “assolutamente no” chiese quale lavoro facessi.

“Lo stesso” risposi!

Risposta che in un attimo permise a Mario di unire le labbra in un grande sorriso, anche i suoi occhi in verità fecero altrettanto, e un po’ sorpreso dell’improvvisa concomitanza, con fare gentile mi chiese: “E quale sarebbe il suo grande problema, magari potrei vedere di darle una mano per risolverlo, sa l'esperienza ... ”.
Risposi che involontariamente l’aveva già fatto, e dopo un po’ accomiatandomi, Mario proferì d’essere nato nel 1920.
Ci lasciammo con l’entrambe preghiera di rivederci presto … e che gran cavolo di bella giornata!

Il mio nuovo e vecchio amico Mario ... e cavolo se ci rivedremo.
Chi mai se la perderebbe un'altra, oppure molte altre giornate così.






sabato 23 febbraio 2013

This is ...































Basta poco poco per ... l'Italia


A farla in breve … l’Enit lancia questa “roba” qua che non condivido nella maniera più assoluta.
Una fregnaccia … pardon, di più d'una!

E vale a dire riesumare dei video depositati da quattro anni in chissà quale scantinato che nessuno probabilmente ricordava più.

Però dei grandi “professoroni saccenti” che li hanno visionati, hanno detto che vanno bene e che potrebbero essere riprodotti per magnificare allo straniero il nostro Bel Paese.
Mannaggia a loro!

E se volete vedere il grande successo (contatti) che hanno fatto in tutti questi anni … guardate qua.

Comunque sia, morta la e proviamo ad immaginare invece uno o più video con questa cosa qua semplice semplice …

… e vale a dire di prendere un qualsiasi giornale scritto in qualsivoglia lingua del mondo.
Fatto?

Col vostro bel giornale immaginate adesso di andare nel Tibet a cinquemila metri d’altezza e d’incontrare un bambino di circa dieci anni d’età.
Oppure in un villaggio di esquimesi o … fantasticatelo dove meglio v’aggrada.
Quindi fermate il bambino ma prima fornitevi di un bel sorriso, sennò e magari vi manda anche a quel Paese, e fategli questo bel giochino.

Munitevi di una forbicina che avete ipoteticamente acquistato da quelle parti (fate attenzione che in quei luoghi è difficile trovarla, neh) quindi è meglio portarsela appresso, e ritagliate anche approssimativamente da una pagina di quel quotidiano (la prima che vi capita), i confini del nostro Bel Paese.
Ah, con le punte arrotondate poiché all'aeroporto ...

Ora datelo al bimbo anche a testa all’ingiù (il pezzo di carta e non il bambino, neh), di sbieco o come diavolo preferite.
Non dimenticate le isole, per piacere!

Ebbene, in qualsiasi maniera voi glielo porgerete, quel giovane abitante del lontano Tibet, quell’esquimese o bla bla bla, vi dirà in un battibaleno che quel brandello di carta assomiglia all’Italia.
Anzi, che la è!

Provate ora a fare qualsiasi altro ritaglio di qualsivoglia altra nazione e aspettate per qualche mese la sua cortese e gentile risposta.
Lui la girerà e la rigirerà da tutte le parti … ma cippa!

E adesso, avete capito?

Questa per me è tre volte innovazione!
E visto che il buon Dio c'ha dato questo meraviglioso Paese, perché non approfittarcene in questa maniera semplice semplice.

P. S.:  … e questo è l’ultimo suggerimento a gratis, neh!



  

venerdì 22 febbraio 2013

LIKE, if you think it's true!


What is a Hotel Manager?

A Hotel Manager must be a diplomat, a democrat, an autocrat, an acrobat and a doormat.

He must have the facility to entertain prime ministers, princes of industry, pickpockets, bamglers, bookmakers, pirates, philanthropsists, popsies and prudes.

He must be on both sides of the “political fence” and must be alble to jump or sit on that fence.
He should be, or have been a footballer, golfer, bowler, tennis, player, cricketer, dart player, sailor, pigeon fancier, motor racer and linguist as well as have a good knowledge of any other sport involving dice, cards, horse racing and billiards.

It is also most useful, as he has sometimes to settle arguments and squabbles, that he should be a qualified boxer, wrestler, weight lifter, sprinter and peacemaker.
He must always look immaculate-when drinking with ladies and gentlemen listed in the first paragraph, as well as bankers, wankers, theatricals, commercial travelers and company representatives even though he has just made peace between any of the two, four, six or more of the aforementioned patrons.

To be successful he must keep the bar full, the house full, the store room full, the customers full and not get full of himself.
He must have a staff who is clean, honest, quick workers, quick thinkers, not-drinkers, mathematicians and at times be on the boss’s side, the customers side stay on the outside of the bar.

To sum up: He must be outside, inside, offside, glorified, sanctified, crucified, stupefied, cross eyed and if he’s not the strong silent type there’s always suicide ...






giovedì 21 febbraio 2013

Ministero del Turismo con Portafoglio o il nulla ?


Piero Gnudi chiede a gran voce di rendere il ministero del turismo diventi finalmente un dicastero con portafoglio.
Che abbia, cioè un bilancio proprio da poter spendere a sostegno dell’industria turistica nazionale.

«Il turismo non è mai stato nell’agenda politica dei governi. Si è sempre pensato all’industria ma non al turismo; se avessimo speso nel turismo un centesimo di quello che abbiamo speso nell’industria, ora il settore non sarebbe in queste condizioni», dice Piero Gnudi.

Anche Pierluigi Celli, presidente Enit e Andrea Babbi, il DG, sono sulla stessa lunghezza d’onda.
Io pure, ma non conto una benemerita mazza, anche se … ma sono fatti miei!

Risponde a stretto giro di posta Armando Cirillo, responsabile turismo del Pd, al presidente dell'Enit Pierluigi Celli, che promuove un Ministero interamente dedicato al turismo e una recupero del ruolo dell'Enit.

"Non basta una boccata di ossigeno per riprendere l'Enit – dice Cirillo -, serve una svolta radicale. Bisogna realizzare una Società per azioni a maggioranza pubblica, verificando anche l'ipotesi di accorpamento dell'Enit all'Ice, sotto la regia del Ministero dello Sviluppo economico". 

Il rappresentante del Partito Democratico chiarisce le linee d'azione sulle quali deve muoversi l'azione politica nei confronti del turismo. "L'Italia deve fare un passo in avanti significativo per intercettare i flussi turistici internazionali previsti in crescita, aprendo la stagione della promo-commercializzazione. Dobbiamo, quindi,  realizzare una struttura specializzata capace di riposizionare il turismo italiano sui mercati internazionali – spiega -. Bisogna coinvolgere i privati, i grandi vettori, per fare uno sforzo eccezionale capace di portare risultati di crescita nel breve periodo". 

Arriva poi la “frecciatina” o “frecciatona all’Enit di Gnudi, Celli e Babbi e …

Alla base delle sue affermazioni Cirillo posiziona le necessità delle aziende: "In questi mesi le imprese turistiche si aspettavano dall'Enit un cambio di passo che non è arrivato, proprio perché senza un adeguamento strutturale dell'Ente, che tenga conto delle grandi innovazioni che hanno stravolto il turismo, non si andrà da nessuna parte. Bisogna intervenire presto – conclude - perché i Paesi nostri diretti concorrenti si stanno organizzando".

Esperienze aziendali, industriali e sul turismo dei contendenti:

Armando Cirillo ... non pervenuto o non trovato o non c'era niente.

Esperienze di chi consiglia quest'ultimo: Bho?




mercoledì 20 febbraio 2013

Una storia molto più semplice e semplicemente più bella


Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo.

Noi, che la scuola durava fino alla mezza e poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con papà).

Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c’era qualche bullo, ci pensava il maestro a sistemarlo sul serio.
Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2.

Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi, che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta, tutti felici.

Noi, che avevamo le tute lucide acetate dell’Adidas che facevano fico, ma erano pure le uniche.
Noi, che la gita annuale era un evento speciale e nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.

Noi, che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su internet.
Noi, che la vita di quartiere era piacevole e serena.

Noi, che andare al mare nei sedili posteriori della 850 di papà o nella 1100 di nonno era una passeggiata speciale e serbiamo ancora il ricordo di un bagno “pulito” a Rimini, Rapallo o all’Idroscalo.

Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici lo stesso anche senza facebook.

Noi, che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci e di canale ce n'era uno solo ... e poi due.
Noi, che andavamo a letto dopo Carosello.

Noi, che sapevamo che era pronta la cena perché c'era Happy Days e Fonzie.
Noi, che guardavamo allucinati il futuro con “Spazio 1999” .
Noi, che se la notte ti svegliavi e accendevi la TV vedevi solo il monoscopio Rai con le nuvole o le pecorelle di interruzione delle trasmissioni.

Noi, che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'.
Noi, che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi, che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più fico e che se anche andavi in strada non era così pericoloso.

Noi, che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella della bella della bella …
Noi, che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
Noi, che giocavamo a nomi-cose-animali-città.
Noi, che ci divertivamo anche facendo Strega-comanda-colori.

Noi, che ci mancavano sempre 4 figurine per finire l'album Panini (celò, celò, celò, celò, celò, celò, mi manca!).
Noi, che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa, ma che a quelli degli altri suonavamo e poi scappavamo.

Noi, che compravamo dal fornaio pizza bianca e mortadella per 100 £ire (= € 0,050!) e non andavamo dal dietologo per problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare.

Noi, che bevevamo acqua dalle fontanelle dei giardini, non dalla bottiglia PET della minerale ed un gelato costava 50 £ire (pari a € 0,025!).

Noi, che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la Bic.

Noi, che sentivamo la musica nei mangiadischi sui 45 giri vinile
(non nell’Ipod) e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos'è.

Noi, che al cinema usciva un cartone animato ogni 10 anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro e solo di Disney.

Noi, che non avevamo cellulari (c’erano le cabine SIP per telefonare) e nessuno poteva rintracciarci, ma tanto eravamo sicuri anche ai giardinetti.

Noi, che giocavamo a pallone in mezzo alla strada con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto.

Noi, che trascorrevamo ore a costruirci carretti per lanciarci poi senza freni, finendo inevitabilmente in fossi e cespugli.
Noi, che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercurio cromo, e più era rosso più eri fico.

Noi, che giocavamo con sassi e legni, palline e carte.
Noi, che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o c’è un francese-un tedesco-un italiano.
Noi, che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi, che la Barbie aveva le gambe rigide.

Noi, che l'unica merendina era il Buondì Motta e mangiavamo solo i chicchi di zucchero sopra la glassa.
Noi, che il 1° Novembre era 'Ognissanti', mica Halloween.
Noi, che il Raider faceva concorrenza al Mars.

Noi, che a scuola le caramelle costavano 5 £ire.
Noi, che si suonava la pianola Bontempi.
Noi, che la Ferrari era Lauda e Alboreto, la McLaren Prost , la Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote!

Noi, che la penitenza era 'dire-fare-baciare-lettera-testamento'.
Noi, che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi, che il Ciao e il Boxer si accendevano pedalando.


Noi, che nei mercatini dell'antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola.

Noi, che siamo ancora qui e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo.

Noi, che vivevamo negli anni di piombo, in mezzo ad inaudite violenze per lotte sociali e di classe.

Noi, che votavamo per i partiti della 1° Repubblica: MSI, DC, PRI, PLI, PSI, PCI, e non per 70 diversi gruppi dai nomi fantasiosi.
Noi, che trovammo lavoro tutti e subito.


......... noi, che siamo stati tutte queste cose e tanto altro ancora.


Questa è la nostra storia; una storia molto più semplice e semplicemente più bella … per non parlare poi del turismo, neh!





martedì 19 febbraio 2013

Se non voti ti fai del male







Se non voti ti fai del male … però si dice in giro che fra i partiti c’è … c’è un’onda nuova che partita dal niente, e come una valanga, sta avanzando come un ciclone per abbattere il marcio della nazione … se non voti ti fai del male, se non voti non cambia niente, se non voti non cambia niente, se non voti ti fai del male, del male, del male …



lunedì 18 febbraio 2013

Turismo: anche il 2013 sarà un anno ... nero?


«Fate un contratto?». «Per carità, io vado sulla fiducia. La parola conta più di tutto...».

Benvenuti nell’estate in nero, il magma sotterraneo degli appartamenti in affitto per qualche settimana di vacanza, quasi sempre senza contratto né ricevuta.
Alla faccia dei blitz a Cortina e della linea dura contro l’evasione. 

Panorama ha scandagliato annunci in otto regioni e il quadro che emerge è sconfortante, ma non sorprendente: chi offre un regolare contratto, da stipulare se l’affitto è di almeno 30 giorni, o rilascia la ricevuta fiscale rappresenta non più del 20 per cento, quasi un’eccezione a fronte dell’80 per cento che dice chiaramente di volere contanti, di accontentarsi di una stretta di mano o di temere l’intervento della Guardia di finanza.

Un’economia sommersa che prolifera proprio mentre arriva un’altra stangata sugli onesti: viene ridotto dal 15 al 5 per cento lo sconto per chi dichiara con l’Irpef i redditi derivanti appunto dall’affitto di immobili.
La norma, una di quelle introdotte dal presente ma tra poco passato governo, per recuperare fondi a copertura della riforma del mercato del lavoro, non riguarda chi sugli affitti applica la cedolare secca, che sostituisce l’Irpef, l’imposta di registro e quella di bollo.
Ciò che forse non sanno i proprietari di case per le vacanze è che la Guardia di finanza sta intensificando i controlli in quel settore, anche monitorando i siti internet dedicati.

Nella lotta agli affitti in nero, nel triennio 2009-2011 le fiamme gialle hanno effettuato 6.700 controlli, recuperando 50 milioni di base imponibile e 6,1 milioni di imposta di registro evasa.
Nel solo 2011 i controlli hanno interessato immobili commerciali (55 per cento), seconde e terze case nel periodo estivo (30 per cento) e studenti fuori sede (15 per cento).
In quest’ultima nicchia di mercato i risultati miglioreranno. Per esempio, la Finanza ha da poco stipulato un accordo con un’associazione che supporta oltre 30 mila universitari nordamericani e che invierà le segnalazioni degli studenti sia su locazioni irregolari sia sulla mancata emissione di scontrini e ricevute.

Ma le lezioni stanno per finire, incombono le vacanze e il nero trionferà. O forse no.

LIGURIA
Prima la caparra, poi «quando viene mi paga in contanti, non c’è problema. Al giorno d’oggi bisogna fare così, perché gli assegni vengono tutti registrati».
Non è un indagato per corruzione che parla, ma la proprietaria di due alloggi a Borghetto Santo Spirito (Savona). Si parte da 690 euro al mese per giugno e settembre, hanno dei materassi «dove si dorme benissimo», ma il contratto no. Meglio i contanti.
A Deiva Marina (La Spezia), a un passo dal mare delle Cinque Terre, un elegante appartamento è libero ormai solo a maggio e settembre: 800 euro al mese.
Contratto? «No, noi lo diamo così» risponde la proprietaria.
Più spigliata, nella stessa località, la titolare di un’agenzia immobiliare che per 40 metri quadrati, liberi solo a settembre, chiede 400 euro la settimana, non trattabili.
Però, «se vuole fare una settimana in nero e una in chiaro per me non ci sono problemi».
Ad Arma di Taggia (Imperia), invece, è da stabilire il canone per un appartamento che per il mese di settembre potrebbe essere di 1.000 euro.
Detto che il pagamento delle bollette «dipende da quante docce si fanno durante il giorno», alla richiesta di fattura il proprietario risponde senza giri di parole: «Preferirei di no, detto molto spassionatamente».

PIEMONTE
Definito dalla pro loco «l’autentica terrazza delle Alpi», il comune di Montoso di Bagnolo Piemonte (Cuneo) offre tre grandi appartamenti nei quali tre settimane ad agosto costano 900 euro. Il proprietario evidentemente teme i controlli bancari, visto che «fino a 1.000 euro si può fare in contanti».
A Prato Nevoso (Cuneo) chi affitta il proprio appartamento di montagna a 250 euro a settimana si rimette al buon cuore del cliente: «Un contratto? Come preferisce l’inquilino, di solito facciamo quello che chiede chi affitta». E dal tono della voce si capisce che ne farebbe volentieri a meno.

TOSCANA
«Sono un privato, non lo faccio per lavoro».
A Castiglione della Pescaia (Grosseto) hanno risolto il problema di chi deve pagare le tasse: i «privati», a quanto pare, no.
È la risposta data dal proprietario di un appartamento per tre persone di cui sul web non ci sono foto («Il tempo di farle, porti pazienza» ), che costa 1.000 euro per giugno «più 200 di cauzione perché non si sa mai» e per il quale non bisogna firmare alcunché.
Tanto non lo fa per lavoro.
Un bell’appartamento a Tirrenia (Pisa) sembra allettante: ampio e con giardino, vicino al  mare e al centro della città. Costo: 1.500 euro a giugno e 1.200 a settembre. «Contratto regolare? No, se è una famiglia. Si può fare tra noi».
A Marina di Carrara (Massa-Carrara) una casa  indipendente con ampio giardino è offerta a 1.500 euro a giugno e un po’ meno a settembre. E se paghiamo in nero? «Guardi, va bene in qualunque modo, non è un problema».
Ricevuta garantita, invece, all’Isola d’Elba (Livorno), dove con 750 euro si affitta a giugno o a settembre un appartamento vicino al mare, ristrutturato e «superpulito, ce ne occupiamo noi stessi»  spiega la proprietaria.
La ricevuta viene consegnata al momento del saldo e della consegna delle chiavi.

CAMPANIA
L’annuncio è invitante: a Ischia (Napoli) un appartamento di 70 metri quadrati con vista sul Golfo di Napoli e sul basso Circeo per quattro persone, ampio terrazzo e parcheggio.
Costo?
A Pasqua  bastavano 300 euro, per le due settimane centrali di agosto ne servono 1.400. «Con contratto?». «Dipende» risponde una signora che, insistendo, spiega: «In genere le ricevute le fanno gli alberghi, questi sono  appartamenti privati».
Più pratico il proprietario di un appartamento in residence a Baia Domizia (Caserta), 55 metri quadrati a 1.500 euro per il mese di luglio e 2.500 per agosto. «Gli altri ne chiedono anche 3 mila, ma grazie a Dio non sono mai stato avido».
È accettato perfino un cagnolino «purché non abbai» e rilascia una  ricevuta mentre le tasse di un contratto sarebbero a carico del cliente.
E se pagassimo in nero? «Questo discorso è da fare da vicino, che mettiamo a fare il carro davanti ai buoi?».
A Castellabbate (Salerno), dopo il successo del film Benvenuti al Sud, le richieste fioccano. I 45 metri quadraticostano dai 400 euro di maggio ai 1.200 di Ferragosto. «Lei fa il contratto?». «No, non vi preoccupate» risponde il proprietario. «Con il contratto spendiamo noi e voi, e comunque sotto i 30 giorni non si deve fare per legge».
Non va sempre così.
Un appartamento di 80 metri quadrati a Palinuro (Salerno) viene offerto da 440 euro a settimana in luglio a 590 inagosto. Contratto? «Certo». Ma se ci spostiamo ad Amalfi (Salerno), un’agenzia prevede il contratto solo per un mese. «E per periodi più brevi?». «Adesso vi devo lasciare perché sono con l’elettricista».

BASILICATA
Sindrome da intercettazione a Policoro (Matera).
La trattativa riguarda una villetta sul mare di 110 metri quadrati e altri 300 di giardino. Dal 30 luglio al 12 agosto costa 1.550 euro. Il proprietario è titubante di fronte a una richiesta di sconto, ma poi accetta di togliere 100 euro dietro immediato bonifico con conferma per due settimane. Ma senza fattura lo sconto è così basso? «Oggi è rischioso. La Finanza controlla dappertutto. E poi di certe cose non si parla al telefono».
Appunto.
Il fatto è che molti sembrano onesti per poi subire il fascino perverso del cliente che vuole pagare poco.
AMaratea (Potenza), per esempio, un appartamento di 70 metri quadrati e altri 300 di giardino, lontano dal mare, costa 1.050 euro per due settimane a cavallo tra luglio e agosto. «Se pago in nero mi fa risparmiare?». «Beh, se conferma due settimane le faccio il 10 per cento di sconto» risponde il  proprietario.
Che poi si lascia andare: «Lei è anche meridionale, fra di noi ci capiamo».
Linguaggio da 007 a Fardella (Potenza).
Una villa nel Parco nazionale del Pollino, 150 metri quadrati più 1.000 di giardino, è offerta a 2.600 euro per i primi 15 giorni di agosto.
La trattativa è rapida: chiesto lo sconto con pagamento in nero, il proprietario ammette che «ogni tanto so che facciamo delle operazioni particolari. Mi capisce?». I
n attesa di un blitz delle forze speciali, si chiude a 2 mila euro: «Il tempo di parlarne con papà...».

PUGLIA
Sembra incredibile, ma a San Pietro in Bevagna (Taranto) la ricevuta diventa arma di minaccia. Si tratta di un appartamento in villa di 75 metri quadrati, 1.800 euro per le prime due settimane di agosto. Una signora con accento toscano accetta di abbassare il prezzo: «Quattro persone? Va bene, 1.600 euro e passa la paura».
Ma guai a chiederle un altro sforzo: «O così o le faccio il prezzo pieno e le fatturo tutto». Di fronte a un rischio del genere, il cronista finge di accettare l’offerta. A Lido  Marini (Lecce) la titolare di un appartamento di 200 metri quadrati, 1.600 euro dall’11 al 25 agosto, accetta di togliere 200 euro in cambio di un pagamento quasi tutto in nero. Quasi, perché «per le apparenze qualcosina la dobbiamo far risultare».
Una ragazza che affitta a Contrada Cristo (Lecce) invece se la prende con lo Stato e con la crisi. «Lo Stato ci sta tartassando e dunque non vado per il sottile» dice precisando che un monolocale con cucina viene offerto a 1.800 euro dal 30 luglio al 12 agosto.
Nessun problema sul pagamento in nero, dunque: «Sì, va bene, è un periodo duro, si fa fatica a tirare avanti». Lei può occuparsi della prenotazione della spiaggia e della convenzione con la trattoria. Costo: «Venti euro al giorno per la spiaggia e 15 a persona per mangiare».
E ci sarebbe anche la convenzione con un centro benessere.

CALABRIA
La Calabria non brilla per trasparenza.
Nel cuore di Tropea (Vibo Valentia), la località più famosa, un’insegnante che torna d’estate nella sua regione affitta un appartamento con due stanze da letto, di cui una matrimoniale, da 500 euro a settimana a luglio fino a 750 ad agosto.
Rigorosamente in contanti, come pure sottolinea perentorio a Scilla (Reggio Calabria) il titolare di un monolocale con due posti letto e di un bilocale con quattro posti: per una settimana si va da 175 euro a settembre fino a 490 aFerragosto.
La spiaggia non è vicina, 20 per cento subito, saldo alla consegna delle chiavi.
Su 10 annunci cui Panorama ha risposto in Calabria (qui ne sono pubblicati soltanto sei), solo in due casi tutto verrebbe fatto secondo le regole. Come a Soverato (Catanzaro), dove chi affitta miniappartamenti o villette vicino al mare, da 700 euro a settimana in luglio, sottolinea che per prima cosa invierà il contratto per email: «Faccio tutto in regola. Gli altri? C’è qualcuno che fa ‘u fissa (lo stupido, ndr)». In regola anche una signora milanese che ha una casa a Drapia (Vibo).
Se cercate a Cirò (Crotone), potreste trovare un locale di 60 metri quadrati a 50 metri dal mare dove sistemarvi anche in sette, purché paghiate 1.500 euro a settimana, «primo e ultimo prezzo». In contanti.
Se invece si preferisce la montagna, Camigliatello Silano (Cosenza) offre chalet per quattro o cinque persone fino a 1.500 euro a settimana: 50 per cento subito, il resto alla consegna delle chiavi. E il contratto? La proprietaria risponde: «Per carità, io vado sulla fiducia. La parola data è tutto».
Per il fisco un po’ meno.

SICILIA
Anche in Sicilia la grande maggioranza delle persone contattate non rilascia ricevute né stipula contratti. Prendiamo Giardini Naxos (Messina): un bilocale di 27 metri quadrati a 85 euro al giorno a Ferragosto, a 300 metri dal mare. «Niente contratto» dice la proprietaria. «Le faccio la ricevuta, però non fiscale». Inutile insistere: «No, non faccio la ricevuta fiscale perché dovrei sistemare alcune cose».
Per esempio, pagare le tasse.
E se a Mondello (Palermo), per 50 metri quadrati a 900 euro a settimana, una signora garantisce la ricevuta fiscale, anche a Cefalù (Palermo) si gioca sul fatto che un contratto è obbligatorio se si affitta per più di un mese non accennando mai alla ricevuta.
E 35 metri quadrati in agosto costano 850 euro per due settimane. A San Vito Lo Capo (Trapani), dove per 65 metri quadrati si pagano da 700 a 1.000 euro a settimana, il proprietario spiega invece che il contratto comporta il pagamento della tassa di soggiorno appena introdotta. «Fino all’anno scorso abbiamo fatto senza registrazione, tranquillamente».
Anche nell’interno le cose non vanno meglio.
A Piedimonte Etneo (Catania) 70 metri quadrati costano 700 euro per due settimane in agosto. Anche qui «non c’è bisogno di contratto, per un periodo così breve...». Stessa storia a Marina di Noto (Siracusa), dove c’è una villetta con due appartamenti da quattro a sei posti letto ciascuno: 700 euro a settimana ad agosto. «Pochi fanno il contratto, quindi non mi sono ancora organizzato in questo senso. Ha capito?».


E poi quelli dell’Istat fanno il Primo Conto Satellite del Turismo e c’includono (precisi precisi?) il VAT (valore aggiunto del turismo) sulle secondo case.
E se glielo dici che non si può fare perché è una cosa campata in aria … magari s’incazz s’inquietano pure.

Ma dai, e per piacere.

Queste ultime due o tre righe sono le mie ('na faticaccia).




domenica 17 febbraio 2013

Renato Andreoletti e la BIT (Borsa Internazionale del Turismo) 2013


Caro amico, non credo che questo tuo fondo possa raggiungere lor signori affinché provvedano a migliorarsi.

Forse se lo scrivevi in modo gaudente e magnificandone le gesta, beh; allora si, e probabilmente ti sarebbe arrivato un ringraziamento dall’organizzazione, dove magari avrebbero anche accennato al fatto che tu avevi colto nel segno la loro grande professionalità.

Però ahimè, non succederà … tu li hai criticati.
Si costruttivamente, ma li hai criticati.
E per loro questo non si fa!

Peccato, è molto ben scritto e racconta perfettamente il degrado che negli anni si sta verificando nel turismo ed in particolare in quella che dovrebbe essere la nostra migliore vetrina: la Bit di Milano.
E non è forse vero che da quando esiste il mondo, le critiche costruttive, quelle elencate in modo cortese ma decise, servono alla gente di buona speranza e volontà?

Ma probabilmente di gente di buona speranza nonché volontà, non ce n'è più, a parte pochi, troppo pochi.

Comunque per farla in breve, stavolta me la sono evitata, e non sono venuto alla Bit.
Sia per impellenti motivi di lavoro poiché sono perennemente in rincorsa, ma una buona "fetta" di questa decisione è scaturita dal fatto che poi, considerato che non perdo occasione, c’avrei dovuto scrivere peste e anche corna.
Magari confrontandole con altre realtà internazionali ... quindi figurati e apriti o cielo.

Non so scrivere bene come sai fare tu, mannaggia a te o mannaggia a me, e per di più non riesco a rimanere neanche tanto indifferente (letteralmente) di fronte allo sfascio del nostro turismo, e mi c’incazzo non poco.
Poi tutto questo incavolamento lo trascrivo qui, per potermela far un po’ passare, e il risultato sono gli incazzamenti altrui.
Infatti sembra che con me abbiano una certa predisposizione anche di fronte all’evidenza.
Ma chi se ne frega!
Come è certo è che la mia presenza in quei luoghi non conti una benemerita mazza, anzi, molto probabilmente è anche meglio che non ci sia tra i piedi il gran “rompiballe” per gentile concessione o per chissà quale diritto divino, e che magari il giorno dopo te ne dica due, tre o anche quattro.

Eppure, per farle andare bene ne basterebbero veramente poche di cose; una su tutte, la qualità.
E fare anche quel poco o poco di meno, ma farlo nel migliore dei modi, con dell’innovazione che a quanto pare nel nostro Paese non va tanto di moda.
Però tutti ne parlano ma se ti guardi in giro …
Mah!

E non le solite “minchiate” del secolo scorso nonché organizzate da chi pensa di sapere già il tutto.
Ora la Bit ha perso un’occasione non da poco e vale a dire quello che le avevamo proposto con la nascita di questo gruppo, Votiamo per il Turismo, dove si sarebbe acceso un confronto diretto con le istituzioni politiche e non … e chissà se il web, la stampa e le TV, avrebbero parlato dell’evento?
Pensa un po’ … la prima volta nel mondo intero!
Va beh, la organizzeranno in qualche altra Nazione e così perderemmo di nuovo la primigenia … e non sarebbe manco la prima volta.

Che fenomeni!







sabato 16 febbraio 2013

E anche la Bit 2013 è finita


In archivio pure l’edizione 2013 della Borsa del Turismo, ex appuntamento imperdibile per gli addetti ai lavori. Tanto ex che qualcuno dice sia l’ultima.

Altri dicono che durerà fino all’Expo del 2015. Comunque sia, c’eravamo tanto amati.
Giovedì 14/2, ore 9.45: entro in Bit. Salvo errori la mia ventesima epifania bitiana.

Brividi di depressione e di rimpianto.
Pochi passi e incontro un’amica che conosco da altrettanti anni, con cui ho viaggiato, lavorato,condiviso.
La saluto e lei mi fa: “Ciao Valerio“.
Valerio?“, penso io. “Sarà stata sovrappensiero, indaffarata, distratta.  L’arrivo in Bit è duro per tutti. Segue breve dialogo di circostanza.

Prendo congedo e lei mi rifà: “Ciao Valerio“.
Faccio finta di nulla e mi allontano. Ecco, la Bit 2013 comincia così: incontrando gente con cui si è invecchiati insieme ma, complice il decadimento del settore, frequentandosi sempre di meno, i nomi sfumano, la familiarità rimane sulla carta, le vite reali si allontanano.
Ampi e pesantissimi vuoti ovunque: di persone e di espositori.

Oddio, ci sono anche dei vantaggi: niente più clangori di steel band da sagra paesana, niente più gadget (e quindi cacciatori di gadget), sobrietà generale velata di malinconia.
Tempi che cambiano: invece di stangone in bikini, c’è un tipo muscoloso in mutande.
Secondo qualcuno è un progresso.
Mah!
Tanti convenevoli, qualche amarcord e la sensazione che ci sarebbe ancora molto da raccontare del mondo, se a qualcuno interessasse, se qualcuno lo volesse ascoltare, se qualcuno lo volesse pubblicare.
A pagamento, s’intende.
Perché di gente che va in vacanza e poi è disposta a regalare il suo “reportage“, anche la Bit è piena. Basta capirsi.
La platea dei colleghi presenti si riduce.
Ti senti una via di mezzo tra un fossile ed un reduce.

Ormai nessuno fa più commenti, gli sguardi sono sufficienti.
Qualcuno comincia a capire che, senza sogni, racconti, occhi altrui capaci di interpretare, anche la grande industria del turismo è destinata a esaurirsi in una vuota catena di montaggio di pacchetti e di reclame stereotipate. Ma forse è tardi.
Nel frattempo, però, veder accendersi la scintilla negli occhi di qualche superstite quando gli proponi un’idea intelligente è una soddisfazione che non ha prezzo.

Chissà, forse è solo il momento di resettare tutto, di tornare alle origini, di parlare tra iniziati e riconquistare la prateria.
Di accettare il fatto che, nel turismo, gli affari senza la benzina della fantasia non si fanno.
La Bit è morta, viva la Bit. E i tanti viaggi indimenticabili che ci ha fatto fare.