sabato 31 agosto 2013

Turismo: L'improvvisa metà ... morfosi. E chi vincerà tra Massimo Bray e Andrea Babbi?

Andrea Babbi (31gennaio 2013)
“ …però accettiamo la sfida: la accettiamo perché siam convinti che non può non esserci questa integrazione appunto fra la promozione, la promo-commercializzazione e i nuovi… i nuovi media.

Andrea Babbi (1° marzo 2013)
“ … abbiamo iniziato a ragionare con le Regioni, è stato costituito un gruppo di lavoro misto sul portale e stiamo cercando di mettere in pratica le esperienze locali. Stiamo definendo delle collaborazioni con importanti operatori del web. Sarà prevista la promo commercializzazione”. 

Massimo Bray (9 luglio 2013) … ved. video (al minuto 14 e 33 secondi)
Dei siti ho detto.
Sono davvero… credo che molte risorse si devono e si possono impegnare se siamo tutti insieme a creare un nostro modello di prenotazione online.
Perché l’Italia non può scommettere su questo?



L’improvvisa metà … morfosi

Andrea Babbi (26 agosto2013)
“ … E aggiunge: "La legge è chiara: il pubblico non deve vendere camere o congressi. Un conto è la promozione, altro la commercializzazione".

E vuoi vedere che tra un po’ anche l’altra metà (Massimo Bray) si morfosizzerà?
Oppure preferirà mantenere (almeno lui) la parola data?

… nel frattempo le Olta ingrassano senza dare il dovuto all’Erario (in Italia non ci pagano le tasse).
Mentre i “professoroni” del turismo nostrano dicono che non ci sia niente da fare secondo il loro logorroico bla bla bla … che altri c’hanno provato ma … e che è inutile continuare, anche solo a pensarlo.

Ma i “professoroni” casalinghi li pagano quelli delle Olta per dire ‘ste str … anezze o riescono a fare tutto da soli?




P. S.: La metà dei due (Andrea Babbi) dice poi che la Legge non permette la promo-commercializzazione ... ma non è vero (ved. qui) ... oppure il motivo di questa repentina metamorfosi è che (ved. qua)?








venerdì 30 agosto 2013

L'idea di Andrea Babbi sulla promo commercializzazione di italia.it è sua di lui o "sua" di loro?


Tutto comincia ed è per colpa o per merito di due apostrofi ai margini della parola “sua” e ne spiego il perché.


Francesco Zoppi, un giornalista di TTG Italia scrive di Andrea Babbi, rilevando che ne condivide le scelte come per il caso che il settore pubblico debba promuovere il turismo, mentre a vendere le camere debbano essere le imprese.
Cosa che tra l’altro non condivido per niente quando si tratta di questi casi qua.
Vuoi perché le aziende d’intermediazione stanno facendo il bello o cattivo tempo e questo come meglio aggrada, e vuoi perché le tasse le pagano all’estero.
Lasciandoci in perfette braghe di tela e per di più a mezz’asta, come nell’atto che si può ben immaginare.

Francesco Zoppi, tra l’altro, questa cosa la definisce come una grande “genialità” di non poco conto.
Bontà sua che non credo sia granché corrisposta dalle casse dell’Erario nonché dal popolo italiano, sia che esso lavori nel turismo che quelli non.
Ma torniamo agli apostrofi da me “incriminati”.

La frase di Francesco Zoppi è questa … (ved. immagine sotto) …


… ma non riesco a capire il come mai quel “sua” l’abbia contornato, quando lasciandolo senza gli apostrofi avrebbe reso ugualmente l’idea.

Prima di tutto ci sarebbe da dire che negli ultimi tempi Andrea Babbi, sulla specifica cosa, sembra abbia cambiato repentinamente idea, e qui c’è spiegato il perché, ma facendo un salto indietro, ecco che si scopre che …
Dal principio fu Scegli Italia (di Lucio Stanca), poi cambiato nel famoso portalone “italia.it”, e detto nacque principalmente come progetto di booking (Ved. Art. 12 legge n. 80 del 14/05/2005).
Ma la piattaforma fu avversata in tutti i modi dai T. O. e dalle agenzie di viaggio, certe che in questo modo avrebbero visto contrarsi il loro giro d'affari.
Grazie alla miopia di questa gente e dei vari ministri che gli dettero retta (i vari Rutelli, Brambilla e Gnudi e sembra che adesso sia perfettamente uguale, considerato il mutamento dell’opinione) si è ampiamente spianata la strada alle OLTA.

Con l’avvento di Prodi (Nicolais) venne modificato il progetto, rendendolo una vetrina senza senso e colmo di errori di notevoli dimensioni.
In poche parole una quantità industriale di sciocchezze che fecero ridere il mondo e piangere noi.

Con la discesa in campo della Brambilla, parve che si ritornasse al progetto primordiale (booking) ma di nuovo l’intercessione dei T. O., l’Alpitour (a quei tempi di Winteler) su tutti (attraverso anche una lettera), lamentò il fatto d’aver già speso 2 mln di euro dichiarando d’essere riuscito a movimentarne 11 durante il solo primo anno di vita, e la cosa fece decadere definitivamente la proposta.

Detto questo … vuoi vedere che il repentino cambio (da me presunto) di Andrea Babbi in merito alla questione, sia da imputare nuovamente a qualche associazione del genere, e che quel “sua” con gli accenti ai margini, sembrerebbe (a me) confermare.

Ma l’idea è sua di lui … o “sua” di altri?









mercoledì 28 agosto 2013

In venti e pochi più giorni i turisti stranieri sono aumentati del 31% rispetto al 2012 ... dicono loro.

Cliccare sull'immagine per vedere il video


Giornalista: “… gli italiani che si sono concessi una breve vacanza, tra giugno e settembre, sono stati quasi l’un per cento in più dell’anno passato e sono aumentati anche gli stranieri che privilegiano montagne e città d’arte. Più 31% (trentuno) rispetto al 2012”.


Massimo Bray: Beh, abbiamo i primi dati che sono positivi e confermano che i turisti stranieri apprezzano il nostro Paese, apprezzano i luoghi d’arte, le città d’arte.
Ci sembra indovinata la scelta che il Governo ha fatto i primi di agosto con il Decreto valore Cultura dove abbiamo sottolineato l’importanza del valore di Pompei. Pompei sarà il biglietto da visita di un paese che vuole mostrare il valore dei suoi tesori d’arte e vuole anche saper dimostrare la capacità di gestire i Beni Culturali …

Beh, a parte quel 31% che ovviamente è un lapsus di chi ha scritto il fondo per il giornalista che l’ha replicato (poteva anche evitarselo) ma vorrei capire il come può essere autorevole e veritiero il fatto che abbiano incrementato il turismo nelle città d’arte in venti e pochi giorni, e per il solo motivo d’aver redatto un Decreto sulla Cultura (2 agosto 2013).
Vuoi vedere che tutto il mondo stava in trepidante attesa per l’attuazione di detta cosa e per poter scegliere poi l’ambita meta?
Ma per piacere!

E che cippa può essere cambiato in venti e pochi giorni in più per quel dato settore?
Forse che Pompei e affini abbiano raggiunto in un battibaleno qualche decina di milioni di visite in più in tre settimane?
Vabbé, non voglio aggiungere altro poiché è abbastanza illogica la cosa che non credo serva dell’altro.

Ma questa dichiarazione conferma che la presa per i fondelli per il popolo italiano e soprattutto nei confronti di chi lavora nel turismo, continua nella stessa misura dei tempi passati e che non cambierà niente in un prossimo futuro.
Portandomi alla ovvia considerazione che tra la Brambilla, Gnudi e Bray non è cambiata una benemerita mazza di niente.

Speriamo nel prossimo/a perché non credo ci sia altra soluzione.

Nota Bene: il ministro Bray ha anche detto (ved. video) che per il superamento dell’Imu non verranno assolutamente messe delle nuove imposte … ma in verità, per ovviare a quei miliardi di mancato gettito, aumenteranno le
Però preferendo rimanere ancora nell’ambito dell’educazione a qualsiasi costo … non aggiungo più niente.

Ma una cosa la posso ancora dire, e questa è che di certo, Massimo Bray, sarà ricordato alla medesima stregua della Michela Brambilla … e detto a prescindere dalle proprie e personali ideologie politiche.

Complimentoni!














Il Decreto del Turismo di Massimo Bray, bypasserà ancora una volta il Parlamento?

Ma questo decreto sul “Turismo” si farà o no?

E per capire esaminiamo meglio, tanto per farci un’idea che vada oltre del semplice fiato.

[Massimo Bray - Radio RAI 1 - Radio anch'io - Prima di tutto - 22 agosto 2013]
Domanda: “Ci sarà pure un Decreto Turismo come quello sulla Cultura?”
Massimo Bray (2’ 30”): “Ma adesso vediamo appunto se … l’idea sarà sicuramente quello di valorizzarlo, e se il mezzo sarà quello di un Decreto, lo valuteremo.

Come a dire che non hanno ancora ben compreso se la strada più giusta sia quella di andare in commissione o bypasseranno ancora una volta il Parlamento con un bel Decreto.
Sì perché, dai, va bene ... ma saranno mica così urgenti ‘sti provvedimenti sul turismo no?

Pare inoltre che in sei mesi di lavoro il nostro Parlamento non abbia ancora approvato una singola Legge di iniziativa parlamentare, e questo in qualsiasi altro settore, quindi figurati se incominciano proprio dal Turismo, neh!

Infatti, fino ad oggi, solo decreti governativi da convertire ... alla faccia della Repubblica Parlamentare!

E se qualcuno ha la voglia di sentire tutta l’intervista, ebbene; non sentirà nulla di perfettamente già definito, ossia quando uno ha ben capito il che cose s’abbia da fare, ma solo dei gran “vedremo”, “ci stiamo ragionando”, “ le nostre riunioni sono tutte belle, buone e la gente è anche brava” e via cantando.

Ricordo che Massimo Bray ha iniziato il suo mandato come Ministro della Cultura e del Turismo il 28 aprile di quest’anno e a conti fatti sono passati già quattro mesi … in questo caso alla faccia nostra che per mantenerci dobbiamo invece correre, anche per poter stare al passo con la concorrenza, la quale è però suffragata da Governi che non vivono nell’eterna indecisione.

P. S.: Forse che qui in Italia, si debba per prima cosa mettere d’accordo tutte le varie Lobby del turismo che per interessi strettamente personali … sai che gliene frega dell’altra gente?










  

martedì 27 agosto 2013

Quella Legge "chiara" di Andrea Babbi (Direttore Generale dell'Enit) che non si riesce a trovare e che forse non c'è! ... senza il forse, va!

Andrea Babbi (31gennaio 2013)
“ …però accettiamo la sfida: la accettiamo perché siam convinti che non può non esserci questa integrazione appunto fra la promozione, la promo-commercializzazione e i nuovi… i nuovi media.

Andrea Babbi (1° marzo 2013)
“ … abbiamo iniziato a ragionare con le Regioni, è stato costituito un gruppo di lavoro misto sul portale e stiamo cercando di mettere in pratica le esperienze locali. Stiamo definendo delle collaborazioni con importanti operatori del web. Sarà prevista la promo commercializzazione”. 

Andrea Babbi (26 agosto2013)
“ … E aggiunge: "La legge è chiara: il pubblico non deve vendere camere o congressi. Un conto è la promozione, altro la commercializzazione".

Beh, che si metta d’accordo.
Ma andiamo a vedere (giusto per la precisione) la “sua” Legge chiara che cosa dice.

Tanto per dirne una, c'è la Legge 14 maggio 2005, n. 80 voluta allora dal governo Berlusconi (converte un decreto), regolarmente approvata dal Parlamento e tutt'ora vigente, per quel che risulta, che all'art. 12 (è la trasformazione di ENIT in Agenzia Nazionale del Turismo) scrive chiaramente:

4. L'Agenzia assume la denominazione di ENIT - Agenzia nazionale del turismo e succede in tutti i rapporti giuridici, attivi e passivi, dell'ENIT, che prosegue nell'esercizio delle sue funzioni fino all'adozione del decreto previsto dal comma 7.
5. L'Agenzia provvede alle spese necessarie per il proprio funzionamento attraverso le seguenti entrate:
a) contributi dello Stato;
b) contributi delle regioni;
c) contributi di amministrazioni statali, regionali e locali e di altri enti pubblici per la gestione di specifiche attivita' promozionali;
d) proventi derivanti dalla gestione e dalla vendita di beni e servizi a soggetti pubblici e privati, nonche' dalle attivita' di cui al comma 8, al netto dei costi inerenti alla gestione della piattaforma tecnologica ivi indicata;
e) contribuzioni diverse.

e al comma 8 (e seguenti)

8. Per l'iniziativa volta a promuovere il marchio Italia nel settore del turismo, sulla rete Internet, gia' avviata dal progetto Scegli Italia, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie provvede, attraverso opportune convenzioni, alla realizzazione dell'iniziativa, alla gestione della relativa piattaforma tecnologica, alla definizione delle modalita' e degli standard tecnici per la partecipazione dei soggetti interessati pubblici e privati, in raccordo con l'Agenzia, con il Ministero delle attivita' produttive, con il Ministero degli affari esteri, con il Ministro per gli italiani nel mondo e con le regioni, per quanto riguarda gli aspetti relativi ai contenuti e alla promozione turistica di livello nazionale e internazionale e, con riferimento al settore del turismo culturale, in raccordo con il Ministero per i beni e le attivita' culturali.
8-bis. Il Ministero delle attivita' produttive si avvale di ENIT - Agenzia nazionale per il turismo e delle societa' da essa controllate per le proprie attivita' di assistenza tecnica e per la gestione di azioni mirate allo sviluppo dei sistemi turistici multiregionali. Il Ministro delle attivita' produttive puo' assegnare direttamente ad ENIT - Agenzia nazionale per il turismo ed alle societa' da essa controllate, con provvedimento amministrativo, funzioni, servizi e risorse relativi a tali compiti.
9. Al finanziamento dell'iniziativa di cui al comma 8 sono destinate anche le somme gia' assegnate al progetto Scegli Italia con decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie in data 28 maggio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 137 del 14 giugno 2004, nell'ambito delle disponibilita' del Fondo di finanziamento per i progetti strategici nel settore informatico, di cui all'articolo 27, commi 2 e 4, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, nonche' gli eventuali proventi derivanti da forme private di finanziamento e dallo sfruttamento economico della piattaforma tecnologica.
10. E' autorizzata la spesa di 4,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 per la partecipazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio al progetto Scegli Italia.
11. All'onere derivante dall'attuazione del comma 10 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di conto capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.

Se poi uno legge il decreto attuativo successivo :

DPR 06/04/2006 n. 207
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 6 APRILE 2006, N.207
Regolamento recante organizzazione e disciplina dell'Agenzia nazionale del turismo, a norma dell'articolo 12, comma 7, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80.

Art. 2. Funzioni dell'Agenzia 1. L'Agenzia: a) cura la promozione all'estero dell'immagine turistica unitaria italiana e delle varie tipologie dell'offerta turistica nazionale, nonche' la promozione integrata delle risorse turistiche delle regioni; b) realizza le strategie promozionali a livello nazionale e internazionale e di informazione all'estero e di sostegno alla commercializzazione dei prodotti turistici italiani, in collegamento con le produzioni di qualita' degli altri settori economici e produttivi, la cultura e l'ambiente, in attuazione degli indirizzi individuati dal Comitato nazionale del turismo; c)...

Quindi è abbastanza ovvio che ENIT non possa mettersi a fare concorrenza ai privati, ma questo non esclude affatto che sul portale nazionale del turismo possano essere organizzate azioni di promo-commercializzazione a sostegno di prodotti turistici italiani (di privati, ovviamente). 
Basta che le azioni siano evidentemente aperte a TUTTI i privati ... ma forse qualcuno non vuole.











Serge Latouche (Premio Capalbio) vuole abolire il turismo e ...

1. A chi vuoi dare il Premio Capalbio se non al teorico della “Decrescita Felice”?

2. La Touche non poteva che attecchire tra i vacanzieri della piccola Atene toscana, il Regno dei “ricconi” anticapitalisti, degli anticonformisti di regime e dei potenti innamorati del popolo (purché si tenga a distanza dagli ombrelloni).

3. Ecco la ricetta per salvare l’umanità:
a) Drastica riduzione dei consumi.
b) Abolizione del turismo e dei viaggi in aereo. 
c) Eliminazione della pubblicità. 
d) L’innovazione tecnologica è uno spreco.
e) All’inferno l’euro (in questo sono d’accordo) e i potenti bancari (idem come prima).
f) Lavorare meno per lavorare tutti.

4. Il Mao – Latouche ha incantato contesse e Radical-Chic illuminati (dall’abat-jour) che tengono alla conservazione dei loro parchi e giardini. Presenti in forze al Premio Capalbio: Caracciolo, Caradini, Guicciardini, Pietromarchi.

1. CAPALBIO LIBRI A RAVERA, LATOUCHE E SETTIS
Grande partecipazione ieri sera, primo appuntamento di «Maremma Incontri» che ha visto come protagonista Serge Latouche, il teorico della decrescita felice, che si trova nella piccola Atene toscana per ritirare il premio Capalbio Piazza Magenta per l'economia per il suo libro «Le follie dell'obsolescenza programmata».
All'incontro Latouche ha sottolineato come «all'origine di tanta decrescita non felice vede l'Europa unita e la consorteria delle banche che succhiano energie».
Tra gli altri vincitori del premio internazionale Capalbio, Lidia Ravera (Premio Letteratura per «Piangi Pure»), Tomaso Montanari e Salvatore Settis (Premio Saggistica per «Costituzione Incompiuta»).

2. DAGOREPORT
Il paraguru di Capalbio. Serge Latouche il teorico della decrescita felice è approdato nella piccola Atene chiamato per ricevere il premio Capalbio-Piazza Magenta e va predicando tra ville e casali la nuova decrescita. Si è scagliato contro l'Europa e l'euro, l'economia dei grandi potentati bancari, gli scambi internazionali. La sua ricetta contro la disoccupazione e' "Lavorare meno per lavorare tutti ", lo slogan che risale agli anni Settanta, oggi rispolverato dal pensatore che veste con materiale riciclato. I suoi sandali vengono dalla Cina (lo ha detto con orgoglio dimenticando che si tratta di capitalismo di stato) e propone una drastica riduzione dei consumi, abolizione delle auto in favore delle biciclette, tante piccole comunita' autosufficienti che producono tutto ciò che serve loro.
L'innovazione tecnologica e' uno spreco, Latouche e' per l'abolizione dell'obsolescenza.
Eliminazione della pubblicitá (con i giornalisti presenti assolutamente basiti), abolizione del turismo e dei viaggi in aereo.
Il Mao-Latouche ha mandato in brodo di giuggiole contesse e aristocratici che tengono alla conservazione dei loro parchi e giardini e che alla kermesse capalbiese erano presenti in forze: Caracciolo, Carandini, Guicciardini, Pietromarchi e chi più ne ha più ne metta.

3. RADICAL CHIC, LE ULTIME NOTIZIE DAL FRONTE
Alessandro Gnocchi per Il Giornale A chi vuoi dare il Premio Capalbio se non al teorico della decrescita felice? La notizia è questa: ha vinto Serge Latouche.
Non c'è da stupirsi.
Il mix di collettivismo, localismo ed ecologia dell'economista (ma siamo sicuri?) francese piace ai facoltosi clienti dell'«Ultima spiaggia».
Se l'Occidente tirasse davvero il freno a mano, probabilmente una fetta piuttosto consistente della popolazione mondiale ci rimetterebbe la pelle.
Ma questi non sono dubbi che possano attraversare la mente della fauna capalbiese, che ha trasformato il marxismo in uno stile di vita in sintonia col Latouche-pensiero: il negozietto etnico (costoso), il cibo equo-solidale (va giù meglio con lo champagne), le case finto umili (fondamentali gli inserti in legno grezzo). In più c'è il caratteristico sentimento della propria superiorità morale, fondato su quella innata «raffinatezza» che si esprime nella scelta di cosa leggere, come vestire e chi frequentare.
Latouche non poteva che attecchire tra i vacanzieri della piccola Atene toscana, il regno dei ricconi anticapitalisti, degli anticonformisti di regime e dei potenti innamorati del popolo (purché si tenga a distanza dagli ombrelloni). Ieri Alberto Asor Rosa, non a caso bagnante palindromo del mare di Capalbio, tuonava dalle colonne di Repubblica: «Dobbiamo recuperare il senso di superiorità».
Ecco la ricetta per salvare le sorti dei partiti progressisti.
Il solito elitarismo che ha fatto le fortune del centrodestra?
No, l'intellettuale («eretico» nonostante tutti gli bacino la pantofola) respinge l'accusa: «La superiorità della sinistra è quella delle classi lavoratrici. 
E poi credo di essere la persona meno snob che esista sulla terra. Sono stato nel partito, in sezione, tra gli operai.
 Ho insegnato per 40 anni nell'università di massa. E oggi difendo l'ambiente. Ma è per questo che mi sento superiore».

Il famoso critico letterario, che nella sua opera definitiva confuse Curzio Malaparte con Curzio Maltese, scaricando poi la colpa dell'errore sul redattore einaudiano, rifletteva su tutto ciò «dalla sua casa toscana di Monticchiello, in ampie distese che mescolano cultura e natura». Che (lotta di) classe. In questa corsa alla superiorità morale, si trova sempre uno più veloce degli altri.
Per esempio, ieri lo scrittore Stefano Benni, una delle migliaia di «coscienze critiche della sinistra» in giro per l'Italia, sul Messaggero, presentava il recital di canzoni e poesia.
Ci manca Totò.

Il principe è evocato in questi versi, che sconfessano i Benigni e i Crozza: «O grandi comici che in televisione / Spiegate alle masse e alle persone / Quanto fa schifo la televisione / Che mescolate barzellette e canzoni / Dio, la Madonna e battute sui nani / Per amor di cultura / E un miliardo a sera / Voi che scalate canali e carriera / Che andate in tivù a smascherare il potere / Ma mi faccia il piacere! Fate largo».




Fonte




lunedì 26 agosto 2013

E' mai possibile che all'Enit non lo sapessero prima?

A quel tempo (nomina di Andrea Babbi come DG) mi auto rassicurai sulle sorti dell’Enit e attesi, fiducioso degli sviluppi.
Invano!

Ora, a distanza di molti mesi mi ri-sovviene che … ma se qualcuno dovesse assumere un nuovo incarico lavorativo (ben retribuito e/o migliore del precedente) e subito dopo comincia a “lamentarsi” delle poche finanze a disposizione, beh; la conclusione sarebbe abbastanza evidente.
E il “ma chi te l’ha fatto fare” verrebbe di conseguenza ... infatti!

“Intanto, sono altri i problemi del presente dell’Agenzia, e forse Babbi è anche stanco di doverli ripetere a platee magari diverse ma pure loro ben consapevoli (l’ultima, l’assemblea Astoi in Sardegna): il budget. “Quello 2013 ammonta a 18 mln di euro, di cui però 17 destinati ai costi di struttura (leggi: stipendi e quant’altro, ndr). Ora bisogna ragionare per il 2014 sperando che venga aggiunta una quota per il marketing, altrimenti di cosa stiamo parlando?”…

Ecco, appunto!

Primo perché non credo che da una platea formata da gente che mastica di turismo si possa alzare il grido: “Scusi, ma quant’è la dotazione dell’Enit?” … chi non la sa.
Pertanto la ripetuta all’infinito esclamazione, credo sia da ritenere più come un’ancora di salvataggio (arrampicarsi sui vetri?) e quindi per far comprendere che più di così non si può.
E se non si può perché Andrea Babbi ha accettato l’invito a diventarne il Direttore Generale?
Forse che gli fossero state promesse delle “palanche” che invero non si sono viste più?
E se, nel qual caso fosse come suppongo e gliel’avessero anche promesso, chi è stato (?) e non è forse vero che considerato il risultato tutti questi hanno preso Roma per toma?
Risultando al fine che quell’ente è in mano a gente che non sa prevenire … e in più non ha le palanche, disponendo però della terra promessa.
Allegria!

Sì, è anche vero che sono subentrati dei fattori esterni come la Spending review (ma si sapeva già) nonché il fatto che questo Governo, a parte i tanti proclami che vanno alla velocità della luce, nel turismo procede invero come quella di una lumaca che per di più è zoppa da tutti gli arti … se poi li avesse.
D’altronde chi attualmente (ma anche quelli prima, per carità) decide le sorti di questo settore, non ha ancora dimostrato di conoscerlo a fondo … ma manco in cima.
Arrecando così l’eterna indecisione nel prendere le giuste contro misure e produrre finalmente qualcosa di produttivo che consenta di suffragare la loro presenza.
Ma così non è, o almeno non riesco proprio a vederlo.

E allora?
Beh, allora andrà come l’è sempre andata (male) e come probabilmente seguiterà ad andare (male) fintanto che il turismo non sarà considerato “veramente” e gestito “veramente” da gente che riesce a vedere anche dietro l’angolo e a capire il che cosa succederà domani ... per prevenire o eventualmente per accelerare. 

P. S.: Con quei soldi l'Enit non va da nessuna parte e quindi perché esiste, e perché hanno accettato la nomina se sapevano di non poterci fare niente?
Per il CV o per che cosa?
E perché continuano a dirlo, se nessuno lo richiede, che hanno pochi soldi?
















domenica 25 agosto 2013

Scoperto da Marco Melgrati e Marco Scajola il perché in Sardegna ci va poca gente rispetto agli anni scorsi ... e chi l'avrebbe mai detto!

Alé, ci risiamo!

Anche oggi su Il Giornale (sez. di Genova) due di tre consiglieri di minoranza (Lorenzo Pellerano della Lista Biasotti, che nella sua disamina critica è apparso solo ieri), e mannaggia a me che l’ho anche votato e fatto votare (ma non gli bastava chiamarmi prima di dire 'ste cose considerato che ci conosciamo?), Marco Melgrati e Marco Scajola (entrambi del PDL), se la prendono con Angelo Berlangieri, l’assessore al turismo di questa Regione: la Liguria.

Ma esaminiamo nuovamente e attentamente le loro causali che a firma di Diego Pistacchi dicono che …

… che la colpa dei pochi turisti in questa Regione è da imputare a vari motivi tra cui: “… scopriamo poi che anche per i traghetti in partenza da Genova è crisi; per tutta l’estate sono partiti mezzi vuoti dal porto genovese”.
 
Eh?
E secondo loro la responsabilità del perché la gente non vada più in Sardegna in gran quantità come negli anni passati, sia da attribuire alla Liguria o al Porto di Genova?
Che in sostanza sarebbe come a dire che se i cinesi non vengono in Liguria, ebbene; questo è dovuto alle imprudenze lavorative e programmatiche dell’aeroporto di Pechino o del comprensorio di chi lo amministra!

Ma non hanno mai letto delle problematiche che si sono create per l’aumento “pazzesco” che hanno avuto i traghetti, e neanche tanto tempo fa?
O forse anche questo è da attribuire all’assessore del turismo ligure?

Poi … “Melgrati e Scajola partono da una delle notizie più gravi e clamorose, l’abbandono di Royal Caribbean dallo scalo genovese, anche Pullmantur abbandona Genova come approdo e così pure la MSC di Aponte che dirotta una nave sulla linea dei Caraibi”.

C’è da dire che la cosa venne considerata alla medesima stregua da un’altra esponente del consiglio regionale, Raffaella della Bianca (anche lei del PDL … che sia un caso? … o forse un piccolo caso, e vale a dire un casino?) e aveva accusato la Regione nonché l’aeroporto di Genova del fatto; solo che in quell’occasione il DG di Rccl Italia, Giovanni Rotondo, che appunto le controlla,  dichiarava invece che: “ … c’è il progetto di togliere una delle navi, la “Legend of the Seas”, che oggi tocca Genova. Per una questione d’impiego della flotta, verrà spostata nell’Europa settentrionale. Non avremo più Genova come porto d’imbarco. Però, per quanto riguarda invece i croceristi in transito la situazione in Liguria, tenendo conto di Genova e La Spezia, non cambierà molto”.
In altre parole, al calo di Genova corrisponderà una crescita alla Spezia (che è sempre in Liguria), dove arriveranno i passeggeri che finora hanno scalato Livorno. «La Spezia raccoglie gli scali che andavano a Livorno, dove abbiamo avuto qualche problematica operativa». La scelta di lasciare Genova, invece, non sarebbe dovuta a problemi con il porto: «Abbiamo ottimi rapporti con il porto, con la città e con l’aeroporto, che hanno sempre fatto di tutto per crearci le migliori condizioni per operare … lo stesso discorso vale per Pullmantur (controllata sempre da Rccl, ndr), che a Genova fa 20 toccate per 50.000 passeggeri”.

Meglio non dire niente, vero?

Comunque andando avanti nel fondo di Diego Pistacchi che riporta le “lamentele” dei due consiglieri si “scopre” che: “… Una volta Berlangieri ha detto che ci sono più presenze a Genova (ma fa finta di non sapere che il grosso del turismo è sulle Riviere e l’aumento di Genova è una minima parte che non riesce a influire più di tanto)”.

Forse che lor “due” signori non sappiano il che cosa sia la destagionalizzazione e che una città come Genova riceve i turisti per tutto l’anno, e non come le due Riviere dove per lo più li accolgono in alta stagione.
Infatti, basta guardare i dati delle presenze della Banca d’Italia (turisti dall’estero) in merito alle quattro Provincie (i dati del Comune di Genova in base a quelli totali della medesima Provincia, vanno misurati in circa il 50%) e si deduce che (ved. immagine a lato).

Dove prendendo come riferimento i dati della provincia di Genova e dividendoli per due (50%), ecco che si trovano all’incirca i pernottamenti nel capoluogo, e che negli anni presi in considerazione, risultano maggiori delle altre tre Provincie (prese per una per volta) della Liguria.
Tutto questo per dire che è sì vero che il grosso del turismo è sulle due Riviere, ma basta fare due conti per capire che il "peso" di Genova è consistente.
In poche parole l’incidenza è all’incirca al 30% e se questo è poca cosa o ininfluente … lascio a voi la logica dei numeri appena descritti.

Poi per concludere il loro: “ … la Polizia ha confermato che non ci sono mai state delle giornate di traffico da bollino nero e che le code della domenica sera sono ridotte a pochi chilometri mentre prima duravano fino a mezzanotte”.

Beh, in questo caso è sufficiente una foto delle Autostrade S.p.A. (ved. a fianco) che riprende tutti i bollini neri nei tre mesi “boom” dell’Italia intera.

E poi fate sempre voi se sia il caso parlar di pochi bollini neri in Liguria e soprattutto se queste persone possano ancora continuare a fare dell’opposizione così infantile e senza granché logica costruttiva per il vero bene della gente di questa Regione, e non per il loro stretto personale tanto per dire qualcosa in politichese e far vedere che lì ci sono a controllare chissà che.

Sì, sono incazzato nella maniera più grande che c'è e anche perché questo settore lo seguo e lo amo dal tempo che fu, e le causali sono ben altre che questo fiato proposto al vento.
Mentre la Liguria non aveva mai avuto un assessore al turismo preparato così; pertanto, per cui e perdinci ... 


 P. S.: La prima parte

P. P. S.: Poi, dato che i due signori raccoglieranno le firme per ottenere un consiglio regionale straordinario in cui si parli solo di turismo, beh; se solo potessi essere presente ...









sabato 24 agosto 2013

Il turismo in Liguria lasciatelo stare e dategli tempo

Dei consiglieri regionali, Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), Marco Melgrati e Marco Scajola (entrambi del PDL), leggo con un po’ di rammarico le loro "pessime" disamine attraverso stampa in merito alle presenze turistiche (italiane e straniere) per quanto riguarda la nostra Regione (Liguria) e, se posso ne spiego il perché.
Loro lamentano che la Liguria stia andando male sotto l’aspetto turistico e come non dar loro ragione?
Le presenze sono in calo ma …

… ma prima facciamo un passo indietro e per un attimo ritorniamo agli anni ’60 ’70, e già che ci siamo mettiamoci pure gli anni ‘80 e '90 (in parte) va, che male non fa.
Anni in cui il turismo andava alla stragrande in questa benedetta Regione.
Allora non c'era nessun problema davanti alle richieste anche da parte dei turisti più esigenti, vuoi perché si limitavano al chiedere di “’o sole” (e qui da noi ce n’è in gran quantità), di “’o mare” (pari pari a come detto prima) e poi la sdraio, l’ombrellone, e vuoi perché il divertimento lo si poteva recepire con poche palanche.
Infatti, bastava poco e tutti erano felici e contenti, poi chi poteva ne spendeva anche di più
C'era posto per tutti, per i belli, i buoni e anche per i brutti con poche palanche come me.

Ma i “clienti” sono cambiati e così pure le loro esigenze (lo scrive e afferma anche l’Untwo), mentre di pari passo non l’è stato per l’autorità preposte al caso a causa della pochissima innovazione … anche in questo caso, lo scrive l’Untwo.

Marco Scajola è figlio o nipote d’arte, mentre lo zio, l’ex ministro Claudio Scajola, ne è stato un grande artefice dell’incremento (presunto) turistico di questa Regione.
Almeno avrebbe voluto e forse anche dovuto.

Poi i fatti, magari, non sono stati proprio secondo le attese e come esempio mi sovviene il Porto d’Imperia … vabbè, la cosa non mi riguarda finché …
Mentre lui, Marco Scajola, non credo abbia molte nozioni di questo comparto.
O forse di botto ne è diventato un gran "professorone"?
Quindi e perché, ma come si fa a contestare una cosa che non si conosce a menadito?

Comunque sia, i dati delle presenze (2000/2005) dicono che nel periodo di “dominio” del centro-destra, che poi è anche il mio partito di preferenza ma quando si dicono str … anezze, non ne ho per nessuno, sotto la loro tutela questi siano regrediti a dismisura (ved. immagini a lato), mentre nel resto delle Regioni d’Italia aumentavano in gran quantità.
Complimentoni!

E a quel tempo l’assessore al turismo della Liguria era un tal Gianni Plinio che naturalmente continuerà e continua tuttora a profetizzare la sua sapienza e chissà quant’altro che ovviamente non seguo più.
Infatti, quando lo vedo in TV (per fortuna solo emittenti locali) cambio canale e se per caso ho la malaugurata (per me) sorte di leggerlo, immediatamente cambio pagina e tira a campà.
Questione di feeling nei confronti di chi il turismo l'ha maltrattato o almeno senza buoni riusltati!

Marco Melgrati è stato Sindaco di Alassio e durante il suo “impegno” (2001/2010) il turismo in quella meravigliosa cittadina ligure, non è che sia partito molto bene: Bilancio in rosso sia per gli arrivi che per le presenze Alassio, la capitale del turismo Savonese perde colpi in conseguenza della contrazione di arrivi e presenze dei turisti italiani. Il calo degli arrivi è stato del 3,42% e delle giornate del 7,40%. Le strutture ricettive «salvano» in parte la stagione 2001 grazie alla buona crescita del turisti stranieri, che hanno fatto registrare un saldo positivo del 7,2% di presenze. Nel calcolo totale i turisti sono diminuiti dell´1,5%, le presenze del 3,98%.
Champagne, neh?

Poi non è dato più sapere attraverso il web del movimento turistico degli anni a venire, e vale a dire quelli fino al 2010 che decreteranno la fine del “regno” di Melgrati come Sindaco e dove occupò pure la posizione di assessore al turismo … tanto per dire, neh!; ma prendendo come esempio quelli della provincia di Savona (ved. immagine a lato), beh; non credo che Alassio abbia mai fatto il boom di presenze.



Pertanto, quindi e perciò, perché denigrare l’operato altrui se nel medesimo settore non è che si sia riusciti
a far granché meglio?

Ci sarebbe anche da dire che fare l’assessore al turismo di una Regione come la Liguria non è come farlo ad esempio nel Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e via dicendo, no, proprio per niente.
Anche perché quell’altre Regioni dispongono di uno storico già collaudato e in verità, chi ci va a finire, non è che incontri molte avversità, anche perché tutto l’organico lasciato dai predecessori sa già bene
il cosa fare.
In Liguria?
Manco per sogno!

Il solo pensiero dei predecessori la spiega lunga ma sull’argomento non vorrei dire altro.
Abbiamo già dato e soprattutto perché non ne ho più voglia.
Acqua passata non macina più.

Per quanto riguarda Lorenzo Pellerano, l’altro consigliere che s’è lamentato di Berlangieri e di conseguenza delle poche presenze turistiche in questa Regione, beh che dire; l’ho votato (e l’ho fatto votare anche da quei miei pochi amici) in questa sua avventura come consigliere in Regione e alla fine per pochi voti ce l’ha pure fatta.
E credo di conoscerlo anche abbastanza bene di persona.
Di turismo ne capisce tanto quanto io ne posso capire di neutroni, nucleoni e protoni, e vale a dire qualcosa che equivale allo zero assoluto.
Quindi, pertanto e per dunque … ma che state a dì, e lasciate lavorare chi sa cosa fare senza … vabbè, s’è capito!

P. S.: Ma questi signori hanno presente la crisi che sta attanagliando gli italiani (da quelle parti non è che ne siano venuti in gran quantità di turisti stranieri rispetto agli italiani) e che alle vacanze (la maggior parte) non ci pensano proprio per dei motivi che credo sappiano tutti, o stanno facendo della propaganda politica, quella che non produce di certo (si fa tanto per dire) l’incremento delle visite dei turisti nazionali e internazionali in qualsiasi luogo d'Italia? 

E hanno presente quanti soldi la Spending Review ... e l'indecisione dell'ultimo Governo ...

Su, che gli diano una mano invece che stare a fare e dire cose senza lambiscono il senza senso, e che magari ci guadagniamo tutti con qualche loro pertinente consiglio (se l'hanno) e qualche turista in più.

Alé!

P. S.: Certo ... alcune cosette non piacciono neanche a me (ma chi dice che io abbia ragione?), ma sono certo che presto se ne accorgerà, ma dall'andare a dire che sbaglia tutto ... ma per piacere!















Life lesson number one


Lobby del Turismo. Affari privati. Interesse statale

La concentrazione e internazionalizzazione dei capitali turistici globali è stata accompagnata dallo sviluppo di potenti gruppi di pressione che agiscono sui poteri pubblici.

Non c’è peggiore tirannia di quella che si esercita all’ombra delle leggi e sotto il calore della giustizia (Montesquieu)

Dietro l’industria del turismo globalizzato esiste un meccanismo di attori pubblici, privati ed organismi internazionali. Il lavoro cooperativo fra questi è una condizione necessaria perché l’espansione del turismo dominante possa essere effettiva e proficua. In questa catena di attori, i gruppi di pressione sono il punto d’unione meno visibile, operando al seguito delle multinazionali, all’interno delle istituzioni e alle spalle dei cittadini e dell’opinione pubblica.

Multinazionali: Autori stellari del turismo globale.

Per il suo carattere reticolare e multisettoriale, nel settore turistico internazionale intervengono direttamente e indirettamente imprese private di diversa indole, attività e dimensione. Nonostante, sono le corporazioni multinazionali quelle che mantengono il controllo sugli strumenti chiave dell’affare (infrastrutture, alloggiamenti, trasporti, costruzioni, tempo libero e servizi complementari) e concentrano una fetta di volta in volta maggiore degli ingenti benefici derivati dal suo sfruttamento.

La concentrazione e internazionalizzazione dei capitali, dinamiche conseguenti della globalizzazione economica, caratterizzano anche questa industria. I processi di fusione, acquisizione, integrazione verticale e orizzontale dei grandi operatori sono di volta in volta maggiori e più rapidi. Allo stesso tempo, le multinazionali si espandono per i mercati geografici del sud, de localizzando le destinazioni e diversificando l’offerta turistica, promossa dagli Stati centrali e appoggiata dagli organismi internazionali.
Le principali marche alberghiere mondiali si concentrano in un gruppo ridotto di imprese con sede in Europa e negli Stati Uniti. L’offerta di camere delle 10 principali catene rappresenta il 20% dell’offerta globale, 15 corporazione possiedono circa 35 mila hotel e 4,3 milioni di stanze nel mondo. Contemporaneamente, l’espansione territoriale di queste compagnie è considerevole: per esempio Accor è presente  in 80 paesi, Startwood Hotels & Resort in 95 e Intercontinental Hotel Group in più di 100 (CEPAL, 2008).

Oltre agli hotel, un altro parametro su cui si fonda il turismo sono i mezzi di trasporto. Attorno al 43% dei movimenti turistici internazionali si realizza in aereo (WWF Spagna, 2011). Nel contesto dell’aviazione internazionale, che genera l’8% del PIL mondiale nel 2010, il 10% delle imprese concentra l’84% delle quote di mercato (IATA, 2013). Negli ultimi anni la tendenza di questo settore è il creare alleanze fra le varie multinazionali, dando vita alla creazione di 5 grandi consorzi: OneWorld, Star, Wings, Sky Team e Qualifier.

A partire dal forte processo di internazionalizzazione iniziato negli anni ’90, il turismo spagnolo è uno dei più forti del mondo. Alcuni casi emblematici del settore alberghiero sono Sol Melià, gruppo alberghiero vacanziero più grande del mondo (CEPAL, 2008) e leader in America Latina e nei Caraibi, Barcelò, con più di 150 hotel e oltre 450 agenzie viaggi in 17 paesi, Iberostar, presente in 19 paesi (Consiglio Impresariale per la Competitività, 2012). Rispetto all’aviazione civile nel 2011 il 75% del flusso passeggeri delle aerolinee che operano nel paese si è concentrato in 15 compagnie (Ministero dello Sviluppo, Governo Spagnolo, 2013).
Dietro al potere di queste corporazioni esistono organizzazioni con basso profilo pubblico e una forte presenza nelle istituzioni politiche. I grandi attori privati del turismo globalizzato, oltre a dominare ogni giorno di più lo sfruttamento dell’attività turistica, attraverso le lobby esercitano pressioni sistematiche sugli spazi dove si prendono decisioni.

Lobbycrazia: dietro le multinazionali, dentro le istituzioni..

 

Le lobby sono gruppi collettivi con interessi comuni che esercitano influenza sui centri di decisione politica per fare in modo che le decisione adottate siano favorevoli ai loro interessi. Dall’ombra e in genere in forma settoriale, queste organizzazioni pretendono che gli interessi delle loro corporazioni vadano plasmando nel miglior modo possibile le decisioni dei poteri pubblici. A un maggior potere economico, maggiore capacità di incidenza, dinamica che favorisce dalla politica istituzionale i processi di concentrazione di capitale e la supremazia di interessi privati di gruppi concentrati.

Nel turismo globalizzato la principale lobby è il Consiglio Mondiale di Viaggio e Turismo (WTTC, World Travel & Tourism Council), che riunisce il centinaio di imprese più grandi del settore. Presieduto da David Scowsill e JW Mariot Jr, il WTTC rappresenta i suoi interessi di fronte ai governi di molti paesi e regioni del mondo, oltre a incoraggiare le alleanze pubblico-private per lo sviluppo di questa attività (WTTC, 2013). Nel trasporto aereo, la Associazione Internazionale per il Trasporto Aereo (IATA) rappresenta 240 aerolinee, l’84% del traffico aereo del pianeta (IATA, 2013). Nel 2011, alla nomina come Direttore Generale di questa associazione, Tony Tiler, ex direttore della Swire & Cathay Pacific Airway e John Wire & Son, ha fatto una dichiarazione di intenti più che illuminante: “la mia missione come direttore e CEO di IATA è fare del Mondo, un mondo migliore perché le aerolinee possano fare i loro affari” (Gran Portale dell’Aviazione, 2011).

Nel turismo globalizzato esistono altri gruppi internazionali di pressione:
o                     La Federazione Internazionale delle Associazioni delle Agenzie di Viaggio (FUAAVV) rappresenta la      unificazione delle agenzie di viaggio e tour operator in una federazione  unica a livello internazionale. È composta dalle associazioni nazionali      delle agenzie di viaggio di circa 100 paesi.
o                     La Unione di Federazioni di Agenzie di  Viaggio (UFTAA) procede dalla FUAAVV e ha uno stato consultivo alle Nazioni Unite, rappresenta le agenzie di viaggio e turismo a livello  mondiale davanti agli organismi governativi.
o                     La Associazione Internazionale di Hotel e  Ristoranti (IH&RA) rappresenta gli interessi di circa 300 mila      hotel e 8 milioni di ristoranti in tutto il mondo.
o                     La Associazione Internazionale di Fiere e Congressi (ICCA), formata da 700 membri in 80 paesi, rappresenta le agenzie viaggi di congressi, organizzatori e centri conferenze e congressi.
o                     La Federazione Internazionale dei Tour Operator (IFTO) rappresenta i principali tour operator dei mercati europei.
o                      
Queste strutture di pressione operano inoltre con una decentralizzazione territoriale. Nel turismo spagnolo si incontra Exceltour, Alleanza per una Eccellenza Turistica, membro del WTTC. Presieduta dal 2013 dal direttore del Gruppo Hotusa Amancio Lòpez Seijas, questa associazione riunisce e protegge gli interessi dei 27 attori chiave del settore (hotel e alloggiamento, trasporto, distribuzione, tempo libero e servizi complementari) con attività in oltre 175 paesi. Fra le sue priorità strategiche si evidenzia la necessità di che il turismo sia considerato come un “settore prioritario” per il “recupero” e nel “nuovo modello produttivo”, con un “riflesso nelle voci di spesa del governo” e “i programmi che promuovano le scelte autonome” (Exceltour, 2013).

Altra lobby spagnola è la Associazione Impresariale Tavola del Turismo, formata dai principali impresari del settore ed il cui fine è il “coordinamento privato e la divulgazione della funzione del turismo nell’ottica dell’economica di mercato come fattore essenziale dello sviluppo economico e sociale”. Presieduta dall’ex ministro ed imprenditore Abel Matutes, la Tavola possiede due linee di azione, sul potere politico e sull’opinione pubblica, e fra i suoi obiettivi si evidenzia “reclamare ai poteri pubblici il rango politico ed economico che corrisponde al turismo” (Tavola del Turismo, 2013).
Fra i settori connessi, si trova il G-14, Immobiliarie per Eccellenza, ed il Club di Esportatori ed Investitori. Il G-14, creato nel 2007, è un “gruppo organizzato per la difesa dei propri interessi impresariali e lo sviluppo di tutti i tipi di accordi e misure che portino alla difesa delle attività” (G14 Immobiliarias, 2007), raggruppa le principali immobiliarie spagnole e il suo presidente è il direttore del Grupo Sacyr Vallehermoso (G14 Immobiliarias, 2013). Il Club di Esportatori e Investitori salvaguarda gli interessi dei capitali internazionalizzati, investitori all’estero ed esportatori, e “mantiene una contatto permanente con la Amministrazione spagnola, rappresentando e agendo in difesa degli interessi dei soci” (Club degli Esportatori ed Investitori, 2013).

Pur trattandosi di gruppi che incidono in maniera opaca sulle regole del gioco democratico, la loro regolamentazione è tiepida od inesistente. Nella UE nel 2008 si è creato un registro pubblico per dotare di una minima trasparenza a queste organizzazioni e la loro gestione nelle istituzioni europee (Parlamento Europeo e Omissione Europea, 2012). Nello stato spagnolo ad oggi non esiste una regolamentazione alcuna delle lobby.

“Un mondo migliore…. per gli affari”

Alcuni esempi possono servire per illustrare il funzionamento delle lobby.
In primo luogo la legislazione sul clima e le azioni necessarie per limitare il cambio climatico nella UE. Nel 2005, tenendo conto che la aviazione è una delle attività umane che genera maggiori emissioni di CO2, IATA ha posto in marcia una “strategia per affrontare il problema del cambio climatico”, giudicata dalla organizzazione Transport and Anvironment (T&E) come completamente “lontana dalla verità”.nel 2008 questa lobby esercitò pressioni sulle istanze competenti della UE per escludere la aviazione dal Sistema di Commercio delle Emissioni. Nel settembre 2009  IATA annunciò durante una riunione delle Nazioni Unite sul Cambio Climatico una supposta riduzione del 50% delle emissioni nel settore dell’aviazione previsto per il 2050. questo annuncio fu giudicato come il “trucco” dalle organizzazioni ecologiste e considerato “irreale” dato che si basa su dati chiaramente manipolati. I suoi obiettivi erano escludere questo settore dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambio Climatico che si sarebbe tenuta a Copenhagen due mesi dopo, ridurre le crescenti critiche sugli impatti ambientali ed evitare nuove imposte sull’aviazione.

Un caso più vicino è la modifica della Legge Costiera spagnola del 2013, non inclusa nel programma elettorale del Partito Popolare. In questo caso, la Tavola del Turismo denominò “apporto di idee e suggerimenti per la promulgazione di una nuova Legge Costiera” (Tavola del Turismo, 2013) supponendo di fatto che nelle modifiche a questa legge sarebbero prevalsi gli interessi del settore rispetto a quelli dei cittadini e della conservazione dell’ambiente naturale.
La nuova Legge, considerata “conservazionista” dalla Tavola del Turismo (Nexotur, 2012) e che “privatizza e toglie protezione alla costa” per i gruppi di opposizione (Publico, 2013), permette di mantenere una gran quantità di edificazioni turistiche che nella norma precedente sarebbe stato necessario demolire. La misura fu giudicata dalle organizzazioni ecologiste come “una delle peggiori notizie ambientali degli ultimi tempi” e “aprirà la porta ad un sacco di amici che tengono gli occhi puntati sugli ultimi tratti di costa senza costruzioni” (Greenpeace, 2013); “darà briglia sciolta alla privatizzazione” e “ via libera per l’occupazione del 75% della costa, facilitando una nuova ondata di edificazione sul litorale” (Ecologistas en Accion, 2013), o che risponde “alle pressioni di interessi privati; però sulle coste dovrebbero prevalere gli interessi comuni” (WWF) (Cerrillo, 2012).

In questo caso vanno inoltre aggiunte le “porte girevoli” per cui è transitato l’attuale Ministro dell’Agricoltura, Alimentazione ed Ambiente ed il suo entourage. Arias Cañete, uno dei politici dal più grande patrimonio, è coinvolto con le imprese costruttrici, promotrici ed immobiliarie, fabbricanti di cementi, petroliferi e altre: “… un ministro con una peculiare sensibilità ambientale e dove potrebbero essere possibili conflitti di interesse. Da lì la sua peculiare visione di quello che dovrebbe essere la costa e la Legge Costiera, una struttura più simile alla regolarizzazione del suolo urbano e dei beni immobiliari” (Greenpeace, 2012).
Questi due casi contribuiscono a comprendere come questi gruppi di pressione promuovano alcuni interessi minoritari che vanno a deteriorare il benestare di tutta la popolazione e la preservazione dell’ambiente naturale. Utilizzando, giustamente, alcune istituzioni nazionali o regionali la cui finalità dovrebbe essere conseguire l’interesse generale ed il bene comune, che sono molto di più della somma di singoli interessi privati.

Una larga ombra di antidemocrazia

“Per ciascun europarlamentare(…) ci sono più di 20 rappresentanti di interessi il cui lavoro è condizionare le sue decisioni politiche”, con “accreditamento per lavorare da dentro la sede del Parlamento Europeo e la Commissione e condividono la vita con funzionari ed incaricati politici” (Sanchez, 2010). Questa stretta relazione e convivenza fra gruppi di pressione e poteri politici sono condizioni necessarie per approfondire un modello turistico insostenibile, disegnato in posizioni di interesse monetario e di breve termine dalle corporazioni del settore.
Dietro alle multinazionali, dentro alle istituzioni politiche e alle spalle dei cittadini, i gruppi di pressione pretendono fare dei loro affari privati una priorità statale. Con grande opacità e un maggiore dispiegamento di risorse per potenziare la loro capacità lobbista, le multinazionali vanno guadagnando miglioramenti costanti delle loro condizioni affaristiche.

Queste pratiche e attori costituiscono una ampia ombra di antidemocrazia. Lalobbycrazia, lontana da qualunque forma di regolamentazione effettiva, suppone un assalto sistematizzato del potere economico alle istituzioni pubbliche, una investitura illegittima dei settori dominanti sulla sovranità popolare ed i suoi ipotetici rappresentanti. In definitiva, questi gruppi si incaricano di tradurre ed operare nelle istituzioni politiche le domande di privilegi del grande imprenditore, con un fine inequivocabile: “fare del Mondo, un mondo migliore per (…) gli affari”.

A questo punto, sembra pertinente tornare a incidere sugli interessi che salvaguardano attualmente le istituzioni politiche di questa democrazia. Se una piattaforma cittadina che difende i diritti fondamentali porta al Congresso un Disegno di Legge Popolare appoggiata da 1.5 milioni di firme, se un’altra aggiunge in una settimana un altro milione di firme esigendo le dimissioni del Presidente del Governo e la cupola del suo partito per casi di corruzione e incompimento del programma elettorale, ed entrambe sono democraticamente ignorate. Quante firma sono necessarie alle lobby della industria più grande e nociva della globalizzazione economica per essere ascoltati, compresi e appoggiati dai poteri dello Stato?




Di: Rodrigo F. MIRANDA
Traduzione: Riccardo SOLI