venerdì 29 novembre 2013

La lingua inglese col ... gobbo

E pensare che a fianco della telecamera c'è addirittura (probabilmente) il gobbo, fateci caso.

Hei,  non quello di Notre Dame, per carità, ma il gobbo suggeritore, elettronico o cartaceo che sia.

Complimentoni all'On. Gianni Pittella vicepresidente vicario del Parlamento Europeo, a ennesima dimostrazione ... ma qui è meglio che non aggiungo altro, va.

E m'immagino le grandi risate di chi quella lingua la conosce per davvero, per non parlare di coloro che l'hanno come lingua madre.

La pace (peace) di botto si trasforma in piselli (peas) e il grazie finale diventa un carro armato, mentre il tutto m'appare come l'indimenticabile (plizzzzz visit iiitali di Rutelli).
Lascio a voi, che mi leggete, l'interrogativo di come si possa dopo quattordici anni (è lì dal 1999) ... poi fate voi.

Viva il merito, viva l'Italia ... e viva pure Gianni Pittella; non ridevo di così gusto dal lontano '33 (si fa per dire, neh).

Per saperne di più ... vedere qui.



P. S.: ... e i parlamentari italiani che sono in Europa e che si dovrebbero occupare di turismo, come la parlano la lingua inglese?









giovedì 28 novembre 2013

Alberghi: Tarsu e quello che s'inventeranno dopo per il semplice fatto che non ci sono più quelli che c'erano prima ... sennò col "picchio" (ved. rima con l'ultima parola) se ne potevano permettere l'andazzo.

I grandi "saccenti" (scherzo, neh) al Governo hanno deciso che sulla Tarsu non ci si capisca una mazza fionda.
E come già sulla tassa di soggiorno, dove ogni comune la ragiona come più l'aggrada, ecco che la cosa si ripete inde(fessamente).
E ognuno farà come gli pare.

A questi punti vorrei tanto capire a che "picchio" (uso questo termine per non usarne altri di poco ortodossi, ma in verità all'origine sarebbe "minkia") serve il ½ ministero della semplificazione.
Pertanto gli alberghi (come se già non bastassero le mazzate tassatorie che continuano a ricevere a danno della qualità, nonché se paragonate poi a quelle delle nazioni competitrici in questo settore) non sanno ancora di che morte devono morire.
Qualche decina di migliaia di euro a cranio e tira a campà.
Non si fa così ma così purtroppo è.

Mentre la situazione oramai si ripercuote costantemente da qualche decennio (tolgono al cittadino per pagarsi i loro porci comodi) senza che noi ... ah, se ci fossero ancora i nostri nonni.
Allora sì che ce la rideremo di vero gusto (stavolta noi), e col "picchio" (in questo caso fa rima con l'ultima parola della frase) se ne permetterebbero il continuo andazzo.

Non molti giorni fa riportavo una intervista effettuata dall'Espresso alla Margaret Thatcher che così rispondeva alla pertinente domanda: "I governi non creano la ricchezza. 
La consumano. 
Sono le persone che creano la ricchezza ed esse hanno bisogno dell’incentivo dei tagli di tasse per farlo.
Non crediamo che ridurre ciò che il governo fa diminuisca la sua autorità. 
Al contrario, un governo che fa meno, e quindi lo fa meglio, rafforzerà la sua autorità."

Parole sante ... ma constatando che gli attuali che circumnavigano i palazzi del potere e facendo un passo indietro laddove non si scherzava per niente ...
... Conosciamo tutti l’abominio esecrabile dell’Antico Regime, quando, per far fronte a imposte e gabelle, il lavoratore francese era mediamente costretto a regalare ogni anno allo Stato ben… 18 giorni delle proprie sudate fatiche, mentre oggi ne regala la cifra folle di 208… Il calcolo è documentato nell’articolo L’arbitraire fiscal.
L’impôt dans l’Ancien Régime et en 2013, pubblicato sul n. 5 (ottobre 2013) di Laissons Faire. Revue des économistes français, il mensile pubblicato dall’Institut Coppet di Parigi, ovvero un think tank di libertarian francesi creato nel 2010 dal filosofo Damien Theillier nello sforzo di rileggere per intero, e senza tabù preconcetti, la storia di Francia.

La fiscalità dell’Antico Regime era complessa e frammentata, spesso farraginosa e confusa, ma nulla a paragone di quanto lo Stato francese esige dai suoi cittadini.
Vi erano tasse dirette e imposte indirette, e fra queste s’insinuavano oasi di privilegi e di esenzioni che in più di un caso finirono per irritare parti della popolazione.
Ma non tutti i privilegi fiscali, garantiti a geometrie e a geografie variabili dalla monarchia francese, erano solo abusi.
Spesso i privilegi venivano concessi a fronte d’impegni ben concreti per il Paese. Per tutto l’Antico Regime, infatti, la ragione unica della leva fiscale era quella militare.

Il re domandava sacrifici economici ai francesi per pagare le “loro” guerre.
Bello o brutto che il concetto fosse, giuste o ingiuste, e popolari o meno, che le guerre della Corona fossero, il sovrano poteva domandare al regno contributi in denaro solo per quel motivo, ed era evidente che, in un modo o nell’altro, correttamente o meno, si riusciva abbastanza facilmente a far passare la guerra come azione necessaria alla salvaguardia (nel caso della guerra di difesa) o all’ampliamento (nel caso della guerra di espansione) del bene comune, quasi un “servizio al Paese”.

Al popolo il re domandava dunque di accollarsene i costi; e quando praticava sconti ai nobili, lo faceva perché essi sul campo di battaglia ci si recavano fisicamente, pagandosi armi e seguito, e spesso senza più fare ritorno alle proprio famiglie potenzialmente così impoverite. Insomma, certi aristocratici l’imposta per la guerra la pagavano direttamente in natura, mettendo a disposizione la propria vita e spesso privandosene.
Certo, alcune tasse “di guerra” finirono per divenire permanenti: ma fu proprio contro le gabelle “di pace” che la Francia chiese quelle riforme profonde che invece l’assolutismo, nei suoi momenti di massima involuzione, negò, tirandosi la zappa sui piedi.

I francesi che si lamentavano per le tasse straordinarie divenute illegittimamente ordinarie miravano infatti ovviamente solo a pagarne meno, non certo di più; desideravano cioè riformare la decadenza della monarchia, non sostituirla con un mostro ancora più esoso. La storia dei cahiers de doléances e della convocazione (troppo colpevolmente ritardata dalla monarchia francese) degli Stati Generali è tutta qui.

La chiave di volta è quanto ha scritto nientemeno che lo storico François Hinckler (1937-1998), specialista della Rivoluzione Francese e tesserato ‒ attivo anche in politica ai tempi di François Mitterand (1916-1996) candidato unico delle Sinistre ‒ del Partito Comunista Francese, nel suo Les Français devant l’impôt sous l’Ancien régime (Flammarion, Parigi 1971). «Utilizziamo un campione artificiale, ma che ha il vantaggio di essere esplicito. I 25 milioni di persone che probabilmente abitavano allora la Francia dovevano pagare 470 milioni di livre in tasse, ovvero 18 o 19 a testa.

All’epoca, il salario giornaliero di un operaio edile di Parigi era poco meno di una livre. Ciò significa che un salariato medio lavorava poco più di sette giorni l’anno per pagare le varie forme d’imposte dirette e poco più di nove giorni per pagare le altre imposte indirette».

Nel 2013, invece, con il livello della tassazione media al 56,9%, i francesi impiegano 208 giorni di lavoro l’anno per soddisfare la richiesta fiscali dello Stato. «Da che ‒ conclude Laissons Faire ‒ ci si domanda se la Rivoluzione Francese sia servita a migliorare la nostra condizione, o se non è invece giunto il momento di farne una nuova».

E noi ... ?


P. S.: Personalmente non ho mai fatto nemmeno uno sciopero in vita mia e nemmeno quando andavo a scuola, ma credo che sia giunto il momento di fare qualcosa ... avanti così non si può più andare.






mercoledì 27 novembre 2013

Turismo: Achille e la tartaruga

E' bene ricordare che Massimo Bray ha iniziato il suo mandato come Ministro della Cultura e del Turismo il 28 aprile di quest’anno e, dopo il continuo berciare ai media e in ogni dove di tutti quelli che dovrebbero decidere le sorti di questo benedetto Paese sulla gravosa situazione del turismo nazionale, dell'attuazione di un Decreto sul Turismo non s'è ancora visto una mazza fionda.

Tra pochi giorni sarà dicembre e ... ma di velocizzare il lavoro (si può dire così?) dell'ambaradan che dovrebbe preparare il tutto non se parla mai?

Di chi è la maggiore responsabilità di questo loro moto perpetuo alla moda dei bradipi ... e delle tartarughe?

martedì 26 novembre 2013

Turismo: differenze tra chi lavora nelle istituzioni (pagato) e chi invece no (e per di più lo fa "a gratis" e spendendoci pure delle palanche)

Ecco tutta la storia come piace raccontarla a me ... parlata e scritta nella stessa identica maniera.

C'è stato chi se l'è studiata a gratis e sempre a gratis, anzi, spendendoci addirittura del tempo e palanche (non molte per fortuna) gli ho dato una mano.

Lui, aveva letto che nel 1936 l’11 e il 12 novembre 1936 Guglielmo Marconi realizzava la prima conversazione radiotelefonica al mondo, avvenuta tra l'Elettra, ancorata nel golfo di Rapallo, e New York.
E Massimo ebbe il classico colpo di genio!

Perché non realizzare l'accensione simultanea dei due alberi di Natale (New York/Rapallo) per ricordarne l'avvenimento (mica è poca roba) e di conseguenza ottenere un gradito ritorno d'immagine che di certo male non fa al turismo nostrano?
Quattro minuti dopo informo il mio assessore regionale, Angelo Berlangieri (Liguria), sulla questione e questi in un battibaleno mi dice che 'sto matrimonio s'ha da fare senza indugio alcuno, e che la cosa in breve tempo partorirà (non in nove mesi, eh).
Bene!

Massimo, dopo che l'ebbi informato che a Berlangieri l'idea piaceva un sacco, si mette immediatamente in contatto con Giorgio Costa, il sindaco di Rapallo, e il giorno dopo siamo da lui.
E Giorgio Costa dice di sì, che si può fare ... e si parte in quarta.
A questo punto ricontatto il mio assessore poiché sarebbe anche giusto che la proposta al sindaco di New York possa avvenire attraverso chi rappresenta, turisticamente parlando, l'Italia in quel Paese, e ovviamente la scelta ricade su Eugenio Magnani che è appunto il direttore dell'Enit di quelle zone la.
C'è però il "problema" delle elezioni poiché l'idea è di poco antecedente al passaggio di consegne tra il vecchio sindaco e quello nuovo, vale a dire da Michael Bloomberg e Bill De Blasio, e la cosa per ovvi motivi e per il momento, s'arena li.
Ma non per me.

Infatti, dopo varie peripezie di non poco conto riesco ad avere il cellulare del nipote di G. Marconi, Principe Guglielmo Giovanelli Marconi, che gentilmente acconsente di informare la sua mamma (Principessa Maria Elettra Marconi) per un eventuale futuro contatto e anche per conoscere la sua opinione in merito ...

Passano pochissimi giorni e la figlia di Guglielmo Marconi mi chiama al cellulare che avevo precedentemente lasciato al figlio e con lei inizio una piacevolissima conversazione.
Una gran persona che nella lunga telefonata m'informa inoltre d'essere cittadina onoraria di Rapallo (non lo sapevo proprio) e di sposare assolutamente l'idea.
A questo punto le chiedo se sarebbe disponibile per effettuare, oltre alla pigiata sul pommello, anche un collegamento video con Bill De Blasio anche per il solo scambio degli auguri e ... " ... ma certo che si può e ne sarei ben felice e soprattutto contenta", fu la sua risposta.

Il gioco è fatto?
No!
E perché?


Semplice, perché da New York, e più precisamente dal responsabile dell'Enit di quelle zone, Eugenio Magnani, non si sa più nulla.

Eugenio Magnani ha la mia stessa età (lui è nato quattordici giorni prima e si vede di primo occhio ... pare mi nonno; dai che scherzo, mica tanto però) e siamo entrambi nativi della Provincia di Imperia, e questo per confermare che non vuol assolutamente dire l'età che uno ha o la zona da cui proviene, ma che è più importante ... il quanta voglia uno dispone o abbia per procurare un buon prodotto.
Entrambi ci occupiamo di turismo, lui istituzionalmente mentre io privatamente ed entrambi abbiamo la medesima qualifica di DG.

E allora?
Beh, e allora Eugenio Magnani è pagato per procurare del turismo al nostro Paese mentre io, in questo caso, lo faccio "a gratis" ... e vuoi vedere che il problema sta proprio lì?
Oppure ... ?

... e sta a vedere che alla fine mi toccherà fare un viaggetto a New York ... Natale è vicino, neh!









lunedì 25 novembre 2013

... e se l'avessimo noi una che oltre a ragionare così, lo fa per davvero?

28 novembre 1993, intervista a Margaret Thatcher di l’Espresso.
I governi non creano la ricchezza.
La consumano.
Sono le persone che creano la ricchezza ed esse hanno bisogno dell’incentivo dei tagli di tasse per farlo.

Non crediamo che ridurre ciò che il governo fa diminuisca la sua autorità.
Al contrario, un governo che fa meno, e quindi lo fa meglio, rafforzerà la sua autorità.


Il mito più snervante era che lo Stato potesse garantire uno standard di vita più alto, indipendentemente dallo sforzo individuale.
Io non posso e lo Stato non ha mai potuto.
Non si è veramente liberi quando lo Stato controlla il posto di lavoro, il futuro dell’economia.

Lo Stato non deve mai avere troppo potere né direttamente né indirettamente: la libertà è la limitazione del potere dello Stato.


L’economia non è una scienza gestionale, è una scienza morale.
Il capitalismo è, nella realtà, democrazia economica.
Con il capitalismo il potere è diffuso tra innumerevoli individui che esprimono una miriade di scelte, che non sono più nelle mani dello Stato.
Il mercato non è l’invenzione di qualche economista accademico.
La libertà di comprare, vendere e scambiare è una delle più antiche libertà conosciute dall’uomo.

I consumatori decidono cosa comprare, i produttori cosa produrre e la competizione determina il prezzo.
L’inflazione distrugge nazioni e società esattamente come un esercito invasore.
L’inflazione è parente stretta della disoccupazione.
È il ladro occulto di coloro che hanno risparmiato.
Nessuna politica che non tenti di sconfiggere l’inflazione può essere giusta.
L’inflazione è la causa della disoccupazione, non l’alternativa ad essa.
Una cura veloce è una cura da ciarlatano.


Il consenso è la negazione della leadership e il rifugio di chi non ha principi.
Lasciamo che i nostri figli crescano alti, e alcuni più alti di altri, quando in loro è la possibilità di farlo.
Assicuriamoci che i nostri figli possano rallegrarsi che noi non abbiamo rinunciato alla loro libertà.
Che tu sia una famiglia o un paese, devi vivere entro i tuoi propri mezzi e mantenerti in un budget, ci sono molte cose che vorresti avere ma che non puoi ottenere perché non hai abbastanza soldi per averle tutte.
È la stessa cosa.

Poi penso che ci sia un’altra similitudine.
Se stai tirando su una famiglia, non puoi farlo facendo tutto per i tuoi figli.
Devi insegnare loro a fare le cose da soli e a prendere le loro decisioni a seconda di quanti anni hanno, ed è lo stesso con un paese.

Non puoi fare tutto per le persone, né queste dovrebbero volerlo in una società libera, ma in una società libera le persone dovrebbero prendersi la responsabilità di se stesse e non aspettarsi che il governo faccia troppo per loro.


Bisogna saper aiutare i bambini, i miserevoli senza lavoro, le persone malate, i portatori di handicap, le ragazze madri, gli anziani soli. In tutti questi casi è giusto intervenire ma poi si scopre che ci sono persone che fanno di tutto per sfruttare gli aiuti pubblici.
Non le sembra disgustoso anche ciò che succede in Italia?
Questo per me è il male, la cultura della dipendenza

Se un conservatore non crede che la proprietà privata sia uno dei principali baluardi della libertà individuale, allora avrebbe fatto meglio a diventare un socialista e a farla finita.










sabato 23 novembre 2013

Turismopoly









venerdì 22 novembre 2013

Promo-commercializzazione: lacci e lacciuoli, mari e ...

L’altro ieri, 20 novembre 2013 – ore 15, all’ordine del giorno della X Commissione della Camera dei Deputati  erano previste interrogazioni a risposta immediata su questioni riguardanti il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Interrogazioni da depositare entro le ore 14 di martedì 19 novembre.
Oggi è stato reso disponibile il resoconto della seduta.
Tra le interrogazioni è interessante notare quella del deputato Ignazio Abrignani (PDL- vicepresidente della X Commissione) che ha chiesto lumi sull’evoluzione prossima del portale italia.it; lo aveva già fatto (pag. 41) anche nel corso dell’audizione del ministro Bray del 16 ottobre scorso … il dettaglio della riunione qui con squisite considerazioni annesse.
… mentre per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha risposto per iscritto il sottosegretario con delega al turismo Simonetta Giordani rivelando così alcune anticipazioni sul più volte annunciato Decreto Valore Turismo, tra cui:
La nuova ENIT Spa sarà così in grado di configurarsi come una direzione marketing e promo-commercializzazione del sistema Paese, allargando la sua mission e ponendosi in linea con gli standard dei competitor europei.”
Pertanto, per mia completa soddisfazione e finalmente, il portalone farà la promo-commercializzazione.
E questo nonostante le dichiarazioni di presunte Leggi di cui non si trova alcuna traccia (almeno io non le ho trovate e che a suo tempo riportai qui ) … di Andrea Babbi (26 agosto2013)
“ … E aggiunge: "La legge è chiara: il pubblico non deve vendere camere o congressi. Un conto è la promozione, altro la commercializzazione".
Mentre qualche mese prima la sua opinione era diametralmente opposta (ved. qui).
Bontà sua e di quelle Leggi … a “piacere”.


Ora tutti sanno, almeno quelli che di turismo ci vivono, che il portale italia.it nacque a suo tempo per fare proprio ‘sta cosa  della promo-commercializzazione (tutta la storia è qui) e l’averlo ostacolato con tutti i mezzi non ha fatto altro che “premiare” le OTA o OLTA, le quali sul territorio italiano, e non solo, la vanno alla grande con dei programmi davvero ben fatti e apparentemente incontrastabili.
Ripeto apparentemente.
C’è poi da dire che sulle loro intereadiazioni non ci pagano le tasse; euri che a detta di molti dovrebbero raggiungere la ragguardevole cifra di circa 2,5 miliardi di euro.
Mentre l’unica cosa, naturalmente se ben fatta e non come solitamente procede l’andazzo da quelle parti di italia.it, che potrebbe ostacolare gli intermediatori (OTA o OLTA) sarebbe appunto il portalone poiché “viaggia” su tutto il territorio nazionale.
Molte Regioni c’hanno provato con dei risultati “penosi” e così pure a livello di valli se non addirittura di Comuni.
Quindi “palanche” spese a gogò … le OTA o OLTA che se la ridono a più non posso ... e vuoi vedere che c’è proprio il loro “zampino” affinchè le cose possano continuare così?
Supposizioni, per carità, e niente di più, ma a volte …
Poi tirando le dovute somme, oltre alle OTA o OLTA, chi cià (c’ha) guadagnato sono “quelli” che si sono fatti (giustamente) pagare la programmazione del sito con l’eventuale promo-commercializzazione che al massimo useranno quattro gatti e sette galline.
Ma chi vuoi mai che vada a prenotare l’albergo su un portale che nessuno conosce quando in un battibaleno ... ?
Quindi cari amici italiani, mi pare che ci stano prendendo letteralmente per i fondelli e che sia la volta buona?
Infine vorrei riportare queste parole che oltretutto mi sono piaciute un sacco, e vale a dire …
XVII Legislatura – 15 marzo 2013 - Atto Senato  n. 190 - On. Manuela Granaiola (PD)
Onorevoli Senatori. – Secondo l’Osservatorio nazionale del turismo, tra gennaio e ottobre 2012 gli arrivi degli italiani sono calati del 10,4 per cento rispetto al 2011, mentre le presenze dell’11,7 per cento. Anche gli arrivi degli stranieri calano dell’1,4 per cento, mentre le presenze del 1,7 per cento. Complessivamente l’Italia ha perso nei primi dieci mesi del 2012 il 6,2 per cento di arrivi e il 7,1 per cento di presenze. Mentre il pesante calo del mercato interno è giustificato dalla gravissima crisi occupazionale ed economica che attraversa il nostro Paese, quello del mercato estero, in un contesto nel quale il turismo nel mondo cresce nel 2012 del 3,8 per cento, si giustifica soltanto con la più assoluta inaffidabilità delle istituzioni nazionali preposte all’incremento dei flussi turistici.  … ecc. ecc.


… e “questi” che parlano, parlano, parlano, oltretutto si dicono anche bravi …. ma bravi decché?







giovedì 21 novembre 2013

Anticipazione natalizia sui Babbi ... Natale?

Anticipazione.

Ieri 20 novembre 2013 in Commissione alla Camera c'era questo (ved. immagine a fianco).
Oggi hanno pubblicato il resoconto.

Tra le altre c'è un'interrogazione abbastanza "interessante" a cui Massimo Bray sembra aver risposto di persona per iscritto (visto il tempo dei verbi utilizzati).

Il ministro non risponde a tutto quanto è richiesto, ma emergono tre "novità" che dovrebbero comparire nel prossimo Decreto Valore Turismo e che presto (domani) troverete nel web con la giusta dovizia dei minimi particolari.

Sarebbe inutile dire che poi finiranno (copincolla) anche in questo blog da dove in occasione del Santo Natale emergerà una domanda: "Ma i 'Babbi' (Natale?) dicono le bugie?"
... a presto!

P. S.: ... ma tu guarda un po ... proprio tale e quale a come s'era già detto ... ma che combinazione, neh?









mercoledì 20 novembre 2013

Il turismo con la testa e il corpo su Marte

Un tempo eravamo la quinta potenza industriale del mondo e il turismo italiano primeggiava al di sopra di tutti.

Ora invece siamo ridotti a un Paese marginale destinato all'irrilevanza internazionale.
Maremma maiala!
Chiaro è che chi non ne capisce il motivo o è cieco e sordo o vive su Marte.

Basta vedere che nel solo Veneto sono disponibili 120.000 posti di lavoro nel settore tecnologico, ma nessuno è all'altezza di occuparli.
Mancano gli specialisti del ramo e abbondano i laureati in giurisprudenza e in filosofia.
Roba da matti.
In Italia ci sono 200mila avvocati a fronte di 67.000 detenuti e del più basso tasso di delinquenza del continente.
Qualcosa non va nel popolo che si comporta come fosse un Paese fermo al 1950.

Ma se Sparta piange Atene non se la ride di certo, neh.
E chi ci amministra dagli scranni, per conto mio, è anche peggio.
In questi stessi giorni i commercialisti sono a manifestare a Roma per causa dell'incredibili difficoltà nello sbrigare le loro faccende.
Infatti ogni giorno cambia la programmazione delle tasse; prima ce n'è una che dopo qualche giorno cambia acronimo e modalità di percentuale, mentre sempre ogni dì ne vengono "legalizzate" in media almeno quattro, portando il totale annuale a superare le 1.200.
Ma si puo?
E n'è proprio il caso?

Senza pensare che ogni volta che canta il gallo c'è sempre qualcuno che parla di semplificazione, neh.
Alla faccia della faccia tosta.
E se sono loro, i commercialisti, che non ci capiscono più un "razzo", figurati noi che di queste cose non ne mastichiamo manco un po o ben poco.
E se le nascite tassatorie non vengono partorite dalle Camere o dal Consiglio del Ministri, ecco che se le studiano a livello regionale, provinciale (si, ci sono ancora) e quindi comunale, giusto per produrre più incenso o olio santo da "donare" alle teste altrui.
Il risultato?
Ve lo lascio immagnare.

E il turismo?
Non ve lo lascio immaginare e ve lo racconto in due parole.

Da prima posizione assoluta stiamo remando nelle retrovie delle nazioni più turistiche del pianeta e non si vede l'ombra dell'innovazione necessaria per uscire dalla bratta perenne.
Chi non sa e non ne capisce una benemerita mazza viene inserito al comando e si circonda, non di grandi specialisti che oltre a conoscere a menadito il settore hanno già sulle spalle dei successi (non a parole), ma vengono circumnavigati dalla saliva del nulla totale, e che oltretutto, con i loro suggerimenti a mo di mucca assetata, producono del bailamme pazzesco ... però con l'aggiunta di moneta sonante per le loro tasche.

Mentre chi potrebbe portare le cose giuste che s'hanno da fare ... vabbeh, morta la, oggi mi girano come le pale di un ventilatore e non vorrei mandarle fuori di giri e, come detto nel caso del Veneto, di tecnici per la specifica cosa (giramento di palle) non ce né.
E il popolo che in questo settore a malapena ci sopravvive?
Boh?
Tra un po pagherà la Tares, si lamenterà un pochettino al bar, dal parrucchiere e anche sul web e tira a campà.

P. S.: Ma è mai possibile che al "comando" ci vadano a finire sempre i peggiori (che a loro volta si circondano di altri che è meglio non definire), anche perché se fossero davvero i migliori non saremmo di certo in questa situazione, o no?
Poi se anche quest'ultimo esempio non ha la logica giusta, beh; allora vivete proprio su Marte, neh.





martedì 19 novembre 2013

Social Media Team Diffuso della Liguria (io c'ero)

Ieri ero in Regione a parlare di turismo; nessun problema per quanto mi riguarda ... ne parlo per 24 ore al giorno e forse anche qualcosa in più.

L'occasione era di quelle in cui non ci sarei mai voluto essere (blogger del turismo della mia bellissima Liguria) ma il cortese invito della ritrovata Roberta Milano congiunto a quello dell'assessore, Angelo Berlangieri (lui ascolta e prende spunti anche da quelli che agiscono nel "basso" ... forse perché non ha idee?).

Il perché non sia tanto affascinato da queste riunioni (#smtdLiguria ... social media e qualcos'altro che non ricordo ... ma non si possono usare dei nomi o delle sigle più semplici?) è che non credo minimamente che un blogger, seppur amante e propenso a realizzare del bene per la propria Regione, possa in verità produrlo.
Scusatemi: ma che picchio ne sanno cosa serva al turismo e di quali esperienze dispongono per valutare nel miglior modo quello che s'abbia da fare oppure no?

Viceversa sono altresì convinto che le migliori idee provengano dall'ascolto di chi "opera" nel territorio ("opera" inteso come chi ci lavora da tempo immemore e che quindi conosce l'operatività che s'ha da fare), l'ambiente in cui vive e possibilmente se questi non fanno parte di qualche associazione o gli onnipresenti politici, i quali le migliorie le trovano solo ed esclusivamente quando queste vanno a loro favore.
Ma ripudio con tutta la forza di cui dispongo che qualche "I like" possa in qualche modo recare guadagno ad alcunché, anzi penso sia vero l'opposto ... vedi recensioni dove qualche personaggino ci marcia pure.

Credo inoltre che il "mi piace" sia pigiato sui social più per poi averlo in cambio o per arruffianarsi qualcuno che un domani ...
Ma passo al racconto della riunione evitando di fare nomi anche perché non li so proprio.
A parte la cena vinta (ma probabilmente non mi verrà mai pagata) a un simpatico albergatore li presente e che ha provato ad addentrarsi in Riforme e Leggi che reputo gli siano alquanto sconosciute (contestando però chi le sa), mi sono dovuto sorbire che l'importante del marketing turistico sia far sapere al turista l'aver scoperto quanto è bello pucciare la focaccia genovese (fantastica davvero) nel cappuccino a Sestri Ponente.

Chi l'ha detto non lo sapeva e l'ha scoperto da poco, perché da milanese sono "solo" dieci anni che nell'antica Superba ci vive e ci dimora.
Poi che le strade siano colme di buche, i giardini mal curati eccetera eccetera e l'arrivarci sia anche abbastanza difficoltoso (ved. traffico caotico da far paura e sempre che non ci sia in atto uno sciopero dei mezzi)... vabbeh, lascio a voi la deduzione.
E poi Sestri Ponente non è che sia tanto turistica, neh!
Anche perché lo stesso puccio fatto a Portovenere, Santa Margherita, Portofino, Diano Marina e tutte le altre località del meraviglioso Golfo, è sicuramente tutt'altra cosa.
E poi perché da tutte le parti del mondo (in quelle nazioni che sanno e vogliono fare del buon turismo) prima si pensa all'approccio in quel dato posto, al contesto e a tutte quelle cose che derivano dalla QUALITA' ... poi si fa il marketing ed è dopo che si magnifica la pucciata, non viceversa.

Si passa poi ad un giovin fanciullo (inteso per via della mia età) che finchè i "mi piace" sono degli altri, ecco che non contano una benemerita mazza (in questo caso sono arci d'accordo), ma che se per caso sono i suoi (lui dice 4 mln) la situazione si ribalta e in un battibaleno valgono un sacco.
Eccome no!
Prova a portarli al direttore di una banca e poi vedi quanto ti da.

Dico questo perché lo stesso blog su cui ora sto scrivendo conta 4,2 milioni di click e circa 20 mln di "mi piace" ma vi posso assicurare che l'andazzo non vale un (ved. brutta parola).

Mentre se speravi che qualcuno dei presenti fosse in grado di scrivere un post in inglese o chennessò, beh; quello te lo puoi scordare di botto.
Infatti solo una persona tra le trenta presenti circa, dispone delle dovute conoscenze della lingua anglo-sassone.
Chapeau!
Quindi è risultato inutile affermare da parte mia che i post che ho scritto qui in inglese e che raccontano il bello di questa Regione e dell'Italia in generale (hanno tutti raggiunto come minimo i 40.000 click dall'estero ... record 175.000) sui social internazionali ... sai che gli frega?
Niente!

Come inutile, m'è parso, in considerazione del poco clamore che la notizia ha dato ai presenti, dell'eventualità dell'accensione simultanea degli alberi di Natale tra Rapallo e New York per merito di un'idea che invece io ritengo buona.
Lo stesso Massimo poi ne ha data un'altra (per me fantastica) sul castello di Rapallo..
Ma anche in questo caso, non vorrei però sbagliarmi, niet, se non poco più.

Dulcis in fundo la richiesta delle "palanche" da parte dei social media che preferisco non commentare, anche perché per essere pagati solitamente bisognerebbe produrre o fare qualcosa di genuino o innovativo.

P. S.: So bene che anche questo post mi procurerà qualche quintalata di letame (pazienza) ma son fatto (male) così e se c'è qualcosa che non va, "gentilmente" la dico o la scrivo.

Chissà che non serva a qualcosa.

... ah dimenticavo: non è che mi sia poi così dispiaciuta questa riunione ... ma credo che di strada ce ne sia moltissima da fare, sempre che venga scelta come priorità la Liguria e non l'apparire per se stessi.

... credo inoltre che non mi chiameranno più, però ho già cominciato a farmene una ragione.










lunedì 18 novembre 2013

Inglese e Turismo: Intervista a ... me

“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”
di Daniele Canepa

Diceva così Gino Bartali, indimenticato campione di ciclismo e toscano verace sempre pronto a dire tutto ciò che pensava senza filtri, anche quando, appunto, tutto era da rifare da zero.

E’ con lo stesso spirito critico e analoga sferzante ironia che Luciano Ardoino, genovese con esperienza internazionale pluridecennale in tutti i reparti del comparto alberghiero, ha creato all’inizio del 2009 un blog sul turismo chiamato appunto tuttosbagliatotuttodarifare.

Lo scopo della sua pagina web non è quello di criticare per il gusto di lamentarsi, ma di contribuire in modo costruttivo allo sviluppo del turismo nel nostro paese.
Come imparare l’inglese lo ha intervistato ponendo l’accento in particolare sul binomio conoscenza delle lingue straniere/turismo.


Partiamo dalla sua esperienza personale. Avendo diretto delle catene alberghiere presumo che le fosse richiesta un’ottima conoscenza dell’inglese.
Come lo ha imparato?

Continua qui ... 





sabato 16 novembre 2013

Tasse: Ma siamo davvero così coglioni?

Ben ci sta, e sempre di più gli è proprio tutto sbagliato e tutto da rifare.

E rendetevene conto che più ci inchiniamo (offrendo maggiormente il lato posteriore) e più ci prostiamo, peggio ci trattano.
Ovvio!

Chi si comporta da servo viene trattato da servo.

E ora siamo in coma simil irreversibile mentre la colpa è unicamente della nostra morte cerebrale.
Meno di zero e l'unico neurone che alcuni di noi ancora mantengono viene impegnato per la sopravvivenza.

Ma come facciamo a non incazzarci di fronte a queste cose (ved. immagine sopra) e farcele andare tutte bene (bersele tutte) se non con qualche consolante lamento sulla situazione attuale esternata dal parrucchiere, al bar o sul web?
Possibile che siamo così coglioni?

Da qualche parte ho letto che dal 2000 al 2012 le aziende italiane che hanno derubricato all'estero hanno prodotto qualcosa come 1,5 milioni di nuovi lavoratori laddove hanno aperto.
E noi?
Finché non ci tocca direttamente ce ne sbattiamo e tira a campà, senza capire che prima o poi ... ma lo vogliamo considerare l'indotto?
Poi è anche chiaro che c'è chi ci guadagna dall'ambaradan.

Mentre nel settore alberghiero non puoi nemmeno portare via le balle.
Infatti prova a vendere adesso la tua locazione e vedi quanto ti danno.
E allora sei obbligato a restare qui nel Bel Paese, a rimetterci palanche giorno per giorno, a licenziare sempre più i tuoi collaboratori a cui magari ti sei anche affezionato dopo svariate decadi con cui ci lavori, ad abbassare la qualità (quella che sempre ci ha distinto dagli altri) ... in poche parole a prenderlo laddove non brilla mai il sole ... nudisti a parte.
E noi zitti (tranne che dal parrucchiere, al bar e sul web), orecchie basse e rassegnati al ruolo di zerbini.
Ma fino a quando non ci ribelleremo?
Garantito: alle prossime elezioni ci sfogheremo, ma a chi "razzo" lo diamo il voto?

Di chi "razzo" ti puoi fidare se da qualsiasi parte ti giri vedi intrecci, coalizioni su coalizioni, divisioni su divisioni, convengenti che divergono e divergenti che convergono, mentre tutte portano solo al loro guadagno e di noi non gliene frega praticamente un "razzo".
Gente che dovrebbe stazionare perennemente nelle patrie galere te la ritrovi a decidere le nostre sorti.
No, loro analizzano la sintesi o sintetizzazono l'analisi col solo risultato che non ci si capisce mai una benemerita mazza.
Parlano, berciano e non passa giorno che non ti facciano credere che la crisi sta finendo; che ormai è alle spalle e devi sorridere al nuovo giorno che sorge.
Un "razzo" sorrido, mi viene da piangere, brutti pezzi di m ...

Perché non hanno mai fatto ministro delle Finanze uno/a della piccola e media impresa ... perché, eh?
Perché in quei ministeri non ci lavorano dei commercianti (non ne trovi uno manco a pagarlo) ma esclusivamente dei "professoroni" con dei Curriculum lunghi così ma che sanno produrre unicamente gli attuali risultati.
Forse che quelli che lavorano nella PMI siamo più scemi degli altri, che non sappiano il che cosa s'abbia da fare?
E invece no, ci vanno a finire i banchieri che chiaramente fanno gli interessi di chi li ha sempre pagati (profumatamente) e chissà se li pagano ancora ... verrebbe da pensare di si, considerate le loro decisioni.

Oppure ci vanno i commercialisti che naturalmente "agevolano" i colleghi,  e che se continua così, anche per andare in bagno dovrai dapprima rivolgerti, chiaramente in carta bollata, ad un notaio, all'avvocato oppure agli stessi che a loro male non fa, neh!
Sapete quanti avvocati e commercialisti sono presenti in ogni legislatura sui banchi della Camera dei Deputati e del Senato?

E poi fate caso che proprio queste due cose sono proprio quelle che ci stanno facendo impazzire e che proprio nessuno al mondo ci invidia neanche di striscio.
Senza parlare dei politici che come esperienza hanno la poltrite acuta per non aver mai fatto niente.
Poi te li rivedi dopo qualche tempo (ma anche durante il loro mandato) inquisiti per delle sporcaccionate da far paura e il tutto, per lo più, dopo un po finisce lì.

Beh, mo la finisco anch'io, sono troppo incazzato ... c'è qualcosa non va anche nel popolo, ma la pazienza ha un limite, anche perché ogni giorno ben 42 aziende portano i libri contabili in Tribunale, senza contare quelle che chiudono (che sono le più) e che non lo fanno (libri contabili in tribunale) per il solo motivo che hanno dato fondo ai risparmi di una vita perdendo completamente il valore della propria azienda.



P. S.: ... e dire che sono uno tranquillo e che cerca sempre di aggiustare.




venerdì 15 novembre 2013

Come partorire in soli due mesi ... cose intelligenti

Tempo fa scrissi che la nomina di Giovanni Bastianelli a Direttore Generale dell'Agenzia regionale del Turismo del Lazio fu cosa buona e giusta.

E il parlare bene di qualcuno da queste pagine non è granché usuale ... al massimo se ne possono trovare due o tre dell'intero panorama del turismo nazionale.

D'altronde lo stesso nome del blog ... mentre per l'occasione ricevetti nel web qualche contestazione (di poco conto e azzardata) sulla autenticità della mia supposizione.
Bene, quei "galantuomini" adesso sono serviti.
Infatti ...

... “Siamo riusciti in pochissimo tempo a semplificare la vita delle imprese ricettive del nostro territorio, rispondendo alle esigenze degli operatori del settore che da tempo chiedevano la modifica di una legge anacronistica, con un meccanismo obsoleto che appesantiva la loro attività. Finalmente con l’approvazione in Consiglio regionale delle modifiche alla legge sul turismo, le aziende del settore alberghiero, le strutture extra alberghiere e ‘all’aperto’ potranno aprire un’attività subito dopo aver presentato una sola dichiarazione allo Sportello unico dei Comuni, senza aspettare il nulla osta della Provincia. Allo stesso tempo abbiamo tolto il pesante e inutile obbligo per gli albergatori di denunciare all’amministrazione provinciale i prezzi minimi e massimi per l’anno successivo facendo solo esporre in modo ben visibile all’interno delle proprie strutture e sui propri siti internet i prezzi massimi praticati. Le modifiche apportate alla legge regionale sul turismo, oltre a semplificare la vita alle imprese turistiche laziali, garantiscono la tutela del viaggiatore e permettono di adeguare l’offerta turistica alle nuove regole del mercato, guardando anche a cosa succede sul web. Questo è solo il primo importante passo in un percorso di riforma del settore del turismo, che deve essere trainante per l’economia del Lazio, e che riguarderà anche le agenzie di viaggi e tutti gli altri operatori”. Lo dichiara in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Sarebbe inutile dire che questa semplificazione parte proprio dal Bastianelli e dai suoi collaboratori che in poco tempo (due mesi) hanno realizzato le due riforme nonostante la "bradiposità" della burocrazia.
Chapeau e beccatevi questa, contestatori del piffero ... tiè, incartate e portate a casa!
... a presto altre semplificazioni a chiara dimostrazione che quando si sa e si vuole .... si può.


P. S.: Non conosco Giovanni Bastianelli e lui non conosce me, ma seguo sempre chi sa ben lavorare in questo meraviglioso settore ... e naturalmente lo faccio anche per imparare che mai male non fa.






giovedì 14 novembre 2013

Una storia 'tutta italiana' come tante altre di un uomo onesto e con una buona idea.

Era un giorno come tanti e una pioggia insistente e sottile avvolgeva i passanti con un impalpabile velo di malinconia mentre attraversavano distrattamente ed assorti nei propri pensieri Piazza Colonna a Roma.

Una madre preoccupata per la salute del figlio si dirigeva con passo lesto verso casa, un uomo che indossava un pesante cappotto, visibilmente impaziente,  indirizzava a più riprese lo sguardo verso l’orologio da polso e, con l’altra mano, reggeva un piccolo ombrello da viaggio aspettando certamente qualcuno.
L’uomo di guardia alla porta di accesso al Parlamento attendeva la fine del proprio turno.
La sua attenzione fu catturata da un anziano che vestiva abiti da contadino e che, sulle sue gambe malferme, puntava verso di lui.
Che ci faceva un agricoltore lì?

La procedura di emergenza scattò subito, uomini armati spuntarono da ogni angolo della Piazza e in pochi secondi circondarono minacciosamente il vecchio.
“Dove vuoi andare?” chiese uno di loro.
“Voglio incontrare il Presidente del Consiglio”, rispose garbatamente ma con tono fermo l’anziano signore.
“Ma questo non è possibile” replicò l’altro.
“Ho 75 anni, sono un cittadino Italiano e ho sempre pagato quanto dovevo al Governo, ora voglio parlare con il Presidente del Consiglio” disse l’uomo con tono perentorio.
“Senti, perché non vai a casa? 
Non puoi incontrare nessuno qui, non costringerci ad intervenire” disse la guardia.
“Io non mi muovo di qui fino a che non avrò potuto riferirgli ciò che devo”. 
Finì come prevedibile, l’anziano signore fu condotto in Caserma per accertamenti.
Fu interrogato da un giovane Brigadiere che, nonostante gentile ed affabile nei modi ricevette sempre la stessa risposta.

Chiamarono allora un Maresciallo e via via di grado fino a che, esasperati, lo condussero dal Prefetto.
Era un funzionario onesto, un uomo tutto d’un pezzo e quel vecchio poteva essere suo Padre.
“Sia cortese, mi dica perché vuole vedere il Presidente” gli chiese.
“Devo riferirgli una cosa importante” rispose lui.
“Ma Lei non può andare in Parlamento così, senza nemmeno avere ricevuto una convocazione o aver fissato un appuntamento” disse il prefetto.
“Ci ho provato per tre anni, ma nessuno me lo ha mai concesso. Così ho deciso di venire qui a Roma ed incontrarlo di persona” disse il vecchio.
“Capisco, ma lei deve capire anche noi”. 

Fu allora che, casualmente, si affacciò all’Ufficio del funzionario un noto Parlamentare per un veloce saluto.
“Ah, Onorevole! Questo Signore vuole incontrare ad ogni costo il Presidente del Consiglio. Lei che dice?” fece il Prefetto.
“Temo non sia possibile Signore mio caro, il Governo è appena caduto e ci vorranno mesi prima di avere un nuovo candidato, ma anche in caso di prossima elezione, lei non appartiene a nessuna associazione, sindacato o via cantando, e molto probabilmente non ha amici, parenti o altre 'cosette' per poter avere un eventuale colloquio".

Il vecchio, ormai sconfitto, si accasciò poco dopo e con l’unico filo di voce che gli era rimasto sussurrò all’Onorevole che cercava di soccorrerlo delle parole che mai disse in vita: "Andate tutti, o quasi, a quel paese (in minuscolo).

Morì poco dopo senza aver potuto fornire a nessuno la sua idea che, a detta di chi la conosceva, avrebbe potuto risolvere un mucchio di problemi per tutti quanti.







martedì 12 novembre 2013

I numeri dell'Expo 2015 di Milano ... un flop?

Assolombarda di Confindustria sostiene che il 30% dei preventivati 21 milioni di visitatori dell'Expo milanese del 2015 saranno stranieri, e gli stessi numeri, quasi, ci vengono regalati dal Ministro della Cultura e del .......... turismo, Massimo Bray; 20 milioni.


E allora facciamo due conti anche perché se i numeri sono questi non è che si prospetti un gran successo dall'evento.
Infatti il 30% fa qualcosa come 7 milioni di visitatori che per i mesi della durata, sei, e per le spese del solo sito (i capannoni) dell'Expo, 1,7 miliardi di euro che sono giusto il doppio di quanto girano alle Regioni ogni anno per l'intero comparto turistico.
Beh che dire; tanto per cominciare che le spese non sono di certo finite qui, e per l'appunto c'è chi sostiene che queste saranno comprese dai 7 ai 14 mld di euro, che poi corrisponderebbe all'1% del nostro Pil.

Ma facciamo due piccoli esempi con le altre Expo del passato.
Per esempio Shanghai avrebbe fatto 73 milioni di visitatori, mentre il 5,8% furono stranieri, secondo Wikipedia (farebbero 4,2 milioni).
Il Giappone, nel 1970, aveva circa 100 milioni di abitanti e Osaka nel 1970 fece 64,2 mln. di visitatori.
Nel 2005 sempre il Giappone, ad Aichi, fece 22 milioni di visitatori con 128 milioni di abitanti.
Mi sbaglierò ... ma l'Expo2015 sarà un bel flop colossale.

Noi quarant'anni dopo (con la tecnologia di quarant'anni dopo), con 60 milioni di abitanti, prevediamo di fare meno di un terzo dei loro visitatori e secondo Enrico Letta, però, "faremo meglio dei cinesi" (evidentemente nel senso di visitatori stranieri... forse).
Ed è mai possibile che queste str ... anezze passino in giro senza che nessuno dica o faccia la benché minima verifica e dica come stanno davvero le cose?

E cosa rimarrà?
La città di Shanghai ha investito 28,6 miliardi di yuan, pari a circa 4,3 miliardi di dollari, per realizzare l'area e gli edifici che ospitano l'Esposizione universale più visitata di sempre.
Investimenti che comprendono anche i due terminal aerei e il rifacimento del waterfront della metropoli cinese.
Non male, neh!
Noi, solo per il sito, spenderemo la metà, ma per meno di un terzo dei visitatori stimati.
Non credo ci sia molto altro da dire ... o forse, sì?

Ricordarsi forse dei mondiali di nuoto in quel di Roma o di quelle invernali a Torino, per non parlare di ...

P. S.: Qui altri numeri e qua un post molto intelligente.







lunedì 11 novembre 2013

The Hotel by New Star Rating (Star Quality)


I have unconsciously been studying the World Hotel Ranking all my life, so much so that I think I have examined, compared and studied over one hundred different models, but none of them suited me.

None of them – IMHO – described actual hotel quality, none of them minimally listed real clients’ demands.
They were only an incredible heap of calculations in metres, centimetres or some other unit of measurement from other countries, as well as decorations having little to do with quality of service.

In other words, it was as if quality should go hand in hand with measurements or stuff like that, until one day I decided that something had to be done and, after many tests, there it is, finally.

I actually worked in some of the countries (in some cases for years) whose hotel ranking I have studied, firstly as a dish washer in Brazil in the Seventies.
As time went by I made it up to the top, managing hotel chains in every corner of the globe in all of the departments in this field, none excluded.
This has allowed me to come up with an analysis that thoroughly takes into account the tourist’s, and as a consequence the client’s, demands concerning every single quality detail.

But what is the Hotel Quality Rating (HQR)?
The idea is to award all of the hotels with ‘stars’ in a way that is uniform on a national and European level, according to objectives and shared criteria based on chain algorithm which will measure the thousandths (one thousand for each star) that will provide the final result.

The core of the whole project is a qualitative and not merely quantitative assessment, which however, as has been stated, remains pivotal for awarding the stars.
Every hotel manager will thus be able to produce a self-certification of the features of his/her own hotel by simply filling in a form that will be available online.
The form should be inserted onto the national website for tourism. As will be shown later on in this article, this will help to reduce the impact of reviews such as those coming from TripAdvisor, which are causing several problems for the whole accommodation industry and others.

Some personal research carried out – over 1,000 people interviewed – demonstrates what I was mentioning before.
The form will present several questions and, according to the concatenated answers, the hotel will acquire a certain amount of thousandths and be awarded with an adequate number of stars.

A team of examiners – made up of experts in the field certified by qualified institutions – will perform inspections at least every five years in order to check the honesty of the self-assessed data, while new accommodation structures will be visited within sixty days from their launch.
The first, most evident, goal is to have a self-certified check on the real conditions of detail of the level of service provided by the hotel sector.
This means having no random sample data, no superficial, quantitative data, but a far more meaningful, thorough and qualitative overall description.
Because QUALITY is the key word of the whole project: data quality, hotel quality, service quality, target client quality.

The long term result, in accordance with the pursuit of quality, is that of being able to obtain a picture of the national and European hotel sector that will be based on a differentiating, in-depth, objectively traceable focus on service quality.


Why am I writing this article in this language?
Simple, I am sharing it with those who want to read it in order to reach out to a larger audience, but above all I am writing it to prove once more that abroad they think in a different way.
I am also doing this because I have been proposing this idea for two years to the Italian tourist authorities and no one has ever even considered it worthy of consideration.

The only person who did have a look at it, though totally enthusiastic about it, told me that a long streak of bureaucratic procedures had to be followed and that, maybe, after a few years it could take off … which once more shows that Italian schedules are unbelievably slow.

On the contrary, while I was working abroad and helping to draft the planning of tourism together with the Ministers of those countries in my free time, within the space of only five minutes my ideas were standing on their legs and starting to run... and how they ran!