venerdì 24 gennaio 2014

Turismo: cambiare il Titolo V sì, ma senza fretta

Eliminazione delle materie concorrenti fra Stato e Regioni e ritorno allo Stato di alcune materie.

Per adesso si parla solo del progetto di riforma del Titolo V della Costituzione (funzioni di Regioni, Province e Comuni) sul quale il 18 gennaio si sono accordati il Segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
I particolari, si spera, dovrebbero arrivare presto.

Comunque sia il Segretario del Pd vuole che i relativi provvedimenti siano presentati in Parlamento entro il 15 febbraio e che le Camere l'approvino in prima lettura entro la fine di maggio (poi servirà un altro sì a distanza di almeno tre mesi, come prevede l'iter costituzionale).

Come detto, in primo luogo c'è l'eliminazione delle materie concorrenti fra Stato e Regioni, quelle per le quali la potestà legislativa è condivisa: lo Stato fissa le linee guida e le Regioni producono le norme in base ad esse.
Poi c'è il ritorno allo Stato di alcune materie, tra cui i programmi strategici nazionali per il turismo.

Ma vediamo di capirci un po.

Va subito detto che la riforma del Titolo V avvenuta nel 2001, approvata dal centrosinistra a maggioranza semplice e confermata da referendum, fu frettolosa e più volte definita come un errore clamoroso.
Poi i risultati non hanno fatto altro che confermare questa tesi.
E sono gli stessi amici del titolo V che lo riconoscono e che sia necessario un cambiamento urgente, senza però dimenticare (per piacere) che le riforme, in particolare quelle costituzionali, devono essere pensate bene e a lungo, e non fatte in fretta.

Infatti, basta prendere gli esempi passati di cambiamento del Titolo V per rendersene conto, e la mia maggiore preoccupazione è che la riforma la si faccia male.

Modificare la Costituzione è necessario, ma dovrebbe prevalere il far bene, non il fare in fretta.
E l'aggravamento procedurale (due sì di entrambe le Camere allo stesso testo, a distanza di almeno tre mesi, nda) che molti ritengono eccessivo, ma comparativamente non è molto gravoso, indica che il Parlamento non deve essere preso da un 'raptus riformista'.
Le riforme si meditano con attenzione, altrimenti è meglio non farle, poiché riformare la costituzione è molto complicato e non si fa di certo a colpi di slogan.

Ad oggi non c'è ancora un testo articolato su quella riforma del Titolo V, ma aspettiamo con fiducia.

Risulta poi che il solo testo scritto sia rappresentato da nove righe nella relazione di Renzi alla direzione del Pd sull'accordo con Berlusconi.
Dove, come detto, in quelle righe ci sono slogan che ovviamente devono essere riempiti di contenuto.

La prima indicazione è eliminare le materie concorrenti, e su questo forse il punto più critico del titolo V è l'articolo 117, in cui si ripartiscono le materie fra Stato e Regioni.
E personalmente ritengo necessaria una semplificazione, ma che la si possa realizzare semplicemente cancellando quelle materie concorrenti, ma prima è meglio vedere di che si tratta.

Ma al di là di tutto e in poche parole è un'operazione più complicata di quanto sembri, il saper indicare le nuove competenze per lo Stato, su reti strategiche, trasporto e turismo.

Pertanto sono sempre più convinto della necessità in un ritorno allo Stato accentratore ma ricordando l'esperienza della riforma del 2001 e vani tentativi susseguenti, inviterei a non farsi accecare dalla fretta.


... quindi calma e gesso!










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