mercoledì 2 aprile 2014

Corrotti e ruffiani v'aspettano 'ste cosa qua

Prego che Jorge Mario Bergoglio (Papa Francesco) sia non solo fatto Santo subito ma messo nella lista dei padri (ri)fondatori del nuovo sistema, di quel sistema di cui ne avevamo tremendamente bisogno.

Ora, non è questo il solo motivo poiché di cose sagge ne ha dette e fatte già in gran quantità (tutte), ma quello che m'ha fatto veramente star bene ...

... Papa Francesco, non nuovo a richiami contro la corruzione, ha sottolineato che al tempo di Gesù c’era una classe dirigente che si era allontanata dal popolo, lo aveva abbandonato, incapace di altro se non di seguire la propria ideologia e di scivolare verso la corruzione. Dominavano soltanto, ha ricordato Bergoglio, interessi di partito e lotte interne.
Il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto che era impossibile sentire la voce del Signore.
E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro.
Il peccatore, sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti.
Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti.

Papa Francesco l'ha detto in faccia a 492 parlamentari italiani che hanno partecipato alla Messa mattutina celebrata eccezionalmente all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana. Ad ascoltare le parole di Bergoglio anche i presidenti del Senato, Pietro Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, accompagnati dai rispettivi segretari generali, 9 ministri, 19 sottosegretari, 3 parlamentari europei e 23 ex parlamentari.

Pertanto andiamo a vedere dove il Grande Dante Alighieri metteva quelli che sono corrotti e già che ci siamo anche i loro adepti; parlo dei ruffiani, degli adulatori ... in poche parole dei "luccaculi", che a personale parere sono quelli che oltretutto hanno anche più colpa.
Infatti se non ci fossero gli altri non avrebbero scampo.

Dante inserisce i corrotti nella quinta bolgia dell'ottavo cerchio e vale a dire ... dopo essere stato tuffato nella pece dal diavolo, il dannato «torna sù convolto», raggomitolato (o "piegato", secondo l'italiano antico) dal bollore e grondante di pece.
Allora i diavoli, nascosti sotto il ponte, iniziano a prenderlo in giro beffardamente con ironia malvagia li avvisano che:  "Se non vuoi provare i nostri graffianti uncini non venire a galla, non fare da coperchio alla pece!" e mentre l'"addentano" con cento ganci appuntiti («raffi») continuano con il loro comico sarcasmo: "Qui conviene ballare al coperto, così come hai arraffato nascostamente".

Ma il meglio Dante lo da nei confronti dei "ruffiani" che vengono inseriti nell'Inferno nella seconda bolgia dell'ottavo cerchio, dove ...

Quindi sentimmo gente che si nicchia
ne l’altra bolgia e che col muso scuffa,
e sé medesma con le palme picchia.
Le ripe eran grommate d’una muffa,
per l’alito di giù che vi s’appasta, 
che con li occhi e col naso faceva zuffa.

Dante e Virgilio han superato il primo ponte di passaggio, quello che conduce dal primo argine al secondo.
Questo si affaccia sulla seconda bolgia, dentro cui si dannano gli adulatori.
Sono ammassati nel fondo della bolgia, che è così sprofondata in basso, in un fondale così angusto, stretto tra pareti così inclinate da essere inaccessibile alla vista. Per farsi un’idea di quanto succede lì sotto, Dante deve spingersi fino alla cima del secondo ponte.
Da lì riesce a scrutare.
Li vede quindi a precipizio, sotto il ponte, sotto i propri piedi.
Come gettare lo sguardo in un pozzo nero.
Il primo segnale che ha della loro presenza è uditivo: una specie di ansimare pesante (nicchia), simile a quello di una donna che ha le doglie; cacciano fuori il fiato dalla gola e dal naso (scuffa), come qualcuno impiastrato in una condizione di affanno, di pesantezza; e intanto si appioppano manate sul corpo. Un ansimare quindi, un grufolare da maiali impastati nel pantano.

Ma non è pantano, è merda. 

Il fondo della bolgia è una palude di merda e le pareti sono incrostate di una pastina prodotta dalle esalazioni e dagli spruzzi ammuffiti.
Gli adulatori sono tutti immersi in quella fogna, e se ne stanno così affondati, picchiandosi e graffiandosi la carne, forse per spalmarsi via quella roba di cui sono pieni.
Lo spettacolo che emerge fa nausea agli occhi e al naso.
La condizione degli adulatori e quel riferimento all’uso della lingua rimandano direttamente a due modi di dire, che abbiamo ancora in uso e che calzano perfettamente a questa bolgia: “essere nella merda fino al collo” e “leccare il deretano”, da cui “lecchini” per indicare chi, appunto, si impegna doviziosamente nell’arte lusingatoria.

Chiaro che, a tener sempre la faccia nel posteriore dei potenti di turno, ci si ritrova con una faccia da culo e non farci più caso, e si finisce a fare delle figure di merda senza neppure accorgersene.

Così oggi come allora.











2 commenti:

Anonimo ha detto...

E quelli che non ci credono?

vinc ha detto...

Ci crederanno dopo