mercoledì 9 luglio 2014

Sennò che “belin” ti digitalizzi, eh?

Ieri e per la prima volta dopo anni e anni, una persona che oltretutto rispetto e di risonanza ben maggiore della mia (di cui non farò il nome), alla mia affermazione che alla digitalizzazione nel turismo si da troppa importanza quando questa non è suffragata da degli esperti con decenni e decenni di professionalità sul campo (intendo l'odore della cordite e il sapore del sangue maturato sul campo di battaglia del turismo, tanto per dare un'idea), ha commentato così … (ved. immagine sotto).


Beh, dire che ho goduto come un porco è ben poca cosa.

Sia ben chiaro, e lo ripeterò fino all'esaurimento che la digitalizzazione è sì importante ... ma che diamine ...
… anche perché digitalizzazione vuol “solo” e ripeto “solo ed unicamente” dire, ad esempio: “Un disco in vinile su cui è registrata una canzone rappresenta un esempio di riproduzione analogica di un suono; la stessa canzone riprodotta tramite un computer ne rappresenta appunto il formato digitale”.

Quindi l'ultimissimo passaggio di tutta 'sta storia secolare qua che segue (in corsivo) …
Al fine della quale oserò chiedere: “Ma come razzo si fa a pensare che quelli della digitalizzazione possano sopperire minimamente ai gravi problemi del turismo nazionale?”.
E come razzo avrebbero potuto digitalizzare un disco in vinile se prima non fossero nati Cros, Edison, Berliner e compagnia bella?
E allora, cazzo (pardon, razzo), prima i Cros, Edison e Berliner e poi loro, per la miseria.
O almeno contemporaneamente, ma che da questi (Cros, Edison e Berliner) prima imparino quel che s'ha da fare.
Sennò che “belin” ti digitalizzi? ... eppure sono partiti da qui.

Il primo grammofono (o fonografo) fu ideato dal francese Charles Cros nel 1877, ma il primo apparecchio effettivamente funzionante, a cilindri, fu realizzato dall’americano Thomas Alva Edison circa 8 mesi dopo, mentre il disco orizzontale fu concepito nel 1888 da Emile Berliner a Filadelfia (USA) come supporto audio nei giocattoli parlanti.
I dischi a 78 giri, dai giri del disco al minuto, erano realizzati in gommalacca, larghi 30 centimetri con un peso di circa 360 grammi, e caratterizzati da una dimensione del solco notevolmente maggiore (circa il triplo) dei più moderni microsolco a 33 e 45 giri.
La gommalacca è un materiale caratterizzato dall’estrema fragilità e da una struttura che portava ad avere dei dischi affetti da fruscio. 
I dischi erano incisi su una sola facciata; solo negli anni successivi la Columbia iniziò a produrre 78 giri con doppia facciata, denominati “Columbia Double disc record”.
Poi venne il “Multiphone” realizzato in USA nel 1905 da John C. Dunton, e quindi si passa a quelli interamente elettronici fabbricati dal 1927 dalla Automatic Musical Instruments.
Dopo la seconda guerra mondiale fu la Wurlitzer a sviluppare i modelli all’avanguardia per la riproduzione dei dischi.
Con l’introduzione del PVC le migliori caratteristiche del supporto permisero di rimpicciolire i solchi abbassando il numero di giri per minuto e aumentandone la durata, che raggiunse circa i 25-30 minuti per facciata rispetto a quella decisamente più breve dei 78 giri.
Il primo 33 giri (12 inch ossia 12 pollici) o “long playing” fu realizzato negli Stati Uniti dalla Columbia Records il 21 giugno 1948.
Ma il 78 giri in un colpo solo viene rimpiazzato da un supporto più capace, durevole, leggero, maneggevole, collezionabile e di qualità di gran lunga superiore.
L’LP, nuovo supporto di 30,5 centimetri di diametro e circa 100 grammi di peso, viene accettato come standard in pochissimi mesi.
Il 31 marzo 1949 la RCA lanciò il primo disco singolo a 45 giri a microsolco. Il primo disco stampato in questo formato era un promo: un vinile di dimostrazione inviato a tutti i rivenditori d’America col fine di farlo ascoltare ai propri clienti.
Nel 1950, con l’avvento dei singoli a 45 giri, il design dei jukebox subì una sostanziale rivoluzione e i modelli di questa epoca sono i più ricercati dai collezionisti.
I dischi a 78 giri e i primi dischi microsolco erano realizzati con il segnale di un solo canale, ed erano quindi detti monofonici.
Negli anni Trenta fu messa a punto una tecnica che permetteva di registrare contemporaneamente due segnali sfruttando il movimento verticale e quello orizzontale della puntina: in questo modo fu possibile riprodurre i due canali necessari a una riproduzione stereofonica, mantenendo comunque la compatibilità con il formato monofonico.
I dischi in formato stereofonico non furono commercializzati sino alla fine degli anni Sessanta e tale tecnologia si affermò solo nel corso di questi ultimi.
I primi dischi furono tutti realizzati con suoni dimostrativi ma i costi di realizzazione di un disco stereo si abbassarono rapidamente facendo sì che già nel 1968 le maggiori etichette discografiche non producessero più dischi in formato mono.
Il colore del disco è tipicamente nero anche se sono stati realizzati dischi in vinile colorato e ”picture disc”, ossia dischi nei quali al posto del comune microsolco di vinile nero, erano riportate delle immagini.
In realtà il disco colorato nasce prima del 33 giri: il 6 maggio 1946 un giovane imprenditore di Detroit, Tom Saffady, presentò infatti per la prima volta al pubblico, sotto l’etichetta “Vogue”, i primi singoli a 78 giri in vinile con splendide illustrazioni a colori.

La domanda.

Ma come razzo si fa a pensare che quelli della digitalizzazione possano sopperire minimamente ai gravi problemi del turismo nazionale?”.
E che razzo di disco in vinile avrebbero potuto digitalizzare se prima non fossero nati Cros, Edison Berliner e compagnia bella?
E allora, cazzo (pardon, razzo), prima i Cros, Edison e Berliner del #turismo nostrano (e ci sono) e poi loro, per la miseria.
O almeno contemporaneamente, ma che da questi (Cros, Edison e Berliner) prima imparino quel che s'ha da fare.

Sennò che “belin” ti digitalizzi, eh?


P. S.: In verità, qualcun altro che la pensa proprio come noi c'è da tempo, ma credevo che fossimo gli unici due.








8 commenti:

sergio cusumano ha detto...

@Luciano

Concordo d'accordo e mi unisco totalmente


:-DDDD

Jennaro ha detto...

@Luciano

Qui se non arriva moneta fresca dall'estero tra poco taglieranno la corrente ai Pc e poi voglio proprio vedere come razzarola faranno questi a digitalizazzeriare ancora...

^_^

Luciano Ardoino ha detto...

@Jennaro

I digitalizzanti fanno solo il loro gioco senza voler pensare che non fanno altro che danneggiare se stessi oltre che noi.

La cosa è fin troppo facile da capire e prima o poi la gente (sia quelli che pagano con i nostri soldi che quelli che lo fanno con i loro) aprirà gli occhi.

:)

... e poi a chi daranno la colpa?
A me perché gliel'ho scritto e detto?
Anche questo è possibile!

:)

frap1964 ha detto...

In tema di stazioni ferroviarie confermo che sui Frecciarossa a FI siamo davvero messi così.
Ho personalmente assistito, circa tre settimane fa, alla scena di un giovane capotreno (tra l'altro di colore) che litigava con un rom intimandogli di scendere dal treno.
E questo continuava a tentare di salire in mezzo ai passeggeri in salita e discesa (me compreso).
Polizia ferroviaria totalmente assente.
Ma dove vogliamo andare se non si comincia dalle cose minime e basilari...

Luciano Ardoino ha detto...

Quell'anonimo dell'immagine sul post dice che i guru della digitalizzazione ci salveranno

:)

frap1964 ha detto...

Sì, con una strategia digitale che comprenda retweets e like a manetta in ogni dove della pagina Italy4dummies.

:-)

frap1964 ha detto...

La fuffa "del momento", passata ormai quella del selfie, si chiama big data.

Luciano Ardoino ha detto...

Come mettere ordine sulla gestione dei dati turistici mi sembra d'averlo scritto sul blog circa 5 anni fa e più di una volta.

Beh, si vede che non sono in grado neppure di copincollare.

Appena li vedo lo dirò a voce che magari così ...

:)