martedì 23 settembre 2014

Aumentano i B&B e calano gli impiegati nell'alberghiero

Secondo una opinione personale l'apertura dei B&B è direttamente proporzionale alla perdita degli impiegati nel settore alberghiero e ...

… il B&B è considerato generalmente più economico delle altre forme di alloggio turistico come hotel o residence, e più caro rispetto agli ostelli o campeggi.

Sono regolati da leggi regionali, che si rifanno tutte alla Legge 29 marzo 2001, n. 135 - “Riforma della legislazione nazionale del turismo” e sono distinti dagli affittacamere.
Si deve trattare in ogni caso di una attività a conduzione familiare, condotta cioè da privati all'interno della propria abitazione e dimora, ovvero il luogo in cui si vive abitualmente.

Il numero massimo di stanze e posti letto adibite al servizio varia a seconda della legge regionale; in genere c'è un limite di 3 stanze e 6 posti letto, ma alcune regioni ne consentono di più.
In Liguria i B&B possono aprire per massimo 210 giorni l’anno (è stata presentata una proposta per farli diventare 240) contro i 365 della Campania e della Toscana, i 305 della Sardegna e i 270 della Emilia Romagna … un pastrocchio senza mai fine che in poche parole da l'esatta dimensione che è immediatamente necessaria la riforma del Titolo V.

La colazione fornita deve essere composta di cibi preconfezionati poiché i B&B non sono autorizzati a preparare, manipolare e servire alimenti, salvo diverse disposizioni regionali.
Ma sarà poi vero che nei B&B non manipolano gli alimenti?

A seconda dell'arredo, dell'ubicazione, della presenza o meno del bagno in camera, dei servizi offerti (cambio lenzuola, pulizia, TV o altri apparecchi elettronici in stanza, tipologia di colazione, ecc.), i B&B vengono in talune province classificati dalle Aziende Provinciali per il Turismo (APT) o da apposite commissioni comunali.
Sono comunque ancora poche le regioni nelle quali avviene una classificazione, spesso non gradita dai gestori stessi che vedono in tal modo vanificare le peculiarità di ciascun B&B a favore di una standardizzazione del servizio offerto. 
Eh?
Eh già, non sia mai detto che debbano essere controllati, neh!

Alcune associazioni classificano a loro volta i B&B, ma tali classificazioni non hanno alcuna validità a livello nazionale o internazionale, sono semplici criteri atti ad assicurare l'esistenza di determinati accessori o servizi all'interno di una struttura.
Altro esempio di stupidità collettiva.

Normalmente per aprire un B&B è sufficiente comunicare l'inizio dell'attività e i relativi prezzi presso il SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del proprio Comune.
Dal punto di vista fiscale (secondo la risoluzione del Ministero delle Finanze n. 155 del 13/10/2000) non è necessario aprire una partita IVA in quanto l'attività di B&B deve essere esercitata in modo saltuario, ed è sufficiente il codice fiscale del titolare da apporsi anche sulla ricevuta (non fiscale) che è obbligatorio rilasciare al momento del pagamento.
Per importi superiori agli euro 77,47 è inoltre obbligatorio porre sulla ricevuta una marca da bollo da 1,81 euro che generalmente viene fatta pagare al cliente (l'obbligo della apposizione è però a carico del gestore).
In questo caso vorrei proprio sapere quanti lo fanno.
Trattandosi per legge di attività saltuaria, è inoltre obbligatoria la chiusura per alcuni mesi all'anno e non sono consentiti soggiorni per più di 30 giorni consecutivi.

Beh, detto questo, credo che la questione necessiti di un urgente studio che oltretutto è già bello che pronto nella CrdQ (Classificazione Ricettivo di Qualità appena proposta al TDLAB) per porre uniformemente delle basi per non permettere più che … ci siamo capiti, neh!






3 commenti:

Anonimo ha detto...

Certo... l'evasione fiscale, e non soltanto: molti meno obblighi ai quali ottemperare... ed una bella scusa per accedere a finanziamenti pubblici per ristrutturare le proprie abitazioni?

Luciano Ardoino ha detto...

Leggi chiare e uguali per tutti (i paletti)

:)

vinc ha detto...

Senza ombra di dubbbio