giovedì 31 luglio 2014

Il Turismo secondo Filippo Donati: prima bisogna avere un prodotto da vendere e poi ...

Prima bisogna avere un prodotto da vendere e poi …

Sono le parole di Filippo Donati, il presidente nazionale di Assohotel, l’associazione di categoria di Confesercenti che riunisce gli imprenditori della ricezione turistica.
Associazioni in generale del settore alberghiero a cui non ho mai lesinato di mandarle a dire su queste pagine, ma quando sento della buona musica per le mie orecchie, ecco che cambio immediatamente registro.

Non c'è l'ho con loro come non ce l'ho con nessuno, ma sono stufo di sentire le medesime menate che alla fin fine non producono mai un tubo per gli associati e che assottigliano sempre più la pazienza umana.
Filippo no, ed è da mo che lo seguo sul web, non riscontrando mai in quelle occasioni delle sciocchezze gettate al vento come invero capita sovente quando leggo o ascolto degli altri che non sto qui a dire.

Ma cerchiamo di analizzare per bene l'importanza di quel “ … prima bisogna avere un (buon) prodotto da vendere e (solo) poi … “, che seppur dovrebbe essere banale da fare entrare nel comprendonio nella testa più bacata che c'è, ecco che non si becca mai nelle convention, nei meeting, nelle riunioni etc. e manco sul web.

Infatti le istituzioni locali o governative ambiscono solo a fare cassa e chi se ne frega, sembra di sentir dire, se poi quel prodotto non c'è … mica è colpa mia se i miei predecessori e bla bla bla.

Ed ecco che inesorabilmente parte una marea di str … anezze a gogò e per di più pagate con i soldi dei contribuenti.
Come la sociometrica, la quale non fa altro (imho) che dirti cose che ben sai dal tempo che fu, oppure che quel tale Comune debba disporre un suo portale per “spacciare” le camere degli alberghi, che il solo averne venduta una sarebbe già per sé un gran successo.
E anche in questo caso previa retribuzione dei digitalizzanti che combinazione stanno aumentando come i funghi nelle migliori stagioni, ma che immancabilmente 'sto innalzamento non avviene anche con i turisti.
S'arriva poi al pubblicizzare a qualsiasi costo (inteso anche monetariamente) un prodotto che ancora non c'è.
E via cantando.

Prima il prodotto, santa pazienza o porca paletta.
E per prodotto s'intendono anche i “servizi” nonché la qualità di questi.
Il buon ricettivo con quella miriade di operazioni necessarie affinché siano “donati” al turista nel migliore dei modi.
Con il giusto parametro che dovrebbe esistere tra la qualità e il suo prezzo.
La competitività in poche parole e giusto per darci un taglio.

Non mi resta che chiudere questo mio post nella speranza di poter udire o di leggere innumerevoli volte le stesse parole un po' da tutti nonché dalle istituzioni, ma soprattutto il metterle poi in pratica.

Grazie Filippo, e ora vado a cercare se ne trovo un altro che dice le tue stesse parole … ma mi sa che sarà dura, ma dura tanto, neh!






mercoledì 30 luglio 2014

Ma chi l'ha avuta questa brillante idea sulla Cultura a gratis?

Che ruolo ha oggi la cultura in una nazione come l’Italia?
A quanto pare, nullo. 
Se lo stesso Ministero dei Beni Culturali nel bandire un concorso per una manifestazione da esso stesso organizzata non prevede alcun compenso per gli artisti coinvolti (che dovrebbero accollarsi anche delle spese extra), significa che lo stesso Ministero non attribuisce alla cultura alcun ruolo economico in questo Paese.

Questa amara constatazione nasce dalla lettura di una lettera aperta che un musicista di nome Michele Spellucci ha inviato al Ministero. 
In questa lettera (riportata integralmente più in basso) Michele Spellucci fa riferimento ad un bando per musicisti emanato dallo stesso Ministero, per l’organizzazione di un evento denominato Notti al museo
Da ciò che il musicista evidenzia, ci si può rendere conto di come il bando richieda non solo la partecipazione gratuita dei musicisti, ma anche che questi siano assicurati a loro spese e che provvedano ad «osservare tutte le norme che disciplinano la realizzazione di eventi» (ovvero – nella lettura di Spinelli – ad accollarsi anche le spese per la SIAE).

Cosa succede nel sistema culturale di una nazione quando artisti che hanno dedicato tanti anni della loro vita al perfezionamento della loro arte vengono chiamati dal Ministero dei Beni Culturali per  suonare gratuitamente (accollandosi anche spese extra)? 
Succede evidentemente una sola cosa: che lo stesso Ministero abdica al suo ruolo, sdoganando definitivamente l’idea (abbastanza diffusa, purtroppo) che quello degli artisti non sia un lavoro vero e proprio, ma che sia una sorta di piacevole passatempo, e che quindi può essere anche non pagato. Questo governo, attraverso questo spregevole atto del Ministero dei Beni Culturali, mostra purtroppo una linea di continuità con il pensiero dell’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti, quando quest’ultimo affermò che «con la cultura non si mangia». 

Quale dovrebbe essere allora il ruolo di un Ministero che in teoria è lì per promuovere le arti e la cultura, se in pratica non riconosce la dignità di una retribuzione a chi opera nel settore culturale?
Proprio due giorni fa leggevo un articolo di Luigi Maiello sul problema della committenza per i compositori, in cui si metteva in evidenza la stretta correlazione tra la qualità della musica e la qualità della committenza. 
Nel caso in questione, pur non trattandosi di nuove composizioni, il discorso potrebbe essere simile. Evidentemente, se la committenza è talmente scadente (il Ministero stesso!) da non poter offrire nemmeno una retribuzione (chiedendo addirittura ai musicisti di sobbarcarsi delle spese), anche la musica ne soffrirà.
E pensare che questo Paese – con la sua storia e con i grandi artisti che pure oggi non mancano – potrebbe vivere solo di cultura e turismo, se solo ci fosse la volontà politica di sfruttare le enormi risorse a disposizione.
Qui sotto è possibile leggere la lettera che Michele Spellucci ha indirizzato al Ministro Dario Franceschini e alla Dottoressa Anna Maria Buzzi.

«Gentilissimo Ministro Dario Franceschini,
Gentilissima Dottoressa Anna Maria Buzzi,

Mi chiamo Michele Spellucci, sono un violoncellista, diplomato nel mio strumento con buoni voti al Conservatorio di Milano e specializzato a Vienna con un grandissimo maestro di chiara fama. Nella mia carriera ho potuto a fatica costruire un curriculum che vanta, senza modestia, collaborazioni con alcune delle maggiori orchestre nazionali e che mi ha portato ad esibirmi in alcuni dei teatri più importanti del mondo, da Milano a Canton a Buenos Aires. Mi posso definire quindi a pieno titolo un operatore dello spettacolo o operatore culturale che dir si voglia.
Data la attuale, terribile situazione economica generale italiana ed in particolare le tragiche condizioni in cui versa la cultura nel nostro paese, ho accolto con un guizzo di entusiasmo la notizia della pubblicazione di un bando da parte del Mibact per animare con eventi culturali la manifestazione “Notti al museo”.

“Dal 1° luglio 2014 verrà istituita l’apertura prolungata serale dei siti di eccellenza del patrimonio statale tutti i venerdì, dalle ore 20.00 alle ore 22.00.
Per rendere le manifestazione viva e dinamica, la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale ha predisposto un avviso pubblico (pdf allegato) atto a sollecitare la presentazione di proposte, da parte di persone giuridiche o persone fisiche, singole o associate (associazioni culturali, singoli artisti, complessi) per la realizzazione di eventi culturali (musica, teatro, danza, letteratura, etc.) presso i luoghi di eccellenza della cultura interessati (di cui all’allegato elenco).”
[http://www.valorizzazione.beniculturali.it/it/notizie-sp-428210175/647-avviso-pubblico-proposte-notti-al-museo.html

Sembra essere davvero allettante e promettente ed il mio animo artistico si entusiasma al solo pensiero di poter proporre una serie di attività culturali in un progetto che condivido. Quindi scarico il bando e lo scorro con attenzione.
Al punto 1: Oggetto e finalità del progetto leggo:
“Scopo dell’iniziativa è di promuovere la creatività italiana in alcuni dei luoghi della cultura statali più significativi, contribuendo, altresì, a potenziare l’offerta in occasione delle aperture notturne e ad attrarre, di conseguenza, un numero più ampio di visitatori attraverso altre espressioni d’arte.”

Ma il punto 2 comincia a riservare le prime sorprese:

“Il presente Avviso è rivolto a persone fisiche e giuridiche che intendano realizzare eventi culturali a titolo gratuito in favore del Ministero, ad esclusione di organizzazioni partitiche o politiche.”

A titolo gratuito in favore del Ministero…

Entrerò quindi ora nel merito di questa mia lettera.

Passi che i tempi sono bui per tutti, c’è la crisi e se non si investe sulla cultura, la cultura sarà destinata a morire. Passi anche che io son uno dei primi a sostenere che non si debba aspettare lo Stato per fare cultura perché lo Stato non ha nessun interesse alla diffusione della cultura stessa. Passi che da anni ormai ho deciso di mantenermi con un altro impiego e di dedicare tutto il mio tempo libero alla diffusione culturale a titolo completamente gratuito. Ora però da cittadino onesto, che vanta il regolare pagamento delle tasse, mi aspetterei che fosse il Vostro Ministero a cominciare ad investire in questa benedetta cultura e non che Voi dopo anni di insofferenza e di tagli e di totale apatia richiediate a me e a tutti coloro che con la cultura lavorano e tentano di sopravvivere di sponsorizzare a titolo gratuito i Vostri eventi per “potenziare l’offerta” e “attrarre un numero più ampio di visitatori”.

Ma pur volendo sorvolare sulle mere questioni di principio, va da sé che un numero maggiore di visitatori attirati dagli eventi culturali che avranno luogo, porterà un introito maggiore alle Sovrintendenze ed agli esercizi dove si svolgeranno gli eventi stessi. E sinceramente non vedo motivo alcuno perché debbano essere gli operatori culturali gli unici a prestare lavoro volontario e non retribuito. Spero che capiate che dopo quasi 20 anni di studi e di battaglie è quantomeno inopportuno chiedermi di lavorare per Voi gratuitamente quando anche il più semplice guardiano del più piccolo museo riceverà uno straordinario per le due ore supllementari di lavoro in quella occasione. Ed è oltremodo offensivo che il Vostro Ministero preveda i fondi necessari a finanziare le aperture straordinarie ma non investa un solo centesimo per gli operatori culturali che dovrebbero “potenziare l’offerta”. Siamo anche noi, anzi lasciatemi dire soprattutto noi, operatori culturali, il vero patrimonio da valorizzare in questo paese poiché siamo noi a rendere viva ed interessante la cultura, a portarla a diretto contatto con la gente ed a spiegarla, renderla fruibile e quant’altro serva ad avvicinarla ai “visitatori”.


Decidendo di ingoiare questo amaro boccone e dopo aver calmato la rabbia per la incredibile umiliazione mi arrendo all’idea che il Vostro Ministero abbia bisogno di assistenza non meno di un malato in stadio terminale, benché a quel che sembra la mia arte valga meno del buon giorno di un portiere. E quindi decido di scorrere ulteriormente il bando, convinto che comunque la prospettiva di creare qualcosa di bello abbia molto più valore di qualsiasi punto d’orgoglio. D’altronde non sarà certo il Vostro ministero a darmi dignità, per fortuna lo fa già la mia arte.

Ma qui arriva l’incredibile ed amara sorpresa.

L’articolo 6 punto 1 recita:

“il proponente dichiara di essere in possesso di adeguata polizza assicurativa di responsabilità civile per danni a persone e cose, esibendone copia a richiesta dell’Amministrazione”

Punto comprensibile, non sia mai che con il mio strumento inciampi su una statua del Canova distruggendo il patrimonio artistico che va valorizzato. Però questo fa sì che per collaborare con il Vostro Ministero, non solo sarei costretto a lavorare per la gloria, ma sarei costretto anche a farmi carico della stipula un’assicurazione privata. Quindi passiamo dal volontariato alla sponsorizzazione.

Ma non finisce qui, purtroppo.


Articolo 6 punto 2:

“il proponente si impegna ad osservare tutte le norme che disciplinano la realizzazione di eventi, attività culturali, spettacoli da svolgersi in luogo in pubblico e/o aperto al pubblico”

Ho impiegato del tempo per decifrare l’orribile senso di questo articolo. Già perché fatte salve tutte le norme di sicurezza del caso, che daremo per scontate, le altre norme che disciplinano la realizzazione di eventi, attività culturali e spettacoli in Italia hanno un solo nome: SIAE. Già perché essendo io il proponente dell’evento culturale mi caratterizzo agli occhi della SIAE come organizzatore e per cui secondo legge a me spettano gli adempimenti in materia di diritti d’autore con tariffe fisse (nel caso specifico farebbe fede la tabella per gli spettacoli gratuiti… direi) che variano dai 73,40€ ai 425,80€. Ed essendo io obbligato per contratto ad osservare tutte le norme, sarei io a pagare. Sarei davvero lieto di sbagliarmi ma purtroppo anni di esperienza mi portano a credere che il senso sia proprio quello.


Quindi, Signor Ministro e Signora Direttrice Generale, scusandomi della mia lungaggine nell’illustrare la situazione, tiro le somme del Vostro bando:

Il Ministero chiama a raccolta tutti gli operatori culturali per organizzare eventi che rendano più appetibile una propria iniziativa. Questa chiamata a raccolta non prevede però solo la beffa di essere a titolo completamente gratuito ma anche il danno di prevedere una serie inspiegabile di oneri a carico degli operatori culturali stessi.


Ora, con tutto il cuore, Signor Franceschini e Signora Buzzi, Vi chiedo:


CON QUALE CORAGGIO????


Domanda ovviamente retorica per la quale non mi aspetto alcuna risposta.

Vi ringrazio per la Vostra cortese attenzione e Vi auguro un buon lavoro, specialmente per l’organizzazione dell’evento “Notti al Museo”

Cordialmente

Michele Spellucci».











martedì 29 luglio 2014

Detto papale papale, ma questi (Governo e associazioni) al turismo alberghiero ci tengono davvero .. o non gliene frega un'emerita mazza?

Detto papale papale, la sensazione che ci stiano prendendo per i fondelli raccontandoci la solita favoletta buona e bella, è sempre più evidente.



Ma vengo al perché.

Con 159 voti favorevoli e 90 contrari, il Senato (28 Luglio 2014) ha dato il via libera definitivo al DDLdi conversione del decreto-legge n. 83, in materia di cultura e turismo (DDL n.1563), sulla cui approvazione il Governo aveva posto la questione di fiducia.

E allora comincio coll'esaminare la cosa che più mi sta a cuore (ved. immagine sotto).


Tre mesi (3) per buttare giù una nuova classificazione alberghiera d'intesa con le eccetera eccetera e magari adeguarla a quelle adottate a livello europeo ed internazionale ?

Quando nell'ultima (DPCM 21/10/2008) furono necessari anni di dibattiti a tutto andare col risultato che non passa giorno che qualcuno non ne dica peste e corna.

Suvvia, siamo seri.



O la si vuole realizzare per mezzo di quell’iniziativa dell’Hotelstar Union (di cui è socia l’associazione di Federalberghi) per una revisione del sistema di classificazione alberghiera unica per i Paesi del continente europeo (ved. qui)?

Ari suvvia, ari siamo ari seri, per cortesia.

Ma davvero esiste qualcuno che con quelle domande, ed eventuali risposte, può determinare una classificazione alberghiera di qualità, quando le stesse cose avrebbe potuto estrapolarle anche il più modesto o il peggiore direttore d'albergo del mondo intero ?



E chi le risolve 'ste cose qua ? … forse che ci riesca il TDLAB con la loro digitalizzazione ad oltranza ?



E mo ci riprovo anche se so benissimo che sarà dell'altro tempo perso, ma forse è meglio non lasciare nulla d'intentato.



Eh già, poiché oltre a tutto quello precedentemente scritto su queste pagine in merito alla CAdQ (classificazione alberghiera di qualità) che da circa 20anni sto programmando e che risolverebbe una marea (un oceano) di incongruenze nell'alberghiero a vantaggio di tutti ma proprio tutti (Governo compreso), toh, c'è anche quella cosa del vattel(app)esca dei B&B.



… piange il telefono e il telefono piange, ma anche una mail va bene lo stesso.

Segnali di fumo?






lunedì 28 luglio 2014

Pernottamenti turisti stranieri 2014: Grecia +17,1%; Spagna +7,3% (sei mesi 2014) ... Italia -3% (quattro mesi 2014)

Domandina facile facile: ma se noi nei primi quattro mesi dell'anno in corso siamo riusciti a perdere il 3% delle presenze turistiche straniere (dati della Banca d'Italia) rispetto al 2013 che già fu un anno di cacca come pernottamenti, e che nelle posizioni di rilievo di questo settore abbiamo dei fe-no-me-ni (se lo dicono loro e spettanti adepti che probabilmente ci marciano con quelle conoscenze … si sa mai), che minkia di professionisti del turismo hanno i greci e gli spagnoli?
Intendo quelli che l'amministrano istituzionalmente.

Infatti, Grecia + 17,1% nei primi sei mesi del 2014 e Spagna + 7,3% rispetto allo scorso anno che per loro non fu un anno col segno meno come avvenne invece per noi, ma nonostante questo loro stanno sempre aumentando, mentre noi … vabebh, si sa!
Una continua debacle nel derby dei Piigs, ossia fra i Paesi del Sud del Mediterraneo a forte vocazione turistica
Eh già … ma chi lor signori mi risponderà?
Nell'attesa (vana) vado avanti.

Forse che loro (Spagna, Grecia e mettiamoci pure la Francia, va) abbiano degli omini verdi (marziani) e noi quelli marrone (meglio lasciar perdere, va … diciamo teste di legno, riferito al colore, e non se ne parla più)?

E a ben poco vale che quelli dell'Enit sostengano che nei primi 4 mesi i pernottamenti in Italia siano aumentati del 3%, facendo riferimento alle vendite di 166 Tour Operator, perché quelli di Via Nazionale (Bankitalia) affermano l'opposto … e non come scritto nell'articolo di affaritaliani.it (ved. qui).

E chissà perché all'Enit prendano in esame le statistiche che meglio l'aggradano o è un'iniziativa “personale” dell'autore del fondo?
Comunque siano le loro scelte dei “donatori” di statistiche per salvarsi o per dare un senso al loro lavoro, qui va sempre da schifo e all'orizzonte non si vede nulla di produttivo per questo settore.

Anzi, un momento … no, qualcosa hanno fatto per ricuperare quel divario con le altre nazioni dei piigs a vocazione turistica, e vale a dire il TDLAB, la digitalizzazione che dovrebbe recuperare, secondo loro, il -20,1% con la Grecia (disparità tra loro e noi) e il 10,3% con la Spagna, poi della differenza con la Francia ve lo racconto tra un po' …

... ma che vadano a ramengo, va!








sabato 26 luglio 2014

Le teste di razzo

Taleb Rifai, il segretario generale dell’Unwto, dichiara che secondo i dati del World Tourism Barometer, da gennaio ad aprile 2014 i pernottamenti in Europa sono aumentati del 5%, pari a 14 milioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno … e allora esaminiamo.

Però prima vi vorrei parlare dell'eventuale simmetria che c'è tra le parole che si assomigliano molto.

Le migliori teste di razzo restano in aria per molto tempo, hanno una gittata molto lunga che le porta a coprire molte migliaia di chilometri da qualsiasi parte le indirizzi, e solitamente quando arrivano alla meta fanno un casino della miseria.
In poche parole fanno un bel botto.
Ci sono quindi le teste di razzo che vengono lanciate intorno al pianeta per vari motivi scientifici, ma tutte hanno uno scopo bel delineato atto a conoscere tante cosine che altrimenti non si sarebbero mai sapute e che sono di grandissima utilità.

Simmetrie con le teste di cazzo.

Come le teste di razzo, anche quelle di cazzo, sono presenti nel Bel Paese in un quantitativo industriale … e praticamente vengono partorite come le blatte e pure i topi.
La gestazione è molto breve e quasi tutte vanno a finire in un solo settore: il turismo.
Statistiche mie personali danno la percentuale sul 90%.

Anche le teste di cazzo si sollevano da terra come il quasi omonimo razzo, veleggiano nel cielo per tanto tempo (incollati alle cadreghe), mantenendo però la testa sempre dentro le nuvole dove orbitano dal tempo che fu, e anche loro raggiungono delle distante considerevoli.
Oggi sono qui e domani te li ritrovi dall'altra parte del mondo a far bella mostra di se … tanto pagano i fessi (cioè noi).
Ma dal razzo si differenzia nel fatto che non colpisce mai il bersaglio, non sono utili per una beata minkia, però il botto lo fanno a ripetizione.
Infatti sparano un sacco di cazzate (come potrebbe essere altrimenti se sono delle teste di cazzo?) che fanno tutte boom … mentre intorno a questi crateri (le cazzate) non cresce più nemmeno l'erba e di conseguenza manco i turisti.

A differenza delle teste di razzo, quelle di cazzo si accompagnano sempre con due palloncini (toh, che strano!) a volte di colore diverso (ma poco importa).
Questi palloncini sono definiti da esimi professori che si occupano solo di quella materia, come “coglioni”, che però vengono pagati profumatamente per non produrre un'emerita mazza fionda di niente.

Risultando così che anche noi siamo dei palloncini … i coglioni in poche parole.
Bene, detto questo al solo scopo di far finalmente luce su queste differenze di base, qualcuno mi vuole spiegare il perché si continui a voler “adottare” le teste di cazzo con quei due “belin” di palloncini se ...

... i dell'Untwo di Taleb Rifai, i quali danno nei primi quattro mesi un aumento delle presenze (pernottamenti) in Europa del 5%, mentre in Italia, sempre in quel periodo di tempo, queste sono in calo (pernottamenti stranieri) del 3%?

Portando il totale della differenza tra le teste di razzo e quelle di cazzo all'8%.


P. S.: Non sarebbe tosto l'ora di cambiare quelle teste di cazzo?
E se non si può per vari motivi, almeno mutare quei due "belin" di palloncini che (pagati) gli circolano intorno, o no?




venerdì 25 luglio 2014

Turismo: I parassiti sono come i coriandoli

I parassiti sono come i coriandoli ...

I coriandoli?

… eh si, perché per coriandoli mi riferisco a tutte quelle variopinte persone, sporadici casi a parte, che negli anni passati si sono o sono state insediate in posizioni di rilievo nell’ambito turistico (Enti, Associazioni, Amministrazioni, Parolai etc.), e ci si sono talmente incastrate a mo di adesivi che quando li togli resta sempre qualcosa di appiccicaticcio laddove prima s'erano adagiati.
E parlano, parlano, parlano, ammoniscono gli altri ma loro non fanno un razzo.
D'altronde come potrebbero se della materia … vabbeh, s'è capito!
Si esaltano ed elencano parziali dati positivi (esclusivamente i loro), criticano gli altri ma senza però dare reali soluzioni e questo senza mai voler ricevere chiari e utili consigli.

E quel che è peggio, a tal punto ricco di entusiastiche dichiarazioni o strane statistiche con il segno più ad inizio stagione, che inspiegabilmente, si tramutano in segno meno alla resa dei conti nonché quasi mai all’altezza della svalutazione monetaria annuale.

E nel mentre, giusto per dimostrare la loro insipienza, le attività turistiche chiudono definitivamente i battenti lasciando a casa migliaia (a decine e decine) di lavoratori.
Alcuni poi tentano la sorte beata e lasciano il mondo preferendo la morte.
Ma ai coriandoli parassiti non frega una minkia e non li sfiora nemmeno il pensiero che queste morti avvengono anche colpa loro, della loro ignoranza, del loro voler solo apparire per poter poi dire: “S', io c'ero quando si decideva questo e anche quell'altro”.

Quel turismo così capace nelle intenzioni dei piccoli o grandi addetti privati, così valido nell’inventiva degli operatori locali, ma probabilmente povero nelle regole, nei suggerimenti dei vari presidenti associativi e negli aiuti istituzionali; mentre le altre nazioni accentrate da un unico comune denominatore e contornate da forse più taciturni ma realistici annunci da parte di coloro che le presiedono; beh, loro progrediscono, mentre non mancano mai quelli che riempiendo le pagine dei loro quotidiani ci deridono giornalmente.

Come i fastidiosi coriandoli, questi, si sono inseriti nelle pieghe del potere e che dopo svariati anni di continue “finte” pulizie te li ritrovi nei punti più disparati; nell’incastro tra le suole ed il tacco delle scarpe usate l'ultima volta chissà quando, nelle giunture del peluche di tua figlia che oramai festeggia il quarantesimo compleanno o nella cavità delle poltrone di alcuni inamovibili dirigenti del turismo.

Per coriandoli intendo anche lo svolazzante agire indipendente degli uni dagli altri ed in modo non coordinato, proprio come le nostre regioni, che nonostante dispongano di oltre il 5% del patrimonio artistico e culturale mondiale, si pregiano a volte di numeri statistici vergognosi o preveggendo che da quando ci sono loro tutto va bene Madama la Marchesa.
Mentre tutto va male, maremma maiala d'una Marchesa.

Però i parassiti coriandoli continuano a menare il can per l’aia nonché il torrone nei convegni, nei meeting o nelle varie assemblee nazionali, regionali e locali … in quei congressi che dovrebbero produrre consigli, aiuti o altro nei confronti degli operatori … dove in verità ereditiamo solo ed unicamente delle parole inutili come puzzolenti scorregge al vento.
E gli uni perennemente contro gli altri inspiegabilmente, considerato che il mezzo e lo scopo è uno solo: il turismo.

E poi i professoroni che, viaggiando su e giù per l'Italia a spargere il loro verbo con dei congiuntivi e condizionali della madonna, lasciano ogni tanto cadere in terra o sul web qualche preziosa perla del loro sapere, e lo fanno in modo che i fessi ne restino folgorati.
Fessi e pure babbei che misurano con la lingua le cavità delle chiappe dei “parassiti potenti” … e più mollicciamente l'addentrano nel sedere con indiscussa maestria professionale, più hanno l'opportunità di far godere (perché è quello che entrambi vogliono) per ottenere qualche incarico ricevuto a gogò.

Mentre nei paesi esteri veramente produttivi in campo turistico avviene esattamente l’opposto.
E guai a renderglielo noto, poiché si offendono e ti rivoltano cortesemente addosso palate di sterco (naturalmente alle spalle) per il solo motivo che gli hai detto in faccia quello che pensi di lei/lui che poi, ma non è nemmeno un caso, è sempre la verità.

I coriandoli sono fastidiosi, a volte ti entrano in bocca e li sputi ma trovi sempre qualche bontempone che li raccoglie dalla strada e te li rilancia addosso, sono disgustosi (coriandoli e buontemponi).
Sono tutti tagliati in modo differente ma probabilmente si accomunano nella svogliatezza, nell’inconcludenza, non hanno qualità e vanno dove vogliono, sono coloratissimi e si imbellettano, impiastricciano le strade e non solo.
Alla fine del loro “carnevale” dovrebbero durare al massimo solo pochi giorni, ma qui come sopra detto, te li ritrovi anche dopo molti anni.

E gli operatori ecologici per toglierli dalle strade impazziscono, mentre i veri operatori turistici, per toglierli dal potere, si inrazzano.
Molti specialisti parlano ai congressi, rilasciano interviste, annunciano ai convegni fantomatiche banali o noiose risoluzioni…ma del tutto resta solo il ritaglio sul giornale del giorno dopo da far vedere agli amici (i fessi e i babbei) la bontà del loro non fare un razzo.

E il turismo….?
E il turismo è un’azienda e come tale dovrebbe produrre profitto, benessere corporativo e anche sociale, mentre il successo di un’azienda è strettamente legato alla sua gestione laddove decisiva è la personalità, il sapere di chi la dirige o il suo management e non esistono cattivi collaboratori, ma solo pessimi capi e questo vale tanto per le aziende quanto per le organizzazioni, le associazioni … e il settore turistico; cui spetterebbe generare, non solo parziali, bensì generali, veritieri ma soprattutto finali raccolti positivi.
Ma che politica del razzo è?
Poiché se così non fosse, come sopraddetto, perché il turismo in questo benedetto Paese va sempre male, eh?







giovedì 24 luglio 2014

... e tutti i loghi vennero a galla. Pardon, a balla!

Che Genova stia andando sempre più a ramengo è cosa abbastanza risaputa, mentre il rischio di vederla retrocedere e invecchiare inesorabilmente, ormai è come il pane di tutti i giorni.
Infatti non passano 24 ore, minuti o anche un solo secondo che qualche problema, che non si risolverà mai, non spunti all'orizzonte.

A questo punto immagino il commento dei miei lettori: “ … e a noi che ci frega delle critiche di Ardoino?”.
Giusto!

Ma l'introduzione serve per raccontarvi l'ennesima presa per i fondelli che crudelmente ci viene puntualmente perpetrata nel mio settore: il turismo.

Il logo di Genova.

Ieri 23 luglio a pagina 13 de Il Secolo XIX faceva bella mostra di se un fondo così intitolato: “Bilancio positivo per “Genova is more than this” e subito sotto: “Turismo, il nuovo logo fa breccia, centocinquanta richieste di utilizzo).

E allora andiamo a leggere va, e tra una riga e l'altra … un successo secondo l'assessore al Turismo del Comune, Carla Sibilla … abbiamo sentito l'esigenza di farlo uscire dalla Regione e i nostri clienti sono i migliori ambasciatori, e abbiamo pensato di legarlo ai momenti topici della città (?) regalando magliette, cappellini e ombrelli con il logo, dichiara la presidentessa degli albergatori di questa città.
Ne avessi mai visto una di 'ste cose (magliette, cappellini e ombrelli) … ma manco di ombrelli nonostante stia sempre piovendo da un po' di tempo a questa parte.
“Siamo stati utilizzati come modello da diversi Paesi, spiega Sibilla, e l'ultima presentazione è stata fatta a Liverpool dopo molte altre capitali europee. I Paesi nordici, che erano quelli più avanzati, avevano un modello estremamente più cattedratico per lo studio del logo. Il fatto di aver coinvolto la cittadinanza, aver effettuato una campagna, aver lasciato nel logo uno spazio alle emozioni (quali?), sono stati visti come elementi innovativi.

Sarà vero?
Sarà falso?
Nel dubbio andiamo a vedere 'sto grande successo.

Ed ecco che spunta un blog (ved. qui) che in tutto ha pubblicato negli anni solo 4 post (Errata Corrige: da un commento veniamo informati che il blog in questione pubblica tre post alla settimana dall'anno 2010) e che parla appunto dell'avvenimento in quel di Liverpool.
Poi, dopo ore di ricerca per trovare l'eventuale secondo ... il deserto o, se preferite, un'emerita mazza fionda.
Ma non era stato un gran successo?

Leggendo poi l'articolo non ho notato nulla di quanto affermato dalla Carla Sibilla sulle pagine del Secolo XIX, ma una sola descrizione fatta da Cesare Torre che in quell'occasione rappresentava la città di Genova, il quale sosteneva che il marchio (logo) è un modo per attirare nuovi posti di lavoro.

Ora, che il logo è apparso sui media (con molte perplessità della popolazione) sono già alcuni mesi (marzo 2014 e con una gara un po' così così) ma gli ultimi dati dicono che nel terziario si rileva la riduzione più consistente, -6,1% pari ad una perdita di 30.000 posti di lavoro, fortemente influenzata dal settore commerciale e turistico (-15,4% pari a -22.000 unità).
Quindi non si arresta la crescita dei disoccupati, che tra i primi 2 trimestri del 2013 e del 2014 ha determinato un tasso di disoccupazione pari a 11,9%, in crescita di 1,1 punti percentuali su base annua.
Mah, si vede che quel logo non ha funzionato! … per ora! Poi si vedrà.

Ma l'approvazione che la Carla Sibilla sostiene d'aver ricevuto un po' da tutte le parti d'Europa in merito al logo di Genova sull'intervista del Secolo XIX, raggiunge l'apoteosi ricercando sul web le precedenti esperienze nelle capitali europee.
E anche in questo caso se ne trova uno solo di sito che ne parla ed è appunto questo qui (leggere attentamente i commenti per farsene due sonore risate e una ragione).

E meno male che il logo era piaciuto, neh!

P. S.: Al momento non s'è notata in città nessuna coda di persone in cerca d'impiego presso l'assessorato del Turismo per via di quel logo … ma qui sì, e non riguarda proprio il turismo.







mercoledì 23 luglio 2014

Alessandra Poggiani può essere ancora un buon DG dell'agenzia per l'Italia digitale?

Nella personale spasmodica (beh!) attesa di leggere ciò che il TDLAB “suggerirà” per farci uscire dalla bratta nel turismo, sempre che ce ne rendano alla fine edotti, oggi vi voglio raccontare di questa cosa … poi spetta a voi pensare il che cosa sia giusto.

E se posso dire la mia in anticipo, beh; ce n'è per l'asino e per chi lo mena.

Alessandra Poggiani è stata nominata DG dell'agenzia per l'Italia digitale dal governo Renzi, ma parrebbe che la sua laurea non abbia valore nel Bel Paese.

Altri sostengono dettagliatamente che nel Curriculum della Poggiani esistano delle inesattezze di non poco conto (ved. commenti qui) ma della cosa, dato che non ne capisco niente o poco di più di 'ste faccende, provo a prendere per buono ciò che asseriscono due persone, Marco Camisani Calzolari e Rodolfo Baggio, che tra quelli che profetizzano il digitale come la soluzione di tutti i nostri problemi nel turismo, sono quelli per cui nutro il maggior rispetto.

Il mio pensiero sul digitale è alquanto noto ma per quelli che ancora non lo sanno (credo ben pochi) , è da delimitare sul fatto che non penso proprio che anche i migliori “professori” della materia possano minimamente “suggerire” il cosa s'abbia da fare per le soluzioni del comparto turistico.
Che minkia ne sanno?

O per lo meno: “Come cavolo possono saperne di più (e qui ci metto la frase che mi piace un sacco tanto e anche di più) di coloro che hanno combattuto e conoscono sul campo di battaglia del turismo, l'odore della cordite, il sapore del sangue e soprattutto il gusto della merda che hanno mangiato per far sopravvivere le loro aziende e per poter continuare a pagare chi di dovere (collaboratori, fornitori, tasse della miseria e così via)?”.

Gran bella differenza, neh! ... ved. esempio in un atro Stato il come si fa, ma soprattutto la differenza tra i loro e i nostri risultati.
Vabbeh, torno allo scopo di questo post!

Marco Camisani Calzolari e Rodolfo Baggio dicono che non è giusto buttare del fango su quella persona (Alessandra Poggiani) e che di migliore rappresentante non c'è per quel dato lavoro.

Ora non so se quella persona sia la più idonea, ma perché quelle eventuali imprecisioni nel CV della pur brava Alessandra?
Dovute forse alla trascrizione degli studi effettuati all'estero in un CV italiano?
Mah!

Il fatto che alcuni ritengano una laurea solo un “pezzo di carta” è una fesseria senza pari poiché io stesso che non ce l'ho e nemmeno dispongo di un semplice diploma, di ciò ne ho “patito” le conseguenze sulla pelle e anche m'han rotto le palle per lo stesso motivo per tantissimi anni fino al momento che non serviva più.

Anche perché poi è chiaro che l'esperienza, la cocciutaggine (intesa come quella buona) e il duro lavoro sopperiscano a qualsiasi documento che attesti lo studio eseguito in giovane età.
Anzi!
E poi diciamolo, devi sempre studiare, poi mentre più studi, più capisci chi non lo fa o chi lo fa male.

Ma com'è nel lavoro è nello studio, e vale a dire che molto dipende da chi ti insegna.
Infatti chi ha la fortuna di trovare dei grandi “maestri” è facile che poi possa diventarlo altrettanto.

Alessandra Poggiani viene descritta come una forza della natura sui social (anche se ad onor del vero ce ne sono molti altri che non appena ci parli ... vabbeh ...) e che il suo settore lo conosca a menadito (la migliore in poche parole) … quindi che minkia s'ha da fare in questi casi?


Una saggia e facile facile soluzione credo che esista e che riprende esattamente il famoso detto del “un colpo alla botte e un colpo al cerchio”, ma se c'è il “merito” che “merito” c'è a raccontare o scrivere sonore balle? ... sempre che sia vero che quel CV non è vero (pardon).

Ne guadagna l'Italia (anche se personalmente tutta questa importanza non ce la vedo, neh!) e se può sembrare poco di 'sti tempi … certo che se poi così non è, alè; siamo alle solite.

Poi sulla digitalizzazione avrei ancora molte cose da dire ma credo di riuscire a farlo in un prossimo tempo.





martedì 22 luglio 2014

Mulo Rino: Il nostro candidato alle regionali della Liguria


Alla fine s'è finalmente trovato il candidato ideale per questa Regione, ed è uno che lavora come un mulo.
Anzi, è un mulo!

Ad onor del vero l'indecisione s'è protratta nel tempo perché la scelta era dapprima ricaduta su tre “personaggi”, e vale a dire: il bardotto, l'asino e appunto il mulo.
Poi, dopo attenta e allegra disamina, s'è scelto il mulo.
Primo perché di asini ce n'è già abbastanza e così pure di bardotti e poi, per via delle buone possibilità di fare la rima ... pertanto s'è quindi deciso, sempre all'unanimità, di chiamarlo Rino per la stessa seconda motivazione di prima.
Quì in Liguria, il nome Rino, dà l'opportunità per chilometriche metriche, mentre i politici di tutte le parti non riescono mai a fare un “belino”.
Visto com'è facile, neh!

Ma vediamo cosa risponde il nostro candidato alle prossime regionali della Liguria alla domanda: “Perché si è candidato?”.

Il Mulo Rino: “Diciamo che la fattoria degli animali ha una struttura talmente incancrenita da poter essere rivoltata solo da un bel calcio di mulo (indovina dove?) per scacciare tutti i maiali e ridare potere ai polli, alle galline, alle oche, alle anatre etc., che sono poi la nostra brava gente che inconsciamente, avendoli votati, li ce l'hanno messi ... perdendo però completamente il potere di vivere meglio.
Ed è per questo che ho deciso di abbandonare il mio recinto ed affrontare una campagna elettorale di rottura … di marroni.
Col passato e col triste presente.
Ma soprattutto a favore del turismo che dovrebbe ed è la risorsa più importante che abbiamo, ma se tra tutte le scelte sbagliate fanno partire dei bandi da un milione di euro al 21 luglio per la stagione estiva in corso, qualcosa s'ha da scalciare per forza.

YYAAAHHH




Di Marco Marchionni e un pochettino di me ... proprio come due grandi, grossi (lui) e vecchi (sempre lui) amici.






lunedì 21 luglio 2014

Se per caso ti sei dimenticato il tuo nome e cognome, con la sociometrica risolvi il problema?

E anche oggi andrò a cercarmi qualche nuovo “amico” di quelli che non capiscono il suggerimento e … vabbeh, mo ve lo dico.

Prima di tutto c'è da dire che la Sociometria è la misurazione-rilevazione delle relazioni esistenti in un gruppo dato o in una comunità.

In poche parole è quella cosa che nel turismo mi ricorda tanto quei questionari (il mitico "comment form" giusto per darci un taglio) che i clienti (gentilmente) scrivevano alla fine delle loro vacanza in un dato luogo: crociera, albergo, resort e via dicendo.
E dalla quale il direttore d'albergo, il Capo Commissario e adesso l'Hotel director (navi da Crociera) o l'AD estrapolavano il cosa andasse bene e quello che invece, in base ai complains, era immediatamente da rimediare per innalzare la qualità.

Ricordo che di quei questionari ne ho visti e studiati una gran quantità e di averli io stesso realizzati, con l'ovvio aiuto dei responsabili settoriali, laddove, quand'anche quelle serie di domande non fossero presenti nelle realtà che andavo a dirigere.

Questionari che ritenevo e ancora ritengo davvero importanti.
Primo perché mi aiutano ad intervenire immediatamente presso le direzioni degli hotels, navi da crociera etc., in caso di lamentele, e poi perché mi forniscono l'esatto parametro tra la qualità ed il prezzo di quella data locazione..

E siccome questi erano depositati dagli stessi clienti in un contenitore situato presso la reception macon l'apertura accessibile solo al Quality manager, il quale solitamente non incontrava grandi favori reciproci dai direttori d'albergo per ovvi motivi lavorativi, ecco che il QM dopo aver riportato tutti quei questionari in un file e i suoi algoritmi per la misurazione, ma mettendo però in evidenza quelli che lamentavano peste e corna (per fortuna sempre pochi pochi), venivano esaminati settimanalmente alla presenza di tutti i manager della compagnia per migliorare lo standard qualitativo e quindi provvedere al …

Ovvio è che nessuna realtà ricettiva risultava uguale all'altra poiché è ben chiaro che la qualità deriva solo ed unicamente dal direttore d'albergo, del resort o della nave da crociera, e questo in base alla sua professionalità ed esperienza.
In questa maniera riuscivo e riesco a comprendere meglio chi di questi risultasse il migliore … e questo in aiuto ai vari refounds che in molte compagnie sono addirittura inseriti nel budget dell'anno prima con delle cifre da far paura.
Ma non era certo il mio caso, anche perché se quelle cifre s'aggiravano sui 100.000 dollari e più annui, Beh; preferisco usare quell'ammontare per assumere del personale e quindi sopperire alle eventuali discrepanze.

Ora detto questo, la sociometrica nel turismo che cosa fa?

A detta di questo articolo pubblicato recentemente (ved. qui) a seguito delle dichiarazioni di Stefano Spaggiari, Amministratore Delegato di Expert System e di Antonio Preiti, Direttore di Sociometrica, su un campione di 570.000 post in lingua inglese pubblicati sui social media da persone che sono state in vacanza nel nostro paese negli ultimi quattro mesi (ultima rilevazione 1 Luglio 2014) che le città d'arte più menzionate sono Roma, Firenze e Venezia.
Davvero?

Mentre da quello studio (tecnologia Cogito di Expert System) emerge innanzitutto che l’Italia turistica è promossa a pieni voti (nella scala sintetica da 0 a 100 impiegata da Sociometrica/Expert System, il risultato è di 77, ben oltre la soglia di 60 punti, convenzionalmente considerata quella minima per poter parlare di successo, o buona percezione) … peccato che i vari parametri dell'Untwo non la pensino esattamente così e pure quelli del Travel & Tourism competitiveness Report, stessa cosa per quelli del WEF e bla bla bla in merito alla competitività del nostro Bel Paese ... mentre nei vecchi questionari che riportavo sopra, l'eccellenza parte da 60 fino al 55, e tutti i punteggi che da questi arrivano ai 50 punti è considerata “buona” e da lì in giù; la mediocrità.
Per non parlare di quelli ancora più bassi (scarso) … beh; personalmente preferisco di molto quest'ultima misurazione-rilevazione poiché mi sembra più valida e idonea.

Ma sorvolando su queste cose strettamente personali che non c'entrano niente (forse), quello che rilevo da quell'articolo sulla sociometrica è che i turisti stranieri descrivono tra gli elementi di maggior successo risulta vincente la ristorazione, poi le piazze e le spiagge e quindi lo shopping.
Abbè, e meno male che adesso si sa, sennò sarebbe stato proprio un bel guaio.

Mentre l’argomento più trattato nei post è il trasporto, come muoversi e come raggiungere i luoghi d’interesse e di come la qualità dei mezzi di trasporto influisca sul tenore del viaggio. Al secondo ci sono la cultura, l’arte e l’entertainment. Al terzo posto emergono le questioni legate al lavoro e al commercio, allo shopping. Al quarto posto c’è il mondo di internet, tutto ciò che riguarda i collegamenti digitali e le connessioni wi-fi. Al quinto posto una nota critica, la criminalità, con anche grande attenzione al pericolo di subire furti o aggressioni.

Poi …

i concetti sintetici che contribuiscono a formare il lato negativo della bilancia sono: “expensive”, costosa, con prezzi elevati; “cheap”, cioè povera, deludente; “difficult”, che indica la circostanza di incontrare problemi nel corso della visita; “wait”, che mette in luce come ci siano troppe code da affrontare e in genere una situazione di organizzazione dell’offerta non veloce o non abbastanza comoda, come sarebbe d’attendere; “crowded”, affollata, confusa e “miss”, mancante di qualcosa, deludente rispetto alle attese.
Dall’analisi delle percezioni dei turisti risulta quindi che la forza dell’Italia è in un mix di grande fascino: la cultura intesa più come contesto urbano di socializzazione, piuttosto che semplicemente come quantità di opere d’arte; la qualità della cucina e del cibo; lo stile di vita che trova nella piazza il suo luogo esemplare; i prodotti emozionali del “made in Italy”; il paesaggio e la varietà di situazioni che si possono incontrare.
Ma va?

Allora una domanda: “Ma non sono forse anche queste delle ovvietà o dei luoghi comuni?” come è scritto in questo post qua dove il direttore della sociometrica, Antonio Preiti, lamentava nei confronti di altri?

Grazie per l'eventuale risposta! … vorrei solo riuscire a capire.







domenica 20 luglio 2014

L'Italia vista dai turisti stranieri

http://www.corriere.it/reportages/cronache/2014/turismo/



sabato 19 luglio 2014

La tassa di soggiorno per ora non aumenterà ma il prossimo anno ...

Per ora la Francia non aumenterà la tassa di soggiorno (Taxe de séjour) che qualche bontempone (il segretario di Stato al bilancio Christian Eckert) aveva proposto non molti giorni fa nel Parlamento francese.

Eckert s'era anche detto convinto che lo stesso Parlamento l'avrebbe votata all'unanimità poiché la tassa in questione non era proprio una tassa, ma lo scopo era quello di fornire un'opportunità alle comunità (i Comuni) che volessero istituire la tassa per provvedere a finanziare il trasporto pubblico.

E che secondo lui era una gran differenza.
Mah!
In poche parole un aumento di ben 5 volte l'attuale tassa che varia dai 0,50 ai 1,50 euro a notte e portarla quindi agli 8 euro.

Comunque sia non sono fatti nostri (miei non di sicuro) perché nel caso il Parlamento avesse votato «SI», beh; per noi sarebbe stato sicuramente meglio.

Ma quello che voglio dire è che il loro segretario al turismo, che corrisponde al nostro ministro (Laurent Fabius), ha detto NO.
E il Parlamento, per ora, non ha fatto passare l'emendamento di Eckert.
E meno male che doveva essere all'unanimità.

E il motivo è anche semplice semplice.
Durante una recente riunione del WEF (World Economic Forum) in quel di Assisi nel mese scorso, è risultato che la competitività della Francia (divario tra qualità e prezzo) è crollata nelle ultime posizioni mondiali, risultando appunto 23esima.
Nessuna paura però, noi siamo anche peggio.
Infatti la nostra posizione è di 47esima nel panorama mondiale, tanto per gradire, neh !

Ma la cosa non è finita qui, poiché nell'autunno prossimo verrà rivalutata l'eventuale possibilità di aumento della tassa di soggiorno francese che sarà nuovamente votata nel Parlamento nei primi mesi del 2015.
Pertanto il nuovo emendamento (tassa di soggiorno) probabilmente questa volta passerà, anche a causa dell'alto costo dei trasporti nella Regione di Parigi (Ile de France) che a tutt'ora non dispone delle finanze sufficienti per … eccetera eccetera.

E noi?

Beh, noi dovremmo essere contenti … primo perché l'eventuale approvazione (cosa di cui ne sono certo al 100% ... imho, anche perché adesso sarebbe stato troppo tardi e avrebbe recato dei notevoli problemi in tutto il settore) non farà altro che aumentare il loro divario tra la qualità ed il prezzo.
Come si dice (?) … mors tua vita mea, no?
Oppure che se uno è una capra, Beh; razzi suoi!

E poi perché abbiamo la possibilità di recuperare in fretta molte posizioni mondiali sulla competitività attraverso la nuova classificazione alberghiera di qualità (CadQ).


'Na sega !












venerdì 18 luglio 2014

Promuovitalia e quel Giusto Diritto di replica o di smentita (imho)

Pochi giorni fa, il 16 luglio, riportavamo su queste pagine un fondo de Il Sole24Ore in merito all'annosa vicenda di Promuovitalia.

E per questo blog, scrivere di quella Agenzia, è diventato quasi un diritto e quasi un dovere.
Infatti, di post al riguardo, adesso se ne contano ben 128 e chissà quanti ancora prima che la cosa sia definitivamente risolta … si spera.
Bene detto questo, e proprio in merito al post “Promuovitalia: un bell'ambientino davvero” che riportava alcune righe del più autorevole quotidiano nazionale, appunto Il Sole24Ore, e a nome del fondo “Liquidata Promuovitalia indagini su ex manager”, ho ricevuto una cortesissima telefonata da una persona erroneamente elencata su di quel pezzo a firma di Vincenzo Chiechia, e mi riferisco a Roberto Rocca che mi informava d'aver fatto spedire dal proprio avvocato, una lettera di smentita che pubblicherò alla fine del post … e questo per la precisione che deve distinguere 'sto blog.

Già di primo acchito avevo notato che … purtroppo molti giornalisti hanno la cattiva abitudine di scrivere sulla base dei "si dice che", su "voci di corridoio" senza fare la benché minima verifica (o anche solo una telefonata e/o e-mail) e scrivendo cose a capocchia anche laddove una verifica sul web costerebbe pochissimi minuti.

Tipo quella sul direttore generale turismo Roberto Rocca che da quando il tutto è passato al MIBACT non è più direttore generale, bensì un dirigente generale.
Mentre prima lo era.
E si dovrebbe conoscere la differenza tra un direttore generale e un dirigente generale, secondo me (sic!).

Ciò detto V. Chierchia non ha scritto "sono state avviate", ma "sarebbero state avviate", che fa la sua bella differenza.
Condizionale dubitativo che è sempre meglio.

A me però non pare ci siano gli estremi della palese diffamazione e, comunque sia, di seguito la lettera dell'avvocato Massimo Camaldo che rappresenta il Dott. Roberto Rocca e che personalmente (imho) condivido al 100%. 
Per il resto non tocca di certo a 'sto blog!!!

    1. STUDIO LEGALE

    2. Avv. Massimo Camaldo

Via Velletri, 21 – 00198 Roma
  1. Tel. 06.85.47.092

Fax 06. 85.80.00.80
E-Mail: avvmassimocamaldo@gmail.com
Racc. A/R
Alla Redazione del Sole 24 ORE
- via Monte Rosa, 91 - 20149 Milano 
- Piazza dell'Indipendenza, 23 B/C - 00185 Roma
Mail:
 Gruppo24ORE@ilsole24ore.com

OGGETTO: Richiesta d’immediata rettifica dell'articolo pubblicato dal “Sole 24 ore”, di pagina 12 dell’11 luglio 2014, ai sensi e per gli effetti dell’art. 8 delle Legge 8 febbraio 1948 n.47
In qualità di legale del dott. Roberto Rocca, in merito all’articolo del giornale di cui in oggetto a firma del signor Vincenzo Chierchia, pubblicato con il titolo Liquidata Promuovitalia Indagini su ex manager, espongo quanto segue.
Violando le basilari norme della deontologia giornalistica, del rispetto dell’obiettività e della verifica della fondatezza delle notizie, è stato inopinatamente pubblicato, all’interno dell’articolo in questione, la notizia dell’emersione di anomalie “..tra cui quella relativa alla nomina dell’ex direttore generale del turismo Roberto Rocca, oggetto di revisione da parte della Corte dei Conti; Rocca è stato sostituito da Onofrio Cutaia che dovrà decidere sulla ripartizione di risorse per circa 150 milioni al Mibact. E nei giorni scorsi sarebbero state avviate iniziative di contestazione giudiziale a Rocca e a Nicola Favia, per iniziative che potrebbero prefigurare danni alla società Promuovitalia. Il progetto di bilancio 2013 risulterebbe già all’attenzione della Corte dei Conti per i rilievi di competenza”, dando così voce a notizie dall'elevatissimo contenuto diffamatorio, riferendo fatti totalmente insussistenti e circostanze assolutamente false e destituite di ogni fondamento, con lo scopo precipuo di ledere la reputazione, l’onorabilità e la dignità del mio assistito.
Al riguardo, si rileva il suddetto articolo è stato redatto con lo scopo esclusivo di ledere la reputazione del mio cliente, affiancando notizie totalmente false ad altre semplicemente fuorvianti e non coerenti con il tipo di notizia che s’intendeva fornire.
Soprattutto è gravissimo il fatto che il giornalista Vincenzo Chierchia, venendo meno a una sorta di decalogo sancito dalla giurisprudenza in materia di sana informazione, non si sia preoccupato di trovare alcun riscontro oggettivo, né di intendere sino a che punto il diritto all’informazione, potesse surclassare la veridicità delle notizie e l’obiettività delle fonti.
In merito alle asserzioni contenute nel citato articolo, si precisa quanto segue:
Il dott. Roberto Rocca è Dirigente Generale di I fascia, nei ruoli della Presidenza del Consiglio dei Ministri sin dal mese di febbraio 2008 e trasferito ex lege 71/2013 in quelli del MIBACT dal 21 ottobre 2013.
In pari data al Dr. Rocca è stato affidato un incarico relativo ad attività di rappresentanza dell’Italia nelle grandi organizzazioni internazionali in materia di turismo, alla predisposizione di progetti di eccellenza a carattere nazionale per lo sviluppo del turismo, allo svolgimento di funzioni di autorità di gestione e di organismo intermedio per l’attuazione di programmi cofinanziati con fondi strutturali.
Tale incarico consente di proseguire senza soluzione di continuità le attività che il Dr. Rocca stava già svolgendo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con un ruolo esattamente analogo.
Inoltre, al MIBACT il dr. Rocca doveva assicurare la continuità della gestione amministrativa e l’esercizio dei compiti e delle funzioni relative al settore Turismo, transitate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al MIBACT, ai sensi della citata legge 71/2013 e del relativo DPCM 21.10.2013.
Tale incarico è stato regolarmente registrato alla Corte dei Conti il 22 maggio 2014 ed è perfettamente vigente.
Pertanto, risulta che il dr. Rocca non è mai stato nominato direttore generale del turismo, e quindi mai sostituito dal Dr. Cutaia.
In effetti, la prima assegnazione di tale incarico risale al 18 giugno 2014 ed è stata fatta direttamente al dr. Cutaia, dopo l’istituzione della Direzione Generale per le politiche del turismo (DM 18.11.2013, registrato alla Corte dei Conti il 4.2.2014), mentre la necessaria procedura di interpello si è conclusa solo il 30 maggio 2014.
Consequenzialmente, già questo dato, incontrovertibilmente vero, consente di bollare come palesemente false le “ricostruzioni”, leggi congetture, contenute nell’articolo.
Per quanto concerne invece “la ripartizione di risorse per circa 150 milioni al MIBACT”, trattasi delle risorse relative al settore Turismo degli anni 2010/2013 che devono transitare dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Ministero dell’Economia e poi al MIBACT, ai sensi del DPCM 21.10.2013 (circa 165 milioni e non 150).
La lunga procedura di trasferimento non si è ancora conclusa a differenza di quanto lascia intendere l’articolo, con il tentativo di fuorviare il lettore; peraltro tale problematica non ha nulla a vedere né con il dr. Rocca né con il dr. Cutaia, si tratta, infatti, di norme di contabilità dello Stato.
Inoltre, per fugare ogni dubbio e dare invece contezza della reale situazione tra il mio assistito e la società Promuovi Italia SpA, si evidenzia che il dr. Rocca non ha mai svolto le funzioni d’indirizzo e di controllo analogo della società precitata, né presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, né presso il competente Ministero, prima del 30 gennaio 2014, data nella quale, come risulta incontrovertibilmente per tabulas, è stato trasferito al mio assistito da parte degli Uffici del Segretariato Generale del MIBACT il fascicolo relativo alla Società, con valutazioni e indicazioni precise, cui il mio assistito si è attenuto.
Già nella nota di trasmissione citata erano infatti evidenziate gravi criticità (“…Tale relazione segnalava una situazione aziendale molto seria ed evidenziava fatti che potevano avere anche rilevanza penale. Si invita pertanto il dottor Favia, che è a conoscenza di ulteriori atti e fatti della Società, di valutarne complessivamente la rilevanza ed eventualmente trasmetterli senza indugio alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica.”).
Il dr. Rocca, sulla base delle indicazioni ha esaminato la documentazione presente in atti e ha verificato che già in data 8 novembre 2013 era emerso che (“..La situazione evidenziata è tale da mettere a rischio la continuità aziendale sin dalle prossime settimane. I fatti esposti sono peraltro di tale gravità e con possibile rilevanza penale da consigliare l’invio della relazione stessa alla Procura della Repubblica….Si riterrebbe quindi opportuno valutare possibilità e modalità di un commissariamento immediato.”).
Pertanto il mio assistito, informando gli Uffici di Gabinetto del Ministro pro tempore, ha immediatamente trasmesso, nella stessa giornata del 30 gennaio, tutti gli atti alla Procura della Repubblica di Roma e alla Procura della Corte dei Conti per le eventuali azioni di competenza.
Il dr. Rocca, poi, al fine di continuare a garantire la tutela dell’interesse pubblico e dell’amministrazione, ha informato successivamente in data 20 marzo e in data 28 aprile la Procura della Corte dei Conti degli ulteriori sviluppi della vicenda.
Per quanto concerne le vicende attinenti al bilancio 2013, si evidenzia che il dr. Rocca nella fattispecie de qua, non ha avuto alcun ruolo.
E’ del tutto evidente quindi che l’attività del dott. Rocca si è svolta nell’assoluto rispetto della normativa in vigore che prevede, tra l’altro, per consentire l’eventuale affidamento in house di nuove attività, il corretto esercizio del controllo analogo, controllo analogo che evidentemente, come ampiamente dimostrato, non era da tempo operante; lo ha ribadito ancora una volta in data 5/6/2014 con una nota alla Società Promuovitalia, e al Dr. Rocca per conoscenza, l’Ufficio del Segretario Generale del MIBACT “.Nel merito si declina ogni responsabilità attuale e futura di questo Ministero in ordine alle decisioni di codesta Società. Nell’attuale fase di riassetto organizzativo questo Ministero non riesce ad esercitare né vigilanza né controllo analogo su Promuovi Italia.”.
Si ribadisce, quindi, che per tutte le iniziative e/o attività concernenti la Promuovi Italia SpA, il dott. Rocca ha sempre proceduto nel totale ed assoluto rispetto della Legge e delle indicazioni pervenute, condividendo preventivamente le decisioni con il Segretariato Generale e gli Uffici di Gabinetto dei vari Ministri pro tempore e che, come sopra riportato, è il dr. Rocca ad aver avviato iniziative giudiziali, a tutela dell’interesse pubblico, attraverso i descritti esposti 30/1/2014 (Procura della Repubblica) e 30/1, 20/3 e 28/4/2014 (Procura della Corte dei Conti) e non viceversa, come l’articolo lascerebbe credere.


Per tutte queste ragioni chiedo che, in ottemperanza alla legislazione in materia di stampa ex art. 8 della Legge 8 febbraio 1948 n. 47, si rettifichi l'articolo in questione con la pubblicazione integrale di questa lettera di rettifica, alla quale ascrivere lo stesso spazio e la stessa rilevanza.
Una mancata determinazione nel senso innanzi detto, fortificherebbe l'idea che l’articolo citato sia stato unicamente preordinato a screditare la reputazione, l'onorabilità e il decoro del dott. Roberto Rocca.


In ogni caso, il mio assistito si riserva di responsabilizzare la condotta del giornale, cui la presente è diretta, tanto in sede penale che in sede civile.

Roma, 15 luglio 2014
Avv. Massimo Camaldo