sabato 24 settembre 2016

Turismo: la Spagna e la loro spasmodica ricerca della qualità

O si continua a non voler capire oppure chi amministra il turismo in Italia dovrebbe pensare a far dell'altro (Liguria docet)... mi spiego meglio.
La qualità non è uguale alla quantità…

e la Spagna, dopo tre anni di record assoluti negli arrivi turistici e oltre 70 milioni di viaggiatori previsti e addirittura sorpassati nel 2016, è da mo che ha cominciato a pensare alla possibilità di un cambiamento di modello... e non è che ci volesse poi molto, neh!
Solo che qui da noi si pensa soprattutto ai risultati degli engagement regionali, ai socials, a quanti click ha ricevuto quel dato post o quel belin di video che il solo arrivarci in fondo è già un'agonia... nel mentre la qualità se ne va sempre più per la tangenziale fino ad arrivare a quel paese... ma che ci vadano quelli che amministrano in 'sta maniera a quel paese.

Ma quanti sono i turisti che si adattano alle svalutazioni di quella data meta?... lo dico io?... beh, allora tutti se non c'è la qualità.
Mentre per il buon marketing te lo puoi sognare che si facciano i famosi due conti sul tipo...
... ma quali sono i turisti che spendono di più ?... e in che cosa li spendono ?... qual'è il settore merceologico che la va per la maggiore nelle altre nazioni in quel determinato periodo di tempo ?... quale paese ha in quel periodo, o prevedibilmente nel prossimo futuro, una moneta forte ?... come si risale a queste considerazioni ?... e almeno un'altra mezza dozzina di elementi basilari per poter effettuare una importante ricerca nel mercato turistico... mica pizza e fichi, neh!... no, qui fanno solo ed unicamente quel belin di engagement del cavolo per accontentare i più fessi.
N. B.: Chi quelle ricerche che sta realizzando adesso la Spagna le effettuava già oltre vent'anni fa (e uno lo conosco), ecco che le aziende turistiche che dirigeva lavoravano perennemente, nell'arco dell'intero anno, in full booking... 100%... e se pare poco... mentre l'unico problema, ovviamente, era che così non si potevano incrementare né gli arrivi né le presenze (questo però forniva al personale dell'ufficio del marketing molte più ore per altre cosette), ma migliorava la qualità e di conseguenza il fatturato...

ma finalmente... la massificazione dei visitatori ha vissuto il suo tempo ed ha necessariamente originato un altro argomento a favore di un cambiamento... questo se davvero si vuole restare al passo dei tempi e magari migliorare prima che altri arrivino a questa conclusione.
Intendo che ormai le attività tradizionali come sole e spiaggia e ben poco altro etc., non rendono più per ottenere un aumento del livello di spesa.
Gite in bicicletta, fiere enogastronomiche o quegli eventi che non sono nemmeno edieci e qualche volta neppure ecinque etc., sono sì importanti perché il mucchio fa gente (nel mentre le due cose possono convivere tranquillamente), ma ci vuole qualcosa di più.
E quel più dev'essere la qualità che offri a quelle nazioni che ti interessano seguendo alla lettera i loro primordiali allettamenti, perché è solo così che... ma andiamo avanti sul modello spagnolo che così si capisce meglio
.
Madrid, per esempio, non vuole perdere uno solo dei turisti cinesi e quindi s'è collegata alla città di Shanghai con due nuove rotte aeree gestite da Iberia e China Eastern.
E all'inizio del mese di giugno, ecco che ha aperto un volo per Hong Kong.
Aeroflot poi collega Mosca con la città di Valencia, e la stessa compagnia aerea ha anche stabilito delle rotte verso Alicante.... beh; ben lontani da come avviene a Genova, tanto per dirne una, dove in poco tempo s'è perso due rotte importantissime per l'economia turistica ligure (navale e aerea).
Ma come ci sono arrivati in Spagna a questo ?
Semplice, offrendo ai T. O., non le solite trite e ritrite cose, bensì...
L'operatore internazionale fiscale Global Blue indica un aumento di due milioni di euro di ricavi dai commercianti della zona... così tanto per dire, neh!
In poche parole è la redditività sulla qualità l'obiettivo.

Cina, India, Corea, il Golfo Persico, gli Stati Uniti e la Russia sono, secondo un rapporto da parte dell'ente spagnola “Shopping Turismo Institute”, gli emettitori di qualità del turismo per eccellenza.
Ed è a loro che si sta dando da fare la Spagna in questi nuovi suoi primi passi, con l'intenzione di prendere il comando nella corsa globale per la conquista del turismo di lusso.
Tuttavia, questo non è una cosa nuova.
Il governo spagnolo l'aveva già fissato come obiettivo nel Piano turistico integrato nazionale (2012-2015).
Però la Spagna deve ancora raggiungere pienamente il turismo di qualità; deve superare alcuni ostacoli per prendere le distanze dalle nazioni più visitate e dal tipo più richiesto di viaggiatore... in poche parole sta attuando un complicatissimo piano (vallo a spiegare qui in Italia e vedrai che non lo capiscono di certo... sempre che vogliano capirlo e che gli interessi) per discernere con le altre nazioni con lei turisticamente in competizione.
Un lavoro davvero certosino studiato e realizzato da grandi professionisti di questo comparto... non dei bla bla bla della digitalizzazione o derivati e simili.
In Spagna hanno idee, e questo è importante, ma mancano di specificità.
Dovrebbero essere promosse di più le barriere logistiche come Visa ed essere meglio posizionati nei paesi di origine, spiegano da Global Blue in Spagna.
Come ad esempio l'Italia che dispone di un brand unico al mondo, non certo per meriti istituzionali... infatti abbiamo un ottimo brand di cui però non sappiamo approfittarci.
La Spagna potrebbe aumentare il suo reddito con l'acquisto di 4.100 milioni di euro a 8.700 milioni di euro, in base a questo turismo commerciale, e poter quindi aumentare il numero di turisti di qualità dall'11,8% attuale, al 25%.
Al contrario, aumentando la crescita del turismo a basso costo, beh; questo significherebbe la perdita di entrate di 10.000 milioni di euro.

Il turismo è soprattutto destagionalizzazione per il vero turismo di lusso, che ha una gamma di disponibilità, e che si apre a gennaio e si chiude a gennaio dell'anno dopo.
E non è che il turismo, tanto per fare un esempio, sia solo cultura urbana, spiagge etc. durante il periodo estivo, il turismo ricco è non sovraffollare.
Se si vuole migliorare la qualità del viaggiatore, si deve innanzi tutto aiutare le piccole imprese del turismo, oppure... e non massacrarle di tasse e balzelli vari... vedi anche il sommerso o derivati (vendite degli extracomunitari etc.) che non devono esistere.

In Spagna, a capo di questo gruppo della nazioni che più spendono, secondo Madrid & Beyond, ci sono gli Stati Uniti.
Infatti i cittadini degli Stati Uniti spendono in acquisti in Spagna il 3% dei ricavi totali forniti dai visitatori europei.
Ma secondo il Barometro del Turismo Shopping in Spagna, Global Blue, questi hanno aumentato la loro spesa del 42% nel primo trimestre, grazie alla forza del dollaro nei confronti dell'euro... capito ?
In poche parole non aspettano le Fiere ma agiscono immediatamente non appena le si presenta l'occasione buona.
Anche i russi sono degli ambiti visitatori.
E il 2016, in Spagna, sarà l'anno in cui lo shopping tax free (esentasse e altra dolentissima nota stonata per l'Italia) raggiungerà i 2.300 milioni di euro.
E questo è un non trascurabile più 15% rispetto all'anno precedente.
I Russi hanno acquistato il 12,5% in meno in Spagna nella prima metà del 2016.
Ma non erano soli.
Gli asiatici che fuggono il sole e la sabbia, sono però attratti dallo shopping... ed è stupidamente e banalmente sciocco fargli vedere solo delle distese di spiagge di sabbia, i panorami mozzafiato, i ristoranti e belinate varie come hanno fatto qui in Liguria, col solo risultato che quest'anno i cinesi sono calati del circa 25%.
I cinesi in Spagna spendono quattro ogni 10 euro nello shopping.
E un qualcosa lo vorrà pure dire e lo insegna, porca paletta e mannaggia agli ignoranti che mettono a comandare questo settore.
La spesa dei cinesi, si concentra principalmente sui gioiellieri e orologiai.
In particolare, secondo il Fortuny Circle, i cinesi spendono due volte in Francia di ciò che invece spendono in Spagna (1.666 euro rispetto a 975 euro nel 2014).,, ed ecco compreso il perché adesso gli spagnoli corrano immediatamente ai ripari.
Noi?... lasciamo perdere va.
Mentre di quanto spendono i cinesi in Liguria è meglio non dire... c'è solo da vergognarsi.

Tutto ciò che sta avvenendo in Spagna andrà quindi a migliorare le aspettative della redditività del turismo. 
Una delle ultime iniziative sarà il vertice Turismo Shopping & Economia , la cui seconda edizione si terrà a Madrid negli ultimi due giorni di novembre di quest'anno.
Questo vertice a livello europeo mira a promuovere il turismo dello shopping come un fattore economico fondamentale dello sviluppo urbano. 
Dietro ci sarà lo shopping Turismo Institute, che nel 2015 ha incontrato... ma che lo dico a fare che tanto qui i buffoni sanno già tutto.

4 commenti:

Arturo Aletti ha detto...

Sarebbe ora che gli addetti alla governance del turismo in Italia si ponessero questa domanda.

Si fa un gran parlare di “turismo in crisi”, di “mancanza di una politica del turismo”, si attende di mese in mese un “Decreto Turismo” che non arriva mai…

Ebbene, io credo che le idee nel settore siano molto confuse e la ragione è che gli addetti ai lavori guardano solo ad un aspetto del turismo : gli arrivi e l’occupazione di camere in albergo.
Si esibiscono dati che indicano che il turismo è in crescita dovunque, ma non in Italia. Si piange miseria e si addita la Spagna come esempio virtuoso nella attrazione di turisti.

Quali sono le ragioni di una tale “miopia”? Sono molteplici, a mio avviso:

– gli addetti ai lavori non conoscono i turisti, non ci hanno mai avuto a che fare, non li incontrano: per estrazione, esperienza professionale etc sono cresciuti nelle corporazioni, nel sindacato, nei quadri dei partiti politici. Hanno quindi una visione solo di settore, puntano a tutelare più che a individuare e creare mercato.

– si basano sui “dati ufficiali”, ma non analizzano i criteri con cui questi dati vengono imputati. Se l’imputazione dati ignora taluni aspetti del settore, ebbene i dati sono parziali e non rispecchiano la completa realtà del settore stesso. Ne conseguono diagnosi viziate e fortemente influenzate.

– c’è una forte pregiudiziale “ideologica” nei confronti di alcuni aspetti che, per decenni, sono stati visti come fenomeni di nicchia: basta pensare al “lusso”, che è ciò che tira in quanto “attira”…E’ visto con fastidio. Quasi quasi andrebbe punito…Si ritiene che faccia parte dell’ “evasione fiscale mondiale”, di un modo voluttuario e consumistico destinato agli “happy fews”, e via dicendo.

Ebbene, io credo che sia giunto il momento di fare una profonda riflessione, se si vuole guardare alla realtà non facendo la politica dello struzzo: quale è il fenomeno in evidente controtendenza, rispetto al quadro ufficiale del turismo che cala, che è in crisi, che crea malessere e disoccupazione?

La risposta è semplice : basta osservare i dati disponibili sullo SHOPPING TURISTICO. Esso cresce a vista d’occhio da anni e anni!
Solo la parte soggetta allo sgravio/rimborso IVA (il cosiddetto Tax Free Shopping dei non residenti nella UE) ammonta ad oltre 6 miliardi di Euro per l’anno 2013 ed è solo una parte del totale, anche se rappresenta un indicatore inoppugnabile in quanto le transazioni sono soggette per legge alla emissione di fattura.
Se ad esso si sommano gli acquisti dei non residenti nella UE non soggetti, per vari motivi, al Tax Free e gli acquisti dei residenti nella UE, fuori dal regime Tax Free, si può stimare in circa 12 miliardi di Euro quanto speso dai turisti nei negozi del nostro Paese nello stesso anno passato.
Lo shopping dei turisti comporta conseguenze tangibili a favore della produzione manifatturiera e del commercio nazionali. E’ EXPORT a tutti gli effetti, in quanto i beni e i prodotti che gli stranieri acquistano nei negozi del nostro Paese vengono esportati... segue...

Arturo Aletti ha detto...

C’è una ulteriore considerazione da fare: il recente accorpamento del Turismo nel Ministero dei Beni Culturali necessita di una riflessione. Sbaglia chi crede di poter attrarre numeri significativi di turisti da tutto il mondo, facendo leva sul nostro patrimonio culturale, in quanto non è questo, né tantomeno le condizioni in cui versa, ad attrarre masse imponenti di visitatori. Piuttosto io credo che il nostro patrimonio culturale sia spesso la ragione alla base del successo dei nostri prodotti, della nostra manifattura, nel mondo.

Mi spiego meglio: è innegabile che la maggior parte del patrimonio culturale esistente nel nostro Paese sia una testimonianza del Lusso, della raffinatezza, della capacità lavorativa e della creatività del nostro Paese e quindi, nell’immaginario collettivo mondiale, diviene sinonimo di stile di vita Italiano, di fatto-bene, di fatto su misura.
Oltretutto, queste stesse doti sopra citate hanno attratto nei secoli artisti, architetti, designers, decoratori, intagliatori italiani nel mondo, richiamati e contesi da committenti stranieri, lasciando anche all’estero testimonianze che tutti ammirano nei loro Paesi.
E, dunque, è logico che i “ricchi” (e ce ne sono tanti!) dei vari Paesi del mondo siano spesso desiderosi di venire in Italia e di fare quello shopping che non pensano di trovare nei loro Paesi di residenza.

Allora mi domando di nuovo: ci conviene attrarre massa (cioè numeri in arrivo) oppure qualità?
Per qualità mi riferisco alla capacità e alla propensione alla spesa, essendo questa la qualità che maggiormente contribuisce alle conseguenze economiche del comparto.
E siccome la spesa turistica crea benessere e lavoro, ci conviene semmai approfondire l’analisi delle risorse in essa contenute, per poter finanziare l’attrazione turistica ulteriore e, perché no, anche la riqualificazione del patrimonio culturale e creare lavoro giovanile.
In una specie di causa effetto, dove il patrimonio culturale rappresenta la base del successo dello shopping fatto in Italia e la destinazione di una parte delle risorse in esso insite, per la manutenzione, il miglioramento e il rilancio comunicativo.
Solo analizzando il turismo con questa convinzione noi potremo elaborare una strategia di attrazione mirata, che valorizza gli assets di cui il nostro Paese dispone e in cui si dimostra vincente!
In caso contrario noi continueremo a lamentarci per il calo degli arrivi, non considerando, ad esempio, che i maggiori arrivi vantati dalla Spagna producono acquisti nei negozi di quel Paese che sono solo la metà di quelli fatti in Italia.

Facendo leva, invece, sulle ragioni effettive in grado di attrarre turisti in Italia – lo shopping, ad esempio – noi potremo stimolare l’interesse di tanti good spenders internazionali verso il nostro Paese, attraendoli con nuove sollecitazioni anche a scoprire i beni culturali, per apprezzare la ricchezza del nostro Paese.

Smettiamo in assoluto di badare solamente a “quanti arrivano” e prendiamo in seria considerazione “quanto spendono”. Parlando con molti operatori che sono ogni giorno in contatto con i turisti in tutto il mondo, quanto sopra è ben evidente a tutti . A livello internazionale l’Italia non smette di sorprendere per il suo inarrestabile potere d’attrazione a farvi acquisti. Peccato non sia altrettanto evidente agli occhi di coloro che sovrintendono alla politiche del Turismo in Italia.

vinc ha detto...

@Luciano

Dici che potrebbero capire se non l'hanno capito in venti anni???

;-))

frap1964 ha detto...

Purtroppo quando decidi di affidarti. più volte, ai presunti esperti da convegno permanente, i risultati reali a breve e nel medio necessariamente si vedono.
Nel frattempo, manco a dirlo, nemmeno la prossima settimana le X Commissioni di Camera e Senato esamineranno l'inutile nuovo Piano strategico turistico nazionale, continuando così a fornire alibi perfetti, a MiBACT ed ENIT, per non fare nulla di concreto e per rimandare ogni cosa ai tempi a venire.
A parte continuare a contare i click sui post di fb e twitter, naturalmente, e costruirci sopra delle gran supercazzole atte solo a giustificare il pagamento di decine di migliaia di euro/anno a dirigenti inconcludenti.