venerdì 1 agosto 2014

A A A Cercasi veri professionisti del turismo per il TDLAB ... astenersi (censura)

Bene, oggi parliamo del TDLAB, il Laboratorio del Turismo Digitale che ha lo scopo di migliorare l'interoperabilità, lo sviluppo digitale nonché la promozione e la commercializzazione.

E da adesso, considerato lo scarso successo (praticamente nullo) ottenuto cercando di dare dei suggerimenti sulla formazione del medesimo per via della mancanza di alcuni professionisti al suo interno, nel mio piccolissimo cercherò di sopperire a questa mancanza convogliando più gente possibile nei loro gruppi di lavoro.

Ovvio è che la stessa cosa la chiedo a chi finora, che come me, ha criticato seppur “costruttivamente” al progetto, poiché nel continuare a farlo non ci guadagna di certo nessuno.

Né loro e né noi, ma soprattutto non ci guadagna l'Italia.

Pertanto se avete qualcosa di intelligente e di veramente innovativo, e non solo per poter dire al mondo intero “io c'ero” o per chissà quale vana gloria, beh; fatevi sotto.
Che per quanto mi riguarda, qui sul blog s'incomincia da adesso.

Olè!

In questo link troverete tutto per iscrivervi a quei gruppi e … poche balle e camminare, neh! 


P. S.: Perchè anche qui (ved. immagine a lato) c'è la soluzione affinché non capiti più con questa esasperante frequenza come invece accade.







giovedì 31 luglio 2014

Il Turismo secondo Filippo Donati: prima bisogna avere un prodotto da vendere e poi ...

Prima bisogna avere un prodotto da vendere e poi …

Sono le parole di Filippo Donati, il presidente nazionale di Assohotel, l’associazione di categoria di Confesercenti che riunisce gli imprenditori della ricezione turistica.
Associazioni in generale del settore alberghiero a cui non ho mai lesinato di mandarle a dire su queste pagine, ma quando sento della buona musica per le mie orecchie, ecco che cambio immediatamente registro.

Non c'è l'ho con loro come non ce l'ho con nessuno, ma sono stufo di sentire le medesime menate che alla fin fine non producono mai un tubo per gli associati e che assottigliano sempre più la pazienza umana.
Filippo no, ed è da mo che lo seguo sul web, non riscontrando mai in quelle occasioni delle sciocchezze gettate al vento come invero capita sovente quando leggo o ascolto degli altri che non sto qui a dire.

Ma cerchiamo di analizzare per bene l'importanza di quel “ … prima bisogna avere un (buon) prodotto da vendere e (solo) poi … “, che seppur dovrebbe essere banale da fare entrare nel comprendonio nella testa più bacata che c'è, ecco che non si becca mai nelle convention, nei meeting, nelle riunioni etc. e manco sul web.

Infatti le istituzioni locali o governative ambiscono solo a fare cassa e chi se ne frega, sembra di sentir dire, se poi quel prodotto non c'è … mica è colpa mia se i miei predecessori e bla bla bla.

Ed ecco che inesorabilmente parte una marea di str … anezze a gogò e per di più pagate con i soldi dei contribuenti.
Come la sociometrica, la quale non fa altro (imho) che dirti cose che ben sai dal tempo che fu, oppure che quel tale Comune debba disporre un suo portale per “spacciare” le camere degli alberghi, che il solo averne venduta una sarebbe già per sé un gran successo.
E anche in questo caso previa retribuzione dei digitalizzanti che combinazione stanno aumentando come i funghi nelle migliori stagioni, ma che immancabilmente 'sto innalzamento non avviene anche con i turisti.
S'arriva poi al pubblicizzare a qualsiasi costo (inteso anche monetariamente) un prodotto che ancora non c'è.
E via cantando.

Prima il prodotto, santa pazienza o porca paletta.
E per prodotto s'intendono anche i “servizi” nonché la qualità di questi.
Il buon ricettivo con quella miriade di operazioni necessarie affinché siano “donati” al turista nel migliore dei modi.
Con il giusto parametro che dovrebbe esistere tra la qualità e il suo prezzo.
La competitività in poche parole e giusto per darci un taglio.

Non mi resta che chiudere questo mio post nella speranza di poter udire o di leggere innumerevoli volte le stesse parole un po' da tutti nonché dalle istituzioni, ma soprattutto il metterle poi in pratica.

Grazie Filippo, e ora vado a cercare se ne trovo un altro che dice le tue stesse parole … ma mi sa che sarà dura, ma dura tanto, neh!






mercoledì 30 luglio 2014

Ma chi l'ha avuta questa brillante idea sulla Cultura a gratis?

Che ruolo ha oggi la cultura in una nazione come l’Italia?
A quanto pare, nullo. 
Se lo stesso Ministero dei Beni Culturali nel bandire un concorso per una manifestazione da esso stesso organizzata non prevede alcun compenso per gli artisti coinvolti (che dovrebbero accollarsi anche delle spese extra), significa che lo stesso Ministero non attribuisce alla cultura alcun ruolo economico in questo Paese.

Questa amara constatazione nasce dalla lettura di una lettera aperta che un musicista di nome Michele Spellucci ha inviato al Ministero. 
In questa lettera (riportata integralmente più in basso) Michele Spellucci fa riferimento ad un bando per musicisti emanato dallo stesso Ministero, per l’organizzazione di un evento denominato Notti al museo
Da ciò che il musicista evidenzia, ci si può rendere conto di come il bando richieda non solo la partecipazione gratuita dei musicisti, ma anche che questi siano assicurati a loro spese e che provvedano ad «osservare tutte le norme che disciplinano la realizzazione di eventi» (ovvero – nella lettura di Spinelli – ad accollarsi anche le spese per la SIAE).

Cosa succede nel sistema culturale di una nazione quando artisti che hanno dedicato tanti anni della loro vita al perfezionamento della loro arte vengono chiamati dal Ministero dei Beni Culturali per  suonare gratuitamente (accollandosi anche spese extra)? 
Succede evidentemente una sola cosa: che lo stesso Ministero abdica al suo ruolo, sdoganando definitivamente l’idea (abbastanza diffusa, purtroppo) che quello degli artisti non sia un lavoro vero e proprio, ma che sia una sorta di piacevole passatempo, e che quindi può essere anche non pagato. Questo governo, attraverso questo spregevole atto del Ministero dei Beni Culturali, mostra purtroppo una linea di continuità con il pensiero dell’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti, quando quest’ultimo affermò che «con la cultura non si mangia». 

Quale dovrebbe essere allora il ruolo di un Ministero che in teoria è lì per promuovere le arti e la cultura, se in pratica non riconosce la dignità di una retribuzione a chi opera nel settore culturale?
Proprio due giorni fa leggevo un articolo di Luigi Maiello sul problema della committenza per i compositori, in cui si metteva in evidenza la stretta correlazione tra la qualità della musica e la qualità della committenza. 
Nel caso in questione, pur non trattandosi di nuove composizioni, il discorso potrebbe essere simile. Evidentemente, se la committenza è talmente scadente (il Ministero stesso!) da non poter offrire nemmeno una retribuzione (chiedendo addirittura ai musicisti di sobbarcarsi delle spese), anche la musica ne soffrirà.
E pensare che questo Paese – con la sua storia e con i grandi artisti che pure oggi non mancano – potrebbe vivere solo di cultura e turismo, se solo ci fosse la volontà politica di sfruttare le enormi risorse a disposizione.
Qui sotto è possibile leggere la lettera che Michele Spellucci ha indirizzato al Ministro Dario Franceschini e alla Dottoressa Anna Maria Buzzi.

«Gentilissimo Ministro Dario Franceschini,
Gentilissima Dottoressa Anna Maria Buzzi,

Mi chiamo Michele Spellucci, sono un violoncellista, diplomato nel mio strumento con buoni voti al Conservatorio di Milano e specializzato a Vienna con un grandissimo maestro di chiara fama. Nella mia carriera ho potuto a fatica costruire un curriculum che vanta, senza modestia, collaborazioni con alcune delle maggiori orchestre nazionali e che mi ha portato ad esibirmi in alcuni dei teatri più importanti del mondo, da Milano a Canton a Buenos Aires. Mi posso definire quindi a pieno titolo un operatore dello spettacolo o operatore culturale che dir si voglia.
Data la attuale, terribile situazione economica generale italiana ed in particolare le tragiche condizioni in cui versa la cultura nel nostro paese, ho accolto con un guizzo di entusiasmo la notizia della pubblicazione di un bando da parte del Mibact per animare con eventi culturali la manifestazione “Notti al museo”.

“Dal 1° luglio 2014 verrà istituita l’apertura prolungata serale dei siti di eccellenza del patrimonio statale tutti i venerdì, dalle ore 20.00 alle ore 22.00.
Per rendere le manifestazione viva e dinamica, la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale ha predisposto un avviso pubblico (pdf allegato) atto a sollecitare la presentazione di proposte, da parte di persone giuridiche o persone fisiche, singole o associate (associazioni culturali, singoli artisti, complessi) per la realizzazione di eventi culturali (musica, teatro, danza, letteratura, etc.) presso i luoghi di eccellenza della cultura interessati (di cui all’allegato elenco).”
[http://www.valorizzazione.beniculturali.it/it/notizie-sp-428210175/647-avviso-pubblico-proposte-notti-al-museo.html

Sembra essere davvero allettante e promettente ed il mio animo artistico si entusiasma al solo pensiero di poter proporre una serie di attività culturali in un progetto che condivido. Quindi scarico il bando e lo scorro con attenzione.
Al punto 1: Oggetto e finalità del progetto leggo:
“Scopo dell’iniziativa è di promuovere la creatività italiana in alcuni dei luoghi della cultura statali più significativi, contribuendo, altresì, a potenziare l’offerta in occasione delle aperture notturne e ad attrarre, di conseguenza, un numero più ampio di visitatori attraverso altre espressioni d’arte.”

Ma il punto 2 comincia a riservare le prime sorprese:

“Il presente Avviso è rivolto a persone fisiche e giuridiche che intendano realizzare eventi culturali a titolo gratuito in favore del Ministero, ad esclusione di organizzazioni partitiche o politiche.”

A titolo gratuito in favore del Ministero…

Entrerò quindi ora nel merito di questa mia lettera.

Passi che i tempi sono bui per tutti, c’è la crisi e se non si investe sulla cultura, la cultura sarà destinata a morire. Passi anche che io son uno dei primi a sostenere che non si debba aspettare lo Stato per fare cultura perché lo Stato non ha nessun interesse alla diffusione della cultura stessa. Passi che da anni ormai ho deciso di mantenermi con un altro impiego e di dedicare tutto il mio tempo libero alla diffusione culturale a titolo completamente gratuito. Ora però da cittadino onesto, che vanta il regolare pagamento delle tasse, mi aspetterei che fosse il Vostro Ministero a cominciare ad investire in questa benedetta cultura e non che Voi dopo anni di insofferenza e di tagli e di totale apatia richiediate a me e a tutti coloro che con la cultura lavorano e tentano di sopravvivere di sponsorizzare a titolo gratuito i Vostri eventi per “potenziare l’offerta” e “attrarre un numero più ampio di visitatori”.

Ma pur volendo sorvolare sulle mere questioni di principio, va da sé che un numero maggiore di visitatori attirati dagli eventi culturali che avranno luogo, porterà un introito maggiore alle Sovrintendenze ed agli esercizi dove si svolgeranno gli eventi stessi. E sinceramente non vedo motivo alcuno perché debbano essere gli operatori culturali gli unici a prestare lavoro volontario e non retribuito. Spero che capiate che dopo quasi 20 anni di studi e di battaglie è quantomeno inopportuno chiedermi di lavorare per Voi gratuitamente quando anche il più semplice guardiano del più piccolo museo riceverà uno straordinario per le due ore supllementari di lavoro in quella occasione. Ed è oltremodo offensivo che il Vostro Ministero preveda i fondi necessari a finanziare le aperture straordinarie ma non investa un solo centesimo per gli operatori culturali che dovrebbero “potenziare l’offerta”. Siamo anche noi, anzi lasciatemi dire soprattutto noi, operatori culturali, il vero patrimonio da valorizzare in questo paese poiché siamo noi a rendere viva ed interessante la cultura, a portarla a diretto contatto con la gente ed a spiegarla, renderla fruibile e quant’altro serva ad avvicinarla ai “visitatori”.


Decidendo di ingoiare questo amaro boccone e dopo aver calmato la rabbia per la incredibile umiliazione mi arrendo all’idea che il Vostro Ministero abbia bisogno di assistenza non meno di un malato in stadio terminale, benché a quel che sembra la mia arte valga meno del buon giorno di un portiere. E quindi decido di scorrere ulteriormente il bando, convinto che comunque la prospettiva di creare qualcosa di bello abbia molto più valore di qualsiasi punto d’orgoglio. D’altronde non sarà certo il Vostro ministero a darmi dignità, per fortuna lo fa già la mia arte.

Ma qui arriva l’incredibile ed amara sorpresa.

L’articolo 6 punto 1 recita:

“il proponente dichiara di essere in possesso di adeguata polizza assicurativa di responsabilità civile per danni a persone e cose, esibendone copia a richiesta dell’Amministrazione”

Punto comprensibile, non sia mai che con il mio strumento inciampi su una statua del Canova distruggendo il patrimonio artistico che va valorizzato. Però questo fa sì che per collaborare con il Vostro Ministero, non solo sarei costretto a lavorare per la gloria, ma sarei costretto anche a farmi carico della stipula un’assicurazione privata. Quindi passiamo dal volontariato alla sponsorizzazione.

Ma non finisce qui, purtroppo.


Articolo 6 punto 2:

“il proponente si impegna ad osservare tutte le norme che disciplinano la realizzazione di eventi, attività culturali, spettacoli da svolgersi in luogo in pubblico e/o aperto al pubblico”

Ho impiegato del tempo per decifrare l’orribile senso di questo articolo. Già perché fatte salve tutte le norme di sicurezza del caso, che daremo per scontate, le altre norme che disciplinano la realizzazione di eventi, attività culturali e spettacoli in Italia hanno un solo nome: SIAE. Già perché essendo io il proponente dell’evento culturale mi caratterizzo agli occhi della SIAE come organizzatore e per cui secondo legge a me spettano gli adempimenti in materia di diritti d’autore con tariffe fisse (nel caso specifico farebbe fede la tabella per gli spettacoli gratuiti… direi) che variano dai 73,40€ ai 425,80€. Ed essendo io obbligato per contratto ad osservare tutte le norme, sarei io a pagare. Sarei davvero lieto di sbagliarmi ma purtroppo anni di esperienza mi portano a credere che il senso sia proprio quello.


Quindi, Signor Ministro e Signora Direttrice Generale, scusandomi della mia lungaggine nell’illustrare la situazione, tiro le somme del Vostro bando:

Il Ministero chiama a raccolta tutti gli operatori culturali per organizzare eventi che rendano più appetibile una propria iniziativa. Questa chiamata a raccolta non prevede però solo la beffa di essere a titolo completamente gratuito ma anche il danno di prevedere una serie inspiegabile di oneri a carico degli operatori culturali stessi.


Ora, con tutto il cuore, Signor Franceschini e Signora Buzzi, Vi chiedo:


CON QUALE CORAGGIO????


Domanda ovviamente retorica per la quale non mi aspetto alcuna risposta.

Vi ringrazio per la Vostra cortese attenzione e Vi auguro un buon lavoro, specialmente per l’organizzazione dell’evento “Notti al Museo”

Cordialmente

Michele Spellucci».











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