venerdì 29 gennaio 2010

C'è solo la "B" che accomuna Bertolaso alla Brambilla




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Ma chi è Guido Bertolaso?
Figlio del vicentino Giorgio, generale di Squadra Aerea ed ex Direttore Generale dell'Aeronautica Militare (fu lui a far volare il primo Starfighter della storia dell'Aeronautica italiana) e nipote del cardinale Camillo Ruini.L'11 novembre 1977 si è laureato con lode in medicina all'Università La Sapienza di Roma.
Consegue il Master of Science in Public Health presso la Liverpool School of Tropical Medicine.
Dopo aver svolto attività di ricerca nel campo delle malattie tropicali in Africa, ha creato e diretto ospedali in zone di guerra, è stato coordinatore dei progetti nei paesi in via di sviluppo della Farnesina, Capo del Dipartimento degli Affari Sociali, Vice Direttore esecutivo dell’Unicef, vice Commissario vicario per il Grande Giubileo del 2000.
È stato una prima volta a capo del Dipartimento della Protezione Civile tra il 1996 e il 1997 (Governo Prodi I).

È tornato in quel ruolo il 7 febbraio 2001, durante il Governo Amato II.

È stato anche Commissario straordinario del governo per la prevenzione da rischi SARS tra 2003 e 2004 e Commissario per l'emergenza di Cavallerizzo di Cerzeto (frana del 7 marzo 2005)Nell'ottobre 2006, Bertolaso è stato nominato dall'allora governo Prodi Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, incarico che lascerà il 7 luglio 2007, dopo numerose polemiche, soprattutto a causa della volontà di aprire una discarica a Valle Masseria, nel Comune di Serre, a ridosso di un'Oasi del Wwf.Nel 2007 è Commissario delegato per l'emergenza incendi boschivi mentre, nel 2008, durante il primo Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi IV, viene nominato Sottosegretario ai rifiuti, tornando così ad occuparsi dell'emergenza campana.
Nel 2008 è stato nominato dal Ministro dei Beni e Attività Culturali Sandro Bondi a commissario dell'area archeologica romana, contro l'opinione delle soprintendenze di Roma e Ostia, del Consiglio superiore dei beni culturali, e di quattromila fra professori universitari e studiosi italiani e stranieri.
Il 4 febbraio 2009 si è appresa la notizia che risulta indagato nell'inchiesta denominata "Rompiballe", uno dei filoni d'indagine più complessi sul disastro rifiuti a Napoli, con l'accusa di concorso in truffa per lo smaltimento dei rifiuti.
Il 6 aprile 2009 viene nominato Commissario Straordinario per l'Emergenza nella gestione del dopo terremoto dell'Abruzzo.

E ora, ma chi è la Michela Brambilla?
Questo lo scriviamo tra le parentesi (?); fine.

La Maddalena: l'isola che non c'è o forse c'era



Le cause del repentino spostamento del G8 dalla Maddalena a L’Aquila sono risapute ed in parte condivise da molti; ma cos’è rimasto nella meravigliosa isola di tutto il lavoro fin lì svolto?
Nel servizio di La Repubblica si evincono tutte le causali, i soldi spesi o sperperati e lo stato della situazione attuale che non è dispregiativo elencare come penosa, e per una spesa complessiva di oltre 300 milioni di euro.
L’opera più straordinariamente inutile sembra essere l’hotel a 5 stelle: ci sono voluti 75 milioni di euro per sistemarlo, che per le poco più delle 100 camere fanno circa 742 mila euro per stanza.
Un’enormità che lascia interdetti sul come siano stati “gestiti, mentre il calcolo dell’ammortamento risulta ben oltre una qualsivoglia logica produttiva.
Ma si sa, che quando i soldi sono i nostri…vabbè, avete capito.

Ultimo aggiornamento:
Come sempre, appena i giornali o i media evidenziano qualche incongruenza, ecco che la politica si muove, o almeno fa intendere tale.
Infatti un partito dell’opposizione annuncia la possibilità di una denuncia alla Corte dei Conti per danno erariale; ora la stanno studiando, mentre prima….chissà, forse ci pensavano.
Ma Bertolaso non ci sta.
E attraverso la Protezione civile, invita la stampa a una visita guidata dell'isola, e dichiara: "Con riferimento a notizie inesatte apparse stamane su un'autorevole testata giornalistica relative alle opere effettuate sull'isola de La Maddalena per lo svolgimento del G8 dello scorso luglio", il Dipartimento della Protezione Civile invita tutti i giornalisti italiani e stranieri martedì 2 febbraio alle 12, "a toccare con mano le attività realizzate nell'ex arsenale dell'isola". "Sarà così possibile prendere direttamente visione della reale consistenza degli interventi realizzati, delle loro finalità , delle prospettive, nonché dei costi sostenuti".
Beh, da quello che si vede nel video…forse più che dei giornalisti, perchè non invitare anche qualcuno che ne sappia di logistica, costruttività alberghiera e possibilmente non appartenente ad una corrente politica?
Considerato poi che questo dovrebbe interessare anche e soprattutto il settore del turismo… dalla Brambilla naturalmente niente, ma forse non l’hanno ancora informata, e così la sentiremo ancora parlare dei suoi bla bla bla, eccetera, eccetera, e tira a campà.

mercoledì 27 gennaio 2010

Non mi ricordavo che Paolo Rubini "lavora o lavorava" all'Enit come General Manager

Anche perché essendo abituato a svolgere la “di Lui” stessa qualifica e ottenuta attraverso “un mazzo così”; beh, di tempo per le “comparsate” non ne ho mai avuto tanto.
Il Paolo Rubini, non troppo tempo fa, è stato nominato dalla Brambilla come GM dell’Enit (Ente Nazionale Italiano Turismo), e si presume all’equivalente stipendio del predecessore, Eugenio Magnani (190,000 euro annui)(poi si è saputo che sono "solo" 170.000), con la causale che è stato accertato essere in possesso di comprovati e adeguati requisiti tecnico-professionali in relazione ai compiti istituzionali dell'Enit...", si legge nel protocollo firmato il 5 agosto 2009.
Di "questi" requisiti sul turismo se ne ha traccia solo in una sua recentissima dichiarazione dove un tal giornalista annunciava che già negli anni 1991-1993, Lui incominciava ad istruire numerosi procedimenti nella materia turistica, nonché altri incarichi a contatto con il settore.
Ma nel web e nelle nostre conoscenze che da circa quarant’anni pratichiamo questo mestiere, non c’è nulla….vabbè, sarà.
E’ però Vice Presidente di un qualcosa che ha a che fare con i cordoni ombelicali (cellule staminali), ma soprattutto è il responsabile della 'banca dati' dei Circoli della libertà e quindi…ari vabbè.
Resta il fatto che il pregevole e difficilissimo incarico… difficile anche perché quell’ente è da sempre considerato come un carrozzone di trombati politici, raccomandati e nulla facenti, sia quindi da ripristinare completamente, e solitamente quando cambia un GM, qualche innovazione (non solo a parole) si presume la porti, e se dei primi due non ci frega granché, cellule staminali e Circoli della Libertà; del terzo (Enit), beh, quello si.
La situazione del turismo nazionale è abbastanza risaputa (1,7 miliardi in meno e persi oltre 70 mila operatori del comparto nel 2009) e nel momento in cui accrescono le difficoltà derivanti dalla crisi mondiale, un buon GM che fa?
Lavora, lavora e lavora anche a notte inoltrata, poiché avendo la responsabilità del marketing nazionale del turismo a livello mondiale, di tempo da perdere non ne dovrebbe avere, e Lui invece, oltre a tutto questo (se lo fa) trova anche il tempo per far la “comparsa” spesso tra il pubblico agli inviti televisivi ricevuti o voluti dalla “capa” Brambilla.
Che sia un fenomeno?
Che debba imparare lo immaginevamo già, ma anche l’arte del dire oltre a quello del fare da cotanta ministra maestra...ma non era meglio una segretaria che oltretutto si spende anche molto di meno dei nostri soldi?
Non è stato deciso nel protocollo d’intesa avvenuto, tra la Michela ed il Brunetta, che l’Enit avrebbe dovuto essere il modello dell’eccellenza negli enti della P. A.?
Se questo è l’esempio e/o non ha altro da fare; ma considerando che in fondo, se si muovono insieme, almeno il danno è uno solo, forse.

lunedì 25 gennaio 2010

Orrore o errore?

Oramai dalla Brambilla ci possiamo aspettare qualsiasi cosa, ed è uno spasso ascoltarla perché, statene certi che tra la logorroica retorica delle sue dichiarazioni, una chicca spunta sempre.
Se guardate il video, potrete vedere che nel sottopancia scorre il testo che, con i 5 milioni di euro destinati ai "suoi indigenti da 35 mila euro all'anno”, saranno ben 2 milioni ad andare in vacanza.
In poche parole, 2 euro e 50 centesimi a testa da destinare al massimo per un gelato di quelli da prendere “a passeggio”, perché se ti siedi al tavolino, corri il rischio di doverci mettere del tuo.
Diciamocelo, tutto fa presagire che, in tempi di pubblicità (a qualunque costo) e di cui presumiamo la Michela un’assidua e attenta sostenitrice, “l’ordine” per quella didascalia sia partita dalla medesima.
Se poi esaminiamo il “grande successo” ottenuto per favorire gli “indigenti” (ved. sopra lo stipendio annuale dei presunti poveri), che secondo le Sue stime procureranno “grandi benefici” (per Lei 170 milioni all’indotto), ma invero sono circa 14/15 milioni di euro, ecco che la comparazione con il totale degli introiti del turismo nazionale annuale (140/160 miliardi di euro), questi saranno nella percentuale dello 0,0001%, roba da far ridere i polli.
Ah, un’ultima cosa.
E' bene precisare che la Francia e altri Paesi hanno attuato da molti anni questa politica di sovvenzione turistica per i propri cittadini; la prima addirittura nella misura di quasi un miliardo di euro (908 milioni), e che il tutto non parte dai tempi del suo insediamento in questo importante dicastero, bensì dalla Legge n. 135 del 29 marzo 2001, "Riforma della legislazione nazionale del turismo" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 20 aprile 2001; ossia ben otto anni prima.
Abbiamo già ampliamente detto che questi nostri “lamenti” o critiche al Suo indirizzo non sono assolutamente una faccenda politica, ma solo una questione di buon senso; questo ministero, e crediamo anche gli altri, non siano adatti ad una persona così, e quarant’anni del nostro lavoro internazionale nell’ambito, lo rivendicano giornalmente.
Nei Suoi due anni s’è sentito solo proclami e tante parole, ma di produttivo non s’è visto, proprio un bel niente.

venerdì 22 gennaio 2010

Grazie Brambilla

E grazie anche a tutti i "professoroni" che annualmente si riuniscono come greggi e per migliaia di volte; che spiegano le loro teorie del bisogna fare così o cosà; che non perdono occasione per raccontarci quanto sono bravi; che tutto va bene e se per caso tanto bene non và, la colpa è sempre degli altri.
Comunque...

NEL 2009 PERSI ALMENO 1,7 MILIARDI DI GIRO D’AFFARI E 75 MILA LAVORATORI TRA DIRETTO ED INDOTTO

I numeri non lasciano troppo spazio all’ottimismo di fronte alla lettura dei dati conclusivi delle analisi campionarie svolte mensilmente dalla Federalberghi nel corso dell’intero 2009.
Il 2009 ha chiuso i battenti facendo segnare una flessione tra italiani e stranieri pari al 3,8%, che equivale a quasi 10 milioni di pernottamenti in meno ed a circa 3,5 milioni di mancati arrivi, che in termini economici rappresentano una perdita economica per il settore di almeno 1 miliardo di Euro.
Se a questo aggiungiamo che gli alberghi italiani (dati Istat) hanno ridotto i propri introiti di circa 700 milioni di Euro e sono stati costretti a lasciare a casa il 4,7% della forza lavoro; beh, tanto bravi non lo sono.
Questo è equivalso a licenziare o non riassumere quasi 12 mila persone nel comparto alberghiero, mentre a livello settoriale la contrazione è stata di circa 50 mila unità, alle quali vanno aggiunti altri 25 mila addetti dell’indotto (agro-alimentare e commercio).

Come si vede il turismo italiano nel 2009 ha perso complessivamente in termini economici qualcosa come 1,7 miliardi di Euro, ha momentaneamente estromesso dal mercato del lavoro 75 mila persone e si accinge ad affrontare un 2010 nell’incertezza più totale perchè si sono dimenticati di fare una cosa molto importante: la programmazione.

L’invito a questo punto, di fronte ad una situazione che non trova sbocchi d'uscita, se non con i soliti proclami che ricordano tanto una presa per i fondelli, è riconsegnare i "maghi del turismo" alle competenze che avevano prima o che si meritano, rimandando a casa i responsabili attuali per favorire finalmente le imprese senza tanti ghirigori di parole e falsi ottimismi, che servono solo per pochi minuti o per mantenere le proprie “careghe”.

giovedì 21 gennaio 2010

S'illuminano d'immenso ma fanno buio

Avremmo voluto non parlarne più di dati e statistiche, ma come si fa?
I grandi "luminari" del turismo nostrano, non appena hanno da dare un senso al loro "produttivo lavoro", li sfornano a mò di formiche in un formicaio.
Le stesse statistiche che sono nate per dare un aiuto agli operatori del settore, ma tramutate in un'arma politica che guarda un po ', volge sempre a loro favore.
Ed eccoci qua a raccontare l'ultima "panzana" nella speranza che prima o poi la finiscano, oppure nell'illusione che riescano finalmente a capire che così procurano solo del danno; si, però agli altri ... ecchisenefrega, vero brava gente?

Comunque:

*** Federalberghi:
Tra Natale e Capodanno si sono mossi complessivamente poco più di 12 milioni di italiani, tra maggiorenni e minorenni, (rispetto ai 10 milioni dell'anno scorso).
*** Confesercenti - SWG:
La crisi non ferma la voglia di vacanza: 3 italiani su 10 fra Natale e Capodanno partiranno, rafforzando un trend che da cinque anni vede raddoppiare il numero dei vacanzieri di fine anno.
*** Ministero del Turismo (Brambilla)
Sono 10,5 milioni gli italiani che quest'anno hanno programmato di partire per le vacanze natalizie, ovvero il 22,2% della popolazione (in netta crescita rispetto ai 7,3 milioni dello scorso anno), cui si aggiungono 11,5 milioni di incerti (24,2%).

Bene, sarebbe da dire, e agli operatori del settore non resta che acquistare più derrate alimentari, assumere più personale e via dicendo per fronteggiare, nel migliore dei modi, questa invasione di nuovi clienti.
Ma ecco che arrivano de nuovi dati, quelli veri e ...

*** Confindustria
A distanza di quasi un mese, gli operatori del turismo fanno un bilancio più definitivo dell'andamento dei viaggi durante il Natale e il Capodanno appena trascorsi.
Il risultato è che la crisi continua a farsi sentire e che Il settore dei viaggi soffre.
A sostenerlo è Assotravel, che riunisce le agenzie di viaggi aderenti a Confindustria.
Per l'Associazione, negli ultimi 20 anni si era avuto il 'tutto esaurito' per la settimana di Capodanno, cosa che non è avvenuta quest'anno e il calo va collegato con lo stesso Ferragosto del 2009, quando, per la prima volta, non si è avuto il tutto esaurito: il calo registrato sulla rete delle agenzie di viaggi è stimabile tra il 15% del numero complessivo dei turisti ed il 20% in termini di fatturato rispetto al 2008.
Un bilancio e stato fatto anche dal portale di viaggi Atrapalo.it secondo il quale, durante le festività comprese tra Natale el'Epifania, il 58% degli internauti italiani che ha navigato sul portale ha optato per destinazioni estere, principalmente europee, mentre il 42 % ha scelto di viaggiare in Italia.

Beh, a chi ha pensato: "mi fido di questi", non resta altro che gettare via gli alimenti acquistati in sovrappiù e mandare immediatamente a casa il personale in esubero, magari rivolgendo un "simpatico" pensiero ai "luminari" del ... vabbè, pensatela voi la parolina.

mercoledì 20 gennaio 2010

Haiti dallo zero assoluto a...



E’ nuovamente ripartito l’eco dell'imbecillità dei soliti pseudo progressisti e dei ben pensanti, così numerosi ieri ed altrettanto numericamente consistenti oggi; ma si sa come la mamma di “questi” sia sempre in cinta e che la gestazione o natività, sia da paragonare a quella dei topi, per cui…
Si sono messi a protestare per una nave da crociera che in questi giorni si trova nelle acque di Haiti, gridandone allo scandalo ed elencando una serie infinita di “belle parole” per i suoi passeggeri.
In questi casi non esiste l'opinione politica o chissà cos'altro, ma solo il buon senso, mentre la fine totale del turismo, aggravata dal terremoto, irreparabilmente sarebbe qualcosa di pesantissimo per un'economia già un mese fa inesistente.
Suvvia.
Ad Haiti comandano la criminalità, i militari, l’oligarchia che gestisce il potere formale, mentre gli aiuti esterni, da cui dipende il Paese, foraggiano la casta dei parassiti, inclusi ben 30 partiti.
Vi ricorda qualcosa quest’ultima considerazione, vero?
Comunque bisogna conoscere la storia dell’Hispaniola (Haiti o Repubblica Dominicana) per poter capire le soluzioni da adottare; si, quelle definitive, perché un solo marginale intervento comunitario porterebbe a ricreare il marcio dei tempi passati o quelli recenti, su di questa meravigliosa isola, che ricordo e ben conosco per lavoro.
Alla fine del Seicento, la Francia ottenne la parte occidentale dell’isola, e avviò la coltivazione intensiva di canna da zucchero e cacao, il che comportò un disboscamento le cui conseguenze si avvertono a ogni uragano.
L’agricoltura intensiva tuttavia produsse una relativa agiatezza e creò una diversificazione sociale anche all’interno della comunità nera.
Negli anni della Rivoluzione francese la stragrande maggioranza della popolazione era formata da schiavi appena arrivati dall’Africa, ma vi erano anche i “maroons”, le vecchie famiglie di schiavi divenuti agricoltori liberi.
I grandi latifondi restavano all’aristocrazia francese, ma la rivoluzione del 1789 provocò una rivolta di Spartaco, attraverso l’alleanza di maroons e schiavi.
Il 1804 fu l’anno dell’indipendenza di una ex colonia di schiavi neri, ma il caudillismo si manifestò subito, anche in assenza di bianchi colonizzatori: nel 1806 la nazione si spaccò in due parti ed Henri Cristophe, diventò il primo re nero dell’Occidente, creò un’aristocrazia corrotta, costruì sei castelli, otto palazzi governativi e la più grande fortezza delle Americhe, a imitazione di Versailles.
A metà dell’Ottocento l’isola fu divisa per aree linguistiche e nacque l’attuale Repubblica Dominicana.
Nel 1957 iniziò la dittatura di François Duvalier, cui seguì quella del suo figlio diciannovenne, ed utilizzarono gli squadroni della morte dei Tonton Macoutes come sostituti di esercito e polizia.
La risposta democratica fu avviata da papa Wojtila, il quale (come in Polonia) creò un movimento cattolico guidato da Aristide, presidente nel 1991 e poi nel 1994, dopo alcuni putsch militari, ma nel 2004 Aristide uscì di scena per mano delle gang di Port-au-Prince e dell’esercito.
Quindi attualmente ad Haiti comandano la criminalità, i militari, l’oligarchia che gestisce il potere formale, mentre la Chiesa non può sostituirsi allo Stato per creare un’economia indipendente.
Ma ha fallito anche la missione statunitense Usaid, la quale ha creato un’industria manifatturiera nella capitale, provocando l’abbandono delle campagne (anche a causa degli alimenti che provenivano dalle eccedenze dei paesi esteri).
Port au Prince è diventata una metropoli da 2 (o forse il doppio) milioni di abitanti, dove i contadini inurbati costruivano case e baracche senza alcun criterio di sicurezza e senza controllo.
Secondo la Nlc statunitense (Fondo in supporto dei diritti umani nell’America centrale), negli anni ’80, vi erano circa 250 fabbriche nella capitale, con 60.000 impiegati. Da allora l’occupazione è diminuita, gli appaltatori locali pagano i dipendenti dodici centesimi all’ora per 70 ore alla settimana, per realizzare t-shirt per conto della Disney o di altre corporation occidentali.
Sfruttamento oppure il nulla, o il crimine: è questa l’economia haitiana.
Ora il terremoto aggiunge caos a caos, eppure si trattava di un terremoto prevedibile: con Google Earth si può vedere una faglia che va dal golfo di Port au Prince fino al lago vulcanico Enriquillo Krokodile nella Repubblica Dominicana, dovuta al fatto che l’isola di Hispaniola è nata dalla saldatura di due zolle distinte.
Secondo l'Indice di sviluppo umano Haiti figura al 149mo posto su 182 paesi. Per quanto riguarda il Pil la situazione è peggiore, ma dopo il terremoto la nazione è ormai l'ultima al mondo.
Ma quali soluzioni deve individuare la comunità internazionale?

Ricostruire Haiti senza creare un’ennesima oligarchia è un’opera titanica e nel frattempo converrà concentrarsi sull’organizzazione del territorio, perché con uno Stato inetto e un esercito di tradizioni golpiste serve un potere civile esterno ai partiti, che dia un senso alla missione Onu contro l’illegalità: il modello della Protezione civile italiana, e gran bene han fatto con l’invio di Guido Bertolaso a capo del tutto.
Politica a parte, nessuno al mondo ha più esperienza.
Manca però una cosa, e vale a dire qualcuno per l’attuazione del programma turistico, come di quello agricolo e alimentare, e che sappia partire dallo zero assoluto.
Il resto sono tutte fandonie e la storia di quell’isola, come di altre, l’ha già ampliamente spiegato.
Un momento, non i soliti pluri medagliati sulla carta, nè tantomeno persone di concezione "Brambilla", ma quelli che veramente e direttamente, non solo attraverso libri e libracci, qualcosa ne sanno; che sappiano gestire e programmare l’innesto delle future connessioni turistiche estere e quindi l’inserimento dei locali, attraverso una consolidata esperienza diretta.
In poche parole, serve gente che si sappia sporcare le scarpe di fango.
Esportare questo strumento di organizzazione può migliorare definitivamente le condizioni di un popolo che in larga parte, anche prima del terremoto, viveva sospeso tra la vita e la morte.

martedì 19 gennaio 2010

Ci sarebbe da cambiare queste classifiche...e voi parlate, parlate e parlate.





Il World Economic Forum ha emesso una sentenza graduale dei 133 Paesi ad esso associati per il periodo 2009/2010, ed ancora una volta siamo rimasti nel fondo; quindi è prevedibile la considerazione che le differenti correnti politiche daranno al riguardo.
E a poco servono i tanti sciocchi proclami o le comparazioni con nazioni ancor più “disgraziate” per innalzare il proprio nulla; la carta canta ed il coro purtroppo siamo sempre noi.
Va innanzi tutto precisato che nel WEF non vi fanno parte quattro amici al bar o 4 “cantanti” ma 40 capi di Stato o di governo, 64 ministri, 30 capi o da alti funzionari di organizzazioni internazionali e 10 ambasciatori, più di 432 partecipanti provenienti dalla società civile, tra cui 32 capi o rappresentanti di organizzazioni non governative, 225 capi di media, 149 leader provenienti da istituzioni accademiche e di riflessione, 15 leader religiosi di diverse fedi, nonché, 11 dirigenti sindacali di valore mondiale.
Inoltre il Forum, a scanso di equivoci volti all'inganno, è finanziato con le 1000 imprese associate, e l'azienda tipo del socio è una società multinazionale con più di cinque miliardi di dollari di fatturato, tanto per rendere l’idea e per fermare eventuali sostenitori di fantasiose favole partitocratriche.


Quindi poche balle od improduttive arrampicate sui vetri; quello che decidono e dicono è pur sempre, “purtroppo” per noi, vero.
Dalle liste a fianco sono mancanti le voci sul turismo perché le intendiamo “privilegiare” con più attenzione e quindi omaggiare in un prossimo futuro alla ministra Brambilla che in questo settore s’impegna, ricordando, ahimè con lei inutilmente, che senza la diminuzione delle tasse, trasparenza delle politiche di governo, spreco spesa pubblica, favoritismi nelle decisioni di funzionari del governo, formazione del personale, norme in materia di investimenti, pratiche di assunzione, costo del lavoro, flessibilità di determinazione del salario, simmetria tra produzione e retribuzione, possibilità di ricerca lavoro qualificato, strategie turistiche, affidamento sulla gestione professionale, fuga di cervelli, flussi di capitale, disponibilità di capitale a rischio, investimenti diretti dall’estero, volontà di delegare, collaborazione università/industria, …e qui mi fermo; niente si fa e mai si potrà.
L’esamina del WEF ci dimostra ampliamente che oltre al continuo parlare da parte delle istituzioni, per un attimo, ci si dovrebbe fermare anche a pensare, e magari provvedere a togliere tutto quel marciume che ormai ci avvolge.
Ma vaglielo a spiegare!

lunedì 18 gennaio 2010

Italia.it (l’innominabile)







Chissà se esiste un nesso logico tra il Samuel Beckett autore del famoso romanzo del ’53, il celeberrimo personaggio manzoniano con il portale nazionale del turismo?
Forse il solo testo; l'innominato o l’innominabile.
Ma non per la Brambilla che nonostante riceva giornalmente autorevoli critiche dal web (puntute e vagamente ironiche), o da probabili clienti, semplici curiosi o addirittura dai responsabili regionali preposti al settore che ne lamentano la scarsità dei contenuti, continua ad elencarlo come pronto all’uso ed in sentore di punto d’arrivo.
Solo che queste parole le sentiamo da svariato tempo (anni) e i risultati sono ancora ben lungi dalla parola fine.
Insomma, un’incredibile pagliacciata che oltretutto ci costa altri soldini, e non pochi, che se aggiunti a quelli delle “gestioni” precedenti, fanno una gran bella sommetta, che sono andati a finire….mah?
Chiaramente il tutto alla luce del sole, sia chiaro, ma ognuno la pensa un po come vuole, e noi quel tanto chiaro, di certo, proprio non ce lo vediamo.
Comunque sia, la brava Michela (“brava” chiaramente inteso come auto proclamazione), continua a sostenere che il portale Italia.it si stia riempiendo di nuovi contenuti.
Delle due una: o non lo clicca e quindi non lo legge da molto tempo oppure, vista la vita “difficile” che fa a cercare sempre nuovi (impossibili) dati positivi sul turismo e a “girovagare” a destra e a manca sulle TV, radio, giornali, feste, inaugurazioni, tribune politiche, eccetera eccetera; ha perso molte diottrie.
Beh, forse un nuovo rimpasto in quel dicastero non produrrebbe alcunché di male; anzi, anche perché di peggio di certo non si può.
E se qualcuno vuole, possiamo anche tranquillamente ed educatamente cercare di spiegarlo anche a voce.

venerdì 15 gennaio 2010

AAA Miracolo cercasi

E così sia.
Per la Brambilla l’essersi presentata allo Josp Festival, il Festival internazionale degli itinerari dello spirito che è stato inaugurato giovedì 14 alla Nuova Fiera di Roma, è stata forse l’unica cosa “sensata” e sviluppata in quasi due anni, da numero uno del dicastero turistico nazionale.
Sperando che nell'approssimarsi della religiosità, anche se turistica dell'evento, abbia almeno richiesto (pregando) il miracolo.
Infatti non riusciamo a comprendere quale altra possibilità ci sia per risollevare questo importantissimo settore, se non per qualche intercessione divina e considerati i risultati ottenuti dalla medesima. Ma quello che è peggio è che non esiste nulla nella programmazione futura, se non i suoi bla bla bla d'immaginari successi ottenuti.
Ovviamente prescindendo da qualsivoglia colore politico perchè il turismo non dovrebbe averne, ma si sa come la và in Italia.
Comunque ed eventualmente ci uniamo nella preghiera affinché il “miracolo” possa avvenire.
Si, quello che venga presto spostata atrove o possibilmente dove non possa produrre dei danni, ma soprattutto nei luoghi in cui "l'allegra banda festante" creata dalla medesima, non possa farci più perdere del tempo prezioso.
Infatti gli altri Paesi nostri concorrenti corrono e si rinnovano con poche parole, mentre quì di tanto ci sono "solo" le chiacchiere.
Amen

giovedì 14 gennaio 2010

31 world places to go in 2010





1. Sri Lanka
For a quarter century, Sri Lanka seems to have been plagued by misfortune, including a brutal civil war between the Sinhalese-dominated government and a separatist Tamil group. But the conflict finally ended last May, ushering in a more peaceful era for this teardrop-shaped island off India’s coast, rich in natural beauty and cultural splendors.
The island, with a population of just 20 million, feels like one big tropical zoo: elephants roam freely, water buffaloes idle in paddy fields and monkeys swing from trees. And then there’s the pristine coastline. The miles of sugary white sand flanked by bamboo groves that were off-limits to most visitors until recently are a happy, if unintended byproduct of the war.
Among the most scenic, if difficult stretches to reach, is Nilaveli Beach in the Tamil north. While a few military checkpoints remain, vacationers can lounge on poolside hammocks under palm trees or snorkel in its crystal-clear waters. Or they can order cocktails at the Nilaveli Beach Hotel (www.tangerinehotels.com/nilavelibeach), a collection of recently renovated bungalows with private terraces.
An international airport in Matara, on the island’s southern shore, is under construction, which will make the gorgeous beaches near the seaside village of Galle easier to get to. Decimated by the tsunami in 2004, the surrounding coastline is now teeming with stylish guesthouses and boutique hotels.
Unawatuna, a crescent-shaped beach a few miles south of Galle, may be furthest along. Higher-end hotels there include Thambapanni Retreat (http://www.thambapanni.biz/), which features four-poster beds, yoga and an ayurvedic spa. The Sun House (http://www.thesunhouse.com/), in Galle, looks like a place where the Queen of England might stay, with its mango courtyard and colonial décor. One stylish place tucked within Galle’s city walls is the Galle Fort Hotel (http://www.galleforthotel.com/), a refurbished gem merchant’s house run by a couple of Aussies. — Lionel Beehner
2. Patagonia Wine Country
Ten years ago, a group of adventurous winemakers set their sights on an Argentine valley called San Patricio del Chañar, an unusually fertile and eerily beautiful corner of Patagonia. They plowed, planted and waited. The outcome? A blossoming wine country with delicious pinot noirs and malbecs and smartly designed wineries.
One of the area’s pioneers, the 2,000-acre Bodega del Fin del Mundo (http://www.bodegadelfindelmundo.com/), which works with the influential wine consultant Michel Rolland, is racking up international medals for its complex merlot, cabernet and malbec blends. And NQN (bodeganqn.com.ar), which is associated with the Argentine oenologist Roberto de la Mota, has seen its 2006 Colección NQN Malbec get 92 points from Wine Enthusiast. Nearby is the new Valle Perdido winery (http://www.valleperdido.com.ar/), which includes an 18-room resort surrounded by vineyards. At the spa, ask for antioxidant wine-infused treatments. — Paola Singer
3. Seoul
Forget Tokyo. Design aficionados are now heading to Seoul.
They have been drawn by the Korean capital’s glammed-up cafes and restaurants, immaculate art galleries and monumental fashion palaces like the sprawling outpost of Milan’s 10 Corso Como and the widely noted Ann Demeulemeester store — an avant-garde Chia Pet covered in vegetation.
And now Seoul, under its design-obsessed mayor, Oh Se-hoon, is the 2010 World Design Capital. The title, bestowed by a prominent council of industrial designers, means a year’s worth of design parties, exhibitions, conferences and other revelries. Most are still being planned (go to wdc2010.seoul.go.kr for updates). A highlight will no doubt be the third annual Seoul Design Fair (Sept. 17 to Oct. 7), the city’s answer to the design weeks in Milan and New York, which last year drew 2.5 million people and featured a cavalcade of events under two enormous inflatable structures set up at the city’s Olympic stadium. — Aric Chen
4. Mysore
You’ve completed 200 hours of teacher training, mastered flying crow pose and even spent a week at yoga surf camp. What’s next? Yogis seeking transcontinental bliss head these days to Mysore, the City of Palaces, in southern India.
The yogi pilgrimage was sparked by Ashtanga yoga, a rigorous sweat-producing, breath-synchronized regimen of poses popularized by the beloved Krishna Pattabhi Jois, who died at 94 in 2009. Mr. Jois’s grandson is now director of the Ashtanga Yoga Research Institute (http://www.kpjayi.org/). First month’s tuition is 27,530 rupees, or $600 at 46 rupees to the dollar. Classes generally require a one-month commitment.
Too much time or money? Mysore’s yoga boom now has shalas catering to every need. Off the mat, the yoga tribe hobnobs at Anu’s Bamboo Hut or the Regaalis Hotel pool, studies Sanskrit, gets an ayurveda treatment or tours the maharaja’s palace. — Mary Billard
5. Copenhagen
As thousands of environmentalists heckled world leaders in Copenhagen last month for the climate summit, a solitary unifying note could be heard amid the cacophony of discord: the Danish capital has already emerged as one of the world’s greenest — and maybe coolest — cities.
Copenhageners don’t simply preach the “progressive city” ethos, they live it. Long, flat urban thoroughfares are hemmed with bicycle paths where locals glide around the city, tourists saddle up on the free bikes that dot the city center, and fashion bloggers take notes on the latest cycle chic (see copenhagencyclechic.com). Over in the harbor district, a public bath at Osterbro, due to open in 2010, will complement the two swimming areas set off on Copenhagen’s inner harbor, a formerly polluted waterway recently transformed into the city’s summertime hub.
Away from all the modernism and the happy cyclists, cultural thrill-seekers are being coaxed to the once dangerous district of Norrebro, which has arguably become Copenhagen’s edgiest hub. A heady mix of hipsters, students and immigrants mingle in the cafes and galleries around the district’s focal square, Sankt Hans Torv, and the city’s young and excitable night owls can be found dancing in local clubs until the early hours. — Benji Lanyado
WAITING IN THE WINGS
6. Koh Kood
Is this the next Koh Samui? The Trat islands are emerging as Thailand’s new luxury outpost. Inaccessible for many years because of tensions with neighboring Cambodia and a poor transportation infrastructure, islands like Koh Kood are starting to draw venturesome paradise seekers, thanks in part to new direct flights to the port city of Trat. The recent opening of Soneva Kiri, a 42-villa suite retreat by the Six Senses brand (www.sixsenses.com/Soneva-Kiri), definitely ratchets up the high-end quotient on this Robinson Crusoe-like island. Coming soon: X2 Koh Kood (http://www.x2resorts.com/), a designer eco-resort with 14 pool villas. — Gisela Williams
7. Damascus
The next Marrakesh? Perhaps mindful of the way that renovations of historic riads have drawn upscale travelers to Marrakesh, Damascus hoteliers are trying to mine tourism gold in the rundown buildings of the Syrian capital’s Old City. These 18th-century homes — many with inviting courtyards and rooftop terraces — are now boutique hotels, like the nine-room Old Vine (http://www.oldvinehotel.com/) and the Hanania (http://www.hananiahotel.com/), which doubles as a hotel and a small museum. — Don Duncan
8. Cesme
The next Bodrum? While revelers continue to descend upon that seaside retreat, another corner of Turkey’s Aegean coastline has begun to emerge as a stylish alternative: the once-sleepy villages of the Cesme Peninsula. The main draw is Alacati, a sheltered beach town that last summer was the site of the Professional Windsurfers Association Slalom World Cup. Scheduled to open in the spring, the seven-room Hotel Nars Alacati (http://www.nars.com.tr/), set in a converted 19th-century mansion, promises to become the popular weekend gathering spot for Istanbul’s smart set, along with the adjoining garden restaurant, Mesa Luna. — Andrew Ferren
9. Antarctica
This may be the last year that Antarctica is open to mass tourism — not because the ice is melting too fast (though it is), but because of restrictions that would severely curtail travel around the fragile continent.
Until recently, most vessels passing through Antarctica were limited to scientific expeditions, but an exploding number of tourists now flock to what is arguably the world’s last great wilderness. The tourism boom, scientists argue, poses a major environmental threat. Indeed, several passenger ships have run aground in recent years.
Countries that manage Antarctica are calling for limits on the number of tourist ships, for fortified hulls that can withstand sea ice and for a ban on the use of so-called heavy oils. A ban on heavy oil, which is expected to be adopted by the International Maritime Organization later this year, would effectively block big cruise ships.
With the new rules taking effect within two years, tour operators are promoting 2010 as the last year to visit Antarctica, while, at the same time, procuring lighter vessels that would be permitted. Abercrombie & Kent, for example, is introducing a new ship, Le Boreal (http://www.abercrombiekent.com/), which its public relations firm argues “meets all the environmental regulations, so access to Antarctica via A&K will not be affected.”
Launching this year, the compact luxury ship holds 199 passengers and features an outdoor heated pool, steam rooms and private balconies that offer intimate views of some of the world’s remaining glaciers. — Denny Lee
10. Leipzig
In 2010, Leipzig, a small industrial city in the former East Germany with an illustrious past, will be marking the 325th anniversary of the birth of its former resident Johann Sebastian Bach and the 200th birthday of Robert Schumann with concerts, festivals and a reopened Bach Museum (http://www.bach-leipzig.de/).
But the city’s cultural high note is likely to be the Neo Rauch retrospective opening in April at the Leipzig Museum of Fine Arts (http://www.mdbk.de/), a show devoted to the father of the New Leipzig School of artists, a scene that for the past decade has been the toast of the contemporary art world. The art cognoscenti will also make their way to the Spinnerei (http://www.spinnerei.de/), a former cotton mill that is home to 11 galleries, a cafe and a quirky new pension called the Meisterzimmer (http://www.meisterzimmer.de/), with rooms starting at 50 euros, or $70 at $1.40 to the euro.
The city is also making a splash on the musical front. Moon Harbour Recordings and Kann Records, two indie labels producing innovative electronica from D.J.’s, are based here. Sevensol and Matthias Tanzmann will undoubtedly be lugging their laptops to Leipzig Pop Up (http://www.leipzig-popup.de/), a trade fair and music festival taking place in May. Otherwise, gigs can be heard year-round in the city’s underbelly of abandoned factories and squats that look a lot like Berlin — maybe 10 years ago. — Gisela Williams
11. Los Angeles
Visitors love to bemoan the lack of an old-fashioned cultural neighborhood in Los Angeles. In truth, the city has as many thriving art spots as it does ZIP codes. Last October, the pioneering Culver City gallery Blum & Poe (2727 South La Cienega Boulevard; 310-836-2062; http://www.blumandpoe.com/) inaugurated an airy 21,000-square-foot space; in July, the veteran local dealer Thomas Solomon (427 Bernard Street; 323-427-1687; http://www.thomassolomongallery.com/) opened a space in Chinatown. And the powerhouse New York galleries L&M Arts and Matthew Marks are scheduled to open prominent spaces in 2010.
Local museums, many of which struggled financially in recent years, are back afloat. The Museum of Contemporary Art (http://www.moca.org/) is celebrating its 30th birthday with a huge exhibition of 500 highlights from its outstanding collection of postwar art. In October, the vast Los Angeles County Museum of Art (http://www.lacma.org/) will get even bigger when it unveils a Renzo Piano-designed addition to its multiacre mid-Wilshire campus. And the billionaire collector Eli Broad, who has been both savior and villain to just about every major museum in town, is now looking to plant his own museum in Beverly Hills, Santa Monica or a third unnamed location. — Andrew Ferren
12. Shanghai
To many, the idea of a World Expo might seem like a dated, superfluous throwback from some preglobalized age. (Remember the one in Aichi, Japan? Enough said.) But tell that to the 70 million who are expected to attend Expo 2010 in Shanghai.
This is China, after all. And following up on Beijing’s spectacular Olympics, Shanghai is pulling out all the stops. From May 1 to Oct. 31, more than 200 national and other pavilions will straddle the city’s Huangpu River, turning a two-square-mile site into an architectural playground: Switzerland will be represented by a building shaped like a map of that country, complete with a rooftop chairlift, while England is in the celebrated hands of the designer Thomas Heatherwick, who is fashioning what looks like a big, hairy marshmallow. Other attention grabbers include Macao, taking the form of a walk-through bunny, and the United Arab Emirates, which hired Foster + Partners to build a “sand dune.” (By contrast, the United States pavilion might be mistaken for a suburban office park.)
In the run-up to the Expo, Shanghai seems to have taken this year’s theme, “Better City, Better Life,” to heart, spending tens of billions of dollars to upgrade the city. The riverfront Bund promenade is getting a makeover with parks and pedestrian-friendly sidewalks, while the subway is being dramatically expanded — including several new stations serving the World Expo site. — Aric Chen
13. Mumbai
On the one-year anniversary of the 2008 Mumbai attacks, citizens painted a one-kilometer stretch of wall in South Mumbai with murals to show their love and hope for the city. The initiative, by a group of organizations that included the Mumbai Arts Project (MAP), which is dedicated to creating public art projects, is just one sign that Mumbai’s art scene is on the rebound.
A walk through the newly dubbed Colaba Art District yields no fewer than five contemporary art galleries. In the second half of 2009, two contemporary galleries opened: Gallery BMB (http://www.gallerybmb.com/), which brought in big-name artists from around the globe for its first show (look for an exhibition focusing on new Indian women artists, starting on Feb. 8), and Volte (http://www.volte.in/), a gallery, cafe and bookstore. Just down the street is Project 88 (http://www.project88.in/), an outpost of Gallery 88 in Calcutta, focused on up-and-coming Indian and South Asian artists. The large, simple one-room space will show the artist Hemali Bhuta with an installation on the ceiling and archival prints on the walls, starting Jan. 18. Also nearby is Gallery Maskara (http://www.gallerymaskara.com/), in a converted cotton storehouse; starting March 15, the space will host paintings, sculpture and watercolors by T. Venkanna, a popular artist based in nearby Vadodara. — Lindsay Clinton
14. Minorca
While the beat of disco pounds in Ibiza and Majorca, their quiet sister Minorca offers a tranquil contrast to the glitz next door. The entire island is a Unesco Biosphere Reserve, so the Spanish megahotel development frenzy of the last decade has largely skipped over this patch of the Mediterranean. That means miles of beaches —some 120 of them, in fact, like the northern sweep of crystal-clear swimming waters in the coves called Cala d’Algaiarens, with fine sand and rolling dunes. And Minorca’s eco-diversity extends well beyond the coasts: forests, deep gorges, wetlands, salt marshes and hillsides covered in lush greenery that sometimes look more New England than Mediterranean. Even the island’s sun-bleached towns — Mahón and Ciutadella, each combining elements of their British colonial heritage, Moorish roots and modern Spanish identity — are more peaceful than their Majorcan equivalents.
The ideal visit to Minorca celebrates islanders’ emphasis on agritourism — sleeping in rural establishments like Ca Na Xini (http://www.canaxini.com/), a dairy farm that offers an eight-room temple to modernism inside the shell of a century-old manor home. It’s like spring break for eco-conscious adults. — Sarah Wildman
15. Costa Rica
Costa Rica has been on any eco-minded traveler’s radar for years, but with a new birding route in the northeast region of the country, there’s a new reason to pay the country a visit. Opened in early 2009, the Costa Rican Bird Route (http://www.costaricanbirdroute.com/) encompasses 13 far-flung nature reserves with phenomenal avian diversity — the sites are home to more than 500 bird species. Travelers can explore the route on their own with a map ($12.95 when ordered online) or hire a local guide to lead the way. The most popular leg of the route centers on the Sarapiquí-San Carlos region, one of the last remaining habitats of the endangered and prized great green macaw. The landscape along the route runs from wetlands and river explorations to high rain forest canopies and waterfalls; birders can visit renowned tropical biological research stations, stay in newly built eco-lodges and hike or canoe through local family-run reserves in search of rare raptors, herons and kingfishers. — Bonnie Tsui
16. Marrakesh
The ancient walls of Marrakesh must have protected the city from the global recession. Luxury boutique hotels, which began opening a few years ago, are now popping like Champagne corks over this historic and atmospheric North African city.
La Mamounia, a famed playground for celebrities like Mick Jagger and Charlie Chaplin, reopened in November after a $176 million face-lift by the Parisian designer Jacques Garcia (http://www.mamounia.com/). At its dazzling launch party, Jennifer Aniston, Orlando Bloom and Gwyneth Paltrow walked the red carpet, José Carreras sang, and Cirque du Soleil acrobats wrapped in Christmas lights scaled the hotel walls.
“There was caviar galore,” said Sandra Zwollo, a Dutch expatriate who lived in La Mamounia for three years. “And not only does the new La Mamounia reflect what is happening in Marrakesh at the moment, it is greatly contributing to it.”
Ms. Zwollo herself is adding to the glamour of the city. Later this month, she plans to open Harem (http://www.harem-escape.com/), a wellness retreat just for women, set on a stunning 12-acre estate in the city’s outskirts surrounded by olive and palm groves.
But it all pales in comparison to the palatial Royal Mansour, scheduled to open in 2010. Owned by King Mohammed VI of Morocco, who is largely responsible for the country’s newfound glamour, the jaw-dropping resort is built along the city’s ancient walls and has been designed almost like a mini-medina with Andalusian-style courtyards. The 20,000-square-foot royal suite will have a private swimming pool, home theater, gym and private hammam. The resort will also feature three restaurants overseen by the three-star Michelin chef Yannick Alléno.
There’s more. By the end of 2010, the Mandarin Oriental Jnan Rahma, which looks like something out of a Merchant-Ivory movie, and a 140-room Four Seasons are both expected to open, while a Rocco Forte resort and W Hotel are in the works for 2011. — Gisela Williams
17. Las Vegas
Despite a 4 percent drop in visitors in 2009, and the fact that several Las Vegas hotels have drastically slashed their rates to attract bargain-seeking travelers, a number of ambitious developers seem to think there is still money to be made in Sin City.
CityCenter, MGM’s $8.5 billion, 67-acre resort complex, is the Strip’s biggest headliner in 2010. Four of the six planned properties opened in December, including three hotels and a 500,000-square-foot luxury shopping mall (http://www.citycenter.com/). The residential Veer Towers and the Harmon, a 400-room boutique hotel, are scheduled to open this year. The complex also houses Haze, a 25,000-square-foot nightclub, and Cirque du Soleil’s seventh show, “Viva Elvis,” a tribute to the king of rock ’n’ roll.
This summer, the Encore, a Steve Wynn property, is unveiling an entertainment complex and “beach club” (complete with three pools and V.I.P. cabanas)., and a new nightclub, Surrender. A five-pool addition to Garden of the Gods Pool Oasis at Caesars Palace, set to open in March, will feature swim-up gaming and an 18-foot waterfall. The Hard Rock Hotel and Casino, which unveiled its Paradise Tower in July, added the all-suite HRH Tower in late December, as well as Vanity, a 14,000-square-foot nightclub. — Allison Busacca
18. Bahia
All eyes will turn to sultry Rio de Janeiro when it hosts the 2016 Olympic Games, but right now Brazil’s white-hot destination may be the northeastern state of Bahia. With its distinctive African-influenced flavors, cultural diversity, palm-fringed beaches and a new crop of chic hotels, the region is fast emerging as a jet-set playground.
In the village of Trancoso, a hideaway that gets more fashionable by the minute, the Dutch designer Wilbert Das (longtime creative director of the Diesel label) opened Uxua Casa Hotel (http://www.uxua.com/) using recycled materials including old roof tiles and abandoned fishing boats. The hotel’s colorful casas and lush gardens were a canvas for the 2010 Pirelli calendar, shot by the bad-boy photographer Terry Richardson. Speaking of the town’s rising cachet, a luxury Fasano resort — with 30 beachfront villas, a restaurant and a spa — is in the works.
In Salvador, known for its pulsing street carnival and the historic Pelourinho district, head to one of the city’s boutique lodgings. Zank (http://www.zankhotel.com.br/) recently opened in the residential Rio Vermelho section and seamlessly blends modern and classic styles, with exceptional views of the Atlantic Ocean just steps away. Nearby is the Pestana Bahia Lodge (http://www.pestana.com/), with a hilltop infinity pool and sunny sea-view rooms. While there, don’t miss “The Kiss” and “The Thinker” by Auguste Rodin, on temporary view at the Palacete das Artes (palacetedasartesrodinbahia.blogspot.com), which opened a gallery devoted to the French sculptor. — Paola Singer
19. Istanbul
The reputation of Istanbul’s contemporary art scene has been steadily growing in recent years, with the Web site ArtKnowledgeNews.com recently calling it “one of the most innovative in the world.” That reputation is bound to be burnished even more this year, now that Istanbul has been named the 2010 European Capital of Culture (a designation it shares with Essen, Germany, and Pecs, Hungary).
There will be a series of events, gallery shows and stage performances throughout the city to mark the occasion. (A complete list of events can be found at en.istanbul2010.org/index.htm.)
But one of the best ways to get a crash course in what Istanbul’s leading artists are up to right now is to spend some time wandering around the Misir Apartments (311/4 Istiklal Cadessi), right on the busy pedestrian thoroughfare that cuts through the trendy Beygolu neighborhood. Inside this elegant, early-20th-century building are some of the city’s most cutting-edge art venues, like Galerist (http://www.galerist.com.tr/) and Gallerie Nev (http://www.galerinevistanbul.com/)
Afterward, head to the rooftop terrace and have a drink at 360 Istanbul, a stylish bar and restaurant that offers stunning views of the city’s skyline (360istanbul.com). — Stuart Emmrich
20. Shenzhen
Chances are, the iPod in your pocket was made in Shenzhen, China. But this industrial powerhouse of a city on the Pearl River Delta in the southern region of the country, is more than just a factory town of sweatshops and bad smog — and it has the high-class hotels and high rollers to prove it.
Shenzhen is one of China’s wealthiest cities, right up there with Shanghai and Beijing. Situated just a 45-minute train ride north of Hong Kong, the thriving city exemplifies China’s breakneck transformation from peasant economy to capitalist giant. Its rapid rise can be traced back to 1979, when Deng Xiaoping selected the sleepy fishing port as a special economic zone. Money, bulldozers and cheap labor poured in. Dim sum joints and illicit massage parlors gave way to gleaming shopping malls and faceless skyscrapers. A city of 14 million sprang up seemingly overnight.
So did a new travel destination. A 491-room Grand Hyatt (1881 Baoan Nan Road; http://www.shenzhen.grand.hyatt.com/), with bay views, recently opened, joining the ranks of the Kempinski Hotel Shenzhen (Hai De San Dao, Hou Hai Bin Road; www.kempinski.com/shenzhen) and a Shangri-La (1002 Jianshe Road; www.shangri-la.com/shenzhen). Even late-night massage parlors have gone upscale and legit. The Queen Spa (Chunfeng Road; http://www.queenspa.cn/) has sleeping pods, a theater and a juice bar — all for under $15 a night — plus massages that start at about $25.
Affordable luxuries extend to shopping and eating. The jumble of stalls at Dongmen are clogged with pirated DVDs and knock-off handbags, while there are new fashionable restaurants in Shekou, a leafy district with an expatriate flavor. Shenzhen is getting greener, too. The city recently welcomed the first LEED-certified building in southern China: the aptly named Horizontal Skyscraper, billed to be as long as the Empire State Building is tall. — Lionel Beehner
21. Macedonia
One of the deepest lakes on the planet, with a dazzling Unesco World Heritage site of ancient dwellings rising high above its shores, Lake Ohrid in Macedonia is a local vacation star poised for greater international acclaim.
In the tiered, terra-cotta-roofed city of Ohrid, 18 miles from the Albanian border, a lakefront settlement dating back to Neolithic times, Macedonians boast that on their side of the lake is a church, monastery or mosque for every day of the year, each full of resplendent frescoes, mosaics and icons. Notable attractions include the recently renovated church of St. Clement and St. Panteleimon at Plaosnik, an epic Byzantine masterpiece, and the 13th-century St. John of Kaneo, a limestone and brick monastery that juts out over transparent blue waters.
An estimated $50 million renovation of the Ohrid Airport is planned for 2010, with more international flights expected by summer, and up to six new luxury hotels are in the works, including a $33 million property with construction scheduled to begin in March. Tourist attractions on Ohrid’s beaches were upgraded last year with swank bars and dining spots complimented by bamboo and leather couchettes, with the hot spot Cuba Libre (http://www.cubalibreohrid.com/) leading the way.
Meanwhile, new government-financed archaeological digs around the lake regularly unearth treasures, like the 17 fifth-century tombs discovered last July. The find follows the 2008 opening of the Museum on Water, a re-created Bronze Age village built on stilts incorporating Ohrid artifacts. — Dinah Spritzer
22. South Africa
As host of the 2010 World Cup this summer, South Africa has gotten its game on with a flurry of new stadiums, new hotels and safari lodges.
While soccer is being played across nine cities, much of the action off the field is taking place in Cape Town. Already known for its stunning beaches, mouthwatering cuisine and sophisticated night life, the city is welcoming high-end hotels, including the recently opened One & Only Cape Town and the forthcoming Taj Cape Town (www.tajhotels.com/capetown). Set to open this month, the Taj will have 166 rooms, many with views of Table Mountain. Also scheduled to open in Cape Town this year — but not in time for the World Cup — is the second branch of the nascent Missoni Hotels group (the first property opened in Edinburgh last year, with future outposts planned for Kuwait, Brazil and Oman).
Between matches, there’s plenty of time to go on a safari. If money is no object, check out the Ulusaba (http://www.ulusaba.virgin.com/), a private game reserve that’s part of Richard Branson’s collection of luxury vacation properties. It has opened the new Cliff Lodge, with private swimming pools and spectacular views of the bush. Prices start at 13,800 South African rand (around $1,878 at 7.35 rand to the dollar) a night for two. — Denny Lee
23. Breckenridge
The ski resort of Breckenridge is not content to be merely the party capital of the Colorado Rockies — now it wants to be the Amsterdam, too. For its 150th birthday, the former mining town — known for its anything-goes reputation among ski fanatics — recently passed an ordinance to decriminalize possession of small amounts of marijuana.
But even without the law, Breckenridge has plenty going for it, and not just the town’s main strip, which is already an après-ski bonanza of Irish joints, upscale restaurants and boutique shops. The BreckConnect Gondola now whisks skiers from town to the slopes in a matter of minutes. And the bases at Peak 7 and Peak 8 are barely recognizable from a few years back. A case in point is the recently opened Grand Lodge on Peak 7 (866-664-9782; http://www.grandlodgeonpeak7.com/), which just rolled out a full-service spa and fitness center called Soothe.
Don’t expect any Amsterdam-style “coffee shops” near the slopes anytime soon: the new ordinance applies only to the town of Breckenridge, not the mountain. — Lionel Beehner
24. Montenegro
On the southern edges of Montenegro, almost at the border of Albania, is an unusual land formation: a powdery, eight-mile-long beach called Velika Plaza (Long Beach) and a triangular island where the Bojana River meets the sea. The island is called Ada Bojana, and the area is quickly becoming a party destination for the young surfer set.
While the fantastic weather and soft gray beaches have drawn Eastern Europeans for decades, breezy thermal winds are bringing kitesurfers from Germany, England and France, who are turning Velika Plaza into a wave-riding capital on the Adriatic.
The cheap beer doesn’t hurt, either. The area is so undeveloped that the only resort is a faded nudist camp popular with Germans. In the meantime, travelers who want to keep their clothes on can book a 26-euro room (about $37, at $1.40 to the euro) at the Hotel Mediteran (hotel-mediteran.com) in the small city of Ulcinj, a 15-minute water taxi ride north. —Gisela Williams
25. Vancouver IslandVancouver
will have the sporting world’s attention when it hosts the Winter Olympics this year, but the most rewarding outdoor exploration is found outside the city, away from the crowds and off the beaten path. Hop the BC Ferry (http://www.bcferries.com/) from Vancouver to Nanaimo, on Vancouver Island’s east coast, and drive three hours through mountain passes to the wild, dramatic west coast. The new Wild Pacific Trail (http://www.wildpacifictrail.com/) skirts the rocky, rugged shoreline, overlooking sandy coves lined with driftwood and tidepools and the Pacific beyond them.
The hiking trail is being built in sections (there are three of seven set up so far), hand-cut through dense old-growth forests of cedar and spruce, with viewing platforms that let hikers see turn-of-the-20th-century lighthouses, kayakers heading to nearby islands, and the annual gray whale migration (about 20,000 pass by the island from February to late May). The base for the Wild Pacific Trail is a folksy fishing village called Ucluelet, a former First Nations settlement dotted with seaside inns, bed-and-breakfasts and beach cabins like the Terrace Beach Resort (http://www.terracebeachresort.ca/), which has direct access to the trail. BONNIE TSUI
26. Colombia
Unfairly or not, Colombia is still known for its cocaine cartels and street violence, but cool-hunting travelers are calling it Latin America’s next affordable hot spot.
Bogotá, its capital, has emerged as a role model of urban reinvention. Starting in the late 1990s, the city underwent a breathtaking transformation. Sidewalks, once used mainly for parking, are now lined with bicycle paths and tree-shaded cafes. An innovative bus system zips residents across the traffic-congested city. And museums and restaurants have opened in its historic center, including the refurbished Museo del Oro, which houses pre-Columbian treasures.
Getting there is affordable, too. JetBlue recently began nonstop daily service to Bogotá from Orlando, Fla., joining other carriers including Delta.
Meanwhile, the picturesque coastal city of Cartagena, a Unesco World Heritage site, which has been experiencing a tourism surge in recent years, gets even more stylish. The latest addition is the Tcherassi Hotel + Spa (http://www.tcherassihotels.com/), a seven-room boutique hotel designed by Silvia Tcherassi, a Colombian fashion designer. It has even prompted some travel bloggers to call Cartagena the next Buenos Aires. — Denny Lee
27. Kitzbühel
Most Austrians know the Austrian town of Kitzbühel as nothing less than a ski paradise, with 53 lifts and 104 miles of powdery slopes. But in the past few years, Kitzbühel has started to earn a reputation for its high-end dining — three restaurants with Michelin stars, with two more Michelin-starred joints outside town — making this small Alpine village of just 8,439 inhabitants an up-and-coming attraction for food lovers as well.
Many of the most celebrated kitchens are in hotels, like the five-star Hotel Tennerhof (http://www.tennerhof.com/), with one Michelin star and three Gault-Millau toques, and the Hotel Schwarzer Adler, which houses the Neuwirt restaurant (http://www.restaurant-neuwirt.at/), serving updated Central European fare like goose liver with baked almond milk and plums. The A-Rosa resort and spa (http://www.resort.a-rosa.de/), is host to no fewer than three restaurants, including KAPS, which was awarded its Michelin star in November 2008 and is known for its “Poor Man’s Menu,” a set dinner of traditional recipes from the region.
The highest fliers, however, seem to hide outside the village: Rosengarten, the only restaurant in the area to earn two Michelin stars (it was upgraded to two in 2009), is less than four miles away in Kirchberg. From there, it is about a 30-minute drive to Restaurant Schindlhaus (http://www.schindlhaus.com/) in Söll, where the Winkler brothers, Christian and Markus, run a kitchen known for its dedication to local ingredients.
Naturally, you can’t expect meals at a top ski destination to go cheap. If the high-end prices are beyond your means, try something a little more bucolic: the barn at the 400-year-old Stanglwirt hotel (http://www.stanglwirt.com/), where a lovely stube, or pub, serves schnitzel and goulash next to grazing cows. — Evan Rail
28. Norway
With an acclaimed new opera house and plenty of high-end dining options, Oslo is already a must-visit urban destination. But this year the focus should be on the wilds of the Norwegian countryside. With its dazzling Nordic light and dramatic landscape, Norway is perhaps the most unexplored and exotic corner of Europe. Having convinced the world that its fjords and southern coastline make the country a great summer getaway, Norwegians have begun showcasing its charms as a winter destination.
Specialized trekking and ski tours like those offered by the Lyngen Lodge (http://www.lyngenlodge.com/) can open up pristine areas of the north like the stunning Lyngen Alps, with high-speed boats to shuttle across the fjord to ski trails that would otherwise be inaccessible.
And the country’s indifference to trendy boutique hotels and splashy resorts — long the lament of global tourism professionals — is just what appeals to a more discerning clientele. Bespoke travel specialists like Ziniry (http://www.ziniry.com/) excel at getting visitors deep into the scenery. Who needs a penthouse suite when you can book a lighthouse on a private island? — Andrew Ferren
29. Gargano
Far from the madding crowds of Amalfi and Cinque Terre, the Italian peninsula of Gargano sits on the Adriatic and boasts a checklist of summer-perfect Italian holiday options. The offerings are largely a part of the protected Gargano National Park, a swath of terrain encompassing everything from the oak and beech Foresta Umbra to the sheer chalk-colored cliffs and grottoes of the coast’s Caribbean-clear waters to the postcard-worthy whitewashed villages that hug the sea. Twelve nautical miles offshore, accessible by boat and hydrofoil, are the Tremiti Islands, specks of land surrounded by a wealth of sea life and a marine reserve of their own.
Looking for Romanesque churches and seaside fisherman’s restaurants? Try Peschici and Vieste, larger than fishing villages but cozier than cities, with white walls and medieval centers. How about mountain hiking? Check. Gargano also offers the rarest of luxuries: fabulous food and lodging on the cheap — campsites offer space for mere pocket change, while hotel rooms can be had for 30 to 60 euros a night ($42 to $84 at $1.40 to the euro) in Peschici. If saving on food is wallet-friendly enough, pay a bit more than 100 euros and stay at the Chiusa delle More (http://www.lachiusadellemore.it/), a 16th-century farmhouse in the national park but still only yards from the sea. Meals are locavore, Gargano style, incorporating the farm’s own vegetables and eggs. — Sarah Wildman
30. Kuala Lumpur
While Phuket and Angkor Wat are tourism anchors in Southeast Asia, jetsetters in the region are heading these days to Kuala Lumpur, the Malaysian capital that’s quietly evolved into one of the area’s coolest and friendliest cities.
Not only are K.L.-ites diehard foodies, fiercely proud of a robust street food scene that straddles Chinese, Indian and Malay flavors — check out the food blog EatingAsia (http://www.eatingasia.typepad.com/) — they’re also shopaholics, spending weekends trawling boutiques for the latest looks emerging from the sophisticated local fashion scene.
The country’s media-appointed King of Fashion is Bernard Chandran, who recently stole the spotlight when Lady Gaga wore one of his candy-pink minidresses to an awards show in London. His concept store is at the KL Plaza on Jalan Bukit Bintang. Another designer to look out for is Khoon Hooi, known for streamlined yet feminine dresses in muted tones, sold at his flagship store in the ritzy Starhill Gallery; and Melinda Looi, who makes vintage-inspired cocktail dresses from chiffon.
Bloggers at Tongue in Chic keep vigilant watch over the city’s fashion temples, which are clustered along the streets of Jalan Telawi 2 and 3 in the suburb of Bangsar, a 15-minute cab ride from the city center. To showcase the young designers, the blog recently started Chic POP, a flea market held every three months at one of K.L.’s most prestigious dance clubs, Zouk (http://www.zoukclub.com.my/). — Naomi Lindt
31. Nepal San Francisco,
Amsterdam and Provincetown? Been there. Mykonos and Ibiza? Done that. Looking for the next gay destination? How about the Himalayan country of Nepal? Yes, Nepal.
In the roughly two years since the nation’s supreme court ordered that gay, lesbians and transgendered people be afforded equal rights, this conservative, mostly-Hindu country appears to be moving ahead full throttle.
Gay friendly clubs now dot its capital. (Go to http://www.utopia-asia.com/ for listings.) A “third gender” category is an option on national I.D. cards. Recently, a transgender beauty queen even got a photo op with the prime minister. And now there’s a tourist agency in Katmandu that is promoting gay tourism to Nepal.
Started by Sunil Babu Pant, an openly-gay legislator, Pink Mountain Travels and Tours (http://www.pinkyatra.com/) promises to marry adventure travel with gay weddings. With talk that Nepal may legalize same-sex marriage this year as the country hammers out a new constitution (and, perhaps more importantly, deals with recent bouts of civil unrest), Mr. Pant is offering to hold nuptials at the Mount Everest base camp, jungle safari honeymoons and bridal processions on elephant back. — Aric Chen
From: The New York Times (January 10, 2010)

martedì 12 gennaio 2010

E' sempre tutto sbagliato



Finalmente i tempi sono maturi, anche se per noi lo erano già diverse decadi fa, e ci riferiamo alla realizzazione di un efficiente sistema di comunicazione tra le strutture ricettive e gli uffici provinciali competenti per la trasmissione in via telematica, delle schedine di Pubblica Sicurezza alla Questura e dei modelli ISTAT.
Infatti nel corso dell’estate 2009 la Questura di Trento ha attivato un’ulteriore fase di test con 5 alberghi del capoluogo, portando avanti uno studio sperimentale del 2004, l’UNAT, e vale a dire; Servizio turismo, Servizio statistica, Questura di Trento ed altre associazioni di categoria.
In tal modo gli operatori del settore ricettivo saranno facilitati nell’espletamento degli adempimenti di legge.
Al contempo gli uffici provinciali e le Apt potranno disporre giornalmente dei dati delle presenze turistiche a vantaggio di una miglior programmazione turistica e territoriale.
In poche parole si avranno in tempo reale le presenze turistiche e si potrà intervenire celermente con piani di marketing mirato e quant’altro.
Un pò come succede nel privato e che istituzionalmente (Titolo V a parte) dovrebbe essere a carico dell'Enit, ma con la nomea operativa di quest'ultimo....
Ma non solo, perché questa pianificazione, per come l’abbiano a suo tempo pensata fin dal lontano 1993, dovrebbe contribuire a che tutti (B&B, Locande, Agriturismi, seconde case, eccetera, eccetera), trasmettano con perfetta attendibilità e telematicamente le effettive presenze alle Questure.
Il sistema esiste, niente d’impossibile anche per il controllo, ma quello che riteniamo più probabile, sarà in poche parole, che negli uffici di P.S. continueranno ad arrivare le presenze che gli albergatori riterranno più idonee o a loro opportune per via delle tasse, anche a discapito di quella sicurezza tanto cara, attualmente nel mondo.
Diciamocelo, “chi ce lo fa fare” di dichiarare tutto, quando le trattenute del settore turistico italiano sono di ben sette punti oltre le percentuali della media europea; ma vogliamo scherzare? E poi perché sapere le presenze precise, quando da secoli ognuno può dire e quindi sempre dare quella che più politicamente l'aggrada, vogliamo forse togliere il pane migliore alla ministra Brambilla?
Buona l'idea, anche se non ci voleva poi molto; buono il posto dove proporla per prima, ma crediamo ci voglia un pò più di cervello.