domenica 16 gennaio 2011

La Brambilla scaccia la caccia, ma caccia la pesca

Se le str…anezze della Brambilla facessero luce, di sicuro (per modo di dire) per il fabbisogno nazionale non sarebbe necessario costruire delle centrali atomiche, comprare petrolio e né tantomeno ricevere del gas dalla Russia o dalla Libia.
Al massimo il problema sarebbero le scorie, ma forse di quelle ne abbiamo già a iosa, da quando al turismo c'è lei.
La più sciocca e ilare delle quali è e rimane quella dove elencò in 250 i Paesi che avrebbero visto la prima della Scala attraverso le trasmissioni televisive di tutto il mondo.
Solo che le Nazioni nel pianeta sono 201, di cui 194 generalmente riconosciute sovrane a livello internazionale.
Ma poco conta poiché, ahimè e purtroppo, siamo più che abituati ai suoi accrescitivi “ottimistici” (vedi presenze turistiche).
Comunque scorie o no, l’ultima sua riguarda la caccia e il “forzato” amore che lei dice d’aver per i cari animali (compresi gli uccelli di tutte le razze, intesi come volatili).
Caccia che invece la Sciura “concede” solo sopra il livello del mare, perché “sotto sotto” è tutto possibile, considerando che col pesce congelato qualche quattrino lo guadagna e quindi …
Che la “pesca” per lei sia solo un frutto?
E visto che ha detto che non si metterà mai dei cadaveri addosso, c’è da chiedersi a chi appartenevano le pelli delle sue cinture e delle sue belle scarpette.
In qualsiasi caso l’intenda, l’altra sera chi ha visto Matrix, s’è potuto rendere conto della pochezza delle conoscenze della ministra in questo campo, dichiarando la caccia addirittura come un “massacro che distrugge la biodiversità”.
Ma vera e propria gaffe visto che, come ha fatto poi notare il Vicepresidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi, è l’Ispra stessa (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a riconoscere che la caccia non rientra tra le condizioni di rischio per la fauna e la biodiversità.
Tra l’altro non sono mancati i molti (troppi) concetti “di pancia”, detti più in tono propagandistico e privi di contenuto che altro.
Né è intervenuta sulle questioni emerse dal sondaggio commissionato dalla Face e dal Cncn ma è spesso incappata nelle più banali contraddizioni, dimostrando addirittura di non sapere con quale criterio avviene la recinzione dei fondi privati.
Di contorno ha “sparso” sorrisini denigratori nei confronti delle disamine accorte degli intervenuti e “studiate” lisciate di pelo (i tre cani e i suoi capelli) a mò di “consumata” attrice di prosa … delle peggiori però.
Che forse neanche nei meno opportuni teatrini di periferia di Bujumbura o Ouagadougou (capitali del Burundi e del Burkina Faso ) s’era mai visto.
Va anche detto, per ovviare ai più “maligni”, ch’io non sono un cacciatore e neanche mangio la cacciagione (non mi piace), però sono carnivoro (anche), e questo “mestiere” della caccia, che era già in voga nella preistoria, non è di certo così importante per l’immagine dell’Italia.
Quindi non stiamo a dire panzane sull’utilità di un nuovo referendum, sempre che si ottenga il quorum minimo dei votanti, per valorizzare il turismo nel nostro Paese.
Ma cosa si perde nel caso che …
un miliardo e 39 milioni di euro. Infatti i cacciatori spendono 176 milioni di euro per le armi (cifra che riguarda quelle comprate solo per la caccia),  60 milioni e 480mila euro per cartucce e munizioni, 83 milioni per buffetteria e abbigliamento, 72 milioni e 750mila euro per la cinofilia, 198 milioni per le agenzie di viaggi venatori, 24 milioni e mezzo per la ristorazione (riguardante le uscite solo per la caccia), 59 milioni di spese per il carburante (sempre riguardante le uscite solo per la caccia), 124 milioni e 675mila euro per tasse e concessioni governative, 48 milioni e 240mila euro di tasse regionali, 37 milioni 181mila euro per il pagamento annuo Atc, 50 milioni e 400mila euro di assicurazione, 9 milioni e 750mila euro per spese mediche e veterinarie legate alla cinofilia, 3 milioni e 960mila euro per spese medico-legali per i rinnovi, 6 milioni e 240mila euro per i certificati medici rilasciati dai medici di famiglia, 5 milioni e 623mila euro di valori bollati per i rinnovi del porto d’arma, 23 milioni e 200mila euro dell’editoria venatoria, 17 milioni di euro in pubblicità venatoria e 25 milioni di euro sono gli introiti delle aziende agrituristiche venatorie. A questa lista devono essere aggiunti altri 8 milioni di euro sotto la voce spese venatorie.
E in più i cacciatori sono da sempre le vere sentinelle del territorio, sono coloro che monitorano le nostre campagne con attenzione, rispettando delle regole.
Inoltre 92 senatori del Pdl (su un totale di 134), hanno sottoscritto un documento contrario alle proposte del ministro Michela Brambilla riguardo l'abolizione della caccia. «Riteniamo - scrivono - che la caccia rappresenti una componente della nostra tradizione e della cultura locale, oltre ad avere un importante impatto dal punto di vista economico. Perciò non voteremo le proposte sulla caccia di Brambilla, qualora giungessero nell'Aula del Senato».
E pensare che oltretutto c’è la crisi economica.

2 commenti:

vinc ha detto...

Sono contro la caccia ma perdere più di un miliardo di movimento in periodi come questi equivale a: (vedi vignetta del post).
Come fanno mantenerla ministro del turismo?

:-(

Luciano Ardoino ha detto...

@Vincenzo

E chi lo capisce?
:-(