domenica 11 aprile 2010

Accenni di Federalismo nel turismo





Il federalismo in sé è quasi niente, una formuletta; poi però bisogna verificare come lo si applica, e qui vengono i guai.
Un momento però, non è che vedo il bicchiere mezzo vuoto, per amor del cielo, sono ottimista per natura.
E’ che non si vede neanche il bicchiere, perché conoscendo questi esimi professoroni, credo che si verificherà un pasticcio peggiore del male che si dovrebbe curare.
Ad esempio ci sarà sicuramente l'inserimento della tassa di soggiorno in tutti i Comuni italiani.
Si partirà da un Comune importante (Roma), e via cantando di seguito tutti gli altri, con "programmate" lamentele delle associazioni che scandalizzate minacceranno chissà quali scioperi che si tramuteranno con un nulla di fatto. Forse qualche "contentino" per tacciare eventuali "rompiballe" e far vedere che qualcosa s'è fatto.
Solo un dato è certo: il centralismo così come ha funzionato (male) fino adesso, deve essere superato, e di esempi ormai ne abbiamo a iosa.
Ma vediamolo nel turismo.
I risultati ottenuti nel turismo nazionale dal lontano 1993, anno dell’abrogazione del Ministero del Turismo, sono talmente negativi ed evidenti che sarebbero necessarie le pagine della Treccani per descriverli tutti.
Non che nei vent’anni precedenti, con la centralità in funzione, andasse poi così meglio, per carità; ma noi tutti conosciamo quale rifugio per rifugiati sia stato questo settore, così importante a livello di entrate erariali e di impiego.
Adesso l’hanno inteso quasi tutti; 40anni dopo (era l’ora) hanno finalmente capito che il turismo sarà l’oro del terzo millennio; solo che questi quasi tutti, di turismo, non ne capiscono un tubo.
Sono decenni che gli “stessi” dicono sempre le stesse cose, mentre quelli nuovi hanno già capito tutto (dicono loro), ma nulla mai cambia.
Come ampliamente già accennato nelle mie precedenti e per il parere di molti, questo è risultato il ricovero per trombati politici, nullafacenti e raccomandati che hanno avuto tra loro un unico collegamento, l’incompetenza, che purtroppo per le cause sopra accennate è rimasta tale negli anni a seguire; un po’ come se io dovessi occuparmi all’improvviso di cardiochirurgia e non avessi neanche la voglia e la capacità di studiarne i contenuti; poveri degenti.
Mentre le recenti nomine all’Enit dimostrano che nulla è cambiato.
Le responsabilità demandate alle varie regioni hanno poi contribuito ad aumentare il bailamme in forma ancor più esagerata; differenti classificazioni alberghiere tra regione e regione e politiche turistiche disomogenee nonostante l’assembramento sotto un’unica organizzazione nazionale, hanno variegato l’offerta turistica in atteggiamenti incomprensibili, aumentando solo ed esclusivamente i costi della gestione.
Una eclatante armata Brancaleone.
Tale situazione ha permesso alla altre nazioni del globo di sopravanzarci nonostante l’indiscussa bellezza della nostra patria, dell’enorme patrimonio artistico/culturale in possesso ed anche della (passata) professionalità degli addetti nel settore turistico; infatti, a cavallo degli anni ‘60/’70, le scuole alberghiere della nostra penisola risultavano indiscutibilmente, al pari della Svizzera, nell’elite mondiale, e molti altre nazioni indirizzavano i propri studenti presso i nostri istituti scolastici per apprenderne le basi dell’accoglienza, dell’ospitalità e della cucina.
Ci rimane solo la cucina, per merito, ahimè, di pochi che amano questo mestiere.
Adesso sforniamo dalle miriadi Università del settore, una quantità industriale di Lauree, Master, ri-Master e ri-ri-Master; diplomi che hanno come probabile unico scopo quello d’esser incorniciati in qualche parete.
Attualmente Francia, Spagna, USA e Cina ci surclassano come numero delle presenze turistiche annuali mentre alle spalle avanzano prepotentemente UK, Germania e Hong Kong che viene ancora separata dalla Repubblica Popolare secondo il World Tourism Organization, e che tra breve ci sorpasseranno.
Mentre altre Nazioni si stanno affacciando prepotentemente alle spalle.
Sono circa 8.000 gli assessori del turismo regionale, provinciale e comunale a cui si sommano anche quelli dei piccoli municipi cittadini, persone che nella quasi totalità non provengono dal settore turistico e che con le oltre 10.000 società di varia natura, università e quant’altro che, senza una regia centrale, hanno contribuito in maniera determinante alla pessima situazione attuale.
Negli ultimi due anni poi, non si è potuto invero fare molto; il Titolo V della Costituzione, che demanda gran parte delle responsabilità alle Regioni, ha tarpato le ali al volo radente della Brambilla; ma forse questo è stato anche meglio.
Infatti, ancora adesso, non hanno capito che una legge approvata a Roma se è buona, mettiamo per Napoli, non lo è affatto per Verona, perché in 150anni non sono ancora riusciti a riunire l’Italia, e naturalmente la colpa è sempre di quelli che c’erano prima.
Di qui la necessità di non considerare omogeneo un Paese che omogeneo non è.
E il Federalismo nel turismo potrebbe essere un efficace rimedio.
Attualmente è come se in un Gran Premio alle monoposto venisse concesso di girare da una o dall’altra parte, a proprio piacimento.
Con l’avvento del sottosegretariato alla presidenza con delega al turismo e poi Ministro, si ipotizzava in un leggero miglioramento, almeno a livello di guida e possibilmente verso una sola direzione, ma le varie esternazioni o eclatanti proclami annunciati nell’arco degli ultimi due anni, la nuova classificazione alberghiera che rispecchia, a mio opinabile parere, una grave inconcludenza professionale, gli enigmatici piani di marketing, il Governo assente nelle programmazioni industriali e tanto altro, hanno mantenuto inalterato il poco valore che gli stranieri hanno nei nostri confronti a livello turistico e non solo, continuando a dimenticarci dalle loro mete, mentre i risultati riconfermano l’andazzo.
A molti infatti basta essere contenti d’aver perso meno di alcuni altri Paesi.
Il Federalismo nel Turismo serve, eccome se serve!
Ma serve anche una forma di centralità, mentre Ministero e regioni possono, quindi, convivere in un’ottica federalista, permettendo di valorizzare le diversità territoriali
La politica nazionale del turismo non è più un tabù non solo perché le stesse regioni si sono convinte, a differenza del passato, che lo Stato potrebbe fare molto (vedi i problemi infrastrutturali, ambientali, di sicurezza ecc.) per sostenere il loro sviluppo (vedi il Sud), ma anche perché la stessa Corte Costituzionale ha riconosciuto il valore del ruolo dello Stato, quando non in conflitto con l’autonomia appositamente riservata alle regioni in materia.
Federalismo o meno, ritorno al centralismo turistico o meno, il vero nodo è il funzionamento della macchina pubblica.
A qualsiasi livello, e mi riferisco anche alle province e ai comuni, altri centri non secondari di spesa.
E per funzionare bene il Federalismo ed un Ministero del Turismo come accentratore, si devono possedere tre virtù: un ruolo chiaro e condiviso innanzi tutto con le industrie del settore (ma cose serie, non le solite panzane pre-elettorali o post-non si può), un’organizzazione di leggi efficienti, un sostegno politico convinto e qualche “colpetto”, un po’ qui e un po’ là, al Titolo V della Costituzione.
Ce ne sarebbe anche una quarta e vale a dire cambiare la ministra, perché parlare di cani e gatti per un po’ va bene, poi, anche se li amo, sentire sempre dire che ha fatto il portale dei 4zampe…rompe.
E sono due anni che con il resto che poi è un nulla, c’ha fatto due “cose” grosse così.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Vi serve?

At the core political federalism is a political philosophy in which a group or body of members are bound together (Latin: foedus, covenant) with a governing representative head. The term federalism is also used to describe a system of government in which sovereignty is constitutionally divided between a central governing authority and constituent political units (like states or provinces), Federalism is the system in which the power to govern is shared between the national & state governments, creating what is often called a federation.

Help-er

vinc ha detto...

Mi piace la quarta ipotesi

sergio cusumano ha detto...

Il turismo italiano in crisi per colpa (anche) del federalismo?

Anonimo ha detto...

@Sergio

Probabile ma necessario.
B.C.

Francesco Pedroni ha detto...

Tutto vero e ben detto.