domenica 30 gennaio 2011

L'Ocse boccia il turismo italiano perchè sui dati e sulle statistiche contiamo delle balle. Ma va?

Un’altra trovata “geniale”, soprattutto “nuova” nelle risultanze e per niente dispendiosa.
Solo che credo sia vero l’opposto!
Leggo che il Ministro/a ha incaricato l’Ocse (che l’organismo internazionale ha concluso per conto del Ministro) ... affinché rediga un documento (OECD Italy Tourism Policy Review) che dovrebbe fotografare le eventuali problematiche del turismo in Italia, secondo la logica della peer review.
Bene, il risultato (siamo stati bocciati) è questo:
  • infrastrutture: afflitte da ritardo, divario Nord-Sud, debole intermodalità;
  • governance: indebolita dall’assenza di una efficace strategia nazionale e integrata;
  • statistiche: discordanti, tardive ed incomplete; l’assenza di dati affidabili sull’andamento del settore penalizza l’Italia nel contesto internazionale e rende più difficoltoso lo sviluppo di politiche pubbliche;
  • fondi strutturali: le risorse ci sono, ma mancano i progetti e il consenso per impiegarle.

L’Ocse, che noi “foraggiamo” annualmente con una quota statutaria del 5,412% (€ 17.952.160 per il 2007) è, per chi non lo sapesse (wikipedia), un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un'economia di mercato. L'organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva che consente un'occasione di confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, l'identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali dei paesi membri.
Comunque, quasi 18 milioni di euro a parte (nel 2011 sono forse di più), mi verrebbe “quasi” da dire: “e ci voleva l’Ocse per arrivare a questa “nuova” disamina?”
Non bastava leggere qualsiasi pagina, in qualsivoglia idioma che parli di turismo (anche in un blog), per capire che sono circa trent’anni che queste cose si sentono, si dicono e che si sanno, ma forse non si leggono?
E poi quel … che il Sergio Arzeni (direttore del Centro per l'imprenditorialità) descrive come “statistiche: discordanti, tardive ed incomplete; l’assenza di dati affidabili sull’andamento del settore penalizza l’Italia nel contesto internazionale e rende più difficoltoso lo sviluppo di politiche pubbliche” … che è da mò che qui lo stiamo dicendo, e che tanta acredine ci ha procurato da quei signori che le emettono in grande quantità e “naturalmente”, chissà perché, sempre in loro favore.
L'Arzeni in verità sostiene che la colpa sia principalmente dovuta poiché le statistiche relative all'Italia non tengono conto delle seconde case e di tutte le sistemazioni diverse da quelle dell'hôtellerie, con la conseguenza che mancano dati statistici omogenei.
Cosa che condivido ma che, probabilmente per non "urtare" qualcuno, è incompleta.
Comunque sia, s’era anche detto, e non sarà certo questa l’ultima volta che lo ripeteremo, che fare delle statistiche certe e vere sia di una facilità estrema, nonché per niente costose.
Ma si vede che a “loro” sta bene così e quindi, non se ne fa niente.
Delle infrastrutture in ritardo, del divario Nord-Sud, dell’assenza di una efficace strategia nazionale e integrata nonché della mancanza dei progetti e del consenso per impiegare le risorse (che ci sono) per i fondi strutturali … quante volte è stato detto?
Un milione (?), due milioni (?), tre milioni di volte o forse 17.952.160 di volte, proprio come gli eurini dati all’Ocse per farcelo dire ancora una volta di più?
Beh, s’è per questo, e per molto di meno, lo ripetevo anch’io per la miliardesima volta, ma come si dice (?): “loro son loro e io non sono un razzo”, e in più usano anche i miei (pochini) per farselo dire ancora una volta.
C’est la vie, mon ami … per ora, poi … chissà?

1 commento:

vinc ha detto...

La Statistica



Sai ched’è la statistica? È ‘na cosa

che serve pe’ fa’ un conto in generale

de la gente che nasce, che sta male,

che more, che va in carcere e che sposa.

Ma pe’ me la statistica curiosa

è dove c’entra la percentuale,

pe’ via che, lì, la media è sempre eguale

puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno

secondo le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra ne le spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perché c’è un antro che ne magna due