venerdì 17 agosto 2012

Aspettando Piero Gnudi che vuole fare il Valentino Rossi (?) ma non arriva mai al traguardo


Sull’ultima “sparata” del Piero Gnudi in merito alle “sue” 46 azioni per recuperare il turismo nazionale, Shakespeare, bonariamente e saggiamente, avrebbe detto: “Sogno di una notte di mezza estate”.
Io che sono anni luce dietro all’eccelso drammaturgo e poeta inglese, al massimo riesco a dire: “Ma che razzo ‘sta a dì chillullà”.
46, e tutte d’un botto?

Ma se in oltre 200 giorni da capo dell’ambaradan non gliené riuscita una e manco per sbaglio!
Che sia forse il caso ricordargli la faccenda della Direttiva Bolkestein, che dopo svariate sue parole a cui immancabilmente non sono mai seguiti i fatti, e che è tutt’ora in alto mare nonostante i ripetuti inviti e preghiere da tutte le parti a darci ‘na botta.
Lui, il Piero Gnudi, invece rimanda a data da destinarsi col perentorio “ci stiamo studiando e presto … “, ... e presto ‘na mazza, i balneari (svariate decine di migliaia di persone) sono fermi e non sanno che pesci prendere ... anche se su questi, i balneari, personalmente di cose da dire ne avrei a iosa, e non tutte troppo felici nei loro confronti.

O probabilmente è il caso di rammentargli del gravoso problema della demonizzazione di chi possiede una barca.
Che cosa ha fatto, ma ancora di più, che cosa ne sa il ministro se il diportista è ormai il sinonimo di evasore fiscale, e che non è piacevole uscire per mare e trovarsi inseguito da elicotteri o motovedette per effettuare verifiche che sarebbero automatiche con un banale registro informatizzato delle matricole.
Lui, il Piero Gnudi, è forse riuscito a dire qualcosa in merito a ‘ste belle str … anezze nelle adunate tra i ministri a Palazzo Chigi per dimostrare che così si sarebbe ottenuto solo un fuggi fuggi generale dalle nostre coste?
Mentre i vicini (le altre nazioni) ringraziano e probabilmente ci prendono anche per scemi.

E non è solo il drastico calo di fatturato globale dell’industria nautica nazionale a minacciare il futuro del comparto in Italia.
Perché è vero che il giro d’affari è sceso dai circa 6,1 miliardi di euro del 2008 ai 3,2 miliardi del 2011, ma in questi tre anni l’export aveva tenuto mentre il dato relativo al mercato nazionale è crollato da 3 miliardi a 500 milioni.
Una desertificazione del settore, che intanto ha costretto le aziende a tagliare del 15 per cento i loro dipendenti.
Ma se questo Paese ci condannerà a fare barche solo per gli stranieri, le nostre aziende saranno costrette a delocalizzare anche se sarà un percorso doloroso per tutti.
E tutto quell’indotto di svariati soldoni che ci gira appresso?

Magari sarà bene commemorargli che i dati estivi italiani sulle presenze turistiche parlano di un calo che varia dal 20/30%, mentre in Spagna … il ministro per l'industria, energia e turismo spagnolo, José Manuel Soria, sottolinea che nel primo semestre hanno registrato un aumento del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento della spesa turistica del 5,6%. 
Ma basta là sennò facciamo notte.

Lui adesso, il Piero Gnudi, probabilmente “aiutato” dalla The Boston Consulting Group che lo stesso ha incaricato per farsi suggerire il da farsi per toglierci dalla bratta, e di cui non si conosce il costo dell’incarico, avrà ricevuto le prime informazioni comprese tra quelle 46 azioni “particolari”, per ora dichiarate solo numericamente.

E cosa saranno quelle 46?
Forse un qualcosa di nuovo che non sappiamo e di cui non abbiamo mai parlato o già valutato da tempo indefinibile?

Personalmente quelle 46 le ridurrei ad una sola, e vale a dire che si ritiri da fare il ministro di questo settore che non è una “cosa” che lui può o sa fare, portandosi appresso quella marea di grandi saccenti o professoroni, ma che … vabbè, lasciamo perdere che l’è anche meglio.
Poi per le altre 45 che ci mettano uno con gli attributi giusti per questo settore … e morta là.

Quindi si rincomincia tutto d’accapo, ma almeno la si finisce di perdere ancora del tempo con gente che il turismo dovrebbe farlo ma solo per far le proprie vacanze (se meritate), e non di certo per stare a governarlo.

46 azioni “particolari” (novità?) … ma per piacere!

P. S.: Che questo numero sia stato preso dal 46 del mitico Valentino Rossi? 


8 commenti:

vinc ha detto...

se io fossi ministro, dopo averti letto per qualche volta mi ritirerei di sicuro.


;-)

B. C. ha detto...

“Manca un ragionamento su quale sia il sistema ottimale della balneazione. Certamente quello attuale a gestione familiare ha consentito lo sviluppo dell’attività turistica, ma non per questo vuol dire che questo sia il modo migliore o l’unico per farlo”. Firmato Istituto Bruno Leoni? No, Cgil segreteria della Versilia.

Sono argomentazioni principalmente sindacali quelle della più grande confederazione italiana di lavoratori. La polemica contro i titolari delle concessioni degli stabilimenti marittimi si esercita soprattutto sui lati oscuri, fuorilegge della tranquilla gestione familiare del turismo. “In alcuni bagni registriamo forme di lavoro grigio, nero, bagnini pagati in forma forfettaria ed uno scarso rispetto delle regole sull’orario di lavoro” continua nella sua nota, riportata dalla stampa locale, di Massimiliano Bindocci segretario della Filcams.

A ben vedere il discorso cigiellino non si fa al solito alfiere del libero mercato, ma a differenza dei parlamentari eletti in questa terra – dal Pd alla Lega Nord quasi tutti schierati in favore dei balneari – smonta il mito dell’eticità dell’azienda a conduzione familiare.

Lungi dall’aver conquistato posizione di mercato al suono dell’offerta più vantaggiosa la balneazione familiare è stata viziata dalla legislazione italiana, la quale prevede per gli esercenti delle spiagge italiane un rinnovo automatico delle concessioni con una durata variabile fra i 6 e i 10 anni.

Un modo migliore per tenere al riparo dalla libera concorrenza sarebbe stato difficile da immaginare. A tutto beneficio dei gestori, a tutto detrimento una volta ancora degli interessi dei consumatori.
Potendo contare su una complicità politica pressoché bipartisan la balneazione ha cancellato in realtà il puro e semplice rischio d’impresa più che le difficoltà della competizione spietata

Fino a quando da Bruxelles non sono cominciati a spirare i venti liberalizzatori di Fritz Bolkestein, commissario al mercato interno della Commissione Europea presieduta da Romano Prodi. Era il 2002 e una ventata potente di mercato sembra poter penetrare fin negli antri più corporativi del Belpaese.

B. C. ha detto...

Fu soltanto un’illusione. In fase di dibattito la direttiva del commissario olandese venne amputata chirurgicamente facendo venir meno il principio del paese d’origine: i prestatori di servizi avrebbero lavorato in tutta l’Unione applicando le regole retributive e occupazionali del proprio Stato. Per la collettività questo avrebbe significato risparmiare molto sulla riparazione della lavatrice come sull’assistenza tecnica per il proprio computer. Ma fu l’incubo di perdere i nostri idraulici e le loro esose tariffe a fare alzare un coro di dinieghi di governi e parlamenti in Europa. Lo spauracchio era l’arrivo dell’idraulico polacco, che avrebbe fatto e vinto facilmente la concorrenza coi nostri virgulti fontanieri.
Cassata la liberalizzazione in versione Big Bang è stato conservato l’obbligo per gli stabilimenti balneari di fare delle aste, tranciando quella linea protettiva che durava da almeno mezzo secolo.
E che continua ad andare avanti, nonostante nel 2009 il Parlamento italiano abbia recepito la Bolkestein. E’ iniziata la stagione dei rinvii, di anno in anno. I balneari hanno fatto loro lo slogan “No alle aste, sì alla deroga” nella convinzione, ben suffragata dalla storia repubblicana, che un privilegio temporaneo possa trasformarsi in una garanzia permanente.

Il governo in queste ore promette di varare un decreto in coerenza con la direttiva, ma potrebbe tener conto della pressione popolare. Che, incredibilmente, solidarizza con i balneari.
Fuori da ogni calcolo economico. Se pensiamo che gli attuali balneari vivono senza concorrenza, garantendo strutture ricettive peggiori ad un costo più elevato i villeggianti non stanno alimentando con un giusto prezzo un circuito imprenditoriale virtuoso e produttivo, ma è come se pagassero un sussidio per consentire ai gestori di guadagnare nella loro inefficienza.

Appena 4 giorni fa il gesto concreto di vicinanza. In 250 mila da Viareggio a Forte dei Marmi si sono tuffati in acqua per dire no alla Bolkestein. Un rito collettivo in molti casi dettato dal piacere di immergersi nella massa canettiana e perdere qualche freno inibitorio. Ciò non toglie che in un momento cruciale per affermare il principio della concorrenza la società civile italiana prepone una sorta di vincolo corporativo.

Per cui anche se i produttori sono una netta minoranza numerica, la moltitudine di consumatori si sente sulla stessa barca e, forse, pensa un giorno di poter sopravvivere di una forma speciale di protezione dalla tanto funesta competizione.

Luciano Ardoino ha detto...

@BC

Non siamo i soli a pensarla così. Bene!

;-)

Jennaro ha detto...

"abbiamo varato un piano strategico che contempla 46 azioni". E ccà, cade 'o ciuccio!! 46: 'e denare... ca 'nce costano Gnudi e cu Isso fanno 47. Anduvina nu' poco cosa fa il 47??

:)

Luciano Ardoino ha detto...

@Jennaro


47 'O muorto ... questo si che è un piano strategico


;-)

frap1964 ha detto...

Ma vuoi vedere che una delle 46 è proprio questa qui (sic!)?

Luciano Ardoino ha detto...

@frap

Hai ragione, Gnudi è riuscito a far peggio della Brambilla.

Sic!

:(