martedì 14 agosto 2012

Ferragosto da tutto esaurito negli hotel ... ma con posti liberi negli alberghi


A questo punto i sigg. del Messaggero e quelli del Corriere Adriatico dovrebbero rivelare esattamente chi ha fornito loro i dati sulle presenze turistiche nel periodo “incriminato”.
Sempre che quelle due locandine apparse nel web e contemporaneamente nella medesima edicola, non facciano parte di uno scherzetto di qualche bontempone, anche perché dei due articoli, sulle rispettive testate, non c’è traccia.
Io, almeno, non li ho trovati.

Ma perché ci si ostina, nel qual caso il tutto fosse vero, a dare sempre dei pareri completamente discordanti per un settore che invero avrebbe bisogno di statistiche certe per poter fornire quell’aiuto indispensabile per chi in quell’ambito ci lavora, eh?

Errata Corrige: Dopo aver inserito questo post nel web mi è arrivata la "soffiata" dell'amico Fabio Curzi  che conferma la veridicità dei due articoli (Messaggero e Corriere Adriatico) ... e io che avevo sperato non fosse vero.
Ma se qualcuno s’aspetta una parvenza di risposta dagli autori dei due quotidiani è completamente un illuso.

Comunque sia, alcuni dicono (compreso me) che lo fanno per il semplice motivo che così dicono o scrivono qualcosa, “fabbricando” per qualche stolto o facile credulone dei bei pacchetti ad hoc in omaggio.
Dati e statistiche si possono manipolare per tentare di “dimostrare” questa o quella tesi, ipotesi o preconcetto.
Ma è ancora più frequente che si tratti di errori o superficialità, cose citate o riferite senza verificarne l’attendibilità o il significato.
Non è raro che siano in gioco tutti e due i fattori (deformazioni consapevoli e stupidaggini involontarie) con conseguenze che sarebbero comiche se non fossero pericolose.
Lewis Carroll, “al secolo” Charles Dodgson, non scriveva solo le ambigue favole di Alice.
Era un matematico.
Questa è una sua osservazione: «Se vuoi ispirare fiducia, dai molti dati statistici. Non importa che siano esatti, neppure che siano comprensibili. Basta che siano in quantità sufficiente».

Ma le statistiche sono una cosa seria.
Usate bene, sono uno strumento di notevole utilità.
Lo sa per esperienza chi, come me, si è trovato molte volte a doversene servire per motivi di studio e di lavoro.
E poiché ne deve trarre conseguenze significative, è costretto a capire come funzionano, e perciò ad approfondire l’origine e la natura dei dati.
Spesso scoprendo che il significato è molto diverso da quello che sembra (o che i numeri sono privi di significato ed è necessario non tenerne conto per non cadere in pericolosi errori).
Le statistiche non uccidono (se non in alcuni casi, come quando sono l’origine di un errore medico o della mancata prevenzione di un disastro).
Ma l’informazione è un’arma, spesso usata come tale.
Le statistiche sono uno strumento dell’informazione e anche per ingannare gli avversari con numeri falsi o manipolati.
Diceva Winston Churchill: «le sole statistiche di cui ci possiamo fidare sono quelle che abbiamo falsificato».

Si vince con le statistiche avendo informazioni migliori, più attendibili e perciò più utili.
Ma non basta avere dati.
Si tratta anche, o soprattutto, di saperli capire e gestire.
I dati possono essere generati e interpretati in modi diversi, spesso portando a risultati intenzionalmente ingannevoli o sbadatamente deformanti.
Accade spesso che un dato, una notizia o un’opinione, arbitrariamente o incautamente pubblicata da uno, sia ripresa acriticamente da altri e abbia un’enorme diffusione senza alcuna verifica sull’attendibilità della sua origine.
Talvolta una “bufala” può sopravvivere per millenni (per esempio non c’è mai stata alcuna prova attendibile che Nerone avesse incendiato Roma … o che quest’anno verranno 30 milioni di turisti nella Piazzetta di Portofino).

C’è un’efficace sintesi di questa sindrome in un’osservazione di Alessandro Manzoni. «Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune».
Al che aggiungerei che forse c’è qualcuno che ha timore del proprio futuro lavorativo … e in questo caso sta zitto.
Insomma dalle statistiche del turismo si può imparare.
Ma ce ne sono troppe sbagliate, ingannevoli o male interpretate.
Per evitare di essere confusi o imbrogliati non occorre avere una laurea in matematica o conoscere in profondità i complessi fattori della significatività statistica.
Basta sapere che prima di fidarci dei numeri è meglio capire se hanno un senso e, se ce l’hanno, quale può essere un credibile significato.
In Francia l’INSEE ha dimostrato che ce la si può fare, ma il problema è a monte.
Noi non abbiamo delle “montagne” di sapienza in questo settore, al massimo qualche collina … e per di più anche franante.

Quando avrò finito di scrivere queste righe, andrò a leggere i giornali di oggi.
So che ci troverò, come sempre, un mare di banalità, di disquisizioni su cose che non mi interessano, di statistiche sballate, di balordaggini su argomenti che conosco molto meglio di chi ha scritto un certo articolo, di stupidaggini e superficialità, di commenti che mi sembrano sbagliati, confusi o incomprensibili.
Ma dovrò stare attento (come cerco, per quanto possibile, di fare tutti i giorni) perché in una delle tante pagine potrebbe esserci qualcosa di meno ovvio, che mi aiuta a capire.
La stupidità è imperversante, la “disinformazione” e la superficialità sono impressionanti.

I bugiardi poi …




7 commenti:

vinc ha detto...

Ma come si fa?

Le parodie sull’accoglienza turistica in Liguria si sprecano e raccolgono grande successo sia in televisione che sul web, ma bisogna ammettere che “noi” liguri a farci del male da soli non siamo secondi a nessuno. In molti devono averlo pensato questa mattina quando a Pietra Ligure, nella centralissima corso Italia, poco dopo le 7:30, gli addetti di una ditta imperiese erano intenti alla pulizia di due palme all’interno del dehor di un hotel.
Un rumore sordo e continuo che ha svegliato tutto il circondario fatto di seconde case, alberghi e residenti che almeno la vigilia di Ferragosto avrebbero voluto sicuramente un risveglio più dolce. Ma ad essere irritati non sono stati solo i “dormiglioni”, infatti anche i residenti hanno trovato bloccata dai mezzi di lavoro le strade davanti ai box, sentendosi dire dagli operai che dovevano attendere almeno un oretta per uscire di casa con l’auto.
Con il passare dei minuti è aumentato il numero di “curiosi” intorno al “cantiere”, visto che un operaio era “appeso” sulle palme intento a potare le piante. Il Comune, attivato da numerose segnalazioni di cittadini e turisti, ha prima inviato due tecnici per la verifica dei lavori e la regolarità dei permessi e poi una pattuglia della polizia municipale per identificare e sanzionare l’azienda.

Dal controllo è emerso che non era stata fatta richiesta di occupazione del suolo pubblico, anche perché vietata per operazioni del genere nei periodi di alta affluenza turistica, inoltre sarà vagliata anche la regolarità del cantiere e il rispetto delle norme di sicurezza. L’aspetto più sorprendente della vicenda è che sono stati gli stessi proprietari dell’hotel a chiamare la ditta per la potatura delle palme, proprio alla vigilia di Ferragosto, una data non propriamente idonea, ci permettiamo di dire, considerata la polvere ed i detriti finiti sui balconi dei clienti dell’albergo, costretti a chiudersi in camera, e con il dehor off limits per tutta la mattinata.
Il caldo e il nervosismo hanno fatto surriscaldare gli animi di un turista inviperito dal fatto che mentre transitava nei pressi del cantiere era stato colpito da un pezzo di palma caduta durante i lavori. Per sedare gli animi è dovuta intervenire anche una pattuglia dei carabinieri di Pietra Ligure. E così buon Ferragosto a tutti, all’insegna dell’accoglienza…

Gianni ha detto...

Ognuno ha i suoi problemi. Certo che questi sono minori dei nostri.

LUBIANA - Dopo molte lamentele da parte dei turisti, il ministero sloveno ha trovato illegale la prassi di vari operatori turistici di far pagare l'accesso alla costa marittima dai due ai quattro euro al giorno. Le leggi slovene prevedono che tutte le aree fine ai 25 metri dalla costa sono ''beni pubblici'' alle quali non e' permesso limitare l'accesso ai cittadini per attivita' ricreative, a prescindere se si tratti di proprieta' private o in concessione. Dalla delibera sono escluse le piscine e le spiagge degli alberghi se allestite e costruite con investimenti privati. Le polemiche tra i turisti e gli alberghieri sul pagamento dell'ingresso agli stabilimenti balneari si ripetano in Slovenia ogni estate. Particolarmente insoddisfatti erano i villeggianti sloveni che al mare si recano di solito solo nel fine-settimana e oltre all'ingresso alle spiagge devono pagare anche il parcheggio a giornata che in alcune localita' costa intorno ai 10-12 euro.

Sabaudo ha detto...

Vero o falso è comunque un modo per intendere la saga dei molteplici dati che a valanga ci vengono scaricati dall'invadente circo dei vari osservatori, tavoli, centri ricerche e analisi, ecc...che imperversano in Italia complici, non di rado, le disponibili cornucopie pubbliche use a foraggiare, ancorchè adulatorie, rilevazioni atte a sostenere la validità delle fantasiose forme di spreco sotto la voce "promozione turistica" e quindi dell'ormai imbarazzante costo di tante (in)utili strutture. Sempre a proposito di "spending review"...

Luciano Ardoino ha detto...

Genova - Un tempo chi si occupava di politica nazionale a luglio tirava un sospiro di sollievo: tutti in ferie, ci si rivede a settembre. Camere chiuse, lavori sospesi, emendamenti e disegni di legge rimessi nei cassetti in attesa del rientro. Certo, poteva capitare qualche governo balneare o qualche rimpasto da bagnasciuga, ma erano cose di poco conto rispetto a quello che succedeva a Roma nel resto dell’anno. Oggi le cose sono diverse. Che differenza c’è tra giugno, per dire, e agosto? Che fine hanno fatto i parlamentari liguri? Intendiamo: che fine hanno fatto da quando sono stati eletti? Non ci sono a Ferragosto, ma non si nota la differenza perché non c’erano nemmeno prima. Non si sentono, non parlano, non si battono per la loro regione (o almeno non sembra).

Qualche esempio? Che fine ha fatto Michele Scandroglio, coordinatore ligure del Pdl e deputato? Si è parlato di lui non per le cose che ha fatto a Roma, ma per le polemiche dei suoi compagni di partito a margine della festa regionale Pdl. Beghe interne, e poca ciccia. Claudio Scajola? Ministro per due volte, parlamentare da decenni, appena ha perso il posto nel Governo Berlusconi è scomparso. Si parla di lui nelle pagine giudiziarie e nulla più. Roberto Cassinelli, deputato Pdl? Dei ladri gli sono entrati in casa, e così ci siamo ricordati che esiste.


Roberta Pinotti, senatrice Pd? Da quando è stata sconfitta alle Primarie si sente pochissimo. E’ praticamente scomparsa anche da Twitter, dove imperversava quando dava battaglia a Doria e Vincenzi. Peggio ancora Sabina Rossa, prima senatrice e poi deputata, parlamentare da 6 anni. La sua pagina di wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Sabina_Rossa) riporta biografia e addirittura filmografia; niente sulle sue iniziative parlamentari. Sandro Biasotti? Avrà inventato un nuovo gusto di gelato nel suo locale di Albaro, molto “à la page”: e non si dica che non si fa nulla per l’immagine della Liguria! Non è meglio la Lega Nord: a detta dei suoi concittadini Giacomo Chiappori, di Diano Marina, è un ottimo sindaco. Se ne sente parlare meno come deputato. Sapevate di avere un senatore del Pdl che si chiama Gabriele Boscetto e un deputato Pd che si chiama Francesco Saverio Garofani? No? Neanche noi.


Si potrebbe andare avanti ancora a lungo, senza per forza scomodare i paracadutati Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita eletto in Liguria nel 2008 e finito nei guai per lo scandalo dei finanziamenti elettorali, l’ex ministro Giovanna Melandri, alla quinta legislatura, eletta alla Camera grazie ai voti dei liguri ma che è stata più volte in Kenya (i compagni storcevano il naso per i capodanni alla Briatore) che a Genova. Fiamma Nierenstein, giornalista e deputata Pdl eletta in Liguria? Desaparecida, ma a Genova pare che non l’abbiano proprio mai vista. E Roberto Castelli? Si, anche lui eletto in Liguria. Ma queste sono le brutture di una legge elettorale scandalosa di cui tutti i partiti (anche quelli che oggi la chiamano “Porcellum”) hanno approfittato a man bassa.

Come sempre ci sono le eccezioni: Mario Tullo, deputato Pd, si è sempre speso sui temi del lavoro, in particolare sulle questioni di Fincantieri e Ilva. Attento al territorio (e lo ha dimostrato con le sue iniziative parlamentari) anche Luigi Grillo, senatore Pdl e presidente della Commissione Lavori pubblici e Trasporti, che ha combattuto su ogni fronte per far partire i lavori per il terzo Valico e per rendere realtà il federalismo portuale. Eccezioni, purtroppo. Gli altri latitano. Ognuno avrà una scusa, ognuno dirà che ha fatto molto per la Liguria ma che noi non lo sappiamo perché siamo disattenti e anche un po’ antipolitici. Forse è colpa del caldo, o forse è colpa di una classe politica che si sceglie gli eletti e poi dà in mano il Governo del Paese ai tecnici rinunciando alle sue responsabilità (ma non all’incarico). Tragicamente assenti, in una regione in affanno che sempre di più avrebbe bisogno di politici forti, competenti e combattivi. Non di parlamentari balneari 12 mesi all’anno.

Autore: Mario Paternostro E Nur El Gawohary


Hotel Jesolo ha detto...

Le statistiche in grado di capire la dinamica della nostra economia o qualsiasi tipo di attività o un'organizzazione strutturata. Non è che poco importante o incapace di cambiare nulla. Quindi non desconsider.

Luciano Ardoino ha detto...

@Hotel Jesolo

Contento te ...

Luciano Ardoino ha detto...

@Hotel Jesolo

Si vede che in Romania la si pensa così