mercoledì 29 agosto 2012

Io (non) fesso, tu fessi, egli fessa, noi (non) fessiamo, voi fessate ed essi fessano


Un giovane fesso si aggira per l’Italia.
Ce ne sono molti altri ma non è questo il punto.
Ma il fesso in questione è fesso da due a tre volte in un colpo solo, il che non è da tutti.

Sembra un truffatore, a prima vista.
È invece uno di quei fessi aggravati da prismatica dabbenaggine, per non dire da spaventosa coglioneria.
Uno di quelli che a Catania e dintorni sono detti «fessi col giumbo», ovvero dotato di pennacchio a colori, come i cavalli dei carretti siciliani, e dunque riconoscibili a distanza.
Un fesso col giumbo.
Irredimibile.

Il nome non c'è, ma non è che importi poi molto, trattandosi di fesso paradigmatico, ovvero di tipico italiano ancora convinto che essere furbo significhi anche essere smart, come dicono ora i giovani, e pensano perciò di essere molto ganzi, mentre invece sono platealmente, pateticamente fuori moda.
Non che tra quelli più “anziani” non ci sia il fesso più fesso degli altri, per carità.
Uno di quei truffatorelli che pensando di gabbare solo il proprio datore di lavoro, gabba lo Stato, la collettività e infine se stesso.

Ed ecco la storia.
C'è questo tipo, un apprendista ventenne che dovrebbe baciarsi i gomiti per essere stato ingaggiato da un'azienda alberghiera che a sua volta si bacia i gomiti perché ha molto lavoro (di questi tempi) ad agosto, eppure lui chiede tre settimane di ferie.
Tre settimane!
Ad agosto!
Un apprendista!
In un albergo sul mare!
L'albergatore traccheggia, c'è il lavoro da rispettare, e poi “razzo” siamo ad agosto e solitamente un hotel vicino al mare ...
Tre settimane di ferie sembrano un'enormità, e delle tre richieste, gliene concedono "molto bonariamente" due.
Il resto è proprio come pensate.
Il tipo va dal medico, e quest'ultimo, invece di mollargli un cazzotto sul naso o un ancorché simbolico calcio nel sedere gli molla un simpatico certificato.
Che ci vuole?
Uno svolazzo ed ecco fatto: due settimane di malattia.

Il giovane impugna la preziosa carta e la inoltra non senza sagacia e tempismo all'albergo 15 giorni prima che scattino le ferie concordate.
Totale: un mese di vacanza.
Fin qui siamo di fronte a un truffatorello classico, uno di quelli che tutti i giorni butta il suo piccolo dado nel già sgangherato sistema-Paese del Belpaese.
Ma essendo il nostro un fesso complesso, a più facce, come detto, lui se ne vanta su Facebook. Stravaccato sotto un ombrellone, succhiando il suo mojito mentre Michel Telò canta «Bara bara bere bere», e a seguire «Ah se eu te pego», il mitico fesso italiano si prende il lusso di sfottere anche l'albergo via internet vantandosene con gli amici e i colleghi.

Purtroppo per lui, in Italia c'è un altro tipo (il direttore d’albergo) che non ha alcuna voglia di farsi prendere in giro, e dopo avere spedito a casa del fesso due visite fiscali, anticamera di due siluri licenziativi a quota periscopio, spiattella la storia a chi di dovere, e cioè alla stampa.
Poi gli altri giornali la rilanciano e il fesso è fritto tre volte.
Tipo singolare, questo albergatore.
Poteva tenersela per sé, questa storia, licenziare il citrullo (per educarne cento) e tanti saluti. Invece no.

Perché l'aspetto che più lo ha fatto incazzare è invece un altro.
Cioè la faccia tosta di certi medici compiacenti dalla ricetta facile, associati in un delinquere quotidiano che sembra di piccolo cabotaggio, disonesti per ignavia e privi di decoro e di attributi.
Una storia in cui perdono tutti.
Perde il medico irresponsabile, la cui leggerezza si ripercuote sulle imprese prima e sulla formazione del ragazzo poi.
E perde anche il ragazzo, che lascia passare il tempo mettendo a repentaglio la possibilità di imparare un mestiere e di definire se stesso anche attraverso un lavoro.
È tutto.
Non c'è altro da aggiungere.

Tratto da un fondo di Luciano Gulli su Il Giornale a cui ho cambiato qualcosina giusto per “affinarlo” a quello che “ a volte” succede anche dalle altre parti.

P. S.: Chissà se qualche giudice, sotto pressione di benevoli e accomodanti sindacati, deciderà di reintegrarlo al suo lavoro (SUO, per modo di dire, né), e se a quel medico verrà detto o dato qualcosa.




4 commenti:

sergio cusumano ha detto...

Giuro che non riesco a capire il come tu faccia tutti i giorni a trovare qualche storia da raccontare del tuo, con tutto quello che hai da fare.

:-D

Luciano Ardoino ha detto...

@Sergio


Costanza (quella che hai anche tu) e non arrendersi mai (quello che fai anche tu).

;-)

vinc ha detto...

@Luciano

Ma è vero?


Un po’ di fatica per ingranare la marcia ma, complice anche il caldo, il turismo ligure è riuscito ad accelerare e ha raggiunto in questa stagione estiva buoni risultati. A confermarlo, tracciando un bilancio sugli ultimi mesi, è l’assessore regionale al Turismo Angelo Berlangieri, che spiega: “La stagione finora è andata molto bene sotto tutti i punti di vista. Dopo un inizio stentato e sofferto il caldo da un certo punto di vista ci ha dato una mano, perché così tanta gente in giro in questo periodo non si è mai vista. Ora abbiamo bisogno un po’ di pioggia per tutto il resto del territorio e per l’agricoltura, ma se dopo la rinfrescata il tempo regge, per il turismo va benissimo”, aggiunge l’assessore regionale che sui i numeri del movimento turistico ligure commenta: “Abbiamo cominciato sicuramente non bene in primavera e nel primo periodo estivo, ma poi c’è stato un recupero a luglio ed agosto ed ora speriamo in un buon settembre. La tendenza sulle prenotazione va verso un incremento rispetto allo scorso anno. C’è stata poi una buona performance degli stranieri che – aggiunge Berlangieri – sono sicuramente, per il quinto anno consecutivo, in aumento in Liguria. Gli italiani hanno avuto invece una flessione e, anche se complessivamente i numeri sono inferiori rispetto allo scorso anno di poco, il dato più preoccupante è la riduzione della loro capacità di spesa. Possiamo infatti stimare un calo del fatturato attorno al 10%”. Nonostante un calo del fatturato, l’assessore Berlangieri assicura che i dati sulle presenze sono confortanti: “Il turismo soffre un po’ per il fatturato, ma non per i numeri. Questo dimostra che la destinazione regge dal punto di vista della sua capacità di posizionamento ma che la crisi, purtroppo, sta cominciando a mordere anche la nostra economia. In generale, comunque, il movimento è in crescita sia sui mercati tradizionali che su quelli emergenti dell’est europa e, soprattutto a Levante, iniziamo a vedere turisti come brasiliani, indiani, australiani ed americani. La Liguria – conclude Berlangieri – viaggia molto bene ed anche meglio della vicina Costa Azzurra che, negli ultimi anni, ha perso il 15 % sul turismo internazionale, mentre noi siamo in crescita costante del 5-6%”.

Gianni ha detto...

@Vinc

Non penso che Luciano si metta a parlare di Liguria di questi tempi.

;-)