lunedì 29 dicembre 2014

Turismo: un tempo il Piave mormorava

… era il 24 maggio del 1915 in cui i Figli della Nazione andavano in guerra contro l'invasore austriaco.
Oggi scacciamo allo stesso modo i turisti stranieri, austriaci inclusi.

Da quel tetro 24 maggio il mondo è cambiato.

Oggi gli stranieri sono una risorsa planetaria per un mercato del turismo che ha assunto dimensioni inimmaginabili per i nostri nonni, da quegli italiani che andarono in Africa a costruire strade e a sfruttare risorse naturali per arricchire il mercato interno ed elevare la qualità della vita delle loro famiglie.

Fino alla metà del novecento lo straniero era invasore o schiavo, ma ormai è cambiato tutto.

Se un ricco senegalese, richiede un visto, prende l'aereo e decide di scendere all'Hilton di una qualsiasi città italiana, dove si aggira poi indossando abiti Armani, nessuno si sogna di definirlo un "extracomunitario".

Viene accolto nei migliori ristoranti, accede ai musei, viene consigliato dalle operatrici turistiche nella sua lingua madre.
Viene considerato un turista.

Se questo turista è un americano ancor meglio, perché "Americano" fa pensare agli operatori di potergli sottrarre quanto più denaro possibile, Americano è lo sprovveduto facilone che paga e non si lamenta... ma che poi non torna più.

E poi i turisti arrivano chez nous con pretese assurde.
Venire qui quando è festa!

«Come si può pensare di andare "a casa d'altri" per farli lavorare durante le feste comandate?
Non possono tornare in orario lavorativo consono, se possibile escludendo il lunedì mattina e il venerdì pomeriggio che sono troppo vicini al fine settimana? »

Pompei chiude a Natale per la mancanza dei fondi necessari a pagare lo straordinario festivo ai dipendenti.
Festivo?
Perché festivo?

Nel turismo i periodi tradizionali di festa sono quelli di lavoro ordinario.
Non ho mai sentito un operatore turistico considerare la domenica in alta stagione come festiva.
E a dire la verità neppure la considerano festiva coloro che semplicemente vivono in posti di villeggiatura.

L'Italia possiede una marea delle bellezze artistiche del mondo intero, eppure in Italia gli operatori dell'indotto del turismo, i privati che hanno a che fare con tali bellezze, si barcamenano tentando di offrire qualcosa di diverso dalle spiagge urbanizzate, affatto concorrenziali se paragonate a quelle tropicali.
Ma si danno da fare!
Perché mai un turista decide di venire in Italia se tutto quello che trova di fruibile non è meglio di quello che trova a metà prezzo in giro per il mondo?

Perché glielo dicono gli Italiani?
E chi sono?
Sono i politici nazionali, il ministro Franceschini, quello che ha "inventato" l'art-bonus.
Si definisce "Art-bonus" un sistema di sgravi fiscali, una sorta di mecenatismo (descritto qui; La regressione e il mecenatismo) finalizzato al finanziamento del Ministero, un diverso modo per farsi mantenere dai privati senza passare attraverso la fiscalità ordinaria.
Il decreto prevede insomma un tax credit a favore di chi fa donazioni che siano utili a finanziare la gestione pubblica dei beni culturali.
Se poi hai tentato di dargli un consiglio per poter risparmiare (però) con produttività e qualità, e ancor prima che quel DL fosse approvato e stanziava ancora al Parlamento, ecco che t'arrivano dal medesimo un sacco di balle. (ved. Qui).
D'altronde lui è un ministro e tu non conti un cazzo, anche se sul groppone hai 45 anni di questo lavoro seppur con altri ministri del turismo sparsi nel mondo. 
E che ti ringraziano d'averlo fatto a distanza di molti anni

Considerata la malagestione (sovente malversazione) questo sistema di defiscalizzazione è una sorta di distrazione delle tasse in favore della fallimentare attività ministeriale di gestione dei beni culturali.
Come si può pensare che maggiori entrate risolvano i problemi originati da amministrazioni improbabili e popolate da incompetenti e ignoranti?

E' il solito, ricorrente problema di questo Paese.
Ci sono troppi idioti in posti chiave.

Cosa aspettiamo a favorire quegli imprenditori che sono realmente in grado di rilanciare il turismo e che chiedono soltanto di poter guadagnare grazie alle proprie capacità?

E così, mentre vessiamo i turisti chiedendo loro di comportarsi da stranieri, mentre creiamo complessi sistemi di leve fiscali pensando che ottenere più soldi renderà il sistema più efficiente (secondo non so quale teoria economica) e riportando questo paese a prima dell'età dei lumi, mentre i musei restano chiusi nei giorni festivi e vuoti durante la settimana,

il Piave mormora.

Ricorda il sangue versato da un milione e mezzo di patrioti un secolo fa; sangue versato per scacciare lo straniero ostile e dare vita a una progenie di italiani presuntuosi, chiusi nei propri confini, ostili e invidiosi verso chiunque tenti di elevarsi  fino a preferire morire d'inedia pur di non spostarsi.
Fermi da un secolo e sempre più ignoranti e ignorati dal mondo.

Di Marco Garrone e poco poco di me.





3 commenti:

sergio cusumano ha detto...

E' il solito, ricorrente problema di questo Paese.
Ci sono troppi idioti in posti chiave.

Bellissima

:-DD

vinc ha detto...

Dura da digerire questi incompetenti.

Ho letto su facebook che Franceschini o chi per lui paragona la chiusura natalizia di Pompei con altri musei internazionali.
Il paragone non è preso però in merito alle gestioni dei musei di quelle nazioni.
Come a dire che gli esempi, lui li prende solo per quello che gli conviene.

Salicchiella Vesuviano ha detto...

Vedi, Luciano,

a Pompei, come in tutta Napoli, c'è l'usanza del: Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi... e mica vogliamo far passare le feste di Natale ai custodi degli scavi con degli sconosciuti...

:-D