domenica 18 settembre 2016

Il Piano Startegico per il turismo è un brodo sempre più lungo

… ed ecco un altro esempio di come la si pensa da moltissime parti in merito al Piano Strategico del Turismo fortemente voluto da Franceschini e chissà (forse) da chi altro.


PIANO STRATEGICO PER IL TURISMO:
UN “BRODO” SEMPRE PIU’ LUNGO

Mario Pusceddu (ISVRA): “Si continua a perdere tempo e opportunità senza definire alcuna scelta concreta su priorità e investimenti”

Il 27 luglio scorso il Comitato permanente di promozione del turismo ha presentato il Piano strategico di sviluppo del turismo 2017-2022.

ISVRA, ha analizzato il documento: “E’ un elenco, sommariamente commentato - osserva Mario Pusceddu, presidente di ISVRA - di cose che si dovrebbero fare, tutte già note da anni. La lunga introduzione statistica non aggiunge nulla, nella sostanza, a quello che già si sapeva”.

1. Il Piano non è un piano
L’esame di ISVRA evidenzia il sostanziale mancato adempimento dell’incarico affidato al Comitato, e ad Invitalia che lo ha supportato, quest’ultima per il  compenso, sembrerebbe di un milione e mezzo di euro: il Piano non è un piano, ma al più uno studio, peraltro privo di contenuto originale.

Se poi parliamo di “strategia” - prosegue Pusceddu - è notte fonda: non si propone da dove praticamentecominciare, secondo quali priorità proseguire, quanto denaro occorre per realizzare i diversi interventi, attraverso quali iniziative politiche reperire le relative risorse”.

ISVRA denuncia un generale equivoco concettuale e terminologico: le 97 pagine del documento trattano di “obiettivi generali” (quattro), “obiettivi specifici” (quattordici), “linee di intervento” (ben quarantanove), ma nulla dicono della cosa più importante: interventi concreti, tempistica, preventivo di spesa e competenze professionali e istituzionali da mettere in campo. Per come è scritto, il Piano non spiega come, da qui in poi, potrà realizzarsi il cambio di passo che ormai da decenni è mancato al turismo italiano.

2. Metodo sbagliato
ISVRA si sofferma anche sul metodo “di condivisione” adottato nella costruzione del Piano: due faraonici incontri di “Stati generali del Turismo” tenuti al Museo Ferroviario di Pietrarsa e una consultazione pubblica tramite internet. E’ stata una scelta molto enfatizzata dal ministro Franceschini, solo apparentemente buona. In realtà il Ministero non si è presa la responsabilità politica di sottoporre alle parti interessate una bozza del Piano per poi accogliere osservazioni e correzioni;

ha invece riempito un calderone delle idee più disparate nel quale si è inevitabilmente smarrito. Difficile immaginare che le annunciate rifiniture finali prima di sottoporre il testo definitivo alle Commissioni parlamentari competenti e poi al Consiglio dei Ministri, possano restituire al documento sintesi e concretezza.

Sorprende poi che, una volta approvato il Piano, proprio quando la condivisione sarebbe stata necessaria, del documento non ci sia ancora traccia ufficiale sul sito internet del Ministero. E non risolve certo le tante perplessità l’annuncio del Ministro che il Piano sarà adottato attraverso “Programmi di attuazione annuali” che saranno pure occasione per renderlo dinamico e in costante aggiornamento.

E’ un brodo - aggiunge il presidente di ISVRA - che si è già allungato attraverso tante fasi interlocutorie e continuerà prevedibilmente di questo passo. Questi continui rinvii di decisioni incisive dà l’impressione è che nessuno sia in grado di guidare il turismo italiano verso una stagione di riscatto”.

3. Nessun contributo allo sviluppo rurale
L’analisi di ISVRA si rivolge infine al proprio settore di competenza: lo sviluppo rurale, di cui il turismo, insieme all’agricoltura, all’enogastronomia, al patrimonio culturale e naturalistico, è componente essenziale e momento di sintesi economica.

Nel Piano non sono mai citati l’agriturismo e il turismo rurale, e già questo la dice lunga sulla sua genericità. Ci sono alcune scontate considerazioni sulla valorizzazione di nuove mete turistiche, sull’interconnessione del turismo con l’agricoltura, l’enogastronomia, il paesaggio rurale, sul recupero di strade rurali, su natura e aree protette. Niente di più.

Nulla si dice su cosa esattamente fare per tradurre queste considerazioni in azioni concrete, siano esse indirizzate a migliorare la comunicazione con la domanda, la fruizione dei luoghi, la qualità dei servizi di accoglienza. E nulla si dice, al di là di generiche intenzioni, su come istituzionalizzare la collaborazione fra Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, Ministero delle Politiche Agricole, Regioni, stabilendo impegni determinati e condivisi, di cui ognuno si assuma responsabilità e sia possibile controllare la puntuale attuazione.

Sottoscrivo tutto.
Come peraltro aveva già scritto Frap1964 (Magic Italy) dopo la prima bozza... su Wired per opera di Alberto Crepaldi e anche qui, che si tratta di un inutile calderone di bla bla bla.
Che ha avuto già il via libera in conferenza Stato-Regioni.
A dimostrazione del fatto che lì nessuno l'ha letto in modo minimamente critico.
Un documento fatto solo per rinviare sine die qualsiasi azione concreta, con l'alibi che prima bisogna approvare il piano strategico, eh... poi i piani attuativi annuali...
Ed Enit nemmeno questo ha... più di qualche slide e una bozza di documento, che non si sa se essere ufficiale o meno, non si è visto altro, ad ora (ma mancava il piano strategico nazionale, eh...).
Prima o poi bisognerà farlo notare anche alla Roberta Milano (ora direttore all'Enit dell'innovazione e del marketing digitale) che per anni, sul suo blog, ora "lucchettato" per motivi facilmente comprensibili, ha indicato come uno dei mali peggiori la mancanza di una strategia sul brand Italia e l'assenza di una visione realmente industriale del comparto... ma un conto è dire così tanto per dire, altro è il da fare.



2 commenti:

frap1964 ha detto...

La profezia di Sartre...

Luciano Ardoino ha detto...

@Frap

Eh già, avevo letto il fondo ma non ho trovato nessun riscontro che il Sartre l'abbia detto davvero.
In Italia, Sartre, ci venne moltissime volte ma di quella frase non si sa nulla.
L'ho cercata anche in altre lingue... niet.