martedì 22 febbraio 2011

Per qualche dollaro in più, per la coccarda

Alla fine quelli di Federalberghi l’hanno capito ma credo che attuino il: “Bisogna tenere alta la tensione perché non è detto che il grande imbroglio possa smatassarsi”.
Mi riferisco alla minaccia di sciopero che Bernabò Bocca, Presidente dell’associazione alberghiera, ha palesato non molti giorni fa in merito alla norma delle Milleproroghe, vale a dire la regola che rende obbligatoria (?) la tassa di soggiorno (tra i 2 e i 3 euro) per i clienti che sosteranno negli alberghi.
Milleproroghe che, personalmente ragionando, assomiglia più ad una finanziaria che a dei rimandi per il federalismo, e di cui ne vedremo delle belle, costituzionalmente parlando. Ma di questo ne capisco quanto la Brambilla mastica di turismo e pertanto è meglio lasciar perdere.
Vedremo!
Comunque tornando a noi e al Bocca, già la scelta della data, il 17 marzo, 150ennario dell’Unità d’Italia, m’era sembrata più una boutade che una cosa seria, infatti era presumibile il dietro-front che in verità poi c’è stato.
Per l’occasione il buon B. Bocca e la Elena David (Presidente catene alberghiere italiane "AICA") che avevano paventato questa drastica soluzione, diciamo un po’ così “fantascientifica”, avevano proposto la chiusura totale degli alberghi da 1,2 e 3 stelle.
I rimanenti (4 e 5 stelle) dovevano “solo” inserire una coccarda tricolore, in chissà quali posti, per manifestare la piena solidarietà nei confronti dei primi e rimanere aperti.
Beh, una gran bella privazione, fatica e partecipazione senza colpo ferire, ma soprattutto senza colpo ricevere.
Infatti sia la Elena David (UNA Hotels) che Bernabò Bocca (Sina Hotels), sono anche proprietari, presidenti o AD di alberghi “esclusivi”.
Si, i famosi 4 o 5 stelle che per l’occasione avrebbero avuto l’ingrato compito di acquistare le coccarde da mettere nei propri hotels; sempre che non le abbiano già avute depositate in qualche magazzino.
In questo caso la fatica è anche doppia, perché … chissà dove sono e valle a cercare!
Che ce volete fa; i propri so comme piezz’e core, e quindi perché chiuderli?
Comunque, miserrime mie considerazioni a parte, credo che adesso la minaccia di chiusura totale l’abbiano spostata a data da destinarsi, alla moda dell’aum-aum, giorno che personalmente non penso mai verrà.
Difatti, sapete in quanti alberghi (Italia) esiste un sindacato interno che possa verificare che la chiusura è avvenuta veramente?
E quelli piccoli o a gestione familiare, chi li controlla?
E i clienti che sono arrivati il giorno prima dello sciopero, saranno gentilmente accompagnati alla porta pregandoli di ritornare due giorni dopo?
E le schede che gli albergatori e gestori compilano all’arrivo dei clienti e inviate alle autorità del posto, sono e saranno “veramente” complete?
Recentemente i dati Istat hanno rilevato (ma l’hanno sempre detto anche negli anni addietro) che gli alberghi (non me ne vogliano i colleghi ma tutti sappiamo che così è, poche balle) sono i più grandi evasori in fatto di tasse; figurati che fatica è, farla totale, per un giorno solo.
Dulcis in fundo, ci sarebbe da calcolare anche il danno all’erario, indotto e, cosa non di poco conto, quello alle proprie casse.
Che se calcoliamo l’andazzo degli ultimi tempi; beh, non c’è niente da stare allegri e contenti,mentre perderne, per sciopero, ancora un bel po’, è proprio da insensati.
Poi ce la volgiamo mettere ‘sta benedetta immagine dell’Italia di cui tutti parlano a iosa ma che non frega niente a nessuno (o ben pochi)?
Ecchecca..o!
Forza, poche balle, camminare e non rompete gli zebedei; le soluzioni si trovano in altro modo.
Perché chi scegli questo stupendo mestiere in un Paese squisitamente a trazione turistica, se li può scordare ‘sti scioperi organizzati ad arte da altri, che al massimo mettono due o tre coccarde.

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