mercoledì 16 marzo 2011

L'unità d'Italia?

Al fine ci siamo; domani 17 marzo 2011 l’Italia festeggerà il suo 150° dalla nascita.
Un terzo dei quali (47 anni) usati per costruire un’autostrada.
Che dico costruire (?), quasi.
Perché per realizzarla in modo definitivo, chissà quanto altro tempo ce ne vorrà.
Fors'anche lì si festeggierà il 150°?
Infatti dopo 47anni (dal 1964) per un totale di 442,9 km, nisba, nulla, niet; la Salerno - Reggio Calabria è ancora tutta un casino.
Ed è notizia di pochi giorni fa che è dovuto intervenire addirittura l’esercito per controllare 30 chilometri in cui sono impegnate 90 imprese.
Una ogni 300 metri.
Una pazzia e per di più, inevitabile.
E’ l’Italia che va (poi vi dico dove, se ancora non lo sapete), il Paese più bello del mondo, e di una gran spanna, che non riesce neanche ad essere il primo per arrivi turistici.
Siamo i quinti per presenze (quarti per income monetario) e siamo anche contenti.
Almeno dicono d’esserlo i “professoroni” che ogni due per tre si elogiano del proprio lavoro.
E in più si premiano a vicenda.
Mentre nell’anno del 150° che dovrebbe portare un po’ più di gente nelle zone turistiche della penisola, i dati dicono che le presenze alberghiere sono diminuite dello 0,6% nei primi due mesi dell’anno (rispetto ai primi due mesi del 2010), quindi che tutte le tipologie turistiche attualmente in ‘funzione’: località montane, località termali, città d’arte e città d’affari, hanno perso sia in arrivi sia in pernottamenti.
E la Brambilla?
E la Brambilla riceve il Premio Excellent; un riconoscimento dedicato ai massimi esponenti del settore turistico nostrano.
Abbè!
Comunque premi o non premi ai “più meglio assai”, domani sarà festa nazionale (hanno deciso così).
Per amor del cielo, va bene, va più che bene e di conseguenza mi adeguo.
Non condivido per niente ma mi adatto perché voglio essere un buon italiano a tutti i costi.
Ma la Brambilla?
E la Brambilla, da buona cittadina, farà anche lei una bella festa.
Quindi niente giornata lavorativa per il ministro del turismo, ma forse è meglio così!
Augurandomi che non venga neanche intervistata, sennò sarebbe anche capace di dire che saranno più di tre milioni gli italiani che intendono approfittare del ‘ponte’ del 17 marzo per concedersi una vacanza, e magari con una spesa procapite approssimativa di 418 euro.
E spero s’abbandoni al riposo nazionale anche il Bernabò Bocca, il pres. di Federalberghi, così non sentiremo o non si leggerà che saranno circa 4 milioni gli italiani che approfitteranno del Ponte dell'Unità d'Italia per effettuare una breve vacanza, e così fosse con una spesa pari a 227 euro a persona.
Oh no, l’hanno già detto!
Beh, in fondo si vedono una volta al mese (almeno dice lei), noi crediamo molto di più ma non è che ci freghi poi molto; difficilmente dicono le stesse cose (vedi ad esempio le statistiche sopra), infine lui però la omaggia del Premio Excellent; quello che si da ai massimi esponenti del turismo italiano.
Qualcosa non va!
Le statistiche, loro due o entrambe le cose?

Diverse unità nell'Unità d'Italia!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

autore:
dal fatto quotidiano

Cantieri Impregilo militarizzati
a spese dello stato

La Salerno-Reggio Calabria, l’autostrada che non finirà mai. Quella da molti chiamata “il corpo di reato più lungo d’Italia”. Adesso arriva l’esercito per controllare 30 chilometri in cui sono impegnate 90 imprese. Una ogni 300 metri.
Vigilanza fissa. Ma soprattutto gratis per l’Impregilo, la Condotte e per tutte le altre grosse imprese interessate ai lavori di ammodernamento dell’A3. Da ieri mattina, i militari presidiano due cantieri del quinto macrolotto, a Barritteri e a Scilla, e uno del sesto, a Campo Calabro, alle porte del città dello Stretto. In quest’ultimo cantiere, addirittura, i militari controllano l’impianto di betonaggio in via di costruzione. Impianto che ha già un servizio di vigilanza privata.

Forse è troppo parlare di militarizzazione dell’A3, però sono sempre 60 soldati, divisi per turni, della brigata “Aosta” di Messina la cui presenza si affianca a quella delle forze dell’ordine. Nel caso in cui rilevino situazioni anomale, i militari non interverranno direttamente ma si metteranno in contatto con le centrali operative delle forze di polizia, che attiveranno le pattuglie già presenti nel tratto autostradale.

A questo punto è il caso di spulciare i numeri che hanno caratterizzato le intimidazioni alle ditte e i trenta chilometri che vanno da Gioia Tauro a Scilla. Quasi tre furti al mese. Molti di meno, invece, i danneggiamenti che rappresentano il 20% dei reati consumati lungo i 30 chilometri del quinto macrolotto. Ancora di meno le violenze e minacce contro gli operai. “Solo” 18 in tre anni.

Stando ai compiti che avranno i militari, quindi, il loro utilizzo non sarebbe finalizzato al vero problema dell’A3: l’infiltrazione mafiosa. Piuttosto a evitare furti e danneggiamenti che la vigilanza privata (a spese dell’Impregilo e non dello Stato) potrebbe contenere visto che il tratto autostradale era già costantemente controllato dai carabinieri, dalla polizia e dalla Guardia di Finanza.

Quando le grandi imprese edili vengono in Calabria sanno che devono trattare con la ‘ndrangheta. Addirittura già prima di preparare “la busta” per la gara d’appalto, nel preventivo compare la voce “tassa ambientale”. Che può essere del 3% del valore complessivo dell’appalto o, in alternativa, la garanzia che le ditte “amiche” si accaparrino il subappalto dei lavori o la fornitura di inerti. Nessuna differenza tra gli ‘ndranghetisti e questi signori che arrivano in Calabria con la mentalità di chi sa vivere in una terra dove “l’Onorata società” si eleva al pari delle Istituzioni. Lo dimostrano le inchieste “Tamburo” e “Arca” per quanto riguarda la Salerno-Reggio Calabria. Ma lo dimostra anche l’indagine “Bellu lavuru 2” sulla statale 106 jonica. Un fascicolo che ancora si trova in Procura e che vede iscritti nel registro degli indagati almeno dieci alti funzionari della “Condotte” accusati di concorso esterno in associazione mafiosa.

Vittime o complici? La differenza è sottile per i dirigenti e i capocantieri delle grandi imprese nazionali. Gli stessi dirigenti che a Roma firmano protocolli per la legalità e in Calabria si avvalgono della facoltà di non rispondere nei processi in cui vengono chiamati a testimoniare. Sul tavolo del Ministero dell’Interno già c’è un progetto, chiamato “Sciamano”. Un piano interforze (pensato anche per la ricostruzione de L’Aquila) che consentirebbe un controllo capillare della Salerno –Reggio Calabria. Un controllo tale “da evitare le infiltrazioni mafiose o quantomeno creare un percorso che lasci traccia dei tentativi del loro passaggio”. Il governo intanto manda l’esercito.

di Lucio Musolino

vinc ha detto...

Disparità numeriche o anche d'intenti?