martedì 18 maggio 2010

... quello li non capisce un ....(parte 1a)







E’ sicuramente la frase che più abbiamo ascoltato e detto nella vita: "quello lì non capisce un …" e qui alla fine ogni regione mette il suo sostantivo preferito; mazza, fava, tubo, e tanti altri più o meno scurrili; quando ce vò, ce vò.
Quindi non raccontiamoci frottole, non abbiamo una grande considerazione degli altri e di occasioni per dirlo, ne abbiamo giornalmente a iosa.
Però quando cerchiamo un albergo e vogliamo sapere se "gli altri" ne pensano bene, riprendiamo la stima nei “mona” e ci affidiamo alle loro recensioni su internet; vale a dire gli stessi di cui poco prima ne raccontavamo le gesta non certo molto edotte.
Qualcosa non va e il cerchio non quadra.
Ma vediamo il perché.
Sono circa 9,2 milioni i contatti mensili (300.000 al giorno) per il solo TripAdvisor, che di questi “consigli” ne è il campione nel mondo, mentre è ormai è un fatto conclamato che il revisore possa essere facilmente aggirato per pubblicare recensioni false: gli utenti possono scrivere ciò che vogliono sugli alberghi senza che nessuno verifichi che abbiano effettivamente soggiornato nella struttura recensita, mentre i proprietari di hotel possono farsi la guerra gettando fango l’uno sull’altro, o scrivendo recensioni positive a proprio favore.
Loro (TripAdvisor) dicono che la stragrande maggioranza delle valutazioni sono autentiche e obiettive, oltre che essere scritte da utenti reali, mentre sono impossibili delle violazioni grazie a dei sistemi tenuti segreti proprio per evitare tentativi di aggirare i criteri di valutazione delle strutture turistiche.
L'azienda dispone infatti di politiche volte a eliminare le sospette recensioni, le schermate scritte prima di essere pubblicate, e utilizza strumenti automatizzati per individuare i tentativi di corrompere il sistema.
Però alla fine della storia ti dicono che gli utenti possono segnalare le recensioni che reputano come non attendibili.
Ma come, tutto questo ambaradan di controlli, controllini, algoritmi, eccetera eccetera, e poi hanno bisogno del cliente per eventuali segnalazioni?
?
Poi, a far allegra compagnia a quelli di prima, i “mona” per intenderci, ci sono i "mona e per di più deficienti", in altre parole i clienti che ricattano l’albergatore per ricevere delle agevolazioni, sconti o chissà che, previa menzione di scrivere delle pessime recensioni sul web.
Beh, se vi fidate di gente così, allora anche voi non capite un …. mettetela voi la parola nel vostro dialetto, per me è un “belin” che sta bene con “mona”.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Dott. Ardoino vedo che cancella i commenti che dove mi complimento con quello che scrive.
Infatti il mio di ieri è sparito e rimane solo l'avviso di commento cancellato da un amministratore.
Questo, al giorno d'oggi è una rarità e le fa onore.

vinc ha detto...

@Luciano

Parole sante!!!
Che soluzione consigli a parte quella del Codacons etc.?
Se non sbaglio la soluzione dovrebbe essere nella seconda parte, giusto?

Stella di mare ha detto...

Conclusioni: Internet non può essere imbavagliato

Nonostante le dichiarazioni di Kaufer restano comunque insoluti molti dubbi sulla credibilità di TripAdvisor e sul suo potere crescente nel mondo delle recensioni turistiche, che a detta del New York Times sta mettendo a rischio l’esistenza delle guide turistiche cartacee e quella degli stessi professionisti e giornalisti che da sempre si sono occupati della loro stesura.

Per quanto riguarda invece la posizione degli albergatori, rimane una sottile sensazione che questi non siano tanto infuriati con TripAdvisor perché non rintracciabile o perché sembra impossibile scomparire dalle sue liste, ma piuttosto che lo siano con la messa a nudo online dei loro più gravi difetti, attraverso le parole soggettive e poco lusinghiere dei viaggiatori scontenti.

Dunque mi chiedo: se è fondamentale e legittimo che ogni albergatore si tuteli contro abusi online, servirebbe davvero all’hotel sparire da TripAdvisor? Servirebbe che TripAdvisor venisse bannato dalla rete per mettere a tacere il malcontento?

Non credo: io penso che la maggior parte delle recensioni siano frutto dell’opinione spassionata di persone vere, e dunque la “verità soggettiva” di questi viaggiatori, specie se arrabbiati e offesi, troverà sempre il modo di emergere attraverso il passaparola nei social network, i forum di viaggio e i blog personali, con dichiarazioni rese visibili all’intero pianeta sui risultati organici di Google al solo digitare il nome del brand in questione.

La pessima reputazione, se tale davvero fosse, non scomparirebbe con TripAdvisor, ma resterebbe sempre lì, online, davanti agli occhi di tutti. Allora che cosa faranno gli albergatori, si infurieranno con La Rete?

Forse la maggior parte dei problemi non risiede dentro TripAdvisor, ma tra le mura di alberghi che spesso deliberatamente si rifiutano di vedere e prendere atto delle proprie mancanze, denunciate dai loro stessi clienti.

Da Chiara Laterza su Tafter ha detto...

Il web 2.0 è uno strumento che permette interattività e libera espressione delle proprie opinioni. Come ogni potente mezzo, però, porta con sé dei lati negativi che, il più delle volte, si ripercuotono su aspetti di guerrilla marketing e rispetto della privacy. Caso esemplificativo in cui entrambi questi aspetti si autoalimentano è rappresentato da Tripadvisor.
Tripadvisor è un sito il cui scopo principale è dare consigli ai viaggiatori seguendo la filosofia “look before to book”, cioè “guardati attorno prima di prenotare”. Con 25 milioni di recensioni pubblicate su più di 500 mila hotel in tutto il mondo e 11 milioni di utenti registrati, non è difficile intuire come faccia il bello e il cattivo tempo sulla popolarità o meno di un hotel.
Ma ci si può fidare? E’ tutto vero?
Proviamo a capirlo. Molti hotel, vista la popolarità di questo social media hanno tentato e tentano di aggirare le valutazioni negative organizzando concorsi a premi per i clienti che lasceranno una recensione positiva dell’albergo una volta tornati a casa. Un resort a Playa del Carmen, in Messico, ha messo addirittura in palio un viaggio per due persone, volo incluso da qualunque destinazione, purché su Tripadvisor venissero inseriti dei pareri sempre positivi.
Inoltre, vista la semplicità con cui si riesce ad aggirare l’algoritmo di Tripadvisor, che non verifica l’effettivo soggiorno nelle strutture, molti albergatori hanno utilizzato la piattaforma web per elogiare i propri servizi e diffamare quelli dei concorrenti.

Una recente ricerca on-line condotta da Nielsen/NetRatings, ha dimostrato come i viaggiatori oggi non credano più a banner, agenti di viaggio o pubblicità ma più dell’80% si basi esclusivamente al passaparola, rendendo quindi Tripadvisor uno strumento ancora più potente sul piano del marketing. Ecco dunque l’arma a doppio taglio: preso atto dell’enorme visibilità che può scaturire dall’inserimento di una struttura sul sito, come può un albergatore tutelarsi da eventuali azioni diffamatorie portate avanti da concorrenti sleali, più bravi nell’utilizzo improprio di internet?

A questo proposito il blog SOS Albergatori, quello di Turismo e Consigli, Codacons e Comitas hanno avviato un progetto dal nome “Albergo Sicuro” proponendo una class action in grado di contrastare il problema delle false recensioni non solo su Tripadvisor ma su tutto il web.
In particolare, si contesta al colosso turistico (di proprietà di un altro colosso mondiale quale Expedia) un maggior rispetto della privacy e la possibilità di scelta da parte degli albergatori se comparire sul sito oppure no. Gli albergatori, infatti, sono obbligati ad inserire ogni loro dato sensibile per poter replicare ad un abuso, mentre agli utenti è sempre garantito l’anonimato.

Da Chiara Laterza di Tafter ha detto...

continua.....

....Tripadvisor, tramite il portavoce italiano Lorenzo Brufani, si difende dalle accuse rivolte al sito: non è possibile affermare che il 100% delle recensioni presenti sul sito siano vere, ma, come garantisce Brufani, l’aziende esegue controlli periodici, e algoritmi e filtri riescono a smascherare le false recensioni. Queste vengono prontamente cancellate e le proprietà marchiate con un red disclaimer, allertando gli utenti a diffidare dai giudizi presenti.
“Codacons e Comitas? Mi sorprende che vadano contro Tripadvisor – ha affermato Brufani – visto che rappresenta uno strumento di rafforzamento del consumatore”.
In generale, Tripadvisor consiglia di dubitare dei giudizi troppo positivi o troppo negativi e di valutare con maggiore attenzione quelle strutture in cui le opinioni sono distintamente contrastanti.

Riguardo la possibilità di essere cancellati o meno da Tripadvisor la risposta è però negativa: si viene cancellati da Tripadvisor solo se l’attività viene chiusa e quindi non esiste più. Per tutelarsi dalle falsità bisogna invece replicare, magari con delle immagini che provino la verità.
Non è tutto vero, dunque, ma in molti replicano che le falsità non potranno mai influenzare gli hotel di maggior richiamo turistico.
Andrea Pruiti, che ha condotto una ricerca sul caso Tripadvisor, ha notato come lo stesso può accadere su Wikipedia: vi sono delle informazioni errate che riguardano voci di minimo interesse le quali probabilmente non verranno mai corrette. Quelle che si riferiscono a termini molto ricercati, invece, saranno sicuramente corrette da diversi utenti nel giro di poco tempo.
In questo batti e ribatti, la parola d’ordine più appropriata sembrerebbe essere “cautela” e così come recita la tagline del sito stesso “Get the truth. Then go”, “Trova la verità. Poi parti”. Speriamo solo che scovarla non sia così difficile come sembra.


Da: Laterza Chiara

sergio cusumano ha detto...

@Stella di mare

Dare la totale responsabilità agli albergatori non ti sembra un po troppo?
Vero è che se ne sono approfittati inserendo, si dice, delle false recensioni, ma guardiamo bene in faccia la realtà.
;-)

Anonimo ha detto...

Basta questa frase per capire la illogicità di TripAdvisor.

''In generale, Tripadvisor consiglia di dubitare dei giudizi troppo positivi o troppo negativi e di valutare con maggiore attenzione quelle strutture in cui le opinioni sono distintamente contrastanti.''

Sembra tutto uno scherzo!

B.C.