sabato 9 luglio 2011

Genova? Bellissima ma non sapete venderla e nemmeno ...

Oggi sul Il Secolo XIX, uno dei quotidiani genovesi, per le abili penne di Marco Grasso, Donata Bonometti e Laura Nicastro, ci sono descritte due“belle” paginasse sui “disastri” del turismo cittadino, e sono elencati in una tal maniera che s’io fossi o fossi stato negli ultimi anni l’assessore al turismo di Genova, avrei di certo una gran vergogna nel farmi vedere in giro.
Ma io so io (per e nel turismo) e loro … no.
Comunque son tutte cosette ben risapute da chi questo comparto lo segue con quell’amore ed esperienza (quella che contempla anche l’innovazione) di cui c’è tanto e tanto bisogno, ma forse per e con ‘sti signori è come parlare in turco.
E’ già tanto se sanno l’inglese (?) che nel turismo l’idioma è come l’acqua per gli assetati; non ne puoi fare a meno.
E dove invece …
Che dire di quello che qui c’è (l'assessore Giovanni Vassallo) e quelli che c’erano prima di lui, che sostenevano e sostengono da tempo che tutto l’andava e la va bene; presenze turistiche sempre in aumento e auto lodi lodi lodi in gran quantità … meglio non dire.
E giù una marea di dati e di statistiche, naturalmente col segno più, che veramente c’è da chiedersi se questi numeri non l’abbiano presi dalle previsioni del tempo o dal tasso di umidità.
Vabbè, bontà loro e crusca o biada per gli “intelligentoni” che ancor ci credono.
Ad ogni modo le due “paginasse” (su cose strarisapute da almeno tre decenni e ancora di più) dicono che i palazzi e i monumenti sono sporchi nonché abbandonati ai vandali … “ne fa le spese anche il chiosco di Sant’Andrea (sotto la casa di Cristoforo Colombo che è assediato da barboni, vandali e graffitari) deturpata da scritte con pennarello nero su marmo bianco delle colonnine binate, dagli eleganti capitelli. Intorno quel che resta di una battaglia a suon di bottigliate, e nel pozzo scarpacce, calzini, avanzi di un accampamento, mentre un faro è avvolto dalla parietaria e dai rovi. La gente bivacca, mangia, lorda e tra l’altro non c’è un cestino (chissà quanto costa?) della carta a disposizione.
Il centro storico, il più grande d’Europa, è oramai diventato un “gran pisciatoio” a cielo aperto (vedi Cattedrale di S. Lorenzo a 20 metri da casa mia) e la città appare ai turisti come una non cura dei suoi luoghi simbolo.
Anche Julienne e Thomas, che sono una coppia sulla cinquantina e che hanno una lunga esperienza di viaggi alle spalle, dicono che la città è molto bella ma l’incuria è evidente “Genova è una città sporca” con poco o nulla da vedere, decisamente evitabile in un itinerario in Nord Italia.
“Voi vi vendete male” dice Julienne, e di rimando il consorte afferma che non ci sono indicazioni per il turista straniero e che è difficile capire il come ottenere informazioni.
E poi quella definizione che brucia, che fa male e che suona un po’ così: “Not tourist-friendly”.
E per forza, mi viene da dire, quei gran “campioni” che decidono le sorti turistiche della città (gli assessori e i sindaci), non hanno mai pensato (forse non c’arrivano) ad ambientarla come una città turistica, poi il resto verrebbe da se, per dare la possibilità ai genovesi di capire il come si fa.
Dulcis in fundo, nella seconda paginassa, si parla del tragitto infernale dal terminal traghetti per gli incauti turisti che provengono dalla Sardegna o da dove si vuole.
Il profumo del mare della Sardegna o dalla Sicilia diventa subito un antico ricordo appena scesi dal traghetto.
Al suo posto, la puzza di urina e di stoffa bagnata lasciata a marcire.
Benvenuti nel Porto di Genova si legge sui cartelli stradali.
Il degrado ti fa dimenticare le vacanze appena trascorse e neanche 100 metri dopo l’uscita dal traghetto, ecco che t’appare una lunga fila di macchine scassate con le ruote divelte, finestrini sfondati e via cantando. Coperte bagnate, vaschette con rimasugli di cibo avariato, scatolame vario, oltre alle solite bottigliette o lattine vuote che fanno da corollario al “Benvenuti in città”.
Per strada, i cumuli d’immondizia lasciati quasi in ricordo di chi già è passato di lì.
Spruzzi di colore qua e là, se non si considera il tanfo che della notte umida e appiccicosa ti sale per il naso e non t’abbandona per un bel po’. Poi un accampamento di zingari, dove gli abitanti ti mostrano un sorriso sgangherato tra cassette della frutta, sedie sfondate,scatoloni e pezzi di cemento. I materassi sono accatastati alle spalle e fanno buona mostra di se.
Ma non è solo chi arriva da fuori ad accorgersi di un porto che cade a pezzi, e dove la parola degrado è forse un eufemismo.
Anche chi arriva dalla città si può rendere conto perché la luce gialla dei lampioni altissimi illumina il colore ruggine di cantieri iniziati ma non ancora finiti, i cumuli di sporcizia e i pezzi di intonaco e di pannelli che cadono dal tunnel.
Nel frattempo, il faro della Lanterna gira rischiarando il mare di notte, Genova pian piano muore e a me forte forte girano.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

invero basterebbe poco

frap1964 ha detto...

Superba per la storia che racconta.
Superba per le architetture antiche che ne ingentiliscono le vie.
Superba per quelle moderne che testimoniano la sua voglia di esplorare.
Superba per i giardini che la colorano.
Superba per i capolavori d’arte che offre ai suoi ospiti.
Superba per la natura che la ospita.
Così è Genova
...

raccontata dal portalone.
Per cui immagino la sorpresa, la delusione (e l'incazzatura non da poco) dell'ignaro turista che si trovasse a verificare di persona una situazione come quella che hai descritto qui.
Oggi il passaparola sul web è in grado di massacrare dal punto di vista turistico qualsiasi destinazione nel mondo.
Bisogna esserne consapevoli tutti; soprattutto chi amministra localmente e centralmente deve capirlo una volta per tutte.
Non puoi più raccontare storielle da catalogo.
Il web e youtube ti smascherano in pochi minuti e ti fanno un danno potenziale d'immagine che è colossale.
Non si sfugge: Internet non ti perdona.
E ha una memoria d'elefante, soprattutto.

Luciano Ardoino ha detto...

Eh si, è proprio così.
Tra pochi mesi (tre) me ne vado da via S. Lorenzo che è come dire la via migliore che s'unisce a Piazza della Signoria di Firenze (tanto per farti capire), e me ne ritorno in campagna.
Ho appena acquistato un terreno sulle alture e ci costruirò una casetta.
S.Lorenzo sarebbe dovuta diventare il fulcro della bellazza della città ma è diventata il ricovero di mendicanti, pink punk pank o come "razzo" si chiamano quelli che s'accompagnano con dei cani, ettolitri di vino o birra e che dimorano sulla scalinata della cattedrale più importante di Genova.
Questo è solo un pezzo ma il resto fa pena ovunque ti giri e guardi.
Di città nel mondo ne ho viste a iosa, ma una così e lasciata andare in questa maniera ... mai.
Genova è veramente bella ma è stata amministrata (e l'è ancora peggio) da persone di cui non trovo neanche l'aggettivo giusto. Genova è vecchia ... Genova muore, e muore per davvero.
Quì sono tutti campioni ma il risultato è sempre questo. E quello ch'è peggio è che non vogliono neanche imparare, loro sanno già tutto.
Che desolazione.

Vabbè dai, passerà!
E non m'arrendo neanche ...

:-)

Anonimo ha detto...

Genova pian piano muore e a me forte forte girano.

Le mie girano che sembrano un ventilatore

Anonimo ha detto...

e non sai a chi [.....] dare il voto il prossimo anno.
Fanno tutti pena in questa città.

Un genovese come te