sabato 5 novembre 2011

Salone Nautico di Genova: In 5 anni persi 101.000 visitatori (-31%) e per "loro" tutto va ben e per di più sono anche bravi

In 5 anni persi 101.000 visitatori (-31%) a causa sicuramente della crisi, ma anche per l’insistenza auto-lesionista o auto-referenziale (per l’economia ligure e del genovesato) della componente “politica” degli Organizzatori nell’affidarsi ad un format mono-tematico, anacronistico e superato, incapace di attrarre davvero gli appassionati del mare, ovvero i turisti nautici.

Ma tralasciamo il "loro" siam bravi, buoni e belli di cui il web è pieno di queste "simpatiche" auto proclamazioni e facciamo un passo indietro, poi all’estero.
Nei Saloni Nautici organizzati oltre i nostri confini, come ad esempio Dusseldorf, Parigi, Cannes, Monaco, Miami e altri, sono presenti tutte le componenti imprenditoriali del Comparto Nautico (Imprese Armatrici, di Brokeraggio e di Management e Yachts da Charter), spesso utilizzati come strutture ricettive alternative.

In Italia, invece, si addotta un format monotematico, incentrato sulla sola Nautica da diporto del sistema produttivo, copiando l’impostazione che ha sempre caratterizzato il Salone Nautico di Genova.
Gli organizzatori degli eventi nautici italiani dovrebbero valutare con attenzione l’attuale situazione di crisi della Nautica da diporto del sistema produttivo, che in pochi anni ha visto diminuire del 50% il fatturato e del 37% il numero degli occupati.

Per cui il il “format monotematico” è conseguentemente entrato in crisi, come dimostrato dal costante calo di affluenza che ha fatto perdere al salone Nautico di genova 67.000 visitatori nelle tre ultime edizioni, nonostante il presunto “loro” saperci fare e le presunte dichiarazioni del “tutto va bene Madama la Marchesa”.
Il risultato di questa debacle è diventata ancor più evidente a seguito della chiusura della primaria manifestazione fieristica genovese, e vale a dire quando è calato il “silenzio stampa”, tranne qualche rara eccezione.
Non voglio entrare nel “sistema” legislativo” o in quello delle nuove direttive dell’Agenzia delle Entrate (tipo la n- 43E del 29 settembre 2011) dove viene negata la possibilità di usufruire delle agevolazioni fiscali concesse per il noleggio se svolto unicamente dal Socio-Noleggiatore e per i Natanti … eccetera eccetera, anche perché sono cose che non comprendo, nel senso … che proprio non ne capisco l’utilità.
C’è poi da dire che la decisione di trasferire nei Paesi emergenti (Turchia e Brasile) parte significativa della produzione da parte dei primari Costruttori italiani di unità da diporto e svincolata dal fatto che la nautica abbia risentito della crisi mondiale e non sembrerebbe derivare dalla necessità di compensare i rallentamenti di vendite nell’area europea.
Semplicemente si sposta una parte della produzione e del fatturato all’estero, beneficiando di notevoli agevolazioni fiscali (detassazione degli utili per alcuni anni) e di costo della manodopera decisamente inferiore (meno dei 2/3 rispetto all’Italia).
E, nel caso del Brasile, evitando i dazi all’importazione, che raggiungono il 75% del valore.
Ci sarebbe poi da parlare degli oltre 14.000 posti lavoro persi (circa il 37%), ovvero quel patrimonio di risorse umane apparentemente ritenuto fondamentale per lo sviluppo futuro di questo settore.
Per quello che ne so e per quello che posso dire senza odor di smentita, è che lo sviluppo delle attività turistiche nautiche dipende in larga misura dall’integrazione del settore “Charter Nautico” con i servizi ricettivi e di accoglienza presenti (in cui indubbiamente primeggiamo nel mondo … per ora).
Serve quindi un qualcosa per creare delle manifestazioni, anche itineranti e reiterabili, con le quali favorire l’integrazione del territorio circostante con il mare.
Semplici ma al contempo strategiche constatazioni della dislocazione in modalità “baricentrica” dell’Italia rispetto alle grandi direttrici di traffico e della presenza di oltre 8.000 chilometri di costa facilmente accessibili.
Sulla base di questa evidente omogeneità territoriale si struttura l’idea di un percorso comune, anche sul tema del Turismo, un percorso che possa rappresentare la sintesi delle diverse risorse presenti sui territori e che possa puntare alla realizzazione di alcuni “prodotti turistici” integrati e connessi a tali risorse (non da poco).
Un percorso che intenderebbe coinvolgere anche e soprattutto gli altri attori territoriali del turismo non specificatamente “nautico”; un cammino che potrebbe portare a specifici progetti di promozione sui temi dell’informazione ed accoglienza, della promozione della natura, dell’arte, della cultura e dell’enogastronomia.
Ed ovviamente del mare!













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