sabato 12 novembre 2011

Amen

Eh si, è proprio il caso di dire amen.
La, tra poco, ex ministro del turismo Vittoria Michela Brambilla non sarà più ministro, voi andate in pace, ma soprattutto rendiamo grazie a Dio.
E rendiamogli grazie per averci fatto comprendere il che cosa sia “il peggio del peggio” (adesso si sa) per non indurre più in tentazione, qualche futuro “bontempone”, di innalzarne un’altra negli alti scranni dell’inutilità nazionale.
Ora c’abbiamo toccato con mano, che poi è lo stesso arto che nell’augurio che ciò mai più riaccada, scende giù giù per il proprio corpo e si sofferma sull’inguine, raccogliendo a mò di conchetta e con “legittimo o illegittimo” presunto scongiuro, il “materiale” necessario per l’uso, e d’alcuni ritenuto; goffamente esecrabile.
Esecrabile ‘na mazza.
Son cose mie e quindi tocco, ritocco e bi ritocco, e ognuno faccia altrettanto con le sue; si sa che l’unione fa la forza … ma attenti che c’è sempre qualcuno che, nel mucchio, non s’approfitti del fatto che … una mano tocchi quella dell’altro.
Quello no!
Comunque, scherzi a parte … burle dettate più che altro dall’immensa felicità che quest’occasione mi reca per il bene del turismo nazionale, ripassiamo nelle prossime righe tutto quello che la signora ha fatto di bene per il nostro Paese.

Fine (di già)

P.S.: Per il “mal fatto” leggere i precedenti 891 post … e qualcosa l’ho di sicuro dimenticata o non me ne sono accorto.
E’ stato difficile stare dietro a tutte le sue str … anezze.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

povera Italia...
non è che si stia dando troppo per scontata la fuoriuscita di tutti questi...

Luciano Ardoino ha detto...

@Anonimo

Non ne faccio di certo una questione personale o tanto meno politica.
Gli uni o gli altri ... poco cambia in questo Paese.
E nella remota speranza che prima o poi s'arrivi alla meritocrazia (gran bella parola ma in Italia mera "utopia") tiriamo innanzi e accontentiamoci del fatto.
Di certo arriverà un sottosegretario (ahimè) al turismo (sotto le Attività Produttive) ... che non cambierà una benemerita mazza.
Ma per ora non disperiamo perchè forse e chissà ...

Anonimo ha detto...

Cosa cambierà?

Per lui che le élite (quelle vere) le conosce da vicino, varcare la soglia di un’altra casta non sarà stato niente di che. La casta poi più screditata in circolazione, quella politica. Benvenuto dunque a Mario Monti, nuovo senatore della Repubblica e per il resto della sua vita (ed è «giovane» per quella carica, con i suoi 68 anni), grazie al decreto improvviso di Napolitano, antipasto per l’ingresso dell’economista a Palazzo Chigi («un colpo di genio» secondo Eugenio Scalfari che a La7 ancora un po’ si commuoveva per l’astuzia del capo dello Stato).
Gli si aprono i famosi e detestati privilegi da parlamentare, robetta per un brillante studioso con una poltrona nei posti che contano: la Bocconi ovviamente, la banca d’affari Goldman Sachs, il direttivo europeo dei ricconi mondiali Trilateral commission, la Coca-Cola Company (il suo profilo Bocconi dice che è «membro dell’advisory board»), l’Aspen Institute, e altro.
Una nomina strategica per i piani del Quirinale, ma con un costo che in epoca di anti-casta si calcola. E un costo d’immagine anche per lui, perché se già i senatori pro tempore sono vissuti come una casta parassitaria, su quelli a vita andiamo pure peggio come popolarità.

Peraltro un senatore a vita non ha più privilegi di un senatore normale, a meno che non sia un ex presidente della Repubblica (come Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro), in quel caso hanno uffici e dotazioni maggiori degli altri. Ma Monti è, come Montalcini, Andreotti, Pininfarina e Colombo, di nomina presidenziale, dunque un senatore come gli altri, a parte il dettaglio che non è stato eletto e non decade. Quindi anche il trattamento economico è ordinario, che è ordinario per la politica, ma fuori da lì non lo è affatto. Sugli stipendi dei parlamentari circolano leggende e imprecisioni. Quello dei senatori è stato fissato da una delibera del Consiglio di presidenza del Senato nel 1993 e stabilisce indennità (stipendio) e altri benefici per i senatori, tra cui, da ieri, anche Mario Monti.

Anonimo ha detto...

Il quale aggiunge 12.005,95 euro lordi di indennità, più 12.680 euro netti di rimborsi, al costo mensile dei senatori italiani. In un anno (12 mensilità) fanno 144mila euro lordi di stipendio, e 152mila di rimborsi: circa 300mila euro l’anno di costo per Monti senatore a vita. Lo stipendio è il 70% di quello di un magistrato con funzione di presidente di sezione della Cassazione. Siamo, come detto, a 12.005 euro mensili. Poi c’è la «diaria», a «titolo di rimborso delle spese di soggiorno», che nel novembre 2010 è stata ridotta da 4mila euro a 3.500 euro mensili, netti. Poi c’è il «contributo per il supporto dell’attività dei senatori», cioè un fondo per le spese sostenute «per le attività connesse con lo svolgimento del mandato». E la somma è di 4.180 euro, di cui in teoria vanno al senatore solo 1.680 euro, mentre gli altri 2.500 sono dati al suo gruppo. Che nel caso di Monti non è chiaro quale potrà essere.

Fino a qualche anno fa i senatori ricevevano un rimborso per le spese telefoniche e per le spese «accessorie di viaggio». Dal 1° gennaio 2011 è stato sostituito da un forfait mensile di 1.650 euro. Ovviamente «i senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale», il che significa che non pagano aerei, treni, traghetti e caselli autostradali. Benvenuto, professore neo senatore a vita.

Una nomina che ha fatto storcere qualche naso, anche a illustri collaboratori di Repubblica, che sta caldeggiando la premiership di Monti. Il matematico Piergiorgio Odifreddi invece nel suo blog ospitato sul sito del quotidiano contesta la scelta di Napolitano. La Costituzione prevede che il presidente della Repubblica possa nominare senatori a vita cinque personalità che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Anonimo ha detto...

Ma con tutti gli scienziati, letterati e muisicisti illustri che l’Italia può vantare, Napolitano ha scelto Monti, il cui «altissimo merito è di essere stato Commissario europeo con deleghe economiche, dal 1994 al ’99 per nomina del primo governo Berlusconi, e dal ’99 al 2004 per nomina del primo governo D’Alema - scrive Odifreddi -. Oltre che di essere stato presidente della famigerata Commissione Trilaterale, una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger». Intanto il gruppo Facebook «Mario Monti non è il mio premier» ha raggiunto 900 iscritti. Se la nomina a premier dovesse saltare, avrebbe il paracadute del Senato a vita. Ma sicuramente pochi fan club su internet.

Anonimo ha detto...

ma sì allora, lasciamo tutto com'è, e i mercati apprezzeranno.
sveglia!!!
si capisce perchè l'italietta sia arrivata a questo punto....
mettiamoci allora scilipoti a fare il pdc, così il mondo ci ridarà credibilità, proprio perchè lui non ha il cv di monti.
e poi diamo tutto già per scontato...
boh

Luciano Ardoino ha detto...

Puoi scavare fino al centro della terra, da tutte le parti e in tutte le fazioni politiche che troverai sempre degli Scilipoti (più o meno), non contiamoci balle per piacere.
Noi sappiamo per lo più vendere del gran "fumo".
Lo stesso Monti non ha probabilmente e minimamente pensato di rifiutare i 25.000 eurini al mese che "producono" qualcosa come 300.000 eurini all'anno.
E questo sarebbe il nuovo?
Solo Montanelli e Toscanini dissero NO (Senatore a vita) e vissero felici e contenti lo stesso.
Non pensi che queste cosette possano già dare una traccia di quello che poi sarà?
300.000 eurini all'anno non sono niente per una Nazione, ma l'esempio che ne sarebbe scaturito da un'eventuale rifiuto ... avrebbe "forse" dati il LA alla gente (e ai mercati) per far capire che la musica sarebbe cambiata.
Campa cavallo ... e così (per forza di cose) diventa tutto già SCONATATO, o no?

PiErre ha detto...

La cattiva notizia, infatti, è che anche da noi si parla di vivisezione: quattordici mesi dopo l’approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo, la legge a suo tempo bollata come la “vergogna europea”, e cioè la Direttiva 2010/63/Ue sulla “protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici”, è approdata a Montecitorio per essere recepita nell’ordinamento italiano.

Generata dal perverso matrimonio tra gli interessi palesi dell’industria chimico-farmaceutica transnazionale e il cieco tecnicismo della burocrazia di Bruxelles, tagliata a misura di svariate migliaia di ricercatori scientifici bene inseriti ai vertici delle Università e degli istituti ospedalieri europei, blindata dentro le inespugnabili ragioni del mercato, la Direttiva sulla vivisezione non è un argomento con il quale la nostra classe politica ami confrontarsi, meno che mai per criticarla. Che il suo oggetto siano milioni di animali inermi di cui si fa strazio a porte chiuse non migliora le cose, anzi, le aggrava. Infatti, per mettere mano, e magari dire “no”, a una materia tanto oscura e delicata, ci vogliono fegato, compassione per tutto ciò che vive, buone letture (Bentham, Spinoza, Adorno, Horkheimer, Gandhi, Illich, Coetzee…). E non è, palesemente, il nostro caso.

Destinata a tramutarsi in decreto legislativo nel giro di poche settimane, la “Vergogna europea” è brevemente passata per la Commissione Affari Costituzionali della Camera il 18 e 19 ottobre scorsi. Dimenticate Roscoe G. Bartlett: l’accozzaglia di banalità proferite in quella sede non merita di essere trascritta (chi vuole può andare a leggersele qui, alle pagine 140-142. Merita invece sapere che nelle raccomandazioni per il recepimento della Direttiva, il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla era riuscita a inserire una misura importante per cominciare a scalfire anche in Italia lo zoccolo duro della sperimentazione animale: l’obbligo di destinare ai metodi sostitutivi “almeno il 33 per cento dei fondi”. Importante, sì, ma così insopportabile per lo status quo, che nel giro di 24 ore l’hanno cestinata e dimenticata.

Ora, per fortuna, c’è un’altra data da tenere a mente: il 19 novembre. Per quel giorno, a Montichiari (Brescia) è convocato un corteo nazionale contro Green Hill e contro la vivisezione. Green Hill è l’allevamento di beagle da laboratorio di proprietà della multinazionale Marshall che da quasi due anni è nel mirino degli animalisti e del Comitato fermare Green Hill. Ieri Brambilla ha fatto sapere che a Montichiari, a sfilare contro la vivisezione ci sarà anche lei: “Tutti insieme faremo sentire la nostra voce, in difesa di chi voce non ha”. Tra deputati e senatori di destra, di centro e di sinistra, credenti o non credenti, pusillanimi, coraggiosi o così così, il nostro Parlamento comprende quasi mille persone: lasceranno Brambilla da sola?

Luciano Ardoino ha detto...

@Pierre

Si vabbè, ma cosa c'entra col post?

Comunque sia ne prendo atto e mi associo.

:)

sergio cusumano ha detto...

E' del 18 giugno scorso ma è sempre attuale.

Michela Vittoria Brambilla è ufficialmente la seconda rottamata del PdL. Il Ministro si aggiunge a Nicola Cosentino, illustre rottamato del primo turno. Nel giorno delle votazioni la Brambilla aveva dichiarato al Giornale che “nel PdL non si rottama nessuno”: ma nel frattempo gli elettori del PdL stavano rottamando proprio lei. Altra dimostrazione che ormai il contatto con la società è stato perso. Lunedì nuova votazione.
Si è conclusa la seconda votazione per la rottamazione nel PdL. La rosa dei candidati era la seguente: Maurizio Lupi, Ignazio La Russa, Michela Vittoria Brambilla, Fabrizio Cicchitto, Renato Brunetta. Come da regolamento, il più votato viene rottamato, il secondo torna in gioco il turno successivo, mentre l’ultimo viene ufficialmente salvato.
Con il 43% dei voti Michela Vittoria BRAMBILLA è ufficialmente la seconda rottamata del Popolo delle Libertà.

L’attuale Ministro del Turismo si va aggiungere a Nicola Cosentino, illustre rottamato del primo turno.

La Brambilla, proprio nella
giornata di ieri, aveva dichiarato che “nel PdL non si rottama nessuno”, ma nel frattempo i suoi elettori stavano rottamando proprio lei. Paradossale. Altra dimostrazione che il contatto con la società è stato definitivamente perso.
La sensazione generale è che la Brambilla sia stata punita per la sua aria di “catapultata” nella sala dei comandi, e per la troppa insistenza con cui chiese di diventare Ministro. Secondo Fabrizi Cicchitto, che nelle prime ore del sondaggio era partito in testa. Gli elettori non puniscono Renato Brunetta, e la decisione sembra quasi una “assoluzione” per le sue recenti dichiarazioni.
Maurizio Lupi è salvato dagli elettori. Una faccia che evidentemente piace.
Da lunedì nuovo turno di votazione. Ci sarà Cicchitto, in quanto secondo classificato, e con lui 4 nomi nuovi.

Jennaro ha detto...

Probabilmente dovremo "toccarci" tutto il toccabile, se sono veritiere le prime notizie sul toto-ministri del (probabile) neo Governo Mario Monti, che vede, tra l'altro, Buttiglione alla Pubblica Istruzione, Ermete (Bindi) Realacci all'Ambiente e... Benedetto Della Vedova al turismo... che già il nome è di una jattura...

:-)

Comitato Via Montello ha detto...

Benedetto della Vedova al turismo?

Oh mamma mia, vado subito a vedere come stanno le cose.

Se nel qual caso fosse, sai quanto margine alle illazioni?

:)

Anonimo ha detto...

E ancora, Francesco Profumo, presidente del Cnr, all'Istruzione.