venerdì 2 luglio 2010

Il Bel Paese

Questo è un articolo che ....

VIAGGIANDO, ci si rende conto che l' Italia, nonostante sia un piccolo paese, continua ad essere importante, significativa. Per diverse ragioni. Perchè è la sede del papato, perchè gli italiani hanno una notevole inventiva soprattutto nel campo delle arti visive. Ma, al di là di questi fatti, pur importanti, esiste un motivo strutturale, di fondo, che fa del nostro paese uno dei punti di riferimento fisso sull' intero pianeta. In Italia si sono succedute la civiltà estrusca, quella greca, quella romana. Caduta Roma, sono rimaste le tracce di Bisanzio e già incominciava la rinascenza romanica, lo splendore del papato medievale, i comuni, il rinascimento. Non c' è nessun paese dell' occidente che abbia una continuità storica ininterrotta di duemilacinquecento anni. Non c' è nessun paese dell' occidente che, per due volte, sia stato il centro incontrastato del mondo. Il risultato è che, su questo territorio, ancora oggi c' è, forse, il quaranta per cento dell' intero patrimonio artistico dell' occidente. L' Italia, o almeno alcune città italiane come Venezia, Firenze, Roma, fanno parte dell' itinerario turistico obbligato di qualunque persona colta. Molti pensano che il viaggio in Italia, come elemento fisso della formazione culturale, sia qualcosa del passato. Dell' epoca di Goethe, oppure un capriccio per qualche intellettuale o qualche appassionato di pittura. Osservando i turisti tedeschi sulla riviera romagnola, o i pullman di vecchie americane che sbarcano a Roma, non viene certo in mente l' alta cultura. Eppure è un' impressione illusoria. Anche le signore americane che visitano l' Europa in una settimana, seguono un itinerario educativo in cui l' Italia, da sola, occupa metà del tempo. Ubbidiscono ad un imperativo culturale che vale per tutti coloro che partecipano della civilizzazione occidentale. Prima erano solo gli aristocratici europei. Nel secondo dopoguerra è incominciato il turismo di massa, europeo e americano. Ma il numero dei paesi che sono entrati nell' orbita della cultura occidentale è aumentato. Negli ultimi anni sono arrivati milioni di giapponesi. Con lo sviluppo economico, l' aumento delle comunicazioni, il processo di scolarizzazione, il campo gravitazionale continuerà ad aumentare. Aumenterà perciò, inevitabilmente, il numero di coloro che faranno il "viaggio in Italia" per completare la propria biografia culturale. Certo, qualcuno potrà fare una visita frettolosa di tre giorni, pochi andranno in profondità. Ma ciò che conta è il numero, lo sterminato numero dei potenziali visitatori. Dopo i giapponesi arriveranno i coreani e, in seguito, i cinesi, gli indiani, i russi. Oggi siamo abituati a pensare in termini di decine di milioni di persone, ma potrebbero diventare, un giorno, centinaia di milioni. E' per questo motivo che l' Italia resta culturalmente centrale. Perchè è una tappa obbligata della biografia intellettuale dell' uomo occidentale. Perciò è invasa da gente, è soggetta a pressioni. E' costretta, sua malgrado, ad essere cosmopolita, a svilupparsi, ad inventare. DAL PUNTO di vista economico questa situazione ci assicura - se sapremo sfruttarla - di che vivere per i prossimi secoli. Il nostro patrimonio storico-artistico è una risorsa maggiore del petrolio del Medio Oriente o del Texas, del gas siberiano o dei diamanti del Sudafrica. E' una risorsa che non si esaurisce, che può essere restaurata e rinnovata. Tutto questo, però, ad una condizione. Che venga sviluppata con metodo capitalistico. Una risorsa non diventa ricchezza se non si combina con il capitale ed il lavoro. Se non diventa servizio per coloro che lo cercano, se non si rende disponibile al consumo. Se non genera profitti per ricostituirsi. Se non diventa organizzazione, investimento e profitto. Un patrimonio artistico-culturale, di per se stesso, è come il petrolio sotto il deserto. Durante l' ultima guerra, gli eserciti italiano e tedesco, in Libia, erano fermi, senza carburante, sopra un oceano di petrolio. La domanda potenziale, perciò, può essere elevatissima. Ma ciò che conta, in definitiva, è l' iniziativa imprenditoriale che combina tutti i fattori, fino ad offrire il prodotto finale, ciò di cui il consumatore ha bisogno. La mia impressione è che il rapporto con il turismo culturale e con i beni culturali, nel nostro paese, sia rimasto uno dei più arretrati. Almeno in comparazione con i campi di sviluppo economico oggi compresi sotto il nome di made in Italy. Qui c' è stata una risposta imprenditoriale adeguata alla domanda potenziale. Nell' altro campo nulla o quasi nulla. L' oggetto artistico, la chiesa, il monumento, il museo, tutto ciò che dovrebbe essere offerto sul mercato sotto forma di servizi, per fare profitti, è addirittura considerato un costo. Non si trovano i soldi per conservare le opere d' arte, per evitarne la rovina. Non si trovano i soldi per pagare il personale specializzato nei musei. Ciò che dovrebbe essere un affare colossale, è amministrato da un apparato pubblico precapitalistico che inorridisce alla sola idea del mercato e del profitto. Che considera fare del profitto con queste cose ad un tempo impossibile ed immorale. In questo modo, invece di generare ricchezza, ne assorbe e, poichè il denaro non gli basta, lascia distruggere il capitale. Questo è, probabilmente, il più catastrofico errore economico del nostro paese. RECENTEMENTE Rambaldi - il creatore di Et - diceva, alla nostra televisione, di lavorare al progetto Millenium. Un' enorme sfera di 900 metri di diametro da costruire in Texas ed in cui verrà illustrata la storia dell' umanità ed i progetti del futuro. Egli prevedeva un afflusso di venti milioni di visitatori all' anno. E' chiaro che queste cose in Italia non possiamo farle. Però noi, tanto per fare un esempio, abbiamo Pompei. Ma per trasformare Pompei in un' impresa culturale occorrerebbe trasformare l' intera zona. Dotarla di parchi, alberghi, linee veloci metropolitane. Occorrerebbe, probabilmente, ricostruire miniaturizzata una parte dell' antica città, offrire un' esperienza, uno spettacolo. Poichè la visita a Pompei non basterebbe, da sola, a giustificare una permanenza di alcuni giorni, occorrerebbe valorizzare altre cose del napoletano e ve ne sono indubbiamente da Capri a Paestum. L' ordine degli investimenti è perciò dello stesso ordine di Millenium. Ma senza una organizzazione capitalistica rigorosa non si può nemmeno incominciare lo studio del progetto. Anche abbandonando questi sogni fantascientifici, si può fare moltissimo. A livello di associazioni come il Fai, analogo al "National Trust" inglese. A livello di comuni, a livello di musei, o di singoli monumenti. Purchè l' orientamento sia quello di salvare il patrimonio e di farlo fruttare economicamente. Il ministero dei Beni culturali, oggi così impegnato a soffocare le iniziative private, ricaverebbe un notevole beneficio a fare quello che hanno fatto, nel secolo scorso, i riformatori Meiji, in Giappone. Costoro hanno inviato i loro funzionari a studiare le tecniche occidentali direttamente in Europa. Io credo che noi italiani ricaveremmo un enorme beneficio se mandassimo i nostri funzionari a studiare il funzionamento delle associazioni e dei musei americani. Una tappa obbligata dovrebbe essere la Florida e, in particolare, la zona di Orlando, perchè qui potrebbero osservare che cos' è un servizio turistico-culturale per decine di milioni di persone e che dà profitti. Non per rifare la stessa cosa, perchè il nostro problema è diverso, più difficile e addirittura di scala maggiore. Ma per incominciare a immaginare il futuro. -

... può sembrare attuale, ma è di 25 anni fa e tre mesi (26 marzo 1985).

di FRANCESCO ALBERONI su Repubblica

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