lunedì 19 luglio 2010

Crac "I Viaggi del Ventaglio"? Non ti preoccupare, qualcuno t'aiuta




Uffa, ci risiamo!
Da qualsiasi parte ti giri o rigiri, trovi sempre qualcuno alle spalle.
Poi l’unica cosa che ti resta da fare è cercare di non piegarti per raccogliere i tuoi cocci, sennò …
Un momento, non quelli che hai rotto tu, no, quelli che altri hanno fatto a pezzi alla faccia tua bella.
In Italia va avanti così, e pensare che basterebbe anche solo copiare quello che altre nazioni hanno già risolto da tempo.
Mi riferisco al crac del tour Operator “I viaggi del Ventaglio”, il secondo per importanza a livello nazionale e “la società quotata in borsa che da mesi compiva operazioni sospette di bancarotta”.
La Codacons di Carlo Rienzi invita i consumatori a fare causa alla Consob che doveva segnalare il default, mentre quest’ultima sostiene che I Viaggi del Ventaglio erano dal 2005 nella cosiddetta ‘black list’ della Consob.
Circostanza che è di per sé un campanello di allarme per investitori e risparmiatori, infatti nella black list entrano le società in grave crisi finanziaria o con problemi di continuità aziendale, quindi proprio quelle a rischio fallimento, che vengono così sottoposte anche ad un “regime di trasparenza rafforzato”.
Hanno infatti l’obbligo di aggiornare il mercato con un comunicato mensile sull’evoluzione della situazione.
Inoltre, Consob dichiara che per due volte ha impugnato i bilanci della società, nel 2005 e nel 2006.
Ma allora la colpa di chi è, o chi doveva intervenire per fare qualcosa?
Andiamo per gradi.
Già dall’anno scorso circa 5.000 clienti sono ancora in attesa di risolvere quella del T. O. Todomondo che li ha lasciati in braghe di tela.
La Brambilla era subito intervenuta “a tante parole” dichiarando interventi di qui e di là, poi più nulla, tanto nulla … ma non ne avevo di certo il minimo dubbio.
La bancarotta del Ventaglio invece si preannuncia di dimensioni molto più grandi e tra un rimbalzo e l’altro delle responsabilità e del dolce far niente, quelli che alla fine hanno messo incautamente la testa sotto la staccionata, probabilmente saranno trattati nella stessa maniera di (vedi foto sopra); vale a dire noi, i beneamati cittadini italiani.
C’è subito da dire che tra le miriadi di Commissioni “create” dalla Brambilla manca proprio quella che forse più di tutte avrebbe avuto una logica costruttiva; quella che dovrebbe verificare a marzo di ogni anno che, chi sta sul mercato a vendere pacchetti turistici, abbia una buona solidità patrimoniale.
Invece nisba.
Ma a parte qualche statistica inverosimile, alcuni incarichi ben retribuiti che non mi sovvengono "meritocraticamente" poi molto, il parlare degli alberghi e spiagge per cani o str…anezze varie, non è che ci si possa aspettare poi molto dalla ministra.
Del Fondo di Garanzia è meglio non parlare perchè se non c'è niente di "sghei", poco ci manca.
Quindi il Franco Frattini (Ministro degli Esteri) propone di attuare una proposta di legge, che abbia l’obiettivo di istituire un meccanismo che, dietro il versamento di un contributo minimo, intorno ai 50 centesimi, a carico di ciascun viaggiatore all’atto dell’acquisto di un pacchetto turistico, consentirebbe di prestare un’efficace assistenza, fino anche al rimpatrio, dei turisti vittime dei fallimenti di operatori del settore.
Altra str…anezza; naturalmente per il mio modo di vedere.
Perché, come detto, basterebbe copiare dalla Germania, che così scemi non sono di certo!
Non che lo siano i nostri, per carità, solo che pensano più a risolvere i loro problemi che quelli degli altri.
Se poi ce la fanno.
Comunque fare o non fare, in Germania esiste per legge dal 1994 il REISESICHERUNGSSCHEIN, che non è una brutta parola, ma un documento che deve essere consegnato al cliente insieme alla conferma di prenotazione.
Il cliente ha quindi la possibilità di controllare, tramite un numero di telefono il certificato o per internet il T. O. ( a volte sono tarocchi ).
In caso di non validità del certificato il cliente ha diritto al recesso del viaggio a zero spese .
Le associazioni dei consumatori consigliano di effettuare acconti e pagamenti solo dopo aver ricevuto il REISESICHERUNGSSCHEIN.
L’ assicurazione interviene in caso di fallimento, ma anche in caso d’impossibilità di pagamento del Tour Operator.
Prima della partenza avviene il rimborso del totale degli acconti o dell’importo già versato in loco, rimborso delle spese sostenute (Hotel ecc.) e rimborso delle spese viaggio di ritorno.
Non è valido per le low cost , ma è valido nel caso in cui il volo low cost sia incluso in un pacchetto turistico venduto da un T. O.
Se volete qualche info in più (in tedesco), sono qui.
Che ci voglia poi tanto?

17 commenti:

vinc ha detto...

«Immancabile e puntuale, con l’arrivo delle vacanze, arriva il fallimento di un Tour Operator. Quest’anno è il turno de I Viaggi del Ventaglio, mentre per i turisti non vi sono turni: sono sempre fregati! Si rende sempre più necessario un intervento legislativo perché l’attuale normativa, così com’è, non garantisce nulla ai turisti, che, pagando anticipatamente, speravano di andare in vacanza».
E la Brambilla dov'è?

Anonimo ha detto...

Coi cani e gli asini che le ronzano intorno e che si è scelta.

B.C.

frap1964 ha detto...

Il 15 luglio 2010 è stata revocata la richiesta di concordato fallimentare al Gruppo Ventaglio e il PM ne ha chiesto il fallimento (200 milioni di euro di debiti, pare). Vi sembra normale che un gruppo in questa situazione possa continuare ad esporre i suoi cataloghi viaggi su Internet invitando all'acquisto dei vari pacchetti?
La cosa (poco) divertente è che in alto, ovviamente in posizione non immediatamente visibile, c'è la sezione "Concordato Preventivo", con vari documenti. Ora io vorrei sapere quanta gente conosce il reale significato di quel termine.
Riguardo il fondo nazionale di garanzia per il consumatore di pacchetto turistico, mi risultano per l'anno 2009, da fonte piuttosto attendibile, i seguenti numeri (DSCT) :

2009
--------------------------------------------
Previsione iniziale .......... 0,00 €
Previsione finale .... 288.955,96 €
Pagati ................... 10.637,95 €
Da pagare ............ 237.516,05 €
Impegnati ............ 284.154,00 €
Economie .............. 40.801,96 €

Evidentemente hanno avuto un numero di richieste piuttosto basso... viste pure le economie di spesa. ;-)

frap1964 ha detto...

Ah... e leggo solo ora che il Tribunale li ha poi dichiarati definitivamente falliti.
Personalmente avanzo circa 120 euro da Columbus, che non mi hanno mai restituito.
Cari signori Colombo, ben vi sta!
(ma vai tranquillo che di fame non moriranno).

E’ la prima volta che un giudice in Italia manda in fallimento una società quotata in Borsa e la decisione rischia di avere pesanti conseguenze che potrebbero tradursi in indagini penali sull’eventuale bancarotta.

Mah... sarà vero che è la prima volta?

Francesco Pedroni ha detto...

@frap1964
Il 10% delle 254 Società quotate alla Borsa Italiana sono nella lista nera, cioè sono in difficoltà e devono ogni mese fornire dati sul loro indebitamento alla Consob. L'elenco delle società nella lista nera non compare però da nessuna parte. Come fa quindi l'azionista a sapere se ha mal investito i propri soldi? Partecipando all'assemblea della società una volta l'anno(!). Oppure abbonandosi al NIS di Borsa Italiana. Cosa è la "black list" e quali società vi sono inserite.
La lista nera della Consob comporta una serie di obblighi di informazione al pubblico, secondo quanto previsto dall'articolo 114 del Testo unico della finanza (Tuf). Ecco le principali caratteristiche della "black list".

Società quotate in difficoltà.
La lista nera (black list) della Consob segnala le società quotate alla Borsa di Milano che ogni mese devono dare comunicazione della situazione finanziaria (in particolare dell'indebitamento) e sull'evoluzione di eventuali piani di ristrutturazione.

Come le società quotate entrano nelle lista nera?
Si entra nella lista nera quando la società di revisione esprime un'opinione negativa o non esprime alcuna opinione sulle modalità di stesura del bilancio annuale della società, perché non ritiene garantita la continuità aziendale e non può assicurare che i criteri utilizzati nell'elaborazione del rendiconto siano corretti. Entra poi nella lista nera anche la nuova Ginori in quanto start up della vecchia Ginori che era già compresa nella lista nera.

Come si può uscire dalla lista nera?
Si esce dalla "black list" in tre modi: quando la società di revisione torna a esprimere un parere positivo sul bilancio dell'azienda; in caso di uscita dal listino di Piazza Affari (delisting); in caso di fallimento o messa in liquidazione.
Anche in liquidazione? Si, nella "black list" restano anche le società che, pur essendo in liquidazione, hanno "titoli diffusi", ovvero più di 200 azionisti. Come la vecchia Alitalia guidata dal commissario Augusto Fantozzi, tenuta a presentare le comunicazioni mensili alla Consob.
Le società quotate inserite attualmente nella lista nera.

ALITALIA
AS ROMA
BEE TEAM
EUROFLY
EVEREL GROUP
FINARTE
FULL SIX
VIAGGI VENTAGLIO
IPI
KINEXIA
KR ENERGY
MONTEFIBRE
NOVA RE
RICHARD GINORI
TAS
SNIA
SS LAZIO
YORKVILLE BHN

Seguono le società che sono destinate a essere inserite nella lista nera della Consob perché le società di revisione non hanno voluto dare un'opinione, o l'hanno data negativa, sul loro ultimo bilancio.

CRESPI
EUTELIA
OMNIA NETWORK
SADI
SOCOTHERM
TISCALI
TREVISAN COMETAL

Consob esaurisce il proprio compito prendendo atto del giudizio delle società di revisione. E così può capitare che, a causa della tempistica, le società quotate finiscano direttamente sotto regime di amministrazione controllata o nel peggiore dei casi falliscano senza passare per la lista nera. Le società di revisione esprimono un'opinione negativa sulle modalità di stesura dei rendiconti o dichiarano di non esssere in condizione di poter esprimere alcun giudizio se la continuità aziendale non è assicurata e la società potrebbe fallire. In vista di un fallimento i criteri da utilizzare per redigere il bilancio sono diversi da quelli che si applicano in condizioni di solidità.
Comunicazione al mercato.
Come viene comunicata al mercato la situazione finanziaria negativa nella quale s'infilano le società quotate? Per abbonamento. Basta abbonarsi al NIS, sistema informativo di Borsa Italiana che riceve da Consob tutti i dati mensili comunicati dalle società comprese nella lista nera. Un percorso che va in modo evidente contro la trasparenza del mercato e difficile da praticare per il piccolo azionista.

Luciano Ardoino ha detto...

Personalmente ne ricordo alcune anche se la mia esperienza italiana è ancora breve.
Cit è una di queste che pur essendo quotata in borsa ha fatto una miserrima fine, poi se non sbaglio Mariella Burani (molte fanno ancora parte delle statistiche, ma sono sospese dalle contrattazioni) e tantissime altre.

S. CONSOB ha detto...

Per conoscenza

Nel 2009 sono state 9mila le imprese italiane che sono fallite, il 23% in più rispetto al già durissimo 2008. Lo affermano i dati del Cerved group, secondo i quali anche l'ultimo trimestre è stato nero: tra ottobre e dicembre sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, +15% rispetto allo stesso periodo del 2008, trimestre nel quale si era già registrato un aumento di fallimenti del 43% rispetto al 2007. Dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi d'impresa - spiega il Cerved - dall'aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre.

L'impennata dei fallimenti ha toccato soprattutto il Nord: con un incremento del 25% nell'ultima parte dell'anno, nei dodici mesi del 2009 le procedure sono cresciute nel Nord Ovest del 33%, nel Nord Est del 26%, nel Centro del 16%, nel Sud e nelle Isole del 16,3%. A eccezione del Molise, in cui il numero di fallimenti del 2009 è inferiore rispetto a quelli del 2008 (-17%) e della Basilicata (+2%), l'incremento delle procedure ha fatto registrare ovunque tassi a due cifre con aumenti particolarmente elevati in Liguria (+48%), in Piemonte (+38%), nel Friuli (+36%), nelle Marche (+33%), in Emilia Romagna (+33%), e in Lombardia (+30%). Rispetto alle imprese presenti sul territorio, é il Friuli la regione maggiormente colpita dai fallimenti ('insolvency ratiò pari a 22), seguita dalla Lombardia (20) e dall'Umbria (20). Le statistiche per dimensione di impresa confermano che i fallimenti toccano soprattutto aziende di piccola dimensione: il 75% delle società di capitale ha un attivo inferiore a 2 milioni di euro tre anni prima dell'insorgere della crisi. Con un aumento del 33% dei fallimenti negli ultimi tre mesi del 2009, le costruzioni risultano il settore che conta il maggior incremento di procedure nel corso dei dodici mesi 2009 (+31%), seguite dall'industria (+26% tra 2009 e 2008), dalle attività finanziarie, immobiliari, di noleggio e informatica (+24%), trasporti e le comunicazioni (+18%). Rispetto al numero di imprese registrate, è l'industria il settore più colpito. Ed è in crescita anche il ricorso al concordato preventivo: secondo gli archivi di Cerved Group, nel 2009 le imprese italiane hanno presentato oltre 900 domande di concordato (+62% rispetto al 2008), con una crescita nel solo ultimo trimestre che come i fallimenti ha solo leggermente rallentato: +33% rispetto allo stesso periodo del 2008.

? ha detto...

Giornali e telegiornali annunciano da settimane che il peggio è passato, la crisi dopo aver toccato il suo culmine sembra essersi arrestata e d’ora in poi dovrebbe cominciare una lenta ripresa dell’economia mondiale.

Non sono un economista, per cui mi fido di chi ha il titolo per poter divulgare tali affermazioni, ma ogni giorno leggo news disastrose riguardanti il turismo, che non lasciano presagire ad una reale ripresa in tempi brevi, anzi!

Il low cost comincia a scricchiolare

E’ di qualche ora fa la notizia che la compagnia low cost SkyEurope ha fallito, lasciando a terra migliaia di passeggeri, fra cui 130 italiani rimasti bloccati a Bratislava, ai quali non spetterà neanche un euro di rimborso.

Dopo il fallimento di Myair un’altra tegola di questo tipo non ci voleva, il meccanismo dei voli last minute sta andando in pezzi (fatta eccezione per Ryan air), e chi ne paga le conseguenze è sempre il consumatore, il quale oltre a doversi arrangiare per il disservizio, quasi mai viene rimborsato.

Io stesso nel dicembre del 2004 in occasione di un viaggio a Parigi, sono stato vittima del fallimento della compagnia aerea Volare Web, che mi ha costretto a spendere altri soldi per comprare un biglietto aereo alternativo. Da allora preferisco andare sul sicuro!

Mi domando se in futuro ci saranno ancora così tanti turisti, che a fronte di un risparmio sul costo di un volo (in molti casi neanche così eccessivo), continueranno ad acquistare biglietti low cost, sapendo del reale rischio a cui vanno incontro.

C’e crisi? Allora mi tolgo le stelle!

Singolare anche un altra news di questi giorni, che riguarda la scelta di molte catene alberghiere di lusso americane, le quali per fronteggiare la crisi ed il calo delle presenze, hanno deciso tagliare i servizi, i prezzi e di conseguenza il numero di stelle di alcuni loro hotel sparsi per il mondo. L’obiettivo è risparmiare ed attirare i clienti con tariffe più contenute. Quando la situazione economica migliorerà, in molti casi le cinque stelle torneranno a brillare.

Sconti sfrenati danneggiano il settore turistico

Il problema è serio e coinvolge il turismo a 360 gradi, che a causa di questi ribassi continui, viene fortemente danneggiato. Per un grande hotel con molte stanze, è facile abbassare le tariffe, in alcuni casi anche oltre il 50%, ma per un piccolo albergo le cose sono molto più complicate.

L’impressione è che calando all’inverosime i prezzi, con last minute e sconti di ogni tipo, gli albergatori pagheranno gli effetti della crisi, per un periodo di tempo molto più lungo rispetto ad una ripresa dell’economia, poichè sarà impossibile riportare le tariffe delle camere ai livelli di normalità in breve tempo.

Inoltre con questa politica degli sconti 365 giorni all’anno, le grandi catene e gli albergatori più faciloni, stanno contribuendo a diffondere una mentalità distorta nella testa dei consumatori, che ormai prenotano solo se vedono la scritta “last minute”.

A tale proposito riporto a fine post un articolo, il quale rende bene l’idea di quanto erroneamente si pensi, che il last minute possa essere l’unica ancora di salvezza contro la crisi, ma in realta non può e non deve essere così.

Non caliamoci le braghe

Invece di svendere le camere a tariffe da fame e bruciare motagne di soldi bisognerebbe ingegnarsi, massimizzando la visibilità del proprio hotel nel web a favore della disintermediazione (posizionamento, pay per click advertising, social marketing, etc…), ma anche applicando tecniche di Yield o Revenue management, che consente di migliorare il volume d’affari del proprio hotel, senza fare sconti a go-go.

In questo ambito fanno scuola le Grandi Navi da Crociera, le quali grazie ad un marketing vincente e con l’offerta di pacchetti sempre più articolati e diversificati per target o fascie d’età, riescono ad andare in controtendenza rispetto alla crisi, registrando incrementi a doppia cifra.

Anonimo ha detto...

sono anni che si sente di questa crisi gravissima della I viaggi del ventaglio, ma la responsabilità è anche delle agenzie di viaggio, che non sconsigliano questi TO in crisi, ma anzi li promuovono per avere 1 punto percentuale di commissione in più.

Luciano Ardoino ha detto...

@Anonimo

E soprattutto le causali che portano al crac sono le medesime degli altri casi.
Abbassamento dei prezzi fino ad arrivare all'incauto acquisto, che a sua volta potrebbe far scattare il "penale" per coloro che hanno acquistato il pacchetto turistico.
Magari poi si risolve con una stretta di mano e il "non a procedere".
Sarà o non sarà ma personalmente ci vedo qualcosa di "strano" ... e naturalmente sempre a danno dei cittadini.

Elettrix ha detto...

Mi ricordo quando andavo a scuola che il mio sogno era lavorare per la Ventaglio e l'estate di due anni fa ci sono anche riuscita. Non capisco molto di Borsa in quanto ho solo conoscenze teoriche, ma vi posso assicurare che l'attività principale di cui mi occupavo al bancone della reception era gestire le lamentele di chi diceva che il servizio era scadente. Se non ricordo male la Ventaglio ha cominciato a dare segni di cedimento proprio dopo l'entrata in Borsa, sebbene un responsabile commerciale tre anni fa mi disse che la colpa era da attribuire ad investimenti fatti senza poi ottenere guadagni a causa, ad esempio, di calamità naturali o epidemie. Qualcuno sa dirmi dove sta la verità? Come ha fatto uno dei primi tour operator italiani a cadere così miseramente?
Grazie in anticipo a chi vorrà rispondermi.

Anonimo ha detto...

@Elettric

La causale in questi casi solitamente è dovuta all'ignoranza e alle mire di grandezza.
Se questi due oggetti li metti insieme fai un cocktail di sicuro insuccesso.
E I viaggi del ventaglio, in questa situazione, non sono neanche soli.
Basta aspettare un po di tempo e molti seguiranno di pari passo lo stesso disastro come Todomondo e Ventaglio.
Questi signori non vendono un prodotto ricercato, conosciuto e concordato sulla qualità, ma un prodotto a basso costo e basta.
Non conoscono neanche i nomi dei direttori di dove mandano i loro clienti, la cucina, animazione e altre cosette che sono necessarie e indispensabili nei T.O. seri.
Ciao e spero d'aver reso l'idea.
Comunque gli altri qui sono molto meglio di me in queste considerazioni.
B.C.

sergio cusumano ha detto...

@Elettric
Una logica sinergia tra complain e refound, prima ancora che le varie associazioni, dà il futuro del T.O.

Quando questi hanno delle percentuali alte, meglio chiudere o cambiare mestiere.

Luciano Ardoino ha detto...

@Elettrix

Le cause sono molteplici, lo stesso che succede nelle aziende di qualsiasi settore che arrivano a queste conclusioni.
Mala gestione, incapacità, si affidano a mngr di risonanza ma inaffidabili, ma spesso c'è sotto ben altro.
Chi fallisce, molte volte, lo rivedi ad aprire da qualche altra parte e anche nello stesso settore.
Che siano delle mosse pilotate per ragranellare il più possibile?
Il problema è invece un altro.
Lo stato ha il dovere e il potere di contrastare queste situazioni ma...e quì casca l'asino.
I rimedi ci sono ma da molti anni si parla soltanto o molto poco si fa.
Che ci siano degli interessi convergenti o divergenti tra industria e politica.
Beh, non scopro certo la luna nel pozzo, ma non trovo altra soluzione.
Ci si rifugia dietro alla frase "anche negli altri Paesi succede così" ... e che non è vero, almeno non in tutti.
Come detto nel post, in Germania hanno provveduto, quì, no!
;-)

Elettrix ha detto...

@Anonimo

In parte è vero quello che dici sui capi di Milano che non conoscevano il personale. Però ti aggiungo che erano loro a selezionare i direttori come i capiservizio. E questo lo so per certo avendoci lavorato, come so per certo che se assumi gente incompetente il servizio decade inesorabilmente. Ne avrei da raccontare in 5 mesi di lavoro, basta che ti dica che alla fine ero io a dare ordini al mio diretto superiore e puoi capire come andavano le cose. Non sono convinta tuttavia che siano questi i motivi per cui grandi aziende arrivino al crac.

@Luciano Arduino

Commento solo con una piccola considerazione che ho fatto quando ho dato l'esame di diritto commerciale. Nella sezione procedure fallimentari ricordo che c'era un capitolo sull'amministrazione straordinaria delle grandi società (o qualcosa del genere). Leggendolo c'era proprio scritto che questa procedura era stata introdotta in occasione di un altro ben più noto crac: quello della Parmalat! A questo punto è normale pensare che queste società o i grandi capi delle società ne escano sempre più o meno "puliti", se è lo Stato stesso a permetterglielo.

Infine volevo aggiungere un piccolo commento che nasce dal servizio visto ieri al tg. Mi meraviglia (per non usare altri termini) sentire che un agente di viaggi si lamenti perchè i suoi clienti non verranno rimborsati. Ma se si sapeva già da un anno o da qualche mese che la Ventaglio non era più solida e pertanto poco affidabile! E poi non credo che un giornale di settore come il TTG non ne abbia mai parlato. Vorrei dare un consiglio a questi fantomatici agenti di viaggio: invece di far prendere polvere a tutti quei giornali a cui vi abbonate, ogni tanto apriteli e leggeteli!!! Se non avete l'abbonamento c'è internet che una adv di sicuro ha. Poi non dovrebbero lamentarsi che gli agenti vengono visti come dei meri venditori (in alcuni casi anche "fregasoldi") e non come consulenti di viaggio se non danno un minimo di protezione ai propri clienti! E poi si aspettano che qualcun altro metta le toppe?

Anonimo ha detto...

....devono sbarcare il lunario ...

...cara elettrix

Elettrix ha detto...

mi è piaciuta l'espressione "sbarcare il lunario".... infatti i fessi siamo noi! ;)