lunedì 4 ottobre 2010

Genova, il Salone Nautico e quei "bontemponi" del trasporto cittadino (AMT)

E’ cominciato il 50° Salone della Nautica e che cosa si sono studiati questi “bontemponi” dell’AMT (Azienda Municipalizzata Trasporti) per aumentare le presenze turistiche… ma ve lo dico dopo.
Non esiste nessuna certezza, se non quella che prima o poi ce ne ritorniamo dal Creatore, ed è inutile che scendete con la mano per  “toccarvi”, capita a tutti e nessuno escluso.
E Genova il viaggio per l’aldilà è da mo’ che l'ha intrapreso; forse è tenuta ancora in vita per merito di qualche marchingegno medico-scientifico, ma la linea dei battiti è più piatta di un mare forza zero.
Inutile stare qui a scrivere tutte le industrie che hanno scelto altri lidi per sfornare le loro “opere”, come banale è ridare i dati sulla perdita costante di giovani leve e non, che emigrano dove si ha voglia di “fare” lavoro.
Segue l’annuale immancabile segno meno (periodico) davanti al numero delle concessioni commerciali presenti nel territorio e la “totale” mancanza di voglia o conoscenza per creare un qualcosa di produttivo o soddisfacente. 
Se poi calcoliamo che l’università di Genova figura al 512 posto sulle 600 classificate al mondo; beh, si salvi chi può.
Sono due le cose che ci tengono sospesi tra la vita e la morte; l’Acquario con le sue presenze turistiche (circa 1,5 mln. all’anno) e quei “benedetti” dieci giorni del Salone Nautico.
Per il resto nulla o quasi niente.
Passeggiate a mare di una bellezza esagerata (Nervi) dove è più facile incontrare delle pantegane con misure elefantesche che turisti; mercatini di cose raccolte nella “rumenta” e vendute nelle zone più belle della città e tanta tanta sporcizia.

A Genova si contano poco più di 600.000 abitanti e oltre 50 mila sono gli anziani che vivono da soli: si tratta del 30,8% dell’intera popolazione anziana.  Di questi 50 mila, ben 32 mila sono ultrasettantacinquenni, quasi 10 mila ultraottantacinquenni; le persone di 65 anni e oltre incidono per il 26,5% sul totale della popolazione.  

Il Porto muore e in un solo anno perde il 30% dei traffici, lasciando a casa dalle 1000 alle 2000 famiglie. Riva e le sue acciaierie non riescono a garantire l’adempimento del programma a suo tempo sottoscritto con la Regione Liguria. Le commesse latitano anche per colossi come Ansaldo e Siemens Genova. La crisi dell’Edilizia ha toccato i livelli più alti registrati dal dopoguerra a oggi. Le aziende di autotrasporto già a febbraio denunciavano la chiusura di 420 aziende in Liguria. Si moltiplicano inesorabilmente le serrande abbassate degli esercizi commerciali.

Palermo e Cagliari a parte, siamo la città con il costo della vita più caro di tutta la penisola. Primeggiamo anche nella classifica dei costi al consumo ( pasta, pane, riso caffè eccetera eccetera).

Una città di vecchi che sta perdendo il suo radicamento culturale, dove il mondo economico ha rinunciato ad investire. Chiudono e/o si trasferiscono i pochi che erano rimasti. I giovani migrano in altre città. L’opprimente cappa burocratica simil da regime che aleggia nelle istituzioni locali disincentiva chiunque voglia investire. Da Genova si scappa e non potrebbe essere altrimenti. E quando si va via e si assapora il libero mercato, difficilmente si ritorna.

Se il genovese è solito lamentarsi trovando sempre più «mugugni» e inadempienze nell'amministrazione di questa, troverà una magra consolazione nel sapere che c'è chi se la passa addirittura peggio: il turista.
Fino al 1992, Genova stava alle mete turistiche come Milano al mare.
Anni luce.
Poi il rifacimento del Porto antico per le «Colombiadi», la rivalutazione del centro storico per il G8 del 2001 e i vari lavori di restauro per «Genova: capitale europea della cultura» nel 2004, hanno dato un altro volto alla città, rilanciandola nel panorama turistico italiano.
Detta così sembrerebbe una favola dal lieto fine, ma la verità è un'altra e ben peggiore.
Se tanto è stato fatto a livello di appeal della città, praticamente nullo, invece, è stato il lavoro in termini di ricezione del turismo.
Per capirlo bastava farsi un giro per la città nella settimana di Ferragosto (anche nella successiva non è cambiato molto), dove orde di turisti hanno trovato sporcizia, saracinesche dei negozi abbassate, e addirittura portoni delle chiese chiusi.
A Genova capita anche questo, dalle 12 alle 15, infatti, San Lorenzo chiude i battenti, senza neanche avvisare della «pausa pranzo» con qualche cartello affisso fuori dai portoni.
Se il turista allora decide di desistere e avventurarsi nella città vecchia, per ricercare i luoghi delle canzoni di Fabrizio De André, la delusione raddoppia;  
Girando il Porto Antico, poi, sembra di essere a Santo Domingo, neanche un genovese e solo extracomunitari e venditori ambulanti, e la sporcizia nei vicoli è davvero insopportabile.
Insomma, la città è bella, ma mi sembra tenuta parecchio male.
Ma veniamo al fatto dei “bontemponi” di sopra, quelli dell’azienda dei trasporti genovese, che per dirla in breve, hanno deciso di scioperare il 1° giorno dell’apertura del Salone.
E per di più senza alcun preventivo avviso poiché la decisione è “maturata” alle 24 della notte precedente.
Leggo poi che il Prefetto aveva dapprima precettato eventuali scioperi, ma probabilmente di questo non importa a nessuno.
Come a dire che la legge c’è, ma “chissenefrega”.
Mentre questi, per loro, sono i veri esempi da dare alla gioventù, che se li paragoniamo a quelli ricevuti (esempi) dai nostri avi, ben si capisce il perché le cose adesso vadano avanti così.
Nessun rispetto o timore per nessuno, e se per caso pensi di dire qualcosa, ecco che ti becchi due “mazzate” tra capo e collo … e tira a campà.
Se ciò non bastasse, ecco che una dozzina di tassisti, di quelli più “furbi” che per solidarietà agli autisti dei bus, hanno deciso di bloccare con le proprie auto l’arteria principale della zona per farsi una bella partita a calcetto.
Caos totale.
Ora, io non voglio entrare nel merito della faccenda che ha portato a questa infausta decisione, non è un mio compito né tantomeno me ne capisco; forse perché i miei problemi li ho sempre risolti da solo, e soprattutto senza danneggiare nessuno.
Questione di crescere nel rispetto delle istituzioni nonché del lavoro mio e degli altri … e di un po’ di comprendonio.
Il risultato è stato che l’immagine che ha dato Genova è stata quella … vabbè, niente di nuovo, ma il danno è stato considerevole sotto l’aspetto presenze e naturalmente indotto per la città.
Una “rovina” incalcolabile che ricorda pari pari, anche se per fortuna in forma minore, quella accaduta pochi mesi orsono in Grecia, dove i continui ed illogici scioperi hanno contribuito all’enorme deficit dello Stato ellenico, producendo anche un bel – 25/30% delle presenze turistiche nell’anno in corso; la chiusura di 408 alberghi con annessi, connessi e gente senza lavoro (decine di migliaia), che porta al … e adesso cosa ti scioperi?
Si, va bene, c’è chi dice che è stato giusto e che andava fatto, ma nel mal “comune mezzo gaudio” non ci trovo mai niente di buono.
Anche perché il loro problema poi solitamente si risolve, mentre per quelli che in quei dieci giorni si sarebbero risollevati un pochino, non c’è più via di scampo.
E così Genova rimane attaccata alla flebo, a cui qualche “bontempone” stringe sempre di più quel beccuccio che le permette la sopravvivenza.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

E' vomitevole che si danneggi sempre l'altra gente per risolvere i problemi personali.

Ho letto sul Secolo XIX che la maggior parte dei genovesi è solidale con gli autisti dei Bus, ma non è vero.
Se avessero veramente sentito le opinioni alle fermate degli autobus e tra la gente che voleva recarsi al lavoro.

Disgustosi e andate a lavorare

Ernest ha detto...

Ciao
fermo restando il fatto che ognuno logicamente la pensa come vuole. Dico solo una cosa, cosa dovrebbero fare dei lavoratori che rischiano di rimanre a casa da un giorno all'altro, trattasi di 400 persone con corrispettive famiglie che sono a rischio. Il punto è che se ci si vuole far sentire bisogna fare scioperi del genere, ora si tratta dell'amt poi di altre cose come hai elencato giustamente nel post. Qui si tratta di lavorare non di ritardare per qualcosa, la gente che aspetta l'autobus, quella in coda o altro dovrebber capire, e mi auguro che l'abbia fatto, che per mangiare andare avanti ci vuole un lavoro, cosa che vogliono invece togliere a 400 persone. Ma d'altra parte in questo paese fin che non si viene toccati personalmente non ci si rende conto dei problemi.
un saluto

Luciano Ardoino ha detto...

Ciao Ernesto,
più che legittime le tue considerazioni che sono cose per cui giornalmente, da queste pagine, cerco di dare il mio piccolo contributo.
Come verissimo è quello che scrivi nel fondo, e vale a dire che finchè non ti toccano...chissenefrega e tira a campà.
Pensi forse che a questi signori che hanno scioperato, importi qualcosa, che a causa di quell'infausta decisione, il settore turistico nella città e non solo, ne ha risentito?
Probabilmente si metterebbero a ridere e con poche ma dure parole allontanerebbero l'incauto che dovesse rivolgere una domanda così.
Tutta l'Italia ha parlato del fatto e il danno già si vede e si tocca. Le presenze nei ristoranti genovesi sono state catastrofiche rispetto agli anni passati. E negli alberghi come sopra.
Beh, a questo punto è come "mors tua vita mea" che è anche peggio del "mal comune mezzo gaudio".
Ma è mai possibile che a Genova, non appena arriva qualcuno che porta dei soldi, bisogna mandarlo via a calci nel culo o trattarlo male?
Rispetto la tua idea ma voglio bene alla mia.
Un saluto

vinc ha detto...

Non molto tempo fa ebbi una discussione nel merito dello sciopero.
Uno scioperante mi disse che non era importante del danno che procurava agli altri, ma che era importante vincere la battaglia.
Si, la battaglia.
Da queste parole ho tratto che non mi frega niente dei suoi problemi, se a lui non frega niente dei miei.

;-)

sergio cusumano ha detto...

Non si tratta di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l'esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un'opera di bilanciamento che deve tener conto dell'evoluzione sociale.

sergio cusumano ha detto...

E quello di Genova non lo è stato.
Io stesso ho deciso di non venire per quel motivo.

Francesco Pedroni ha detto...

In merito credo che le parole di uno, e mi riferisco al caso accennato da Vinc, sia un po' come la rondine che non fa primavera.
Il problema sarebbe se tutti la pensassero così.
Per quanto mi riguarda lo sciopero è un diritto che è stato ottenuto con dei grandi sacrifici e che quindi va rispettato.
Come rispettato dev'essere il lavoro degli altri.
Sono combattuto nel decidermi in queste cose.
:-D

Anonimo ha detto...

il problema è capire le motivazioni dello sciopero selvaggio,non è stato fatto solo per gli autisti dell'amt ma per la città di genova e di chi ci abita.Vogliono aumentare il biglietto a 1,40 euro,tagliare ulteriormente le linee e aumentare i disagi per la gente,per quanto riguarda i taxi,hanno aderito alla manifestazione quando hanno scoperto che la fiera/comune aveva preso 50 macchine jaguar in affitto per fare servizio navetta per i clienti vip,a quel punto si sono arrabbiati perchè erano tagliati fuori dal lavoro.Queste cose non si sanno e sarebbe bene informarsi prima di giudicare.se si fanno scioperi con orari ben definiti non si riesce a concludere niente,oggi magari niente bus al mattino,ma i problemi che ci sono negli ospedali con poco personale???

Luciano Ardoino ha detto...

@Anonimo
Bonta sua se crede che queste cose, chi quì le ha scritte, non le conosca.
Mi stupisce anche il fatto che nel consiglio comunale genovese, dove i tassisti fino a ieri erano rappresentati, non si sia potuto ovviare a priori al problema.
Lei veramente crede che lo sciopero possa risultare determinante affinchè il biglietto non venga portato a 1,40 euro o via dicendo alla moda delle contrattazioni?
Suvvia.
Vorrei anche sapere il cosa c'entra la mancanza del personale medico con lo sciopero dell'AMT o dei tassisti.
Per piacere, una cosa alla volta.
Gentile anonimo, non sono affatto in disaccordo con gli scioperi, ma come precedentemente detto, non era questo il momento per l'attuazione.
Il danno che Genova ha ricevuto è stato troppo grande, e se mi permette: che colpa ne ha la gente e i commercianti?
E poi non crede che stia diventando un "al lupo al lupo", considerando la quantità giornaliera di questi (scioperi) nella nostra città, che alla fine non ci crede più nessuno?
Un ultima cosa; non era forse immaginabile, già da anni, questa situazione con i "francesi"?
E allora, come mai l'hanno capita solo adesso quei signori che hanno attuato questa infelice situazione?
Ah dimenticavo; qualcuno si è informato chi è la società delle Jaguar che ha dato le auto per questa cosetta?
Io l'ho fatto ma non l'ho letto da nessuna parte ... e come vede sono abbastanza informato.
Un cordiale saluto

vinc ha detto...

@Luciano

Ma non avevi detto che non avresti più parlato della tua città e della tua Regione per evitarti dei colpi di bile?
E la politica poi in questo blog?
Ahia, credo che tu stia ritornando all'antico, o sbaglio?
:-D

Luciano Ardoino ha detto...

@Vincenzo

Hai ragione.
Il fatto è che la lingua batte dove il dente duole e mi è veramente difficile non parlare o scrivere di Genova e della Liguria.
No' sfacelo!!!
Hai anche ragione per quanto riguarda la politica, ma non si dovrebbe sempre danneggiare questo settore che probabilmente è uno dei più importanti che quì abbiamo.
Vabbè, ci starò più attento.
Ciao

Anonimo ha detto...

@Luciano

La tregua è già finita. Gli autisti di Amt potrebbero tornare presto in piazza. Magari nuovamente senza preavviso, come avvenuto sabato scorso, giorno dell’inaugurazione del Salone Nautico. E oggi pure i 300 impiegati dell’azienda potrebbero irrompere nella vertenza contro il piano di Amt che prevede trecento esuberi e un taglio alle linee tra il 10 e il 15 per cento per fronteggiare un deficit di 37 milioni di euro. Stamane, alle 10, i “colletti bianchi” si riuniranno nella sede dell’ex municipalizzata in via Montaldo: non è escluso che l’assemblea sfoci in una manifestazione in strada. Il vertice svoltosi ieri in Regione - su input del ministro Altero Matteoli - tra sindacati, amministratori pubblici, rappresentanti della prefettura e responsabili di Amt non ha prodotto l’esito sperato. L’assessore regionale ai Trasporti, Enrico Vesco, si è impegnato per una revisione, a gennaio, della legge sul trasporto pubblico locale tesa a favorire sinergie e risparmi. Il governatore Claudio Burlando, conti alla mano, ha evidenziato tutte le difficoltà dell’ente a stanziare nuove risorse, «visti i tagli per 4 miliardi di euro attuati dal governo». Unico spiraglio: «Tremonti ha ventilato la possibilità che lo Stato si faccia carico interamente del trasporto ferroviario: se così fosse potremmo concentrare i fondi sulla gomma». I sindacati, insoddisfatti, sono sul piede di guerra.

Intanto il tavolo in Regione prosegue: nuovo appuntamento venerdì.

B. C.