martedì 30 agosto 2011

C’era una volta l'Alassio di Mario Berrino e quel turismo ...

L’ALASSIO DI MARIO BERRINO
Alassio, l’altra sera c’ero, c’ho preso un bel caffè, e c’ero anche quaranta e passa anni fa; Albenga, Diano Marina, Laigueglia, San Bartolomeo al Mare e chi più ne ha più ce ne metta.
Un continuo girovagare a bordo della mia indimenticabile Vespa 150 GS; la mitica, l’ineguagliabile e che neanche il danno più grande al motore poteva fermare.
E s’era d’estate durante le vacanze, mentre d’inverno ero a Genova a cercare di studiare, ma il pensiero era sempre la, in quei lidi così vicini ma tanto lontani da non poter quasi mai raggiungere per via del solito compito in classe e l’immancabile cinque in latino da rimediare.
Poi non c’era la libertà che i giovani trovano adesso, e nonostante allora denigrassi il comportamento autoritario dei miei genitori che, alla moda del due per tre, dicevano quasi sempre di NO ai miei tentativi per evadere almeno il sabato sera, ora ne sono contento; coi troppi SI il risultato è quello che si vede adesso.
E diciamocela in breve che se ne volevi prendere un po’, quelli erano di certo i posti migliori.
Svedesi, inglesi, tedesche eccetera eccetera, “simpatiche” ragazze da tutte le parti, ma vabbè, a parte quello che s’immagina facilmente, erano la base per imparare in gran fretta le lingue e gli idiomi che a quei tempi m’erano per lo più sconosciuti.

IL BAR ROMA DI MARIO BERRINO
Ma è di Alassio che vi voglio parlare, e del grande cambiamento turistico che c’ho visto durante quel breve caffè sorseggiato al leggendario Bar Roma.
Si vabbè, non sarà solo cambiata Alassio in quarant’anni, ma diamine che gran dolore non vedere più i fasti di un tempo e quel modo genuino di fare turismo con il migliore intrattenimento.
Mica delle cose campate in aria che … dai, lasciamo perdere ch’è meglio.
Si c’erano proprio tutti i migliori, l’eccellenza italiana.
Qualche nome?
Eccoli.
Walter Chiari, Domenico Modugno, Gino Bramieri, Patty Pravo, Adriano Celentano, Milva e Jhonny Dorelli; c’erano Totò o il Quartetto Cetra a presentare i loro show.
Venezia, Cannes, Montecarlo, Nizza?
Macché.
Alassio, sì proprio così.
Liguria, riviera di Ponente, nella cittadina di Miss Muretto e che allora veniva chiamata «La perla della Riviera».
Dal 30 giugno all’8 settembre.
E ogni settimana cascasse il mondo, a salire sul palco del Cafè Roma c’era una delle star internazionali dello spettacolo.

MISS MURETTO DI MARIO BERRINO
La ragazza del Piper in un balletto con le coreografie di Don Lurio, Pippo Baudo a presentare Miss Muretto.
Si, proprio Miss Muretto, la “creatura” voluta dal proprietario di quel Bar, l’indimenticabile Mario Berrino, che non volle mai farsi chiamare “Maestro” ma solamente “Un bel corridore”.
E grazie alle  sue conoscenze e frequentazioni nella cittadina balneare arrivavano personaggi del calibro di Ernest Hemingway che al caffè Roma, accompagnato dal papagallo “Pedrito”, si intratteneva con il suo nuovo amico Mario sorseggiando pregiati whisky e ruhm.
Era qui, infatti, che nel 1949 da un'idea di Mario Berrino (la leggenda narra durante una conversazione con un perplesso Ernest Hemingway) nacque la consuetudine di dedicare una piastrella ad ogni personaggio famoso che fosse passato dal bar Roma, il locale di proprietà del Berrino.
Per evitare uno spiacevole 'effetto epitaffio' si volle che ogni piastrella fosse differente dall'altra ed ecco che l'idea era divenuta realtà.
Così nacque Miss muretto.
E poi tutto il contorno a delle serate incredibilmente felici, ma non per la mia giovine età, no di certo, ma perché era completamente tutto un altro ambaradan.
Ora non vedi più le facce della gente che mettevano in  mostra la sapienza e l’accuratezza dei dentisti migliori; adesso le labbra sono serrate e sembra che siano perennemente tutti incazzati … quasi quasi come me nel vedere Alassio in questa maniera.

COSA SARA’ ALASSIO SENZA MARIO BERRINO
Mario Berrino quest’estate se né andato per sempre e proprio poco prima dell’elezione di Miss Muretto, e chissà quando in quei luoghi ne nascerà o ce n’arriverà un altro di quella levatura e con delle idee di “poco conto” (inteso come quelle che costano poco) ma di “tanta resa”.
Mò a sentirli sono tutti “professoroni” e i politicanti hanno addirittura tolto la statua di Totò e se la sono venduta (si dice al miglior offerente), e chissà quale male aveva fatto nel far bella mostra di se.
E chissà che bello sarebbe riproporre adesso le stesse giornate o le serate di allora?
O zone limitrofe.

Dio mio che pena.

9 commenti:

sergio cusumano ha detto...

Se tu ne parli così che sei sempre critico dev'essere stato veramente un grande.

:)

Paolo Paolini ha detto...

Bellissimo resoconto che condivido al 100%.

:-D

vinc ha detto...

Una persona che con delle idee di -poco conto- come dici tu, ma che ha saputo portare ai massimi storici quel ridente luogo.
Sono queste le persone di cui abbiamo bisogno e non i parlatori da quattro soldi che costano tanto e non fanno un bel tubo.

Plinio il Giovane ha detto...

Luciano, capisco il tuo stato d'animo è pressochè il mio della riviera adriatica '60 '70 etc, il tempo è passato anagraficamente e il turismo è cambiato, il problema è la mancanza di personaggi carismatici o con le p....e che non si sono adeguati ai cambiamenti della vita rilassandosi sugli allori, oltre al vuoto politico del turismo, abbiamo un vuoto di persone che riescano a vedere un po più in la...si sta navigando a vista, al primo scoglio o bassa marea ci s'incaglia e/o si affonda.

Luciano Ardoino ha detto...

"...Il tempo è passato anagraficamente e il turismo è cambiato..."
pienamente d'accordo caro Plinio, pienamente d'accordo.
Ma credo che le stesse cose d'allora avrebbero lo stesso peso di quei tempi se fatte adesso da personaggi come Mario Berrino.
Ricordo che con quei pochi soldi che avevo in tasca ottenuti con le paghette dei miei genitori, nonchè "passando" i compiti a scuola (inglese e matematica) e qualche extra in pizzeria o vattelapesca, li spendevo regolarmente al Bar Roma. E credimi non era per niente facile arrivarci da Genova dove vivevo o da Imperia dove trascorrevo le mie vacanze.
Stavo delle ore a "studiarlo" (Mario Berrino) senza farmi vedere o dare fastidio. Poi decidevo di bermi il mio solito succo di pomodoro (mi costava una fortuna) e ascoltavo ogni sillaba di quello che lui diceva; ogni gesto che l'accompagnava nel lavoro e i consigli che dava ai propri dipendenti.
Era uno spasso vederlo avvicinarsi ai clienti, agli amici che immancabilmente venivano a salutarlo o quei personaggi non da poco che ho elencato nel post.
Un gran campione di professionalità da cui assorbivo anche il conteggio dei suoi respiri; le pause di silenzio quando era intento ad ascoltare gli altri ... vabbè, una marea di cose che non ho mai cancellato dalla mia mente e che mi sono servite un "casino" nel mio lavoro.
Altro che cosette imparate a scuola o via cantando.
Poi ho anche "spugnato" altri grandi personaggi di quella levatura. Spugnare nel senso che cercavo di assorbire a mò di spugna tutta la loro bravura e di farla mia, nel limite delle mie possibilità.
Beh, forse perchè Mario Berrino fu il primo a darmi la possibilità d'imparare e quindi ancora adesso ne sono estasiato.
Non so perchè ho scritto questo ma m'andava di farlo.

:-D

Paolo Paolini ha detto...

Non scusarti di esserti lasciato andare a delle considerazioni personali perchè quello che hai appena scritto è molto bello.
I giovani dovrebbero fare così anzichè credere di sapere già tutto. Ma questa è una vecchia storia che non è necessario rivangare.

:-D
Ho inserito questo blog nei miei preferiti!

Luciano Ardoino ha detto...

@Paolo Paolini

:-)

Anonimo ha detto...

Hai descritto il periodo e il personaggio molto bene. Peccato che invidie e ignoranza dei politici alassini abbiano determinato la fine del Caffè Roma e del Roof Garden.
Mario è stato un GRANDE e penso che, purtroppo, non ne vedremo più come lui.

Luciano Ardoino ha detto...

@Anonimo
Ahimè, ahinoi è così.
E m'ha fatto veramente piacere quel tuo GRANDE a caratteri maiuscoli.
A dire il vero m'aspettavo molti commenti (da quelle parti) per questo post, ma è l'eterna illusione che mi porto dietro di trovare gente che apprezzi chi tanto ha dato alla prorpia città.
Utopia?
Forse.
Ah, non dimentichiamoci il GRANDE Bar Balzola e ... vabbè, meglio finirla li, sennò sai che dispiacere confrontandola ... con adesso.
Un salutone