martedì 23 agosto 2011

Chissà se la Brambilla ha sentito il discorso del Presidente Giorgio Napolitano e se l'ha capito?

Quel 20 gennaio del 1981 a Washington c’ero e quando ier l’altro ho sentito le parole del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, un po’ (tanto) m’hanno ricordato quelle che udii allora.
Un gran fervore da pelle d’oca che non conoscevo più e che m’ha fatto un immenso piacere poter ritrovare.

IL DISCORSO DI RONALD REAGAN
A quei tempi s’era in un periodo di grande crisi negli States (diciamo com’è adesso per quasi tutto il pianeta) e quel suo (di Ronald Reagan) “ In this present crisis, government is not the solution to our problem; government is the problem (Nella crisi presente, il governo non è la soluzione al nostro problema; il governo è il problema), e pur non essendo tanto ferrato in politica mi suonò come una dolce melodia.
Hei un momento, il discorso che seguì fu imperniato sul fatto che repubblicani e democratici, fino a quell’attimo, pensavano più a farsi la guerra che a produrre benessere per i propri cittadini, e quindi il perno del discorso era quello di darci tutti insieme ‘na mossa.
Ma ora un po’ di storia che non guasta mai.

I RISULTATI DI QUEL DISCORSO
Quando Reagan entrò in carica, l'inflazione era all'11,83%.
Ma già dai primi mesi, l’allora Presidente degli USA cercò di risollevare l'economia americana dalla lunga stagnazione avvenuta sotto Carter.
Egli era un convinto sostenitore di una nuova teoria economica chiamata supply-side economics o "Reaganomics", e questa si basava sulla Curva di Laffer, un modello che studiava la relazione fra aliquota e gettito fiscale: supponendo che, quando le tasse sono pari a 0, le entrate sono 0, e che, quando sono pari a 100, il gettito è sempre 0, in quanto ogni attività economica viene paralizzata.
E tra questi due punti deve esserci un punto in cui le entrate sono al loro massimo; in quel punto aumentare le tasse farebbe paradossalmente diminuire le entrate.
Reagan, quindi, era convinto che le tasse americane fossero troppo alte, e una loro diminuzione avrebbe portato ad una crescita delle entrate e a maggiori investimenti, con un effetto benefico per l'economia.
Già nel 1981 riuscì a far approvare al Congresso una drastica riduzione delle tasse: il 25% in 4 anni. Ma questa sua politica, assieme al pesante aumento della spesa militare e nonostante il taglio di 25 miliardi di dollari destinati alle politiche assistenziali per i più poveri in nome della lotta alle frodi (toh, guarda un po’), provocò un forte incremento del deficit, che tra il 1981 ed il 1982 raddoppiò, aumentando per tutti gli anni '80 così come il deficit nella bilancia dei pagamenti.
Comunque, la diminuzione delle tasse aumentò i consumi e contribuì ad invertire la congiuntura economica e dal 1982 al 1990 gli USA conobbero un periodo di crescita economica ininterrotto.
E per darci un taglio, posso tranquillamente affermare che non s’andò poi così male, anzi.
Ma quello che più mi rimase impresso fu il magnifico discorso di Reagan, da cui trasparì la verve, l’interesse ed il convincimento che finalmente s’era arrivati ad un punto di rinascita.
E così avvenne.

IL DISCORSO DI GIORGIO NAPOLITANO
Ebbene, come detto, ier l’altro il nostro Presidente Napolitano me l’ha ricordato; stessa verve, stesso convincimento e stesso di tutto, almeno per me.
Forse se devo obbligatoriamente effettuare una critica sul tipo Tutto sbagliato tutto da rifare, beh, questa è dovuta al fatto che questo ragionamento sarebbe dovuto avvenire magari due o tre anni fa.
Ma seguendo il “non è mai troppo tardi”, la va bene anche così.
Le parole di Napolitano sono state, tanto per darci un taglio, divisibili in tre dissertazioni per me.
Il primo, quando si è domandato “perché le forze di maggioranza e di governo sono state dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea”.
In sostanza, una critica ferma per aver nascosto di fatto la crisi.
Capito Brambilla?
Allo stesso tempo, però, Napolitano non ha risparmiato poi una stilettata al centrosinistra con: "Possibile che da parte delle forze di opposizione, ogni criticità della condizione attuale del paese sia stata ricondotta a omissioni e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge?"
A cui mi permetto di aggiungere che s’è perso più tempo in stronzate (questa volta lo scrivo per intero) sulla falsariga di Bunga Bunga, trans trans e tira a campà, che su cose pertinenti allo stato attuale e recente passato della crisi mondiale.
E questo serva di lezione anche per noi che tra dx e sx non ce le siamo elemosinate di certo.
Il terzo punto è arrivato quando Napolitano ha invitato i giovani a scendere in politica.
"C'è bisogno di nuove leve e di nuovi apporti ha detto il Capo dello Stato - non fatevi condizionare da quel che si è sedimentato in meno di due decenni: chiusure, arroccamenti, faziosità, obiettivi di potere, e anche personalismi dilagante in seno ad ogni parte".

L’OPINIONE E CHILLALLA’
Qui è veramente dura poiché le cariatidi della politica difficilmente lasceranno il careghino alle nuove leve.
In poche parole il nascondere la crisi e dire che il tutto va bene (compreso il turismo che del Pil nazionale ne è una gran bella fetta) non è servito ad una benemerita mazza; ma credo che la ministra non raccoglierà l’invito del Presidente (anche se spero proprio di si, staremo a vedere i prossimi dati e le statistiche se rispecchieranno finalmente la verità) ad essere un po’ più sinceri e magari a farsi aiutare anche dagli altri; altri che però (in gran percentuale) pensano più alle str … anezze (‘sta volta faccio il gentile) di poco conto e che servono solo per screditare senza niente di costruttivo.
E poi i giovani, cavolo, che se per caso venissero abbinati alla meritocrazia … e chi ci ferma più.
In definitiva il mio augurio è quello di sentire da quelle “bocche” solo dei dati veritieri e tanto e tanto di più … turisticamente parlando naturalmente.

4 commenti:

Gianni ha detto...

Bello bello bello!!!

L'articolo

:-D

vinc ha detto...

Forse se si impegna a fondo...


;-)

Elle ha detto...

sempre bello leggere questi articoli. Tiran su il morale!

Ah la meritrocazia, Sante parole.

Marco G Marchionni ha detto...

Napolitano dovrebbe soltanto tacere, dimettersi e sparire dalla circolazione.
E' un regnante che non ha intaccato minimamente le spese assurde ed allucinanti del Quirinale che ci costa 250 milioni di Euro all'anno. Uno spregio.
Non c'è alcunchè che Napolitano possa dire da commuovermi e tanto meno non posso compararlo con l'uomo che ha dato benessere e tecnologia al mondo per trent'anni. Io me ne frego se faceva l'attore. Aveva un paio di coglioni da riempirci il Texas. Anche sull'extra deficit, che ci è stato ma comunque non intacca minimamente il principio di Laffer che non lo considera, sarebbe da osservare anche che grazie agli straordinari investimenti americani nel militare degli anni 80 oggi abbiamo GPS con tutto ciò che ne consegue, tcnologia cellulare, Internet, WiFi...E gli americani se la sono pagata per tutti quanti.