mercoledì 24 agosto 2011

Marzotto e Rubini, ve la do io la Cina

L'aumento dei redditi della classe media e la notevole odierna libertà un tempo repressa ai cinesi di poter vedere il resto del mondo, farà della Cina il mercato più importante del turismo in uscita per il prossimo decennio.
Quindi la crescita del reddito disponibile e l'esposizione costante dei paesi stranieri in televisione hanno contribuito ad un aumento del turismo verso l'esterno.
E un indizio di grande interesse dell’andazzo è stato l'aumento del numero delle agenzie di viaggio nate nelle principali città cinesi.
Dalle 6.222 nel 1998 alle 11.552 nel 2002 (attualmente dovrebbero essere su numeri che lambiscono le 20mila unità ma non ho conferma), che hanno accompagnato un aumento del numero dei turisti cinesi che si recano all'estero da 3,2 a 10,1 milioni.
Questi semplici dati a occhio attento (anche uno solo e pur con poche diottrie), avrebbe dovuto permettere ai “professoroni del turismo nazionale”, quelli che elargivano (e ancora lo fanno) sapienza da tutti i pori alle folle acclamanti nelle varie giornaliere riunioni, meeting, convention, congressi e vattelappesca nel turismo, che andava fatto subito un qualche piano di buon marketing in quel Paese, e invece …
E invece loro facevano le riunioni, i meeting, le convention eccetera eccetera, e quello che fanno adesso non è molto distante da allora.
Che se hai la "sfiga" di ascoltarne una, stai pure tranquillo che nella seconda non sentirai niente di nuovo. Figurati la terza e così via fino al tira a campà.
Comunque la percentuale di cinesi che si sono recati all'estero per "motivi privati" è aumentata costantemente durante questo periodo dal 38,1% al 60,8%, mentre quasi tutta la crescita è avvenuta nelle agenzie di proprietà cinese, che passarono dalle 4.910 alle 10.203 unità, mentre le agenzie di viaggi internazionali in Cina rimasero poco più di 1.300 (in aumento però).
La crescita del turismo cinese è fenomenale.
A metà degli anni 1990, solo circa 500.000 i cittadini cinesi hanno visitato paesi esteri, mentre le stime di quest'anno, secondo l’Accademia del turismo cinese dicono che il totale supererà i 57 milioni.
Ma solo circa il 6 per cento di questi verranno in Europa.
C’è da dire, fatto non trascurabile anzi, che i cinesi in media spendono € 718 (USA $ 1.240) pro capite per l'acquisto, al netto degli alimentari e degli alberghi, durante il loro viaggio in Europa, quindi un terzo di più di un normale turista americano o giapponese.
Però non tutti i commercianti europei traggono vantaggio da questa miniera d'oro.
La lobby degli alberghi parigini snob di tutto il Place Vendome rimangono ad appannaggio degli europei o dei giapponesi, e nei ristoranti costosi di Parigi non ci sono molti clienti provenienti dalla Cina.
Anche perché la maggior parte dei turisti cinesi arriva con pacchetti turistici e in genere visitano fino a cinque paesi europei in 10 giorni, rimangono in alberghi a buon mercato che sono già compresi nel prezzo vacanza, e il cibo non è al vertice delle loro priorità, come invece è l’abbigliamento.
Una recente indagine ha rivelato che solo il 10 per cento di tutti i visitatori cinesi che giungono nel Vecchio Continente hanno nelle loro priorità il nostro prodotto alimentare.
E anche quelli che abbastanza avventurosi per farlo, ci vanno solo una volta, scegliendo però alimenti che imitano vagamente la cucina cinese: frutti di mare a Parigi, stinchi di maiale in Germania o in pasta in Italia.
Una delle ragioni di questo comportamento è culturale: molti di loro sono nel loro primo viaggio all'estero e non parlano le lingue locali.
E nei ristoranti (anche quelli d’elite) rarissimamente viene fornita la traduzione in lingua cinese … alla moda degli eterni imbecilli.
Né si trovano tariffe attraenti.
In sostanza, i cinesi non considerano gli alberghi o i ristoranti come parte della loro esperienza di vacanza, ma lo fanno con la merce europea, usandola come status symbol.
Cosa c'è di più importante di un orologio svizzero che dura molto più tempo di una vacanza e ti rimane anche quando questa è finita?
Questo significa che i beneficiari principali sono chiaramente i produttori europei di lusso. Francesco Trapani, amministratore delegato di Bulgari, individua gli acquirenti cinesi come "un grande fattore" nelle vendite europee del gioielliere italiano.
La casa di moda Gucci sostiene che più di un quinto di tutti i suoi clienti sono turisti cinesi, mentre nel caso di Burberry, la società britannica conosciuta per i suoi abiti plaid-fantasia, i cinesi sono responsabili di un terzo delle sue vendite a Londra.
E Louis Vuitton a Parigi?
Anche!
Inoltre tutti i produttori di lusso europei operano con dei propri negozi in Cina, ma gli stessi prodotti acquistati in Europa sono in genere un terzo più economico e, con così tanti falsi sul mercato cinese, niente sostituisce la soddisfazione di sapere che un oggetto costoso è stato acquistato alla fonte e pertanto è originale.
Poi la mancanza della più elementare forma del saperci fare, la qualità, ci fa fare una marea di brutte figure.
Infatti un effetto collaterale del flusso di turisti cinesi, è che a volte visitatori provenienti da altri paesi asiatici sono scambiati per loro.
Ad esempio una famiglia di Singapore, che la settimana scorsa è entrata in un negozio di cosmetici Sephora a Parigi, non si è divertita per niente nell’essere accolta con un allegro "ni hao '" da parte del commesso.
Oppure quando a dei Coreani in visita, il cameriere del bar ha automaticamente dato a loro il menu stampato in cinese (uno dei pochi che lo fa … sbaglia).

Ma nessun problema poiché il profilo e il comportamento dei turisti cinesi saranno suscettibili del cambiamento nel tempo.
La storia insegna o dovrebbe insegnare… tranne che a quei “professoroni nazionali” di cui accennavo sopra.
Infatti, quando i primi turisti giapponesi arrivarono in Europa nel 1970, questi evitarono il prodotto alimentare europeo, perché ritenuto troppo grasso, e usarono la maggior parte del proprio denaro per i beni di lusso.
Oggi, tuttavia, la maggior parte turisti giapponesi sono dei singoli viaggiatori che diffondono i loro soldi più liberamente su altri beni e servizi, e lo stesso è accaduto con i coreani circa un decennio fa.
Attualmente molti governi europei stanno lottando per ottenere una cospicua fetta di quella torta in continua espansione del turismo cinese.
La Spagna, che ha ottenuto solo 90.000 turisti cinesi lo scorso anno, ha inviato Miguel Sebastian, ministro del turismo, a Pechino alla fine del mese scorso per sopperire la mancanza di un buon piano di marketing e delle innovative strategie turistiche.
Mentre la Gran Bretagna, sta progettando di lanciare una nuova campagna pubblicitaria.
I sondaggi indicano che molti cinesi sono affascinati dalla Gran Bretagna, se non altro perché vogliono capire come una piccola isola che una volta gestiva un potente impero e che … ma, dal momento che in Gran Bretagna gli obblighi dei visti sono diversi da quelli di altre nazioni europee, la maggior parte dei cinesi preferisce limitare il proprio viaggio nel continente, per adesso, poi …
La Francia rimane, di gran lunga, la loro meta preferita.
E l’Italia?  
Beh, l’Italia a parte le percentuali della Brambilla che combinazione non corrispondono a quello che dicono i cinesi sul loro outbound, ha appena articolato il progetto “Italy comes to you” per i Paesi del Bric, e per la Cina sono state scelte le città di Canton, Pechino e Shanghai con degli eventi nei prossimi due mesi.
Speriamo solo che li sappiano fare e non come quella “bella trovata” del Magic Italy in Tour dove tra l’altro (e ben grave) è stata addirittura sbagliata la traduzione in lingua inglese di queste sole quattro parole visto che … quella giusta è: Magical Italy on Tour.
Speriamo bene!

5 commenti:

vinc ha detto...

Un nuovo antagonista per la Brambilla.

Le imprese devono investire nel turismo. Questo il diktat di Vladimir Putin che vuole portare la Russia al top delle destinazioni turistiche mondiali. Dal Cremlino hanno quindi invitato le imprese e gli investitori privati del Paese a spendere 200 miliardi di rubli, circa 7 miliardi di dollari, nell'arco dei prossimi anni, per favorire il settore. Putin ha inoltre approvato un programma federale ad hoc che prevede lo sviluppo del comparto, sia inbound che outbound fissato al 2018. "L'industria turistica ha uno share sul pil del 6,5% - ha illustrato il presidente presentando il programma -, ma il potenziale del nostro Paese è adoperato solo al 30%, occorre fare di più". Il Governo russo è certo del grande appeal del Paese e punta il dito contro la mancanza di infrastrutture adeguate. Per superare queste lacune, il programma di Governo ha fissato un budget di 332 miliardi di rubli, con fondi statali per 96 miliardi di rubli e 25 miliardi in arrivo dalle regioni. I restanti 200 dovrebbero arrivare per l'appunto da investitori privati, per raggiungere gli obiettivi fissati dal Governo, di veder quintuplicare gli arrivi stranieri portando lo share sul Turismo russo dei flussi internazionali dall'11 al 33%.

frap1964 ha detto...

Basterebbe vedere la versione cinese del nostro portalone nazionale del turismo (pure immutato da un anno) per capire il brillante piano di marketing che è stato messo in atto (sic! elevato alla N).

Luciano Ardoino ha detto...

@frap

A me tocchera il Brasile e vabbè, ma la Cina chi la farà?
Bisogna assolutamente trovare qualcuno che segua L'Italy comes to you.
Hai qualche idea?

frap1964 ha detto...

Sì.
Ti installi Chrome (il browser di Google, che è pure il più veloce), attivi l'opzione che permette di tradurre le pagine web, dopodiché...
puoi farlo tu stesso!! ;-)

P.S. Come credi abbia fatto a rendermi conto di cosa han pubblicato sulla versione cinese del portalone turistico nazionale e/o su vari siti europei in occasione del magico tour?

Luciano Ardoino ha detto...

Lo sapevo, lo sapevo e lo sapevo che finiva così.
;-)
Hai dato il "LA", una nota, e le altre sei vuoi vedere che toccano a me.

Oibò, sic e pietà!

:-(

P.S.: Lo sapevo!