lunedì 1 agosto 2011

Perchè il turismo in Italia va male?

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Beh, la Brambilla può raccontarci le “favole” sulle statistiche e sui dati che vuole, ma la realtà è ahinoi diversa.
Comunque ben le si conoscono le sue cifre immancabilmente col segno più davanti, mentre adesso non avendo granché da elencare, ecco che s’attacca alle percentuali (manco a dirlo sempre col +) delle prenotazioni dei mesi a venire.
Ma non aveva detto che tutti scelgono il last minute o il last second per poter risparmiare per andare in vacanza?
E allora come mai ci sono più prenotazioni per agosto, settembre o vattelappesca nei confronti dell'anno scorso?
Vabbè, sorvolando sulle sue elucubrazioni da un tanto al chilo, perché in Italia la va così male in questo settore?
Vediamo.

L'ARCHETIPO
Siamo sempre stati abituati a considerare l’Italia la grande patria internazionale, l’archetipo stesso, del turismo: come diceva un notissimo politico in un noto intervento presso il Parlamento europeo: "qui in Italia abbiamo il mare, abbiamo il sole, abbiamo i monumenti: insomma, con qualche pizzicata di mandolino, chi c’ammazza più ?"
In fondo il turismo è un settore dell’economia immutabile come il bel tempo e le lunghe spiagge bagnate dal mare Mediterraneo: del turismo si beneficia come si gode di una giornata di sole: sdraiati beatamente a pancia in su.
E allora come mai anche in questo settore l’Italia arretra? Per quale arcano meccanismo l’Italia viene scavalcata ogni anno da nuove mete turistiche à la page ? In fondo abbiamo il buon vino, il buon cibo, le città d’arte: perché la verità è che anche se ci arrabbiamo quando all’estero ci ritorcono contro questi cliché siamo i primi ad esserne schiavi e siamo i primi, anche in questo campo, a confondere l’amore per la tradizione per un comodo spirito di reazione.

GLI ALTRI
La verità è che il mondo cambia e gira anche se noi restiamo fermi e mettiamo la testa sotto la sabbia per non vederlo né sentirlo mentre si muove: finché non ci svegliamo un bel giorno e scopriamo che anche l’ultima, “imprendibile” roccaforte dell’economia italiana, il turismo fiore all’occhiello del bel paese, ha cominciato a contrarsi come un fico appassito al sole.
Da qui probabilmente il famoso detto: In Italia di turismo non né capiscono un fico secco.
Certo, alcune delle cause sono esterne, e non dipende certamente da una nostra negligenza il fatto che si aprono le frontiere verso nuove terre esotiche, rilasciando il loro inebriante profumo.
E altrettanto certamente, altre cause interne sono così lampanti e sconcertanti da non dover nemmeno essere ricordate, se non per inciso: primi fra tutti lo scandalo dei rifiuti o quello della mozzarella alla diossina, e poi tante altre belle “cosette” che puntualmente ogni anno si ripetono e che hanno inflitto ferite mortali all’immagine da cartolina del bel paese e della sua gastronomia, e che di certo stridono parecchio con tendenze nuove e importanti come il turismo ambientale, che stanno andando sempre di più a sostituire il turismo tradizionale a base di località balneari, montane o città d’arte.
Ci sono però degli aspetti meno evidenti in questa crisi che si ricollegano in modo diretto a quella che è la struttura stessa del tessuto dell’economia italiana: la frammentazione in piccole medie imprese (elemento di ricchezza della nostra economia ma insufficiente a reggerne da sole l’intero peso), l’immobilità tecnologica (o sarebbe forse meglio parlare di arretratezza), e infine ma sicuramente collegata ad esse l’incapacità di coordinare a livello statale e a livello privato attività serie di investimenti e operazioni di ampio respiro.

LA RADIOGRAFIA DEL TURISMO
Facendo una rapida radiografia per punti risulta evidente il modo in cui si genera, si articola e si amplifica questa crisi:

1) La presenza quasi esclusiva, anche nel settore ricettivo, di piccole medie imprese, incapaci per ovvi motivi endogeni di sviluppare economie di scala e destinate in teoria a ruoli più di nicchia o di completamento e integrazione ma che in Italia si trovano a svolgere l’ assurdo ruolo di colonna vertebrale dell’intero sistema secondo una visione ampiamente superata dallo spirito dei tempi.
Senza dover arrivare a volumi di affiliazione di tipo americano è ormai diffuso nelle regioni economicamente più avanzate d’Europa, un’ampia offerta alberghiera basata sui principi dell’affiliazione, che in virtù delle proprie dimensioni possono perseguire economie di scala.
E quindi offrire tariffe più convenienti e gestire sia dal punto di vista operativo sia dal punto di vista economico massicce campagne di marketing sui mercati esteri per attrarre turismo e contrastando quell’atteggiamento di attesa passiva che sembra così diffuso in Italia. Per fare questo servono sforzi da parte di privati ma anche operazioni di coordinamento e di incentivo da parte delle strutture e degli enti statali e locali.

2) Quest’indolenza si manifesta anche nell’incapacità e nell’assenza di una volontà di investire seriamente nel settore: una scarsa propensione all’investimento che è figlia di una mentalità chiusa dei privati ma anche dell’inerzia (o dolce far niente) dello stato, che pure proprio in attività di ampio respiro come queste, di stimolo agli investimenti e di finanziamento diretto degli stessi, può e "dovrebbe" svolgere uno dei sui ruoli economici più preziosi.
Qui si pensa soprattutto agli animali domestici e ai Bonus Vacanze per risolvere la crisi del turismo.
Per carità, sono cose utili anche queste, ma magari anziché elencarle ai media un tre per due, si dovrebbe usare questo tempo per pensarne delle altre.
Vabbè, ho capito che con questi è dura, ma almeno che ci provino.
Perché contrariamente ai luoghi comuni non sono soltanto i settori tecnologici, ma anche il settore turistico a necessitare interventi di coordinamento e di investimento, di potenziamento delle infrastrutture necessarie per la valorizzazione delle località turistiche, di attività coordinate di promozione dotate di respiro unitario e di struttura organica.
L’arretratezza tecnologica dell’Italia e la scarsa diffusione di Internet rispetto agli altri paesi europei, che comporta anche una scarsa dimestichezza con il mezzo da parte degli stessi operatori turistici e ha come diretta conseguenza un’offerta, a partire dagli stessi siti Internet, di bassa qualità e di profilo amatoriale, inadeguata a sfruttare il ruolo sempre crescente della rete in chiave di “agenzia di viaggi” globali ed il correlato fenomeno low cost: sebbene in Italia quasi tutte le strutture ricettive abbiano un sito Internet, l’aspetto grafico e contenutistico, oltre che la struttura dei servizi offerti online, sono fermi all’era del boom delle new economy e a un modo di fare web vecchio di 10 anni.
Pagine destinate a molti abbandoni e poche conversioni, che non trovano un degno contrappeso nelle dimensione ancora piuttosto atrofizzate dei portali e dei motori di ricerca turistici di ambito nazionale: ogni visita mancata, ogni visitatore respinto, ogni conversione svanita segna un piccolo punto negativo in questo bilancio di per sè già ampiamente gravato. In questo senso il ricordo della tragicomica storia del portale Italia.it può assurgere a simbolo di questo stato di cose.

3) Le stesse persone messe nei posti “chiave” e che da decenni ci hanno fatto cadere in questa situazione antiquata e stagnante. Gli insegnamenti non certo all’altezza dei nostri concorrenti, la qualità, la voglia di fare, ma soprattutto l’amore e la conoscenza di questo comparto.

IL BUSINESS
E’ diventata soltanto una questione di business (rare accezioni a parte) che è anche giusto ci sia, ma non certamente da ricercare nella maniera che si “vede” e a qualsiasi costo, senza offrire granché in cambio.
Il “guadagno” maggiore si ottiene sempre con una serie infinita di numeri, dove quello del dare (qualità generale) non è mai convergente o divergente dal numero dell’avere, ma sono due rette parallele infinite.
Ma vai a spiegarglielo a sti “santoni” qua.
Insomma, il sole c’è ancora, le spiagge e il mare anche (anche se forse un po’ più inquinate), su questo non c’è dubbio: quello che comincia a scarseggiare, a quanto pare, sono i turisti: e se, come dice la stragrande maggioranza degli economisti, le fasi di crisi sono quelle in cui si deve investire, il lavoro qui in Italia sicuramente non mancherà.
E invece manca; quindi qualcosa non và.
E io continuo a pensare che la colpa sia dei gran “parlatori” del turismo.
Lupus ulula lì, lupus ulula là; neanche fosse una canzonetta; manco li cani e roba da farci rimanere male anche i gatti.

8 commenti:

vinc ha detto...

Ecco come diventano le tigri feroci dopo che la MVB le ha ammansite.

;-)

frap1964 ha detto...

"Infine le politiche mirate a favorire l'accoglienza dei turisti con i propri animali al seguito - sottolinea il Ministro Brambilla - hanno dato i loro frutti; infatti gli italiani in vacanza con animali domestici (soprattutto nelle destinazioni lacustri, termali e balneari) saranno circa 2,5 milioni, in crescita di quasi un punto percentuale rispetto al 2010"

Caspita, quasi un punto percentuale: ma è una rivoluzione culturale come minimo e-po-ca-le!

E' proprio vero che queste politiche sono fondamentali, essenziali, direi ormai irrinunciabili per il miglioramento globale della performance turistica nazionale. ;-)

Luciano Ardoino ha detto...

E vorrei proprio sapere come ha fatto ad avere questi dati.
Vuoi vedere che adesso gli albergatori, nelle schedine che consegnano alla Polizia entro le dodici del giorno successivo, includono nella lista anche gli animali?
Ma per piacere.
La fonte, gradirei conoscere la fonte di questi dati.
Esiste ancora qualcuno che queste cose se le beve?

frap1964 ha detto...

OT: la gaffe di Montevarchi sul Telegraph non ci fa fare una gran figura.
Detto questo, la cameriera, dal suo punto di vista, imho, ha fatto anche bene.
Il signor Cameron si studiasse gli usi e costumi italiani.
Se entri in un bar e ordini al bancone, vuol dire che vuoi consumare in piedi.
Se vuoi consumare al tavolo, ti siedi, aspetti che la cameriera arrivi, ordini e paghi il servizio.
Non mi pare che in Inghilterra funzioni diversamente o mi sbaglio?

Luciano Ardoino ha detto...

Beh, adesso con il nuovo Comitato per sviluppo politiche
accoglienza, tutto verrà risolto in un battibaleno.

;-)


P.S.: Chissà che scuola alberghiera avrà fatto la signorina. Forse un master turistico?

frap1964 ha detto...

La poveretta stava da sola al bancone del bar e c'era parecchia gente.
Era domenica.
Cameron è andato a bancone, ha ordinato e poi ha chiesto: "Ci porta tutto al tavolo?"
E la cameriera in piena crisi da affollamento gli ha detto che non ce la faceva proprio e di fare da sé.
Non credo abbia fatto la scuola alberghiera per lavorare in un bar di Montevarchi.
Quella sul master turistico, per caso, era una frecciatina per la RM? :-)

Luciano Ardoino ha detto...

No, non alla RM ma a quelli che si presentavano ai colloqui muniti di Lauree e Master turistici che è meglio non dire sulle loro preparazioni didattiche.
Un momento, non che sia totalmente colpa loro, forse i docenti c'entrano qualcosa, ma la responsabilità qualcuno deve pure prendersela.
Facciamo fifty-fifty (?), e allora ce li dobbiamo mettere tutti.
Per quanto riguarda Montevarchi e che la scuola alberghiera più vicina è a Montecatini, il rimedio c'è, ed è da un bel pò che lo vado dicendo.
In poche parole: quando, dai primordi lavoravo all'estero, sia da quand'ero un semplicissimo ass. cucina e via dicendo, ho sempre avuto una sistemazione (all'estero) (camera o appartamentino) perchè gli alberghi, ristoranti eccetera, ottenevano, se non li avevano, delle locazioni dai rispettivi Comuni o dpt. con la sola spesa di mantenerne il decoro dell'abitazione "a gratis". Questo permetteva loro di poter scegliere quelli migliori che uscivano dalle scuole alberghiere dell'intero comprensorio e oltre, o quelli che come me giravano il mondo con la gran voglia di imparare e produrre pur non avendo alle spalle una scuola alberghiera.
Altrimenti come avrei potuto mantenermi se gran parte dello stipendio dovevo metterlo per i vari affitti in quei luoghi dove il solo richiederlo "ti partiva mezzo stipendio".
Sai quante case ha il comune di Genova che non vengono utilizzate per niente?
E chissà quante ne avranno anche le altre città e che piuttosto fanno decadere.
Comunque per non far ricadere il tutto sulle spese comunali si può tranquillamente trovare una forma che faccia piacere a tutti.
In poche parole: se conosco due o tre bravi neo diplomati, chessò a Varese, ecco che li posso chiamare a Montevarchi a lavorare nel mio bar, visto che i "ragazzi" del posto sono come quella signorina la.
Questo aumenterebbe di botto la "cortesia" dei locali ... se vogliono ottenere un lavoro, nonchè la loro professionalità.
;-)
;-)

Luciano Ardoino ha detto...

Ma vedrai che adesso con il nuovo comitato della cortesia, questo "consiglio" sarà subito preso in considerazione.

Campa cavallo.

;-)

P.S.: Chissà, forse leggendoci ...

:-(